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sabato 10 agosto 2019

Prenderanno tutti i tuoi soldi?

Perchè no? Non è tuo.

 
Molte persone presumono che, se hanno soldi in deposito in una banca, possiedono quei soldi. Questo non è necessariamente il caso. Decenni fa, alcuni dei paesi più potenti del mondo hanno iniziato a approvare una legislazione che, se depositi denaro in banca, diventa proprietà della banca. In quei paesi, se apri un conto bancario e fai un  deposito ,  firmi il titolo legale su quel  denaro diventa un asset della  banca .
Il motivo per cui sono riusciti a ovviare a questo ovvio "furto attraverso la legislazione" è stato il fatto che le banche dovevano ormai considerare il tuo deposito come debito a tuo favore. Quindi, tecnicamente, eri ancora debitore del denaro come una passività bancaria, anche se non era più veramente tuo.
In apparenza, il cambio di proprietà può sembrare un punto controverso, poiché, sicuramente, qualsiasi banca ti consentirebbe di ritirare qualsiasi cosa tu abbia depositato, o ci sarebbe una corsa sulla banca e la banca fallirebbe.
Bene, questo è un "forse" definito.
E se ci fosse una crisi finanziaria, come in Grecia, dove una corsa anticipata alle banche è stata elusa congelando tutti i conti e riaprendoli parzialmente? In tal caso, la banca in questione potrebbe consentire ai piccoli depositanti di prelevare piccole somme di denaro ogni settimana o ogni mese fino a quando la crisi non sarà stata evitata in sicurezza.
Sicuramente, sarebbe una buona cosa da fare, sì?
Bene, potrebbe esserci un problema lì. È solo possibile che la banca decida che si sta godendo la relazione rivista, che vorrebbe continuare a ricevere depositi nel modo normale, ma pagando solo "indennità" ai depositanti come ritiene opportuno.
Ed è proprio quello che è successo. La fine della crisi bancaria greca non è mai stata riconosciuta e i depositanti devono accettare qualunque cosa le banche scelgano di consentire loro di ritirarsi, molto tempo dopo la fine della crisi.
Se altre banche in tutto il mondo dovessero fare la stessa cosa della Grecia, i depositanti avrebbero, in effetti, in cambio solo un "assegno" da parte della banca.
Ma se questa fosse l'unica preoccupazione, i depositanti potrebbero sentirsi sicuri che, poiché i loro depositi erano una passività sui libri della banca, il debito nei loro confronti rimarrebbe, anche se il depositante non avrebbe libero accesso al deposito.
Bene, sfortunatamente, gli Stati Uniti hanno avuto un'idea che ha ulteriormente ridotto le possibilità di riscatto di depositi bancari a un certo punto.
Nel 2010 è stata approvata una legge che consentiva a qualsiasi banca, qualora avesse dichiarato un'emergenza bancaria, di confiscare i depositi in modo tale che la passività potesse essere ridotta o eliminata unilateralmente dalla banca. In effetti: una licenza per rubare.
Questa legge è stata quindi testata.
Un pallone di prova è salito a Cipro, dove i depositi sono stati confiscati a seguito di un'emergenza bancaria dichiarata ma non annunciata. Dal momento che Cipro è semplicemente una piccola nazione insulare, la maggior parte delle persone al di fuori del paese ha prestato poca attenzione all'evento, ma ha stabilito il principio che era giusto confiscare i depositi se la banca ritenesse che esistesse una condizione di emergenza. (E ricorda, la banca non era tenuta ad annunciare l'emergenza  prima  della confisca.)
Poiché il pallone di prova ha avuto tanto successo, anche il Canada ha approvato la legislazione sulla confisca (nel 2013), così come l'UE (nel 2014).
Quindi, nel 2017, la Grecia ha iniziato a sequestrare conti bancari a causa di presunte tasse non pagate. È importante tenere presente che, poiché queste confische sono state prese direttamente dai conti bancari, i sequestri non facevano parte di alcun accordo sul livello di debito tra il contribuente e il governo, ma erano determinati dal governo, unilateralmente, quindi presi.
Nel rivedere tutto quanto sopra, sarebbe ragionevole se il lettore dovesse concludere che, se fa le sue operazioni bancarie nell'UE, negli Stati Uniti o in Canada, il suo governo e la sua banca lo hanno in una camicia di forza finanziaria che non può sfuggire. È, in effetti, un tacchino che è stato allevato e pronto per essere macellato, e in termini di una crisi economica in corso, il "Ringraziamento" si sta rapidamente avvicinando.
Sembrerebbe quindi chiaro che tutti i depositi che si trovano in qualsiasi banca all'interno di queste giurisdizioni dovrebbero essere considerati sacrificali. Potrebbe essere conveniente avere un po 'di soldi in una di queste banche, ma ogni "ricchezza" dovrebbe essere rimossa in un posto più sicuro il più presto possibile.
Ma dove sarebbe spostato? Esistono giurisdizioni più sicure? Beh si. Quello che vorresti fare sarebbe cercare giurisdizioni le cui entrate statali si basano su depositanti stranieri che usano i loro sistemi, più che sui locali.
Ciò indicherebbe i molti piccoli paesi che dipendono principalmente dai depositi esteri - la cui classe politica perderebbe la propria carriera se alienasse gli investitori stranieri.
Ce ne sono alcuni da considerare: Singapore, Isole del Canale, Isole Vergini britanniche, Hong Kong, Isole Cayman, Svizzera, ecc.
Successivamente potresti voler fare qualche ricerca su quale forma di sistema legale viene utilizzata in ciascuno di quei paesi. Nell'emisfero occidentale, ci sono due sistemi predominanti: il diritto civile, come viene impiegato nella maggior parte dei paesi spagnoli, e il common law inglese, che si trova nella maggior parte dei paesi non spagnoli.
In base al diritto civile, non tutti hanno gli stessi diritti all'interno del paese. Coloro che non sono cittadini tendono ad assumere una posizione inferiore rispetto ai cittadini, secondo la legge. Ciò fornisce uno strato di opportunità di frode da parte delle banche locali per quanto riguarda i depositi di cittadini stranieri.
In Messico, tale frode è diventata un'attività redditizia. Solo nel 2018, ci sono stati sorprendenti 7,3 milioni di denunce di frode, pari a circa 1 miliardo di $. E ai sensi del diritto civile, tale frode può essere difficile da affrontare per lo straniero.
Quindi, questo significa che sei un brindisi, non importa dove sposti la tua ricchezza per la custodia?
No, al contrario. Ciò significa che selezioni quei paesi che non rientrano nelle ali degli Stati Uniti, dell'UE o del Canada. Quindi concentrati sulle restanti giurisdizioni che operano ai sensi della Common Law inglese (o di un sistema simile).
Quindi, restringi il tuo studio a quelle giurisdizioni più piccole la cui economia dipende dal servire bene gli investitori stranieri.
La maggior parte dei paesi non ha leggi sulla confisca e per gli Stati Uniti, l'UE o il Canada a confiscare i tuoi depositi in altri paesi, dovrebbero aderire alle leggi di quei paesi. Nel tuo paese, potresti subire la confisca senza preavviso. Ma in un paese senza leggi confiscatorie, qualsiasi tentativo dovrebbe passare attraverso il sistema giudiziario di quel paese, che sarebbe, almeno, pesante e dispendioso in termini di tempo per il tuo paese di origine da perseguire. E se il futuro economico del paese che hai scelto dipendesse dal mantenere felici gli investitori esteri, la volontà politica esisterebbe per rendere difficile, se non impossibile, qualsiasi confisca da parte del tuo paese d'origine.
Soprattutto, se la tua ricchezza non è più tua nella tua giurisdizione di origine, puoi trarne vantaggio espatriandola in una o più giurisdizioni non confiscatorie scelte con cura.
Autore di Jeff Thomas tramite InternationalMan.com
*  *  *
Gli Stati Uniti, il Canada e l'UE hanno già approvato leggi che aprono le porte al futuro furto da parte delle banche. In una crisi economica, i depositi in queste giurisdizioni potrebbero ottenere il trattamento di Cipro, in cui un'emergenza bancaria viene utilizzata come giustificazione per la confisca.
La buona notizia è che ci sono opzioni bancarie molto più favorevoli. Ecco perché l'autore di best seller del New York Times Doug Casey e il suo team hanno creato una guida bancaria offshore completa che delinea le nostre banche preferite e giurisdizioni bancarie offshore. Include informazioni cruciali sulle giurisdizioni limitate che accettano ancora clienti americani e consentono loro di aprire account da remoto con minimi minimi. Fai clic qui per scaricare il PDF gratuito ora .

