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domenica 21 luglio 2019

PRIMA DI INTERROMPERE causa disgusto

Il nostro futuro in Europa
Nulla ci viene risparmiato: I traditori che danno dei traditori a quelli che hanno tradito, nel momento stesso in cui coronano il loro tradimento platealmente, aderendo alla formazione dei Soros, dei Monti, dei Macron e delle Bonino: tutti  i poteri  anti-nazionali decisi a tenere l’Italia nella “Prigione dei popoli” fino all’ultima goccia del sangue nostro.
Del resto era quello per cui sono nati, già lo volevano fare nel 2017 quando bussarono all’ALDE.  Sono sempre  stati “europeisti” nel senso più deteriore.  Hanno semplicemente ingannato una parte del loro elettorato, il più cosciente politicamente, con  le loro ambiguità  e menzogne.
Adesso i  loro interessi convergono “naturalmente” con quelli delle oligarchie e dei parassiti che ci governano, i plutocrati parassiti di Stato.  Se si va al voto, sono spazzati via  – come le oligarchie parassitarie. Perdono la maggioranza di seggi che hanno guadagnato con l’ambiguità strategica e tattica.  Ora mettono disposizione questa maggioranza falsa, artificiale, ai  “poteri forti” che devono tenere le leve del potere in mano, a qualunque costo, perché troppi tappi sono saltati. Si è visto che la “magistratura”  è  sotto occupazione di  un’associazione a delinquere  dedita alla distruzione  giudiziaria dei partiti politici che avversa, senza scrupoli. Si è vista l’università occupata da cosche con concorsi truccati. Si è visto il buio, orrendo sistema totalitario dei bambini strappati ai genitori per far trionfare l’ideologia LGBT, il dominio dell’anormale sui normali.
Questi poteri hanno bisogno di durare al potere,  di censurare e informazioni orrende che li accusano,  per non finire in galera, per di mantenere posti e prebende che occupano illegittimamente  coi loro trucchi – e strapagati nella moneta forte  che non  meritano – e che sta strangolando gli italiani reali. Quindi l’alleanza solidissima:  gente che ha solo da perdere si puntella con la “maggioranza” che quelli perderebbero se si votasse.
Non si voterà più. Comincerà –è già cominciata – la campagna per espellere, per escludere la maggioranza anti-immigrati, euro critica, nazionale:  unirsi al coro degli eurocrati , è “amica di Putin”; non si può  far partecipare a nessun governo che è “Per Mosca contro la NATO”, chi ha ricevuto i soldi della Russia… Se necessario, sarà emanata una legge per vietare penalmente essere amici della Russia – come la ricostituzione del partito fascista, che pendeva, servì ad escludere il MSI.
Ovviamente Salvini e i suoi euro critici hanno commesso tutti gli errori tattici possibili. Spendere cervello in analisi degli uni e  degli altri moventi non ha nemmeno senso:  questi sono stati incapaci di restituire allo Stato il monopolio naturale delle  Autostrade, e  statalizzano ancor più – a spese del contribuente – Alitalia,  che non  ha nulla, ovviamente, del monopolio naturale: cercare una sensatezza economica qualunque,  in questo, è insensato.

“Amico di Putin fuori!”
La propaganda prescritta (da NATO e UE) per giustificare l’esclusione: “Amici di Putin” è il nuovo “Ricostituzione del partito fascista”
Si accoda alla propaganda prescritta da UE: via i filorussi!

