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lunedì 16 dicembre 2019
sabato 7 dicembre 2019
L'ALTA SAVOIA È LA BASE DELLE SPIE RUSSE ATTIVE IN EUROPA: UNO SCOOP DI ''LE MONDE'' RIVELA IL CAMPO BASE DEGLI AGENTI SOVIETICI SPECIALIZZATI IN AZIONI CLANDESTINE IN EUROPA, TRA FRANCIA, SVIZZERA E ITALIA

È STATO L'ATTENTATO ALL'EX SPIA SKRIPAL VICINO LONDRA A METTERE I SERVIZI EUROPEI SULLE TRACCE DI QUESTE CELLULE
Manuela Gatti per www.ilgiornale.it
Le Alpi tra Francia, Svizzera e Italia come «base logistica» delle operazioni clandestine condotte dagli 007 russi in Europa.
Dai borghi dell'Alta Savoia sarebbero passati gli agenti del Gru, i servizi segreti militari di Mosca, responsabili dell'attacco al gas nervino contro Sergey Skripal a Salisbury, nel Regno Unito, ma anche gli autori di blitz nei Balcani e nell'ex Urss.
Lo scoop è del quotidiano francese Le Monde, che attraverso fonti dei servizi di intelligence francesi, britannici e svizzeri ha ricostruito gli spostamenti di un gruppo di quindici spie russe che tra il 2014 e il 2018 - l'ultimo passaggio è registrato nel settembre di quell'anno - si sono recate a più riprese nel dipartimento francese al confine con la Valle d'Aosta e la Svizzera, facendo delle Alpi un «campo base» da cui operare nel Vecchio continente.
Gli uomini del controspionaggio di Londra, Parigi e Berna, coadiuvati dai partner statunitensi, si sarebbero messi sulle tracce della cellula proprio dopo l'attacco a Skripal (a sua volta ex agente segreto russo) del 4 marzo 2018, il primo caso di utilizzo di armi chimiche in Europa dai tempi della Guerra fredda.
La sostanza contaminante, a cui Skripal riuscì a sopravvivere, fece una vittima collaterale, la 44enne Dawn Sturgess, «colpevole» di aver raccolto la boccetta in cui era contenuto l'agente nervino. Per l'attacco di Salisbury sono stati individuati come presunti responsabili tre russi, Alexander Mishkin (alias Alexander Petrov), Anatoly Chepiga (noto come Rouslan Bachirov), e Denis Sergeev (sui documenti Sergei Fedotov). Almeno uno di loro farebbe parte della cellula «alpina» individuata dal controspionaggio europeo.
Secondo Le Monde, i membri del gruppo - appartenenti tutti alla stessa unità del Gru, la 29155 - si sarebbero recati regolarmente sulle Alpi francesi nel corso dei quattro anni presi in esame. Tra i comuni in cui risiedevano ci sarebbero Annemasse, Evian e Chamonix, a cui le spie arrivavano in auto dopo essere atterrati a Parigi o a Lione (una volta anche a Nizza). Talvolta capitava che si fermassero lungo il tragitto, trascorrendo la notte in strutture a Cannes o Ginevra.
La loro scelta sarebbe ricaduta sull'Alta Savoia in quanto zona frontaliera, di facile accesso e adatta per passare inosservati data l'alta presenza di russi. Per non lasciare tracce, secondo quanto ricostruito da Le Monde, la cellula non avrebbe condotto alcuna operazione in Francia, né si sarebbe mai messa in contatto da lì con altre unità del Gru o con diplomatici del Cremlino, così come non sono state trovate armi sul posto.
La base sarebbe servita invece per pianificare e condurre altri attacchi in Europa, non solo quello di Salisbury: al vaglio delle intelligence di Francia, Regno Unito e Svizzera c'è anche un altro tentativo di avvelenamento in Bulgaria nel 2015 e alcune azioni di destabilizzazione eseguite in Moldavia e in Montenegro.