lunedì 29 luglio 2019

ECCO COME NON FARSI CASTIGARE DALLE BANCHE AL MOMENTO DI STIPULARE UN MUTUO PER L'ACQUISTO DI UNA CASA - IL LIBRO “SOLDI GRATIS”, DI VINCENZO IMPERATORE, SVELA I TRUCCHI PER EVITARE POSTILLE ASSAI DOLOROSE (PER LE TASCHE) NASCOSTE NEI CONTRATTI PROPOSTI DAGLI ISTITUTI DI CREDITO…

Ecco come non farsi fregare dalle banche al momento di stipulare un mutuo per l'acquisto della casa. Tratto dal libro «Soldi gratis», manuale di autodifesa finanziaria scritto da Vincenzo Imperatore (Sperling & Kupfer)

VINCENZO IMPERATORE - SOLDI GRATISVINCENZO IMPERATORE - SOLDI GRATIS
Una delle prime lezioni che ho appreso in banca da un mio ex capo, oggi indagato, riguardava proprio il come realizzare l’asimmetria informativa in maniera subdola e formalmente pulita. Questo top manager ripeteva spesso che «in banca non si dicono bugie, ma non bisogna dire tutto».

Ovvero: si utilizza l’omissione affinché i clienti non capiscano. Voglio quindi darvi alcuni consigli per tentare di colmare il buco delle frequenti omissioni da parte degli istituti di credito. Con l’attuale situazione dei tassi di sistema, mai così bassi nella storia del credito bancario, e considerata la previsione per i prossimi anni, è bene scegliere il tasso fisso, bloccando così il prezzo (a tasso basso e rata invariata) per tutta la durata del mutuo.

Naturalmente, le banche spingono per vendere mutui a tasso variabile, ovvero la cui rata cambia periodicamente secondo scadenze indicate nel contratto, per garantirsi maggiori guadagni in futuro, perché i tassi potranno soltanto salire! Come strumento di terrorismo psicologico usano la formula: «Con il tasso fisso paga una rata maggiore».

Mutuo per la casaMUTUO PER LA CASA
Verissimo! Però dimenticano di aggiungere – ecco l’omissione – l’avverbio temporale «oggi», perché questo vale, come avrete capito, soltanto finché i tassi si mantengono bassi. Se proprio volete scegliere un mutuo a tasso variabile, ricordate che quasi sempre la banca riporta nel contratto solo il valore minimo (il cosiddetto «tasso floor», al di sotto del quale non può scendere), senza ovviamente menzionare quello massimo (o «tasso cap»), per assicurarsi di guadagnare di più, o comunque non di meno, e non porre limite al proprio profitto.

Quindi cercate di negoziare un tasso cap (o «tetto»). Chiedete un mutuo a tasso variabile con cap (le banche ce l’hanno in catalogo ma lo offrono raramente). Oppure la banca dovrebbe almeno offrirvi la possibilità di rescindere il contratto quando il tasso sale troppo, ma spesso in questi casi chiede una penale di rescissione che è vietata per legge.

