Visualizzazione post con etichetta governatore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta governatore. Mostra tutti i post

domenica 24 novembre 2019

FACCI E LA RIVINCITA DI COTA: L’EX GOVERNATORE LEGHISTA DEL PIEMONTE È STATO ASSOLTO IN CASSAZIONE (ASSIEME AD ALTRI) DALLE ACCUSE SUL RIMBORSO DI VARIE SPESE

CURIOSO CHE IL COMMENTO PIÙ SIGNIFICATIVO VENGA DA UN PIDDINO, IL GOVERNATORE DELLA TOSCANA ENRICO ROSSI: “ABBIAMO BISOGNO DI UN MAGGIORE GARANTISMO. CI SONO TROPPE RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO. RIFLETTIAMO PRIMA DI METTERE ALL'INDICE LA CLASSE DIRIGENTE…”
Filippo Facci per “Libero quotidiano”
Ci annoiamo da soli, a scrivere questo articolo: perché rischia di assomigliare a troppi altri del genere «assolto tizio, ora chi lo risarcirà?» a cui far seguire, poi, una reprimenda contro i tempi della giustizia e contro i magistrati che eventualmente abbiano sbagliato - e che non pagheranno in ogni caso - e poi, ovviamente, contro chi approfittò politicamente della sventura degli indagati, magari andando noi a ripescare - tipico - qualche articolessa colpevolista da rinfacciare a qualcuno.
Rischia di assomigliare, questo, ad articoli che però non rendono banali noi: rendono cronico il problema, rendono terminale e canceroso un sistema che solo una rivoluzione legislativa sarebbe in grado di affrontare sul serio: ma, con questi chiari di luna e questa classe politica - di governo o di opposizione che sia - non siamo mai stati così lontani dall' obbiettivo, e dall' humus necessario. Siamo, semmai, già a un punto di non ritorno che ha trasformato la magistratura in un grande gendarme che sovrintende uomini, cose e soprattutto la politica. Fine del sermone. Passiamo al compitino.
LA VICENDA Il processo è quello «Rimborsopoli» della Regione Piemonte, e il grande assolto è Roberto Cota alias «mutande verdi», espressione chiave perché ricordiate di che cosa stiamo parlando. Roberto Cota è un leghista ex governatore del Piemonte che è stato appunto assolto in Cassazione (assieme ad altri) dalle accuse sul rimborso di varie spese, tra le quali le citate mutande verdi.

ROBERTO COTAROBERTO COTA
Certo, ci sono anche dei condannati, ma nell' insieme il processo si è politicamente sgonfiato a dir poco. In primo grado emersero spese assurde e imbarazzanti da parte di molti consiglieri regionali (decine di migliaia di euro che andavano arrotondare gli stipendi, grazie ai meccanismi di rimborso dei gruppi) e la cosa andrò a rovinare contro la legislatura 2010/2014 a trazione Lega e centrodestra: cene, pranzi, spese di rappresentanza, trasferte, alberghi e anche tosaerba, bigiotteria, e poi le famose mutande verdi di Cota oltre ad acquisti in negozi di abbigliamento come Olympic a Torino e Marinella a Napoli.
Le accuse erano varie: dal peculato all' illecito finanziamento ai partiti. La posizione del capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, era tra le più leggere: condannato a 11 mesi in appello, ora assolto anche lui. Gli era stato contestato un peculato di nemmeno 1.200 euro. Annullate poi le sentenze contro il citato Roberto Cota (dapprima condannato a un anno e sette mesi) e per i parlamentari Paolo Tiramani della Lega (un anno e cinque mesi) e Augusta Montaruli di FdI (un anno e sette mesi) mentre per altri 21 imputati ci sarà un appello bis per ridefinire le prescrizioni e la rideterminazione delle pene inflitte in Appello nel luglio 2018: perché non è ancora finita, certo. La giustizia ha i suoi tempi.
RICCARDO MOLINARI ALLA CAMERARICCARDO MOLINARI ALLA CAMERA
E gli imputati, di tempi, hanno smarrito i loro: congelati da una condizione di eterna attesa. E stiamo parlando del tribunale di Torino, considerato tra i più veloci. Naturalmente non mancherà chi dirà che l' impianto accusatorio alla fine ha retto: i giudici della V sezione della Cassazione in effetti hanno confermato l' ampliamento delle condanne in Appello (divenute 25 contro le 15 del primo grado, nel 2016) ma l' impatto politico dell' inchiesta è sostanzialmente scemato - ora, non allora - lasciando solo delle consolazioni genere «ero innocente, l' ho sempre detto».
UMBERTO BOSSI E ROBERTO COTAUMBERTO BOSSI E ROBERTO COTA
Le inchieste sono sempre un fatto pubblico, le assoluzioni una consolazione privata.
REAZIONI «Sono contento, fin dall' inizio sapevo di essere innocente» ha detto Cota uscendo dall' aula. «Sono stato oggetto di attacchi ignobili, ho sofferto tanto. Ma è giusto avere fiducia, una parte del sistema funziona». Funziona la parte che ha assolto lui: è, a suo modo, una variazione della sindrome di Stoccolma. Un altro ex assessore della giunta Cota, Massimo Giordano, assolto a sua volta, si è detto «contento ma non sorpreso» perché si sapeva innocente anche lui. In realtà non c' è nessuno che si sia detto colpevole: le condanne sono arrivate solo per le spese considerate abnormi in un processo che appariva giuridicamente complesso, perché tutte le cosiddette spese istituzionali (cene, pranzi, abiti e borse griffate donate ai bisognosi) sono sempre state giustificate con finalità politiche: e sul confine tra libertà e legittimità della spesa si è giocata tutta la partita. Di processi per le spese pazze, comunque, se ne sono fatti tanti altri in tutte le regioni: ma in questo le assoluzioni hanno superato le condanne.

