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domenica 24 novembre 2019

FACCI E LA RIVINCITA DI COTA: L’EX GOVERNATORE LEGHISTA DEL PIEMONTE È STATO ASSOLTO IN CASSAZIONE (ASSIEME AD ALTRI) DALLE ACCUSE SUL RIMBORSO DI VARIE SPESE

CURIOSO CHE IL COMMENTO PIÙ SIGNIFICATIVO VENGA DA UN PIDDINO, IL GOVERNATORE DELLA TOSCANA ENRICO ROSSI: “ABBIAMO BISOGNO DI UN MAGGIORE GARANTISMO. CI SONO TROPPE RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO. RIFLETTIAMO PRIMA DI METTERE ALL'INDICE LA CLASSE DIRIGENTE…”
Filippo Facci per “Libero quotidiano”
Ci annoiamo da soli, a scrivere questo articolo: perché rischia di assomigliare a troppi altri del genere «assolto tizio, ora chi lo risarcirà?» a cui far seguire, poi, una reprimenda contro i tempi della giustizia e contro i magistrati che eventualmente abbiano sbagliato - e che non pagheranno in ogni caso - e poi, ovviamente, contro chi approfittò politicamente della sventura degli indagati, magari andando noi a ripescare - tipico - qualche articolessa colpevolista da rinfacciare a qualcuno.
Rischia di assomigliare, questo, ad articoli che però non rendono banali noi: rendono cronico il problema, rendono terminale e canceroso un sistema che solo una rivoluzione legislativa sarebbe in grado di affrontare sul serio: ma, con questi chiari di luna e questa classe politica - di governo o di opposizione che sia - non siamo mai stati così lontani dall' obbiettivo, e dall' humus necessario. Siamo, semmai, già a un punto di non ritorno che ha trasformato la magistratura in un grande gendarme che sovrintende uomini, cose e soprattutto la politica. Fine del sermone. Passiamo al compitino.
LA VICENDA Il processo è quello «Rimborsopoli» della Regione Piemonte, e il grande assolto è Roberto Cota alias «mutande verdi», espressione chiave perché ricordiate di che cosa stiamo parlando. Roberto Cota è un leghista ex governatore del Piemonte che è stato appunto assolto in Cassazione (assieme ad altri) dalle accuse sul rimborso di varie spese, tra le quali le citate mutande verdi.

ROBERTO COTAROBERTO COTA
Certo, ci sono anche dei condannati, ma nell' insieme il processo si è politicamente sgonfiato a dir poco. In primo grado emersero spese assurde e imbarazzanti da parte di molti consiglieri regionali (decine di migliaia di euro che andavano arrotondare gli stipendi, grazie ai meccanismi di rimborso dei gruppi) e la cosa andrò a rovinare contro la legislatura 2010/2014 a trazione Lega e centrodestra: cene, pranzi, spese di rappresentanza, trasferte, alberghi e anche tosaerba, bigiotteria, e poi le famose mutande verdi di Cota oltre ad acquisti in negozi di abbigliamento come Olympic a Torino e Marinella a Napoli.
Le accuse erano varie: dal peculato all' illecito finanziamento ai partiti. La posizione del capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, era tra le più leggere: condannato a 11 mesi in appello, ora assolto anche lui. Gli era stato contestato un peculato di nemmeno 1.200 euro. Annullate poi le sentenze contro il citato Roberto Cota (dapprima condannato a un anno e sette mesi) e per i parlamentari Paolo Tiramani della Lega (un anno e cinque mesi) e Augusta Montaruli di FdI (un anno e sette mesi) mentre per altri 21 imputati ci sarà un appello bis per ridefinire le prescrizioni e la rideterminazione delle pene inflitte in Appello nel luglio 2018: perché non è ancora finita, certo. La giustizia ha i suoi tempi.
RICCARDO MOLINARI ALLA CAMERARICCARDO MOLINARI ALLA CAMERA
E gli imputati, di tempi, hanno smarrito i loro: congelati da una condizione di eterna attesa. E stiamo parlando del tribunale di Torino, considerato tra i più veloci. Naturalmente non mancherà chi dirà che l' impianto accusatorio alla fine ha retto: i giudici della V sezione della Cassazione in effetti hanno confermato l' ampliamento delle condanne in Appello (divenute 25 contro le 15 del primo grado, nel 2016) ma l' impatto politico dell' inchiesta è sostanzialmente scemato - ora, non allora - lasciando solo delle consolazioni genere «ero innocente, l' ho sempre detto».
UMBERTO BOSSI E ROBERTO COTAUMBERTO BOSSI E ROBERTO COTA
Le inchieste sono sempre un fatto pubblico, le assoluzioni una consolazione privata.
REAZIONI «Sono contento, fin dall' inizio sapevo di essere innocente» ha detto Cota uscendo dall' aula. «Sono stato oggetto di attacchi ignobili, ho sofferto tanto. Ma è giusto avere fiducia, una parte del sistema funziona». Funziona la parte che ha assolto lui: è, a suo modo, una variazione della sindrome di Stoccolma. Un altro ex assessore della giunta Cota, Massimo Giordano, assolto a sua volta, si è detto «contento ma non sorpreso» perché si sapeva innocente anche lui. In realtà non c' è nessuno che si sia detto colpevole: le condanne sono arrivate solo per le spese considerate abnormi in un processo che appariva giuridicamente complesso, perché tutte le cosiddette spese istituzionali (cene, pranzi, abiti e borse griffate donate ai bisognosi) sono sempre state giustificate con finalità politiche: e sul confine tra libertà e legittimità della spesa si è giocata tutta la partita. Di processi per le spese pazze, comunque, se ne sono fatti tanti altri in tutte le regioni: ma in questo le assoluzioni hanno superato le condanne.