Perché la applicano se è vietata per legge? Perché l’ostacolo legale, previsto anche per i finanziamenti, è facilmente aggirabile. Gli istituti di credito, anziché far pagare la penale, provano infatti ad addebitare spese di chiusura del contratto molto alte (fino a 1.000 euro), che possono essere calcolate anche in proporzione al debito residuo. Si tratta di penali mascherate e si possono evitare stando attenti (e rifiutandole) al momento della stipula del contratto.

SPORTELLO BANCARIOSPORTELLO BANCARIO
C’è poi il problema delle garanzie. Quando fate un mutuo la banca iscrive l’ipoteca sull’immobile per il quale vi viene concesso il prestito. Di solito la garanzia (l’ipoteca, appunto) è il doppio dell’importo del debito. In pratica, se ottenete un mutuo di 100.000 euro, la garanzia è di 200.000 euro. Fin qui, tutto corretto. È solo la prassi! Succede però che, a mano a mano che pagate le rate del mutuo, l’importo del debito diminuisce ma il valore della garanzia rimane lo stesso, determinando così un eccesso di garanzia dovuto al fatto che il rapporto garanzia-debito è più del doppio convenuto nel contratto.

Ma se chiedete di ridurre l’ipoteca in base a quanto vi è rimasto ancora da pagare, la banca si rifiuta. E la legge, anche se il buon senso direbbe il contrario, lo permette. Quindi come tutelarsi? Quando stipulate il contratto, siate  lucidi e chiedete la possibilità di adeguamento dell’ipoteca in funzione di quanto vi resta da pagare.

Mutuo CasaMUTUO CASA
Un discorso a parte riguarda infine le polizze incendio o vita, la cui sottoscrizione spesso rientra fra le condizioni imposte dalla banca per concedere il mutuo, ma che è illegittima quando viene proposta senza la possibilità di scegliere tra i prodotti offerti da altre banche concorrenti o da compagnie di assicurazione.

In altri termini, il «consiglio» delle banche è spesso quello di assicurare l’immobile dal rischio incendio e scoppio o altre cause naturali di depauperamento del valore, nonché di coprirvi dal rischio di morte, invalidità permanente o anche di licenziamento dal vostro lavoro al fine di non lasciare una pesante eredità (i debiti) ai vostri legittimi successori. Il debito residuo, in tal caso, verrà pagato dalla compagnia di assicurazione. Fin qui, tutto bene. Anch’io consiglio di acquistarle entrambe, ma da chi, così come indicato dalla legge, vi offre le migliori condizioni, e non necessariamente dalla banca che vi concede il mutuo.

Inoltre, per quanto riguarda la polizza incendio e scoppio sull’immobile vincolata a favore della banca presso cui si accende il mutuo, bisogna controllare che nel contratto sia indicata la clausola «nei limiti dell’ammontare residuo», e non «dell’intero valore del mutuo», perché ovviamente è soltanto il primo che la banca rischia eventualmente di perdere. Infine dovete accertarvi che le polizze, con qualunque banca le stipuliate, siano «attivate».

Mutuo CasaMUTUO CASA
Perché io so, e ne ho le prove, che dopo la formalizzazione dei contratti non viene avviata, sistematicamente e molto spesso per impreparazione (ma soprattutto per l’atavica, scarsa attenzione alla soddisfazione del cliente), la procedura per mettere in «copertura» i rischi per pagare l’eventuale premio nel caso in cui si verifichino gli eventi.

Semplicemente, la banca deve inviare i documenti alla compagnia assicurativa, ma se questo non viene fatto (anche perché spesso tali documenti non vengono mai richiesti) la polizza risulta sottoscritta ma, appunto, non «attivata».

Pertanto si arriva spesso a un paradosso: gli eredi dell’assicurato che non ha più potuto pagare regolarmente le rate spesso non sanno dell’esistenza di una polizza assicurativa, quindi si ritrovano nella morsa delle segnalazioni delle banche dati, che li etichettano come morosi, nonché vittime dei pressanti solleciti da parte delle società di recupero crediti. Attenzione quindi a questi aspetti, perché talvolta il sogno di comprare può trasformarsi in un incubo. 

Fonte: qui

mercoledì 26 giugno 2019

LA PROCURA DI MILANO IPOTIZZA L’AUTORICICLAGGIO PER L’EX SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA SIRI

SIRI AVEVA ACQUISTATO UNA CASA PER LA FIGLIA A BRESSO, IN PROVINCIA DI MILANO, CON UN MUTUO DA 585MILA EURO ACCESO DA UNA BANCA DI SAN MARINO 
LA COMPRAVENDITA È STATA GIUDICATA SOSPETTA DA BANKITALIA: IL DENARO SAREBBE STATO MESSO A DISPOSIZIONE DELLA FIGLIA DI SIRI A TITOLO DI LIBERALITÀ, MA SEPARATAMENTE…

LA PALAZZINA COMPRATA DA ARMANDO SIRI A BRESSOLA PALAZZINA COMPRATA DA ARMANDO SIRI A BRESSO
L’indagine sulla palazzina comprata da Armando Siri a Bresso ha ora un’ipotesi di reato. La procura di Milano indaga infatti per autoriciclaggio. L’ex sottosegretario della Lega aveva acquistato l’immobile in provincia di Milano grazie a un mutuo da 585mila euro acceso da una banca di San Marino. L’inchiesta dei pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta è al momento a carico di ignoti, quindi senza indagati. Attualmente Siri è indagato a Roma per corruzione: è una tranche di una inchiesta della Dda di Palermo su Francesco Arata e Vito Nicastri, il re dell’eolico considerato tra i finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. Un’indagine che è costata a Siri il posto di sottosegretario alle Infrastrutture del governo di Giuseppe Conte.

armando siri.ARMANDO SIRI.
A Milano, invece, a indagare è il dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale che si occupa, oltre che di corruzione internazionale, anche di casi di riciclaggio o autoriciclaggio. Condotta dalla Guardia di Finanza, l’inchiesta era stata aperta ai primi di maggio ed era a ‘modello 45’, ossia senza titolo di reato né indagati. Ora invece, da quanto è trapelato, l’ipotesi investigativa, su cui le Fiamme Gialle e la magistratura effettueranno i loro accertamenti, è quella di autoriciclaggio.

