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martedì 14 giugno 2016

Cameron trema. L’Indipendent: 55% per il SI, la gente vuole uscire dall’Europa di Bruxelles

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Con gli ultimi sondaggi( l' Indipendent ) che danno il fronte pro-Brexit in vantaggio di ben 10 punti a meno di due settimane dal referendum, David Cameron ha deciso di giocare l’ultima carta: un piano per screditare Boris Johnson, leader degli ‘brexiters’.

Lo rivela il Daily Telegraph sottolineando che gli ultimi giorni hanno gettato il fronte ‘Remain’ ‘nel panico’ e che a questo punto il premier ha deciso di cambiare strategia. Secondo il quotidiano conservatore i guru della campagna per restare nell’Ue hanno pensato che l’unico modo di riguadagnare terreno è attaccare il sindaco di Londra accusandolo di essersi speso in favore della Brexit solo per conquistare la poltrona di primo ministro.

Il tutto a ormai pochi giorni dal fatidico 23 giugno e mentre il Regno Unito sta vivendo un weekend ad alto tasso di patriottismo, con le celebrazioni in pompa magna per i 90 anni della regina Elisabetta e l’esordio dell’Inghilterra agli Europei di calcio contro la Russia. Due eventi che, secondo gli analisti, potrebbero dare un ulteriore impulso alla campagna ‘Leave’.

La bomba su Downing Street l’ha sganciata l’Independent con la pubblicazione in esclusiva di un sondaggio dell’istituto Orb secondo il quale gli euroscettici sarebbero al 55% e i ‘Remain’ al 45%. Si tratta di uno dei margini di vantaggio più ampi per i ‘brexiters’, ancora più impressionante pensando che un anno fa, quando Orb cominciò a fare sondaggi sul referendum, i numeri erano invertiti.

E se è vero che per la media fra i sondaggi del Financial Times i pro Unione europea sono comunque ancora in lieve vantaggio (45% contro 43%), i numeri pubblicati hanno avuto subito due effetti devastanti per l’economia britannica segno che, almeno dagli investitori, sono stati considerati affidabili. Ieri sera l’indice FTSE-100 della Borsa di Londra ha avuto il calo più grave dall’inizio della campagna referendaria e la sterlina ha perso parecchio sul dollaro.

A confermare il momento positivo per gli euroscettici, secondo fonti vicine al governo britannico interpellate dal quotidiano conservatore Daily Telegraph, anche ‘sondaggi interni’ finiti nelle mani di Cameron che ora prova a giocare la sua ultima carta accusando, o meglio facendo accusare dai suoi, il sindaco di Londra di essersi speso in favore della Brexit solo per conquistare la poltrona di primo ministro. In verità la ‘macchina del fango’ in salsa british, o come lo chiama il Telegraph ‘il piano per fare fuori Boris’, era già partita qualche sera fa quando, in un dibattito televisivo, il ministro dell’Energia Amber Rudd ha attaccato Johnson sulle sue ambizioni di carriera. Parole che, secondo fonti del Telegraph, sarebbero state suggerite al ministro direttamente da Downing Street e dal Tesoro. Non solo, l’unico modo di riguadagnare terreno sui ‘brexiters’, sostengono i guru del premier, è associare Johnson all'”impresentabile” Nigel Farage.

Ieri la campagna ‘Remain’ ha presentato un nuovo manifesto in cui il leader dell’Ukip, il sindaco di Londra e Michael Gove sono ritratti ad un tavolo di casinò, intenti a lanciare dadi. Basterà? A sentir gli umori dei sudditi di Sua Maestà il rischio è che la strategia si trasformi in un boomerang. Dai piccoli imprenditori all’uomo della strada, infatti, la critica che viene rivolta più spesso alle due campagne è quella di aver polarizzato troppo lo scontro attorno ai due personaggi forti, Cameron e Johnson, e aver parlato poco di temi concreti e possibili ricadute. E i temi che contano per chi andrà a votare sono sostanzialmente due: economia ed immigrazione.

Inoltre, il sondaggio Orb rivela un altro dato che dovrebbe far preoccupare Cameron e il fronte Remain, quello sull’affluenza che potrebbe rivelarsi cruciale per l’esito del referendum. Il 78% dei sostenitori di Brexit, infatti, ha dichiarato di essere sicuro di andare a votare, contro il 66% dei ‘remainers’.

13 Jun 2016

Fonte: qui

domenica 21 febbraio 2016

Renzi non è Cameron, l’Italia in mani Troike

 

06-renzicameron-i“Sei a normativa europea?”, parte in tromba un prontuario in lingua tedesca che istilla nel lettore tremendi dubbi: “Vivo in una casa non a normativa europea, la mia auto non è a normativa europea, la mia bici non è a normativa europea, svolgo un lavoro precario che elude le normative europee, non dialogo con la mia banca tramite smartphone perché non ho i soldi per cambiare telefonino… sono un povero fuorilegge?