ROBERTO COTAROBERTO COTA
Curioso che il commento più significativo venga da un piddino, il governatore della Toscana Enrico Rossi: «Pensiamo alle conseguenze politiche di tutto questo sono cose che fanno venire i brividi. Sono materie su cui sarebbe opportuno riflettere, prima di mettere all' indice la classe dirigente. Ci sono troppe richieste di rinvio a giudizio, troppi clamori che si fanno sulla stampa. Abbiamo bisogno di riflettere e di un maggiore garantismo. Il politico può essere sottoposto ad una verifica di legalità, ma bisogna stare attenti prima di pronunciare l' indagine». E forse bisogna stare attenti prima di applaudirla.
Fonte: qui

martedì 27 agosto 2019

IL GOVERNATORE DELLA BANCA D’INGHILTERRA INVECE DI PENSARE ALLA BREXIT SI OCCUPA DI COME SUPERARE L’EGEMONIA MONETARIA DEL DOLLARO: COME? CREANDO UNA CRIPTOVALUTA GLOBALE ANCORATA SU UN PANIERE DI MONETE AFFIDABILI. CIOÈ “LIBRA” DI FACEBOOK?

mark carney e le nuove sterline 2
MARK CARNEY E LE NUOVE STERLINE 

HA SENSO? NÌ: NEL SISTEMA FINANZIARIO C’È UN PROBLEMA CON L’EGEMONIA DEL BIGLIETTO VERDE. CRESCE LO YUAN, MA…

Riccardo Sorrentino per www.ilsole24ore.com
mark carneyMARK CARNEY
Una valuta globale, come Libra. Per sostituire il dollaro durante la lenta ascesa del renminbi. È coraggiosa la proposta avanzata da Mark Carney, governatore della Bank of England, al Simposio Fed di Jackson Hole. Un’idea incompleta, ma «intrigante» che potrebbe risolvere il problema dell’instabilità finanziaria globale.
La funzione della nuova moneta sarebbe quello di risolvere i problemi generati dall’egemonia del dollaro e di evitare un destabilizzante e lungo duopolio con la valuta cinese. A un mondo multipolare non si può che dare un sistema valutario multipolare e l’idea è allora di realizzare una «valuta sintetica egemonica», che rifletta un basket di monete affidabili, di riserva. Libra, la valuta annunciata da Facebook, è l’esempio «di più alto profilo» di una moneta elettronica.
yuan dollaro 1YUAN DOLLARO 
Una precauzione sarebbe in ogni caso necessaria: «Diversamente dai social media, dove standard e regole iniziano a essere sviluppati solo ora che le tecnologie sono state adottate da miliardi di utenti, i termini di partecipazione per ogni nuovo sistema sistemico di pagamento privato deve essere in vigore ben prima del loro lancio». Questa valuta potrebbe però essere realizzata anche dal settore pubblico, «forse attraverso un network di banche centrali». Una Libra globale darebbe meno importanza al dollaro e ridurrebbe le ricadute della politica Usa sul resto del mondo.
Mark Carney gov Bank of EnglandMARK CARNEY GOV BANK OF ENGLAND
Qualcosa infatti non funziona più, nel sistema finanziario internazionale. Il dollaro ha assunto un’importanza enorme: molte aziende hanno listini direttamente espressi nella valuta Usa. Il movimento dei cambi, quindi, non riesce più a riequilibrare il mercato globale. Basti guardare, ha spiegato Carney, a cosa è accaduto nell’ultimo anno. «La politica fiscale Usa ha spinto la crescita in un momento in cui l’economia americana era vicina alla piena occupazione. La politica monetaria ha dovuto “stringere” notevolmente, nel rispetto del doppio mandato della Fed. La risultante forza del dollaro e le ricadute finanziarie hanno irrigidito le condizioni finanziarie nella maggior parte delle altre economie, più di quanto le loro condizioni interne avrebbero richiesto».
DONALD TRUMP JEROME POWELLDONALD TRUMP JEROME POWELL
Il rallentamento globale trae origine anche da questo fenomeno: «Le vicende degli Usa hanno significative ricadute sia sulle performance commerciali che sulle condizioni finanziarie anche di paesi con una esposizione diretta relativamente limitata all’economia Usa», ha spiegato.
mark carney e le nuove sterline 1MARK CARNEY E LE NUOVE STERLINE
Al crescente ruolo del dollaro negli scambi commerciali si è accompagnato - e non è una sorpresa - un sempre maggior rilievo anche negli scambi finanziari con il risultato, noto da tempo, che «il ciclo finanziario globale è il ciclo del dollaro».
yuan dollaro 3YUAN DOLLARO 
