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giovedì 13 giugno 2019

RINVIATO A GIUDIZIO CORALLO; IL RE DELLE SLOT, CHE PER I PM ROMANI PAGAVA I TULLIANI (E DUNQUE FINI) PER I SUOI AFFARI MILIARDARI NEL SETTORE DEL GIOCO D'AZZARDO

I SOLDI RIPULITI FURONO USATI PER COMPRARE LA FAMIGERATA CASA DI MONTECARLO INTESTATA AL COGNATO DELL'ALLORA PRESIDENTE DELLA CAMERA, MA POI SI SCOPRÌ ANCHE UN FLUSSO DI DENARO DIRETTAMENTE VERSO I FAMILIARI

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
Rinviato a giudizio per l’accusa di associazione a a delinquere finalizzata al peculato, riciclaggio ed evasione fiscale, Francesco Corallo, noto come il “re delle slot”. Lo ha deciso il gup di Roma accogliendo la richiesta della Procura. La posizione di Corallo era stata stralciata rispetto al processo principale che vede imputati, tra gli altri, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo e il padre Sergio. I difensori di Corallo avevo presentato una serie di eccezioni e i giudici della IV sezione collegiale, dove è in corso il processo principale, avevano mandato gli atti al gup. Il processo è stato fissato al prossimo 22 ottobre davanti ai giudici della II sezione.

fini tullianiFINI TULLIANI




Cuore del processo l’ipotizzata attività di riciclaggio che coinvolge l’intera famiglia Tulliani e Corallo. Una indagine in cui un ruolo centrale aveva avuto, secondo gli inquirenti romani, l‘operazione di compravendita di un appartamento a Montecarlo, lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Coinvolti nel procedimento anche l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Laboccetta. Secondo l’accusa, Corallo e gli altri avrebbero fatto parte di un’associazione per delinquere che, nell’evadere le tasse, era dedita al riciclaggio di centinaia di milioni di euro.
elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI

I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie, ma anche nell’acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani. Gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti avevano riguardato anche l’immobile Boulevard Principesse Charlotte 14 finito nella disponibilità di Giancarlo Tulliani. L’appartamento monegasco, secondo l’ipotesi della procura, sarebbe stato acquistato da Tulliani junior grazie ai soldi di Corallo attraverso due società (Printemps e Timara) costituite ad hoc.

Il coinvolgimento di Fini, che ha sempre respinto le accuse, è legato proprio al suo rapporto con Corallo. Un rapporto, per la procura, che sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani. Quest’ultimi, in base a quanto accertato dagli inquirenti, avrebbero ricevuto su propri conti correnti ingenti somme di danaro riconducibili a Corallo e destinati alle operazioni economico-finanziarie dell’imprenditore messe in atto tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia.
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Un rapporto, quello tra l’ex vicepremier e Corallo, scriveva il gip Simonetta D’Alessandro nell’ordinanza di arresto di Giancarlo Tulliani, maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi. Fonte: qui

venerdì 17 febbraio 2017

GIANFRANCO FINI S’E’ GIOCATO MEZZO PARTITO ALLE SLOT MACHINE


CORALLO HA FINANZIATO AMICI, SODALI E VECCHI CAMERATI 

E MARCO MILANESE CHIAMA IN CAUSA PURE L’EX SOTTOSEGRETARIO GIORGETTI 

LE MINACCE DI CHECCHINO PROIETTI

Giacomo Amadori per La Verità

LA PRIMA PAGINA DI LIBERO SU GIANFRANCO FINILA PRIMA PAGINA DI LIBERO SU GIANFRANCO FINI
L' inchiesta di Roma sull' imprenditore Francesco Corallo e sulle sue società (i reati vanno dall' associazione a delinquere al peculato all' evasione fiscale) sta facendo emergere una verità che sino a oggi era rimasta sullo sfondo. Il re delle slot machine non aveva bisogno di arricchire i Tulliani (indagati per riciclaggio) in quanto tali, ma per il loro collegamento con il potente di turno, in questo caso Gianfranco Fini, sotto inchiesta a sua volta. Per il giudice Simonetta D' Alessandro la prova è nel fatto che i rapporti con gli uomini di An e i flussi di denaro cominciano ben prima del 2008-2009, quando entrano in gioco i Tulliani.

