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lunedì 20 gennaio 2020

ANTONIO DI PIETRO: ''AVREI ARRESTATO ANDREOTTI, SE GARDINI NON SI FOSSE AMMAZZATO''




GIÀ CHE SIAMO IN CLIMA DI RICORDI, SPESSO AUTOPULENTI, DI PIETRO PARLA DI MANI PULITE: ''NELLA REALTÀ IO NON HO MAI AVUTO UN RAPPORTO CON CRAXI. IO MIRAVO ALL'AMBIENTE MALAVITOSO CHE GIRAVA INTORNO AD ANDREOTTI". PERCHÉ "CRAXI ERA L'EMERGENTE, QUELLO CHE FACEVA PARTE DELLA MILANO DA BERE. IL POTERE VERO ERANO CIANCIMINO, SALVO LIMA. MANI PULITE NON È STATA FERMATA DALLA POLITICA MA DAI GIUDICI. UNA STORIA CHE VA RISCRITTA''

antonio di pietro magistratoANTONIO DI PIETRO MAGISTRATO

In una lunga intervista su ‘l'Espresso', Antonio Di Pietro, ex pm ed ex politico racconta alla giornalista Susanna Turco la stagione di Mani Pulite. Il ‘pretesto' è offerto dai vent'anni dalla morte di Bettino Craxi. "Nell'immaginario collettivo", spiega Di Pietro, tutta la parabola di Mani pulite ruota attorno all'incontro tra lui e Craxi, ma non per lui: "Nella realtà io non ho mai avuto un rapporto con Craxi. Io miravo all'ambiente malavitoso che girava intorno ad Andreotti". Perché "Craxi era l'emergente, quello che faceva parte della Milano da bere".

CRAXI E ANDREOTTICRAXI E ANDREOTTI
"Lo sanno anche le pietre: Andreotti è stato prescritto, fino al 1980, non è che è stato assolto. E dall'altra parte ci stava il sindaco, Vito Ciancimino, e Salvo Lima. Quindi, voglio dire: quello era il potere vero".

"Mani pulite non è stata fermata dalla politica: è stata fermata dai giudici. È una storia che va riscritta prima o poi", dice l'avvocato 69enne.

di pietro colombo davigoDI PIETRO COLOMBO DAVIGO
"Mani Pulite si ferma oggettivamente quando si rompe l'unicità dell'inchiesta. La sua forza era infatti nel cosiddetto fascicolo virtuale, nell'idea cioè di creare una connessione probatoria tra tutti i fatti – spiega – per cui procedeva una sola autorità giudiziaria. Ma nel momento in cui nascono i conflitti di competenza territoriale il fascicolo si smembra: e allora non ha più tutti gli elementi, non si può più utilizzare, e soprattutto il pm che sta qua, non conosce l'insieme degli elementi del pm che sta là". 

giulio andreottiGIULIO ANDREOTTI
Di Pietro parla della nascita dell'inchiesta, che si interromperebbe quando arriva alla connessione appalti-mafia; e racconta delle carte e di documenti di cui è in possesso, e che vorrebbe divulgare: "Sembra di vedere la storia del mondo capovolto, ma ci sarà un momento per rivalutare questa storia. Ci sarà. Mani pulite non l'ho scoperta io: nasce dall'esito dell'inchiesta del maxi-processo di Palermo, quando Giovanni Falcone riceve, riservatamente, da Tommaso Buscetta la notizia che è stato fatto l'accordo tra il gruppo Ferruzzi e la mafia.
idina ferruzzi e raul gardiniIDINA FERRUZZI E RAUL GARDINI

E Falcone dà l'incarico al Ros di fare quel che poi è divenuto il rapporto di 980 pagine: che doveva andare a Falcone, ma lui viene trasferito", Poi il rapporto rimane sotto chiave, in mano al magistrato ed ex Capo della procura di Palermo Pietro Giammanco. Dopo la morte di Falcone, Borsellino, il quale, come Di Pietro, era a conoscenza di quel fascicolo, inizia a indagare. E secondo Di Pietro, Paolo Borsellino fu ucciso proprio per questo: "Non per il maxiprocesso insieme a Falcone, ma perché insieme a Falcone doveva far nascere Mafia pulita". Mani pulite fu la conseguenza di Mafia pulita.
SALVO LIMASALVO LIMA

"Il mio obiettivo non era scoprire quello che ho scoperto: era arrivare al collegamento al quale già erano arrivati anche loro a Palermo. Raul Gardini non si suicida così, per disperazione, il 23 luglio 1993: si suicida perché sa che quella mattina, venendo da me, doveva fare il nome di Salvo Lima, che aveva ricevuto una parte della tangente Enimont da 150 miliardi di lire". Di questo Di Pietro ha parlato tante volte, con le procure di Palermo, Caltanissetta, Brescia, Milano e con il Copasir. Ma non ha sortito alcun effetto. Salvo Lima, in quanto rappresentante di Andreotti e della mafia aveva intascato insomma una parte della tangente Enimont: "Se quel fatto veniva detto, se Gardini parlava, se Salvo Lima non moriva, io avrei potuto avere elementi sufficienti per chiedere al Parlamento di arrestare Andreotti".

