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venerdì 19 luglio 2019

Torino. Parla l'uomo che per primo ha camminato davanti al bus: "Non è moda, è protesta"

Parla, Grasso Antonio Salvatore, l'uomo che per primo ha camminato a passo d'uomo davanti al bus. Per lui non è una moda (Video), ma una protesta nata dal disagio in seguito al comportamento di alcuni autisti di GTT. L'uomo in passato ha fatto anche parte del Coordinamento 9 dicembre, i cosiddetti "Forconi". Grasso ci ha voluto spiegare le motivazioni della sua protesta. 


10 Ottobre 2018





Fonte: qui
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venerdì 29 marzo 2019

Inverigo, scontro frontale fra treni in stazione: 7 feriti, 51 passeggeri contusi

Incidente ferroviario giovedì pomeriggio intorno alle 18.40 alla stazione di Inverigo (Como) sulla linea Milano-Asso di Ferrovie Nord. Due treni pendolari di Trenord, che viaggiavano in direzioni opposte sullo stesso binario a bassa velocità, si sono scontrati. Feriti il macchinista e numerosi passeggeri, pendolari che stavano rientrando a casa e che sono caduti a causa della brusca frenata. Soccorse in codice giallo 7 persone di età compresa tra i 25 e i 60 anni, fra cui due donne. Molti altri passeggeri, una cinquantina circa, hanno riportato lievi contusioni e sono stati valutati sul posto dai soccorritori. Sul posto quattro ambulanze, due automediche e due elicotteri da Milano e Como. I feriti sono stati trasportati negli ospedali di Cantù, Erba, Sant’Anna, Lecco.
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
Secondo la ricostruzione, uno dei due convogli, il treno 1665 proveniente da Milano Cadorna e diretto a Canzo-Asso, uscendo dalla stazione di Inverigo non ha rispettato il segnale di stop. Il macchinista ha immediatamente frenato, ma senza riuscire a impedire lo scontro con il treno 1670 (Asso 18.03-Milano Cadorna 19.22), che sopraggiungeva dalla direzione opposta.
Sulla linea la circolazione è stata sospesa ed è stato istituito un servizio di autobus tra Arosio e Merone. Trenord ha aperto un’inchiesta interna.
Fonte: qui

