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giovedì 9 luglio 2020

L’ALLARME DELLA MINISTRA DELL’INTERNO LAMORGESE: “RISCHIAMO UN AUTUNNO CALDO. VEDO NEGOZI CHIUSI E CITTADINI CHE NON HANNO LA DISPONIBILITÀ NEANCHE DI PROVVEDERE AI BISOGNI QUOTIDIANI”


IL VIMINALE FIRMERÀ UN DECRETO PER CONSENTIRE IL VOTO DELLE SUPPLETIVE AL SENATO E DELLE COMUNALI IL 20-21 SETTEMBRE

VERIFICA ANTIMAFIA NELLE IMPRESE

LUCA MONTICELLI per www.lastampa.it

 

stati generali lamorgeseSTATI GENERALI LAMORGESE

C’è il «rischio concreto» di vivere un autunno caldo. La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, è preoccupata e nel corso di una intervista ad Agorà estate su Raitre spiega: «A settembre e ottobre purtroppo vedremo gli esiti di questo periodo di grave crisi economica che ha colpito le aziende».

 

Lamorgese vede «negozi chiusi e cittadini che non hanno la disponibilità neanche di provvedere ai propri bisogni quotidiani. Il governo ha posto in essere tutte le iniziative necessarie, cercando di andare incontro a queste esigenze». Però i disagi possono sempre sfociare in disordini e tensioni. Peraltro la ministra ha notato già oggi «un atteggiamento di violenza nei confronti delle nostre forze di polizia a cui deve andare il ringraziamento mio e quello di tutti gli italiani perché garantiscono l’ordine democratico e la sicurezza dei cittadini».

 

La responsabile del Viminale ha poi annunciato che in questi giorni firmerà un decreto per consentire il voto delle suppletive al Senato e delle comunali il 20-21 settembre. «Spero ci sia un election day», ha sottolineato, ma a decidere per le regionali saranno i governatori.

 

Verifiche antimafia nelle imprese

«Abbiamo fatto dei protocolli con Sace e l’Agenzia delle Entrate perché si possano controllare, tramite la Banca nazionale antimafia, le imprese a rischio infiltrazione». Quel che c’è da tenere sotto esame sono i passaggi di proprietà delle aziende che  «potrebbero rappresentare un segnale» di manovre da parte della criminalità organizzata». Fonte: qui

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giovedì 12 dicembre 2019

RENZI IN MODALITÀ ''CRAXI '93'' FA UN DISCORSO IN SENATO SUI SOLDI AI PARTITI: ECCO IL TESTO INTEGRALE



Il discorso integrale di Renzi pubblicato da www.linkiesta.it

Signor Presidente, onorevoli colleghi, non stiamo discutendo di una singola inchiesta della magistratura, alla quale rinnoviamo un rispetto non formale, ma sostanziale in quest'Assemblea. Non stiamo neanche parlando, a mio avviso, semplicemente del finanziamento ai partiti e meno che mai stiamo discutendo in quest'Assemblea di una polemica mediatica. A mio avviso questo dibattito, del quale ringrazio la Presidenza del Senato e i Capigruppo, affronta la grande questione della democrazia liberale oggi e parte dal principio della separazione dei poteri tra il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario.

In tempi di Facebook parlare di Montesquieu non va di moda, ma è un dovere particolarmente vero farlo quando alcuni tra i più autorevoli leader politici del mondo utilizzano, dalle colonne del «Financial Times», la visibilità della democrazia liberale per contestarne l'imminente fine. Insomma, non stiamo discutendo di una piccola questione bagatellare, ma stiamo riflettendo sulla questione se secoli di civiltà giuridica e politica abbiano ancora un senso o no.

Discutiamo qui oggi della separazione dei poteri. Tutti noi siamo potere legislativo, tutti, nessuno escluso. Chi tra di noi ha avuto l'altissimo onore di guidare pro tempore anche il potere esecutivo ha una responsabilità in più, che vorrei assolvere in quest'Aula innanzitutto prendendo spunto da precedenti discorsi parlamentari. Non è la prima volta in cui un ex presidente del Consiglio in un'Aula del Parlamento affronta questo tema; era accaduto nel 1977, quando il presidente Aldo Moro alla Camera dei Deputati utilizzò parole notevoli nei confronti di altre forze politiche e di chi voleva processare nelle piazze il suo partito: «Non ci lasceremo processare nelle piazze». Andò così?

