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lunedì 9 gennaio 2017

Grillo a Farage, le strade si dividono ed il M5S diventa europeista e pro-Elite parassitarie/usuraie


Farage, leader M5S si è unito all'establishment dell'Ue

(ANSA) - ROMA, 9 GEN - Beppe Grillo dà l'addio a Nigel Farage leader dell'Ukip e alleato del M5s nel Parlamento europeo. 



"Le nostre strade si sono divise" dice Grillo dal blog dove sottolinea la decisione del M5S di andare in un nuovo gruppo politico nel Parlamento europeo da dove "poter affrontare con più concentrazione le prossime sfide".

Pronta la replica del copresidente del gruppo Efdd e fondatore dell'Ukip Nigel Farage:

"I 5 stelle si sono uniti all'establishment dell'Ue. Beppe Grillo - afferma Farage - si unirà ora all'establishment eurofanatico di Alde, che supporta il Ttip, l'immigrazione di massa e l'esercito europeo ma si oppone alla democrazia diretta".

David Borrelli, chi è (e cosa pensa) l’eurodeputato M5s regista della svolta pro Alde di Grillo e Casaleggio


Tutti i dettagli e le curiosità sull'europarlamentare grillino che ha favorito l'adesione dei deputati europei del Movimento 5 Stelle al gruppo liberal-democratico Alde che ha avuto oggi il sì del 78% dei militanti del movimento fondato da Grillo e Casaleggio

Prima di chiedersi perché il Movimento 5 Stelle abbia proposto all’improvviso ai suoi iscritti di rompere l’alleanza con gli euroscettici dell’Ukip per accasarsi a Bruxelles nel gruppo liberale e turbo-europeista dell’Alde, è bene chiedersi perché tra i grillini non si parli più di uscita dall’euro. Perché, insomma, l’Unione europea non è più un’elefantiaca struttura da combattere ma un’opportunità (e una straordinaria fucina di risorse). 

Per rispondere a entrambi i quesiti occorre parlare di un personaggio influentissimo all’interno del Movimento ma rimasto finora più nell’ombra di altri: l’europarlamentare David Borrelli. Che nelle scorse settimane, come ha raccontato Formiche.net, si è speso molto per contrastare lo status di economia di mercato alla Cina; una battaglia condivisa anche dalla Confindustria.