Il 2004 è un anno cruciale per la Atlantis world di Corallo, per l' accusa «un' impresa eminentemente criminale». Infatti il governo Berlusconi decide di regolamentare il mercato degli apparecchi da divertimento e indice una gara. A inizio estate si spartiscono la concessione dieci concorrenti e Atlantis world diventa leader del settore. Dopo poche settimane Fini, l' ex moglie Daniela Di Sotto, l' allora segretario particolare del leader di An, Francesco Proietti Cosimi (con signora) e altri 10 amici sono ospiti di Corallo per due settimane da sogno ai Caraibi. Tutto a spese del re delle slot.
gianfranco finiGIANFRANCO FINI

Qui, secondo il rappresentate legale della Atlantis Amedeo Laboccetta (indagato nell' inchiesta romana) Fini e Corallo suggellano un' intesa «che è stata utile ad Atlantis/B plus nello svolgimento dei rapporti con l' amministrazione dei Monopoli». Infatti Atlantis inizialmente non riesce a collegare in rete le macchinette per consentire ai Monopoli di controllare gli introiti e i conseguenti versamenti spettanti allo Stato. Il 21 aprile del 2005 da Roma parte un ultimatum: o Atlantis risolve i problemi o le verrà notificato l' avvio del procedimento di revoca della concessione.

FRANCESCO PROIETTI COSIMIFRANCESCO PROIETTI COSIMI
Dopo pochi giorni la società avverte i Monopoli che ha deciso di ritirarsi. Proprio in quel periodo la procura di Potenza sta indagando sul gioco d' azzardo e sotto intercettazione c' è anche Proietti Cosimi, il segretario di Fini. Il giorno della notifica dei Monopoli ad Atlantis sul suo telefonino giunge la chiamata di Laboccetta, il quale lo aggiorna sui problemi di Atlantis e gli legge la lettera dei Monopoli.

Proietti Cosimi, dopo aver dato alcuni consigli a Laboccetta, conclude così: «Io domani parlo con Giorgio (Tino, presidente dei Monopoli, ndr) e me la vedo. Dai!». Anche grazie all' intervento dell' ex segretario di Fini le parti si incontrano e trovano una soluzione. In questo modo la società italocaraibica non lascia il mercato italiano e anzi accresce la sua quota di mercato.

LABOCCETTA jpegLABOCCETTA JPEG
Dalle Antille olandesi, quartier generale della Atlantis, iniziano ad arrivare bonifici in Italia. Nel marzo del 2006 l' azienda di Corallo invia 120.000 euro a una minuscola associazione culturale di Subiaco, il paese di Proietti Cosimi. Il presidente è Pierluigi Angelucci, un collaboratore dello stesso Proietti. In un mese e mezzo ritira circa 119.000 euro in contanti. Al cronista ha dichiarato: «Quell' operazione mi è stata chiesta direttamente da Checchino (Proietti Cosimi, ndr). I soldi li ho ritirati per lui. Mi sembra di averglieli portati a casa e in via della Scrofa». Successivamente la società di Corallo ha finanziato anche la Ke.is una azienda della famiglia di Proietti Cosimi sul cui fallimento è in corso un processo per bancarotta.
FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO

Per esempio tra il 2008 e il 2010 Atlantis invia 440.000 euro per la sponsorizzazione di alcuni musical allestiti dalla Ke.is. Oggi l' ex segretario particolare di Fini è imputato per finanziamento illecito proprio a causa di quei bonifici dai Caraibi. Contattato dalla Verità, Proietti Cosimi inizialmente è cordiale, quindi informato del fatto che intendiamo scrivere sul giornale dei finanziamenti di Atlantis perde la calma e si fa minaccioso: «Non scriva nulla. Le conviene».

