Bisogna recuperare un po’ di notizie
Sui travagli di Donald Trump, messo nei guai dal suo avvocato e “consigliori” Cohen, e dal bel genero, Jared Kushner. Cominciamo dal secondo:
Il complotto di Jared Kushner per dare l’Atomica all’amico re saudita e farci dei soldi
L’ha scoperto la Commissione della Camera (bassa) per la supervisione della spesa pubblica: un piano per vendere all’Arabia Saudita tecnologia nucleare, aggirando la legge americana che vieta il trasferimento di tecnologie nucleari militari a paesi terzi.
Alla base della trama una ditta-ombra, chiamata IP3 International. La quale ha presentato al principe della corona, il ben noto Mohamed Bin Salman, un progetto definito “Il Piano Marshall del 21mo secolo per il Medio Oriente”, detto anche Iron Bridge, Ponte di Ferro.
Impressionante la lista dei capi della IP3 International che hanno firmato l’impegno col saudita: generale Keith Alexander, generale Jack Keane, dal contrammiraglio Michael Hewitt, e Bud McFarlane nonché dai dirigenti di sei società – Exelon Corporation, Toshiba America Energy Systems, Bechtel Corporation , Centrus Energy Corporation, GE Energy Infra e Siemens USA.
Dei Dottor Stranamore sopra elencati, il più significativo è Robert “Bud” McFarlane: un nome del passato quasi leggendario. Eccolo qui, ultraottantenne, (è del 1937) ancora a tramare in armamenti. Fu lui infatti che ai tempi di Ronald Reagan, come consigliere della sicurezza nazionale, architettò ed operò il losco e complicatissimo scambio di armi vendute all’Iran (in violazione dell’embargo in vigore) e per finanziare i Contras antisandinisti in Nicaragua, passato alla storia nera come lo scandalo Iran-Contra, per cui “Bud” fu condannato alla galera, ma perdonato dal presidente, che nel frattempo era diventato l’ex capo della CIA George H. Bush. Esattamente come Elliott Abrams anche lui pardoned, perché da assistente del segretario di stato reaganiano si coinvolse nell’Iran Contra e in genere, in tutte le trame di intervento armato, palese ed occulto degli Usa in America Latina: anche lui lo si poteva credere morto e invece lo troviamo, nominato da Trump “special envoy” per il Venezuela, dove sicuramente sta applicando i suoi noti metodi in intervento palese ed occulto.
Questi personaggi sono, per così dire, la prima generazione di neocon, militari o diplomatici sovversivi dell’ordine mondiale nel presunto interesse degli Stati Uniti – erano usciti di scena dagli anni ’80. I buoni uffici di Jared hanno consentito loro di ricomparire a fianco di Trump, dove possono esplicare il loro rinomato know how.
Ma l’uomo di punta della IP3 è stato, lo credereste? Il generale Michael Flynn, quello che Trump fece suo primo consigliere della sicurezza nazionale, l’uomo dell’intelligence militare, che poi dovette abbandonare la Casa Bianca perché aveva mentito su suoi incontri con l’ambasciatore di Mosca a Washington. Orbene, Flynn ha viaggiato in Arabia Saudita per conto della IP3 per organizzare l’insediamento di sei centrali nucleari, formalmente per la produzione di energia elettrica.
Ciò apre uno spiraglio in un fatto taciuto, ma molto importante nelle distorsioni della politica estera USA: questi generali in pensione, o caduti in disgrazia, devono pur cercarsi un lavoro e uno stipendio – e lo trovano nelle imprese del settore militare-industriale o nel lobbismo politico-militare, indifferentemente israeliano o saudita (che paga di più). I nuovi (o vecchi) datori di lavoro utilizzano volentieri le competenze che hanno acquisito nelle guerre segrete, e conoscenze con i generali ancora in servizio, che questi sanno contattare amichevolmente, e che una volta in pensione, anche loro vogliono procurarsi “consulenze”: molte decisioni politiche nascono a questo livello.
Decisioni fatali, come quella di fornire l’Arabia Saudita della bomba atomica, in cambio di compensi di “miliardi” di dollari.
La Commissione della Camera ha appurato che il piano è promosso da Jared Kushner, al quale i congiurati hanno affidato il compito di sedurre il vecchio. Nel rapporto si legge che nel marzo 2017 si è tenuto un incontro: “Era presente anche un agente del National Security Council, il quale ha poi riferito il signor Harvey stava ancora tentando di promuovere il piano IP 3″ in modo che Jared Kushner possa presentarlo al Presidente per l’approvazione “.
Il signor Harvey è Derek Harvey, Senior Director per gli affari del Medio Oriente e del Nord Africa al Consiglio di sicurezza nazionale; il quale ha assunto il piano di armare con l’atomica i sauditi come parte di quello che hanno fatto passare come Piano Marshall per il Medio Oriente.
