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giovedì 7 febbraio 2019

ANGELA MERKEL SALVA L’ENNESIMA BANCA TEDESCA CON I SOLDI PUBBLICI, IN BARBA ALLE REGOLE EUROPEE

PER SCONGIURARE IL CRAC DELLA NORDLB (PARTECIPATA DAL LANDER DELLA BASSA SASSONIA) IL GOVERNO HA MESSO SUL PIATTO 3,7 MILIARDI DI EURO 
ALLA FACCIA DEL BAIL-IN! 
PERCHÉ SE LO FANNO I TEDESCHI NON È AIUTO DI STATO?
Antonio Grizzuti per “la Verità”

sede della nordlb hannover 5SEDE DELLA NORDLB HANNOVER 5
Chi fa da sé, fa per tre. Dalla regola aurea che la Germania applica nei settori più svariati, dall' industria alla politica estera, ovviamente non poteva essere esente il comparto bancario. Quando c' è da introdurre nuove regole, o applicare alla lettera quelle già esistenti, Berlino è sempre in prima fila.

Nel momento in cui si tratta, invece, di lavare i panni sporchi in casa, Angela Merkel e soci hanno sempre pronto un valido escamotage per aggirare le norme esistenti. L' ultimo, recentissimo, esempio è rappresentato dal salvataggio di Norddeutsche landesbank girozentrale (più comunemente nota come Nordlb), una delle banche commerciali più grandi a livello nazionale.

nordlb 1NORDLB 
Nordlb è una delle sette banche regionali tedesche (landensbanken), una particolare tipologia di istituto bancario che esiste solo in Germania, partecipato dallo Stato tramite i Lander (cioè i governi federali) e dalle associazioni regionali delle Casse di risparmio.
La maggioranza delle azioni della banca, attualmente, è di proprietà dello Stato federale della Bassa Sassonia (59,13%), mentre lo Stato della Sassonia Anhalt detiene poco più del 5% del pacchetto.

angela merkelANGELA MERKEL
I riflettori si erano accesi su Nordlb lo scorso novembre con la pubblicazione dei risultati degli stress test condotti dall' Eba, l' Autorità bancaria europea. Nell' occasione, l' istituto aveva conseguito il peggiore risultato sul piano nazionale. Fino a ora, la banca aveva retto all' urto della crisi, tuttavia sui bilanci hanno pesato oltre 7 miliardi di crediti deteriorati erogati alle imprese del settore navale.

Dopo la pubblicazione dei risultati degli stress test, nonostante le rassicurazioni dei dirigenti, è stato da subito chiaro che le cose si stavano mettendo per il verso sbagliato. Fallito il tentativo di fusione con un' altra banca locale, hanno iniziato a circolare con sempre più insistenza le voci che davano come probabile un dissesto, qualora entro febbraio non si fosse trovata una soluzione alternativa.
sede della nordlb hannover 4SEDE DELLA NORDLB HANNOVER 4

I fondi americani
Ma in Germania non si sono fatti prendere dal panico, e anziché invocare il tanto amato bail in (la procedura europea che regola la risoluzione degli istituti di credito) hanno pensato bene di giocare la partita in casa. Per prima cosa hanno rifiutato, cortesemente ma con decisione, le offerte di due fondi americani (Cerberus capital management e Centerbridge partners), riservandosi però la possibilità di vendere loro gli Npl.

Quindi, è stato orchestrato un vero e proprio salvataggio casalingo. Sul piatto, la ragguardevole cifra di 3,7 miliardi di euro: 1,2 miliardi sono stati messi a disposizione dall' associazione tedesca che riunisce le Casse di risparmio, mentre altri 1,5 li ha sganciati il governo della Bassa Sassonia. Quest' ultimo, poi, si è riservato di staccare un altro assegno da 1 miliardo di euro qualora si rendesse necessario.

sede della nordlb hannover 1SEDE DELLA NORDLB HANNOVER 
Anche se consentirà di salvare la banca dal fallimento, l' operazione non sarà indolore. Come detto, i due fondi esteri faranno razzia di crediti deteriorati, verosimilmente con ampio margine. Gli analisti stimano che, a seguito delle perdite derivanti dalla cessione di Npl, l' anno prossimo il Cet1 ratio (l' indice che misura la stabilità patrimoniale degli istituti di credito) dovrebbe scendere sotto le soglie regolamentari, anche se solo temporaneamente.

sede della nordlb hannover 2SEDE DELLA NORDLB HANNOVER 




Ma con questa piroetta finanziaria Nordlb si sgancia anche da un comparto industriale nel quale è attiva da sempre, quello navale appunto. L' allarme lanciato nelle ultime settimane dagli armatori tedeschi riguarda il rischio che questa vicenda incida negativamente su un settore già di per sé molto provato, rendendo ancora più debole la posizione della flotta mercantile di Berlino. Ma le critiche più imponenti, anche sul versante interno, riguardano la natura stessa del sistema bancario tedesco.