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINIARMANDO SIRI MATTEO SALVINI









Al centro della vicenda c’è la compravendita da parte di Siri di una palazzina per la figlia a Bresso, grazie ad un mutuo di circa 600 mila euro concesso “senza garanzie” dalla Banca Agricola Commerciale di San Marino. Una compravendita alla quale la trasmissione Report ha dedicato una puntata e che la Banca d’Italia ha incasellato come operazione sospetta e ‘girato’ alla Guardia di Finanza che ha redatto un’informativa. Sono state proprio le Fiamme Gialle, poi, a consegnare la relazione dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria istituita in via Nazionale, al Procuratore milanese Francesco Greco, che nell’immediatezza aveva anche assicurato “massima collaborazione” con i colleghi romani.

FRANCESCO GRECOFRANCESCO GRECO
Secondo le poche carte depositate alla magistratura lo scorso 31 gennaio, Giulia Siri, figlia ventiquattrenne del senatore leghista, ha acquistato l’intero edificio residenziale – sette appartamenti (di cui 5 affittati), cantine, un laboratorio e un negozio – al prezzo complessivo di 585 mila euro. Il denaro sarebbe stato messo a disposizione dal padre a titolo di liberalità e pertanto non soggetto all’imposta di donazione.

armando siri. 2ARMANDO SIRI. 2





Separatamente, però, la ragazza avrebbe sottoscritto una procura irrevocabile al padre a vendere l’immobile a se stesso o a terzi. Tuttavia, per pagare l’immobile, Siri, che per altre vicende ha patteggiato per bancarotta, ha acceso un mutuo di 600mila euro con la banca sammarinese. Somma poi accreditata su un conto aperto presso una filiale della Banca Popolare di Sondrio da Paolo De Marinis, il notaio davanti al quale è avvenuto il rogito e che poi ha segnalato all’ufficio competente di palazzo Koch l’operazione sospetta. La difesa di Siri, non appena appresa la notizia del’apertura del fascicolo, aveva parlato di “finanziamento regolare“. Ora tocca ai pm verificare la provenienza del denaro usato per l’operazione (l’autoriciclaggio si configura quando una persona impiega per sè soldi frutto di sue attività illecite) ed eventuali danni subiti dalla banca per un finanziamento senza garanzie.

Fonte: qui

mercoledì 25 gennaio 2017

Mps, 500mila euro alla moglie dell'ex presidente Mussari

Anche dopo l' esplosione dello scandalo Mps, dopo le dimissioni dell' ex presidente della banca senese Giuseppe Mussari, dopo le sue doppie dimissioni dalla guida dell' istituto e da quella dell' Associazione bancaria italiana.


Anche dopo l' apertura della indagine giudiziaria e durante il processo che a fine ottobre 2014 si sarebbe concluso in primo grado con la condanna di Mussari a 3 anni e sei mesi e 5 di interdizione dai pubblici uffici, il Monte dei Paschi ha concesso un nuovo finanziamento alla sua famiglia, a vantaggio delle attività imprenditoriali della moglie, Luisa Stasi. Cinquecentomila euro di finanza fresca concessa all' Hotel Italia spa di Siena - controllato al 98,64% dalla signora Mussari (direttamente al 28,64% e indirettamente attraverso la Siena inss srl da lei interamente posseduta) dopo il 31 marzo 2014. La generosità della banca senese, che all' epoca era presieduta da Alessandro Profumo, è riuscita quindi a superare ogni possibile imbarazzo per una vicenda che aveva creato già molte polemiche sulla stampa un anno prima che fosse concesso quel finanziamento da 500mila euro.

Quando infatti Mussari fu travolto dallo scandalo, emerse per la prima volta che la moglie con le sue attività aveva numerosi affidamenti proprio dalla banca che guidava il marito. In tutto alla fine del 2012 si trattava di 13 milioni di euro, che non erano affatto pochi per un medio-piccolo gruppo turistico come quello della famiglia Stasi. 

A fine 2012 dal Monte dei Paschi e dalle società controllate (Mps banca per l' impresa e Mps Capital Services) risultavano mutui fondiari o finanziamenti per 914.437,96 euro alla società Hotel Italia, per 8 milioni e 64mila euro alla società Hotel Garden, per 2 milioni di euro alla immobiliare La Lizza e per altri 2 milioni di euro alla società Villa Agostoli srl, che gestisce l' omonimo agriturismo contiguo alla abitazione dei Mussari. A fine 2015 in tre anni le società della moglie hanno pagato al gruppo Mps rate per complessivo un milione e 275mila euro, pari a 425.252,74 euro l' anno di media. Con questo ritmo per restituire gli 11 milioni e 764 milioni di euro di esposizione che ancora le società di Mussari registrano con il Monte dei Paschi ci vorranno ancora 27,66 anni. 

La media di restituzione è però stata sfalsata proprio da quel finanziamento da 500mila euro avvenuto nel corso del 2014, dopo l' approvazione del bilancio 2013 che è appunto avvenuta il 31 marzo di quell' anno. Grazie a quello così l' esposizione con Mps di una delle società - l' Hotel Italia - dopo che Mussari se ne è andato dalla banca è addirittura aumentata e a fine 2015 risultava essere di un milione e 39mila euro.

Tutti i rapporti di finanziamento fra le società della signora Mussari e la banca senese sono avvenuti quando il marito era alla guida del Monte dei Paschi, prima presiedendo la Fondazione (2001-2006) e poi la banca operativa (2006-2012). Le quattro società della signora Stasi infatti avevano sì mutui ipotecari e finanziamenti in corso, ed erano operative da molti anni prima della scalata del marito alla banca senese.