ANTONIO DI PIETROANTONIO DI PIETRO
La rivazione shock di Di Pietro racconta una verità rimasta sepolta per anni, perché qualcuno gli ha impedito di agire: "All'improvviso le solite manine della delegittimazione mandano una marea di esposti contro di me alla procura di Brescia, che mi costringono alle dimissioni. Ma quando a me rimproverano ‘ti sei dimesso', possibile che nessuno si chieda perché l'ho fatto?". Per 25 anni Di Pietro ha cercato di rispondere a questa domanda, ripetendo che la sua è stata una "scelta di campo": "Se non mi fossi dimesso sarei stato arrestato, perché le accuse fatte mei miei confronti lo prevedevano obbligatoriamente". Sarebbe potuto finire in manette, proprio mentre stava per arrivare alla cupola mafiosa, "grazie alle dichiarazioni che mi aveva fatto il pentito Li Pera su un certo Filippo Salamone, imprenditore agrigentino intermediario tra il sistema mafioso e il sistema imprese-appalti, il nord che veniva gestito soprattutto da Gardini e dalla Calcestruzzi spa di Panzavolta".
Fonte: qui

“CRAXI? UN LATITANTE VITTIMA SOLO DI SE STESSO”, DI PIETRO ATTACCA, IL FIGLIO DI BETTINO BOBO REPLICA A MUSO DURO: “IL RIFIUTO DI FAR MORIRE MIO PADRE IN ITALIA È UN’INFAMIA CHE PESERÀ SULLA LORO COSCIENZA PER TUTTO IL RESTO DELLA LORO VITA, COSÌ COME PESANO I MORTI DI MANI PULITE…” 

L'EX PM RIVELA RACCONTA DI QUEL SIGNORE CHE LO HA DEFINITO COME L'UOMO CHE HA 'ROVINATO' L'ITALIA E DI QUEL RAGAZZO CHE GLI HA SPUTATO...

Franco Stefanoni per corriere.it

bobo craxiBOBO CRAXI
«Craxi non fu vittima di se stesso». Risponde così Bobo Craxi, figlio dell’ex leader del Psi, ad Antonio Di Pietro, senza citarlo direttamente, dopo che l’ex pm di Mani pulite aveva definito l’ex leader socialista «un latitante, che fu solo vittima di se stesso».

Per il figlio dell’ex premier: «Primo, se proprio vogliamo dirla tutta, a 20 anni di distanza, il rifiuto di far morire mio padre in Italia è un’infamia che peserà sulla loro coscienza per tutto il resto della loro vita, così come pesano i morti di Mani Pulite. Secondo, in questi 20 anni la storiografia ci ha illuminato: i reati non coperti dall’amnistia dell’89 e commessi fino al ‘92 erano comuni a tutte le forze politiche e la magistratura ne colpì particolarmente solo alcuni, su mandato politico interno o internazionale, alla fine della Guerra fredda».
di pietroDI PIETRO

Un’opinione, quella di Bobo Craxi, espressa a pochi giorni dal ventennale della morte del padre ad Hammamet in Tunisia, che diverge totalmente da quella di Di Pietro divulgata in un’intervista al Fatto quotidiano: «Ma finiamola: Craxi è stato vittima di se stesso, avendo scelto di farsi corrompere pure lui come migliaia di altri indagati delle inchieste di Mani Pulite.

BOBO CRAXI 3BOBO CRAXI
C’è chi, in altri partiti, ha avuto più avvisi di garanzia di lui. Vittima? Ma ci sono le sentenze, le confessioni, i conti all’estero, i miliardi di lire spariti». «So che se fosse tornato in Italia, nessuno gli avrebbe potuto togliere il suo diritto a essere curato in ospedale. È scritto nei codici. Lui, invece, chiedeva, con una sorta di ricatto allo Stato, un salvacondotto preventivo che i magistrati non potevano dare».

L’ex pm si dice un po’ deluso e amareggiato anche per alcuni episodi che gli sono capitati negli ultimi tempi. Un signore, sul treno Italo Napoli-Milano, lo ha apostrofato così: «Lei è quello che ha rovinato l’Italia». Mentre a Roma, su un autobus, un ragazzo gli ha chiesto: «Lei è Antonio Di Pietro, quello di Mani Pulite?» e poi gli ha sputato addosso fuggendo alla fermata di piazza Venezia.
BOBO E BETTINO CRAXIBOBO E BETTINO CRAXI


Secondo Di Pietro «c’è un completo stravolgimento della realtà» perché ai tempi di Mani Pulite quel ragazzo non era nemmeno nato «e non è colpa sua se oggi è rimasto vittima di un’informazione pilotata e artefatta». Quanto al signore, invece, obietta che lui non ha rovinato l’Italia, «ma ho solo cercato di curarla, di guarire la malattia della corruzione». Poi aggiunge che «per fortuna ho trovato attorno, sul treno, molte persone che erano d’accordo con me».


