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sabato 21 marzo 2020

DAVANTI ALL’EMERGENZA CORONAVIRUS L’UE ROMPE GLI INDUGI E ATTIVA LA CLAUSOLA PER SOSPENDERE IL PATTO DI STABILITÀ


“POMPATE DENARO FINCHE’ SERVE” 
AIUTI DI STATO FINO A 800MILA EURO PER OGNI IMPRESA 
LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE VAN DER LEYEN: "IL CORONAVIRUS HA UN IMPATTO DRAMMATICO SULL’ECONOMIA, MOLTI SETTORI SONO COLPITI"

We promised we'll do everything to support Europeans & 🇪🇺companies through the crisis. We deliver. Yesterday we put in place the most flexible ever rules to help people+companies. Today we trigger the clause to relax budget rules, enabling govs to pump💶into the economy




ursula von der leyenURSULA VON DER LEYEN
La presidente della Commissione: "Mai successo prima, così i governi possono spendere". Oltre alle sovvenzioni dirette, per sostenere l'economia gli Stati potranno concedere garanzie alle banche perché continuino a fornire liquidità ai clienti e prestiti pubblici sovvenzionati. Intanto la Vigilanza bancaria attiva le misure decise dal consiglio direttivo lo scorso 12 marzo che libereranno 120 miliardi di euro di capitale aggiuntivo

Con l’intera Unione avviata verso la recessione a causa del coronavirus e delle misure di contenimento, la Commissione Ue rompe gli indugi e attiva per la prima volta nella storia la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, che consentirà ai governi di “pompare nel sistema denaro finché serve“.

Ad annunciare la mossa, che concretizza le anticipazioni della scorsa settimana, è stata la presidente Ursula von der Leyen in un videomessaggio. “Il Coronavirus ha un impatto drammatico sull’economia, molti settori sono colpiti. Il lockdown è necessario ma rallenta severamente l’attività economica. La scorsa settimana ho detto che faremo tutto il possibile per sostenere l’economia e i cittadini, e oggi rispettiamo quanto detto”.
coronavirus, il video messaggio di ursula all'italia 5CORONAVIRUS, IL VIDEO MESSAGGIO DI URSULA ALL'ITALIA 

I vostri governi possono dare i soldi che servono a ristoranti, negozi, imprese piccole e medie”, ha aggiunto von der Leyen. Questo perché giovedì sera l’esecutivo Ue aveva anche dato via libera definitivo al nuovo quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, per consentire agli Stati membri di utilizzare la piena flessibilità prevista dalle norme per sostenere l’economia nel contesto dell’epidemia. Ogni singola impresa, stando alla nuova regolamentazione temporanea, potrà ricevere aiuti fino a 800mila euro: il tetto è stato ulteriormente alzato rispetto ai 500mila annunciati solo tre giorni fa quando l’esecutivo Ue aveva presentato uno schema poi inviato agli Stati per consultazione.

“Il quadro temporaneo consente agli Stati membri di garantire che sia disponibile liquidità sufficiente per le imprese di ogni tipo e di preservare la continuità dell’attività economica durante e dopo lo scoppio dell’epidemia”, scrive Bruxelles. “L’impatto economico dell’epidemia è grave. Dobbiamo agire rapidamente per gestire l’impatto il più possibile. E dobbiamo agire in modo coordinato”, ha detto la vicepresidente esecutiva e responsabile della concorrenza, Margrethe Vestager.
coronavirus, il video messaggio di ursula all'italia 4CORONAVIRUS, IL VIDEO MESSAGGIO DI URSULA ALL'ITALIA 

Il quadro temporaneo di aiuti di Stato è basato sull’articolo 107, paragrafo 3, lettera b), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, e riconosce che l’intera economia dell’Ue sta vivendo un “grave disturbo”. Per contrastarlo, prevede diversi tipi di aiuti. Ci sono sovvenzioni dirette, agevolazioni fiscali selettive e pagamenti anticipati: gli Stati membri saranno in grado di istituire regimi per concedere fino a 800.000 euro a una singola società per far fronte alle sue urgenti esigenze di liquidità. Un altro aiuto consente agli Stati di fornire garanzie alle banche perché continuino a fornire prestiti ai clienti che ne hanno bisogno. Poi ci sono prestiti pubblici sovvenzionati alle imprese. E poi ci sono quelli alle banche, ovvero “Salvaguardie per le banche che convogliano gli aiuti di Stato all’economia reale”.

La Commissione precisa che “alcuni Stati membri prevedono di sfruttare le capacità di prestito esistenti delle banche e di utilizzarle come canale di sostegno alle imprese, in particolare piccole e medie. Il nuovo quadro chiarisce che tali aiuti sono considerati aiuti diretti ai clienti delle banche, non alle stesse banche, e fornisce indicazioni su come garantire una distorsione minima della concorrenza tra le banche”.
ursula von der leyen da giovaneURSULA VON DER LEYEN DA GIOVANE


La Vigilanza bancaria della Bce intanto ha deciso “un trattamento prudenziale più flessibile dei prestiti garantiti da misure pubbliche”, e attivato le misure decise dal consiglio direttivo lo scorso 12 marzo che libereranno 120 miliardi di euro di capitale aggiuntivo, in grado di gettare le basi per ulteriori 1.800 miliardi di nuovi prestiti. Lo comunica in una nota la Bce, che incoraggia le banche a “evitare effetti troppo pro-ciclici nell’applicare gli standard contabili Ifrs 9”. L’Eurotower ha anche aumentato la flessibilità in materia di vigilanza riguardo al trattamento dei crediti deteriorati. Infine, le autorità di vigilanza garantiranno la massima flessibilità nel confronto con gli istituti l’attuazione delle strategie di riduzione degli NPL, tenendo conto della natura straordinaria delle attuali condizioni di mercato.