Andò così? Impariamo dalla storia: andò così?
Le parole di Aldo Moro le ripetiamo costantemente; ce le diciamo, ma in realtà quella vicenda - lo scandalo Lockheed - ha segnato la storia istituzionale del Paese, non già per il processo che venne fatto ad alcuni Ministri, ma per la conseguenza più alta: le dimissioni del presidente della Repubblica. Giovanni Leone fu infatti costretto a lasciare il Quirinale anzitempo non perché coinvolto - paradosso dei paradossi - egli, professore di procedura penale, ma in ragione di uno scandalo montato ad arte da una parte dei media e da una parte della politica, che trovo doveroso che venga ricordato qui.

Proprio qui, infatti, vi è chi ebbe il coraggio e l'onestà intellettuale, la senatrice Emma Bonino, vent'anni dopo, di scrivere una lettera di scuse, assieme al compianto onorevole Marco Pannella, proprio a Giovanni Leone in occasione dei suoi novant'anni. Onorevoli colleghi, per distruggere la reputazione di un uomo, di un esponente delle istituzioni, può bastare una copertina di qualche settimanale (che poi, i tempi cambiano ma i settimanali rimangono!); quello che serve per ricostruire quella reputazione sono anni e anni. Forse - lo dico con il rispetto che ella conosce - neanche la lettera della senatrice Bonino e dell'onorevole Pannella riuscì a recuperare fino in fondo il prestigio e l'onore che il presidente Leone aveva il dovere di vedersi riconosciuto.

Nel 1992, il presidente Bettino Craxi parlò a Montecitorio. So già che basta pronunciare questo nome - per le note vicende giudiziarie - per aprire subito un dibattito reso particolarmente attuale dal fatto che siamo nell'imminenza del ventennale della tragica scomparsa di Craxi. Non voglio, tuttavia, aprire adesso qui un dibattito su un argomento che non riguarda l'oggetto della nostra discussione, vale a dire la figura politica di Bettino Craxi.

Mi limito a dire che il 3 luglio del 1992, intervenendo per la fiducia al Governo guidato da Giuliano Amato, Bettino Craxi pronunciò un discorso anche in questo caso molto citato e poco letto, come spesso accade ai discorsi dei politici. Egli, infatti, chiamò in causa tutto l'arco costituzionale, compresi i partiti di recente formazione allora, quei partiti che esibivano il cappio, ma che erano stati già coinvolti in vicende di finanziamento illecito, e disse che larga parte del finanziamento ai partiti era - parole testuali di Craxi - illecito o irregolare. Un'assunzione di responsabilità per tutto il sistema costituzionale, non soltanto per qualcuno. Ebbene, di quel discorso di Craxi pochi ricordano l'incipit. Craxi disse: «Ho imparato ad avere orrore del vuoto politico».

Di questo discutiamo, signor Presidente, non del finanziamento illecito semplicemente; stiamo discutendo della debolezza della politica davanti a una oggettiva necessità: quella di porre il sistema in condizioni di essere un sistema efficace. Voglio essere molto chiaro: non mi sento minimamente paragonabile alla statura di due leader quali quelli che ho appena citato.

Condivido con loro soltanto l'altissimo onore rivestito, ma non ho alcun dubbio sul fatto che tra me e loro c'è una differenza profonda di levatura, indipendentemente dal giudizio che si possa avere sulle singole persone. Contemporaneamente, non vi è chi in quest'Aula non riconosca che anche nel merito delle contestazioni delle recenti vicende c'è una profonda diversità. Nello scandalo Lockheed si parlava di una tangente, vera o presunta, milionaria; nel 1992 si poneva in discussione il finanziamento di tutto il sistema dei partiti. È bene dire con forza qui che la vicenda dalla quale abbiamo preso spunto, e che certo non può essere esaustiva nella nostra discussione, è un'ipotesi di reato totalmente diversa.

Qui non si parla di dazioni di denaro nascoste o illecite, si parla di contributi regolarmente registrati, bonificati e, come tali, tracciabili, evidenti e trasparenti, per la presenza di un bilancio che viene reso pubblico. Le fondazioni non sono infatti tutte uguali. Mi rivolgo ai colleghi che lo sanno meglio di me: ci sono fondazioni che rendono pubblico il proprio bilancio e fondazioni che non lo fanno o perlomeno non lo facevano prima dell'entrata in vigore della nuova normativa. Questa fondazione di cui si parla aveva il bilancio totalmente pubblico e cosa è accaduto? È accaduta una cosa molto semplice e, se volete, molto complicata.