ROBERTO COTAROBERTO COTA
Curioso che il commento più significativo venga da un piddino, il governatore della Toscana Enrico Rossi: «Pensiamo alle conseguenze politiche di tutto questo sono cose che fanno venire i brividi. Sono materie su cui sarebbe opportuno riflettere, prima di mettere all' indice la classe dirigente. Ci sono troppe richieste di rinvio a giudizio, troppi clamori che si fanno sulla stampa. Abbiamo bisogno di riflettere e di un maggiore garantismo. Il politico può essere sottoposto ad una verifica di legalità, ma bisogna stare attenti prima di pronunciare l' indagine». E forse bisogna stare attenti prima di applaudirla.
Fonte: qui

mercoledì 31 luglio 2019

TORINO: GLI STUDENTI DELLA CITTÀ NON POTRANNO PIÙ PORTARSI IL PANINO PREPARATO A CASA

venerdì 5 luglio 2019

CONFERMATA DALLA CASSAZIONE LA CONDANNA A 4 ANNI E 6 MEDI DI RECLUSIONE PER L'EX BANCHIERE CESARE GERONZI E A 3 ANNI E 6 MESI PER MATTEO ARPE, NELL'AMBITO DEL PROCESSO SUL CRAC DELLE ACQUE MINERALI CIAPPAZZI, FILONE DELL'INCHIESTA PARMALAT

Cesare GeronziCESARE GERONZImatteo arpeMATTEO ARPE
(ANSA) - E' stata confermata dalla Cassazione la condanna a 4 anni e 6 medi di reclusione per l'ex banchiere Cesare Geronzi e a 3 anni e 6 mesi per Matteo Arpe, nell'ambito del processo sul crac delle acque minerali Ciappazzi, filone dell'inchiesta Parmalat. Sono stati condannati anche Roberto Monza e Antonio Muto a 3 anni e due mesi ciascuno, Riccardo Tristano a 3 anni e Eugenio Favale a 2 anni e 2 mesi.

giovedì 27 giugno 2019

Autovelox in città: le multe sono valide solo se c’è la corsia d'emergenza e il fermo. Tutte le altre sono impugnabili

La Cassazione sancisce che gli autovelox possono stare in città solo in strade urbane a scorrimento e rende nulle migliaia di sanzione


Autovelox in città: le multe sono valide solo se c’è la corsia d'emergenza e il fermo. Tutte le altre sono impugnabili


Buone notizie per gli automobilisti che hanno preso una multa in citta per eccesso di velocità. Una una sentenza della Corte di Cassazione rende impugnabili migliaia di sanzioni. Con il pronunciamento numero 16622/19, depositato il 20 giugno, gli Ermellini hanno dichiarato illegittimi i provvedimenti prefettizi che autorizzino l'installazione di apparecchi a funzionamento automatico con contestazione differita su strade urbane che non siano di tipo a scorrimento.