Il tema della presenza dei servizi segreti russi in Europa è tornato alla ribalta due giorni fa, dopo che la Germania ha annunciato l'espulsione dal Paese di due diplomatici di Mosca in relazione al caso dell'omicidio di un ex comandante ribelle ceceno, Zelimkhan Khangoshvili, ucciso in pieno giorno in un parco di Berlino il 23 agosto scorso. Secondo gli inquirenti tedeschi dietro la sua morte ci sarebbe il governo russo, colpevole agli occhi di Berlino anche di non aver collaborato alle indagini sul caso. Mercoledì la Germania ha dichiarato i due diplomatici «persone indesiderate con effetto immediato».
Fonte: qui
martedì 24 settembre 2019
"THOMAS COOK" POTEVA ESSERE SALVATA

L’AGENZIA DI VIAGGI IN BANCAROTTA AVEVA CHIESTO AL GOVERNO BRITANNICO UNA SOVVENZIONE DA 150 MILIONI DI STERLINE, MA BORIS JOHNSON HA RIFIUTATO: “SONO UN SACCO DI SOLDI DEI CONTRIBUENTI, AVREBBE CREATO UN RISCHIO MORALE”
ORA SONO SENZA LAVORO 22MILA PERSONE E 600 MILA TURISTI SONO BLOCCATI
BORIS JOHNSON HA RIFIUTATO 150 MILIONI DI STERLINE PER SALVARE THOMAS COOK DAL FALLIMENTO: “UN RISCHIO MORALE”
Alice Mattei per “Business Insider Italia” - https://it.businessinsider.com/la-compagnia-aerea-thomas-cook-dichiara-il-fallimento-dopo-178-anni-a-terra-circa-150-mila-passeggeri-e-centinaia-di-voli-cancellati/
Niente più Thomas Cook nei cieli del mondo. La compagnia aerea, che volava soprattutto tra l’Europa settentrionale e gli Stati Uniti ha “cessato il commercio con effetto immediato”. Un fallimento dalle gravi conseguenze sia per i 150 mila passeggeri cui è stato cancellato il volo, sia per i circa 22.000 dipendenti, 9.000 dei quali nel Regno Unito.
La compagnia era uno dei marchi turistici più conosciuti al mondo, oltre che uno dei più antichi, visto che era stata fondata nel 1841 nel Leicestershire dal produttore di mobili Thomas Cook.
“È assolutamente vero che è stata presentata una richiesta al governo per una sovvenzione di circa £ 150 milioni“, ha detto Boris Johnson ai giornalisti durante un volo per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. “Chiaramente, si tratta di un sacco di soldi dei contribuenti e crea, come apprezzeranno le persone, un rischio morale in caso di future difficoltà commerciali che le aziende devono affrontare.” Ha detto che i dirigenti dell’azienda devono essere ritenuti responsabili del crollo dell’azienda. “Uno è spinto a riflettere sul fatto che gli amministratori di queste società siano adeguatamente incentivati a risolvere tali problemi”, ha affermato.
THOMAS COOK, L’AGENZIA DI VIAGGI PIU’ ANTICA AL MONDO, È IN BANCAROTTA: 22 MILA PERSONE (9 MILA IN INGHILTERRA) SENZA UN LAVORO E 600 MILA TURISTI BLOCCATI
LONDRA HA AVVIATO L’“OPERAZIONE MATTERHORN”, LA MAGGIORE OPERAZIONE DI RIMPATRIO IN TEMPO DI PACE, PER RIPORTARE INDIETRO 165 MILA CONNAZIONALI
CHE I GIOCHI FOSSERO FINITI LO SI ERA CAPITO DA TRE SEGNALI...
Leonard Berberi per corriere.it
Thomas Cook, uno dei marchi più noti del Regno Unito e per decenni il tour operator di riferimento, ha cessato le attività nel cuore della notte dopo 178 anni di servizio. Il crac lascia ventiduemila persone (9 mila in Inghilterra) senza un lavoro e circa 600 mila clienti nelle località turistiche - per non parlare di oltre un milione di prenotazioni nei prossimi giorni - che ora dovranno tornare a casa con un altro mezzo. Londra ha avviato la maggiore operazione di rimpatrio in tempo di pace, l’“Operazione Matterhorn” per riportare indietro 165 mila connazionali. Prosegue per ora il servizio di Condor, l’affiliata tedesca che però ha chiesto un prestito ponte al governo di Berlino.