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
Nel 2008 Proietti Cosimi e Laboccetta entrarono insieme in Parlamento con il Pdl in quota An. Ma entrambi giurano di non essersi interessati ai due fantomatici decreti favorevoli a Corallo di cui parla il giudice D' Alessandro. Grazie al cosiddetto decreto Abruzzo, il 39/2009, Corallo può installare ben 12.000 videolottery di nuovissima generazione a condizioni agevolate. Con il successivo provvedimento, il 78/2009, può impegnare i diritti sulle vtl e ottenere così un finanziamento per Atlantis/Bplus da 150 milioni di euro dalla Banca popolare di Milano, da investire nell' acquisto e nella diffusione delle stesse vtl.

FINI TULLIANIFINI TULLIANI
A novembre Sergio Tulliani, il suocero di Fini, considerato dai magistrati un lobbista non molto credibile incassa 2,4 milioni con la causale «liquidazione attività estere decreto 78/2009». Non è finita. Nel biennio 2008-2009 secondo il calcolo degli inquirenti arrivano sui conti dei figli Giancarlo ed Elisabetta Tulliani altri 5 milioni di euro provenienti da Corallo. Ma non sono certo loro ad aver perorato la causa in Parlamento.

MARCO MILANESEMARCO MILANESE
In parte quel ruolo viene svolto dallo stesso Corallo che venne ingaggiato da Laboccetta come assistente parlamentare e in parte da altri politici. Gli inquirenti citano lo stesso Laboccetta (all' epoca in commissione Finanze) e il sottosegretario all' Economia Marco Milanese che avrebbero mediato per far inserire in uno dei provvedimenti legislativi le istanze di un consulente di Atlantis. Milanese, però, indagato a Milano per la stessa vicenda, è stato archiviato. Gli chiediamo chi sia allora il responsabile delle leggi favorevoli a Corallo e la sua risposta è lapidaria: «Le norme arrivavano praticamente già pronte dai Monopoli e io non avevo nessuna delega ai rapporti con loro».

E chi la aveva? «Alberto Giorgetti». Di che partito era? «Anche lui proveniva da An».
ALBERTO GIORGETTI SOTTOSEGRETARIO ECONOMIAALBERTO GIORGETTI SOTTOSEGRETARIO ECONOMIA

Ci sono altri ex fedelissimi di Fini che sostennero l' affermazione dell' Atlantis in Italia. «Mettemmo a punto l' associazione temporanea d' imprese con Atlantis e Bit media nello studio romano dell' avvocato Giancarlo Lanna» ha ricordato a Panorama Remo Molinari, ex socio di Corallo con la sua Plp. Lanna nel 2007 fu tra i promotori della fondazione Farefuturo, il centro studi finiano che con gli attacchi al premier Silvio Berlusconi sarà tra le cause della spaccatura del Pdl. In ogni caso nel 2004, Corallo poteva contare sull' appoggio di altri esponenti di spicco dell' ex An. «Anche perché con alcuni di loro aveva militato nel Fronte della gioventù» ha dichiarato Molinari.

Fonte: qui

                              

FINI FU IL TRAMITE FRA CORALLO E I TULLIANI, LO SCRIVONO I PM ROMANI PER QUESTO E’ INDAGATO PER RICICLAGGIO 

VACANZE A SCROCCO AI CARAIBI PRIMA DI CONOSCERE ELISABETTA, PAGATE DAL RE DELLE SLOT MACHINE 

ED E’ SEMPRE LUI A FINANZIARE LA RISTRUTTURAZIONE DELLA CASA DI MONTECARLO

Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
I soldi e i beni sequestrati dalla Guardia di Finanza, per un valore di circa 5 milioni di euro, sono di Elisabetta, Giancarlo e Sergio Tulliani; rispettivamente moglie, cognato e suocero di Gianfranco Fini. Ma al centro dei rapporti considerati illeciti con il «re delle slot machine» Francesco Corallo (arrestato nel dicembre scorso alle Antille olandesi, dove ancora attende l' esito della richiesta di estradizione in Italia) c' è lui, l' ex leader di Alleanza nazionale, nonché ex esponente di punta del governo Berlusconi e poi presidente della Camera.

