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venerdì 19 luglio 2019

Usa: Apocalisse al dettaglio.12.000 negozi sono previsti per chiudere quest'anno

Con il rallentamento dell'economia durante l'estate, ci sono dati nuovi e allarmanti che mostrano che le chiusure dei punti vendita stanno accelerando.
La ricerca di Coresight dice che ci sono già stati 20% in più di chiusura dei negozi annunciati nei primi sei mesi del 2019 rispetto a tutto il 2018.
La società di ricerca ha esaminato i dati e le relazioni sugli utili dei rivenditori, ha rilevato che quest'anno si prevede di chiudere oltre 7.000 con molte sedi già chiuse.
Bankrupted Payless ShoeSource ha chiuso i suoi negozi rimanenti la scorsa settimana, rappresenta il 37% della chiusura di quest'anno.
Secondo le stime di chiusure, le chiusure potrebbero colpire almeno 12.000 negozi entro la fine del quarto trimestre 2019. Nel 2018 l'azienda ha già rintracciato 5.864 chiusure, che includevano tutti i Toys R Us, Kmart e Sears.
L'apocalisse del commercio al dettaglio ha aumentato la sua brutta testa nel 2017 quando sono stati registrati record di 8.139 chiusure di negozi.
In un comunicato separato, segnalato da USA Today, UBS ha dichiarato che le tariffe del 25% su prodotti cinesi per $ 250 miliardi potrebbero mettere a rischio $ 40 miliardi di vendite al dettaglio e mettere 12.000 negozi a rischio di chiusura.
"Il mercato non si rende conto di quanto la vendita al dettaglio di mattoni e malta stia crescendo in modo crescente e di come nuove tariffe del 25% possano forzare la chiusura di negozi", ha scritto l'analista di UBS Jay Sole nel rapporto di maggio. "Pensiamo che le potenziali tariffe del 25% sulle importazioni cinesi potrebbero accelerare la pressione sui margini di profitto di queste società fino al punto in cui le chiusure dei grandi magazzini diventano una possibilità reale".
Occorreranno diversi mesi prima che il nuovo ciclo di tariffe filtrerà attraverso l'economia, aumenterà i prezzi al dettaglio, costringerà i consumatori a fare acquisti online o non li farà affatto, e quindi porterà a una nuova ondata di chiusure nel 1H20. Per quanto riguarda l'economia, i tassi di crescita sono infatti in calo mentre un rallentamento industriale si estende ad altri settori.
Ecco l'elenco completo di chiusure di negozi di Coresight finora per quest'anno:
Payless ShoeSource :  2.589 (comprende 248 sedi in Canada e 114 negozi di formato più piccolo nelle località di Shopko Hometown).
Shopko :  371
Topshop:  tutti e 11 gli Stati Uniti
Henri Bendel:  23
Bellezza ELF:  22
Qui ci sono più chiusure annunciate che potrebbero arrivare fino al 2020:
Dollaro familiare :  ben 390 negozi
Chico's :  74, ma 250 nei prossimi tre anni.
GNC:  233
Gap :  circa 230 nei prossimi due anni
Walgreens:  195
Foot Locker:  165, totale include chiusure al di fuori degli Stati Uniti
Signet Jewelers :  la casa madre di Kay, Zales e Jared ha detto che chiuderà altri 150 negozi.
Pier 1 Importazioni :  57, ma fino a  145  potrebbe chiudere.
Ascena Retail:  120
Maternità di destinazione:  117
Sears :  72
Vera Bradley: 50
Office Depot:  50
Kmart :  48
CVS :  46
Città  festiva : 45
Città natale e negozi outlet di Sears:  45
The Children's Place :  fino a 45
Z Gallerie: 44
DKNY:  41
Stage Stores: da  40 a 60
Abercrombie & Fitch:  40
Francesca:  almeno 30 negozi
Build-A-Bear:  fino a 30 in due anni
Williams-Sonoma:  30
JC Penney :  27
Droghieri del sud-est:  22
Saks Off 5th:  20
Lowe :  20
J. Equipaggio:  20
Macy's:  8
Nordstrom:  7
Target:  6
J.Crew:  5
Kohl:  4
Whole Foods:  1
Calvin Klein:  1
Bambini in ceramica:  1
Fonte: qui

lunedì 24 giugno 2019

''LE FAMIGLIE SONO A RISCHIO USURA'', L'ALLARME DELLA FABI, IL SINDACATO DEI BANCARI.