IL REGISTA DELL’OPERAZIONE ALDE
I giornali di oggi lo descrivono come il vero regista dell’operazione di sganciamento dagli euroscettici di Nigel Farage. “A ordire la trama – scrive il Corriere della Sera – David Borrelli, il braccio destro di Davide Casaleggio a Bruxelles, il Cinque Stelle che a giugno ha incassato la stima pubblica dell’ex premier Mario Monti (ricordiamo che Scelta Civica era schierata con Alde)”. Aggiunge Repubblica: “La mossa di lasciare il partito euroscettico di Nigel Farage e cercare un’intesa con i liberali di Guy Verhofstadt è stata decisa a tavolino nella sede della Casaleggio Associati. E a farlo sono state tre persone: Davide Casaleggio e Beppe Grillo, ovviamente (che oggi saranno a Bruxelles). Insieme all’unico europarlamentare che fino a ieri ne era a conoscenza, David Borrelli, triumviri – insieme a Casaleggio e Max Bugani – dell’associazione Rousseau”. “Chi ha deciso, comunque, tempistica e contenuto della svolta sull’Alde?” si chiede il bene informato Jacopo Iacoboni su la Stampa. “Le impronte di Davide Casaleggio, attraverso il suo fedelissimo David Borrelli, sono ovunque”.
Il Messaggero va oltre, parla di Borrelli come di un “veneto trasversalissimo, contrario all’uscita dall’euro, affine al Renzi-pensiero e a Confindustria come dicono i detrattori interni, che siede accanto a Davide Casaleggio nell’associazione Rousseau e che è riuscito a convincere Massimo Colomban ad approdare in Campidoglio per aiutare Virginia Raggi”.
IDEE E INIZIATIVE DI BORRELLI
Quarantasei anni, di Treviso, imprenditore nel settore informatico, David Borrelli nel 2008 è stato il primo consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, eletto nel capoluogo veneto. E’ un grillino della prima ora, ma non fa parte dell’area barricadera e movimentista desiderosa di tornare allo spirito delle origini, identificabile in esponenti come il napoletano Roberto Fico. Nient’affatto, Borrelli è sensibile ai temi delle Pmi così diffuse nel suo Veneto, è un fedelissimo di Grillo e soprattutto di Casaleggio jr, e proprio per questo motivo insieme al bolognese Bugani è all’interno dell’associazione Rousseau, descritta da un profondo conoscitore pentastellato come Marco Canestrari (ex collaboratore della Casaleggio Associati) come il nuovo luogo del potere a 5 Stelle insieme alla gestione del blog. Nella sua presentazione pubblicata in occasione delle ultime elezioni europee (eccola qui) Borrelli ricorda i trascorsi da ristoratore in Argentina prima di tornare in Italia per puntare sul business informatico, mentre nel suo profilo da parlamentare europeo non ha nemmeno pubblicato il curriculum vitae tanto caro ai grillini. E’ stato l’Espresso in tempi non sospetti (aprile 2014) a narrare l’ascesa di questo imprenditore veneto all’interno dei 5 Stelle, ricordando come “la sua società Trevigroup (fondata nel 2011 con due amici) ha sostanzialmente raddoppiato il fatturato dopo appena un anno di attività, superando mezzo milione di euro per il 2012”. Quindi Vittorio Malagutti e Andrea Palladino già svelano la vicinanza con l’assessore romano Colomban: “L’ex consigliere comunale di Treviso – scrivevano – si è speso anche per il gruppo di imprenditori riuniti nella Confapri, l’associazione fondata da Massimo Colomban dove si sono sviluppate molte delle proposte economiche dei pentastellati”. “Borrelli – aggiunge il Messaggero di oggi – è un tecnico informatico, sensibile alle tematiche digitali che stanno molto a cuore anche alla Casaleggio Associati. Tra le sfide del Parlamento europeo del 2017 con cui neanche troppo velatamente Borrelli caldeggia il matrimonio con l’Alde c’è il mercato unico digitale e quindi tutta la legislazione che riguarda la Rete, l’e-commerce e l’editoria on line, core business dell’azienda che fa capo al figlio del fondatore del M5S, Davide Casaleggio”.

QUEI COMPLIMENTI DA MONTI
Ora che il nome di Borrelli conquista spazio sui media, si torna a parlare anche di quell’endorsement ricevuto nientemeno che dall’ex premier Mario Monti, fondatore di Scelta Civica che dopo le ultime europee 2014 si è piazzata proprio nell’Alde ed estimatore dell’europarlamentare pentastellato. “Anch’io, come David Borrelli che conosco e che stimo, penso che bisogna cambiare profondamente l’Europa” disse Monti intervenendo a uno speciale Tg La7 del 23 giugno mentre si parlava di Brexit (qui il video con la ricostruzione di Messora). D’altronde, era stato lo stesso Borrelli sempre su quello schermo a dire: “Sono nato e cresciuto con il sogno europeo”, per poi aggiungere che “il vero problema dell’Europa sono gli Stati nazionali che bloccano il Consiglio europeo”, salvaguardando invece quelle istituzioni di Bruxelles che gli euroscettici vorrebbero abbattere.