Questi contributi regolari dati alla fondazione sono stati improvvisamente trasformati in potenziali contributi irregolari non perché si è discusso della definizione del contributo medesimo, ma perché si è cambiata la definizione della fondazione. Si è in altri termini deciso che quella fondazione non era più una fondazione, ma un partito. Il punto di discussione, per il quale io ritengo che vi sia un'invasione di campo, è che la magistratura ha deciso autonomamente non già cosa è un finanziamento illecito. Questo è il suo lavoro; la magistratura deve capire, studiare e verificare cosa è illecito. Ha preteso invece di comprendere cosa è un partito e cosa non lo è.

Questo è il punto fondamentale che vorrei fosse chiaro al Parlamento perché ciascuno faccia le proprie valutazioni e non perché cambi qualcosa a noi. Noi non abbiamo alcun tipo di problema. Deve però essere chiaro che se al pubblico Ministero affidiamo non già la titolarità dell'azione penale, ma la titolarità dell'azione politica, decidendo cosa è partito e cosa non lo è, quest'Aula, insieme alla Camera e alla politica, fanno un passo indietro per pavidità, per paura, per mediocrità, e lascia l'azione giudiziaria responsabile di ciò che è politica e ciò che non lo è.

Onorevoli colleghi, è di questo che stiamo discutendo. Se su questo non è chiaro il punto, sappiate che non riguarda la vicenda specifica dei contributi trasparenti e regolari; no, riguarda quello che può avvenire a ciascuno di voi. Ciascuna cosa può infatti diventare finanziamento illecito alla politica, non soltanto una Srl, come provocatoriamente ha detto il senatore Saccone nell'intervento introduttivo. Anche, ma è qualsiasi atto che ha a che fare con la politica che diventa potenzialmente sanzionabile.

Penso che questo sia il punto di cui stiamo discutendo. Dopo di che, signor Presidente, la magistratura decide cosa è partito e cosa non lo è e, di conseguenza, manda circa 300 finanzieri la mattina, all'alba, a casa di cittadini non indagati, la cui fedina penale è intonsa, con strumenti tipici più di una retata che non di una richiesta. Per sapere infatti se il bonifico è stato fatto o meno c'è un meccanismo molto più semplice della perquisizione mattutina alle sei e mezzo di fronte ai figli sconvolti; c'è l'ordine di esibizione. Mi volete raccontare che questo tipo di intervento è fatto a tutela degli indagati? No. Abbiate il coraggio di dire che questo tipo di intervento è finalizzato a descrivere come criminale non già il comportamento dei singoli, ma qualsiasi tipo di finanziamento privato che venga fatto attraverso le forme regolari e lecite previste dalla legge sulla fondazione, dalla legge sui partiti e da tutto il resto. È questo il punto ed è su di esso che si discute. Le conseguenze quali sono?

Anzitutto se 300 finanzieri vanno nelle case di persone che hanno finanziato la politica o, perlomeno, che hanno finanziato una fondazione, e si arriva al presupposto che il processo sarà per capire se la Leopolda era un'iniziativa di partito o meglio un'articolazione di partito o, come dicevano gli organizzatori, un'iniziativa slegata alla singola vita di partito, se il processo penale si fa su che cosa sia la Leopolda, noi abbiamo evidentemente un dato di fatto: quei 300 finanzieri prendono dei telefonini, alcuni dei quali ancora non sono stati restituiti - ancora non restituiti - prendono dei dati e vanno a strascico, come si dice per quelle indagini nelle quali si parte da un reato cosiddetto presupposto, per poi andare a verificare se c'è dell'altro.

Chi si permette di dire che questo atteggiamento affronta la vita politica delle persone viene censurato dai togati del CSM. Vorrei sommessamente dire che, nella mia esperienza personale, ho avuto elementi di discussione con l'autorità giudiziaria, per la quale provo rispetto sostanziale, non solo formale. Ho avuto discussioni per le ferie dei magistrati: sono stato criticato per aver proposto la riduzione delle ferie dei magistrati; ho avuto discussioni con larga parte della magistratura per il referendum costituzionale (non solo con larga parte della magistratura), ma rispetto sia la posizione sul referendum che quella sulle ferie, perché sono due posizioni che, a mio giudizio, in un Paese democratico, sono totalmente libere e legittime.