Lo stop
Il colosso dei viaggio ha dichiarato il crac verso le 3 di notte dopo che i vertici non sono riusciti a concludere un accordo di salvataggio e raccogliere ulteriori finanziamenti per 200 milioni di sterline. Motivo per cui il board della società - fa sapere con una nota - “non ha avuto altra scelta che avviare i passi necessari per entrare in bancarotta con effetto immediato”.
Che i giochi per Thomas Cook fossero finiti lo si era capito da tre segnali. Il primo: l’autorità britannica per l’aviazione civile ha noleggiato negli ultimi giorni una quarantina di aerei parcheggiandone alcuni oltremare pronti per il piano d’emergenza. Il secondo: il volo Thomas Cook MT508 Londra Gatwick-Dalaman (Turchia) delle 21.45 di domenica (ora locale) sui monitor è passato dall’indicazione del gate a “chiedere informazioni alla compagnia”. Il terzo: a mezzanotte in punto (l’1 in Italia) i vertici dell’aeroporto di Manchester hanno posto sequestro un Airbus A321 del vettore del gruppo perché non era stato in grado di pagare migliaia di sterline di arretrati in tasse aeroportuali.
Il rimpatrio
Il dipartimento inglese dei trasporti ha fatto sapere che tutti i clienti di Thomas Cook che dovevano rientrare a casa nelle prossime due settimane lo potranno fare grazie ai voli charter messi a disposizione dall’agenzia dell’aviazione civile del Paese oppure saranno riprenotati su altri voli. I collegamenti speciali sono già iniziati lunedì mattina e non comportano costi extra grazie al meccanismo “Atol” inserito al momento della prenotazione in agenzia viaggi e che tutela i consumatori inglesi in caso di fallimento della compagnia aerea riportandoli a casa gratuitamente. Il dipartimento dei trasporti ha comunque spiegato che “un piccolo numero” di vacanzieri potrebbero dover sborsare ulteriori soldi per acquistare un nuovo biglietto di ritorno e chiedere poi - quasi invano - il rimborso da Thomas Cook.
Le cause
Molti esperti in queste settimane si sono chiesti i motivi di un fallimento così spettacolare. Secondo molti la principale causa è stata l’incapacità di Thomas Cook di adattarsi ai tempi e ai cambiamenti delle abitudini dei viaggiatori inglesi ed europei. Oggi le persone tendono a fare sempre meno affidamento alle agenzia di viaggi (fisica) per acquistare un volo o un albergo e si rivolgono sempre più alle piattaforme online. Un’altra ragione sta nella concorrenza - di prezzi e rotte - delle low cost, a partire da easyJet e Ryanair che ha portato il vettore Thomas Cook a perdere quote di mercato. La terza motivazione è nella guerra sulle rotte transatlantiche - le più remunerative - che in molti casi ha dimezzato le tariffe in pochi anni. Il gruppo ha dovuto competere sui prezzi (in particolare con Norwegian Air) ma erodendo i profitti.
Fonte: qui
venerdì 4 gennaio 2019
SPREMI IL TURISTA: L'UNICA POLITICA SU CUI SI TROVANO TUTTI D'ACCORDO IN ITALIA
DOPO VENEZIA, SOGNANO IL TICKET ANCHE AMALFI, LE CINQUE TERRE, FIRENZE, CAPRI. ''BASTA CON LE VISITE MORDI E FUGGI''.
MA NON SAREBBE MEGLIO DARE BUONE RAGIONI PER NON FUGGIRE PIUTTOSTO CHE METTERE DELLE TASSE?
Valeria Arnaldi per ''Il Messaggero''
Un biglietto per passeggiare tra le calli, contemplare le bellezze del luogo, ammirarne i tesori. Trascorrere una giornata a Venezia non sarà più gratuito. I cosiddetti turisti mordi e fuggi per accedere alla città antica dovranno pagare la tassa di sbarco, per tutti coloro che non vogliono o non possono trascorrere qualche giorno in più a Venezia, dormendo in hotel. La tassa, che potrebbe aggirarsi sui 10 euro, sarà adottata solo per i vacanzieri, non per chi lavora, studia o si reca nel centro abitato per poche ore per motivi professionali.
