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mercoledì 25 gennaio 2017

Mps, 500mila euro alla moglie dell'ex presidente Mussari

Anche dopo l' esplosione dello scandalo Mps, dopo le dimissioni dell' ex presidente della banca senese Giuseppe Mussari, dopo le sue doppie dimissioni dalla guida dell' istituto e da quella dell' Associazione bancaria italiana.


Anche dopo l' apertura della indagine giudiziaria e durante il processo che a fine ottobre 2014 si sarebbe concluso in primo grado con la condanna di Mussari a 3 anni e sei mesi e 5 di interdizione dai pubblici uffici, il Monte dei Paschi ha concesso un nuovo finanziamento alla sua famiglia, a vantaggio delle attività imprenditoriali della moglie, Luisa Stasi. Cinquecentomila euro di finanza fresca concessa all' Hotel Italia spa di Siena - controllato al 98,64% dalla signora Mussari (direttamente al 28,64% e indirettamente attraverso la Siena inss srl da lei interamente posseduta) dopo il 31 marzo 2014. La generosità della banca senese, che all' epoca era presieduta da Alessandro Profumo, è riuscita quindi a superare ogni possibile imbarazzo per una vicenda che aveva creato già molte polemiche sulla stampa un anno prima che fosse concesso quel finanziamento da 500mila euro.

Quando infatti Mussari fu travolto dallo scandalo, emerse per la prima volta che la moglie con le sue attività aveva numerosi affidamenti proprio dalla banca che guidava il marito. In tutto alla fine del 2012 si trattava di 13 milioni di euro, che non erano affatto pochi per un medio-piccolo gruppo turistico come quello della famiglia Stasi. 

A fine 2012 dal Monte dei Paschi e dalle società controllate (Mps banca per l' impresa e Mps Capital Services) risultavano mutui fondiari o finanziamenti per 914.437,96 euro alla società Hotel Italia, per 8 milioni e 64mila euro alla società Hotel Garden, per 2 milioni di euro alla immobiliare La Lizza e per altri 2 milioni di euro alla società Villa Agostoli srl, che gestisce l' omonimo agriturismo contiguo alla abitazione dei Mussari. A fine 2015 in tre anni le società della moglie hanno pagato al gruppo Mps rate per complessivo un milione e 275mila euro, pari a 425.252,74 euro l' anno di media. Con questo ritmo per restituire gli 11 milioni e 764 milioni di euro di esposizione che ancora le società di Mussari registrano con il Monte dei Paschi ci vorranno ancora 27,66 anni. 

La media di restituzione è però stata sfalsata proprio da quel finanziamento da 500mila euro avvenuto nel corso del 2014, dopo l' approvazione del bilancio 2013 che è appunto avvenuta il 31 marzo di quell' anno. Grazie a quello così l' esposizione con Mps di una delle società - l' Hotel Italia - dopo che Mussari se ne è andato dalla banca è addirittura aumentata e a fine 2015 risultava essere di un milione e 39mila euro.

Tutti i rapporti di finanziamento fra le società della signora Mussari e la banca senese sono avvenuti quando il marito era alla guida del Monte dei Paschi, prima presiedendo la Fondazione (2001-2006) e poi la banca operativa (2006-2012). Le quattro società della signora Stasi infatti avevano sì mutui ipotecari e finanziamenti in corso, ed erano operative da molti anni prima della scalata del marito alla banca senese.

Ma i rapporti erano con altri istituti di credito toscani, non con Mps. Per Villa Agostoli la banca creditrice era il Mediocredito Toscano, e solo nel 2004 è stato aperto un mutuo fondiario da 2,1 milioni di euro con Mps. Per la società La Lizza il primo mutuo fondiario è stato acceso con Mps il 31 dicembre 2013 e ammontava a 740.120 euro. L' importo è salito a 1,6 milioni nel 2006 e a 2 milioni di euro nel 2012. L' Hotel Italia aveva fino al 2011 rapporti di debito con il Medio Credito Toscano e con la Cassa di Risparmio di Firenze (originariamente poco più di mezzo milione di euro in tutto), poi sono stati sostituiti da un mutuo Mps da un milione di euro. Infine l' Hotel Garden aveva nel 2001 un debito di poco più di 2,2 milioni di euro con il Mediocredito Fondiario Toscano. Nel 2003 sono stati sostituiti da un mutuo fondiario da 6,2 milioni con Mps Merchant, a cui negli anni successivi si sono aggiunti un finanziamento da 2,5 milioni di euro di Mps Banca per l' impresa e un mutuo da 2 milioni di Mps Capital services. E nel bilancio 2012 figuravano anche due finanziamenti diretti della banca senese, uno da 150mila euro e uno da 309.614 euro.



