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sabato 28 settembre 2019

RYANAIR HA CHIESTO AI SUOI PILOTI DI ANDARE IN CONGEDO SENZA STIPENDIO “PER IL BENE DELL’AZIENDA”, MINACCIANDO DI LICENZIARLI E PAVENTANDO UNA CRISI COME QUELLA DI THOMAS COOK


LE OPZIONI DATE AI PILOTI IN UNA LETTERA: IN ALTERNATIVA ALLE FERIE NON PAGATE, LA COMPAGNIA PROPONE UN TRASFERIMENTO IN UN’ALTRA BASE OPPURE...



ryanair 1RYANAIR 
Ryanair sta chiedendo ai suoi piloti di prendersi un congedo non retribuito, avvertendoli che potrebbero essere presto licenziati, proprio come gli ex dipendenti di Thomas Cook. La compagnia aerea low-cost ha inviato una lettera ai suoi piloti, chiedendo loro di prendere questa difficile decisione per il bene dell'azienda.

la lettera di ryanair ai pilotiLA LETTERA DI RYANAIR AI PILOTI





Il messaggio, firmato dal "Director of Operations" Neil McMahon, ha cominciato a circolare sui social e dice testualmente: «Con il crollo di Thomas Cook, la perdita di 9.000 posti di lavoro nel Regno Unito e potenzialmente altri 13.000 in tutta Europa, speriamo che ci siano sufficienti domande di congedo non retribuito/part-time, in modo tale da non dover ricorrere a licenziamenti sulla vostra base questo inverno».
neil mcmahonNEIL MCMAHON







Ryanair offre una serie di opzioni ai suoi piloti: in alternativa alle ferie non pagate, la compagnia aerea propone un trasferimento in un'altra base, in un'altra compagnia (Buzz o Lauda, entrambe di proprietà Ryanair), o di accettare un lavoro part-time. L'azienda spiega che, a causa del ritardo nella consegna dei nuovi Boeing 737 Max - bloccata dopo gli incidenti dell'Ethiopian Airlines e della Lion Air -, prevede un surplus di piloti entro questo inverno che non sa come smaltire, se non con la perdita del lavoro.
michael o learyMICHAEL O' LEARY

La compagnia aerea del miliardario Michael O’Leary, forse spaventata dal recente tracollo di Thomas Cook, starebbe quindi cercando di smaltire il proprio personale di diverse basi in tutta Europa. La lettera ha cominciato rapidamente a circolare sui social, dove diversi piloti e sindacati del settore hanno denunciato il trattamento riservato da Ryanair ai propri dipendenti.

Fonte: qui

giovedì 26 settembre 2019

IL TRACOLLO DI THOMAS COOK LASCIA UN «BUCO» DI 300 MILIONI PER GLI HOTEL ITALIANI


LE STIME SUI 3 MESI DI INCASSI CHE SARÀ QUASI IMPOSSIBILE RISARCIRE 
IN TURCHIA, DOVE IL DEFAULT DELL’AGENZIA HA TRAVOLTO IL SETTORE DEL TURISMO, IL GOVERNO HA GIÀ ANNUNCIATO MISURE FISCALI IN FAVORE DELLE IMPRESE DANNEGGIATE. 
IN ITALIA A OCCUPARSENE SPETTA AL NEOSOTTOSEGRETARIO LORENZA BONACCORSI…
Andrea Ducci per il "Corriere della sera"

FALLIMENTO DELLA THOMAS COOKFALLIMENTO DELLA THOMAS COOK
Agosto, settembre e ottobre. Tre mesi di incasso perduti che sarà quasi impossibile recuperare. Nel gorgo di Thomas Cook sono finiti anche hotel e alberghi italiani che lavorando con il gruppo inglese non hanno ricevuto il saldo delle prenotazioni di camere e pacchetti di soggiorno. Il tour operator, una volta incassati i soldi dai clienti, pagava gli alberghi a 30 giorni, gli ultimi pagamenti sono stati effettuati alla fine di agosto per saldare le prenotazioni del mese di luglio. Poi più nulla. Le strutture più colpite sono quelle nelle località di mare nelle regioni del sud, ma anche in Toscana, Liguria e Lombardia (per il turismo sui laghi).