Multe impugnabili

Ne consegue, quindi, che le sanzioni elevate in ambito urbano con Autovelox fissi,se non vengono contestate immediatamente dalle Forze dell'Ordine sono impugnabili e annullabili nel caso gli apparecchi di controllo siano montato su tratti d'asfalto senza banchine.

Autovelox in città

Nel diffondere il testo della sentenza della Cassazione, che prosegue il solco tracciato da orientamenti precedenti (sentenze numero 4451/19 e numero 4090/19), il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it evidenzia come la decisione confermi che: "Il provvedimento prefettizio di individuazione delle strade lungo le quali è possibile installare apparecchiature automatiche per il rilevamento della velocità, senza obbligo di fermo immediato del conducente, può includere soltanto le strade del tipo imposto dalla legge e non altre".

Le strade urbane di scorrimento

Per quello che riguarda le arterie cittadine, le norme attuali includono solo le strade urbane di scorrimento, che per l'articolo 2 del Codice della Strada, sono quelle tra le altri condizioni devono avere anche una banchina. Questa, ricordano gli esperti della Giuffrè Francis Lefebvre, è identificabile come "uno spazio all'interno della sede stradale, ma esterno rispetto alla carreggiata, destinato al passaggio dei pedoni ovvero alla sosta di emergenza che deve restare libero da ingombri".

Sanzioni illegittime

Se, come nel caso oggetto del pronunciamento, relativo a una sanzione elevata nel comune di Firenze, tale area è troppo piccola e non consente manovre con un veicolo, in giudizio la classificazione della strada come a "scorrimento" può essere contestata e, in caso di accoglimento, la sanzione può essere annullata per illegittimità, appunto, del provvedimento prefettizio.
Fonte: qui

mercoledì 10 aprile 2019

L’EX SINDACO DI ROMA È STATO ASSOLTO IN CASSAZIONE SUL “CASO SCONTRINI” PERCHÉ “IL FATTO NON SUSSISTE”

ASSOLTO IN PRIMO GRADO DA TUTTE LE ACCUSE, IN APPELLO ERA STATA CONDANNATO A 2 ANNI DI CARCERE PER PECULATO E FALSO

ignazio marinoIGNAZIO MARINO
Assolto in Cassazione l'ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, per il 'caso scontrini'. I giudici della VI sezione penale hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna di secondo grado "perché il fatto non sussiste".
ignazio marino presenta il suo libro 10IGNAZIO MARINO 





In giornata era stata questa la richiesta del pg Mariella De Masellis, davanti alla VI sezione, nell'udienza per discutere il ricorso presentato da Marino dopo la condanna in secondo grado: la sentenza di secondo grado, aveva detto il pg della Suprema Corte, va annullata senza rinvio.

ignazio marino renziIGNAZIO MARINO RENZI
Dopo l'assoluzione in primo grado da tutte le accuse, Marino l'11 gennaio dello scorso anno era stato condannato a due anni dai giudici della terza sezione della Corte d'Appello di Roma: oggetto del procedimento per peculato e falso erano una cinquantina di cene pagate attraverso l'utilizzo della carta di credito che gli fu rilasciata durante il suo mandato dall'amministrazione capitolina. Anche nel secondo grado di giudizio era stata confermata, invece, l'assoluzione per l'accusa di truffa per le consulenze della Onlus Imagine. Fonte: qui

LA PG DELLA CASSAZIONE CHIEDE L'ASSOLUZIONE PER L'EX SINDACO: “ANNULLAMENTO SENZA RINVIO DELLA SENTENZA”

DOPO L’ASSOLUZIONE IN PRIMO GRADO DA TUTTE LE ACCUSE, IN APPELLO MARINO ERA STATA CONDANNATO A 2 ANNI DI CARCERE PER PECULATO E FALSO

Valeria Di Corrado per www.iltempo.it

ignazio marinoIGNAZIO MARINO
Potrebbe chiudersi definitivamente con un'assoluzione la vicenda giudiziaria che portò nell'ottobre 2015 alle dimissioni di Ignazio Marino da sindaco di Roma.  La pg Mariella De Massellis ha chiesto, nel processo in corso in Cassazione, l'annullamento senza rinvio della sentenza della Corte d'appello dell'11 gennaio 2018 con cui Marino venne condannato a due anni di carcere per peculato e falso per aver pagato con la carta di credito del Campidoglio cene private spacciate per incontri di rappresentanza. In primo grado, invece, il professore dem era stato assolto. 