La conoscenza tra Fini e Corallo, infatti, è precedente all' entrata in scena dei Tulliani. Risale al 2004, quando l' ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta (arrestato anche lui a dicembre) portò l' allora vicepresidente del Consiglio in vacanza sull' isola di Saint Martin, con altre 14 persone, per due settimane. Ospiti dell' imprenditore dei videogiochi, titolare della società Atlantis.

FRANCESCO CORALLOFRANCESCO CORALLO
VACANZA PAGATA
In quell' occasione - ha riferito lo stesso Laboccetta ai magistrati, prima di passare dal carcere di Regina Coeli agli arresti domiciliari - Fini «suggellò con Corallo un' intesa che è stata utile ad Atlantis nello svolgimento dei rapporti con l' Amministrazione dei Monopoli. Infatti lo stesso Laboccetta si rivolse al segretario di Fini, Proietti Cosimi, allorché, nell' aprile 2005, Atlantis ebbe problemi con l' Amministrazione che formulò contestazioni con diffida che avrebbero potuto condurre alla revoca della concessione». E Proietti Cosimi risolse il problema.

Francesco Proietti CosimiFRANCESCO PROIETTI COSIMI
Poi arrivarono i Tulliani e, sempre a detta di Laboccetta, Fini «cercò di far concludere un affare immobiliare a Giancarlo, fratello della compagna Elisabetta, presentandolo come intermediario per l' acquisto di una proprietà a Roma cui era interessata la società di Corallo». L' affare sfumò, ma le frequentazioni continuarono, tanto che alla festa per il compleanno della prima figlia di Gianfranco ed Elisabetta, nell' appartamento di Montecitorio dove Fini si era trasferito in quanto presidente della Camera, «parteciparono pochi parenti, qualche personaggio politico, compagni di partito nonché Francesco Corallo e la sua compagna».

AMEDEO LABOCCETTAAMEDEO LABOCCETTA
A parte le dichiarazioni dell' ex deputato indagato nella stessa inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino e dal sostituto Barbara Sargenti - che ieri ha portato al decreto di sequestro e alle perquisizioni di uffici e appartamenti, tra cui quello in cui vivono i coniugi Fini -, sono i soldi inseguiti dagli investigatori della Finanza a rendere sospetti i rapporti tra Corallo e i Tulliani. Instaurati «per il tramite di Gianfranco Fini», specificano gli inquirenti.
GIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E GABRIELLA BONTEMPOGIULIA BONGIORNO ELISABETTA TULIANI E GABRIELLA BONTEMPO

Prima c' è stato il progetto di farli entrare nell' Atlantis con il 10 per cento delle quote azionarie; poi sono arrivati i trasferimenti milionari attraverso società create appositamente, e conti bancari accesi a questo scopo.

VERSAMENTI SOSPETTI
Secondo il giudice Simonetta D' Alessandro, che ieri ha ordinato il sequestro preventivo dei beni, «i Tulliani sicuramente capivano l' illiceità dei contegni cui si accingevano». Ed erano consapevoli dell' interesse di Corallo a tenere buoni rapporti con il governo attraverso un «esponente centrale» come Fini.

giancarlo e elisabetta tullianiGIANCARLO E ELISABETTA TULLIANI
Ai tre - padre e figlio difesi dagli avvocati Titta e Nicola Madia, la figlia assistita da Giulia Bongiorno - viene contestato il riciclaggio dei soldi di Corallo; accumulati illegalmente, secondo l' accusa, grazie a una sostanziale truffa ai danni dello Stato agevolata da appositi provvedimenti di legge tanto «abnormi» da garantirgli un «irragionevole privilegio». Adesso è indagato anche Fini, per concorso nello stesso reato. Lui commenta che è «un atto dovuto» e si dice fiducioso che la magistratura chiarisca tutto.
giancarlo tullianiGIANCARLO TULLIANI

