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martedì 12 maggio 2020
venerdì 19 luglio 2019
Torino. Parla l'uomo che per primo ha camminato davanti al bus: "Non è moda, è protesta"
Parla, Grasso Antonio Salvatore, l'uomo che per primo ha camminato a passo d'uomo davanti al bus. Per lui non è una moda (Video), ma una protesta nata dal disagio in seguito al comportamento di alcuni autisti di GTT. L'uomo in passato ha fatto anche parte del Coordinamento 9 dicembre, i cosiddetti "Forconi". Grasso ci ha voluto spiegare le motivazioni della sua protesta.
10 Ottobre 2018
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Fonte: qui 53
domenica 10 febbraio 2019
Sardegna, protesta pastori non si ferma: “Soluzione o blocchiamo seggi Regionali”.

Il crollo del prezzo del latte ovino e caprino ha spinto gli allevatori a un'altra azione dimostrativa, domenica mattina, nello scalo di Porto Torres. Mentre per gli assalti ai caseifici ci sono 5 denunciati. Alcune coop sospendono la raccolta: "Non c'è sicurezza".
La protesta dei pastori sardi si espande nei porti dell’isola, mentre arrivano le prime denunce per le manifestazioni che vanno avanti da giorni tra blocchi stradali e azioni vicino ai caseifici industriali. E gli allevatori lanciano un ultimatum: “Si trovi una soluzione o domenica blocchiamo i seggi, non vota nessuno. Fermiamo la democrazia”. Il crollo del prezzo del latte ovino e caprino, scivolato sotto i 60 centesimi al litro, potrebbe quindi spingere i pastori a una nuova azione dimostrativa, ben più eclatante dopo quelle di questa mattina, da Cagliari a Nuoro fino allo scalo di Porto Torres, in provincia di Sassari, dove oltre un centinaio di contestatori ha fermato per ore i tir frigo imbarcati a Genova. Al secondo giorno consecutivo di protesta interviene anche la politica, con Maurizio Martina che dice: “Ora il governo deve occuparsi subito di loro”. E proprio dal ministro delle Politiche Agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio arriva la disponibilità a parlare i pastori sardi che “hanno ragione, hanno perfettamente ragione”. Una linea ribadita anche dal suo capo politico, Matteo Salvini: “Io sto con i pastori”. Per la Coldiretti però “non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”.
Le reazioni politiche – “Sabato e domenica sarò in Sardegna perché voglio parlare con loro, sapere da loro se quello che decideremo è una cosa che può essere accettata“, ha annunciato il ministro Centinaio. “Non posso pensare che ci siano operatori che vengono pagati così poco e poi il prezzo del latte nei negozi è se non il triplo poco ci manca”, ha concluso, anticipando anche che “per mercoledì era già prevista, indipendentemente dalla protesta, una riunione tra i miei tecnici al ministero, ad hoc sull’argomento”. Per Salvini invece è “urgente dare vita ad una Commissione Unica Nazionale con pastori, produttori e industriali per il latte ovino, con lo Stato (vista l’assenza della Regione) che torna a fare lo Stato e stabilisce un prezzo minimo di contrattazione, anche con una eventuale parte di sovvenzione”. “Nessuno può rimanere indifferente“, scrive su Facebook il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina. “Come abbiamo costruito una soluzione per il latte vaccino negli anni scorsi, ora il governo deve occuparsi subito di loro, convocandoli immediatamente a un tavolo al ministero”, aggiunge il deputato democratico. Che poi avanza due proposte: “La creazione di un Fondo latte ovino da almeno 25 milioni di euro” e “un patto di filiera per il pecorino che parta dai costi di produzione stimati”, conclude l’ex ministro dell’Agricoltura.