Fonte: qui
                  

martedì 11 ottobre 2016

NUOVE CONFESSIONI DI UN SICARIO DELL’ECONOMIA: STAVOLTA, VENGONO A PRENDERSI LA DEMOCRAZIA


Riportiamo un ampio stralcio di un’intervista a John Perkins, autore di “Confessioni di un sicario dell’economia” in occasione della nuova edizione del suo libro. Intervistato da YES magazine, l’ex consulente conferma che le politiche delle multinazionali di saccheggio nei confronti dei paesi del terzo mondo e in via di sviluppo si estendono ormai all’Europa e agli stessi USA. Tasselli di questa politica delle élite, foriera di disuguaglianza e regressione economica, sono le globalizzazione e gli accordi di libero scambio. Accordi già in essere come il NAFTA, sbandierati e combattuti come il TTIP, ma anche quelli in via di applicazione tra il silenzio dei più come il CETA, servono per consegnare alle imprese multinazionali la sovranità sui popoli.
Di Sarah van Gelder, 18 marzo 2016
Dodici anni fa, John Perkins pubblicò il suo libro Confessioni di un sicario dell’economia, che entrò rapidamente nella lista dei best seller del New York Times. Perkins descriveva la sua attività di persuasore dei capi di Stato perché adottassero politiche economiche che avrebbero impoverito i loro Paesi e compromesso le loro istituzioni democratiche. Queste politiche contribuivano ad arricchire una piccola élite locale mentre riempivano le tasche delle grandi multinazionali statunitensi.
Perkins diceva di essere stato reclutato dalla National Security Agency (NSA), ma di lavorare per una società di consulenza privata. Il suo lavoro di economista poco qualificato ma strapagato, era di produrre rapporti in grado di giustificare i ricchi contratti delle multinazionali USA, sprofondando le Nazioni vulnerabili in voragini di debiti. I Paesi che non cooperavano vedevano minacciata la propria economia. In Cile, per esempio, il Presidente Richard Nixon chiese, come è noto, che la CIA provocasse un “disastro economico” per delegittimare le prospettive del presidente democraticamente eletto Salvador Allende.
Se le pressioni economiche e le minacce non funzionavano, sostiene Perkins, venivano chiamati gli sciacalli per rovesciare o assassinare i capi di stato recalcitranti. In effetti , questo è quanto accadde ad Allende, con l’appoggio della CIA.
Il libro di Perkins è controverso, e alcuni hanno messo in dubbio parte delle sue affermazioni, per esempio il fatto che l’NSA fosse implicata in attività che non fossero la stesura e cancellazione di norme.
Perkins ha recentemente ripubblicato il suo libro con importanti aggiornamenti. La tesi di base del libro è la stessa, ma gli aggiornamenti mostrano che l’approccio degli assassini economici si è evoluto negli ultimi 12 anni. Tra le altre cose, le stesse città USA sono ormai sulla lista delle vittime designate. La combinazione di debito, austerità imposta, carenza di investimenti, privatizzazioni, e l’indebolimento dei governi democraticamente eletti sta ormai avvenendo anche qui (ossia negli USA NdVdE).
Non ho potuto far a meno di pensare a Flint, nel Michigan, che è in gestione di emergenza (fate presto!” NdVdE) mentre leggevo Le nuove confessioni di un assassino economico.
Ho intervistato Perkins a casa sua, vicino a Seattle. Oltre a essere un assassino economico in riabilitazione, è un nonno e fondatore di “Dream Change and The Pachamama Alliance”, un’organizzazione che lavora per “un mondo che le nuove generazioni vorranno ereditare”.
Sarah van Gelder: Cosa è cambiato nel mondo da quando hai scritto le prime Confessioni di un sicario dell’economia?
John Perkins: La situazione è molto peggiorata negli ultimi 12 anni. Gli assassini economici e gli sciacalli si sono diffusi tremendamente, anche in Europa e negli Stati Uniti.
In passato si concentravano essenzialmente sul cosiddetto Terzo Mondo, o sui paesi in via di sviluppo, ma ormai vanno dappertutto.
E infatti, il cancro dell’impero delle multinazionali ha metastasi in tutta quella che chiamo la moribonda economia fallita globale. Questa economia è basata sulla distruzione di quelle stesse risorse da cui dipende, e sul potere militare. E’ ormai completamente globalizzata, ed è fallimentare.
van Gelder: ma come è successo che siamo passati da essere beneficiari di questa economia assassina, in passato, ad essere ora le sue vittime?
Perkins: è una domanda interessante perché, in passato, questa economia di assassini economici era propagandata per poter rendere l’America più ricca e presumibilmente per arricchire tutti i cittadini, ma nel momento in cui questo processo si è esteso agli Stati Uniti e all’Europa, il risultato è stato una enorme beneficio per i molto ricchi a spese di tutti gli altri.
Su scala globale sappiamo che 62 persone hanno ormai in mano gli stessi mezzi della metà più povera del mondo.