di Franco Bechis

Fonte: qui

sabato 24 dicembre 2016

Mps, lo Stato investe fino a 7 miliardi Banche, il fondo vale solo per il 2017


Sì della Ue al decreto. Moody’s: ridotto il rischio di contagio. Stop in Borsa prorogato




Lo Stato garantirà il rafforzamento patrimoniale del Monte dei Paschi con un investimento massimo di circa 7 miliardi di euro, acquisendo la maggioranza assoluta del capitale della Banca. 

A stabilire l’entità esatta della ricapitalizzazione «precauzionale» a carico dello Stato, che materialmente avverrà tra tre o quattro mesi, sarà l’Autorità di vigilanza della Bce, sulla base di un piano di ristrutturazione e di rafforzamento patrimoniale che verrà presentato dalla banca senese. Il piano ridefinirà anche i tempi e le modalità di cessione dei crediti deteriorati. E dovrà passare anche al vaglio di Bruxelles, che ieri ha comunque accolto positivamente il decreto varato l’altra notte dall’esecutivo, per verificarne la rispondenza alle regole sugli aiuti di Stato.
Tutela per i piccoli investitori
La direttiva Brrd, che ammette la ricapitalizzazione precauzionale di una banca, prevede che l’intervento pubblico non possa andare oltre il fabbisogno di capitale emerso dallo scenario negativo degli stress test della Bce. Nel caso del Monte dei Paschi, che dopo il decreto ha subito formalizzato la richiesta dell’intervento, si tratta appunto di circa 7 miliardi di euro. Una somma che sarà usata dal governo per sottoscrivere nuove azioni della banca senese e, come prevede il decreto firmato ieri dal Presidente della Repubblica, per rilevare quelle che saranno date in cambio ai piccoli obbligazionisti subordinati, che saranno pagate con obbligazioni ordinarie (in scadenza nel 2018, come i vecchi titoli). I piccoli obbligazionisti di Monte Paschi, sul presupposto di un raggiro da parte della banca nella vendita dei titoli, dovrebbero così recuperare l’intera somma investita sottratti gli interessi maturati fin qui. Mentre gli investitori istituzionali vedranno le loro subordinate convertite in azioni al 75% del valore nominale defalcato degli interessi. Secondo il principio del burden sharing, cioè della condivisione degli oneri, previsto dalla direttiva Ue ed invocato dal presidente dell’Eurogruppo, Jerome Dijsselbloem. Il valore di mercato delle azioni e delle obbligazioni Mps, in ogni caso, rimarrà congelato, come ha stabilito ieri la Consob, fino alla definizione del piano di ricapitalizzazione.

Garanzia sulla liquidità
L’ombrello dello Stato sugli aumenti di capitale a rischio delle banche previsto dal decreto, che può contare su una dotazione di 20 miliardi, resterà aperto per tutto il 2017. Mentre sarà esteso di sei mesi, fino al prossimo giugno, il meccanismo per assicurare la liquidità con la garanzia pubblica sulle emissioni obbligazionarie delle banche. La Commissione Ue avrebbe già dato un assenso di massima. «L’intervento statale non era sicuramente la nostra prima opzione, ma ci darà la possibilità di procedere allo smaltimento dei crediti deteriorati e di avere una posizione più forte» ha commentato Marco Morelli, amministratore delegato del Monte, che ieri ha chiuso un’intesa con i sindacati per definire 600 esuberi con il prepensionamento. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha deto un giudizio sostanzialmente positivo del decreto. Per l’agenzia di rating Moody’s riduce il rischio di contagio al sistema, ma per Standard and Poor’s non ne risolve i problemi di fondo. 