giovedì 7 febbraio 2019

Altroconsumo: 4 treni pendolari su 10 in ritardo. Milano maglia nera

Quasi il 40% dei treni pendolari che arrivano a Milano, Roma e Napoli è in ritardo di almeno cinque minuti. Di questi, uno su cinque arriva oltre 10 minuti dopo l’orario previsto e il 10% accumula oltre un quarto d’ora. Il 2% sono stati direttamente cancellati. I dati sono quelli pubblicati sul magazine Inchieste dell’organizzazione di consumatori Altroconsumo. Rispetto all’ultima rilevazione, che risale al 2015, la situazione è peggiorata: i treni in ritardo sono infatti aumentati del 6%. Aumentano anche i ritardi più gravi: i convogli arrivati oltre 10 minuti dopo l’orario previsto nel 2015 erano “solo” il 12%, oggi il 19%.
I tempi di arrivo di oltre 2500 treni locali sono stati rilevati direttamente in stazione da sedici collaboratori dell’associazione. Le stazioni sono quelle milanesi Centrale, Garibaldi e Garibaldi sotterranea, quelle romane Termini, Tiburtina e Tiburtina est e quelle napoletane Centrale e piazza Garibaldi. In queste tre città, secondo Altroconsumo, ogni giorno feriale si riversa il 55% dei pendolari del nostro Paese.
Milano. Dall’inchiesta di Altroconsumo si può dedurre che i pendolari più sfortunati siano quelli lombardi. Né Napoli né Roma raggiungono infatti la percentuale di ritardi riscontrata nelle stazioni meneghine: oltre la metà dei convogli (52%) arriva dopo il previsto. Di questi, il 25% dei treni è in ritardo di oltre 10 minuti e il 12% supera il quarto d’ora. Le tratte da incubo sono diverse. Sei volte su dieci la Como- Milano Centrale e la Como-Cantù-Milano Garibaldi arrivano oltre 10 minuti dopo. Da dimenticare anche la Brescia-Treviglio-Milano Centrale e la Varese-Gallarate-Milano GaribaldiQueste due ultime due tratte - gestite da Trenord - detengono il record di ritardi oltre il quarto d’ora e, in ogni caso, non sono mai arrivate in orario.
Trenord contesta però le rilevazioni fatte a Milano. In una nota, l'azienda parla di "raccolta di dati senza alcuna base né rappresentatività statistica. I dati diffusi da Altroconsumo - raccolti per due ore nei soli giorni dal 5 al 9 e dal 12 al 16 novembre 2018, basandosi semplicemente su una raccolta manuale delle informazioni sui tabelloni in stazione - non possono restituire uno stato concreto e veritiero del servizio".
"Le performance ferroviarie si valutano su numeri assoluti e reali -continua Trenord - per il 2018 si parla di 2200 treni al giorno; l’80% è arrivato a destinazione puntuale".
Roma. La capitale, che certo non brilla per l’efficienza del trasporto pubblico, è la città che esce meglio dall’indagine. I convogli in ritardo di almeno 5 minuti sono il 16% (contro il 52% di Milano e il 46% di Napoli); solo il 5% è arrivato oltre 15 minuti dopo il previsto. Ci sono tratte che, almeno nei giorni presi in esame da Altroconsumo, rispettano una puntualità “giapponese” come la Orte-Fara Sabina- Monterotondo-Roma, la Fiumicino-Roma o la Viterbo-Cesano-Roma. Ma anche nella capitale arrivano i “treni della speranza”. Quello che parte da Ancona passando per Orte arriva in lieve ritardo una volta su tre, mentre il 13% delle volte supera i 10 minuti. Ma quanto a inefficienza nessuno batte il Nettuno-Roma: 58% di ritardi oltre i 5 minuti, 45% oltre i 10 minuti e 25% dei convogli che arriva oltre un quarto d’ora dopo.
Napoli. Molto delicata anche la situazione per i pendolari campani. Nelle stazioni partenopee Altroconsumo ha registrato il 46% di ritardi di almeno 5 minuti, il 24% oltre i dieci minuti ma soprattutto il record di ritardi oltre i 15 minuti (sono il 14%, contro il 12% delle stazioni milanesi). La palma del ritardo più gigantesco rilevato nel corso dell’indagine va alla Piedimonte Matese-Caserta-Napoli: oltre un’ora e quaranta. Esperienze allucinanti anche per i pendolari della Caserta-Acerra-Napoli (il 48% delle volte arriva almeno 10 minuti dopo, il 34% oltre un quarto d’ora dopo). Mentre la Castellammare-Torre Annunziata-Napoli è quasi una certezza: nel 78% dei casi non riesce ad arrivare in orario.
La situazione descritta da Altroconsumo è un elemento che si aggiunge al quadro fatto da Legambiente pochi giorni fa nel consueto rapporto Pendolaria. In quell’occasione l’associazione ambientalista aveva lanciato l’allarme sul possibile taglio di 300 milioni alla mobilità locale a causa di una clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che, sostiene Legambiente, ha buone probabilità di scattare.
Fonte: qui

giovedì 19 gennaio 2017

LA RABBIA DEI PENDOLARI PER I NUOVI PREZZI DEGLI ABBONAMENTI TRENITALIA, CON RINCARI TRA IL 20 E IL 35%

“SU 1500 EURO 400 LI DOBBIAMO SPENDERE PER IL FRECCIAROSSA. NON ABBIAMO ALTERNATIVE, INTERVENGA IL GOVERNO”

Stefano Parola per “la Repubblica”

FRECCIAROSSAFRECCIAROSSA
È facile distinguerli: a differenza degli altri, i pendolari non hanno la valigia e poi parlottano tra loro tirando fuori espressioni tipo «che vigliacchi», «è una vergogna», «l’amministratore delegato ha il coraggio di dire che è pure un prezzo basso!» e avanti così. Si confrontano sulla decisione di Trenitalia che cambierà la vita di alcuni di loro: i rincari tra il 20% e il 35% degli abbonamenti mensili sui Frecciarossa. Alla stazione Centrale di Milano, Massimo Carrara e Fulvio Matteis aspettano il convoglio delle 18.05 per Torino.