Naturalmente qui in America vediamo come il nostro governo sia paralizzato, semplicemente non funziona. Viene controllato dalle grandi multinazionali. Queste hanno capito che il nuovo obiettivo, la nuova risorsa, sono gli USA e l’Europa, e gli orribili avvenimenti successi in Grecia, e Irlanda e Islanda, stanno ormai avvenendo anche da noi, negli USA.
Assistiamo a questa situazione dove le statistiche ci mostrano una crescita economica, ma allo stesso tempo aumentano i pignoramenti di case e la disoccupazione.
van Gelder: si tratta della stessa dinamica debitoria che porta a amministratori di emergenza, i quali consegnano le redini dell’economia alle multinazionali private? Lo stesso meccanismo che vediamo nei paesi del terzo mondo?
Perkins: Sì. Quando ero un sicario dell’economia, una delle cose che facevamo era concedere enormi prestiti a questi Paesi, ma questi soldi non finivano mai davvero ai Paesi, finivano alle nostre stesse multinazionali che vi costruivano le infrastrutture. E quando i Paesi non riuscivano a ripagare i loro debiti, imponevamo la privatizzazione della gestione dell’acqua, delle fognature e della distribuzione elettrica.
Ormai vediamo succedere la stessa cosa negli Stati Uniti. Flint nel Michigan ne è un ottimo esempio. Non stiamo parlando di un impero degli Stati Uniti, si tratta di un impero delle multinazionali protette e appoggiate dall’esercito USA e dalla CIA. Ma non è un impero degli americani, non aiuta gli americani. Ci sfrutta nella stessa maniera in cui noi abbiamo sfruttato gli altri Paesi del mondo.
van Gelder: Sembra che gli americani inizino a capirlo. Come giudicheresti il pubblico americano, in quanto a essere pronto a fare qualcosa in merito?
Perkins: Viaggiando attraverso gli USA e nel mondo, vedo davvero che la gente si sta svegliando. Stiamo capendo. Capiamo che viviamo in una stazione spaziale molto fragile, non abbiamo alcuna navetta spaziale, e non possiamo andarcene. Dobbiamo risolvere la situazione, dobbiamo prendercene carico, perché stiamo distruggendo la stazione spaziale. Le grandi multinazionali la stanno distruggendo, ma queste vengono gestite da persone, e queste sono vulnerabili. Se ci pensiamo bene, i mercati sono una democrazia, se li usiamo nel modo giusto.
[…]
van Gelder: Vorrei chiederti del TPP, e degli altri accordi commerciali. C’è modo di intervenire su questi in modo che non continuino a incrementare la sfera di influenza delle multinazionali a spese delle democrazie locali?
Perkins: Questi accordi sono devastanti, danno alle multinazionali la sovranità sui governi. E’ ridicolo.
Vediamo i popoli dell’America Centrale terribilmente disperati, cercano di uscire da un sistema marcio, in primo luogo a causa degli accordi commerciali e delle nostre politiche nei confronti dell’America Latina. E naturalmente vediamo queste stesse politiche nel Medio Oriente e in Africa, queste onde migratorie che stanno investendo l’Europa dal Medio Oriente. Questi problemi terribili sono stati creati dall’ingordigia delle multinazionali.
Sono appena stato in America Centrale e quello che da noi viene definito un problema di immigrazione, in realtà è un problema di accordi commerciali.
Non si possono imporre dazi a causa degli accordi commerciali – NAFTA e CAFTA – ma gli USA possono dare aiuti di stato ai loro agricoltori. Gli altri governi non si possono permettere di aiutare i propri agricoltori. Perciò i nostri agricoltori riescono ad avere la meglio sui loro, a questo distrugge le altre economie, e anche altre cose, ed ecco perché si creano problemi di immigrazione.
van Gelder: Ci puoi parlare delle violenze da cui scappa la gente in America Centrale, e come queste siano legate al ruolo che hanno gli USA?
Perkins: Tre o quattro anni fa la CIA ha organizzato un colpo di stato contro il presidente democraticamente eletto dell’Honduras, Zelaya, perché non si è piegato a multinazionali grandi, globali e con legami con gli USA come Dole e Chiquita.
Il presidente voleva alzare il salario minimo a un livello ragionevole, e voleva una riforma agraria che garantisse che queste persone riuscissero a guadagnare dalla loro terra, anziché assistere alle multinazionali che lo facevano.
Le multinazionali non l’hanno potuto tollerare. Non è stato assassinato, ma è stato disarcionato con un colpo di stato, e spedito in un altro Paese, rimpiazzandolo con un dittatore brutale. Oggi l’Honduras è uno dei Paesi più violenti e sanguinari dell’emisfero.
Quello che abbiamo fatto fa paura. E quando una cosa così accade a un presidente, manda un messaggio a tutti gli altri presidenti dell’emisfero, e anzi di tutto il mondo: non intralciate i nostri piani. Non intralciate le multinazionali. O cooperate e vi arricchite, e tutti i vostri amici e le vostre famiglie si arricchiscono, oppure verrette disarcionati o assassinati. Si tratta di un messaggio molto forte.
Fonte: Vocidallestero