Mario Sensini

Fonte: qui

Come siamo scaduti così in basso (riflessione su Montepaschi)


Caro contribuente.  Visto che  la cricca che vi governa per conto terzi vi ha accollato  altri  20 miliardi di debito per  salvare la “sua” banca,  ricordatevi almeno questa foto:

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e’ una grande storia d’amore. Lui è  Giuliano Amato, l’immarcescibile e il mai imputabile,  oggi elevato a giudice costituzionale, ossia topo nel formaggio, dal Napolitano.  Quello fra le sue braccia è Giuseppe Mussari, capo di Monte dei Paschi, e messo dalla cricca alla presidenza dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana.
Risale al 2010, quando – da intercettazioni di telefonate pubblicate da Corriere e Repubblica – risulta che Giuliano Amato disse  a Mussari: “Io ti aiuto a prendere la presidenza ABI”, poi gli chiese dei fondi per il Tennis Club di Orbetello, di cui l’Intoccabile e Immarcescibile è presidente.
Roba da poco, 150 mila euro.  Però pensate solo quel che succederebbe se una telefonata simile venisse fuori che l’ha fatta Virginia Raggi: apriti cielo,  la magistratura “apre un dossier”, i giornali impazzano, il PD urla:  disonesti, incapaci!
Invece, allora,  niente. Amato era, come sempre, l’Impunibile.  Mussari era dato “vicino a D’Alema”. Che infatti,   sprezzante, sulla donazione al tennis club di Orbetello, sibilò: “Era uno dei compiti istituzionali della Fondazione”.
Provare che è stato Amato a mettere  Mussari al vertice della potentissima Associazione Bancaria è ovviamente impossibile. Fatto sta che è stato a quel vertice  –  la confindustria di tutte le banche italiote, –   finché il bubbone Montepaschi è scoppiato.
E’ un bravo banchiere,  Mussari? Degno della raccomandazione dell’Immarcescibile?  Accettato dagli altri banchieri perché ne aveva conquistato  il rispetto  le sue capacità tecniche e professionali?

Vediamo. A quel tempo era già noto che Mussari, per Montepaschi, aveva acquistato la banca Ambroveneta da Santander, che l’aveva pagata 9 miliardi, per 16,7: un sovrapprezzo clamoroso, incomprensibile, che ha fatto subito pensare  che nascondesse qualche tangente miliardaria…
Forse c’era  anche questa.  

Ma quel che ha scoperto l’indagine, era che Mussari  e il vertice intero di Montepaschi non avevano capito a quanto ammontava  la spesa. 

Ai magistrati, Piero Mantovani che era  capo  di Antonveneta, testimonia che al primo colloquio con Mussari e Vigni (il vice) “Ho colto in costoro uno smarrimento […]  Forse solo in quel momento realizzarono che l’esborso   sarebbe stato ben più  elevato” di 9 miliardi.  Per 9 miliardi   Santander aveva rifilato Antonveneto a Mussari, ma  il gran banchiere senese non s’è accorto che Antonveneto ha un passivo da 7,9 miliardi. Che si somma dunque al  prezzo d’acquisto.
Quando glielo dicono, “ha un momento si smarrimento”.  Montani se ne va chiedendosi – e   lo dirà  ai magistrati: “Ma questi  han capito veramente quel che devono pagare?”.

Mussari, il  gran tecnico, il futuro presidente dell’ABI, apparentemente non sa leggere i bilanci. 

O  almeno così ci hanno fatto credere:  perché  questa è l’estrema linea di difesa, quella cui è  ricordo un altro fallito politico, Gianfranco Fini in Tulliani: “Sono stato coglione, non disonesto(invece è  un disonesto!!!)”. 

Ma io tendo a credere nella incompetenza assoluta. Lo dimostra il fatto che  Mussari e  l’intero vertice della banca chiedono soccorso alle banche d’affari internazionali, Deutsche  Bank, JP Morgan, Nomura  per nascondere il buco, e si mettono nelle  loro mani. Queste capiscono al volo  i gonzi con cui hanno a che fare, e gli propongono dei derivati,  “Alexandria”, “Santorini”, “Fresh”  che produrranno perdite miliardarie a Montepaschi, e lucri miliardari a loro… quelli non sanno leggere un bilancio, figurarsi se sanno come funziona un derivato di DB o Morgan il Pirata.  Sono infatti i derivati di salvataggio che Montepaschi adotta, la causa  a cascata della sua rovina. Incompetenza su incompetenza.
Ricordo questi vecchi fatti – per cui dovrete pagare voi  contribuenti – perché questo è il motivo radicale del degrado italiano: l’accurata e sistematica selezione e promozione di ignoranti nei posti-chiave  che esigono competenza, responsabilità, esperienza.  