Fonte: qui

lunedì 17 giugno 2019

BOTTE, BOTTIGLIATE, PUGNI E TESTATE: UNA DECINA DI PERSONE AGGREDISCE 4 VENTENNI A TRASTEVERE

"TOGLIETEVI LA MAGLIETTA DEL CINEMA AMERICA, E’ DA ANTIFASCISTI, VE NE DOVETE ANDARE VIA" 
IL PIÙ GRAVE È RICOVERATO CON UNA FRATTURA AL NASO
«C’avete le magliette del Cinema America. Ma che siete antifascisti?». Nemmeno il tempo di rispondere, che è partita la prima bottiglia di birra. Valerio Colantoni, 23 anni, è stato colpito in faccia. Poi è toccato a David Habib, ventenne, che quella maglietta inconfondibile, bordeaux con lo stemma del «Rione Trastevere», l’aveva indossata come sempre anche sabato per andare con i suoi amici in piazza San Cosimato, all’arena del Piccolo America. Proiettavano «First reformed» di Paul Schrader, presente in platea con quella t-shirt addosso. «Te la devi levare, e ve ne dovete andare da qui!», ha gridato ad Habib uno dei due giovani che alle 4 di notte li avevano incrociati in via di San Francesco a Ripa. 
VIDEO: Il racconto dell'aggressione (Rai News)
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)

Un incontro forse non casuale. Forse li stavano seguendo, e con loro altri sette-otto ragazzi spuntati dai vicoli, che si sono accaniti su David, Valerio e due amici della comitiva: spintoni, calci e pugni. Habib è stato preso in pieno da una testata in faccia. Lui e gli altri si sono messi a correre fino al Pronto soccorso del Nuovo Regina Margherita, il branco li ha tampinati per un po’, poi è sparito. Nel 2017 un’aggressione analoga era accaduta all’Esquilino nei confronti di un minorenne che era stato massacrato di botte perché indossava anche lui la maglietta del Cinema America.
I carabinieri della compagnia Trastevere, che ieri pomeriggio hanno parlato all’ospedale Fatebenefratelli con Habib, ricoverato per la frattura del setto nasale, già indagano per identificare gli aggressori. «Erano giovani vestiti come quelli di Roma Nord, alcuni con la testa rasata, con molti tatuaggi, fra i 20 e i 30 anni — rivela Valerio Carocci, uno dei fondatori dell’associazione Piccolo America —. La nostra realtà fa paura alle destre romane perché è riuscita a portare nelle periferie, come Ostia e Tor Sapienza, che loro pensano di controllare, migliaia di persone. Perché parla anche a chi è di destra, con un linguaggio che non è quello solito di sinistra, perché crea luoghi di inclusione, antirazzismo e solidarietà».
I carabinieri potrebbero acquisire alcune delle numerose telecamere di videosorveglianza che si trovano fra San Cosimato e viale Trastevere per ricostruire le fasi di quello che sembra un agguato. Oltre ad Habib, che ha sempre partecipato alle attività del Cinema America, in ospedale è stato medicato anche Colantoni, ferito dalla bottigliata al sopracciglio destro. Illesi gli altri due giovani. Oltre al movente della maglietta, chi indaga sta valutando quello di un’aggressione a sfondo antisemita — Habib è ebreo — e razzista visto che uno dei suoi amici presi di mira è di colore.
Domenica sera mobilitazione in piazza a Trastevere con centinaia di giovani con la maglietta del Cinema America. C’era anche l’attore britannico Jeremy Irons. Domani in Campidoglio la indosseranno invece i consiglieri del Pd. «Piena solidarietà ai ragazzi aggrediti. Un atto vile e barbaro, che bisogna condannare fermamente. Il pensiero e la libertà di espressione nulla hanno a che vedere con la violenza. Roma è una città aperta e inclusiva», ha twittato la sindaca Virginia Raggi, mentre il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha annunciato su Instagram: «Siamo tutti il Cinema America! Ho indossato anche io la loro maglietta, proprio come il ragazzo aggredito la scorsa notte. Facciamolo tutti! Siamo dalla parte dei ragazzi del @piccoloamerica che riempiono di cultura le serate di Roma. Siano al più presto individuati gli squadristi di questa notte. A Roma non si può accettare una violenza così».
Per la Comunità di Sant’Egidio, infine, si è trattato di «un agguato di stampo fascista. È il preoccupante sintomo di un crescente clima di intolleranza, di razzismo e di violenza che si sta diffondendo dalla periferia al centro della città con troppa facilità perché non trova davanti a sé un argine culturale capace di contrastarlo. Siamo preoccupati per la tenuta civile e morale di Roma che, per la sua storia, si merita ben altro».
Fonte: qui