Per adesso, gli inquirenti ritengono di aver chiarito che il riciclaggio era «strettamente correlato» con le leggi fatte in favore di Corallo, che poi si sarebbe sdebitato attraverso i Tulliani. Oltre al denaro per finanziare l' acquisto della famosa casa di Montecarlo ereditata da Alleanza nazionale (comprata nel 2008, ristrutturata con altri soldi di Corallo e rivenduta nel 2015 a 1.360.000 euro), le Fiamme gialle hanno individuato un versamento a papà Tulliani di due milioni e 400 mila euro, effettuato dopo il varo di un decreto molto vantaggioso per l' affare dei videogiochi.
VILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA jpegVILLINI DI GIANCARLO TULLIANI ROMA JPEG

Successivamente metà di quel denaro è finito a Giancarlo per acquistare il villino bifamiliare dov' è ufficialmente domiciliato, anche se da dicembre s' è trasferito negli Emirati Arabi; un' altra parte (550 mila euro) è andata su un conto di Elisabetta che l' ha utilizzata per comprare una casa. Commenta il giudice D' Alessandro: «I contegni, basici, rispondono a bisogni primari: la casa per sé, la casa da affittare. Cessate le aspirazioni internazionali, si delinea la piccola delinquenza finanziaria routinière ».

Fonte: qui

 

LA LEGGE DEI TULLIANI: CHI STA CON ELISABETTA SI PRENDE TUTTA LA FAMIGLIA 

ERA GIÀ SUCCESSO A GAUCCI E ADESSO E’ CAPITATO A FINI, INGUAIATO PER LA CASA DI MONTECARLO 

L’EX PRESIDENTE DEL PERUGIA REGALO’ LA PORSCHE A GIANCARLO, LA BMW AL PADRE E POI TERRENI, L’ATTICO A VIA SARDEGNA E CASE A BOCCEA

Massimo Malpica per “il Giornale”

Quella dei Tullianos è la storia di una famiglia unita. Così tanto unita che esserlo di più è difficile anche solo da immaginare. Colpisce, per esempio, il modo in cui gli uomini di Elisabetta si ritrovino rapidamente a far parte - o a fare i conti - anche con la di lei famiglia. Tutti Tullianos d' adozione, almeno fino al prossimo giro, e tutti a collaborare alle fortune imprenditoriali della family.

gaucci, tullianiGAUCCI, TULLIANI
Il primo è stato Luciano Gaucci, fidanzato con la giovane Elisabetta dal 1997 al 2004, dopo che lei era entrata in casa come fiamma del figlio di Lucianone, salvo poi cambiare partner. E Gaucci, dopo la fine della relazione, non le ha certo mandate a dire. Lamentandosi dei beni, mobili e immobili - case, automobili, terreni e gioielli - finiti nel tesoro dei Tulliani anche se solo «prestati» per motivi fiscali. C'era persino una schedina vincente del Superenalotto che Gaucci e i suoi ex parenti acquisiti si litigavano.
GAUCCI, TULLIANIGAUCCI, TULLIANI

Di certo l' ex presidente del Perugia era stato generoso. Assumendo Elisabetta e il fratellino Giancarlo come dirigenti per le sue tante squadre di calcio. E, come raccontava lui stesso, «ho comprato la Porsche a Giancarlo, la Bmw al padre Sergio. Ho regalato loro terreni fuori Roma, a Capranica-Prenestina, Viterbo e Rieti. L' attico in via Sardegna e le case a Boccea dove Elisabetta vive con i genitori e il compagno».

elisabetta tulliani gianfranco finiELISABETTA TULLIANI GIANFRANCO FINI
Il compagno, cioè Gianfranco Fini. Che arriva e trova una famiglia certamente beneficata dal vulcanico Lucianone. Pazienza se l' ex finisce in Repubblica Dominicana spinto dai guai giudiziari: il vecchio va giù dal balcone come una lavatrice rotta a capodanno, il nuovo prestigioso compagno di Eli invece posa per una foto da famiglia reale con tutti i Tullianos in alta uniforme per il battesimo di Martina, una delle due bimbe nate dalla relazione con l' ex presidente della Camera.