I rischi generati dall’andamento della valuta Usa sono stati affrontati, soprattutto nelle economie emergenti, attraverso l’accumulo di riserve in dollari, che è stato anche alimentato dalla instabilità finanziaria delle economie avanzate, nella crisi del 2008 e in quella europea del 2011. «Il detto di Connally (John Connally, segretario al Tesoro Usa tra il ’71 e il ’72, ndr): “Il nostro dollaro, il vostro problema” - ha detto Carney - si è trasformato in “qualunque nostro problema è il vostro problema”».
JEROME POWELLJEROME POWELL
L’accumulo delle riserve di asset sicuri ha infatti abbassato il tasso di equilibrio globale, quello necessario «per equilibrare la domanda e l’offerta e ottenere così un’inflazione stabile», riducendo lo spazio politico a disposizione delle banche centrali. Questa situazione - ha argomentato il governatore britannico - ha una serie di implicazioni di politica economica, alcune immediate altre di lungo periodo. Nell’immediato, occorre che l’obiettivo di inflazione - in genere il 2% annuo per i paesi avanzati - sia perseguito in modo flessibile e non rigido, in particolare quando le economie siano colpite da shocks che i movimenti dei cambi non siano in grado di assorbire. Deve anche aumentare la cooperazione e il coordinamento tra le banche centrali che in un mondo senza una moneta così egemone sarebbero irrilevanti.
Nel medio periodo, le economie emergenti devono rendere più sostenibili i flussi finanziari, mentre quelle avanzate devono moderare i fattori che determinano la propensione e le condizioni del rischio globale: «La loro locale stabilità finanziaria è un bene pubblico globale», ha aggiunto.
Libra sfida le Banche centrali e la Ue: depositato lo statuto a Ginevra
MARK CARNEY JANET YELLEN MARIO DRAGHIMARK CARNEY JANET YELLEN MARIO DRAGHIyuan dollaroYUAN DOLLARO
Nel lungo periodo occorre «cambiare il gioco». Potrebbe essere doloroso il ripetersi, tra dollaro e renmimbi, del passaggio delle consegne avvenuto tra sterlina e dollaro tra le due guerre mondiali che, lungo e scoordinato, ha esacerbato la Grande depressione. Oggi quella transizione sarebbe anche più lunga. Una soluzione migliore nasce dalla considerazione che «ogni sistema unipolare è inadatto a un mondo multipolare»: passa per il moltiplicarsi delle moneta di riserva, che aumenti l’offerta di asset sicuri.
Bankers Mark Carney Christian Noyer Alex Weber Ben Bernanke Mario Draghi Masaaki ShirakawaBANKERS MARK CARNEY CHRISTIAN NOYER ALEX WEBER BEN BERNANKE MARIO DRAGHI MASAAKI SHIRAKAWA
Lo strumento per realizzare questo sistema che sembra «distante» perché troppo complesso non può che essere tecnologico: una Libra globale. Fonte: qui

sabato 23 febbraio 2019

LA CASSAZIONE CONDANNA ROBERTO FORMIGONI A 5 ANNI E DIECI MESI PER CORRUZIONE SUL CASO SAN RAFFAELE-MAUGERI

SARÀ IL PRIMO POLITICO CHE AFFRONTERÀ IL CARCERE CON LE NUOVE REGOLE STABILITE DAL DECRETO “SPAZZACORROTTI”, CHE VIETA LA CONCESSIONE DI QUALUNQUE BENEFICIO AI COLPEVOLI DI CORRUZIONE 

LA SENTENZA RIGUARDA I BENEFIT RICEVUTI DALL'ALLORA GOVERNATORE LOMBARDO PER FAVORIRE I DUE ENTI

Giovanna Stella per www.ilgiornale.it

roberto formigoni (2)ROBERTO FORMIGONI
Roberto Formigoni, per diciott'anni presidente della Lombardia, è stato condannato a cinque anni e dieci mesi con l'accusa di corruzione nell'ambito della vicenda dei fondi neri della fondazione Maugeri.

La sesta sezione penale della Cassazione, infatti, ha affrontato il ricorso del Celeste contro la sentenza con cui la Corte d'appello di Milano gli ha inflitto lo scorso settembre sette anni e mezzo di carcere per corruzione sulle delibere della Sanità made in Lombardia. Ora, la Cassazione ha confermato la condanna, ma riduce gli anni. L'ex governatore lombardo, infatti, dovrà scontare in carcere 5 anni e 10 mesi.

ROBERTO FORMIGONIROBERTO FORMIGONI
La decisione della Cassazione è arrivata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio. La condanna definitiva per Roberto Formigoni è più bassa rispetto a quella inflittagli in appello perché è stato dichiarato prescritto il capo di imputazione di corruzione relativo al crac del San Raffaele.

L'ex governatore lombardo è il primo politico a dover affrontare il carcere con le nuove regole stabilite dal decreto "spazzacorrotti", che vieta la concessione di qualunque beneficio penitenziario ai colpevoli di corruzione, come finora accadeva solo per mafiosi e terroristi.
 