Identificati quattro aggressori dei ragazzi del cinema America
Individuati quattro aggressori dei giovani del cinema America picchiati lo scorso 15 giugno. Sarebbero vicini agli ambienti di estrema destra.
Sono stati identificati quattro presunti responsabili del gruppo di picchiatori che il 15 giugno, in pieno centro di Roma, ha aggredito con calci e pugni alcuni ragazzi perché avevano la maglietta 'antifascista' del cinema America: si tratta di quattro maggiorenni, tutti tra i 22 e i 23 anni, che dai primi accertamenti della Polizia e dei Carabinieri sarebbero vicini agli ambienti dell'estrema destra romana e che sono stati portati in questura per essere interrogati, dopo una serie di perquisizioni scattate nelle loro abitazioni.
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)

ESULTA IL MINISTRO DELL'INTERNO: «PARLANO I FATTI»

«Gli altri chiacchierano, ministero e forze dell'ordine fanno i fatti», ha detto soddisfatto Matteo Salvini che poi ha assicurato: «nessuna tolleranza per i violenti». Le indagini sono scattate subito dopo l'aggressione, avvenuta alle 4 del mattino tra i vicoli di Trastevere, dove i quattro amici - Yasir Abdilhakim, Valerio Colantoni, Stefano Riobbo e David Habib - stavano concludendo la serata dopo aver assistito in piazza San Cosimato alla proiezione di First Reformed, organizzata dal cinema America. E proprio la t-shirt del locale, che David indossava, sarebbe stato il motivo che ha scatenato la violenza del gruppo di aggressori, almeno sette-otto persone stando a quanto ricostruito finora. «Hai la maglietta del cinema America, sei antifascista, levatela subito e vattene di qua» avrebbe detto uno dei picchiatori spalleggiato da un amico a David, il più grande dei quattro che ha avuto il setto nasale rotto da una testata. Poi sarebbero sopraggiunte almeno altri sei ragazzi che avrebbero cominciato a prendere a calci e pugni i quattro, per poi darsi alla fuga per i vicoli. Un assalto 'squadrista' in piena regola.

AGGRESSORI IDENTIFICATI ANCHE GRAZIE ALLE IMMAGINI DI SICUREZZA

Proprio la testimonianza di David e degli altri ragazzi è stata fondamentale però per identificare i primi quattro del gruppetto di assalitori: «erano di Roma nord», hanno raccontato alla Digos i ragazzi, «uno di loro aveva un tatuaggio con quattro numeri romani sul braccio e un altro era rasato». Così, una volta ottenuta la descrizione dei presunti autori del pestaggio - ai quali sono state mostrate anche una serie di foto di militanti di estrema destra già schedati - e l'orario in cui si è verificata l'aggressione, gli uomini della Digos e i carabinieri della compagnia di Roma Trastevere hanno acquisito tutte le immagini delle telecamere della zona. Fondamentali, in particolare, si sono rivelate quelle registrate dalle telecamere di sorveglianza di alcuni negozi vicini al punto dove i quattro ragazzi sono stati aggrediti. Le immagini sono state nuovamente mostrate ai feriti: e gli ulteriori elementi forniti dai giovani hanno consentito agli investigatori di far scattare una serie di accertamenti, riscontri e raccolta di informazioni che ha portato ad identificare i quattro.

PER IL MOMENTO NESSUN FERMO NEI CONFRONTI DEI QUATTRO


Si tratta di ragazzi di 22-23 anni nei cui confronti sono scattate una serie di perquisizioni disposte dalla procura: nelle abitazioni gli investigatori avrebbero trovato tutta una serie di elementi dai quali emerge la vicinanza e la simpatia dei quattro per i movimenti dell'estrema destra. I giovani sono stati così portati in questura per essere interrogati, anche se al momento non è stato disposto il fermo nei loro confronti. E le indagini vanno avanti: restano infatti da identificare gli altri appartenenti al gruppo. Ma intanto i ragazzi hanno voluto ringraziare le forze di polizia per il lavoro fatto. «Siamo orgogliosi del nostro paese e della risposta che ha dato a chi pensa di poter affermare le proprie idee con l'utilizzo della violenza, che condanniamo in ogni sua forma. Da questa storia possiamo tutti ripartire insieme per costruire una società inclusiva». Fonte: qui

NUOVA AGGRESSIONE CONTRO I RAGAZZI DEL "CINEMA AMERICA": IERI NOTTE È STATA PICCHIATA L'EX RAGAZZA DEL PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE VALERIO CAROCCI 
TRA LE PERSONE IDENTIFICATE PER L'AGGUATO DI SABATO C’È IL COORDINATORE ROMANO DEL BLOCCO STUDENTESCO, IL MOVIMENTO GIOVANILE DI CASAPOUND, E UN RAGAZZO SOTTO PROCESSO PER AVER PESTATO UN SEDICENNE A PIAZZA CAVOUR 
IL FILMATO DELLA SORVEGLIANZA (VIDEO)


NUOVA AGGRESSIONE CONTRO I RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA: PICCHIATA EX COMPAGNA PRESIDENTE

valerio carocciVALERIO CAROCCI
Una nuova aggressione la scorsa notte ha preso di mira i ragazzi del Cinema America, ovvero l'associazione che negli ultimi anni a Roma ha riportato il cinema in piazza. Vittima l'ex ragazza del presidente dell'Associazione 'Piccolo America', Valerio Carocci. La donna sarebbe stata aggredita ieri sera nei pressi di piazza San Cosimato, nel quartiere romano di Trastevere.