gianfranco fini elisabetta tullianiGIANFRANCO FINI ELISABETTA TULLIANI
Fini si trasferisce nel quartier generale di famiglia, e difende Elisabetta, il cognato e tutti i suoi acquisiti quando scoppia lo scandalo della casa di Montecarlo. Ci va di mezzo lui, visto che come è noto quell'appartamento era di proprietà di An, dopo la donazione al partito «per la buona battaglia» della contessa Colleoni, militante missina e ammiratrice di Gianfranco. Come è finito il giovin Tulliani in quell'appartamento senza che Fini lo sappia?

Gianfry fa lo gnorri, e sposa acriticamente la posizione di famiglia: negare tutto. Una panzana clamorosa, smentita dall'inchiesta del Giornale e - anni dopo - dall'indagine sul gruppo di Corallo che rivela il castello di bugie costruito dai Tullianos e narrato da Fini intorno a quella storia.
GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANIGIANFRANCO FINI ED ELISABETTA TULLIANI

Si scopre anche che non solo l'appartamento nel Principato venne dato via a un prezzo irrisorio, ma che quei soldi non vennero nemmeno tirati fuori da Giancarlo, Sergio o Elisabetta. A pagare secondo la magistratura è stato Corallo. E l'uomo delle slot, storicamente vicino ad An, avrebbe anche foraggiato i conti correnti dei Tullianos con altri bonifici.

Tutto mentre Fini andava in tv a negare l'evidenza e, derubricato a traditore della causa dalla comunità della destra italiana, si avviava a un rapidissimo tramonto, scomparendo dall'orizzonte della politica. 

«Un coglione», ha detto di sé l'ex terza carica dello Stato di fronte alla prova che la procura a vendere il quartierino a Montecarlo era firmata da Elisabetta. All'oblio si è aggiunta l'ingiuria. E ora l'iscrizione nel registro degli indagati. Concorso per riciclaggio. L'ultimo legame, il più beffardo, del Fini sedotto ma non edotto con i suoi Tullianos.

Fonte: qui

domenica 18 dicembre 2016

L'EX PARLAMENTARE LABOCCETTA ARRESTATO METTE IN MEZZO FINI DURANTE L'INTERROGATORIO: NON È L'ALLOCCO CHE VUOLE FAR CREDERE

'I SUOI RAPPORTI CON IL RE DELLE SLOT MACHINES CORALLO ERANO MOLTO PIÙ STRETTI. ERA DA LUI AI CARAIBI, E LUI ERA PRESENTE AL BATTESIMO DELLA FIGLIA'' 

SULLA CASA DI MONTECARLO, PERÒ, LABOCCETTA DICE DI NON SAPERE I DETTAGLI...
Valeria Di Corrado per Il Tempo

LABOCCETTA aLABOCCETTA A

Gianfranco Fini ha detto il falso sul re dello slot machine Francesco Corallo? L’interrogativo si pone allorché Amedeo Laboccetta, l’ex deputato Pdl arrestato insieme a Corallo, nel rispondere ai magistrati ha raccontato di un rapporto diretto fra i due. Come è noto Laboccetta è stato per anni un fedelissimo di Fini e contestualmente ha lavorato per Corallo.

L’ex parlamentare ai magistrati romani si è soffermato a lungo sui legami - a suo dire - molto stretti fra Corallo e Fini, sui rapporti dell’imprenditore dei caraibi e i Tulliani per il tramite proprio dell’ex leader di Alleanza nazionale. Nell'interrogatorio di garanzia Laboccetta ha fatto intendere che Fini non è affatto l'allocco che ha voluto far credere: ha citato esempi, circostanze, date. Ovviamente sono ancora tutte da riscontrare.