Dico tuttavia ai membri togati del Consiglio superiore della magistratura, che censurano un senatore - quale esso sia - per l'espressione delle sue idee politiche, che non mi risulta che sia stato abrogato dall'articolo 68 della Costituzione, che, al comma primo, recita testualmente: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse».

Spero che il CSM - o meglio i componenti togati - non dimentichino che questo articolo della Costituzione non è stato cancellato da nessuno. Le altre conseguenze sono che, in un Paese nel quale la politica costa, una perquisizione a tappeto di tutte le persone che in passato hanno concorso alle iniziative politiche e culturali di una determinata fondazione reca un dato di fatto evidente: nessuno finanzierà più un centesimo di quella parte culturale o politica. Aggiungo io - mi sia consentito dire - che fanno anche bene. Infatti, se un cittadino perbene finanzia la politica (perché io rivendico l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e penso di essere ormai minoranza in quest'Assemblea) ma, accanto all'abolizione del finanziamento pubblico, il finanziamento privato viene criminalizzato, è evidente che quel cittadino, quell'imprenditore non finanzierà più la cosa pubblica.

Guardate che quando Kamala Harris (nome sconosciuto ai più, ma uno dei più interessanti del panorama democratico americano degli ultimi dieci anni) è costretta a ritirarsi perché non ha più risorse si dimostra che è soltanto un ipocrita chi dice che non servono i soldi per fare la politica. Servono soldi regolari, legittimi, puliti, trasparenti. Ma servono. Secondo punto. In questa vicenda c'è un reato di cui nessuno vuole occuparsi, signor Presidente: è il reato ex articolo 326 del codice penale, vale a dire la violazione sistematica del segreto d'ufficio. Riguarda, in particolar modo, vicende personali del sottoscritto, per le quali non ho alcuna difficoltà a dire che noi utilizziamo il noto principio giuridico «male non fare, paura non avere». Quindi non è un problema personale, ma se nelle stesse ore della perquisizione, del tutto casualmente, la violazione del segreto d'ufficio porta a pubblicare, non con un giornalismo di inchiesta, ma con un giornalismo a richiesta, i dati sensibili, che soltanto Banca d'Italia o la procura o la Guardia di Finanza hanno, siamo consapevoli che le casualità e le coincidenze esistono, ma c'è un corto circuito tra gli strumenti della comunicazione e gli strumenti della battaglia giuridica?

Siamo consapevoli che la violazione del segreto d'ufficio, ex articolo 326, non può essere derubricata a reato minore? Si perquisiscono quelli non indagati e non si perquisisce il potenziale autore del reato, perché si dà per scontato, come ha detto qualcuno, che la privacy per un politico non esista. Guardate che questa affermazione è molto importante. Io credo che ci siano delle regole di trasparenza doverose ed è sacrosanto che noi presentiamo tutti i dati relativi alla nostra attività: è uno dei principi cardine della democrazia liberale.

Ciò che non è sacrosanto, perché corrisponde ai dettami dello Stato etico, è sostenere che tutto possa essere totalmente privo di qualsiasi limite. Io non ci sto nello Stato etico di chi vuole trasformare in un processo principi di opportunità politica. Si può dire che si è d'accordo o no, ma non si può trasformare in processo ciò che è elemento di opportunità politica perché, nel processo alle intenzioni, anche se vi credete assolti, siete comunque coinvolti, per utilizzare le espressioni del poeta. Non è soltanto Stato etico, ma diventa addirittura Stato etilico quello di chi dice che i figli del politico non possono avere diritto alla privacy, per cui si fanno le foto dentro le case, dentro le camerette e si sta tutti zitti per mediocrità, paura e pavidità. Non è uno Stato di diritto questo. Chi dice poi che la privacy vale soltanto per qualcuno e non per altri, abbia il coraggio di dire che siamo alla barbarie.