La dimensione esatta del danno non è chiara ma Federalberghi, associazione a cui in Italia fanno capo 27 mila hotel su un totale di 33 mila, ha già effettuato una ricognizione su una vicenda che si configura come una mina per i conti del settore. Il fallimento di Thomas Cook, del resto, si è ingoiato tutti gli incassi per le prenotazioni dei clienti inglesi e, soprattutto, dei turisti tedeschi che hanno prenotato un vacanza in Italia attraverso la controllata del tour operator in Germania.

FALLIMENTO DELLA THOMAS COOKFALLIMENTO DELLA THOMAS COOK
«In queste ore - spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi - stiamo raccogliendo i dati e dalla prima radiografia il buco è già oltre i 100 milioni di euro, perciò è probabile che il calcolo finale porti la cifra vicino ai 300 milioni». Una botta che rischia di mettere in ginocchio le strutture più piccole e gli alberghi a conduzione familiare. «Il danno è intuibile. Thomas Cook pagava in media a 30 giorni, significa che dopo il saldo per il mese di luglio sono rimasti in sospeso agosto e i primi venti giorni di settembre, ma andranno perdute anche le prenotazioni residue di questo mese e quelle di ottobre».

Per alcuni hotel rischia di tradursi in perdite di oltre il 70% del giro di affari annuo. In Turchia, dove il default di Thomas Cook ha travolto il settore del turismo, il governo ha già annunciato misure fiscali in favore delle imprese danneggiate. In Italia a occuparsene spetta a Lorenza Bonaccorsi, neo sottosegretario con delega al Turismo. «È un po' prematuro, non sappiamo ancora quante aziende e in che misura sono state colpite. Ma l' intento è di mettere in campo una serie di misure e stimoli fiscali per supportare il settore», dice Bonaccorsi.

thomas cook tour operatorTHOMAS COOK TOUR OPERATOR
IL TRACOLLO DI THOMAS COOK È UN MACIGNO SUGLI HOTEL ITALIANI
Marco Cimminella per it.businessinsider.com
All’indomani del tracollo di Thomas Cook, anche in Italia bisogna fare il conto delle perdite. Lo storico tour operator inglese opera da anni nel nostro Paese, grazie agli accordi di collaborazione stretti nel tempo con resort, hotel e diverse strutture ricettizie. Che ora sono impegnate a quantificare i danni, tra mancati pagamenti e prenotazioni future cancellate. Federalberghi parla di un “rischio tsunami”, con imprese che vantano crediti per centinaia di migliaia di euro. “In Campania sono stati colpiti almeno trenta alberghi, soprattutto nella penisola sorrentina, una delle mete più popolari tra i turisti stranieri” spiega a Business Insider Italia Costanzo Iaccarino, proprietario di due strutture nella regione. “È stato un colpo secco per le imprese della zona, stimiamo danni per circa 4 milioni di euro“.

L’operatore turistico britannico è stato messo in liquidazione per insolvenza, dopo che il governo di Boris Johnson ha detto no all’operazione di rifinanziamento da 150 milioni di sterline per salvare una realtà nata nel 1841. La fine della società ha comportato l’immediato blocco delle attività, generando caos e disagi soprattutto tra i 600 mila turisti (150 mila britannici) che avevano deciso di affidarsi ai suoi servizi per organizzare le vacanze.
thomas cook tour operatorTHOMAS COOK TOUR OPERATOR

Ma la debacle finanziaria di Thomas Cook ha avuto un impatto negativo anche per le imprese italiane che con la società inglese avevano sempre lavorato bene. “Gestisco due hotel nella Penisola sorrentina, il Tramontano a Sorrento e lo Iaccarino a Massa Lubrense“, racconta Costanzo Iaccarino, che è anche presidente di Federalberghi Campania. “Thomas Cook è uno dei brand più famosi e riconosciuti, ha sempre lavorato bene con le aziende del comparto campane. C’era un buon rapporto di fiducia, anche perché gli inglesi rappresentano il 40 per cento dei turisti stranieri che scelgono la costiera per le proprie vacanze”.