Fonte: qui


FRANCIA E GERMANIA SI SONO RESI CONTO CHE LA CRISI FINANZIARIA È SISTEMICA E CHE IL CONTAGIO È ARRIVATO ANCHE DA LORO (E LE LORO BANCHE SONO PIENE DI DERIVATI. OVVERO TITOLI INVALUTABILI

ECCO PERCHÉ LA BCE DI MADAME LAGARDE SI È AFFRETTATA AD IMPUGNARE IL BAZOOKA. ALTRO CHE SOLIDARIETÀ DELL'EUROPA NEI CONFRONTI DELL'ITALIA...
Marco Antonellis per Dagospia

Sarà anche vero come dice il Ministro dell'economia Gualtieri che "La Bce ha varato un intervento poderoso che porta a 1.120 miliardi le risorse disponibili" ma di sicuro, spiegano rilevantissime fonti di Bruxelles, la Lagarde non ha certamente cambiato idea per le pressioni del Governo italiano dopo la notissima "gaffe" (che in realtà tanto gaffe non era) ma perché in realtà sarebbero a rischio sia le banche francesi che quelle tedesche.
roberto gualtieriROBERTO GUALTIERI
Insomma, il deciso cambio di rotta da parte della Bce e di Madame Christine  non sarebbe dovuto affatto alle rimostranze degli "amici" italiani ma alle solite esigenze di sua maestà Macron e queen Angela. La paura è di un effetto contagio che, come per il Coronavirus, possa partire dall'Italia ed infettare tutto il sistema bancario europeo. In particolare, spiegano autorevolissime fonti, in Francia e Germania "si sono resi conto che la crisi finanziaria è sistemica e che il contagio è arrivato anche da loro; e le loro banche sono piene di derivati - ovvero titoli invalutabili".
Christine LagardeCHRISTINE LAGARDE
Insomma, vuoi vedere che stavolta siamo quelli messi meglio? D'altra parte "le banche italiane hanno registrato un sostanziale rafforzamento negli anni recenti, nella qualità del credito e nel capitale" come ha spiegato nei giorni scorsi il vicedirettore generale della Banca d'Italia, Federico Signorini nella lettera-replica a un articolo-siluro pubblicato dal New York Times, in cui si paventava una possibile nuova crisi del settore per effetto dell'impatto economico del coronavirus.
Fonte: qui

lunedì 24 giugno 2019

''LE FAMIGLIE SONO A RISCHIO USURA'', L'ALLARME DELLA FABI, IL SINDACATO DEI BANCARI.

SILEONI: ''CON LA VENDITA MASSICCIA DI SOFFERENZE, OLTRE 1 MILIONE DI FAMIGLIE E IMPRESE RISCHIA DI FINIRE NEL CAPPIO. SERVE UNA LEGGE AD HOC PER TUTELARLI'' 
GLI ISTITUTI RIPULISCONO I BILANCI, CEDENDO PACCHETTI DI SOFFERENZE A SOCIETÀ DI RECUPERO CREDITI CHE OPERANO CON MODALITÀ SPREGIUDICATE
(AdnKronos) - C'è un "rischio usura, per imprese e famiglie, legato alla massiccia vendita di sofferenze e di crediti deteriorati da parte delle banche italiane". A lanciare l'allarme è la FABI, che in un'analisi ha fotografato l'impatto sui territori e i rischi sociali derivanti dalla cospicua cessione di pacchetti di non performing loan delle banche. Come spiega infatti il segretario generale del sindacato, Lando Maria Sileoni, in Italia "i tempi di recupero crediti delle società specializzate sono troppo veloci, da qui i pericoli per i titolari delle sofferenze di venire strozzati, con il serio rischio di finire, per disperazione, nelle mani degli usurai e della criminalità organizzata".

SILEONI FABISILEONI FABI
Quello della cessione, ricorda il sindacato bancario, è "un fenomeno sensibilmente cresciuto negli ultimi anni, che riguarda prestiti non rimborsati per oltre 360 miliardi di euro e che interessa, guardando alle sole sofferenze, oltre 1,2 milioni di soggetti. Si tratta di clienti bancari 'ceduti', con le loro rate scadute, dagli istituti bancari a società specializzate nel recupero crediti che operano frequentemente con modalità spregiudicate: la maggior parte dei soggetti coinvolti (61%) è esposta per cifre che vanno da 250 euro a 30.000 euro". Nell'analisi, evidenzia la FABI, emerge che sul piano territoriale è il Nord Ovest l'area geografica più toccata dal problema col 33% degli npl totali, con la Lombardia (24,9%) in testa alla classifica, seguita dal Lazio con il 13,3% dei crediti deteriorati.

CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI
Come ricorda ancora il sindacato, dal 2015 al 2018, anche per effetto delle forti pressioni esercitate dalle autorità di vigilanza europee, sono stati immessi sul mercato npl per oltre 170 miliardi. "Operazioni che, se da una parte hanno consentito alle banche di migliorare i risultati raggiungendo in tempi brevi gli obiettivi dei requisiti patrimoniali imposti dalle stesse autorità europee, dall'altro stanno mettendo in pericolo i clienti bancari". Il fenomeno dei crediti deteriorati in banca raggiunge il picco nel 2015 con 360,4 miliardi tra sofferenze (201,1 miliardi) inadempienze probabili (136,3 miliardi) ed esposizione scadute (13,8 miliardi). "Da quel momento è scattata una vasta pulizia di bilancio, che ha rappresentato la via d'uscita preferita dalle banche italiane, ricercata da management al solo scopo di fare cassa, riequilibrare il bilancio e accontentare la vigilanza bancaria europea", continua la FABI.

Nell'arco del triennio 2015-2018, continua l'analisi, il totale dei crediti deteriorati ancora iscritti nei bilanci bancari è stato portato 189,5 miliardi: 101,5 miliardi di sofferenze, 82,9 miliardi di inadempienze probabili e 4,9 miliardi di esposizioni scadute. La riduzione è assai significativa. Sul discusso e pericoloso mercato del recupero crediti è finita, dunque, con ogni probabilità, una parte consistente dei 170,8 miliardi ''spazzati via'' dai bilanci delle banche. Le operazioni di vendita sono cresciute costantemente. Nel corso del 2018, i crediti deteriorati netti sono calati a 90 miliardi, con una riduzione di 40 miliardi rispetto al 2017: una discesa legata a rilevanti operazioni di cessione di non performing loan (55 miliardi nel 2018, 42 miliardi nel 2017, 26 miliardi nel 2016).
CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI

Rispetto allo stock di finanziamenti, gli npl valgono il 4,3%, nel 2015 erano al 9,8%. Se si guarda alle sole sofferenze, analizzando i dati della Banca d'Italia, si scopre che i soggetti coinvolti sono oltre 1,2 milioni. Si tratta di imprese e famiglie alle prese con le difficoltà nell'onorare le scadenze dei finanziamenti: il 61,4% del totale dei clienti in ritardo coi rimborsi è esposto per finanziamenti da 250 euro a 30.000 euro; un altro 12,9% per prestiti da 30.000 euro a 75.000 euro; il 7,4% per crediti da 75.000 euro a 125.000 euro. Nella fascia più alta, invece, sono pochi, in proporzione, quelli in crisi: 19.609 clienti (1,6%) con prestiti da 1 a 2,5 milioni; 7.520 soggetti (0,6%) con finanziamenti da 2,5 milioni a 5 milioni; 5.425 (0,4%) per crediti da 5 milioni a 25 milioni, mentre oltre questa soglia ci sono appena 584 ''nomi'' (0,04% del totale).