Sulla vicenda indaga la Digos impegnata già, con i carabinieri, nelle indagini sull'altra aggressione avvenuta sabato ai danni di quattro giovani che indossavano la maglia del Cinema America per la quale sono stati identificati e denunciati quattro appartenenti a movimenti dell'estrema destra Blocco studentesco e Casapound. Vittime di quel raid, alcuni ragazzi colpevoli di indossare magliette "antifasciste"

La questura di Roma "ha attivato adeguate misure di vigilanza in tutta l'area interessata dagli eventi dell'associazione 'Piccolo America', tese ad assicurare -si legge in una nota- che le attività culturali e ricreative si svolgano in assoluta serenità".
I RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA AGGREDITII RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA AGGREDITI

IDENTIFICATI GLI AGGRESSORI DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA
Marco Pasqua per “il Messaggero”

C'è il coordinatore romano del Blocco studentesco, il movimento studentesco di CasaPound. Ma anche un ragazzo sotto processo per aver partecipato al pestaggio di un sedicenne a piazza Cavour, nell'ottobre del 2016. Indagini lampo, quelle che hanno consentito a Digos e carabinieri di arrivare a dare un nome ad una parte del branco che, la notte di sabato, ha aggredito 4 giovani colpevoli di indossare la t-shirt del Cinema America.

il pestaggio dei ragazzi del cinema america 1IL PESTAGGIO DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA 1




«E' antifascista, toglietevela», hanno urlato. Un'azione da parte di chi ha già un curriculum costellato di precedenti penali ma anche di partecipazioni a manifestazioni della destra estrema. Hanno dai 20 ai 38 anni e vivono nella zona di Casalotti. Ieri pomeriggio, polizia e carabinieri hanno bussato alle porte delle loro abitazioni, sottoponendole a perquisizioni, d'intesa con il pm, Eugenio Albamonte.

Determinante il contributo dei ragazzi feriti: da subito hanno fornito dettagli fondamentali per rintracciare gli aggressori. Dai tatuaggi (un numero 4 in caratteri romani), fino al taglio di capelli e ai tratti salienti del volto. Zero reticenze, da parte di David Habib e Valerio Colantoni: il primo ferito da una testata al naso, il secondo da una bottigliata al sopracciglio.

FONDAMENTALI I VIDEO
il pestaggio dei ragazzi del cinema america 2IL PESTAGGIO DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA 2
Ma determinanti sono state anche i video catturati dalle telecamere di sorveglianza degli esercizi della zona: in uno di questi si vedono chiaramente i 10 avvicinarsi al gruppetto, parlottare con loro e, infine aggredirli. Uno degli identificati che è stato sottoposto ad interrogatorio è Matteo Mecucci (classe 1998), già noto alle forze dell'ordine per i fatti di piazza Cavour del 2016.

david habib uno dei ragazzi del cinema america pestatiDAVID HABIB UNO DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA PESTATI
Il ragazzo, la sera del 14 ottobre, secondo gli inquirenti, partecipò alla rissa nella quale venne ferito un 16enne di Primavalle: insieme a lui altri coetanei di destra, suoi amici e frequentatori della piazza luogo di ritrovo degli estremisti di Roma Nord. Piazza sulla quale, come anticipato da Il Messaggero, si sono da subito concentrate le attenzioni della polizia. Secondo gli investigatori, Mecucci avrebbe fatto parte del branco dei dieci, a Trastevere, ma non avrebbe partecipato al pestaggio (sul braccio destro ha alcuni tatuaggi molto visibili).

Ma le forze dell'ordine hanno anche bussato alla porta di casa di Marco Ciurleo: in quanto coordinatore del Blocco, ha partecipato a numerose manifestazioni di CasaPound (anche non autorizzate) e ha precedenti per motivi di ordine pubblico. Un volto ben noto alla Digos e al Nucleo Informativo dei carabinieri. Anche Stefano Borgese, classe 1981, è vicino agli ambienti della destra estrema capitolina. E a breve potrebbero arrivare nuovi indagati: l'esame delle immagini è ancora in corso e devono esserci altri riscontri prima di poter convocare gli altri sospettati.
jeremy irons ospite dei ragazzi del cinema america 1JEREMY IRONS OSPITE DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA

Tra i primi a commentare con favore l'identificazione dei quattro responsabili dell'agguato, c'è il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: «Gli altri chiacchierano, ministero e Forze dell'Ordine fanno i fatti. Felice che la polizia abbia identificato alcuni dei presunti aggressori di Roma, che avevano malmenato un gruppo di giovani con la maglietta del cinema America.

il pestaggio dei ragazzi del cinema americaIL PESTAGGIO DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA
Nessuna tolleranza per i violenti». Ma anche i quattro ragazzi aggrediti hanno voluto ringraziare le forze dell'ordine: «Ci siamo impegnati con tutte le nostre forze ed energie per il riconoscimento chi ci ha aggredito la scorsa notte a Trastevere, collaborando di minuto in minuto con polizia e carabinieri. Siamo orgogliosi del nostro paese e della risposta che ha dato a chi pensa di poter affermare le proprie idee con l'utilizzo della violenza, che condanniamo in ogni sua forma». Valerio Carocci, leader dell'America, dice: «Questi ragazzi sono degli eroi, dovremmo tutti esser loro grati. Non hanno avuto paura, ma hanno deciso di denunciare gli aggressori collaborando con le forze dell'ordine».
david habib uno dei ragazzi del cinema america pestati 1DAVID HABIB UNO DEI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA PESTATI

INSULTI SUI SOCIAL
Sempre ieri, intanto, sui social sono apparsi dei post choc, firmati dagli antagonisti, contro i ragazzi dell'America: «Imparate a difendervi. Smettete di piangere. E soprattutto non andate in Questura». Il tutto corredato dall'hashtag: Iostoconipicchiatori. «Commento politico sull'aggressione ai ragazzi: poche ve ne hanno date», scriveva un altro esponente dei centri sociali romani. Deliri, prontamente sommersi dall'ondata di solidarietà che si è riversata su questi giovani affamati di giustizia.

Fonte: qui

martedì 5 marzo 2019

NON FATE SENTIRE AI NON LAUREATI DI MAIO E SALVINI QUELLO CHE HA DETTO IL CAPO DELLO STATO AD ALCUNI RAGAZZI IN VISITA AL QUIRINALE

“LE SCELTE POLITICHE SONO IMPEGNATIVE, COMPLESSE, NON POSSONO ESSERE ADOTTATE IN MANIERA APPROSSIMATIVA, SENZA APPROFONDITA PREPARAZIONE E STUDIO, NON POSSONO ESSERE PRESE PER ‘SENTITO DIRE’”

(ANSA) - "La politica è un'attività fortemente impegnativa che richiede una dedizione alle volte completa, perché le scelte politiche in un grande Paese come l'Italia sono impegnative, complesse, non possono essere adottate in maniera approssimativa, senza approfondita preparazione e studio, non possono essere prese per 'sentito dire'".

salvini mattarellaSALVINI MATTARELLA
Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella incontrando al Quirinale alcuni studenti delle scuole medie. Incontrando questa mattina al Quirinale alcune scolaresche delle scuole secondarie di primo grado il presidente Mattarella ha risposto ad alcune domande. Alla domanda: "Che cosa significa precisamente dire di una persona che è un politico?

DI MAIO SALVINI MATTARELLADI MAIO SALVINI MATTARELLA







Quali caratteristiche bisogna avere per intraprendere la carriera politica?", il capo dello Stato ha risposto: "la politica non è un mestiere. Se voi mi chiedeste qual è il mio mestiere, la mia professione, risponderei che ormai sono pensionato ma la mia professione è insegnare diritto all'università. Quello è il mio mestiere, il mio lavoro. L'impegno politico è una cosa in più, è un impegno aggiuntivo a quella che è la propria dimensione nella vita sociale. Non voglio dire che chi si impegna nell'attività politica, e quindi assume ruoli elettivi, possa farlo nei ritagli di tempo".
luigi di maio e matteo salviniLUIGI DI MAIO E MATTEO SALVINI

Perchè, ha aggiunto, "la politica è un'attività fortemente impegnativa che richiede una dedizione alle volte completa, perché le scelte politiche in un grande Paese come l'Italia sono impegnative, complesse, non possono essere adottate in maniera approssimativa, senza approfondita preparazione e studio, non possono essere prese per 'sentito dire'".

Fonte: qui



IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO NON HA CAMBIATO UNA COSA: LE SPESE! 
CONSULENTI E COLLABORATORI DELL'ESECUTIVO CONTE COSTANO CIRCA 7 MILIONI DI EURO, QUASI COME IL GOVERNO GENTILONI. SE NON FOSSE CHE MANCA ALL'APPELLO L'INTERO STAFF DI TONINELLI, CHE SEBBENE SIA UN GRANDE FAN DELLA TRASPARENTE, NON HA UN ELENCO CON GLI EMOLUMENTI. 
E POI C'È CHI NAVIGA IN ZONE GRIGIE…
Michele Sasso e Raphaël Zanotti per www.lastampa.it

Alla fine, il governo del cambiamento, non ha cambiato poi molto. Almeno dal punto di vista della spesa ministeriale. Consulenti e collaboratori dell’esecutivo Conte costano in totale qualcosa come 7 milioni di euro. Cifra non molto distante dagli 8 milioni del precedente governo Gentiloni. All’appello, però, manca l’intero staff del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli il quale, seppur esponente del M5S grande sostenitore della trasparenza, a nove mesi dall’insediamento è l’unico ministro a non avere un elenco facilmente accessibile di consulenti e collaboratori con relativi emolumenti.

