giovedì 7 febbraio 2019

Altroconsumo: 4 treni pendolari su 10 in ritardo. Milano maglia nera

Quasi il 40% dei treni pendolari che arrivano a Milano, Roma e Napoli è in ritardo di almeno cinque minuti. Di questi, uno su cinque arriva oltre 10 minuti dopo l’orario previsto e il 10% accumula oltre un quarto d’ora. Il 2% sono stati direttamente cancellati. I dati sono quelli pubblicati sul magazine Inchieste dell’organizzazione di consumatori Altroconsumo. Rispetto all’ultima rilevazione, che risale al 2015, la situazione è peggiorata: i treni in ritardo sono infatti aumentati del 6%. Aumentano anche i ritardi più gravi: i convogli arrivati oltre 10 minuti dopo l’orario previsto nel 2015 erano “solo” il 12%, oggi il 19%.
I tempi di arrivo di oltre 2500 treni locali sono stati rilevati direttamente in stazione da sedici collaboratori dell’associazione. Le stazioni sono quelle milanesi Centrale, Garibaldi e Garibaldi sotterranea, quelle romane Termini, Tiburtina e Tiburtina est e quelle napoletane Centrale e piazza Garibaldi. In queste tre città, secondo Altroconsumo, ogni giorno feriale si riversa il 55% dei pendolari del nostro Paese.
Milano. Dall’inchiesta di Altroconsumo si può dedurre che i pendolari più sfortunati siano quelli lombardi. Né Napoli né Roma raggiungono infatti la percentuale di ritardi riscontrata nelle stazioni meneghine: oltre la metà dei convogli (52%) arriva dopo il previsto. Di questi, il 25% dei treni è in ritardo di oltre 10 minuti e il 12% supera il quarto d’ora. Le tratte da incubo sono diverse. Sei volte su dieci la Como- Milano Centrale e la Como-Cantù-Milano Garibaldi arrivano oltre 10 minuti dopo. Da dimenticare anche la Brescia-Treviglio-Milano Centrale e la Varese-Gallarate-Milano GaribaldiQueste due ultime due tratte - gestite da Trenord - detengono il record di ritardi oltre il quarto d’ora e, in ogni caso, non sono mai arrivate in orario.
Trenord contesta però le rilevazioni fatte a Milano. In una nota, l'azienda parla di "raccolta di dati senza alcuna base né rappresentatività statistica. I dati diffusi da Altroconsumo - raccolti per due ore nei soli giorni dal 5 al 9 e dal 12 al 16 novembre 2018, basandosi semplicemente su una raccolta manuale delle informazioni sui tabelloni in stazione - non possono restituire uno stato concreto e veritiero del servizio".
"Le performance ferroviarie si valutano su numeri assoluti e reali -continua Trenord - per il 2018 si parla di 2200 treni al giorno; l’80% è arrivato a destinazione puntuale".
Roma. La capitale, che certo non brilla per l’efficienza del trasporto pubblico, è la città che esce meglio dall’indagine. I convogli in ritardo di almeno 5 minuti sono il 16% (contro il 52% di Milano e il 46% di Napoli); solo il 5% è arrivato oltre 15 minuti dopo il previsto. Ci sono tratte che, almeno nei giorni presi in esame da Altroconsumo, rispettano una puntualità “giapponese” come la Orte-Fara Sabina- Monterotondo-Roma, la Fiumicino-Roma o la Viterbo-Cesano-Roma. Ma anche nella capitale arrivano i “treni della speranza”. Quello che parte da Ancona passando per Orte arriva in lieve ritardo una volta su tre, mentre il 13% delle volte supera i 10 minuti. Ma quanto a inefficienza nessuno batte il Nettuno-Roma: 58% di ritardi oltre i 5 minuti, 45% oltre i 10 minuti e 25% dei convogli che arriva oltre un quarto d’ora dopo.
Napoli. Molto delicata anche la situazione per i pendolari campani. Nelle stazioni partenopee Altroconsumo ha registrato il 46% di ritardi di almeno 5 minuti, il 24% oltre i dieci minuti ma soprattutto il record di ritardi oltre i 15 minuti (sono il 14%, contro il 12% delle stazioni milanesi). La palma del ritardo più gigantesco rilevato nel corso dell’indagine va alla Piedimonte Matese-Caserta-Napoli: oltre un’ora e quaranta. Esperienze allucinanti anche per i pendolari della Caserta-Acerra-Napoli (il 48% delle volte arriva almeno 10 minuti dopo, il 34% oltre un quarto d’ora dopo). Mentre la Castellammare-Torre Annunziata-Napoli è quasi una certezza: nel 78% dei casi non riesce ad arrivare in orario.
La situazione descritta da Altroconsumo è un elemento che si aggiunge al quadro fatto da Legambiente pochi giorni fa nel consueto rapporto Pendolaria. In quell’occasione l’associazione ambientalista aveva lanciato l’allarme sul possibile taglio di 300 milioni alla mobilità locale a causa di una clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che, sostiene Legambiente, ha buone probabilità di scattare.
Fonte: qui

Nessun commento:

Posta un commento