Attratti dal fatto che quei posti sono strapagati, la “politica” li ha occupati tutti  –  impedito che ci andassero quelli che sanno il mestiere,  e ci ha messo i suoi – scelti precisamente in quanto incapaci.

Come dimostra Amato con Mussari, ma  il fenomeno è visibilissimo anche nel  privato: Vivendi sta per papparsi Mediaset, e Berlusconi, il grande imprenditore,  è smarrito anche lui, s’è fatto cogliere di sorpresa, non ha capito i giochi del sagace energico Bolloré: in una parola, è un inadeguato al mondo moderno.   Come aveva già dimostrato facendosi ammazzare il suo Gheddafi e poi espeller dal governo italiota da Draghi, Merkel e Sarko,  è sotto il livello intellettuale e culturale che occorre non dico per vincere, ma per sopravvivere. Anche lui s’è scelto solo yes men. Non è un caso.  

E’ quel che han fatto Amato e D’Alema mettendo Mussari dove non doveva. 

Il risultato è il conto che siete chiamati a pagare voi, mica loro.

E’ così che l’apparato pubblico, anche e soprattutto quello tecnico – la “macchina amministrativa” –  non risponde nemmeno più alle direttive del  governante.  E la sua sola occupazione è farsi  strapagare, specie a livello dirigenziale.

Potreste credere che “lo Stato” sia sempre stato così. Non è del tutto vero.  Io che sono vecchio, ricordo anni in cui la dirigenza pubblica era alquanto competente, sapeva progettare il futuro collettivo, e aveva stipendi più bassi.  La “politica” ha eroso queste competenze, le ha sostituite con i suoi scherani con la tessera del partito. Ma lo scadimento decisivo è avvenuto in tempi abbastanza recenti,  diciamo una ventina di anni fa.
Una foto emblematica del livello della politica
La storica  foto, emblematica del livello della politica.  Poletti oggi è il noto ministro.
Quando cioè, l’Occidente decreta la globalizzazione. Gli intoccabili e immarcescibili come Giuliano Amato o Napolitano, capiscono benissimo cosa questo significa:  che il sistema Italia,  da loro reso poco efficiente per mangiarne il grasso che cola, sarà investito dai venti tempestosi della concorrenza globale; il lavoratore tessile   da 1,7 milioni di lire al mese sarà  messo in  concorrenza col messicano a 450 mila, col pakistano a 150 mila; la Fiat crollerà perché arrivano le auto giapponesi, che sono – semplicemente – di qualità migliore e più  economiche.  Insomma l’intera industria italiana, anzi l’intero settore produttivo viene esposto alla competizione globale; molti  cadranno, alcuni lotteranno  per sopravvivere, nel tremendo darwinismo tecnologico e sociale che sta per profilarsi. Ci saranno estinzioni di massa, riduzioni di paghe e di posti  nel crudele clima di darwinismo sociale che sta per abbattersi sul sonnacchioso paese.

Con una sola eccezione: l’impiego pubblico. 

Quelli che gli economisti chiamano “servizi non vendibili” all’estero.  

Puoi importare un computer cinese, ma non un impiegato cinese da mettere al posto dell’impiegato comunale,  del tranviere dell’ATAC, un messicano al posto dell’impiegato della Regione Sicilia o Calabria.  Non puoi  comprare un servizio pubblico dall’estero anche se costa un decimo.

Lorsignori l’han capito benissimo, ed è stato – ne sono convinto – in quel  preciso momento che   han deciso di farsi un ricco riparo  di privilegi intangibili,  mentre gettavano noi nella tormenta   della competizione globale. Si son costruiti l’Isola Meravigliosa, il Castello di Cristallo  delle Istituzioni:  si sono decretati paghe altissime,  si sono scritti loro le leggi che eterizzano il loro potere e privilegio, hanno imbarcato qualche milione di complici con paghe più alte che nel privato;  sono saliti nella  Arca di Noè  dorata fra le nuvole, ed hanno tirato su la scala.

Il nostro destino non li riguarda,  ormai hanno separato il loro dal nostro.  Il calo del nostro prodotto interno lordo non li allarma, dato che loro aumentano l’esazione fiscale e si prescrivono gli aumenti.  