venerdì 23 settembre 2016

Multa ad Airbus, la guerra tra Usa e Ue continua

La World trade organization sanziona Airbus. Ma è chiaro che dietro l'organizzazione internazionale ci sono gli Usa, in aperta guerra con l'Ue

Ma a chi risponde il Wto? 

Chi sono i burattinai di questo carrozzone internazionale, l'Onu del commercio mondiale, la "World trade organization" che ha stangato il consorzio Airbus - pardon: preteso di stangare, perché chissà se e quando i sanzionati pagheranno pegno - contestandogli di aver intascato circa 22 miliardi di dollari in sussidi illegali per la costruzione di aerei da parte di Ue, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, e di aver violato così il regime di libera concorrenza con l'americana Boeing?

"Il Wto non è solo il comitato d'affari delle multinazionali. È stato pensato come la centrale di sviluppo del mondo. (...) Con una specifica. Gli Usa hanno aderito al Wto, ma, con norme di applicazione, si sono riservati una way-out, in caso di gravi pregiudizi alle loro industrie o di reiterate restrizioni di operatività. L'Europa ha invece aderito e basta!". Lo scrive Giulo Tremonti, ex ministro dell'Economia e fine polemista, nel suo "Rischi fatali" del 2005. È bene rileggersi queste righe per ricordare, in premessa, che il Wto è uno strumento voluto simmetricamente da America ed Europa, ma sostanzialmente pilotato dagli americani, padroni del campo oggi più che mai, dopo oltre un decennio di asimmetria economica a loro favore, con l'Europa ferma o recessiva e gli Stati Uniti al galoppo. Quindi al Wto comandano loro.

La premessa sembra banalizzante. ma chiunque abbia letto di diritto, internazionale in specie, sa che pretendere di entrare nei dettagli di questi contenziosi giuridici internazionali per trovarvi la "verità" non è solo difficile: è inutile, perché un bravo giurista vi rinvenirà sempre altrettante tesi a favore sia di una parte che di un'altra. 