AMEDEO LABOCCETTAAMEDEO LABOCCETTA
«Il bivio è se sono stato talmente ingenuo da essere palesemente un fesso oppure ho mentito». Gianfranco Fini ha preferito ammettere di essere stato «un fesso», anzi, «un coglione», fino a oggi tenuto all’oscuro dalla moglie, dal cognato e dal suocero delle trame che venivano ordite alle sue spalle: dalla compravendita della casa di Montecarlo (realizzata dai Tulliani con i soldi sottratti al fisco dal magnate delle slot machines Francesco Corallo), ai 2 milioni e 600 mila euro bonificati sui conti di Sergio e Giancarlo Tulliani, sempre da Corallo, in relazione al decreto legge che ha agevolato le società dell'imprenditore catanese, con le quali detiene il 40% del mercato del gioco d'azzardo lecito in Italia.

FINI, ELI, GIANCARLO TULLIANI, LABOCETTA,FINI, ELI, GIANCARLO TULLIANI, LABOCETTA,
Ora però viene fuori un'altra verità, che se riscontrata dimostrerebbe che Fini ha mentito. L'ha raccontata ieri ai magistrati uno che conosce benissimo sia Fini che Corallo, e cioè l'ex parlamentare Pdl Amedeo Labocetta, finito in carcere martedì scorso insieme ad altre quattro persone (tra cui Corallo).

Nell'interrogatorio di garanzia Laboccetta ha spiegato che Fini non è affatto l'allocco che ha voluto far credere: a suo dire conosceva benissimo Corallo, tanto da essere stato suo ospite in uno dei suoi resort alle Antille e da averlo incluso nella ristrettissima cerchia di amici invitati in occasione del battesimo della figlia avuta con Elisabetta Tulliani. Ma c'è di più. Sempre a detta di Laboccetta sarebbe stato l'ex presidente della Camera a spendere il nome del cognato per aiutare il «re delle slot» a realizzare un affare immobiliare a Roma.
elisabetta tulliani e gianfranco finiELISABETTA TULLIANI E GIANFRANCO FINI

SUB ALLE ANTILLE
Davanti al pm Sargenti e al gip D'Alessandro, Laboccetta ha raccontato parecchie cose inedite per dimostrare che Fini e Corallo avevano un rapporto di conoscenza di vecchia data. Tanto che nel 2004, l'ex leader di An venne ospitato (insieme al suo staff) dal re dell’azzardo nelle Antille olandesi, per una vacanza all'insegna delle immersioni subacquee; uno degli hobby prediletti di Fini. Insieme a lui c'era anche l'allora compagno di partito Laboccetta. Ovviamente - ricorda Laboccetta - il soggiorno fu interamente pagato da Corallo.
Amedeo LaboccettaAMEDEO LABOCCETTA

BATTESIMO PER POCHI
Il coordinatore cittadino del Pdl a Napoli ha rivelato ai magistrati anche un altro retroscena. Nel 2009, l'allora presidente della Camera organizzò un piccolo ricevimento per pochi intimi nella sua stanza di Palazzo Chigi o in altro luogo per festeggiare la nascita della seconda figlia avuta con Elisabetta Tulliani. In quell'occasione, tra gli invitati, oltre a Laboccetta, ci sarebbe stato Francesco Corallo. Un'ulteriore dimostrazione che tra il ricco imprenditore del gioco e la terza carica dello Stato ci sarebbe stato - sempre a leggere le parole di Laboccetta - un rapporto più che di semplice conoscenza.

IMMOBILIARE ROMA
La «prova del nove» sarebbe – sempre secondo quanto raccontato da Laboccetta nell'interrogatorio di garanzia – un altro episodio che avrebbe visto come protagonisti Fini e Corallo. Quando il secondo si rivolge al primo per chiedergli chi potrebbe aiutarlo a realizzare un grosso affare immobiliare a Roma, l'ex leader di An non avrebbe avuto dubbi e gli avrebbe suggerito il cognato. L'affare alla fine non si sarebbe realizzato, ma Fini sarebbe riuscito - dice sempre Laboccetta - comunque nell'intento di «sponsorizzare» il fratello e il padre della sua compagna al «re delle slot».
Fini- GIANCARLO TULLIANIFINI- GIANCARLO TULLIANI

Tanto che tra i tre si instaura un legame che ora costa a Giancarlo e Sergio Tulliani l'accusa di riciclaggio. Dalle carte dell'inchiesta "Rouge et noir" è emerso che i Tulliani non hanno mai sborsato un euro per acquistare l'immobile di boulevard Princesse Charlotte 14, a Montecarlo, donato ad Alleanza Nazionale dalla contessa Colleoni.