Signor Presidente, non parlo per me, non parlo per noi. Penso che avere rispetto per la magistratura in questo Paese significhi innanzitutto riconoscere che ci sono donne e uomini che hanno perso la vita per fare i giudici e i magistrati: a loro, a tutti loro, va il sentimento di riconoscenza più grande che la massima espressione della volontà popolare, il Parlamento, deve avere. Noi ci inchiniamo davanti a queste storie e davanti al lavoro straordinariamente perbene di migliaia e migliaia di magistrati e di giudici. A chi però oggi volesse immaginare che questo inchino diventa una debolezza del potere legislativo davanti al potere giudiziario, si abbia la forza e il coraggio di dire che dovrà contestarci per le nostre idee, per ciò che abbiamo fatto quando governavamo da soli, per ciò che stiamo facendo governando ora: contestateci per il jobs act e per la battaglia sulle tasse.

Ma a chi volesse contestarci o, peggio ancora, eliminarci per via giudiziaria, sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio e la voglia di dire che il diritto e la giustizia sono cosa diversa dal peloso giustizialismo e dalla connessione con certi strumenti di comunicazione e di stampa. Italia Viva riconosce il profondo rispetto per la magistratura. Italia Viva crede che il potere legislativo di questo Paese debba essere difeso innanzitutto da se stesso. Fonte: qui

sabato 10 agosto 2019

Prenderanno tutti i tuoi soldi?

Perchè no? Non è tuo.