Tensione a Porto Torres – In particolare, i pastori hanno fermato un mezzo che trasportava carni suine provenienti dalla Francia e hanno gettato gran parte del carico a terra, chiedendo l’intervento delle autorità sanitarie e denunciando “le pessime condizioni della merce destinata al mercato locale”. La loro azione è stata interrotta dall’intervento dei carabinieri e degli uomini della polizia in assetto anti-sommossa. Momenti di tensione si sono registrati quando il vicequestore Maurizio Terrazzi, dopo aver tentato inutilmente di dialogare con gli autori della protesta, ha ordinato di chiudere il tir preso di mira dai pastori. Mentre attorno alle 9.30 un altro tir era riuscito a sfuggire al loro blocco, allontanandosi dal porto. Dopo aver sfiorato lo scontro con i poliziotti e aver chiesto l’intervento delle autorità sanitarie per denunciare le “pessime condizioni delle carni destinate al mercato isolano”, gli allevatori hanno permesso al camion di lasciare il porto per il centro dell’isola.
Cinque persone denunciate – Intanto, mentre si sono registrati altri blocchi stradali su diverse statali nel Cagliaritano e nel Nuorese, sono scattate le prime denunce per le manifestazioni di sabato a Ortacesus e Senorbì, di fronte ai cancelli dell’azienda casearia Serra, dove sono stati sversati tra 4mila e 7mila litri di latte ovino. Le indagini dei carabinieri hanno portato, grazie ai filmati diffusi sui social, all’individuazione di cinque responsabili che verranno denunciati per danneggiamento e violenza privata: si tratta di due fratelli di di 23 e 22 anni, un altro giovane 23enne, tutti disoccupati, e di due allevatori di Senorbì, rispettivamente di 23 e 54 anni.
La coop: “Non ritiriamo più il latte” – Le ripetute interruzioni del traffico sulle statali hanno portato anche alcune cooperative e autisti a trovare delle contromisure. Nella serata di sabato, una cooperativa – come riporta l’Ansa – ha avvisato i soci con un messaggio Whatsapp che il servizio di raccolta latte “verrà momentaneamente sospeso fino a nuovo ordine, visti i recenti fatti” poiché “non esistono più le condizioni di sicurezza per il mezzo di trasporto, il prodotto e lo stesso autista”. Un altro messaggio è stato lanciato sulle chat da un trasportatore: “Scrivete ‘trasporto mangime’ sui camion, non ‘trasporto latte'”.
Sardegna, calciatori del Cagliari si uniscono a protesta dei pastori e rovesciano bidoni del latte con la maglia rossoblù
Volume 90%
“Domenica prossima blocchiamo i seggi” – Mentre – nonostante gli incontri istituzionali degli scorsi giorni e l’annunciata visita del ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio – non si intravede una soluzione che possa portare alla fine della protesta. Ad annunciarlo è la Coldiretti che chiede all’associazione degli industriali di rendere pubblico a tutti i pastori della Sardegna la propria proposta contrattuale: “Non ci sono più le condizioni per sedersi ad un tavolo con chi fino all’ultimo è rimasto sordo e indifferente alle proposte avanzate per dare risposte al dramma dei pastori”. E nonostante il ministro dia ragione agli allevatori, arriva l’ultimatum: se non si troverà una soluzione in pochi giorni alla vertenza sul prezzo del latte, si rischiano ripercussioni sulle elezioni regionali di domenica 24 febbraio. “Se entro pochi giorni non si trovano soluzioni per il nostro settore – annuncia il coordinamento dei pastori – bloccheremo la Sardegna il 24 febbraio, il giorno delle votazioni. Non entrerà nessuno a votare: non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità”.
“Cartello dell’industria e iperproduzione” – Il prezzo di circa 60 centesimi al litro – sostiene la Coldiretti – è una “elemosina che non copre neanche i costi di allevamento e di alimentazione e spinge alla chiusura i 12mila allevamenti presenti in Sardegna in cui si trova il 40% delle pecore allevate in Italia che producono quasi 3 milioni di quintali di latte destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop)”. “Siamo di fronte ad un cartello dell’industria con l’iperproduzione del 2018, che si basa su una scelta della ‘trasformazione’ di lavorare Pecorino romano, non rispettando le quote produttive assegnate, e non si può scaricare completamente sul prezzo del latte alla stalla. Di questo – continua la Coldiretti – non sono responsabili i pastori che non hanno prodotto un litro di latte in più, ma la ‘trasformazione’ che ha deciso di produrre più Pecorino romano rispetto ad altri formaggi dell’anno precedente”.