Una guerra nei Balcani? Per salvare il Deep State
Anche perché il Deep State di prima, quello di Obama e Hillary Clinton, si sente in pericolo. Adesso per esempio sta per andarsene Dan Coats, nominalmente il direttore della National Intelligence (DNI) ossia l’uomo che coordina tutte le decine di agenzie di spionaggio e ne riferisce, unico, al presidente. “E’ l’ultimo rimasto della vecchia guardia dei mafiosi”, spiega Umberto Pascali: “Brennan (CIA) è andato, Comey (FBI) è andato; ed ora l’intero apparato mediatico sta difendendo l’ultimo, Dan Coates appunto, che è in scadenza. Senatori democratici e repubblicani insieme, perfettamente bipartisan, ingiungono a Trump di non mandare via Coates” – con un fuoco di sbarramento troppo anticipato, tanto da sorprendere lo stesso Donald. Il quale s’è sentito chiedere dai giornalisti come mai voleva liberarsi del direttore del DNI, e lui: “Non ci ho nemmeno pensato”.
Il punto è che Coates è impegnatissimo in queste settimane a cercare di provocare un conflitto nei Balcani – e far diventare la mai guarita piaga del Kossovo una vera guerra dei serbi contro gli albanesi. Il Deep State ha bisogno di una guerra subito. Del conflitto serbo-albanese daranno la colpa a Putin. Anzi Coates s’è portati avanti e lo ha già fatto: in un rapporto al presidenet ha “previsto” che i Balcani sono a rischio di conflitti a bassa intensita, fino a sfociare in un conflitto aperto nel 2019, perché “la Russia cercherà di sfruttare le tensioni inter-etniche e gli alti livelli di corruzione per impedire ai paesi della regione di spostarsi verso la UE e la NATO”. Ovviamente, invelenire le tensioni interetniche è proprio la specialità del Deep State, come abbiamo visto in Irak e Siria, Libia e Ucraina. Aspettiamoci le fiamme nell’ex Jugoslavia.
Anche perché la limitata capacità di attenzione di Donald Trump è concentrata sulle “rivelazioni” che fa al Congresso il suo avvocato delle faccende sporche Daniel Cohen. Il quale, confessatosi colpevole di molteplici porcherie, per ridurre la sua pena sta facendo il possibile per rafforzare il teorema dell’inquisitore Mueller: il Russiagate, il fatto che Trump sarebbe una pedina di Putin. Un teorema già per conto suo scaduto, che non riesce a tenere in piedi. “Non posso fornire alcun esermpio concreto di collusione coi russi”, ha dovuto ammettere. Ma in compenso ha spiegato per filo e per segno tutti i lavori sporchi che ha fatto per Donald, fra cui il pagamento (già noto) della escort di lusso…
Cohen contro Trump ha detto due verità
Della testimonianza di Cohen – uno che mente come respira: è il suo mestiere – val la pena di ritenere tre cose.
La foga con cui si guadagna il pubblico progressista, insultando Trump: “Voi non lo conoscete, io sì! E’ un razzista. E’ un truffatore, Un imbroglione. “Lo scopo di tutto nell’organizzazione Trmp è di proteggere Trump, e di mentire per questo. Ogni giorno, andando al lavoro, sapevamo che ci andavamo per mentire su qualcosa, su qualunque cosa, e lo avremmo fatto per lui. E questo è diventato la norma, questo è quello che avviene attualmente in questo paese ….Questa distruzione della nostra civiltà nei nostri rapporti è diventata incontrollabile”.
Una sacrosante verità (da quella bocca!): che vale per qualunque staff di qualunque miliardario che ha fatto fortuna nel capitalismo terminale. Mentire e mentire su qualunque cosa. Infatti anche Marc Zuckerberg ha comprovatamente mentito al Congresso, ovviamente con il suo staff, cosa che però non lo ha fatto incriminare.
Le altre cose interessanti che ha detto Cohen sono:
che Trump ha continuato a farei suoi affari (alberghieri) in Russia anche durante la campagna elettorale, perché “nemmeno per un secondo ha mai creduto di poter vincere le elezioni”, “lui di politica s’è sempre infischiato”, quindi pensava che sarebbe tornato al business dopo la campagna. E’ la tesi sostenuta anche da Michael Moore: The American Berlusca sceso in campo per difendere le sue aziende, e trovatosi ad intercettare l’incredibile onda di rabbia popolare, la gigantesca marea che lo ha portato alla Casa Bianca – dove non sa esattamente quello che fa, non controlla gli apparati e governa per twitters. E’ una tesi di cui tenere conto.
L’altra cosa che ha detto Cohen e vale la pena di annotarsi, è: “Io ho davvero paura che non ci sia la possibilità di una transizione pacifica se Trump è sconfitto nelle elezioni del 2020”. Probabilmente, Cohen intende che Trump, con un twitter sia in grado di accendere la marea di rabbia popolare che l’ha elevato alla presidenza , e provocare o un colpo di stato, o una guerra civile – o comunque tremendi disordini in un paese lacerato e immiserito dalle guerre e dalle iniquità del capitalismo terminale.
Fonte: qui
Fonte: qui
Nessun commento:
Posta un commento