Tra luglio 2013 e giugno 2015 avrebbe usato la carta per «acquistare servizi di ristorazione nell’interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate», si legge nel capo d'imputazione.

Nel dettaglio, «saldava per 56 volte il conto di cene consumate presso ristoranti della Capitale dove si era recato, generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque al di fuori della funzione di rappresentanza dell’ente". Poi, «al fine di occultare il reato di peculato, impartiva disposizioni al personale addetto alla sua segreteria affinché formasse le dichiarazioni giustificative delle spese sostenute, inserendovi indicazioni non veridiche, tese ad accreditare la presunta natura "istituzionale" dell’evento, e apponendo in calce alle stesse la di lui firma». Da qui la contestazione di falso.

IGNAZIO MARINOIGNAZIO MARINO
Tra le presunte cene irregolari quella del 6 settembre 2013 al «Girarrosto Toscano» di Roma, offerto dall'ex sindaco all’ambasciatore del Vietnam, dopo un incontro in Campidoglio. La segretaria e assistente dell’ambasciatore, Dang Thi Phuong Thao, ha però negato la sua presenza. C’è poi la pesante smentita della Comunità di Sant’Egidio, secondo cui «nessun responsabile ha mai cenato con Marino a spese del Comune», il 26 ottobre 2013 nel ristorante «Sapore di Mare», vicino al Pantheon. Anche Don Damiano Modena ha negato di essere stato nel ristorante «Tre Galli» di Torino la sera del 4 maggio scorso.

IGNAZIO MARINO 2IGNAZIO MARINO 
Poi ci sono le testimonianze dei ristoratori: quello del «Girarrosto Toscano» ha spiegato che il sindaco ha consumato la cena di Santo Stefano del 2013 con la famiglia e non con rappresentanti della stampa. Anche il titolare del ristorante «La Taverna degli amici» di Roma ha dichiarato che il 27 luglio 2013 Marino ere a tavola con la moglie, e non con un rappresentante dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Fonte: qui





"IL PD E’ STATO ROVINATO DA RENZI, LUI HA FATTO VINCERE I CINQUESTELLE” 
IGNAZIO MARINO SI TOGLIE I MACIGNI DALLE SCARPE: “E’ UN EGOCENTRICO, HA CONDANNATO IL CENTROSINISTRA. NON SA NULLA DI ROMA E NON SE NE E’ MAI INTERESSATO - ZINGARETTI? NON RICORDO UN SUO SOSTEGNO AL MOMENTO IN CUI IL PD DECISE DI ANDARE DA UN NOTAIO PER FAR CADERE LA GIUNTA... 
ORFINI? E’ COME SPARARE SULLA CROCE ROSSA…”


"PD ROVINATO DA RENZI LUI HA FATTO VINCERE I 5S"
Fabio Martini per “la Stampa”

ORFINI MARINO RENZIORFINI MARINO RENZI
Il tempo passa ma l' uomo resta irriducibile alle regole del "sistema": dopo che la Cassazione gli ha restituito tutto intero il suo onore, le tv lo cercano per averlo in studio, ma il professor Ignazio Marino rimane su "Marte": «La tv? Sono a Filadelfia. non tornerò in Italia prima di Pasqua, ho i miei pazienti da seguire».

Dopo l' assoluzione, l'ex sindaco di Roma è diventato un eroe del web, ma Matteo Renzi e Matteo Orfini tengono il punto: Marino cadde non per colpa degli scontrini, ma perché incapace e lui risponde con freddezza: «Non conosco bene Renzi ma a me appare un egocentrico: ha distrutto il Pd e, con il Patto del Nazareno, ha condannato tutto il centrosinistra. Consentendo così alla destra populista della Lega di arrivare al governo senza alcuna opposizione».
RENZI MARINORENZI MARINO

Perché Renzi la delegittimò?
«Su Roma era mal consigliato da referenti di un Pd locale che il ministro Marianna Madia definì "un' organizzazione a delinquere sul territorio". Renzi non sapeva, e non sa nulla della Capitale. Non se ne è mai interessato, non ha mai chiamato il sindaco per chiedere spiegazioni sul trasporto pubblico o sui rifiuti. Si è persino negato al telefono quando lo chiamai, dopo che alcuni membri del Pd romano erano stati arrestati. Poteva essere di aiuto, non lo ha fatto. Ha preferito ascoltare Orfini e compagnia che poi hanno perso le elezioni».