Fonte: F.Q.
venerdì 3 febbraio 2017
ROMANIA IN RIVOLTA - IL CAPO DELLO STATO CON LA PIAZZA CONTRO IL GOVERNO: “VIA IL DECRETO SALVA-CORROTTI
UN MINISTRO SI DIMETTE: "VOGLIO POTER GUARDARE IN FACCIA MIA FIGLIA"
Andrea Tarquini per la Repubblica
Manager, imprenditore di successo, divenuto ministro del Commercio senza entrare in nessun partito. A 40 anni compiuti a dicembre, Florin Jianu sembrava un volto nuovo, una speranza per la Romania. Ieri si è dimesso, «perché me lo dice la mia coscienza, perché oggi e in futuro voglio poter guardare in faccia mia figlia».
Protesta contro la riforma del codice penale, che derubrica in casi di diritto civile i reati per condanne inferiori ai 5 anni e per somme di meno di 44mila euro.
Ma lo scontro a Bucarest continua. La piazza protesta contro “il decreto salva-ladri”. Il governo socialdemocratico-liberale di maggioranza, trionfatore delle politiche di dicembre, tira dritto: «Sono decisioni perfettamente costituzionali ».
Il più grande paese balcanico, membro di Ue e Nato, vive le manifestazioni più ampie da dopo la caduta del tiranno comunista Nicolae Ceausescu nel dicembre 1989. Centinaia di migliaia di persone in piazza, il capo dello Stato conservatore, Klaus Iohannis, sfila con loro e si rivolge alla Corte costituzionale. L’esecutivo è deciso a non cedere.
Convinto, dicono alte fonti politiche, che non ci si arrende alle proteste né a un presidente ostile dopo aver stravinto le elezioni, o a scontri dimostranti- polizia provocati, pare, da hooligans del mondo del calcio. Oggetto dello scontro: le modifiche al codice penale varate per decreto martedì.
« Martea neagra », martedì nero della democrazia, dicono i protestatari. Sviluppi preoccupanti, ammoniscono il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il suo primo vice, Frans Timmermans. L’11 dicembre scorso, il Partito socialdemocratico stravinse alle parlamentari promettendo meno povertà e più giustizia sociale.
Formò una coalizione coi liberali. Ma accanto a misure solidali ha varato per decreto la depenalizzazione sopra descritta. La società civile urbana non ci sta: «Vogliono salvare i troppi indagati, condannati o presunti ladri, corrotti e malversatori nei ranghi del Psd, a cominciare dal leader Liviu Dragnea», gridano i dimostranti. Il presidente è con loro, e su sua richiesta la Corte costituzionale emetterà un verdetto entro fine febbraio. Ma il decreto entrerà in vigore tra una decina di giorni. Abbastanza per salvare subito eventuali nomi eccellenti.
«Non ritireremo il decreto», ha annunciato ieri sera il premier socialdemocratico Sorin Grindeanu. Dopo le dimissioni di Jianu, si era autosospeso dall’incarico il guardasigilli Florian Iordache, che pure è in linea. Poi il leader del Psd Liviu Dragnea ha incalzato con critica velata al capo dello Stato: «Vogliono destabilizzare il governo ma non cederemo». Crisi istituzionale dunque, senza segnali di possibile compromesso.
Jianu si sfoga su Facebook. «Ho riflettuto con responsabilità, non per schierarmi. La mia coscienza mi ha chiesto se restando ministro mia figlia mi avrebbe ritenuto un vigliacco. Conta più la mia carriera, o i suoi sentimenti?».
Molti vedevano un grande futuro per lui. Si era fatto stimare nell’economia: laureato in matematica e management, presidente dell’associazione dei giovani imprenditori, a livello nazionale e poi europeo. Giovane protagonista dell’impetuosa crescita economica romena, i socialdemocratici (Psd) lo avevano chiamato al Commercio perché dinamico e insospettabile. «La mia non è scelta di parte. Conosco nel Psd persone capaci, ma per il paese si lavora con onore e impegno, non impostura e menzogna».