Da un punto di vista geografico, il fenomeno delle sofferenze, e quindi di clienti bancari a rischio usura, si innesta per oltre il 50% nelle regioni settentrionali: il 33% degli npl è del Nord Ovest (Piemonte e Valle d'Aosta 5,4%, Lombardia 24,9%, Liguria 2,7%); il 25,2% è del Nord Est (Trentino Alto Adige 2,0%, Veneto 8,6%, Friuli Venezia Giulia 1,4%, Emilia Romagna 10,0%); nelle regioni del Centro si registrano, poi, sofferenze pari al 27,9% del totale (Toscana 8,3%, Umbria 1,9%, Marche 3,1%, Lazio 13,3%); il 6,4% degli npl è al Sud (Abruzzo e Molise 2,4%, Campania 6,7%, Puglia e Basilicata 4,5%, Calabria 1,5%), mentre il restante 3,4% è delle isole (Sicilia 5,4%, Sardegna 2,0%).

Guardando più in generale all'Europa, negli ultimi cinque anni lo stock di crediti deteriorati si è quasi dimezzato, 'liberando' risorse per ben 517 miliardi e il 65% di questo risultato è stato ottenuto da paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Solo in Italia, precisa il sindacato, l'ammontare complessivo di npl è diminuito del 52% dal 2014 al 2018, percentuale più alta d'Europa dopo il 78% registrato in Irlanda.
CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI

"Peccato che il primato tricolore delle operazioni di cessione cartolarizzazione - scrive la FABI nell'analisi - sia stato raggiunto nel nostro Paese con la vendita diretta di pacchetti di crediti a terze controparti che ormai hanno fatto degli npl un business o attraverso la garanzia pubblica dello Stato (Gacs). Entrambe le soluzioni sono state utilizzate e perpetrate a danno delle categorie sociali più importanti per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese: i lavoratori, le imprese e famiglie. Chi ha tratto profitto dalle svendite folli di crediti marci - sostiene il sindacato - sono solo le banche e gli operatori di mercato, avvoltoi in cerca di affari a buoni prezzi e ignari del danno sociale prodotto".

"Non bisogna limitarsi a far quadrare i bilanci delle banche, ma anche tutti gli altri aspetti, soprattutto quelli sociali, derivanti da operazioni squisitamente finanziarie volute dalla Banca centrale europea e dietro le quali si arricchiscono i soliti personaggi", commenta il segretario Sileoni. "I tempi di recupero crediti delle società specializzate - spiega ancora - sono troppo veloci, da qui i pericoli per i titolari delle sofferenze di venire strozzati, con il serio rischio di finire, per disperazione, nelle mani degli usurai e della criminalità organizzata. Il paradosso sarà rappresentato dal fatto che sullo stesso territorio opereranno sia le banche che vorranno comportarsi bene, ma che hanno svenduto i loro crediti a degli avvoltoi, sia le stesse società specializzate nel recupero crediti che agiranno in fretta e con pochissimi scrupoli.

CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI
 E' una bomba che sta per esplodere - avverte Sileoni - e il governo deve intervenire a stretto giro, con una legge ad hoc, salvaguardando piccole, medie imprese in crisi oltre che famiglie disperate. Senza dimenticare che le ripetute cessioni di sofferenze da parte delle banche hanno un impatto negativo sul settore, sia per quanto riguarda l'occupazione sia perché le stesse banche rinunciano ad attività che potrebbero essere ben gestite al proprio interno: le professionalità esistono e vanno invece valorizzate", conclude Sileoni.

Fonte: qui

giovedì 24 gennaio 2019

Lo stato pietoso dell’economia cinese

Secondo istituti governativi, la crescita nel 2018 è stata dell’1,67% o addirittura negativa. La borsa affonda e le imprese private e statali vanno in bancarotta. La bolla speculativa della Cina sta per scoppiare. Il discorso del prof. Xiang Songzuo, dell’università Renmin, che è stato censurato su internet.

Pechino (AsiaNews) - Presentiamo qui l’importante discorso che il prof. Xiang Songzuo ha tenuto lo scorso 16 dicembre alla Scuola di economia dell’università Renmin, durante un seminario per imprenditori. Questo discorso è ormai introvabile in Cina perché la censura l’ha cancellato da internet. Il motivo è chiaro: il prof. Xiang, conosciuto per il suo carattere schietto, dà un’immagine della Cina molto meno favolosa di quella che raccontano giornalisti ed “esperti”, veri aedi di corte – così numerosi e ben pagati in oriente e occidente. Il prof. Xiang – accademico alla scuola di Finanza della Renmin e già capo economista alla Banca cinese dell’agricoltura – rivela per esempio che la crescita del Paese per il 2018 – secondo istituti governativi, che lui non nomina – è dell’1,67 o addirittura negativa: molto lontana dalla crescita ufficiale del 6,5%. Egli fa comprendere che la proprietà privata non è ancora ben difesa in Cina e che il debito del Paese è ormai a livello di pericolo (il 300% del Pil). Davanti a un simile, inconfessato crollo, in cui vanno in bancarotta imprese private e statali, il prof. Xiang suggerisce profonde riforme economiche, politiche e di governo.  Va anche detto che gli Stati Uniti, con la loro bolla finanziaria, e l’Europa con la sua fragile politica monetaria, non stanno meglio. Quella della Cina – come riconoscono alcuni economisti – è una bolla più totale: non solo monetaria e finanziaria, ma anche economica e sociale. L’unica differenza è il silenzio che c’è sulla Cina, segno che si sta preparando a rendere la popolazione cinese una vittima dello scoppio di tale bolla. Del discorso del prof. Xiang esiste anche un video in cinese, salvato in occidente, visibile qui, che ha ricevuto milioni di visite. Un grazie al coraggio del prof. Xiang Songzuo, e a Chinachange, che ha provveduto alla traduzione inglese del suo discorso (traduzione intaliana a cura di AsiaNews).