Ma la rovinosa caduta del gruppo britannico, piegato dai debiti, è stato un colpo improvviso per gli imprenditori italiani. Federalberghi ha messo in piedi una task force per censire tutte le strutture coinvolte e valutare il danno, anche in relazione alle future prenotazioni.

thomas cook tour operatorTHOMAS COOK TOUR OPERATOR
Ma se stupisce la brevità dei tempi in cui si è consumata la fine di un’azienda pioniera del turismo di massa, le avvisaglie della crisi non sono mancate. “Gli ultimi pagamenti sono stati effettuati all’inizio di agosto. Ma nonostante i nostri solleciti, non ci siamo insospettiti. Questo perché saldavano sempre i conti a trenta giorni e perché i nostri rapporti erano sempre stati positivi”, sottolinea Iaccarino. Che aggiunge: “Inoltre i manager della società dovevano presentare il bilancio al primo ottobre, quindi per dimostrare di avere in cassa una certa liquidità ci hanno detto che avrebbero pagato appena dopo la fine di settembre”. E così le imprese italiane si sono ritrovate con il cerino acceso in mano.

Ora le strutture associate a Federalberghi si stanno organizzando, per avviare un’indagine generale e preparare un’azione unitaria. “Valutare il danno complessivo è complicato, ci vorrà un po’ di tempo. Intanto, in base ai nostri calcoli, stimiamo una perdita dai tre ai quattro milioni di euro solo per gli hotel della penisola sorrentina”, precisa l’imprenditore campano.


bernabò bocca foto mezzelani gmtBERNABÒ BOCCA FOTO MEZZELANI GMT
La Federazione degli alberghieri ha intanto chiesto al Governo italiano di intervenire con urgenza “presso le autorità inglesi e degli altri paesi in cui operano le società del gruppo di Thomas Cook per tutelare la posizione delle imprese italiane”. E ha sollecitato gli associati a “informare eventuali clienti che hanno prenotato con Thomas Cook e che stanno per arrivare” che dovranno saldare il conto in albergo, “per poi chiedere alle competenti autorità inglesi il rimborso di quanto versato” al tour operator britannico.

La fine di Thomas Cook si inserisce in quel contesto di rivoluzione digitale che ha colpito le vecchie realtà del settore, cambiando anche il modo dei consumatori di organizzare le proprie ferie. Da AirBnb a Expedia, fino a Booking, sempre più persone si affidano ai servizi online e alle nuove formule di vacanza che spesso battono i pacchetti preparati dagli operatori tradizionali. “Non è la prima volta che un tour operator va in crisi. Negli ultimi anni anche altre realtà hanno affrontato grandi difficoltà, come Amandatour e Tempo Holidays in Australia”, conclude Iaccarino.
lorenzo bonaccorsiLORENZO BONACCORSI

Una situazione simile si è verificata in altri paesi bagnati dal Mediterraneo, che in questi anni hanno contato molto sui servizi turistici di Thomas Cook. Dalle isole iberiche alla Grecia, fino alla Tunisia le strutture ricettizie sono preoccupate per le fatture non pagate. In Spagna, una delle mete più gettonate e in cui il tour operator era molto presente, il debito verso gli albergatori potrebbe ammontare a circa 200 milioni di euro, secondo i dati della federazione Exceltur. Proprio nella penisola iberica, gli aerei del gruppo britannico avevano trasportato circa 7,3 milioni di turisti nel 2018, pari a quasi il 9 per cento del numero totale di viaggiatori, calcola Afp.