La Suprema Corte ha rigettato anche i ricorsi dell'ex direttore amministrativo della Maugeri, Costantino Passerino (condannato in appello a 7 anni e 7 mesi), dell'imprenditore Carlo Farina (3 anni e 4 mesi) e ha dichiarato inammissibile quello di Carla Vites, moglie dell'ex assessore Antonio Simone, che chiedeva di essere prosciolta con una formula più favorevole rispetto a quella pronunciata nei gradi di merito.

Il caso Maugeri
FORMIGONI SULLO YACHT DI DACCOFORMIGONI SULLO YACHT DI DACCO
Roberto Formigoni avrebbe ricevuto da Pierangelo Daccò l'uso esclusivo di yacht, l'acquisto di parte di una villa e altri benefit per un valore totale di 6,6 milioni in cambio di vantaggi per due le strutture sanitarie che in un decennio si sono assicurate finanziamenti per 120 milioni, il San Raffaele, e 180 milioni, la Maugeri.

Fonte: qui

lunedì 13 febbraio 2017

IL GOVERNATORE DELLA CALIFORNIA HA DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA IN TRE CONTEE INTORNO ALLA DIGA DI OROVILLE DOPO LA LESIONE DELLO ‘SFIORATORE DI EMERGENZA’

VIDEO: LA DIRETTA DALLA DIGA, CON IMMAGINI AEREE



un buco gigantesco nella digaUN BUCO GIGANTESCO NELLA DIGA

Il governatore della California, Jerry Brown, ha dichiarato lo stato di emergenza in tre contee nel nord dello Stato per far fronte all'allarme provocato da una lesione dello sfioratore di emergenza della diga di Oroville, la più alta degli Stati Uniti, a nordest di San Francisco. Circa 190mila persone sono state evacuate dalle zone interessate: lo stato di emergenza riguarda le contee di Butte, Sutter e Yuba. Ora il getto di acqua si è fermato, ma l'ordine di evacuazione resta in vigore.
l acqua esce dalla diga di orovilleL ACQUA ESCE DALLA DIGA DI OROVILLE

La rete stradale nell'area del lago di Oroville, dove sorge l'omonima diga, è bloccata in queste ore da migliaia di vetture che cercano di lasciare la zona in seguito all'ordine di evacuazione emesso dalle autorità locali a causa dei timori per la stabilità della gigantesca struttura.

Il governatore della California, Jerry Brown, ha ordinato di potenziare le operazioni di emergenza per mettere la diga in sicurezza ed agevolare l'evacuazione dei residenti. Un ufficiale della Guardia Nazionale ha reso noto che otto elicotteri saranno impiegati per riparare lo sfioratore di emergenza della diga la cui erosione ha dato origine all'allarme. Inoltre, tutti i 23mila soldati della Guardia Nazionale californiana sono ora in stato di allerta e pronti a entrare in azione.
diga orovilleDIGA OROVILLEil lago di oroville quando c era la siccitaIL LAGO DI OROVILLE QUANDO C ERA LA SICCITAl acqua esce dalla diga di orovilleL ACQUA ESCE DALLA DIGA DI OROVILLE
Fonte: qui
sfollati diga di orovilleSFOLLATI DIGA DI OROVILLEdiga di orovilleDIGA DI OROVILLE

sabato 11 febbraio 2017

IL FIGLIO DI MARIO DRAGHI, GIÀ TRADER PER MORGAN STANLEY DOVE VENDEVA DERIVATI (GIÀ SPECIALITÀ DEL PAPA') VA A LAVORARE IN UN HEDGE FUND DA 2,5 MILIARDI DI DOLLARI


Sara Bennewitz per ‘la Repubblica’

Giacomo Draghi, figlio del governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, avrebbe dato le dimissioni da Morgan Stanely per andare a lavorare ad un fondo hedge Lmr Partners. Dopo 13 anni ai vertici della banca d’affari americana, il finanziere italiano avrebbe deciso di cambiare mestiere.

Giacomo Draghi presso Morgan Stanley si è sempre occupato di strumenti derivati(MENTRE IL PADRE SI OCCUPA DEI TASSI DI INTERESSI E DI RIFINANZIARE BANCHE ED ASSICURAZIONI FALLITE!!!) denominati in euro e franchi svizzeri. Lmr è un fondo hedge basato a Londra e Hong Kong che gestisce 2,5 miliardi di dollari ed è stato fondato da due ex dipendenti di Ubs, Ben Levine e Stefan Renold.
mario draghiMARIO DRAGHI

Negli anni, giornalisti e altri professionisti avevano spesso chiesto al padre, Mario Draghi, se il lavoro del figlio, che ha studiato all’università Bocconi a Milano, non fosse in conflitto con quello del governatore. Il problema non sussiste - è sempre stata la difesa della famiglia Draghi - perché Giacomo per Morgan Stanley si è sempre occupato di trading, vale a dire di acquisto e vendita di derivati(su valute e tassi di interesse) sul mercato, e non di vendere per conto della banca Usa prodotti sui quali percepire una commissione.