Il grande cambiamento mai visto negli ultimi 40 anni

Con voi, miei amici studenti, voglio condividere due caratteri cinesi. Spero che ognuno qui presente, ogni imprenditore, possa riflettere insieme con me. Questi due caratteri sono fan si (反思, riflettere). Su cosa riflettere?
L’economia cinese è andata giù quest’anno, come tutti sanno. Il 2018 è un anno straordinario per noi, con così tante cose avvenute. Ma la cosa più importante è il rallentamento dell’economia.
Quanto brutte sono le cose? La cifra che dà l’Ufficio nazionale di statistiche (NBS) è del 6,5%, ma proprio ieri, il gruppo di ricerca di un’importante istituzione ha prodotto un rapporto interno. Potete indovinare la crescita di Pil emersa, usando i dati dell’NBS?
Essi hanno usato due modi di misurare. Con la prima stima, la crescita del Pil per la Cina è circa l’1,67%. Secondo l’altra misurazione, la crescita è negativa.
Naturalmente, il mio punto principale non è l’accuratezza di questi calcoli, o quale sia più credibile. Ma quest’anno vi sono stati tre temi legati alla Cina che noi non abbiamo considerato, o che abbiamo sbagliato a giudicare in modo serio.
Anzitutto, la guerra commerciale fra Cina e Usa. Abbiamo fatto qualche dichiarazione non accurata? Abbiamo sotto-estimato la severità della situazione? Ricordiamo alcuni slogan dei maggiori media all’inizio dell’anno: “Nella guerra commerciale fra Usa e Cina, gli americani stanno sollevando pietre che cadranno sui loro stessi piedi, la Cina vincerà di sicuro”. “Che le battaglie siano lunghe o brevi, la Cina vincerà la guerra commerciale senza alcun dubbio”.
Cosa sta dietro questo modo di pensare? Fino ad oggi, noi continuiamo a soffrire di una dissonanza cognitiva fra il modo in cui capiamo la guerra commerciale Cina-Usa e la realtà internazionale. Ciò richiede una profonda riflessione.
Incolumità e proprietà privata
Secondo punto: qual è stata la causa di questa crisi economica? Perché le imprese private hanno sofferto battute d’arresto nel 2018? Guardando i dati, gli investimenti delle imprese private sono scesi in modo sostanziale, per cui: cosa ha fatto perdere fiducia ai proprietari di imprese private? Il 1° novembre, i leader della nazione si sono radunati per una conferenza economica di alto profilo, che qualcuno ha interpretato come un segnale lanciato dal governo per riconquistare la fiducia delle imprese private, mentre l’economia peggiora.
Purtroppo, dall’inizio dell’anno, sono stati gettati qua e là ogni tipo di dichiarazione ideologica: frasi come “la proprietà privata sarà eliminata”, “la proprietà privata sarà eliminata, ma non ora”, “per le imprese private è tempo di svanire”, “tutte le imprese private dovrebbero essere ridate ai loro lavoratori”. Poi c’è stato quello studio di alto profilo di Marx e del Manifesto comunista. Ricordate quella frase del Manifesto comunista? Abolire la proprietà privata. Che tipo di segnale pensate che questo mandi agli imprenditori privati?
Per questo abbiamo bisogno di riflettere sulla crisi economica della Cina, la pressione sulla economia cinese e la guerra commerciale fra Usa e Cina, che sta crescendo ogni giorno di più. Dobbiamo riflettere su quello che abbiamo sbagliato; su come far rivivere l’economia, mentre camminiamo verso il futuro; che passi dobbiamo fare perché l’economia della Cina mantenga un tasso di crescita sostenuto.
Forse non siete d’accordo con quello che dico; per favore, siate liberi di esprimere le vostre opinioni. Ma io spero che voi possiate pensare in maniera sobria dopo che concluderemo il seminario di oggi. Perché dico ciò? Perché i problemi che affrontiamo sono i nostri e ve ne sono molti. Ma molti di essi sono stati affrontati solo in termini superficiali.
Al simposio sul settore privato, il segretario generale Xi Jinping ha parlato di sei temi. Fra quelli, io sono più preoccupato del sesto: la protezione della integrità personale e della proprietà. Pensateci. In una nazione con un robusto stato di diritto, dove tutti sono uguali davanti alla legge, questi basilari diritti umani non dovrebbero essere garantiti per tutti, imprenditori e comuni cittadini?
Sono passati 40 anni dal [programma di] riforma e apertura, eppure il segretario generale sente che è ancora necessario promuovere i diritti degli imprenditori per quanto riguarda la loro incolumità e la sicurezza della loro proprietà. Ciò riflette la gravità dei temi che riguardano il governo della società cinese e lo Stato. A mio parere, l’economia cinese dovrà affrontare sei sfide interne che meritano la nostra seria considerazione. A causa del poco tempo, non potrò esaminarle tutte.
La guerra commerciale Cina-Usa
In più, vi sono tre grandi sfide esterne. La prima è la guerra commerciale, che in effetti non è più una guerra commerciale, ma piuttosto uno scontro fra due opposti sistemi di valori. Si può dire con certezza che il rapporto Cina-Usa è giunto ora a un crocevia e si trova davanti sfide storiche significative. Cosa dobbiamo fare? Ad essere onesti, non penso abbiamo trovato ancora un brandello di soluzione.
Voi sapete che il capo dell’ufficio finanziario della Huawei, Meng Wanzhou, è stata incarcerata a Vancouver. Negli ultimi due giorni, i maggiori media come la Bbc e la Cnn hanno riportato che gli Usa stanno dando addosso alla Huawei in tutti i modi. Quanto questo fatto ci dice non riguarda solo il commercio e l’economia.
Un tempo parlavamo di “periodo di opportunità strategica di crescita economica per la Cina”. Questo periodo esiste ancora? Personalmente, guardando alla situazione internazionale, penso che questo periodo sta svanendo velocemente.
Guardiamo a cosa significa “periodo internazionale di opportunità strategica”. Significa che in passato, le regole internazionali ci erano favorevoli; avevamo pieno accesso a tecnologia, capitali, talenti e mercati. A causa dei cambiamenti imminenti che affrontiamo sui fronti nazionale e internazionale, ho intitolato il mio discorso di oggi “Il grande cambiamento mai visto negli ultimi 40 anni” (四十年未有之大变局).