Amaro il conto anche in Bulgaria, dove gli imprenditori della località balneare di Sunny Beach si aspettano perdite per 35 milioni di euro. Mentre in Grecia, la confederazione del turismo Sete prevede un impatto complessivo che oscilla tra i 250 e i 500 milioni di euro: qui il turismo rappresenta quasi un terzo del Pil e i clienti di Thomas Cook rappresentavano l’8,5% del totale dei visitatori nel 2018. Stessa storia in Tunisia, dove la società non onora debiti per 65 milioni di euro: qui il 5 per cento dei turisti europei in visita ha prenotato con Thomas Cook.

La crisi dell’operatore inglese non danneggia solo gli albergatori, ma genera effetti a cascata su fornitori, autobus turistici, agenzie di autonoleggio, bar, ristoranti e tutti gli altri servizi collegati. E in tutta Europa diverse aziende si stanno preparando per andare in tribunale.

Fonte: qui

martedì 24 settembre 2019

"THOMAS COOK" POTEVA ESSERE SALVATA

L’AGENZIA DI VIAGGI IN BANCAROTTA AVEVA CHIESTO AL GOVERNO BRITANNICO UNA SOVVENZIONE DA 150 MILIONI DI STERLINE, MA BORIS JOHNSON HA RIFIUTATO: “SONO UN SACCO DI SOLDI DEI CONTRIBUENTI, AVREBBE CREATO UN RISCHIO MORALE” 
ORA SONO SENZA LAVORO 22MILA PERSONE E 600 MILA TURISTI SONO BLOCCATI
BORIS JOHNSON HA RIFIUTATO 150 MILIONI DI STERLINE PER SALVARE THOMAS COOK DAL FALLIMENTO: “UN RISCHIO MORALE”

thomas cook tour operatorTHOMAS COOK TOUR OPERATOR
Niente più Thomas Cook nei cieli del mondo. La compagnia aerea, che volava soprattutto tra l’Europa settentrionale e gli Stati Uniti ha “cessato il commercio con effetto immediato”. Un fallimento dalle gravi conseguenze sia per i 150 mila passeggeri cui è stato cancellato il volo, sia per i circa 22.000 dipendenti, 9.000 dei quali nel Regno Unito.

boris johnson prende un te con lo staff dell'nhsBORIS JOHNSON PRENDE UN TE CON LO STAFF DELL'NHS





La compagnia era uno dei marchi turistici più conosciuti al mondo, oltre che uno dei più antichi, visto che era stata fondata nel 1841 nel Leicestershire dal produttore di mobili Thomas Cook.

thomas cook tour operatorTHOMAS COOK TOUR OPERATOR











È assolutamente vero che è stata presentata una richiesta al governo per una sovvenzione di circa £ 150 milioni“, ha detto Boris Johnson ai giornalisti durante un volo per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. “Chiaramente, si tratta di un sacco di soldi dei contribuenti e crea, come apprezzeranno le persone, un rischio morale in caso di future difficoltà commerciali che le aziende devono affrontare.” Ha detto che i dirigenti dell’azienda devono essere ritenuti responsabili del crollo dell’azienda. “Uno è spinto a riflettere sul fatto che gli amministratori di queste società siano adeguatamente incentivati a risolvere tali problemi”, ha affermato.

THOMAS COOK, L’AGENZIA DI VIAGGI PIU’ ANTICA AL MONDO, È IN BANCAROTTA: 22 MILA PERSONE (9 MILA IN INGHILTERRA) SENZA UN LAVORO E 600 MILA TURISTI BLOCCATI 

LONDRA HA AVVIATO L’“OPERAZIONE MATTERHORN”, LA MAGGIORE OPERAZIONE DI RIMPATRIO IN TEMPO DI PACE, PER RIPORTARE INDIETRO 165 MILA CONNAZIONALI 

CHE I GIOCHI FOSSERO FINITI LO SI ERA CAPITO DA TRE SEGNALI...