Sempre più ignoranti, sempre più incompetenti,  sempre più inadeguati anche intellettualmente  al mondo moderno –  non fanno che ricevere ordini dalla  centrali del pensiero unico anglo-americano –  e sempre più ricchi.  Nomina dopo nomina,  scadimento dopo scadimento, siamo alla ministra della Pubblica Istruzione   che ha fatto le elementari, al ministro del Lavoro che sputa sui giovani disoccupati e mostra il suo odio per gli  intelligenti: “Vadano all’estero, così non rompono i coglioni qui”. 

Il  che significa: non abbiamo bisogno di culture, esperienze, professionalità, perché al vostro posto abbiamo già messo nostri figli scemi, e i nostri Mussari.  

E sono stati loro, direttamente loro, a lasciare che l’Italia abbia perso il 25% della sua produzione industriale – negli stessi anni in cui i loro emolumenti e privilegi crescevano.

E avete visto  come reagiscono appena si profila un pericolo dal basso, dal popolo, al loro potere inadempiente e indebito. Il Comune di Roma ha accumulato 13 miliardi di debito sotto i loro  compari e scherani; non si sono mai nemmeno occupati di riscuotere gli affitti dell’immenso patrimonio immobiliare, tanto lo Stato ripaga da sempre  tutti i loro buchi e furti...


Fonte: qui

sabato 18 giugno 2016

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PAGATA DAL MPS AL BANCO SANTANDER LA SOMMETTA DI 9 MILIARDI DI EURO, VALORE 3: IN QUALE TASCHE SONO FINITI?

DUE GIORNI PRIMA DEL “SUICIDIO”, ROSSI, RESPONSABILE COMUNICAZIONE DI MPS, VICINISSIMO ALL’AD MUSSARI, IN DUE MAIL AI VERTICI DELLA BANCA, ANNUNCIA DI VOLER VUOTARE IL SACCO CON I MAGISTRATI FIRMANDO LA SUA CONDANNA A MORTE. CHI SCOPERCHIA IL POZZO AVVELENATO DI SIENA RISCHIA LA VITA


1. POTERE E AFFARI SOTTO IL MONTE
Camilla Conti per “il Giornale”
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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
«Monte dei Paschi, accordo segreto tra Mussari e Nomura per truccare i conti». È questo il titolo dell' articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 22 gennaio 2013 che di fatto dà il via all' inchiesta sui derivati Alexandria e Santorini sottoscritti dagli ex vertici della banca senese e legati allo sciagurato acquisto di Antonveneta nel 2007 dal Banco Santander che ha fatto diventare Mps il terzo gruppo creditizio del Paese.

Ma a caro prezzo: 9 miliardi di euro (ma in realtà il colosso spagnolo incassa una girandola di bonifici da 17 miliardi) per una banca che soltanto due mesi prima era stata rilevata dalla olandese Abn Amro per 6,6 miliardi.

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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS

Per finanziare l' acquisto, Mps si indebita, usa quasi tutta la sua liquidità e vara un aumento di capitale, che fu sottoscritto in buona parte dal principale azionista della banca: la Fondazione che a sua volta si indebita con altre banche. L' estate successiva scoppia la bolla dei mutui subprime, un anno dopo fallisce Lehman Brothers. Dopo aver aumentato il capitale e fatto ricorso nel 2009 ai prestiti statali (i cosiddetti Tremonti Bond), la banca è ancora in difficoltà e nel 2011 la situazione precipita: l' Eba, l' autorità bancaria europea, impone all' istituto senese un rafforzamento patrimoniale di 3,2 miliardi. Tra la fine del 2011 e l' inizio del 2012 si dimette il direttore generale, Antonio Vigni. A primavera 2012 viene rinnovato il cda e lascia anche il presidente Mussari, che però nel frattempo si è insediato all' Abi, l' associazione della banche italiane.

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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
Nell' assemblea dei soci del 27 aprile 2012 viene nominato presidente Alessandro Profumo, già ad di Unicredit, mentre al timone operativo arriva Fabrizio Viola. Il 23 gennaio, dopo l' articolo del Fatto, Mussari lascia la guida dell' Associazione Bancaria Italiana. La Banca d' Italia accende un faro sull' istituto di credito toscano e il titolo Mps perde il 5,7% sul listino di Piazza Affari. Il 29 aprile 2013 si riunisce l' assemblea dei soci che sono stati chiamati ad approvare un bilancio chiuso in rosso per 3,17 miliardi di euro.

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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
Ma arriviamo a quei tragici giorni di inizio marzo.