Se in questo momento il Wto attacca l'Europa sull'Airbus - proprio mentre sempre davanti ai suoi uffici istruzione anche gli Stati Uniti sono sotto accusa per analoghi aiuti di Stato illeciti, sia pur più contenuti (5 miliardi) proprio alla rivale di Airbus, la Boeing - è solo per ragioni politiche. È perché le Autorithy indipendenti dal potere politico - anzi, meglio: dalla classe dirigente del Paese-guida - sono una chimera, un'illusione: non ci sono. E anche i vertici del Wto prendono ordini, se non direttamente dalla Casa Bianca, dalle lobby economiche che la ispirano.

La sanzione su Airbus conferma che l'Europa frammentata, insicura, economicamente lenta se non ferma, politicamente lacerata e sul punto di aggravare le spaccature sia sui temi sociali che economici che internazionali - welfare, sviluppo, occupazione, immigrazione, difesa - non fa più paura a nessuno. 

Non ha alcuna chance in questo momento di far prevalere il suo punto di vista nel conflitto commerciale ormai conclamato contro gli Usa. E vien da dire: meno male che non c'è ancora Donald Trump, con il suo piglio muscolare, a pilotare la corazzata americana.

Certo che gli Usa hanno bisogno del mercato europeo e dei suoi consumatori. Ma ne paventano la concorrenza a tutto campo che di quando in quando patiscono, e vogliono soffocarla. Qualunque diversa ed eufemistica definizione di questa contrapposizione è un'utopia. Certo, tra la proclamazione di una "multa" e il suo pagamento ne corre: questo vale ieri contro la Apple e oggi contro l'Airbus. Ma questa schermaglia, questa guerra dei nervi, queste minacce rituali reciproche dicono male, malissimo.

Otto anni di crisi finanziaria a matrice americana e otto anni di crescita asimmetrica della Cina rispetto al resto del mondo e ancora otto anni di destabilizzazione del mercato energetico sono altrettanti fattori di stress che non potevano che indebolire o vanificare i collaborazionismi economici. L'unico vantaggio è che oggi il mondo - per fortuna - pur avendo tante, troppe, sanguinose guerre "a capitoli", come dice il Papa, non ha più la valvola crudele della guerra mondiale. 

E incanala sull'economia la rivalità e l'odio che in due occasioni ha scaricato nel sangue. 

Meglio le opposte sanzioni e le ristrettezze economiche che guerre che comportano delle bombe atomiche. Ma comunque le società europee rischiano, purtroppo, di pagare a questa contrapposizione un prezzo complessivo ben più salato delle opposte multe... A causa proprio delle divisioni interne che hanno indebolito a livelli mai visti la capacità di dialettica internazionale dell'Unione nel suo insieme.

L'attacco americano sul caso Volkswagen, la rottura tedesca sul Ttip, la procedura europea contro la Apple per l'elusione fiscale e il take-over tedesco della Bayer sulla Monsanto, ora le sanzioni Usa su Airbus. Allacciamoci le cinture, il rally è solo agli inizi.


Fonte: qui

I LEADER EUROPEI IN PUBBLICO SOSTENGONO LA CLINTON, MA IN CUOR LORO SOGNANO LA VITTORIA DI TRUMP

COSI’ POTREBBERO FINALMENTE ELIMINARE LE SANZIONI ALLA RUSSIA, CONTANDO SULL’AMMIRAZIONE DI “THE DONALD” PER LO ZAR. E ADDIO TTIP

Carlo Nicolato per “Libero Quotidiano

JIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMPJIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMP
C' è un mondo parallelo, politicamente scorretto, in cui gli americani anziché stare con la Clinton o con Trump tifano il russo Putin e gli europei, specie quelli più «democratici», anziché parteggiare per la dem Hillay, in cuor loro sperano segretamente nella vittoria dell' impresentabile magnate. 

Il primo sorprendente dato è stato semplicemente svelato dal Financial Times che nei giorni scorsi ha pubblicato un sondaggio di Economist-YouGov dal quale risulta che attualmente solo il 27% dei repubblicani ha un' opinione negativa di Vladimir Putin.