 
Molte persone presumono che, se hanno soldi in deposito in una banca, possiedono quei soldi. Questo non è necessariamente il caso. Decenni fa, alcuni dei paesi più potenti del mondo hanno iniziato a approvare una legislazione che, se depositi denaro in banca, diventa proprietà della banca. In quei paesi, se apri un conto bancario e fai un  deposito ,  firmi il titolo legale su quel  denaro diventa un asset della  banca .
Il motivo per cui sono riusciti a ovviare a questo ovvio "furto attraverso la legislazione" è stato il fatto che le banche dovevano ormai considerare il tuo deposito come debito a tuo favore. Quindi, tecnicamente, eri ancora debitore del denaro come una passività bancaria, anche se non era più veramente tuo.
In apparenza, il cambio di proprietà può sembrare un punto controverso, poiché, sicuramente, qualsiasi banca ti consentirebbe di ritirare qualsiasi cosa tu abbia depositato, o ci sarebbe una corsa sulla banca e la banca fallirebbe.
Bene, questo è un "forse" definito.
E se ci fosse una crisi finanziaria, come in Grecia, dove una corsa anticipata alle banche è stata elusa congelando tutti i conti e riaprendoli parzialmente? In tal caso, la banca in questione potrebbe consentire ai piccoli depositanti di prelevare piccole somme di denaro ogni settimana o ogni mese fino a quando la crisi non sarà stata evitata in sicurezza.
Sicuramente, sarebbe una buona cosa da fare, sì?
Bene, potrebbe esserci un problema lì. È solo possibile che la banca decida che si sta godendo la relazione rivista, che vorrebbe continuare a ricevere depositi nel modo normale, ma pagando solo "indennità" ai depositanti come ritiene opportuno.
Ed è proprio quello che è successo. La fine della crisi bancaria greca non è mai stata riconosciuta e i depositanti devono accettare qualunque cosa le banche scelgano di consentire loro di ritirarsi, molto tempo dopo la fine della crisi.
Se altre banche in tutto il mondo dovessero fare la stessa cosa della Grecia, i depositanti avrebbero, in effetti, in cambio solo un "assegno" da parte della banca.
Ma se questa fosse l'unica preoccupazione, i depositanti potrebbero sentirsi sicuri che, poiché i loro depositi erano una passività sui libri della banca, il debito nei loro confronti rimarrebbe, anche se il depositante non avrebbe libero accesso al deposito.
Bene, sfortunatamente, gli Stati Uniti hanno avuto un'idea che ha ulteriormente ridotto le possibilità di riscatto di depositi bancari a un certo punto.
Nel 2010 è stata approvata una legge che consentiva a qualsiasi banca, qualora avesse dichiarato un'emergenza bancaria, di confiscare i depositi in modo tale che la passività potesse essere ridotta o eliminata unilateralmente dalla banca. In effetti: una licenza per rubare.
Questa legge è stata quindi testata.
Un pallone di prova è salito a Cipro, dove i depositi sono stati confiscati a seguito di un'emergenza bancaria dichiarata ma non annunciata. Dal momento che Cipro è semplicemente una piccola nazione insulare, la maggior parte delle persone al di fuori del paese ha prestato poca attenzione all'evento, ma ha stabilito il principio che era giusto confiscare i depositi se la banca ritenesse che esistesse una condizione di emergenza. (E ricorda, la banca non era tenuta ad annunciare l'emergenza  prima  della confisca.)
Poiché il pallone di prova ha avuto tanto successo, anche il Canada ha approvato la legislazione sulla confisca (nel 2013), così come l'UE (nel 2014).
Quindi, nel 2017, la Grecia ha iniziato a sequestrare conti bancari a causa di presunte tasse non pagate. È importante tenere presente che, poiché queste confische sono state prese direttamente dai conti bancari, i sequestri non facevano parte di alcun accordo sul livello di debito tra il contribuente e il governo, ma erano determinati dal governo, unilateralmente, quindi presi.
Nel rivedere tutto quanto sopra, sarebbe ragionevole se il lettore dovesse concludere che, se fa le sue operazioni bancarie nell'UE, negli Stati Uniti o in Canada, il suo governo e la sua banca lo hanno in una camicia di forza finanziaria che non può sfuggire. È, in effetti, un tacchino che è stato allevato e pronto per essere macellato, e in termini di una crisi economica in corso, il "Ringraziamento" si sta rapidamente avvicinando.
Sembrerebbe quindi chiaro che tutti i depositi che si trovano in qualsiasi banca all'interno di queste giurisdizioni dovrebbero essere considerati sacrificali. Potrebbe essere conveniente avere un po 'di soldi in una di queste banche, ma ogni "ricchezza" dovrebbe essere rimossa in un posto più sicuro il più presto possibile.
Ma dove sarebbe spostato? Esistono giurisdizioni più sicure? Beh si. Quello che vorresti fare sarebbe cercare giurisdizioni le cui entrate statali si basano su depositanti stranieri che usano i loro sistemi, più che sui locali.
Ciò indicherebbe i molti piccoli paesi che dipendono principalmente dai depositi esteri - la cui classe politica perderebbe la propria carriera se alienasse gli investitori stranieri.
Ce ne sono alcuni da considerare: Singapore, Isole del Canale, Isole Vergini britanniche, Hong Kong, Isole Cayman, Svizzera, ecc.
Successivamente potresti voler fare qualche ricerca su quale forma di sistema legale viene utilizzata in ciascuno di quei paesi. Nell'emisfero occidentale, ci sono due sistemi predominanti: il diritto civile, come viene impiegato nella maggior parte dei paesi spagnoli, e il common law inglese, che si trova nella maggior parte dei paesi non spagnoli.
In base al diritto civile, non tutti hanno gli stessi diritti all'interno del paese. Coloro che non sono cittadini tendono ad assumere una posizione inferiore rispetto ai cittadini, secondo la legge. Ciò fornisce uno strato di opportunità di frode da parte delle banche locali per quanto riguarda i depositi di cittadini stranieri.
In Messico, tale frode è diventata un'attività redditizia. Solo nel 2018, ci sono stati sorprendenti 7,3 milioni di denunce di frode, pari a circa 1 miliardo di $. E ai sensi del diritto civile, tale frode può essere difficile da affrontare per lo straniero.
Quindi, questo significa che sei un brindisi, non importa dove sposti la tua ricchezza per la custodia?
No, al contrario. Ciò significa che selezioni quei paesi che non rientrano nelle ali degli Stati Uniti, dell'UE o del Canada. Quindi concentrati sulle restanti giurisdizioni che operano ai sensi della Common Law inglese (o di un sistema simile).
Quindi, restringi il tuo studio a quelle giurisdizioni più piccole la cui economia dipende dal servire bene gli investitori stranieri.
La maggior parte dei paesi non ha leggi sulla confisca e per gli Stati Uniti, l'UE o il Canada a confiscare i tuoi depositi in altri paesi, dovrebbero aderire alle leggi di quei paesi. Nel tuo paese, potresti subire la confisca senza preavviso. Ma in un paese senza leggi confiscatorie, qualsiasi tentativo dovrebbe passare attraverso il sistema giudiziario di quel paese, che sarebbe, almeno, pesante e dispendioso in termini di tempo per il tuo paese di origine da perseguire. E se il futuro economico del paese che hai scelto dipendesse dal mantenere felici gli investitori esteri, la volontà politica esisterebbe per rendere difficile, se non impossibile, qualsiasi confisca da parte del tuo paese d'origine.
Soprattutto, se la tua ricchezza non è più tua nella tua giurisdizione di origine, puoi trarne vantaggio espatriandola in una o più giurisdizioni non confiscatorie scelte con cura.
Autore di Jeff Thomas tramite InternationalMan.com
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Gli Stati Uniti, il Canada e l'UE hanno già approvato leggi che aprono le porte al futuro furto da parte delle banche. In una crisi economica, i depositi in queste giurisdizioni potrebbero ottenere il trattamento di Cipro, in cui un'emergenza bancaria viene utilizzata come giustificazione per la confisca.
La buona notizia è che ci sono opzioni bancarie molto più favorevoli. Ecco perché l'autore di best seller del New York Times Doug Casey e il suo team hanno creato una guida bancaria offshore completa che delinea le nostre banche preferite e giurisdizioni bancarie offshore. Include informazioni cruciali sulle giurisdizioni limitate che accettano ancora clienti americani e consentono loro di aprire account da remoto con minimi minimi. Fai clic qui per scaricare il PDF gratuito ora .