MORGAN STANLEYMORGAN STANLEY
E ora che il giovane finanziere andrà a lavorare per il fondo hedge, la questione dovrebbe diventare meno rilevante e nessuno potrà dire che Morgan Stanley è una banca che sta a cuore a Mario Draghi, che peraltro prima di andare alla Bce aveva lavorato per anni in Goldman Sachs.


domenica 15 gennaio 2017

Banca d'Italia e la vigilanza che non vigila!


“CHE SENSO HA DOPO IL FLOP SULL'OPERAZIONE MPS-ANTONVENETA TENERE IN PIEDI UN ISTITUTO DI VIGILANZA A CUI SFUGGE QUALSIASI COSA DA SOTTO IL NASO? 

SENZA CONTARE CHE GRAN PARTE DELLE SUE COMPETENZE SONO PASSATE ALLA BCE"

Franco Bechis per Libero Quotidiano

Quel giorno della primavera del 2008 quando l' allora presidente di Mps, Giuseppe Mussari e il direttore generale, Antonio Vigni, uscirono da Rocca Salimbeni con un assegno da nove miliardi in tasca per andare a fare quella spesuccia - Banca Antonveneta - che avrebbe travolto l' istituto senese, prima fecero un salto a Roma, a Palazzo Koch.

Un incontro con il governatore di Bankitalia dell' epoca - Mario Draghi - e i vertici dell' istituto. Si guardarono negli occhi e quel che si dissero è stato messo a verbale nella testimonianza davanti alla procura di Siena di Anna Maria Tarantola, che all' epoca guidava la vigilanza della Banca d' Italia: «ci raccomandammo con i vertici di Mps di fare per bene l' acquisizione».

MUSSARIMUSSARI
Magari gli avranno detto pure di coprirsi adeguatamente, che se a Roma tirava già una brezzolina primaverile, in Veneto invece faceva ancora freddo. Chissà se qualcuno nel direttorio avrà consigliato a Mussari e compagnia - un po' come facevano le vecchie nonne timorate di Dio con i nipotini che al mattino andavano a scuola - di farsi il segno della croce e dire qualche preghierina prima di fare l' incauta spesuccia. Magari sarebbe servito di più.

Ma qualche particolare sulla grande attenzione che la banca centrale aveva messo in una vicenda che presto avrebbe terremotato l' intero sistema del credito italiano, l' ha fornito anche come teste nella stessa inchiesta l' allora direttore generale (e futuro ministro dell' Economia) di via Nazionale Fabrizio Saccomanni: «Non ci fu segnalato che Mps aveva acquisito Antonveneta senza fare una due diligence.

BANKITALIABANKITALIA
Devo dire che, per prassi, Banca d' Italia caldeggia sempre, in caso di acquisizioni, la due diligence preventiva».

Questo per dire che nessuno nell' organo di vigilanza aveva verificato se Monte dei Paschi prima di tirare fuori quell' assegno avesse dato un' occhiata a cosa c' era in pancia di Antonveneta, o direttamente o affidandosi a qualche professionista del settore: la Banca d' Italia dava per scontato che questo fosse stato fatto.
Ma non fu fatto.

IGNAZIO VISCO BANKITALIAIGNAZIO VISCO BANKITALIA
Per altro dai verbali della stessa inchiesta emerge come Mps non avesse al suo interno quel fior di professionisti in grado di capire qualcosa mai fossero andati a controllare i conti di Antonveneta. 

Perché l' ultimo arrivato all' interno della banca senese, Marco Morelli che all' epoca era vicedirettore generale e oggi è il nuovo amministratore delegato dopo un giro da Bofa-Merrill Lynch, ha raccontato di avere ricevuto da Mussari un incarico che non sarebbe toccato a lui, ma al direttore finanziario della banca: trovare subito un prestito-ponte da due miliardi di euro sui mercati internazionali per finanziare quell' acquisto. «L' incarico che mi fu assegnato», ha dichiarato ai pm Morelli, «avrebbe dovuto svolgerlo il direttore finanziario Daniele Pirondini. Ritengo che fu assegnato a me poiché Pirondini non parlava inglese».

LA VIGILANZA

Nemmeno in una barzelletta sarebbe stata possibile immaginare una vicenda tanto grottesca: una delle grandi banche italiane che ha il direttore finanziario che deve rivolgersi ai mercati internazionali con il piccolo handicap di non conoscere una parola di inglese (e la finanza parla solo con quella lingua). E la vigilanza della banca centrale che non sa nulla di nulla di quel che deve autorizzare - ma lo autorizza - e balbetta solo per voce di mamma Tarantola, che guida la vigilanza bancaria: «Mi raccomando, Mussari, spendete bene quei 9 miliardi di euro».

BANKITALIA 2BANKITALIA 2
La fortuna - a pochi anni di distanza - è che quel compito di vigilanza sulle grandi banche italiane non è più di Banca di Italia, ma della vigilanza centrale della Bce, dove peggio non può andare certo di come accadde con via Nazionale. Bankitalia potrebbe avere mostrato in questa vicenda faciloneria e scarsa professionalità, ma c' è chi ha pensieri più maliziosi. 