Abbiamo davvero considerato i problemi? Certo il problema a breve termine che vediamo è il declino economico; la preponderanza di dati che dimostrano questo punto non ha bisogno di spiegazioni. I dati riguardo alla performance di novembre non sono stati ancora pubblicati, ma potete estrapolarli dalle cifre di ottobre: c’è un declino praticamente in tutti i settori, dai consumi al dettaglio, alle auto, le proprietà immobiliari. Guardate all’export della Cina: Chi può dire che la guerra commerciale non ha avuto alcun impatto sulla Cina e che la Cina è sicura di vincere la guerra per quanto grande essa sia? E la gente che parlava così in aprile e maggio, perché non ridice quelle parole ora?
Perché abbiamo fatto questi errori nel valutare le circostanze internazionali?
Guardiamo a queste cifre. Che la Cina abbia di fronte una crisi economica a lungo termine non è un problema in sé. Ma avrete notato che i consumi e il settore dei servizi ora sono il 78,5% del Pil. Con la logica del governo, questo dovrebbe essere una buona cosa, perché significa che la transizione verso un’economia dei consumi ha avuto successo: un tempo ci basavamo sugli investimenti e l’export; ora ci basiamo sui consumi e sul settore dei servizi. Tutto ciò è ragionevole, ma pensiamo: in un Paese come la Cina, se gli investimenti diminuiscono in modo drammatico, possiamo mantenere la stabilità economica basandoci sui soli consumi?
Il fatto che consumi e servizi comprendano il 78,5% del Pil può essere una buona notizia in qualche modo, ma le implicazioni negative la eclissano in modo totale. Guardiamo agli investimenti. Ancora più importante, possono i consumi da soli sostenere una più veloce crescita economica?
Nei 40 anni seguiti alla riforma economica, abbiamo vissuto cinque fasi di consumo. La prima era per risolvere il problema del cibo; la seconda era quella dei “nuovi grandi tre” [新三大件, per indicare frigorifero, tivù a colori, lavatrice]; la terza era il consumo di informazioni; la quarta l’automobile; la quinta le proprietà immobiliari.
Ma queste cinque ondate sono in pratica giunte alla fine. Le vendite di auto sono calate bruscamente, gli acquisti di proprietà immobiliari si sono ridotti in modo sostanziale, così abbiamo seri problemi.  Questa è la questione cruciale delle sei stabilità elencate dal Politburo [stabilità d’impiego, di finanza, di commercio estero, di investimenti stranieri, stabili investimenti e stabili aspettative]; per scherzare, qualcuno su internet li ha definiti i sei “teneri baci” [吻, wen,  bacio, ha lo stesso suono di 稳, wen, stabilità].
Permettetemi di darvi altri tre “baci”: riserve stabili, tassi di cambio stabili, prezzi delle case stabili. È abbastanza ovvio che queste stabilità sono difficili da raggiungere. Per ora sembra che “stabili investimenti stranieri” e “stabile tasso di cambio” non siano un problema. Gli investimenti stranieri sono stabili. Ma come stabilizzare investimenti, export, mercato immobiliare, impiego? Il motivo per cui voglio condividere con voi la parola “riflettere” con ognuno: oggi abbiamo bisogno di riflettere sul perché ciò è successo e come trovare una soluzione appropriata.
La borsa e le imprese in bancarotta
Via via che l’economia rallenta, il rischio finanziario cresce e le attività di banche nascoste si restringono in modo rapido.  Alcuni dicono che il presidente della banca centrale cinese si sia scusato, dicendo che la loro politica primaria non era stata pensata bene, mancava di coordinamento, e non era attuata in modo proprio; che queste, insieme agli effetti dei pesanti regolamenti, hanno causato una riduzione del credito. Certo, questa è una ragione importante, ma non è il punto fondamentale.
Il mercato dei finanziamenti diretti, sia i bond che le azioni di borsa, nel 2018 si sono dimezzati e che molte compagnie sono divenute inadempienti (default). Il debito totale causato dal default supera i 100 miliardi di RMB (14,5 miliardi di dollari Usa) per i primi tre trimestri.
Secondo dati offerti dal governo, il debito da default delle compagnie potrebbe superare i 120 miliardi di RMB e molti commerci sono andati in bancarotta. Come dice Cao Dewang (曹德旺), le imprese crollano a frotte, e nemmeno le imprese statali sono risparmiate. La Bohai Steel, una volta citata nella lista di Fortune Global 500, quando è andata in bancarotta era in debito di 192 miliardi di RMB, ma il numero reale potrebbe essere fino a 280 miliardi di RMB.
I debito dei governi locali è un grosso problema nel mercato finanziario della Cina. Sui numeri, l’Ufficio nazionale di audit dice che è circa di 17.800 miliardi di RMB, mentre He Keng (贺铿), vicedirettore del Comitato per gli affari economici e finanziari dell’Assemblea nazionale del popolo, pensa che esso sia di oltre 40mila miliardi di RMB. Ciò che è peggio, è che nessun governo locale abbia l’intenzione di ripagare i suoi debiti.
Questo è il contesto più largo. Poi ci sarebbe anche il crollo della borsa. Il mio amico, il sig. Jin Yanshi (金岩石), fra breve condividerà con voi i suoi pensieri riguardo a una imminente ripresa del mercato azionario, ma secondo me, esso è lontano dall’accadere. Guardate alla storia: solo il crollo di Wall Street del 1929 può essere paragonato al ripido declino che le azioni cinesi hanno sperimentato quest’anno. Alcuni titoli sono scesi dell’80 e perfino del 90%.
E qui c’è il problema a cui dobbiamo pensare oggi: sappiamo che la borsa cinese è dolorante, ma cosa la colpisce esattamente?