IL MODELLO
La novità, però, potrebbe farsi presto modello per altre località turistiche. Ora vogliono il ticket - anzi, la «tassa di sbarco» - le Cinque Terre: il sindaco di Riomaggiore, Fabrizia Pecunia, lo ha chiesto esplicitamente. Lo invoca la Costiera Amalfitana. Ne parlano anche le perle delle Dolomiti, che già la scorsa estate hanno introdotto il numero chiuso. Ad essere interessata al sistema è anche Firenze. Tutte le città d' arte, spiega il sindaco Dario Nardella, devono avere un' attenzione particolare: Venezia e Firenze hanno realtà anche logistiche molto diverse, naturalmente. Ma l' idea del primo cittadino fiorentino è che si ragioni sia su tasse di scopo per i turisti in giornata sia su una maggiore elasticità per la tassa di soggiorno.
Favorevole Federalberghi. Il presidente Bernabò Bocca, già lo scorso anno, commentando l' imposta di sbarco a Capri, affermava che tale misura «è una tassa più equa perché va a colpire tutti, sia quelli che vengono negli alberghi sia quelli che passano la giornata sull' isola».
La misura, secondo la Federazione, consentirebbe pure di contrastare l' abusivismo di molte strutture. Le ragioni del provvedimento veneziano sono tante, prima tra tutte, compensare città e cittadini per i disagi e le spese che comporta il turismo fast, che non consuma ma affolla gli spazi, concorrendo ad aumentare i rifiuti urbani. Non solo. Il contributo si annuncia interessante pure in termini di numeri, andando ad aumentare gli incassi relativi all' imposta di soggiorno, già consistenti. Quanti pernottano in hotel versano trenta milioni l' anno con la tassa. E le stime sulla nuova imposta, sono di qualche decina di milioni l' anno, che potrebbero oscillare tra 40 e 50.
La misura, innovativa per Venezia è già prassi più che collaudata in varie isole, dalle Eolie all' Elba, dove la tassa è tra 2,50 e 5 euro, fino ad arrivare a Capri. «Penso che il ticket ormai, con le dovute limitazioni - dice il sindaco di Capri Gianni De Martino - sia indispensabile in tutte le realtà che attirano grandi flussi turistici, come Capri appunto e Venezia, ma anche Firenze. Il pagamento dell' imposta serve per affrontare il quotidiano, credo sia giusto che chi gode di un' isola o di una città contribuisca pure alle spese». Nessun rischio per un possibile calo di turisti. «Abbiamo introdotto dei ticket di ingresso in alcuni luoghi, come i Giardini di Augusto e Villa Lysis - prosegue De Martino - il contributo dei turisti serve per rendere più accoglienti i siti.
Non c' è stato alcun calo di visitatori, anzi. Il biglietto ci consente di curare al meglio l' accoglienza e la gestione degli spazi e questa è la migliore pubblicità per il territorio». Il principio è proprio spingere i visitatori a partecipare alle spese e pure, in termini culturali, a rispettare maggiormente i luoghi.
«Studieremo un regolamento equilibrato e partecipato che tuteli chi vive, studia e lavora nel nostro territorio», ha annunciato sui social il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, sottolineando importanza del sostegno che «aiuterà a gestire meglio la Città, a tenerla pulita, a offrire servizi d' avanguardia agli ospiti e a far vivere i veneziani più decorosamente».
Rimangono da definire le modalità di applicazione del ticket. Se più semplice è far pagare il biglietto a chi sbarca via mare, più difficile è controllare gli arrivi in treno o auto. Si sta valutando la possibilità che siano le compagnie di trasporto di persone a fini commerciali a pagare un sovrapprezzo sui biglietti. Potrebbe essere escluso dalla misura il trasporto aereo, anche perché abitualmente legato a soggiorni più lunghi. La soluzione che adotterà Venezia potrebbe fare scuola per altre città. Il tema nei prossimi giorni dovrebbe arrivare sul tavolo dell' Anci per valutare misure omogenee per le città turistiche.
Fonte: qui
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