Ma i rapporti erano con altri istituti di credito toscani, non con Mps. Per Villa Agostoli la banca creditrice era il Mediocredito Toscano, e solo nel 2004 è stato aperto un mutuo fondiario da 2,1 milioni di euro con Mps. Per la società La Lizza il primo mutuo fondiario è stato acceso con Mps il 31 dicembre 2013 e ammontava a 740.120 euro. L' importo è salito a 1,6 milioni nel 2006 e a 2 milioni di euro nel 2012. L' Hotel Italia aveva fino al 2011 rapporti di debito con il Medio Credito Toscano e con la Cassa di Risparmio di Firenze (originariamente poco più di mezzo milione di euro in tutto), poi sono stati sostituiti da un mutuo Mps da un milione di euro. Infine l' Hotel Garden aveva nel 2001 un debito di poco più di 2,2 milioni di euro con il Mediocredito Fondiario Toscano. Nel 2003 sono stati sostituiti da un mutuo fondiario da 6,2 milioni con Mps Merchant, a cui negli anni successivi si sono aggiunti un finanziamento da 2,5 milioni di euro di Mps Banca per l' impresa e un mutuo da 2 milioni di Mps Capital services. E nel bilancio 2012 figuravano anche due finanziamenti diretti della banca senese, uno da 150mila euro e uno da 309.614 euro.



di Franco Bechis

Fonte: qui

mercoledì 4 gennaio 2017

Italia inaffidabile, ora anche la Germania si prepara alla fine dell’Euro

Gli ultimi mesi del 2016 sono disseminati di indizi: sono proprio i tedeschi, sinora i più strenui difensori della moneta unica, a parlare dell’Italia fuori dalla moneta unica. Al punto tale da pensare che la fine dell’Euro, a Berlino, non sia più tabù


Un indizio è un indizio. Due indizi sono una coincidenza e tre sono una prova. Viene in mente Agatha Christie ripensando all’ultimo mese del 2016. Che sembra far presagire che all’Italia possa essere riservata, nel 2017, una brutta sorpresa. Prima, le dichiarazioni di Clemens Fuest, uno degli economisti tedeschi più vicini al Governo e ai vertici delle istituzioni comunitarie, che – in un’intervista al Corriere della Sera – ha fatto sapere che non può più essere considerata un tabù l’uscita dell’Italia dall’Euro.Poi, le docce fredde della Banca Centrale Europea sulla proposta di allungare i tempi previsti sul tentato intervento di mercato sul Monte dei Paschi di Siena, e sull’entità dell’investimento necessario da parte dello Stato per salvare la banca.
Tre segnali che convergono – in pochi giorni – e sembrano dire che la pazienza nei confronti dell’Italia si stia esaurendo e che la fine dell’esperienza del governo Renzi possa aver fatto precipitare la situazione. Del resto c’è un numero, che alla Banca Centrale Europea definiscono il Target 2, che dice che dall’Italia stanno uscendo ingenti capitali. E che lo fanno – questo l’elemento più preoccupante – a velocità crescente: tra Maggio e Ottobre del 2016 dall’Italia sono “fuggiti” 80 miliardi di Euro. La Spagna, che è seconda in questa classifica, ne ha persi solo 20. Tale perdita, peraltro, è quasi interamente dovuta al disinvestimento che gli stessi cittadini italiani fanno rispetto ai titoli del proprio debito pubblico spostandosi verso l’estero. Nei prossimi mesi arriveranno i dati che aggiorneranno tale situazione al periodo dopo il referendum ed allora l’allarme potrebbe diventare rosso.
Ecco che quindi ci potremmo ritrovare di fronte a una nuova tempesta perfetta: in cui la dipendenza dal “metadone” degli acquisiti della Banca Centrale Europea risulta essere ancora più forte, proprio nel momento stesso in cui la durata della terapia (e la sua intensità) potrebbe ridursi. Il tutto, mentre sono gli italiani, per primi, a certificare con le proprie scelte la sfiducia nel proprio sistema. Del resto, in Germania è da tempi non sospetti che sostengono che l’ombrello protettivo del Quantative Easing sia “diseducativo” facendo venir meno gli incentivi più forti alle riforme: manovre come l’ultima finanziaria (che continua a spendere sulle pensioni e a non trovare soldi per dare prospettiva alle generazioni più produttive) hanno fatto di tutto per confermare questa paura. Ci ha pensato il referendum, infine, per indebolire anche l’ultima speranza che lo stesso Schaeuble, l’austero Ministro delle finanze tedesco, affidava ad un governo che è stato sconfitto.
In una situazione simile, quindi, non è improbabile immaginare che tra i tedeschi potrebbe cominciare a farsi strada la proposta indecente: dopo che l'Italia lo ha minacciato per anni, potrebbero essere proprio loro a cominciare a pensare di lasciare l’unione monetaria, insieme ai Paesi più forti. O, comunque, ad aprire una vera e propria discussione sulla possibilità di una separazione monetaria, che fino a solo qualche mese fa era ritenuta impossibile.