Alcuni danno la colpa ai regolatori di titoli (securities regulators), al presidente Liu (刘主席), o a questo o quello, ma io penso che essi se la stanno prendendo con la gente sbagliata. Il problema è nella politica regolatrice, che da tempo è un po’ mancante. L’assenza di un completo regolamento della borsa potrebbe essere un tema importante, ma non è quello cruciale.
Guardiamo alla struttura dei profitti. Per dirla con franchezza, le compagnie listate nella borsa in Cina non fanno soldi. Ma allora, chi ha preso i pochi profitti fatti dalle oltre 3mila compagnie listate nella borsa cinese? Due terzi sono stati presi dal settore bancario e da quello immobiliare. I profitti guadagnati da 1444 compagnie nel gruppo delle PMI e nei consigli d'impresa per la crescita, non sono nemmeno pari a una volta e mezza i profitti della Banca industriale e commerciale della Cina. Come può un tipo di mercato così divenire un mercato impetuoso (a bull market)?
Quando compriamo azioni, noi stiamo comprando i profitti della compagnia, non montature e voci. Ho letto un recente rapporto che paragona i profitti delle compagnie listate in Cina e quelle negli Usa. Ci sono molte compagnie pubbliche negli Usa che hanno decine di miliardi di profitti. Quante compagnie cinesi manifatturiere e tecnologiche hanno fatto questi risultati? Ce n’è solo una, ma non è nella borsa [Xiang si riferisce alla Huawei, la compagnia tecnologica]. Cosa ci dice ciò? Come dice il prof. Robert Shiller di Yale: a breve termine, le performance delle borse possono non essere il barometro dell’economia, ma lo sono a lungo termine.
Così, io penso che la terribile performance della borsa dimostra solo una cosa: che l’economia reale in Cina è piuttosto in disordine. Dov’è la ripresa del mercato azionario? Penso sia ovvio che la fiducia degli investitori non sia ancora ristabilita.
La bolla speculativa
Il 19 e il 20 ottobre sono emerse alcune politiche e il vice-premier Liu He (刘鹤) ha fatto un discorso in cui di persona ha promesso dei risultati, ma che ne è stato? L’indice SSE [indice composito della borsa di Shanghai] è sceso a 2600 punti dallo scorso venerdì e rimane lì, appena vivo. Quando arriverà la ripresa del mercato? Il mercato immobiliare non sta mostrando segni di ottimismo per ora, ma non andrò nei dettagli per mancanza di tempo. Potete prendere una foto dei dati per vostro uso.
E’ per questo che la Cina vuole combattere le tre dure battaglie. Il declino economico della Cina indica che vi è un problema maggiore legato all’espansione e alla crescita: essa ha deviato dai fondamentali e si è mossa verso la speculazione. Queste sono parole dette dall’ex capo della banca centrale di Cina, Zhou Xiaochuan (周小川).
Quali sono i nostri rischi finanziari attuali? Essi sono nascosti, complessi, acuti, contagiosi e malevoli. Squilibri strutturali sono massicci, e le violazioni della legge e dei regolamenti sono rampanti. Bisogna prevenire “cigni neri” e fermare “grigi rinoceronti”. Una volta, un reporter ha domandato a Zhou: “Dove sono i cigni neri? Quali sono?”. Zhou ha sorriso e non ha risposto.
I “cigni neri” sono vicini a voi. Il prestito P2P, blockchain, Coin Circle non sono tutti dei “cigni neri”? Ma non potete vederli. E per i “grigi rinoceronti”, questi possono attaccarvi in ogni momento. Il più grosso di loro è il mercato immobiliare.
Abbiamo speculazioni rampanti in ogni dove, in troppi aspetti. In breve, è arbitraggio.
Durante la conferenza nazionale di lavoro sulla finanza lo scorso anno, il segretario generale e il premier hanno criticato con forza il settore finanziario con una lista di polemiche dal timbro letterario, dicendo che essi si stavano trastullando senza la minima considerazione per la realtà e che il settore finanziario era nel caos ed era una visione terribile da sostenere.
Oltre a questo arbitraggio finanziario, cosa fa la maggior parte delle aziende con i loro soldi? Quaranta per cento di esso va in borsa, speculazione e acquisto di azioni di compagnie finanziarie, ma non va a investimenti primari di aziende. E questo si può considerare una buona situazione per le compagnie listate? Potete dire addio agli impegni di equità (equity pledges), gioco finito. In quanto economista, io sono contrario al governo che salva il mercato. Se le azioni crollano, lasciale andare: che cosa conta salvarle? Che cosa fai usando gli impegni di equità per altri scopi? Che cosa hai fatto con i prestiti che hai ricevuto dai titoli azionari?
Conosco molti imprenditori delle compagnie listate. Francamente, buona parte dei loro fondi di impegni di equità non sono andati alla loro attività principale (primary business), ma sono stati usati per le speculazioni. Hanno usato molti trucchi. Hanno acquistato prodotti finanziari; hanno comprato case. Il governo dice che le compagnie listate hanno speso 1000-2000 miliardi speculando sugli immobili. Alla base, l’economia cinese è tutta costruita sulla speculazione, e ogni cosa è super-indebitata (over leveraged).
La Cina si è imbarcata su questo sentiero di non ritorno a partire dal 2009. Il tasso di leva finanziaria è aumentato in modo vertiginoso. Il nostro coefficiente di leva finanziaria attuale è tre volte quello degli Stati Uniti e due volte quello del Giappone. Il tasso di debito delle compagnie non finanziarie è il più alto del mondo, per non citare l’immobiliare.
Avendo condiviso tutti questi dati con voi, non dovremmo ora giungere a una conclusione?
“Le rondini tornano ogni tre anni” [è un riferimento ai tre anni di crescita del RMB fra il 2005 e il 2008]. E ora sono tornate ancora. Il declino economico ha creato un mucchio di pressioni, così ora il governo ritorna con la serie dei suoi vecchi trucchi: regolamenti valutari rilassati, politiche monetarie aggressive, politiche finanziarie rilassate e aggressiva politica di finanziamento del capitale.
Soluzioni poco efficaci