Iniziò da Roma la deriva che portò alla sconfitta nazionale del Pd?
RENZI MARINO accoltellamentoRENZI MARINO ACCOLTELLAMENTO
«Il Pd a Roma era già stato sconfitto dopo che due elettori su tre mi scelsero come sindaco. Il Pd di fatto era all' opposizione contro la nostra giunta. Certamente quanto accadde a Roma ha aperto una voragine e allontanato un larghissimo numero di elettori anche nel resto d'Italia. Elettori che hanno una coscienza molto attenta e critica e non potranno fidarsi più di questo Pd».

L'inchiesta a suo danno fu aiutata da una manina politica?
«È plausibile pensare che dietro all' inchiesta vi sia stato chi ha fornito informazioni false. Oltre all' inchiesta c'è stato altro: lettere con proiettili, un piccione con la testa mozzata dinanzi a casa, le minacce alla mia famiglia, le campagne denigratorie di quasi tutta la stampa».

Quando lei cadde, i notabili del Pd tacquero, ma nelle scorse ore Zingaretti ha fatto un comunicato affettuoso. Apprezzato?
«Non sento Zingaretti dal 2015. Come Presidente della Regione avrebbe potuto fare moltissimo per Roma. Penso ai trasporti o alla gestione dei rifiuti. Ad ogni modo, i compagni (in senso lato) leali si riconoscono perché ci stanno a fianco sempre, anche nei momenti difficili. Certamente non ricordo un suo sostegno al momento in cui il Pd decise di andare da un notaio per far cadere la Giunta».

RENZI MARINORENZI MARINO
Continuano a dire di lei: onesto, ma non all' altezza. Immagine distorta o lei ci ha messo del suo?
«Certamente non ha aiutato contrastare il dominio di Manlio Cerroni, il Signore dei Rifiuti a Roma da decenni e che, come egli stesso affermò, aveva convissuto bene con tutti i sindaci che mi avevano preceduto. O la lobby dei camion bar, e neanche selezionare i manager delle aziende municipali sulla base del curriculum e non dell'appartenenza ai partiti; ostacolare la speculazione edilizia a Tor Vergata con il progetto delle Olimpiadi, battersi per i diritti civili. In 28 mesi mi sono guadagnato tanti nemici e il tempo non è stato sufficiente per incidere in profondità e far percepire a tutti i cittadini un cambiamento tangibile».

Cosa non funziona nell' amministrazione Raggi?
«Io ormai sono tornato a vivere negli Stati Uniti, a lavorare nel mio Ospedale e nella mia Università. Mi pare unanime il giudizio sul degrado progressivo, sulla decadenza, sull'incapacità di chi la amministra e sulla mancanza di visione e strategia da parte della sindaca. Anche l'onestà, tanto decantata, appare piuttosto traballante».

Tornerà a far politica?
RENZI MARINORENZI MARINO
«Una delle decisioni più felici della mia vita è stato tornare ad esercitare la mia professione. Essere vicino alle persone nel momento della malattia e avere il privilegio di insegnare ai medici di domani è il mestiere più bello del mondo. La sentenza per me un sollievo, ma resta la ferita per questi anni di fango subito ingiustamente. L' impegno civile non è passato, ma si può fare molto anche stando fuori dal circo della politica».