Ci sono però anche ministeri con collaboratori che navigano in zone grigie più che trasparenti. Professionisti il cui compenso verrà individuato in un secondo tempo con apposito atto amministrativo (mai arrivato o mai pubblicato), consulenti per cui è indicato il trattamento fondamentale ma manca quello accessorio, compensi attribuiti genericamente ad altri settori della pubblica amministrazione senza che ne sia indicato l’ammontare. Insomma, a volte il palazzo di vetro appare piuttosto opaco.

Chi sono questi collaboratori dei ministri e come vengono scelti? Il loro curriculum è adatto al livello di competenza che viene loro richiesto per il ruolo che ricoprono? E come è possibile che ci siano ministeri che spendono più in comunicazione che in altri settori utili a far funzionare un ente complesso come un ministero? Abbiamo fatto un’analisi nel dettaglio. La prima puntata è dedicata ai due vicepremier vera anima dell’attuale governo: Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

Al Viminale grazie al Capitano
di maio e toninelli davanti all air force renziDI MAIO E TONINELLI DAVANTI ALL AIR FORCE RENZI
Con il loro leader Matteo Salvini al Viminale, Luca Morisi Andrea Paganella hanno dismesso i panni di imprenditori per indossare quelli di funzionari pubblici: il primo è consigliere strategico per la comunicazione mentre il secondo è capo della segreteria e della segreteria particolare del ministro. Salvini ha scoperto Morisi all’epoca della sua nomina a segretario della Lega, a dicembre 2013, e non avendo idea delle potenzialità del web si è affidato a lui che l’ha fatto diventare un fenomeno della comunicazione politica sui social con oltre 3 milioni di fan su Facebook.

Morisi e Paganella erano promesse della Lega. Negli Anni 90 furono eletti consiglieri provinciali a Mantova. Crescendo, il duo ha fatto della passione per il mondo di Internet e dei social network una professione ben retribuita: sono infatti titolari della piccola società, la Sistemaintranet, che lavora anche con la sanità lombarda. Nell’aprile del 2016 la nuova azienda sanitaria della Franciacorta le ha affidato la realizzazione del sito per 38.500 euro.
Alla guida dell’Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) c’è Mauro Borelli, manager pubblico con tessera leghista in tasca che a dicembre 2011 avvertiva via mail gli altri direttori con lo stesso orientamento politico di effettuare un versamento di seimila euro al Carroccio. Non è però l’unica corsia preferenziale.

LUCA MORISILUCA MORISI
Nel 2011 sempre Borelli viene nominato direttore generale dell’Asl di Mantova e per la società di Morisi e Paganella i contratti diventano sempre più sostanziosi. Sotto la voce «implementazione e canone manutenzione software» ecco che i canoni schizzano da 17 mila euro del 2009 a 136 mila euro del 2015, un’impennata che moltiplica per otto gli introiti. Solo a Mantova, Sistema Intranet.com ha incassato appalti per 536.387 euro in sei anni. L’asse con la Sistema Intranet è così forte che in ogni Asl di assegnazione per Borelli c’è un appalto: per 3 anni a Lecco e anche qui c’è un contratto: «Affidamento sito internet» nel 2009 e poi negli anni successivi un canone per l’assistenza per un totale di 46.030 euro.

Ma non è tutto. Nella Asl di Cremona grazie al contratto «implementazione e canone manutenzione software» vengono versati quasi 260 mila euro. Alla guida c’è un altro manager leghista: Gilberto Compagnoni. Dall’Asl della Val Camonica appalti per altri 41.500 euro, da Monza e Brianza 78 mila euro in 8 anni. Una pioggia di denaro pubblico per Morisi e Paganella: dal 2010 al 2016 la società in nome collettivo (che non ha obbligo di bilancio) ha incassato un assegno da oltre 1 milione di euro. Tutto senza alcun bando di gara: sono tutti in affidamento diretto perché sotto la soglia dei 40 mila euro.

SALVINI LUCA MORISISALVINI LUCA MORISI
Grazie a Sistema Intranet arriva al Viminale anche Leonardo Foa, il figlio 24enne del presidente della Rai Marcello Foa. E’ in questa società che muove i primi passi nel 2017 come social media strategist fino al grande balzo nei palazzi della politica di Roma. Il sistema di propaganda di Salvini è perfettamente oliato. E ben retribuito. Il ministero dell’Interno spende 256 mila euro per l’ufficio stampa, quasi il doppio di quanto spendeva quando al dicastero c’era Marco Minniti. Curiosità: due dei tre collaboratori dell’area comunicazione di Minniti sono oggi con Salvini, anche se nella sua segreteria. Si tratta di Cristina Pascale Giuseppe Benevento.