Mentre incalzano le indagini della magistratura sullo scandalo finanziario, il 6 marzo David Rossi, responsabile dell' area comunicazione della banca, viene trovato morto nel vicolo di Monte Pio sotto la finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni.

Cinque giorni prima, il primo marzo 2013, Il Sole 24 Ore esce con uno scoop: l' azione di responsabilità nei confronti di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni e l' azione risarcitoria verso Nomura e Deutsche Bank. I provvedimenti sono decisi la sera prima dal cda e solo quella stessa mattina depositati al Tribunale di Firenze.

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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
La banca non ha comunicato nulla e si è dunque verificata una fuga di notizie.

La stessa Mps presenta un esposto e il 5 marzo, a sorpresa, i finanzieri del Nucleo di polizia valutaria arrivano negli uffici di due consiglieri d' amministrazione in carica del Monte. Nomura e Deutsche, infatti, conoscendo l' esito del cda, avrebbero potuto presentare la richiesta di spostare a Londra (in «territorio» sulla carta più favorevole) il procedimento. Atto poi effettivamente portato avanti dalla banca giapponese. David Rossi, da quanto emerso successivamente, non aveva avuto alcun ruolo nella comunicazione al quotidiano.
 

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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
Cosa succede dopo la tragedia? Il domino innescato dall' affaire Antonveneta trascina giù l' intera città: dalla squadra di basket Mens Sana, al Siena calcio, dall' università alla Fondazione che è costretta a scendere nel capitale per fare cassa perdendo il controllo della banca. Nel 2015 la Bce intima al Monte di trovare un partner. La caccia, affidata al nuovo presidente Massimo Tononi, è ancora aperta. Come i conti con il passato.

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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
2. IL GIALLO DEL VIDEO MANIPOLATO SULLA MORTE DI DAVID ROSSI PUBBLICATO DAI SITI AMERICANI
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
È manipolato il video pubblicato dal New York Post che mostra la morte di David Rossi, il capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013.
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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
Una settimana prima del nuovo sopralluogo disposto dalla procura di Siena per cercare di scoprire che cosa accade quella sera, le immagini, che in pochi minuti hanno fatto il giro del mondo, mostrano una ricostruzione totalmente falsa. Perché accreditano l' ipotesi che il manager sia stato lasciato agonizzante a terra da due persone, quasi a far credere che si tratti degli assassini.
Per questo i magistrati vogliono adesso accertare chi abbia inviato il filmato al giornale e soprattutto chi lo abbia «confezionato». Uno dei testimoni è già stato riascoltato «proprio per evitare ogni ulteriore illazione», come ha specificato in una nota il procuratore Salvatore Vitello. Ma molto altro bisognerà scoprire.

Chi ha dato il video al giornalista statunitense che ha scritto un articolo sugli «strani suicidi» dei banchieri?

E soprattutto, la redazione lo ha ricevuto così come è stato pubblicato?

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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS

Oppure c' è qualcuno che lo ha «rimontato»?

L' esistenza di immagini girate quella sera era nota, la trasmissione «Report» le aveva già mostrate in parte. Dunque, questo è il sospetto, qualcuno voleva lanciare un messaggio o comunque usarle come strumento di pressione.
Sono le 9 di ieri mattina quando il sito del Nyp pubblica il video, subito rilanciato da tutti i media internazionali. Si vede il corpo di Rossi piombare a terra, i suoi ultimi spasmi.