I documenti per altro dimostrano che la vigilanza sapeva benissimo non solo che Mussari quei soldi li avrebbe spesi male, ma pure che non stava spendendo 9 miliardi di euro:
il costo vero dell' operazione era circa 17 miliardi di euro, v
isto che Antonveneta aveva in pancia un debito fresco di 7,9 miliardi di euro con gli olandesi di Abn-Amro.

ANNA MARIA TARANTOLAANNA MARIA TARANTOLA
Bankitalia sapeva, perché i suoi ispettori erano entrati in Antonveneta nel marzo 2007 e videro tutto, facendo di fatto quella due diligence che Mps si dimenticò di fare.

Via Nazionale non fu però così carina da avvisare Mps prima che compisse il fatal passo. A quanto pare la vigilanza non dovette informare nemmeno il
Governatore Draghi, che il 17 marzo 2008 firmò la sua autorizzazione a Mps per l' acquisto di Banca Antonveneta, certificando come (e sbagliò) l' operazione era in linea con i principi di sana e prudente gestione e che il costo (non il prezzo, il costo) sarebbe stato di 9 miliardi, quando la banca centrale conosceva perfettamente il debito con Abn Amro che aveva in pancia Antonveneta, e che quindi il costo reale sarebbe stato di 17 miliardi di euro, insostenibile per Mps come poi si è rivelato.

Siccome a pensare male si fa sempre peccato, non lo pensiamo. Ma che senso ha dopo questo flop pazzesco tenere ancora in piedi un istituto di vigilanza a cui sfugge qualsiasi cosa da sotto il naso, e quando anche non sfugge a qualcuno più sveglio, se lo tiene per sé come geloso segreto, senza comunicarlo a chi poi deve prendere le decisioni che contano?

IL TESORO DI MUSSOLINI CONSERVATO A BANKITALIAIL TESORO DI MUSSOLINI CONSERVATO A BANKITALIA
Il grosso della vigilanza non è più della Banca d' Italia, che però è ancora in grado di farsi sfuggire qualsiasi cosa con le banchette di provincia che dovrebbe controllare. Gli antichi compiti sulla moneta e i cambi sono in gran parte stati sottratti alla banca centrale.

Che ha ancora un buon ufficio studi, che spesso fa studi inutili (come quelli sulla economia locale dove le camere di commercio avrebbero più strumenti e dati per capire la realtà).

Ma soprattutto ha ancora al suo interno un vero e proprio esercito di dipendenti, sempre più in cerca di missione e vocazione.

Al 31 dicembre 2015 il personale era ancora di 7.032 unità, con un costo totale 815 milioni di euro (erano 812 l' anno precedente). 

Che facciamo fare a loro per evitare nuovi disastri e non mettere tutti per strada?
SACCOMANNI E DRAGHISACCOMANNI E DRAGHI

EDUCAZIONE FINANZIARIA 

L' idea più gettonata in questi mesi è la figlia di fico dietro cui l' istituto centrale, il governo italiano e il parlamento si nascondono per non raccontare la realtà dei disastri bancari di questi anni e le gravi responsabilità delle istituzioni. La parolina magica utilizzata è "educazione finanziaria".

Bel termine, che cela però una gigantesca balla. 

La tesi di questi profeti dell' educazione finanziaria è che se i risparmi in questi anni si sono polverizzati nelle mani dei risparmiatori, la colpa è loro e della scarsa educazione che avevano nella materia. Poverini, essendo ignoranti non hanno capito che compravano prodotti rischiosi. Educhiamoli un po', così non lo faranno più. Questa è la tesi. 

La verità è l' esatto opposto: in tutte queste vicende è ormai palese che gli ignoranti erano i professori della materia, non gli alunni.
Ignoranti e spesso figli di buona donna i vigilantes di Bankitalia e Consob
che hanno chiuso gli occhi e non hanno protetto i risparmiatori, e tutti quei vertici, dirigenti e funzionari bancari che hanno mistificato la realtà pure di guadagnare qualche euro in più e proteggere la propria poltrona e la propria busta paga.
VISCO DRAGHIVISCO DRAGHI

Governo, buona parte dei parlamentari e Bankitalia vorrebbero rendere obbligatoria fin dalle scuole l' educazione finanziaria, così gli autori dei disastri verrebbero eletti a maestri di vita.

Splendida idea, no?

E per capire come questa sia solo una fregatura basta sfogliare i bilanci di una delle banche che si vantava di avere promosso in giro più educazione finanziaria di ogni altro. 

Chi era? 

Ma sì, proprio Mps. 

Che aveva lanciato "Consumer-Lab", "Bancascuola", il "Laboratorio prodotti", per «raccogliere spunti dall' ottica consumer su nuovi prodotti della Capogruppo» e perfino iniziative «attraverso internet e i social network (Facebook, Twitter, YouTube), con l' utilizzo anche di supporti video, per promuovere l' educazione finanziaria».

Stessa cosa vorrebbe fare Bankitalia, e sarebbe opportuno fermarli fino a che siamo in tempo.
ignazio visco mario draghiIGNAZIO VISCO MARIO DRAGHIBELLI ADDORMENTATIbankitaliaBANKITALIA

Resti in via Nazionale un buon ufficio studi a collaborare con le altre istituzioni, e si metta al sicuro il discreto patrimonio artistico conservato in palazzo Koch con le belle collezioni dell' Otto-Novecento, dalle sculture di Umberto Mastroianni, Giò Pomodoro e Pietro Consagra ai dipinti di Francesco Hayez, Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Giorgio De Chirico, Giacomo Balla, Giovanni Fattori, Alberto Burri e tanti altri...