SILEONI: ''CON LA VENDITA MASSICCIA DI SOFFERENZE, OLTRE 1 MILIONE DI FAMIGLIE E IMPRESE RISCHIA DI FINIRE NEL CAPPIO. SERVE UNA LEGGE AD HOC PER TUTELARLI'' 
GLI ISTITUTI RIPULISCONO I BILANCI, CEDENDO PACCHETTI DI SOFFERENZE A SOCIETÀ DI RECUPERO CREDITI CHE OPERANO CON MODALITÀ SPREGIUDICATE
(AdnKronos) - C'è un "rischio usura, per imprese e famiglie, legato alla massiccia vendita di sofferenze e di crediti deteriorati da parte delle banche italiane". A lanciare l'allarme è la FABI, che in un'analisi ha fotografato l'impatto sui territori e i rischi sociali derivanti dalla cospicua cessione di pacchetti di non performing loan delle banche. Come spiega infatti il segretario generale del sindacato, Lando Maria Sileoni, in Italia "i tempi di recupero crediti delle società specializzate sono troppo veloci, da qui i pericoli per i titolari delle sofferenze di venire strozzati, con il serio rischio di finire, per disperazione, nelle mani degli usurai e della criminalità organizzata".

SILEONI FABISILEONI FABI
Quello della cessione, ricorda il sindacato bancario, è "un fenomeno sensibilmente cresciuto negli ultimi anni, che riguarda prestiti non rimborsati per oltre 360 miliardi di euro e che interessa, guardando alle sole sofferenze, oltre 1,2 milioni di soggetti. Si tratta di clienti bancari 'ceduti', con le loro rate scadute, dagli istituti bancari a società specializzate nel recupero crediti che operano frequentemente con modalità spregiudicate: la maggior parte dei soggetti coinvolti (61%) è esposta per cifre che vanno da 250 euro a 30.000 euro". Nell'analisi, evidenzia la FABI, emerge che sul piano territoriale è il Nord Ovest l'area geografica più toccata dal problema col 33% degli npl totali, con la Lombardia (24,9%) in testa alla classifica, seguita dal Lazio con il 13,3% dei crediti deteriorati.

CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI
Come ricorda ancora il sindacato, dal 2015 al 2018, anche per effetto delle forti pressioni esercitate dalle autorità di vigilanza europee, sono stati immessi sul mercato npl per oltre 170 miliardi. "Operazioni che, se da una parte hanno consentito alle banche di migliorare i risultati raggiungendo in tempi brevi gli obiettivi dei requisiti patrimoniali imposti dalle stesse autorità europee, dall'altro stanno mettendo in pericolo i clienti bancari". Il fenomeno dei crediti deteriorati in banca raggiunge il picco nel 2015 con 360,4 miliardi tra sofferenze (201,1 miliardi) inadempienze probabili (136,3 miliardi) ed esposizione scadute (13,8 miliardi). "Da quel momento è scattata una vasta pulizia di bilancio, che ha rappresentato la via d'uscita preferita dalle banche italiane, ricercata da management al solo scopo di fare cassa, riequilibrare il bilancio e accontentare la vigilanza bancaria europea", continua la FABI.

Nell'arco del triennio 2015-2018, continua l'analisi, il totale dei crediti deteriorati ancora iscritti nei bilanci bancari è stato portato 189,5 miliardi: 101,5 miliardi di sofferenze, 82,9 miliardi di inadempienze probabili e 4,9 miliardi di esposizioni scadute. La riduzione è assai significativa. Sul discusso e pericoloso mercato del recupero crediti è finita, dunque, con ogni probabilità, una parte consistente dei 170,8 miliardi ''spazzati via'' dai bilanci delle banche. Le operazioni di vendita sono cresciute costantemente. Nel corso del 2018, i crediti deteriorati netti sono calati a 90 miliardi, con una riduzione di 40 miliardi rispetto al 2017: una discesa legata a rilevanti operazioni di cessione di non performing loan (55 miliardi nel 2018, 42 miliardi nel 2017, 26 miliardi nel 2016).
CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI

Rispetto allo stock di finanziamenti, gli npl valgono il 4,3%, nel 2015 erano al 9,8%. Se si guarda alle sole sofferenze, analizzando i dati della Banca d'Italia, si scopre che i soggetti coinvolti sono oltre 1,2 milioni. Si tratta di imprese e famiglie alle prese con le difficoltà nell'onorare le scadenze dei finanziamenti: il 61,4% del totale dei clienti in ritardo coi rimborsi è esposto per finanziamenti da 250 euro a 30.000 euro; un altro 12,9% per prestiti da 30.000 euro a 75.000 euro; il 7,4% per crediti da 75.000 euro a 125.000 euro. Nella fascia più alta, invece, sono pochi, in proporzione, quelli in crisi: 19.609 clienti (1,6%) con prestiti da 1 a 2,5 milioni; 7.520 soggetti (0,6%) con finanziamenti da 2,5 milioni a 5 milioni; 5.425 (0,4%) per crediti da 5 milioni a 25 milioni, mentre oltre questa soglia ci sono appena 584 ''nomi'' (0,04% del totale).

Da un punto di vista geografico, il fenomeno delle sofferenze, e quindi di clienti bancari a rischio usura, si innesta per oltre il 50% nelle regioni settentrionali: il 33% degli npl è del Nord Ovest (Piemonte e Valle d'Aosta 5,4%, Lombardia 24,9%, Liguria 2,7%); il 25,2% è del Nord Est (Trentino Alto Adige 2,0%, Veneto 8,6%, Friuli Venezia Giulia 1,4%, Emilia Romagna 10,0%); nelle regioni del Centro si registrano, poi, sofferenze pari al 27,9% del totale (Toscana 8,3%, Umbria 1,9%, Marche 3,1%, Lazio 13,3%); il 6,4% degli npl è al Sud (Abruzzo e Molise 2,4%, Campania 6,7%, Puglia e Basilicata 4,5%, Calabria 1,5%), mentre il restante 3,4% è delle isole (Sicilia 5,4%, Sardegna 2,0%).

Guardando più in generale all'Europa, negli ultimi cinque anni lo stock di crediti deteriorati si è quasi dimezzato, 'liberando' risorse per ben 517 miliardi e il 65% di questo risultato è stato ottenuto da paesi come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Solo in Italia, precisa il sindacato, l'ammontare complessivo di npl è diminuito del 52% dal 2014 al 2018, percentuale più alta d'Europa dopo il 78% registrato in Irlanda.
CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI

"Peccato che il primato tricolore delle operazioni di cessione cartolarizzazione - scrive la FABI nell'analisi - sia stato raggiunto nel nostro Paese con la vendita diretta di pacchetti di crediti a terze controparti che ormai hanno fatto degli npl un business o attraverso la garanzia pubblica dello Stato (Gacs). Entrambe le soluzioni sono state utilizzate e perpetrate a danno delle categorie sociali più importanti per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese: i lavoratori, le imprese e famiglie. Chi ha tratto profitto dalle svendite folli di crediti marci - sostiene il sindacato - sono solo le banche e gli operatori di mercato, avvoltoi in cerca di affari a buoni prezzi e ignari del danno sociale prodotto".

"Non bisogna limitarsi a far quadrare i bilanci delle banche, ma anche tutti gli altri aspetti, soprattutto quelli sociali, derivanti da operazioni squisitamente finanziarie volute dalla Banca centrale europea e dietro le quali si arricchiscono i soliti personaggi", commenta il segretario Sileoni. "I tempi di recupero crediti delle società specializzate - spiega ancora - sono troppo veloci, da qui i pericoli per i titolari delle sofferenze di venire strozzati, con il serio rischio di finire, per disperazione, nelle mani degli usurai e della criminalità organizzata. Il paradosso sarà rappresentato dal fatto che sullo stesso territorio opereranno sia le banche che vorranno comportarsi bene, ma che hanno svenduto i loro crediti a degli avvoltoi, sia le stesse società specializzate nel recupero crediti che agiranno in fretta e con pochissimi scrupoli.

CREDITI DETERIORATICREDITI DETERIORATI
 E' una bomba che sta per esplodere - avverte Sileoni - e il governo deve intervenire a stretto giro, con una legge ad hoc, salvaguardando piccole, medie imprese in crisi oltre che famiglie disperate. Senza dimenticare che le ripetute cessioni di sofferenze da parte delle banche hanno un impatto negativo sul settore, sia per quanto riguarda l'occupazione sia perché le stesse banche rinunciano ad attività che potrebbero essere ben gestite al proprio interno: le professionalità esistono e vanno invece valorizzate", conclude Sileoni.