Non è improbabile immaginare che tra i tedeschi potrebbe cominciare a farsi strada la proposta indecente: dopo che l'Italia lo ha minacciato per anni, potrebbero essere proprio loro a lasciare l’unione monetaria, insieme ai Paesi più forti. O, comunque, ad aprire una vera e propria discussione sulla possibilità di una separazione monetaria, che fino a solo qualche mese fa era ritenuta impossibile

Certo tutto ciò non è concepibile prima delle elezioni tedesche di settembre. E comunque, una simile ipotesi dovrà fare i conti con la forte resistenza di Angela Merkel, l’unico leader davvero europeista: l’unica che ha conosciuto il dolore dei muri (essendo cresciuta nella Germania dell’Est) e che, probabilmente, sarà riconfermata Cancelliera. Quel che è certo è che il dossier Italia – come aveva previsto il Financial Times ed è, forse, l’unica previsione che l’FT ha azzeccato in questo annus horribilis – sarà quello che cambierà quasi per inerzia la visione sull’unione monetaria: da matrimonio senza possibilità di divorzio ad accordo che, come tutte le costruzioni umane, può anche fallire. E il cui fallimento non potrà non aver ripercussione sulla stessa forme di un’Unione di cui era baluardo ideologico. E, tuttavia, come la stessa Merkel sa bene, una separazione consensuale potrebbe, a quel punto, essere preferibile ad una guerra fredda che per anni ha depotenziato un progetto che ha grandi meriti ma deve recuperare quel pragmatismo che è necessario a qualsiasi visione.
Una possibilità per l’Italia, in effetti, ci sarebbe, per evitare un esito che potrebbe essere catastrofico - si pensi solo all’esplosione di un debito pubblico denominato in Euro se si decidesse di riadottare una moneta nazionale il cui valore sarebbe automaticamente svalutato dall’impossibilità di fare un qualche affidamento sulla cordata che ci lega ad uno dei Paesi più affidabili del mondo - o, perlomeno, per arrivare ad una rinegoziazione di un Patto che non funziona in una posizione che non sia di debolezza: una possibilità che dipende tutta dal nuovo Regime Gentiloni: riprendere la strada dei cambiamenti concreti (ma conoscendo il PD è tempo perso inutilmente, oltre che altre risorse buttate alle ortiche!!!) che nel tempo, il pochissimo che ci è rimasto, recuperino fiducia(ancora con queste balle!!!). È una strada strettissima ma che non ha alternative e che tocca pure ad un abusivo Gentiloni percorrere senza indugi(solita propaganda!!!).

Fonte: qui


La Bundesbank si riprende il suo oro(in vista  della dissoluzione dell'Euro)

La Bundesbank rimpatria il suo oro depositato a New York prima del previsto (titolo originale)
dal portale www.blognews24ore.com
Da un articolo del portale Zero Hedge del 26 dicembre 2016 – Nel gennaio 2016, la Bundesbank aveva annunciato di aver riportato in patria un totale di 366,3 tonnellate dell’oro detenuto all’estero. Il che portava le riserve d’oro depositate a Francoforte a 1’402 tonnellate.
“Con circa 1’403 tonnellate d’oro, Francoforte è il principale luogo di deposito delle nostre riserve di oro – aveva dichiarato lo scorso gennaio Carl-Ludwig Thiele, membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank – Il rimpatrio si svolge senza problemi. Rispetto al 2014, siamo riusciti ad aumentare il volume del trasporto.”
Nel gennaio 2013, la Bundesbank aveva annunciato l’intenzione di depositare metà delle sue riserve d’oro a Francoforte entro il 2020, il che significava il rimpatro di 300 tonnellate di oro da New York e 74 tonnellate da Parigi. Nel gennaio 2016, a New York restavano 111 tonnellate, mentre 196 tonnellate si trovavano ancora a Parigi.
A seguito della pubblicazione di diversi rapporti, nell’ottobre 2012 l’istituzione tedesca competente aveva chiesto la prova della reale esistenza delle circa 3’400 tonnellate d’oro ufficialmente possedute dalla Bundesbank, perchè “l’autenticità e il peso delle riserve non sono mai state verificate.” Il movimento del rimpatrio si era intensificato a seguito di voci secondo cui gran parte dell’oro depositato nei forzieri all’estero era stato re-ipotecato, fuso oppure venduto. In pratica, non esisteva più.
All’epoca, Carl-Ludwig Thiele dichiarava alla stampa che questi trasferimenti servivano a “costruire la fiducia” e cercava di far tacere le voci. Va detto che rimpatriare l’oro depositato in banche estere non aiuta a costruire la fiducia. A fine 2013, la Bundesbank annunciava che era riusciva a rimpatriare solo 37 tonnellate sulle 374 previste, il che aveva aumentato le voci sull’oro mancante. Di fronte alla reazione dei media e del pubblico, la Bundesbank aveva accelerato il programma e riportato in patria 120 tonnellate di oro nel 2014 e 210 nel 2015. Un segno che, invece di essere costruita, la fiducia nei confronti delle banche estere stava diminuendo.
Venerdì scorso, circa un anno dopo, il giornale tedesco Bild scriveva che nel 2016 la Bundesbank aveva rimpatriato una quantità di oro maggiore del previsto : “Nel 2016 abbiamo riportato a casa più oro del previsto, circa la metà delle nostre riserve ora sono nei forzieri in Germania – aveva dichiarato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.
L’agenzia Reuters ha scritto che nell’ambito della crisi economica, diversi cittadini tedeschi avevano comunque messo in dubbio l’esistenza dell’oro tedesco, il che aveva portato la Bundesbank a pubblicare una lista delle riserve d’oro esistenti nel 2015.
Secondo il giornale Bild, attualmente in Germania sono depositate 1’600 tonnellate di oro, poco meno dell’obiettivo di 1’700 tonnellate che dovrebbe essere raggiunto nel 2020. Il giornale non spiega però il vero motivo dell’accelerazione del rimpatrio a partire dal 2013.

giovedì 15 dicembre 2016

MPS LANCIA UN AUMENTO DI CAPITALE DA 5 MILIARDI ENTRO NATALE



VIA LIBERA UFFICIOSO DI CONSOB ALLA CONVERSIONE DELLE OBBLIGAZIONI SUBORDINATE IN BOND: PER 40 MILA RISPARMIATORI SARA' UN BAGNO DI SANGUE 

IL FONDO DEL QATAR RESTA ALLA FINESTRA

1. MPS: MESSINA, MAGGIORE CONTRIBUTO LO DÀ ATLANTE
Da Ansa
carlo messinaCARLO MESSINA

"Il punto centrale riguarda le sofferenze e sulle sofferenze c'è la piena disponibilità del fondo Atlante di acquistarle. E credo che dal punto di vista della struttura dell'attivo l'operare con il fondo Atlante possa risolver la gran parte dei problemi di Mps". Lo ha detto Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, parlando con i giornalisti.