Fonte: qui

lunedì 21 novembre 2016

VISCO, BANCA DI ITALIA: CARI ITALIANI LA SITUAZIONE DELLE BANCHE E' GRAVE !

VISCO : BANCA D'ITALIA VERAMENTE PREOCCUPATO DELLA SITUAZIONE ITALIANA. PER GIUNTA ORAMAI LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE E' DATO PER SCONTATO!!!
Grazie alla Bce, le tensioni finanziarie alimentate da molti focolai sparsi per il globo riescono a rimanere contenute. Lo ha rivendicato chiaramente Mario Draghi, il governatore della Banca centrale, in un discorso a Francoforte. Lo mette nero su bianco anche Bankitalia, nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria. "Nell'area dell'euro e in Italia le condizioni monetarie espansive (decise dalla Bce, ndr) contribuiscono a sostenere la liquidità dei mercati finanziari, a ridurre i premi per il rischio sulle obbligazioni private, a contenere le tensioni sui titoli di Stato.
 MA LA BCE AL MOMENTO HA DECISO DI SMETTERE DI COMPRARE A MARZO...QUINDI... LA BANCA D'ITALIA AVVISA DEL PERICOLO
  Dopo le elezioni negli Stati Uniti i rendimenti obbligazionari sono aumentati in tutte le economie avanzate; lo spread sui titoli pubblici italiani è salito. Le prospettive di una crescita ancora modesta in Europa e l'incertezza legata agli sviluppi politici nei principali paesi avanzati potrebbero alimentare forti variazioni dei corsi delle attività finanziarie nei prossimi mesi. 
  QUINDI LA BANKITALIA SEMBRA DIRE AI RISPARMIATORI DI METTERE AL RIPARO I PROPRI RISPARMI IN UNA SOLIDA BANCA SVIZZERA.
Restando invece nel campo delle competenze di via Nazionale, la volatilità rischia di ripercuotersi sulla realizzazione del piano del Monte dei Paschi, la banca che deve cedere crediti in sofferenza e raccogliere capitali sui mercati: un disegno con "rischi di attuazione che derivano principalmente dall'elevata volatilità che ha di recente caratterizzati i mercati azionari" per le scadenze elettorali in Europa. 
 IN PRATICA BANCA DI ITALIA STA AVVISANDO CHE I CORRENTISTI MPS SONO A RISCHIO DI PERDERE I SOLDI ..E SE DOVESSE ESSERCI EFFETTO CONTAGIO POST REFERENDUM ANCHE ALTRE BANCHE POTREBBERO SALTARE CON UNA SPIRALE PREOCCUPANTE.
PENSATE CHE FINO A IERI SI DICEVA CHE I  TASSI DOVEVANO SALIRE PER AIUTARE LE BANCHE. I TASSI SONO SALITI E LE BANCHE ITALIANE HANNO PERSO I PEZZI 
 Restano poi rischi PER IL SISTEMA BANCARIO: "Le banche rimangono esposte agli shock, di origine interna o internazionale, che possono riflettersi sui mercati dei capitali e sulla crescita economica". Incertezza anche dalle regole in evoluzione.


MAI ANDARE CONTRO I CONSIGLI DELLA BANCA CENTRALE.

LA BANCA CENTRALE TEME IL FALLIMENTO DELLE BANCHE DA LEI STESSA VIGILATE???
E' EVIDENTE CHE TU DEVI PROTEGGERE I RISPARMI DI UNA VITA DA TALE RISCHIO. SE NON LO FAI NON POTRAI NEPPURE LAMENTARTI IN QUANTO PERSINO VISCO DI BANKITALIA TI AVEVA AVVISATO.

PER SAPERNE DI PIU' VAI SU MERCATO LIBERO

sabato 17 settembre 2016

DRAGHI: DERIVATI, UN SILENZIO ASSORDANTE!

E’ con infinita tristezza che durante la settimana abbiamo assistito alla celebrazione del genio di Mario Draghi. Mai visto una simile ondata a senso unico soprattutto sulla stampa locale,  di elogi ad un uomo che è tra i principali responsabili di questa crisi, come abbiamo visto recentemente.


Ieri su Repubblica è apparsa la seguente notizia…

La procura regionale per il Lazio della Corte dei Conti ha invitato a comparire la banca d’affari Usa e i responsabili del Tesoro che hanno stipulato contratti con la controparte statunitense: Cannata, La Via, Siniscalco e Grilli.

ROMA – L’accusa è pesante: hanno scommesso con i soldi degli italiani. E costretto lo Stato a chiudere in fretta e furia contratti con Morgan Stanley in perdita per tre miliardi di euro tra dicembre 2011 e gennaio 2012. Ora la Corte dei conti li ha convocati tutti e ha chiesto loro danni per 4,1 miliardi.