Ma ora voglio porvi una domanda. Tutti voi che ascoltate siete alunni della scuola economica della Renmin e capaci di pensare in modo indipendente, per cui vi do da pensare: Saranno efficaci queste politiche? Potranno risolvere i problemi fondamentali della Cina? Il problema non è che la regolazione della nostra moneta non fosse abbastanza rilassata quest’anno – abbiamo rilasciato 400 miliardi di yuan in liquidità, 2300 miliardi di yuan in servizi di copertura o finanziamenti a medio termine. Per 2300 miliardi di volte, il moltiplicatore di denaro è circa una dozzina di migliaia di miliardi.
Sono state lanciate tre “frecce” di politica monetaria, conosciute anche come “le tre frecce di Yi, il capo della Banca”. La prima è i prestiti, la seconda è l’emissione di debiti, la terza è risolvere il problema degli impegni di equità. Ancora più impressionante è stato lo “obbiettivo 125” [Guo Shuqing (郭树清), segretario del Comitato del Partito comunista della Banca popolare di Cina e presidente della Commissione regolatrice su banche e assicurazioni, ha detto in novembre che i prestiti delle banche alle compagnie private devono raggiungere lo “obbiettivo 125”, che significa:
nei nuovi prestiti alle imprese, le grandi banche dovrebbero emettere non meno di un terzo dei prestiti alle imprese private; le banche medie e piccole dovrebbero emettere non meno di due terzi dei prestiti alle imprese private; e in tre anni l'obiettivo è che le banche offrano non meno del 50% dei loro prestiti a imprese private, fra tutti i loro prestiti alle nuove società].
Di recente siamo stati nel delta del Fiume delle Perle, e in alcune altre regioni per una ricerca sul campo, e alcuni del luogo ci hanno detto che membri del governo locale hanno invitato i capi delle banche a un incontro e chiesto loro a quale banca andare per avere dei prestiti. Cos’è questa astrusità?
Abbiamo bisogno di riflettere sui nostri problemi correnti: queste politiche possono risolvere i problemi più profondi?
Sulla questione dello swap debito-per-equità, il mercato ha espresso molte politiche ma io non ne vedo nemmeno una che sia utile. Dal 19 ottobre sono passati altri due mesi, vi è stato qualcosa di efficace? E così dobbiamo domandarci: cosa è davvero andato storto con la nostra economia?
La mia riflessione è giunta a una conclusione: Il problema dell’economia cinese non è più la velocità o la quantità, ma la qualità.
Il rapporto ufficiale del 19mo Congresso del Partito è eccezionale. Come pure il rapporto del Terzo Plenum del 18mo Congresso del Partito. Tutte queste grandi decisioni erano ben scritte coi punti giusti. Ma tristemente, non sono state seguite [da azioni]. I problemi strutturali che affrontiamo come nazione, i “Sei squilibri” non sono affrontati a sufficienza. Pensate, studenti della scuola di economia della Renmin qui presenti: può una qualunque radicale politica di credito o una monetary easing risolvere questi problemi?
Oltretutto, questi crediti e politiche monetarie possono solo produrre aggiustamenti a breve termine, che sono incapaci di risolvere al fondo gli “squilibri” che ho citato prima. Siamo ancora intrappolati nella scatola della vecchia politica e del vecchio modo di pensare. La chiave per conoscere se la trasformazione avrà successo è la vitalità delle imprese private – e cioè, se la politica può stimolare l’innovazione delle imprese.
Per così tanti anni abbiamo giocato col credito e gli strumenti monetari. Non è questa la ragione della tristezza di oggi per così tanti guai? La speculazione ha portato i prezzi delle case alle stelle.
I problemi che le aziende private devono affrontare non sono difficoltà nella finanza. Quali sono allora? Essi sono timorosi di una politica instabile e di un governo che non mantiene la sua parola.
In un incontro del Comitato permanente del Consiglio di Stato, il leader ha detto: in Cina il governo è quello di cui ci si può fidare di meno. Perciò, per risolvere il problema del debito, per prima cosa, il governo deve ripagare i debiti che esso deve alle aziende; le imprese statali devono ripagare i debiti che essi devono alle imprese private; e le grandi imprese private devono ripagare i debiti che esse devono alle imprese più piccole.  I tre costi continuano a salire [costi di produzione, transnazionali e sistematici], e per questo l’appello primario è per tagli alle tasse e una riduzione dei balzelli.
Il mio giudizio di base sul tema globale è che questi schemi di credito monetario a breve termine sono totalmente incapaci a risolvere il problema. Se l’economia cinese vuole continuare a crescere in una maniera vera e stabile e districarsi dal suo pantano attuale, deve attuare queste tre riforme essenziali: il sistema delle tasse, la riforma della struttura politica, la riforma del governo dello Stato.
Come ridurre tasse e balzelli? La struttura del governo deve essere snellita tagliando un grande numero di impiegati. Bisogna allontanare il personale e le spese devono essere ridotte, che significa riforme strutturali che devono essere compiute.
Il prof. Zhou Qiren (周其仁), dell’università di Pechino è una persona che io rispetto e ammiro profondamente. In tutti questi anni egli ha continuato a dire: Qual è il problema più grosso della Cina? I costi dell’amministrazione sociale, che sono troppo alti.
Poi ci sono le questioni riguardo alla riforma del governo e le riforme sulla struttura del governo dello Stato. E poi, naturalmente, vi è la riforma degli studi accademici e della ricerca.
Ho sentito che fra due giorni vi sarà una grande conferenza per ricordare i 40 anni della “riforma e apertura”. Sinceramente, spero che in quella conferenza sentiremo qualcosa su come approfondire le riforme. Aspettiamo e vediamo se vi sarà un progresso reale su queste riforme.
Se ciò non accade, permettetemi di concludere con queste parole: l’economia cinese rischia di rimanere in tempi difficili per un lungo periodo.