Lavorano per una società assicurativa, dal lunedì al venerdì, e il costo della loro tessera mensile a febbraio passerà da 340 a 408 euro: «Ma Trenitalia pensa che veniamo in gita a Milano? Ci spostiamo per lavorare e c’è chi guadagna 1.500 euro e ne dovrà lasciare più di 400 per strada», si sfoga Massimo. Però per chi usa i Frecciarossa tra le 9 e le 17 la tessera costerà fino al 15% in meno. «È una presa in giro: ma quale pendolare potrà mai permettersi di prendere i treni solo in quella fascia?», fa notare Fulvio.
MOLTI PENDOLARI IMPOSSIBILITATI A RAGGIUNGERE IL POSTO DI LAVOROMOLTI PENDOLARI IMPOSSIBILITATI A RAGGIUNGERE IL POSTO DI LAVORO

Eppure al lavoro bisogna pur andare: «Purtroppo a Torino le opportunità sono sempre meno, quindi o Milano o niente», dicono i due impiegati. Negli ultimi anni sono parecchi a essersi trovati di fronte al bivio: fare avanti e indietro o diventare disoccupati. Giuseppe Callagher siede nella carrozza 6 e lavora alla Lufthansa, che ha deciso di chiudere a Torino e di spostare i 12 impiegati a Milano. Ai tempi, racconta, «ci avevano indorato la pillola proprio con l’alta velocità: “Vi sposterete tra una città e l’altra in 45 minuti”, ci dicevano».

È successo lo stesso in aziende come Maire-Tecnimont, L’Orèal, Ibm, i cui dipendenti torinesi si sono tenuti aggrappati al posto trasformandosi in “pendolari ad alta velocità”. «I miei colleghi che non hanno accettato di trasferirsi non hanno più trovato un impiego », racconta Rowena Rancoita, dipendente di una multinazionale danese, che per arrivare da casa sua a Torino all’ufficio di Milano si sveglia alle 5.45 e prende sei mezzi di trasporto diversi per poi rincasare alle 19 passate.
floris conduce tutto il frecciarossaFLORIS CONDUCE TUTTO IL FRECCIAROSSA

In fondo, si poteva fare: un’ora di Frecciarossa al mattino, un’altra alla sera, più il tempo per raggiungere le stazioni.

L’ultima stangata però fa male: «Fino a giugno 2015 pagavamo 295 euro al mese e potevamo sederci ovunque. Poi è arrivato l’obbligo di prenotare e la multa di 10 euro per chi non lo fa. Ora c’è quest’altro aumento. Non dimentichiamo che molti devono anche abbonarsi ai mezzi pubblici: 35 euro al mese a Milano e 38 a Torino», riassume Alberto Novara, geometra e pendolare.

Chi deve viaggiare anche nei weekend pagherà l’abbonamento del Torino-Milano 459 euro, che diventano 532 con le due tessere di bus e tram. Per qualcuno vuol dire mezzo stipendio, per altri un terzo. «Io sto pensando di trasferirmi a Novara, o di viaggiare con i regionali veloci, anche se è dura perché ci mettono almeno 100 minuti anziché 60», dice Alberto. Alessandra Magni annuisce: «Sto ragionando se chiedere un part-time e venire a Milano solo due o tre giorni a settimana».
pendolari torino milanoPENDOLARI TORINO MILANO

Vilma Battagliotti è sotto choc: «Lavoravo a Roma, ho accettato il trasferimento a Milano per avvicinarmi a casa. Viaggio da dieci giorni e questo aumento è arrivato all’improvviso». Giuseppe Callagher se lo aspettava: «Ma pensavo fosse di 20 euro, non di più».

Invece la “metropolitana d’Italia” non è poi così alla portata di chi viaggia abitualmente. Per le società dell’alta velocità i pendolari sono anti-economici: Ntv non fa abbonamenti, Trenitalia li ha resi più cari per offrire un servizio «in equilibrio economico», come ha spiegato l’ad Renato Mazzoncini ieri a Repubblica.

Il fatto è che il servizio è così comodo che è difficile rinunciarvi. Prendere i regionali? «Vuol dire passare la vita sul treno», lamentano i pendolari. I bus? «Ci mettono troppo e restano intrappolati nel traffico». L’auto? «Ma lo sa di quanto è rincarata l’autostrada?». Quindi, cosa serve?

pendolari torino milanoPENDOLARI TORINO MILANO
«Intervenga il Governo», chiedono i viaggiatori, come fanno pure tanti amministratori locali e politici. Per sentire una voce fuori dal coro bisogna arrivare a Torino. Dal treno scende un noto economista(tanto lui mangia a spese della collettività, sparando sentenze sul lavoro ed i disagi altrui!!!)), che accetta di dire la sua pur di non essere citato: «È una questione complessa. La vita a Torino costa molto meno che a Milano e quindi le persone risparmiano. Ma è giusto che lo facciano a spese della collettività?».
Fonte: qui