Ma è tutto il dicastero a costare di più: 677mila euro con Salvini, 402mila con Minniti. Il ministro leghista ha meno uomini, ma meglio retribuiti. Non sembrano avere incarichi particolari se non collaborazioni, mentre con Minniti troviamo consiglieri per le tematiche relative al terrorismo e alla criminalità organizzata o per la cyber security assenti nello staff di Salvini. Nella squadra di quest’ultimo, ma questa volta a Palazzo Chigi come vicepremier, si trova anche Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche internazionali.
leonardo foa salviniLEONARDO FOA SALVINI

L’ex parlamentare leghista ora assessore a Sesto San Giovanni (Milano) è la mente dell’avvicinamento di Salvini al partito di Putin «Russia Unita» nel 2014. Con questo ruolo, insieme al presidente dell’associazione Lombardia Russia, Gianluca Savoini, ha fondato la Orion, una società di Mosca che si occupa di consulenza alle imprese, come raccontato dalla Stampa. Pagati dalla presidenza del Consiglio si trovano anche Alessandro Amarodi,Lorenzo BernasconiSusanna CeccardiIva Garibaldi Paolo Visca. Non è dato sapere, per ora, quale sia il loro compenso.

Un milione e trecentomila euro per lo staff Di Maio
Nell’elenco dei 12 collaboratori del ministro per lo sviluppo economico Luigi Di Maio compare anche il nome di Sergio Bramini diventato famoso per un servizio Tv che l’ha fatto conoscere come «l’imprenditore fallito nonostante 4 milioni di euro mai pagati dallo Stato e sgomberato da casa».

SUSANNA CECCARDI E SALVINISUSANNA CECCARDI E SALVINI
Una vicenda nazionale che ha visto schierarsi a favore di Bramini anche Salvini e i parlamentari grillini e della Lega. Con il governo del cambiamento ecco che l’imprenditore brianzolo attivo nel settore dei rifiuti e nella costruzione di discariche è stato nominato «esperto per il supporto alla segreteria del ministro per questioni di deburocratizzazione della Pubblica amministrazione e supporto normativo con attenzione a piccole e medie imprese». Peccato che il fact-checking del mensile Altreconomia abbia raccontato una storia di imprenditore più complessa di quella della narrazione che ne hanno fatto i partiti al Governo. Bramini oggi percepisce 46.800 euro l’anno.

ENRICO ESPOSITOENRICO ESPOSITO
A ricoprire un ruolo nel delicato ufficio legislativo Di Maio ha scelto l’amico e compagno di Università Enrico Esposito che però, come raccontato dall’Espresso si è distinto per i tweet omofobi e sessisti che compiano sul suo profilo:

«Vladimir Luxuria? Dovrebbe stare in galera». Micaela Biancofiore? «Una mignotta in quota rosa». E poi una lunga sequenza di affermazioni sull’omosessualità di Dolce e Gabbana, sulla moralità della showgirl Melissa Satta e alcune tecniche per distinguere i veri uomini dai « ricchioni». La bufera che si è abbattuta su Esposito non sembra aver spaventato i due ex compagni di università. Entrato come vicecapo dell’ufficio legislativo, Esposito guadagnava 65.000 euro l’anno. Da qualche giorno è stato promosso a capo dello stesso ufficio. Tweet compresi.

enrico espositoENRICO ESPOSITO

Come vicecapo di gabinetto Di Maio ha scelto l’ex parlamentare Giorgio Girgil Sorial. Nato a Brescia, è figlio di genitori egiziani, tanto che è stato definito il deputato di seconda generazione. Nel 2014 ha accusato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di essere «un boia che ha messo una tagliola (voleva dire una taglia?) sulle opposizioni». A Montecitorio si è distinto per i suoi attacchi alle lobby e all’odiato Pd, tanto che sulla legge elettorale al grido di «Porcellini del porcellum che votate lo schifo della legge di stabilità: raccontate fregnacce». E’ in procinto di diventare l’uomo che curerà per il Mise tutte le crisi aziendali del Paese. Sul suo curriculum Sorial dichiara una laurea in ingegneria dell’informazione con un master in business administration al Trinity College di Dublino. Parla italiano e arabo. Compenso: 110.000 euro.
giorgio sorialGIORGIO SORIAL

Il Mise di Di Maio costa qualcosa di più di quello di Calenda: 485.000 euro contro 445.000. Anche il Lavoro ha una spesa maggiore: 311.000 euro contro i 147.000 dell’ex ministro Poletti. Di Maio può inoltre contare su 510 mila euro per i cinque collaboratori che lo aiutano come vicepremier. In tutto gli staff del leader politico dei Cinque Stelle valgono 1,3 milioni di euro. (CONTINUA)

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