domenica 23 ottobre 2016

La Polizia non ha più soldi nemmeno per fare le multe

Gli agenti costretti a comprarsi da soli il prontuario per le contravvenzioni. E pure guanti, anfibi e torce

Poliziotti costretti a comprarsi il prontuario stradale. Quel libretto contenente tutte le norme, spauracchio di molti conducenti e automobilisti, è finanziato dai poliziotti stessi.

Lì ci sono scritte gran parte delle disposizioni del codice della strada con i nomi delle infrazioni, i comportamenti vietati e le relative sanzioni. Uno strumento indispensabile per chi lavora su strada, che ogni agente deve avere con sé. Ricordare a memoria tutte le diciture esatte per ogni singola infrazione è impossibile e il prontuario diventa utile quando c'è da accertare la violazione e comminare la relativa pena. 

Queste guide da circa dieci anni, i poliziotti le acquistano di tasca propria. 

E la denuncia arriva tutta dal sindacato Ugl (Unione generale lavoratori) Polizia di Stato che in vista delle festività natalizie ha anche pensato di inserire il prontuario tra la lista dei regali di Natale, a scelta tra il borsone sportivo o la classica cesta. 

«Alcuni colleghi che lavorano su strada dice il vicesegretario nazionale, Mauro Armelao si privano del regalo enogastronomico per prendere una cosa che serve per lavorare e che dovrebbe fornire il ministero. Il codice della strada cambia in continuazione e occorre avere sempre gli strumenti aggiornati. Il ministero manda le circolari delle modifiche al codice, ma non si può uscire in auto con fogli volanti e un vagone di carte. Per non parlare poi degli importi delle infrazioni che cambiano ogni due anni o anche più volte l'anno». 

Il segretario provinciale Ugl di Treviso, Luca Zanette, che ha fortemente spinto per denunciare la cosa, ora minaccia di andare fino in fondo, portando la questione in Parlamento. Armelao fa sapere che in Veneto si sono attivati affinché la spesa non ricada sugli agenti stessi, ma la si paghi tramite sindacato. «È assurdo come un operatore di polizia debba spendere soldi propri per acquistare questo strumento di base per operare su strada incalza Simone Schiavo, segretario di sezione Ugl della stradale di Padova e identica è la situazione al reparto Prevenzione crimine del Veneto e alla sezione volanti della questura padovana». 

«É scandaloso e vergognoso continua Armelao - che i poliziotti debbano comprare la guida di tasca propria e questo riguarda tutta Italia». Non mancano, infatti, le fatture dell'acquisto dei manuali, intestate a un poliziotto delle volanti di Bergamo. Di 38 prontuari più uno commentato, più un altro libro per operare su strada sono 814 euro. «I colleghi sopperiscono alle carenze attraverso l'acquisto personale fa sapere Emanuele Brignoli, segretario generale Ugl regione Lombardia ma questo esborso deve essere effettuato anche l'anno successivo visti i continui aggiornamenti della materia. Idem per il codice penale, strumento per noi importantissimo per la corretta titolazione dei reati, al fine di non incorrere in errori penalmente sanzionabili». 

«Se sbagli spiega Armaleo i cittadini possono fare ricorso». Ma a mancare non sono soltanto i codici. «In Lombardia molti poliziotti sono costretti a comprarsi anche gli accessori che spesso sono di scarsa qualità e praticità, come anfibi, indumenti antifreddo, torce e guanti. Pensate che anche la lavanderia è a carico del dipendente».

Fonte: qui