Quanto alla possibilità di un intervento pubblico, Messina ha detto: "Non escludo nulla. Penso che sia indispensabile che Mps possa tornate a essere in condizioni di stabilità. Il più grosso contributo lo dà Atlante con l'acquisto delle sofferenze".

2. TOSATURA DEL RISPARMIATORE - PARTE L’AUMENTO DI CAPITALE DEL MPS: 5 MILIARDI ENTRO NATALE

MARCO MORELLIMARCO MORELLI
Dopo due ore di consiglio di amministrazione, il Monte dei Paschi ha deciso di procedere con il suo aumento di capitale da 5 miliardi di euro, da chiudere per volere della Bce entro la fine dell'anno. Il consiglio ha aggiornato le deliberazioni e il prezzo massimo dell'aumento è stato confermato in 24,9 euro mentre il prezzo minimo tecnico è fissato in 1 euro (le azioni sono state recentemente raggruppate in un rapporto di 100 a 1).

Si tratta di una operazione di fatto in due fasi. Nella prima riguarda la conversione dei titoli subordinati in azioni, già richiesta agli investitori istituzionali che hanno aderito per un valore intorno al miliardo.

Dopo un via libera "ufficioso" della Consob, il cda ha deciso di riaprire la finestra di conversione estendendola ai titoli subordinati in mano alla clientela retail.

Si tratta di bond (incluso il titolo "Fresh 2008", che vale poco più di 220 milioni) subordinati sottoscritti da 40mila piccoli investitori, che dovranno accettare se trasformarli subito in azioni oppure rischiare di andare incontro al loro azzeramento, in vista di un possibile ristoro con l'intervento statale. 

Nel comunicato della banca si specifica comunque che "l'avvio dell'offerta retail relativa all'Aumento di Capitale, così come la proroga dei termini dell'esercizio di Liability Management, rimangono subordinate all'ottenimento dei necessari provvedimenti autorizzativi da parte di Consob".
jamie dimon jpmorganJAMIE DIMON JPMORGAN

In un secondo momento, infatti, quando si capirà quante adesioni alla conversione ci saranno (dovrebbero essere oltre 3 miliardi tra retail e istituzionali), scenderanno in campo le banche d'affari per cercare il supporto di anchor investor e del mercato. In questa fase dovranno esser raccolti i denari mancanti per arrivare alla soglia dei 5 miliardi. 

In una nota, la banca spiega che il 35% dell'aumento (al netto della parte che deriverà dalla conversione dei bond subordinati) sarà destinato al pubblico indistinto in Italia, di cui almeno il 30% in prelazione ai soci, mentre il 65% sarà riservato al collocamento istituzionale. Il titolo avanza in Borsa.

QIAQIA
In attesa di capire se la conversione permetterà al Monte di fare lo scatto decisivo verso la raccolta di 5 miliardi di capitali (1 miliardo è assicurato dalla conversione alla quale hanno già aderito gli investitori istituzionali), il Tesoro ha approntato il paracadute pubblico. Si tratta di un fondo da 15 miliardi che potranno essere usati per supportare gli aumenti di capitale delle banche più fragili.

A questi, si aggiungono le garanzie per 80 miliardi che supportano eventuali crisi di liquidità e quindi la raccolta di capitali sul mercato. L'idea del Tesoro è di aprire il paracadute il prossimo giovedì, a meno che non riesca l'impresa di risolvere la questione del Monte dei Paschi direttamente sul mercato.
PADOAN SMORFIEPADOAN CI PIGLIA PER IL C..O

Intanto, i legali dei risparmiatori costituiti parti civile nel processo milanese con al centro la vicenda Mps e a carico di 16 imputati, tra cui gli ex vertici, hanno annunciato che chiederanno l'esclusione "dalla posizione di parti civili di Bankitalia e Consob, perché sapevano, quando autorizzano l'acquisto di Antonveneta, che l'operazione sarebbe costata non solo 9 miliardi ma altri 7 miliardi di interessi". 

Nelle centinaia di liste testi presentate dalle parti, tra cui circa 2500 risparmiatori e piccoli azionisti, figurano anche i nomi dell'ex premier Matteo Renzi e del presidente della Bce ed ex governatore di Bankitalia Mario Draghi. Anche Marco Morelli, attuale ad, viene chiamato in causa.

Fonte: qui

domenica 1 maggio 2016

Banca d'Italia, bail-in peserebbe su 10% attività finanziarie



Il bail-in, cioè il contributo dei privati al salvataggio e liquidazione delle banche, colpirebbe poco più del 10% delle attività finanziarie delle famiglie. 

Lo calcola Banca d'Italia nel rapporto sulla stabilità finanziaria. "Si può stimare che il complesso degli investimenti delle famiglie in strumenti, diversi dalle azioni, che potrebbero essere interessati da misure di bail-in in caso di risoluzione rappresenti poco oltre il 10% delle attività finanziarie delle famiglie italiane: le obbligazioni subordinate pesano per meno dell'1%, quelle senior non garantite per il 4,3% e i depositi superiori a 100.000 euro per il 5,6%", si legge nel rapporto.

Naturalmente l'importo totale della ricchezza delle famiglie che potrebbe essere effettivamente coinvolto dipende dalle dimensioni della banca in dissesto, dal valore delle perdite, dall'ammontare di capitale detenuto, dalle necessità di ricapitalizzazione e dalle decisioni dell'autorità di risoluzione, che potrebbe escludere alcune passività in via discrezionale al fine di preservare la stabilità finanziaria.