Fonte: qui

venerdì 15 febbraio 2019

E’ STATA ARRESTATA LA 21ENNE ANTONELLA FAUNTLEROY, AMICA DI DESIRÉE MARIOTTINI E FINORA TESTIMONE DELL’INDAGINE


SAREBBE STATA LEI AD ACCOMPAGNARE LA RAGAZZINA NELLO STABILE DI VIA DEI LUCANI, LE HA CEDUTO METADONE E STUPEFACENTI, PIÙ VOLTE. SAPEVA CHE ERA MINORENNE E L'HA PORTATA NEL CAPANNONE LA NOTTE IN CUI È MORTA, DOPO UN'INTERA GIORNATA DI VIOLENZE

Michela Allegri per “il Messaggero”

ANTONELLA FAUNTLEROYANTONELLA FAUNTLEROY
Ha accompagnato Desirée nello stabile di via dei Lucani, le ha ceduto metadone e stupefacenti, più volte. Sapeva che quella ragazzina di Cisterna di Latina aveva solo 16 anni. E l' ha portata nel capannone abbandonato nel quartiere San Lorenzo anche la notte in cui è morta, stroncata da un mix letale di droghe e psicofarmaci e dopo un' intera giornata di violenze. C' è una svolta nell' inchiesta sul decesso di Desirée Mariottini: finisce in manette una delle testimoni chiave dell' indagine.

Si tratta di Antonella Fauntleroy, ventunenne cittadina della Repubblica Botswana, amica della sedicenne. È stata arrestata dalla Squadra Mobile ieri all' alba. Si nascondeva nel vano lavanderia di uno stabile in borgata Finocchio. È accusata di cessione continuativa e aggravata di stupefacenti alla minore e ora si trova nel carcere di Rebibbia.
l'esclusiva di 'giallo' su desiree 6L'ESCLUSIVA DI 'GIALLO' SU DESIREE

Avrebbe dato droghe alla ragazzina anche nei giorni precedenti la sua morte, avvenuta nella notte tra il 18 e il 19 ottobre. Restano intanto in carcere i quattro componenti del branco che, per l' accusa, avrebbe stuprato e ucciso la sedicenne. Sono indagati per omicidio volontario e violenza sessuale di gruppo. Uno di loro, Yusif Salia, interrogato, aveva detto che Antonella era la sua fidanzata.

«MI BUCHI TU?»
Molti testimoni hanno parlato di lei. Hanno detto che ha aiutato la sedicenne a procurarsi e assumere le sostanze in via dei Lucani. «L' ho vista più volte dentro lo stabile - è una delle testimonianze - So che in un' altra circostanza ha schiaffeggiato Desirée per ragioni di droga e in un' occasione l' aveva bucata». E ancora: «Ho sentito Desirée dire ad Antonella: Mi buchi te? Mi fai te? Fallo visto che già l' hai fatto l' altra volta».
DESIREE MARIOTTINI E LA MADREDESIREE MARIOTTINI E LA MADRE

Nei verbali agli atti dell' inchiesta si legge che alcuni dei presenti avrebbero litigato con la Fauntleroy, accusandola di avere portato in quello stabile diventato un covo di tossici e spacciatori una ragazza giovanissima. Nella perquisizione effettuata contestualmente all' arresto gli inquirenti hanno sequestrato metadone e psicofarmaci.

DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI




La Fauntleroy è stata ascoltata più volte dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Stefano Pizza, titolari del fascicolo. In uno degli ultimi verbali, si era rifiutata di parlare di Marco Mancini, il pusher indagato per avere ceduto droga al branco - non è coinvolto nell' omicidio -. Aveva detto che era un suo «amichetto» e che non voleva metterlo nei guai.

DESIREE MARIOTTINIDESIREE MARIOTTINI
Poi, però, aveva deciso di ritrattare: «Quella sera hanno cominciato a cuocere la cocaina e a fumarla e c' ero io, Muriel, Giovanna, Paco, Ibrahim, un nord africano, un senegalese e c' era anche Marco, la stessa persona di cui la volta precedente non vi ho voluto riferire, ma che portava sul posto, in cambio di droga, alcuni psicofarmaci». Aveva anche raccontato: «Il padre di Desirée mi voleva conoscere per ringraziarmi». E aveva fornito dettagli sul branco: «Ho visto Yusif che ha dato del metadone a Desirée... Paco invece non ha avuto alcuno scrupolo e ha iniziato a fornire sia eroina, che crack, che cocaina cruda, nonché psicofarmaci».

Fonte: qui