Fonte: qui

Cina, tasso di crescita medio annuo più basso dal 1990


Nell'ultimo trimestre del 2018 il pil ha registrato una crescita del 6,4% su base annua dal 6,5% del trimestre precedente, la performance peggiore dallo scoppio della crisi finanziaria globale


L'economia cinese ha rallentato nel quarto trimestre, sotto la pressione di una domanda domestica traballante e dei dazi imposti dagli Stati Uniti, portando la crescita nell'intero 2018 al minimo in circa tre decenni e aumentando la pressione su Pechino affinché metta in campo ulteriori misure di stimolo per evitare un rallentamento più marcato.
Secondo i numeri dell'istituto nazionale di Statistica, nell'ultimo trimestre del 2018 il pil ha registrato una crescita del 6,4% su base annua dal 6,5% del trimestre precedente, la performance peggiore dallo scoppio della crisi finanziaria globale. Il rallentamento ha portato la crescita dell'intero anno a 6,6% da 6,8% segnato nel 2017. Si tratta del tasso di crescita medio annuo più basso dal 1990.

Fonte: M.F.

CINA: un paese vittima della sua crescita esponenziale

Debito aggregato (totale) indifendibile. Ma i dati a riguardo son contrastanti, ma la realtà è difficile da poter nascondere.

La Cina ha le spalle larghe. Molto larghe. Il suo PIL ormai ha assunto dimensioni impressionanti ed ha un peso specifico sulla crescita globale veramente importante. Una crescita, quella cinese, che continua ad aggirarsi su percentuali notevoli. Siamo sul 6,5% annuo, numeri elevati che però sono necessari per la sostenibilità del modello economico del paese. Un paese che infatti, ha avuto uno sviluppo non così sano, basato soprattutto sul debito.
Queste cose ve lo ho già descritte e spiegate fino alla noia e allora perdonatemi se sarò molto sintetico.
Parlando di debito, avete una minima percezione di quanto ammonti il debito aggregato, quindi totale, cinese? I numeri sono i seguenti. Letti in chiave percentuale rendono molto meglio l’idea e, permettetemi, la drammaticità del fenomeno.

CINA: total debt (debito aggregato)

Debito delle banche? Sostenibile. Debito pubblico? Sostenibile. Debito delle famiglie? Ancora sostenibile (e comunque nella normalità). Ma il debito corporate, signori, è una bomba innescata. 34.000.000.000.000 $, 34 trillioni di USD(click here) Una cifra assurda che, per essere sostenibile dal mondo corporate cinese, deve essere accompagnata da un PIL fortissimo. Ecco perché la Cina è arrivata a dei compromessi con gli USA, negli ultimi giorni. Non possono permettersi un PIL in forte decrescita perché, altrimenti, il modello economico cinese salta come un tappo di champagne. Ma in questo caso, ci sarebbe nulla da festeggiare perché gli effetti negativi sarebbero percepiti in ogni dove.
Funzionari del ministero delle Finanze cinese hanno detto che Pechino quest’anno potenzierà il proprio stimolo fiscale per sostenere l’economia, concentrandosi su ulteriori tagli alle tasse per le piccole imprese. Secondo gli economisti, il governo potrebbe rendere noti i dettagli di uno stimolo fiscale più consistente nel corso del meeting parlamentare annuale di marzo, che preveda maggiori tagli alle tasse e più spesa su progetti per infrastrutture. (Reuters)
Nel solo 2017, il debito è salito del 17% del PIL. Assurdo. Ed ha raggiunto la fantomatica percentuale del 266%. E il debito corporate ha ormai raggiunto il 170% del PIL.
A questo punto la provocazione è d’obbligo: il debito non è un problema se è gestibile. Vero, il Giappone insegna. Peccato che ci sono delle variabili che possono renderlo sempre più complicato, generando quindi insolvenze a catena. E qui si apre la voragine.
La Cina è un paese che, come trasparenza, non ha mai brillato e quindi diventa difficile poter conoscere con esattezza tutte le dinamiche. Ma parlando di sofferenze bancarie o di NPL, il mistero si infittisce. Essendo così elevato il debito corporate, capite benissimo che il problema non è di poco conto. Se il tasso di NPL è troppo elevato, si genera un problema per il settore bancario non di poco conto. Ma il tasso di NPL è teoricamente sotto controllo. Il sito CEIC ci riporta un tasso NPL difficilmente difendibile. Pensate un po’, 1,8%.

CEIC: China NPL

Ovviamente non ci credo nemmeno se lo vedo, e quindi andiamo oltre. PWC in questo report, ha già una visione ben diversa e a giugno vedeva NPL per la cifra di 1.395 miliardi di USD. Rapportato alla totalità del debito significa un 4%. Se prendiamo solo il mondo corporate, andiamo ad un 6-7%.

CHINA toxic debt

Ma attenzione. Questi sono dati semi ufficiali, è un po’ quello che è uscito al di là della muraglia cinese, ma non rappresenta le provata verità.
Reuters ha provato a fare delle stime più realistiche ed il risultato che ne deriva è altrettanto indifendibile a livello numerico, proprio come il dato iniziale pari a 1,75%. L’analisi Reuters porta ad un ipotetico tasso di NPL pari a 28,1%.

CHINA: NPL stime più o meno ufficiali vs stime decisamente NON ufficiali

Ipotizziamo anche un tasso di NPL inferiore, ma vi rendete conto cosa potrebbe significare sul tessuto bancario ed economico del paese? OK, la Cina ha le spalle larghe, larghissime, ma è più che evidente che Pechino ha fatto il passo più lungo della gamba, che adesso si trova in una situazione di grosso pericolo e di forte disequilibrio (essendo schiava della propria crescita) e rappresenta l’ennesima bomba innescata.

Dite che sono troppo pessimista, vero? Avete ragione. E allora vi dico che fintanto che il giocattolino continua a funzionare, tutto andrà avanti. Successivamente qualche problemino in più non si può escludere.

Fonte: qui

Il rischio per l’economia globale è la Cina, non l’Italia

L’economista italiano Giulio Sapelli sostiene che il vero pericolo per la crescita globale è dovuto al rallentamento della Cina e non al nostro Paese, dove non arrivano investimenti

Il rischio per l'economia globale è la Cina, non l'Italia
Ieri al World Economic Forum a Davos, Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale ha annunciato il taglio delle stime sul Pil dell’Italia allo 0,6%, il più basso a livello mondiale, definendo il nostro Paese come un “rischio per l’economia globale”.
Secondo l’economista Giulio Sapelli però, il principale pericolo per la crescita mondiale arriva dalla Cina. Il rallentamento della superpotenza asiatica porterebbe infatti ad una forte diminuzione delle importazioni cinesi.
“L’allarme arriva non tanto dall’Italia ma dal fatto che la deflazione europea continua”, sostiene Sapelli. Per l’esperto, un altro problema deriva dalla mancanza di investimenti nel Belpaese e, più in generale, in Europa.
Una soluzione potrebbe essere trovata grazie ad una collaborazione tra il Fmi e la Banca europea per gli investimenti, in modo da costruire un “grande piano di investimenti europei che è l’unico modo per evitare lo tsunami della Cina”.
Fonte: qui
un paese vittima della sua crescita esponenziale