Ma i dubbi che attanagliano i meno danarosi della zona Euro non turbano certo i sonni dei britannici. Sembra che l’Unione europea abbia poche carte da giocarsi per evitare la fuga del Regno Unito, a patto che tra Strasburgo e Bruxelles non decidano di cancellare una gran mole di normative europee:

le stesse che, in tutti questi anni, avrebbero cagionato la moria del 50 per cento delle imprese italiane.

È di qualche giorno fa la notizia che, più della metà delle imprese del Nord-Est, si sarebbero estinte perché non più in grado di reggere sul mercato, causa i costi lievitati per le normative europee.

Del resto l’Ue è stata fatta sulla carta in forza di regole e moneta.

Ma chi ha fabbricato quelle regole era (ed è) all’asciutto sulle diverse peculiarità economiche del Vecchio Continente.

Per farla breve, l’Europa farebbe poco al caso per il popolo britannico.

Troppa burocrazia, documenti incomprensibili, soprattutto una congerie di norme che, se applicate in Gran Bretagna, metterebbero l’artigianato dell’isola nelle stesse condizioni in cui versa oggi quello italiano.

 

“La mia filosofia è diametralmente opposta a quella di David Cameron. Io sono un federalista cresciuto sognando gli Stati Uniti d’Europa”, ripete intanto Matteo Renzi agli altri leader europei, dimenticando quanto l’accettazione supina delle normative europee abbia fatto lievitare la disoccupazione.

E non dimentichiamo come le normative europee stiano influenzando negativamente la crescita italiana:

nel Belpaese non si produce più nulla, e per il timore d’infrangere le normative.

Queste ultime ree della nuova ventata di tasse, come quella su ascensore e aria condizionata: la prima sarà per ogni famiglia d’un importo pari alla vecchia Tasi, mentre la seconda obbligherà i comuni ad indagini sugli eventuali utilizzatori d’aria condizionata domestica.

La Gran Bretagna non s’è uniformata che ad uno scarso 10 per cento di tutte le normative europee, mentre l’Italia le sta codificando tutte.

Piccolo particolare, il Regno Unito non ha nemmeno una multa Ue sul groppone, invece l’Italia ha totalizzato sanzioni europee per inottemperanza alle varie normative pari ad un quinto del proprio debito pubblico: dall’edilizia alle quote latte, dai rifiuti urbani al mancato adeguamento dei vettori (trasporto pubblico), dalle carceri ai diritti delle più svariate minoranze, dai campi rom inadeguati alle multe per le modalità d’accoglienza dei migranti… Una cifra iperbolica che, al pari del debito pubblico, starebbe sventrando lo stato italiano. Così l’Italia europeista sceglie di affogare, mentre il Regno Unito si difende perché ha ancora una moneta nazionale.

Di fatto l’Italia ha le mani legate, ed il popolo è costretto a rispettare tutte le normative ed a pagare tasse e multe Ue.

E chi lavora e risparmia potrebbe non essere nemmeno più padrone dei propri sacrifici. Infatti la gestione e l’uso discrezionale dei risparmi depositati nelle banche italiane sta per passare totalmente in mani straniere (pardon europee): tutto addebitabile alla direttiva europea Brrd, che designa le nuove norme del sistema bancario europeo: stabilendo nuove norme in materia di salvataggi bancari, e con la scusa di tutelare i risparmiatori, finisce per lasciare che i tedeschi decidano che uso fare dei risparmi italiani (ovviamente è una sintesi forzata, potrebbero anche decidere olandesi, belgi, lussemburghesi… mai italiani).

Di fatto per Renzi s’avvicina Waterloo, e perché il sommarsi di debito pubblico e mancati pagamenti delle svariate multe Ue stanno facendo tornare in auge lo spettro delle mani della Troika sul sistema italiano. Proprio come nell’estate 2014, quando l’allora direttore del Corriere della Sera (Ferruccio De Bortoli) lasciava la direzione anticipando la discesa della Troika nel Belpaese.

Oggi potrebbe serbare lo stesso compito del 2011, ovvero eseguire un prelievo forzoso e patrimoniale da 100 miliardi di euro: per dirla alla Mario Monti “per arrivare a delle ulteriori cessioni di sovranità sono necessarie delle crisi”. Cessione di sovranità significa incremento della povertà: ogni anno già versiamo 50 miliardi alla Bce per essere soci del Club dell’Euro”, altrettanti all’Ue per contribuire alle politiche europee.

La Gran Bretagna fissa i paletti, la Germania si rinforza, l’Italia in camicia viola dice che spezzeremo le reni ai burocrati di Bruxelles. Il solito capitan Fracassa questo Renzi: la storia ci ha regalato camicie in varie sfumature di grigio, nere care ad anarchici e fascisti, rosse da garibaldino e poi da comunista, verde da leghista… Oggi è il turno delle camicie viola, il loro simbolo è il giglio fiorentino, al posto del fez usano come copricapo un cappello goliardico duecentesco, come quello che per la vulgata indossava il Conte Ugolino. Buon appetito signor Renzi, ed alla faccia del popolo sovrano.

Fonte: qui