IGNAZIO MARINO: «ROMA SENZA PROSPETTIVA COLPA DEL PD E DEI 5STELLE»
Estratto dell’articolo di Simone Canettieri per “il Messaggero”

[…] Renzi e Orfini continuano a dire che la sua sfiducia avvenne per motivi legati alle vicende dell' amministrazione capitolina e non all' inchiesta. Ecco, cosa risponde?
«Il primo ha distrutto il Pd, lacerato il centrosinistra e consegnato il Paese alla destra, sovranista e populista. Il secondo ha perso miseramente le elezioni a Roma. Che vuole commentare? Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa».
RENZI FA CAMPAGNA ELETTORALE PER MARINORENZI FA CAMPAGNA ELETTORALE PER MARINO

[…] L' esposto contro di lei venne firmato anche dai grillini. In particolare dall' allora capogruppo Marcello De Vito. Dopo l' arresto del grillino per corruzione cosa ha pensato?
«Guardi, l'arresto di De Vito è un fatto grave e fa un gran male a tutti. È il segno che Roma non riesce a cambiare, che attorno alla politica continuano a gravitare troppi interessi negativi. Io non ho risentimento, sono deluso e amareggiato per la malafede e la disonestà intellettuale dei grillini».
IGNAZIO MARINO E MATTEO RENZIIGNAZIO MARINO E MATTEO RENZI

[…] Ma dunque è pronto a impegnarsi di nuovo per la politica e magari a ritornare in Campidoglio come qualcuno sussurra in queste ore?
«L'impegno è un mio stile di vita, una priorità da sempre. Non smetterò mai di impegnarmi per migliorare le cose, per aiutare la collettività. Ma per impegnarsi non c' è solo la politica, o almeno questa politica».

Chi voterà alle Europee?
«Sarò in America e non si può votare per le europee». Fonte: qui

sabato 23 febbraio 2019

LA CASSAZIONE CONDANNA ROBERTO FORMIGONI A 5 ANNI E DIECI MESI PER CORRUZIONE SUL CASO SAN RAFFAELE-MAUGERI

SARÀ IL PRIMO POLITICO CHE AFFRONTERÀ IL CARCERE CON LE NUOVE REGOLE STABILITE DAL DECRETO “SPAZZACORROTTI”, CHE VIETA LA CONCESSIONE DI QUALUNQUE BENEFICIO AI COLPEVOLI DI CORRUZIONE 

LA SENTENZA RIGUARDA I BENEFIT RICEVUTI DALL'ALLORA GOVERNATORE LOMBARDO PER FAVORIRE I DUE ENTI

Giovanna Stella per www.ilgiornale.it

roberto formigoni (2)ROBERTO FORMIGONI
Roberto Formigoni, per diciott'anni presidente della Lombardia, è stato condannato a cinque anni e dieci mesi con l'accusa di corruzione nell'ambito della vicenda dei fondi neri della fondazione Maugeri.

La sesta sezione penale della Cassazione, infatti, ha affrontato il ricorso del Celeste contro la sentenza con cui la Corte d'appello di Milano gli ha inflitto lo scorso settembre sette anni e mezzo di carcere per corruzione sulle delibere della Sanità made in Lombardia. Ora, la Cassazione ha confermato la condanna, ma riduce gli anni. L'ex governatore lombardo, infatti, dovrà scontare in carcere 5 anni e 10 mesi.

ROBERTO FORMIGONIROBERTO FORMIGONI
La decisione della Cassazione è arrivata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. La condanna definitiva per Roberto Formigoni è più bassa rispetto a quella inflittagli in appello perché è stato dichiarato prescritto il capo di imputazione di corruzione relativo al crac del San Raffaele.

L'ex governatore lombardo è il primo politico a dover affrontare il carcere con le nuove regole stabilite dal decreto "spazzacorrotti", che vieta la concessione di qualunque beneficio penitenziario ai colpevoli di corruzione, come finora accadeva solo per mafiosi e terroristi.
 
La Suprema Corte ha rigettato anche i ricorsi dell'ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino (condannato in appello a 7 anni e 7 mesi), dell'imprenditore Carlo Farina (3 anni e 4 mesi) e ha dichiarato inammissibile quello di Carla Vites, moglie dell'ex assessore Antonio Simone, che chiedeva di essere prosciolta con una formula più favorevole rispetto a quella pronunciata nei gradi di merito.

Il caso Maugeri
FORMIGONI SULLO YACHT DI DACCOFORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO
Roberto Formigoni avrebbe ricevuto da Pierangelo Daccò l'uso esclusivo di yacht, l'acquisto di parte di una villa e altri benefit per un valore totale di 6,6 milioni in cambio di vantaggi per due le strutture sanitarie che in un decennio si sono assicurate finanziamenti per 120 milioni, il San Raffaele, e 180 milioni, la Maugeri.

Fonte: qui