Leonard Berberi per corriere.it

thomas cook tour operatorTHOMAS COOK TOUR OPERATOR
Thomas Cook, uno dei marchi più noti del Regno Unito e per decenni il tour operator di riferimento, ha cessato le attività nel cuore della notte dopo 178 anni di servizio. Il crac lascia ventiduemila persone (9 mila in Inghilterra) senza un lavoro e circa 600 mila clienti nelle località turistiche - per non parlare di oltre un milione di prenotazioni nei prossimi giorni - che ora dovranno tornare a casa con un altro mezzo. Londra ha avviato la maggiore operazione di rimpatrio in tempo di pace, l’“Operazione Matterhorn” per riportare indietro 165 mila connazionali. Prosegue per ora il servizio di Condor, l’affiliata tedesca che però ha chiesto un prestito ponte al governo di Berlino.

Lo stop
Il colosso dei viaggio ha dichiarato il crac verso le 3 di notte dopo che i vertici non sono riusciti a concludere un accordo di salvataggio e raccogliere ulteriori finanziamenti per 200 milioni di sterline. Motivo per cui il board della società - fa sapere con una nota - “non ha avuto altra scelta che avviare i passi necessari per entrare in bancarotta con effetto immediato”.

Che i giochi per Thomas Cook fossero finiti lo si era capito da tre segnali. Il primo: l’autorità britannica per l’aviazione civile ha noleggiato negli ultimi giorni una quarantina di aerei parcheggiandone alcuni oltremare pronti per il piano d’emergenza. Il secondo: il volo Thomas Cook MT508 Londra Gatwick-Dalaman (Turchia) delle 21.45 di domenica (ora locale) sui monitor è passato dall’indicazione del gate a “chiedere informazioni alla compagnia”. Il terzo: a mezzanotte in punto (l’1 in Italia) i vertici dell’aeroporto di Manchester hanno posto sequestro un Airbus A321 del vettore del gruppo perché non era stato in grado di pagare migliaia di sterline di arretrati in tasse aeroportuali.

Il rimpatrio
thomas cook tour operatorTHOMAS COOK TOUR OPERATOR
Il dipartimento inglese dei trasporti ha fatto sapere che tutti i clienti di Thomas Cook che dovevano rientrare a casa nelle prossime due settimane lo potranno fare grazie ai voli charter messi a disposizione dall’agenzia dell’aviazione civile del Paese oppure saranno riprenotati su altri voli. I collegamenti speciali sono già iniziati lunedì mattina e non comportano costi extra grazie al meccanismo “Atol” inserito al momento della prenotazione in agenzia viaggi e che tutela i consumatori inglesi in caso di fallimento della compagnia aerea riportandoli a casa gratuitamente. Il dipartimento dei trasporti ha comunque spiegato che “un piccolo numero” di vacanzieri potrebbero dover sborsare ulteriori soldi per acquistare un nuovo biglietto di ritorno e chiedere poi - quasi invano - il rimborso da Thomas Cook.

Le cause
Molti esperti in queste settimane si sono chiesti i motivi di un fallimento così spettacolare. Secondo molti la principale causa è stata l’incapacità di Thomas Cook di adattarsi ai tempi e ai cambiamenti delle abitudini dei viaggiatori inglesi ed europei. Oggi le persone tendono a fare sempre meno affidamento alle agenzia di viaggi (fisica) per acquistare un volo o un albergo e si rivolgono sempre più alle piattaforme online. Un’altra ragione sta nella concorrenza - di prezzi e rotte - delle low cost, a partire da easyJet e Ryanair che ha portato il vettore Thomas Cook a perdere quote di mercato. La terza motivazione è nella guerra sulle rotte transatlantiche - le più remunerative - che in molti casi ha dimezzato le tariffe in pochi anni. Il gruppo ha dovuto competere sui prezzi (in particolare con Norwegian Air) ma erodendo i profitti.

Fonte: qui