Fonte: qui
Fonte: qui
lunedì 30 gennaio 2017
Filippo Saltamartini, sindaco di Cingoli, lascia l’incontro sul terremoto: “Non ci ascoltano”.
Filippo Saltamartini, sindaco di Cingoli, uno dei comuni del cratere sismico, ha abbandonato in segno di protesta il Rettorato dell’Università di Camerino poco prima dell’arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che incontra i sindaci della provincia di Macerata.
«Pensavamo che ci potesse essere un rapporto dialogico con il presidente - ha detto Saltamartini - invece è ammesso a parlare soltanto un rappresentante dei sindaci e quindi ogni volta che ci sono questi incontri istituzionali siamo solo costretti ad ascoltare, mentre i problemi non vengono risolti. Non è possibile che i rapporti siano di questa natura e per questo ho deciso di andarmene».
«Ho un ponte chiuso da tre mesi e delle imprese che stanno chiudendo - aggiunge - e non sappiamo con chi tenere i rapporti istituzionali per manifestare i nostri problemi». La risposta del presidente della Repubblica è stata una mano tesa: «Avete tutto l’appoggio, non soltanto quando evidenziate con forza le esigenze, le carenze e le cose che non vanno, ma anche quando protestate, perché anche questo può essere utile», ha detto nel suo intervento .
E ha aggiunto: «Io non ho, com’è noto, poteri di governo diretti, ma ho un compito di esortazione di cui uso gli strumenti e le possibilità che questo offre».
Fonte: qui
sabato 14 gennaio 2017
Giustizia: Anm contro governo, magistrati disertano cerimonia anno giudiziario Cassazione
La decisione presa all'unanimità dal comitato direttivo come forma di protesta per il "mancato adempimento degli impegni politici assunti da parte del governo" su pensioni e trasferimenti dei magistrati
Ansa - L'Anm non parteciperà alla cerimonia, il 26 gennaio, in Cassazione. In quella stessa data terrà una conferenza stampa nella propri sede al Palazzaccio. Parteciperà, invece, alle cerimonie, sabato 28, nelle Corti d'Appello.
Lo ha stabilito il Comitato direttivo centrale come forma di protesta per il "mancato adempimento degli impegni politici assunti da parte del governo" su pensioni e trasferimenti dei magistrati.
La decisione è stata presa all'unanimità.
Lo ha stabilito il Comitato direttivo centrale come forma di protesta per il "mancato adempimento degli impegni politici assunti da parte del governo" su pensioni e trasferimenti dei magistrati.
La decisione è stata presa all'unanimità.
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martedì 21 giugno 2016
Francia, la protesta del poliziotto: nega la stretta di mano al presidente Hollande: «Ci mancano i mezzi per lavorare»
Plateale gesto di protesta durante la cerimonia per la coppia di agenti uccisi da Larossi Abballa, Jean-Baptiste Salvaing e Jessica Schneider, a Versailles, vicino a Parigi. Un poliziotto si è infatti rifiutato di stringere la mano sia al Presidente Hollande che al Premier Valls.
L'esponente delle forze dell'ordine, ritto sull'attenti, al passaggio delle due autorità è rimasto fermo e imperturbabile, tra lo stupore generale. Con Valls il poliziotto ha anche scambiato qualche frase, e il Premier francese si è detto per nulla offeso dal gesto, che merita comprensione.
Raggiunto dai giornali alla fine della cerimonia, l'uomo ha spiegato che il suo era un gesto di protesta e che "ci sono troppi problemi nella polizia, non ne possiamo più, chiediamo fatti".
Ha poi continuato spiegando che nel paese dove abitava il killer dei suoi colleghi Aballa, la polizia ha 3 macchine per 40 agenti.
Lamentele simili sono all'ordine del giorno anche nel nostro paese. Le forze dell'ordine lottano quotidianamente con scarsità di mezzi e stipendi all'osso. Quello dell'agente francese è un gesto che fa riflettere, in un periodo di grandi proclami sulla sicurezza da parte dei governi, a chi si occupa della sicurezza dei cittadini non possono mancare mezzi e risorse.
Fonte: qui
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