Fino a due anni fa lo stesso sondaggio aveva registrato un dato diametralmente opposto, e cioè che quelli contro il presidente russo erano il 66%. L' 85% dello stesso campione intervistato ritiene poi che Putin sia un leader forte, di cui ci si può fidare, mentre Obama è uno smidollato senza attributi per l' 81%.
JIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMPJIMMY FALLON SCOMPIGLIA I CAPELLI DI DONALD TRUMP

Insomma, non solo Putin stravince le elezioni in casa sua, ma se si presentasse a quelle americane darebbe del filo da torcere a chiunque. 

I repubblicani dovranno però accontentarsi di Trump che non ha mai dimostrato di saper governare come il presidente russo ma quantomeno ha ammesso di essere un fan di Putin, così come quest' ultimo lo è, anche se probabilmente non con la stessa convinzione, del magnate.

Se ne facciano una ragione a Washington, a differenza di qualche annetto fa quando il comunismo faceva la differenza, la cosiddetta «nuova guerra fredda» ha fatto solo danni e ha perfino diviso gli americani che su Putin in larga parte la pensano in modo diametralmente opposto ai leader occidentali.
vladimir putinVLADIMIR PUTIN

E qui arriviamo al secondo punto, perché i leader occidentali di cui sopra sono gli stessi che sostengono pubblicamente la Clinton, che mai e poi mai si lascerebbero scappare una parola di favore o di ammirazione per Donald Trump, considerato nella migliore delle ipotesi semplicemente inadeguato a diventare l' inquilino della Casa Bianca e quindi l' uomo più potente della Terra. Eppure se azzardassimo che molti di loro non sarebbero poi così dispiaciuti se il magnate diventasse veramente il presidente, non andremmo poi così lontano dalla realtà.

Per chiarire subito cosa intendiamo prendiamo ad esempio il Ttip, il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti in corso di trattativa, che oramai nessun leader politico europeo vuole per i più svariati motivi ma che gli americani al contrario vogliono imporre all' Europa a loro vantaggio.

vladimir putin alla conferenza di fine annoVLADIMIR PUTIN ALLA CONFERENZA DI FINE ANNO
Se vincesse la Clinton è evidente che il trattato, pur tra mille difficoltà, prima o poi verrà firmato. Come fanno i leader europei a rompere con una «moderata» (si fa per dire) e democratica presidenza Usa? Come fanno a dire no all' alleato storico impersonato così propriamente da una rappresentante di un' altrettanto storica famiglia Dem? Cambierebbe tutto se invece fosse eletto Trump, la personificazione, ai loro occhi, dell' America becera e prepotente. Con lui sarebbe molto più facile rompere, ne va dei principi di democrazia e libertà.

JUNCKER FARAGEJUNCKER FARAGE
Insomma, per assurdo, l' elezione dell' odiato magnate tornerebbe comoda ai leader europei per ridiscutere l' alleanza con gli Usa, per contestare le intromissioni di Washington nella politica di Bruxelles. La tensione tra Usa ed Europa è già lì, latente: basti ad esempio il caso Apple in Irlanda che ha fatto dire a Juncker che «noi non siamo gli Stati Uniti d' Europa». Come dire «non ci rompano le scatole», e quanto sarebbe più facile dirlo all' improponibile Trump.

erdogan junckerERDOGAN JUNCKER
Ma gli esempi si sprecano. Le sanzioni alla Russia? 

Visti i rapporti con Putin, Trump le revocherebbe immediatamente, ma se così non fosse l' Europa non ci penserebbe su due volte a mandare al diavolo l' intruso della Casa Bianca e a revocarle unilateralmente. 

E che dire delle odiate basi militari Usa: le sinistre di tutti i Paesi europei ne chiederebbero l' immediata chiusura. 

Perfino la Nato potrebbe essere rimessa in discussione, e per qualcuno sarà l' occasione buona per tornare a parlare, con qualche concreta speranza, di esercito europeo.

Fonte: qui