Gli accertamenti dello Scico della Guardia di Finanza hanno dimostrato che dietro le società offshore che hanno acquistato e poi rivenduto l'appartamento c'erano i Tulliani e che i 327 mila euro con cui era stato liquidato il partito, provenivano dai conti caraibici di Corallo, sui quali erano stati fatti transitare i soldi sottratti al fisco italiano, provenienti dalla raccolta sulle macchinette da gioco. In compenso i parenti acquisiti di Fini avevano incassato dalla vendita dell'immobile monegasco un milione e 400 mila euro.
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SPUNTA MONTECARLO
Alla luce di quanto svelato da Laboccetta ai magistrati, in merito al rapporto che legava l'ex presidente della Camera all'imprenditore catanese, viene il sospetto che sia stato lo stesso Fini a proporre a Corallo di finanziare l'affare della casa di Montecarlo, che – secondo l'accusa – avrebbe fatto intascare ai Tulliani 1,4 milioni di euro.

Intervistato da "Il Fatto Quotidiano", all'indomani dell'arresto di Corallo e della notizia che suo cognato e suo suocero risultano indagati per riciclaggio, l'ex leader di An è cascato dalle nuvole quando ha saputo che anche Elisabetta avrebbe avuto un ruolo nella vendita dell'immobile di boulevard Princesse Charlotte, visto che risulterebbe riconducibile a lei la società Timara Ltd. "Addirittura? È di mia moglie? Non ne ero minimamente a conoscenza".

IO, VITTIMA DI FINI
Laboccetta, per il momento, ha detto ai magistrati che l'hanno interrogato di non ricordare nulla della questione della casa monegasca e dei bonifici da 1,6 milioni di euro che tra luglio e novembre 2009 sono arrivati sui conti correnti di Giancarlo e Sergio Tulliani, contemporaneamente all'approvazione del decreto legge n.78/2009, che ha offerto a Corallo la possibilità di offrire in pegno i diritti sulle videolottery.
Fini Tulliani FamigliaFINI TULLIANI FAMIGLIA

Anche se poi ha aggiunto: «Sono parte lesa in questa vicenda; una vittima di Corallo e di Fini. Non ho intascato nulla di illecito: ero regolarmente retribuito per il lavoro che svolgevo nella società di Corallo». Fini (che non risulta indagato) ha escluso a "Il Fatto" un suo intervento di presidente della Camera su quel decreto. Fino a prova contraria, dunque non non si può credere che abbia mentito.

L'ex leader di An, però, nel 2010 negò più volte l’evidenza, anche di aver accompagnato la sua compagna a scegliere i mobili con cui arredare l'appartamento di Montecarlo. Poi, grazie all'inchiesta del direttore de "Il Tempo" (all'epoca inviato de "Il Giornale"), venne dimostrato che l'allora presidente della Camera si era recato nel negozio sull'Aurelia, a Roma, dove Elisabetta Tulliani comprò una cucina Scavolini «per un appartamento non italiano».
giancarlo tulliani by vincinoGIANCARLO TULLIANI BY VINCINO

«Quella localizzazione fu confermata dall'esigenza di cercare uno spedizioniere di fiducia – spiegò un dipendente del mobilificio – Nessuno dubitava che la meta fosse Montecarlo». Ma anche in quell’episodio a casa Fini-Tulliani si negò l’evidenza, e solo con la pubblicazione della fattura della cucina, poi della mappa catastale dell’immobile monegasco e infine delle fotografie di quella cucina incastonata ben bene nella casa di Montecarlo, vi fu la prova provata che qualcuno non aveva detto il vero. Perché?

Fonte: qui