Nella sessione del Parlamento della Sassonia svoltasi ieri, verdi e liberaldemocratici hanno contestato aspramente la decisione di mettere in atto l' intervento statale che, sostengono i detrattori, produrrà inevitabili ricadute sui contribuenti. Le opposizioni denunciano anche il pericolo che l' Unione europea, finora anche fin troppo tollerante nei confronti della «manina» tedesca sulle banche, possa sollevare l' obiezione che l' operazione si configuri come aiuto di Stato.
ANGELA MERKELANGELA MERKEL

DISCREZIONALITÀ
Senza dubbio il nostro sistema bancario sconta un problema di capitalizzazione ma, come dimostrano i risultati economici del 2018 diffusi ieri da Intesa Sanpaolo, i nostri istituti sanno perfettamente come realizzare profitti. Viceversa, il modello tedesco non è affatto esente da limiti e difetti.

È singolare perciò parlare di unione bancaria quando uno dei suoi pilastri, il sistema di risoluzione delle banche, viene disatteso oppure applicato con tanta discrezionalità.Salvo poi, da parte degli stessi Paesi che lo aggirano con tanta facilità, esigerne la rigida applicazione altrove.

Fonte: qui

sabato 18 febbraio 2017

Toshiba: il fantasma del crack finanziario aleggia sull’azienda


Toshiba: il fantasma del crack finanziario aleggia sull'azienda

Toshiba naviga in acque molto oscure e il crack finanziario sembra essere dietro l’angolo. La situazione finanziaria precipita e i dati sono allarmanti.

Toshiba si trova in una situazione a dir poco spinosa e l’azienda sembra essere sull’orlo di un crack finanziario. Il gruppo giapponese ha infatti dichiarato di attendersi perdite per l’ammontare di 3,2 miliardi di euro, che per svalutazione arriveranno a oltre 5 miliardi di euro, dopo essere riuscita ad ottenere una proroga sulla pubblicazione del bilancio.
Il bilancio, pubblicato nella giornata di ieri e poi ritirato, mostrava una situazione sull’orlo del fallimento. A nulla sono servite le dichiarazioni del gruppo nipponico che ha affermato di aver ritirato il bilancio per non aver concluso le procedure di revisione e di audit.
Nel frattempo Presidente del gruppo lascia la sua posizione, ma fa sapere che rimarrà nell’azienda.
Il mercato giapponese ha risentito in chiusura delle perdite annunciate dall’azienda e ha così chiuso con un ribasso dell’1,33% a quota 9.238,98 punti.
Vediamo cosa sta succedendo e quali sono i problemi per Toshiba, che al momento la potrebbero portare al fallimento.

Toshiba sull’orlo del crack: perdite per oltre 5 miliardi di euro

Questa mattina Toshiba è riuscita a rimandare la pubblicazione del bilancio, ottenendo una proroga di un mese. 
La decisione è stata spiegata con le seguenti parole:“Non abbiamo completato le procedure di revisione e di audit con i commissari indipendenti”.
Non convince però la spiegazione che è stata avanzata dal gruppo nipponico e a spaventare sono le perdite che la società si attende, che ammontano a 390 miliardi di yen.
Il titolo Toshiba ha così perso l’8% in Borsa, mentre anche l’indice Nikkei perdeva terreno e chiudeva in negativo.
Dopo la decisione di Toshiba che ha deciso di limitare i rischi di attività nucleari all’esterno non comprando più progetti di costruzione il titolo ha cominciato a performare male. L’attenzione sarà invece spostata sulle attrezzature e l’ingegneria.
L’annuncio, arrivato nei mesi precedenti, aveva fatto crollare il titolo in Borsa e aveva portato all’abbassamento del rating da parte di Moody’s e Standard & Poor’s.
Non è questo l’unico annuncio della società giapponese, dal momento che sembra in procinto di vendere il settore informatico che produce le memorie flash e di cederne ben l’80%.
Il dispositivo in questione è una delle tecnologie più evolute e redditizie della multinazionale, che tenta il tutto per tutto.
La sezione informatica che produce le memorie è quella più proficua del gruppo, al contrario invece del settore nucleare, in perdita ormai dal 2013.

Fonte: qui