Davanti alla magistratura contabile dovranno presentarsi, oltre alla banca d’affari Usa, Maria Cannata, direttore del Debito pubblico, che dal 2000 ad oggi ha firmato molti di quei contratti e i relativi decreti di approvazione e Vincenzo La Via, predecessore della Cannata.

Insieme a loro, Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro, che terminata la propria esperienza ha pensato bene di andare a lavorare proprio per Morgan Stanley e Vittorio Grilli, anche lui direttore del Tesoro, e passato, una volta uscito dallo Stato, nelle fila di un’altra banca d’affari Usa, la Jp Morgan.

Il resto lo lascio leggere a Voi a me interessa un particolare, ovvero il motivo per il quale non è stato convocato anche Mario Draghi!

Cosa centra Mario Draghi? La firma di Mario Draghi sui derivati di Stato

Quando era al Tesoro, negli anni ’90, ne sottoscrisse per centinaia miliardi. E ora sono un problema

Dopo l’annuncio del Quantitave Easing di ieri, Mario Draghi è oggi su tutte le prime pagine, celebrato come il salvatore dell’Italia e dell’Europa.

Nel passato di Draghi, tuttavia, c’è una vicenda che ancora fa sentire il suo peso nei nostri disastrati conti pubblici e che rischia di minare la ripresa della nostra economia. La storia è quella dei derivati sottoscritti tra il 1991 e il 2001 quando Draghi era Direttore Generale al Ministero del Tesoro.

È una storia scivolosa, quella dei derivati della Repubblica, e forse è meglio cominciare dall’inizio.

Ovviamente non è il caso di chiamare un governatore centrale che ha appena ricevuto il premio come costruttore d’Europa a testimoniare su decisioni alquanto irresponsabili.


Questo non lo dico io ma un deputato del PD, un certo Galli, il quale suggerisce che di questi tempi meglio pensarci su un attimo a mettere Draghi davanti alle sue responsabilità.

Immagine

3,8 Miliardi Di Perdite: La Corte Dei Conti Accusa


Il resto lo lascio alla Vostra consapevolezza mentre osservate estasiati le gesta quotidiane di questo super banchiere, noi continuiamo ad occuparci di quello che succede dietro le quinte dove un altro ” public servant” si è trasferito in Goldman Sachs, per fare i conti della serva.

Ue: Barroso attacca Juncker, “contro di me azione discriminatoria”

E’ quantomeno singolare che a fare le pulci a Barroso sia questo uomo, che mentre l’Europa affondava, stipulava contratti che favorivano l’elusione fiscale a danno degli altri Paesi

Pubblicati nel 2014 in maniera congiunta da alcuni giornali internazionali, e in Italia da “l’Espresso”  , i documenti hanno dimostrato come il Lussemburgo sia riuscito nel tempo a diventare il paradiso fiscale preferito dalle più famose aziende. Un successo ottenuto attirando le grandi imprese attraverso contratti segreti e imposte bassissime. Che hanno fatto perdere, al contempo, miliardi di entrate fiscali ai governi delle nazioni in cui queste multinazionali operavano prevalentemente. Insomma, centinaia di miliardi sottratti ai contribuenti di tutto il mondo.

LuxLeaks fa tremare Juncker. “Elusione fiscale in Lussemburgo

Si Juncker, uno che mentre si beve quattro coppe di champagne durante un’intervista nega di avere problemi con l’alcool…

Jean-Claude Juncker denies alcohol problem during

Niente di particolare è solo il presidente della Commissione europea che ogni tanto fa discorsi di elevata ispirazione, se non ci credete guardatevi questo video…

JUNCKER: UN’EUROPA UBRIACA FRADICIA!

E così, tra una crisi e l’altra, uno fa il banchiere centrale, l’altro il presidente dell’unione europea e … scusate se faccio la marmellata mentre scrivo, un altro ancora viene premiato con 3 milioni di euro per aver contribuito a risollevare le sorti di MPS…o sbaglio?

Mps: il presidente Massimo Tononi presenta dimissioni al cda

A dimenticavo, giusto per non farci mancare nulla, sembra che il nuovo amministratore delegato di Monete dei Paschi di Siena abbia…

Mps, quando il nuovo Ad prestò 60 milioni a Fusi.

L’amico di Verdini

Il 12 giugno 2008 Pisaneschi dice che c’è bisogno di una spinta nel comitato crediti, ma esulta già: “Non ho difficoltà perché se la pratica è ben istruita eccetera… lì c’è… il Morelli c’è”. Il 17 giugno Fusi dice al suo socio Bartolomei che “Pisaneschi ormai di banda c’è” e aggiunge che “poi il passaggio va fatto anche con Marino e con Morelli … perchè loro quando va in Comitato (crediti) bisogna che ci siano”.

Ovviamente sono solo intercettazioni, per carità, magari diceva tanto per dire…per fortuna che Morelli c’è!



Ieri abbiamo scoperto che l’Italia è in deflazione ormai da un anno, un particolare da nulla, sai specialmente a livello di debito pubblico, in fondo , lui il salvatore della patria ci teneva a farlo sapere, lo ha dichiarato recentemente…

“La trasmissione degli effetti della politica monetaria all’economia reale non ha mai funzionato così bene come oggi”.


Si Mario, bravo, grazie Mario!

Fonte: qui