Bail-in a parte, per Palazzo Koch la redditività delle banche italiane è in aumento, anche se rimane ancora inferiore a quella media delle altre banche europee, così come sta migliorando la situazione legata ai crediti non performanti, elemento che, unito agli strumenti messi in campo dallo Stato per far fronte alle difficoltà degli istituti di credito, sta sostenendo i titoli bancari. 

Il tasso di deterioramento dei prestiti continua a scendere, ha reso noto la Banca centrale, e il flusso di nuove sofferenze dovrebbe ridursi nei prossimi mesi. Inoltre, il tasso di copertura dei crediti deteriorati, pari al 45,4% alla fine del 2015, si dimostra in linea con quello medio delle principali banche europee e le garanzie sui crediti deteriorati sono superiori al valore a cui tali crediti sono iscritti nei bilanci delle banche.

Riguardo ai Npl, via Nazionale ha sottolineato che ulteriori incentivi allo sviluppo del mercato dei crediti deteriorati potranno venire dallo schema di garanzia dello Stato sulle cartolarizzazioni di crediti in sofferenza (Gacs) e dall'attività del fondo Atlante, a patto di superare i divari tra le valutazioni di banche e investitori che continuano a rappresentare un ostacolo allo sviluppo di questo mercato. 

A proposito di Atlante, è stato evidenziato che il mercato ha accolto positivamente il lancio del fondo. Dal 7 aprile, giorno in cui sono state diffuse le prime notizie sulla sua costituzione, al 26 dello stesso mese le quotazioni azionarie delle banche italiane sono aumentate in media del 20% e i premi medi dei credit default swap (Cds) si sono ridotti di circa 50 punti base. 

Sull'andamento in borsa dei titoli delle banche, ha ricordato Banca d'Italia, ha pesato proprio l'elevato ammontare di crediti deteriorati, ereditati dalla lunga recessione, oltre che l'incertezza degli investitori sull'esito di alcune operazioni di rafforzamento del capitale.

Da novembre i corsi azionari degli istituti di credito italiani sono diminuiti del 30% rispetto al 22% delle banche europee, e la loro volatilità è aumentata, con picchi di oltre il 40. I premi sui credit default swap (Cds) sono cresciuti da 170 a 260 punti base, rispetto all'intervallo da 80 a 130 per un campione di grandi banche europee.

Per quanto riguarda, invece, i titoli di Stato, la Banca centrale ha osservato che, con il venir meno delle tensioni sui mercati del debito sovrano e il restringimento del differenziale di rendimento corretto per il rischio tra i prestiti e i titoli, le banche hanno ridotto i titoli pubblici italiani in portafoglio.

Nei dodici mesi terminanti a febbraio i titoli pubblici si sono attestati a 375 miliardi, in calo di 27 miliardi (dal 10,9 al 10,5% del totale delle attività). Come per le altre banche europee, la riduzione degli investimenti si è arrestata nei primi mesi dell'anno in concomitanza con le tensioni sui mercati finanziari. 

Tuttavia, eventuali interventi di modifica sulle regole sul possesso dei bond nei bilanci delle banche dovranno evitare, con un disegno appropriato, ricadute negative sulla stabilità finanziaria. "Presso il comitato di Basilea per la vigilanza bancaria e il comitato economico e finanziario dell'Unione europea", ha ricordato l'Istituto centrale, "è in atto una valutazione della regolamentazione prudenziale sulle esposizioni degli intermediari ai titoli pubblici". 

Intanto sono migliorati anche i rapporti con la clientela dopo che sono rientrate le tensioni sulla raccolta di alcuni intermediari registrate all'inizio dell'anno a seguito della risoluzione della quattro banche avvenuta lo scorso novembre. "Non vi sono stati deflussi di depositi verso l'estero o altre forme di investimento. La liquidità del sistema bancario italiano è adeguata a far fronte a eventuali situazioni di stress. Sono, invece, aumentati i rendimenti delle obbligazioni subordinate, soprattutto per gli intermediari con una quota elevata di crediti deteriorati". 


Banca d'Italia ha quindi spiegato come "il costo medio della raccolta si è ridotto, riflettendo la politica monetaria espansiva. Le nuove operazioni di rifinanziamento annunciate in marzo garantiranno certezza sul costo e sulla disponibilità della raccolta, riducendo i rischi di ripercussioni sfavorevoli in caso di nuove tensioni sui mercati finanziari".

Fonte: qui

giovedì 10 marzo 2016

Londra, la banca va in fallimento ? Il manager va in galera. Proprio come da noi…

914a2aea-1d62-4e59-8b5f-2e397352b0ac_xlÈ entrata in vigore, in Gran Bretagna, la legge che prevede il carcere per i banchieri che provocano il fallimento delle loro società con comportamenti scorretti. Fortemente voluta dal Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, la nuova legge vuole dimostrare che «il governo ha appreso la lezione del passato».

Per il fallimento della banca, maximulta a carcere fino a 7 anni

La legge, che riguarda i top manager di istituti di credito e banche di investimento, punisce tutte quelle condotte, come la sbagliata gestione del rischio, che anche “solo” per negligenza portano a perdite mettendo a rischio l’impresa e, soprattutto, i suoi clienti. Per i casi più gravi sono previste una pena fino a sette anni di carcere e multe senza limiti che potranno essere attinte anche dai bonus e dagli stipendi.

Osborne: «Giusto il carcere per il top manager colpevole»

Il conservatore Osborne ha parlato della nuova legge come dell’«ultima pietra miliare nel mio piano per garantire che il sistema delle banche britannico operi ai più alti standard possibili». «È assolutamente corretto che un senior manager che con le sue azioni provoca il fallimento della sua banca affronti il carcere», ha rivendicato il Cancelliere dello Scacchiere, che ormai tempo fa paragonò i manager che provocano il fallimento di una banca ai ladri. «È sbagliato che le persone che rubano in un negozio siano messe in galera e che ai cattivi banchieri, invece, non sia chiesto di pagare il conto», disse il Cancelliere, lanciando la campagna che poi avrebbe portato.
Fonte: qui