La sequenza è agghiacciante, ma ancor più terribile è ciò che accade dopo. Nel vicolo arrivano due uomini: uno si avvicina guarda il manager e va via; l' altro resta poco distante, anche lui rimane qualche secondo e poi fa marcia indietro. La suggestione è evidente, sembra che i sue siano gli assassini andati a sincerarsi che Rossi sia davvero morto. E invece la realtà è tutt' altra.
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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
Quel filmato è stato acquisito dai magistrati poche ore dopo il decesso del manager. Un veloce controllo effettuato ieri mattina è stato sufficiente per dimostrare che è stato tagliato dalle 19,59, quando il corpo di Rossi cade a terra, fino alle 21,01, quando arrivano i due uomini.
Uno è Giancarlo Filippone, è un collega e amico di Rossi.
Quella sera era stato allertato dalla moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, preoccupata perché il marito non era rientrato.
Nel video ha il piumino, è quello che si avvicina al cadavere. Lo ha confermato ieri, davanti ai magistrati che lo hanno riconvocato. L' altro è Bernardo Mingrone, anche lui di Mps, la persona che chiama i soccorsi.
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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
La salma di Rossi è stata riesumata lo scorso aprile quando la procura ha deciso di svolgere nuovi accertamenti anche per rispondere alle sollecitazioni della famiglia che non ha mai creduto al suicidio. Tra una settimana, per ordine dei pubblici ministeri, sarà effettuato un nuovo sopralluogo per ricostruire tutte la fasi che hanno preceduto il volo dalla finestra. E, come già successo in passato, accade qualcosa di apparentemente clamoroso che riporta il caso in primo piano.
La prima indagine era stata archiviata come suicidio, anche tenendo conto delle testimonianze che avevano confermato come Rossi si sentisse sotto pressione dopo essere stato coinvolto nell' inchiesta sul «buco» nei bilanci di Mps affidata al Nucleo Valutario della Guardia di Finanza. Le verifiche svolte dalla squadra mobile di Siena avevano escluso l' ipotesi dell' omicidio caldeggiata invece dai familiari.
Si è comunque deciso di svolgere nuovi controlli proprio per fugare ogni dubbio. Ma non è certamente quel video manipolato a poter cambiare l' esito degli accertamenti.
3. MPS, UN VIDEO RIACCENDE IL CASO
Davide Vecchi per il “Fatto Quotidiano”
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LA MORTE DI DAVID ROSSI MPS
Un servizio pubblicato dal New York Post ha riacceso l' interesse sulla morte di David Rossi, il capo della comunicazione di banca Monte dei Paschi trovato senza vita la notte del 6 marzo 2013. Il giornale scandalistico ha diffuso un video di circa 4 minuti in cui mostra alcune immagini della caduta del manager dalla finestra dell' ufficio alla strada sottostante e solleva dei dubbi su due persone che si avvicinano al cadavere sostenendo siano "misteriose".
In realtà né il video è inedito né i due sono misteriosi. Tutt' altro: si tratta di Giancarlo Filippone e Bernardo Mingrone. Il primo è un collega del manager. Era stato allertato dalla moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, che non vedeva tornare a casa il marito. Con lui, quella sera, c' era Carolina Orlandi, figlia di Tognazzi. "Era insieme a me quando siamo andati a cercarlo", ha confermato ieri.
"Poi io sono corsa a casa da mia madre e lui è andato nel vicolo". L' altro uomo è Bernardo Mingrone, all' epoca capo della vicedirezione generale finanza di Mps e oggi ai vertici di Unicredit. Fu lui a chiamare il 118. Entrambi furono sentiti a verbale la sera stessa dai pm che ieri, a seguito del servizio del Post, si sono affrettati a dire di aver convocato una "persona" e che "non ci sono altre novità". Ma serviva che un giornale pubblicasse un frammento brevissimo del video - fra l' altro in parte già diffuso da Fatto e Report - che gli stessi magistrati hanno allegato negli atti dell' indagine sin dal marzo 2013? Un video su cui si sono espressi tre periti individuando incongruenze alle quali i pm non hanno dato seguito.
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DAVID ROSSI
Il video integrale a disposizione dei pm - e di cui è in possesso il Fatto - dura 58 minuti.
L' ultima ora di vita di Rossi. La telecamera di sorveglianza riprende immagini strazianti. Il corpo che si schianta al suolo.
Poi quasi un fermo immagine: sull' uomo, riverso a terra, che per i primi venti minuti tenta di muovere il capo, sposta le braccia. È ancora vivo. Sin dai primi minuti si vedono persone e ombre di persone avvicinarsi, entrare nel vicolo e sparire nel nulla.
Il video è stato allegato agli atti dell' inchiesta il 7 marzo 2013. [...]
david rossi mussari
DAVID ROSSI E GIUSEPPE MUSSARI
Nel fascicolo, dalla riapertura a oggi, nulla è stato aggiunto. Gli interrogativi dei familiari e i dubbi sollevati dalle perizie sono al momento senza risposta. Come le falle evidenti dell' inchiesta: un' ultima telefonata da dieci minuti mai rintracciata; un' agendina nera sequestrata e scomparsa. E poi numeri di cellulare rimasti senza nome, testimoni non convocati, l' ufficio lasciato aperto per quasi un' intera giornata e, infine, gli indizi contenuti nel video e mai approfonditi.
Fonte: qui