Non è il paese che ha bisogno di Alitalia: è che Alitalia è un’altra delle cosche parassitarie pubbliche che, in regime di concorrenza globale (le compagnie aeree NON sono monopoli “naturali”) vuole farsi proteggere e stipendia – come i Palamara, come i professori dell’università di Catania che hanno la  preso la cattedra con concorsi da loro truccati, come le lesbiche assistenti sociali che strappano i bambini per darli agli amici loro – o assegnarseli  per sé, lucrando le centinaia di euro al giorno per questo crimine: impunito e impunibile finché il sistema di potere resta.  A questo serve la maggioranza falsa e non più legittima dei 5 Stelle alla Camera.
E  con l’appoggio dell’Europa, della VDL  per mettere al potere la quale sono stati determinanti,  dei Macron, dei David Sassoli,  dei  Soros a cui sono alleati,  delle cosche con cui  convergono per interesse di potere, stroncheranno il partito “alleato”  isolandolo e criminalizzandolo. Spegneranno ogni velleità di liberazione. Voteranno il  nuovo capo dello stato, illegittimo (uno dei motivi per cui devono durare al poter senza andare al voto per tre anni). Obbediranno alle  Carole e alle ONG sostenute della Germania, apriranno i porti a loro e ai loro migranti.
Mentre  al popolo italiano reale, quello che paga i loro mega-stipendi  indebiti,  in una valuta straniera  forte, accade questo:
Io  smetto per una settimana o più.  Non c’è fretta, ormai.  “In Italia le cose vanno selvaggiamente”.
Maurizio Blondet
Fonte: qui

UE. I TEDESCHI HANNO TUTTI POSTI. (Noi, un anti-italiano)

Poche parole bastano: nella votazione UE, abbiamo dimostrato davanti a tutti i nemici quel che cantiamo nell’inno anti-nazionale: che”non siam popolo, siamo divisi e perciò saremo “calpesti e derisi”.  I 5 Stelle non hanno alcuna capacità  di formulare un concetto qualunque di “Interesse nazionale”: sono la Lega Sud particolarista,  più vogliosa di assestare una pugnalata al cosiddetto “alleato  di governo” che mostrare unità.  Ovviamente ne subiremo le conseguenze per anni.
Perché  vediamo al confronto i tedeschi. Non hanno solo la giovane dura, fanatica anti-sovranista VonDer Leyen  al posto del senile ubriacone Juncker.
I tedeschi già occupano una serqua di presidenti indipendenti dal Parlamento:
la Banca Europea d’Investimento (BEI) – Werner Hoyer
  • La Corte dei Conti europea – Klaus-Heiner Lehne
  • Meccanismo Europeo di Stabilità – Klaus Regling –
  • insomma le casse e i soldi
Occupano tre segretariati generali su quattro:
  • Quello della Commissione
  • Del Servizio Europeo di Azione Estera
  • Quello del Parlamento Europeo
Quest’ultimo è occupato da Klaus Welle, uomo di partito (Merkel)  inchiodato a  quel posto da dieci anni, è lui  che guida  tutta l’amministrazione  dell’assemblea e dei suoi 8 mila (diconsi ottomila) funzionari e quindi dispone di tutto l’apparato burocratico che è  il vero motore anti-sovranist, capace di tutto dietro le quinte.
Ancora tedesche sono le tre presidenze più importanti: affari esteri, commercio internazionale, agricoltura.  Persino i francesi  sono stati espulsi dai posti che veramente contano:  hanno la Lagarde alla BCE, di cosa debbono lamentarsi? Il resto se lo accaparrano i germanici e i germanofoni, gli anseatico-finlandesi.  Gli stati di 5 milioni di abitanti  che,   come è noto e comprovato,  sono i cani da guardia di Berlino e i  custodi  delle sue imposizioni economiche al Sud.
Infine, scrive Coralie Delaume, “molti tedeschi si spartiscono i posti di coordinatori di commissione, poco visibili  al pubblico ma cruciali  perché sono  loro che ripartiscono il lavoro parlamentare.  Otto coordinatori di commissione del Parlamento sono germanici contro un solo francese. Sei coordinatori Verdi sono tedeschi contro un solo francese.
Ora, credete che  questi tedeschi, ancorché di vari partiti e provenienze, si divideranno su qualche tema, in Europa? No. Saranno un blocco unitario impenetrabile da divisioni e distinguo:  nella UE,  agiscono da “tedeschi” non da verdi, socialisti, CDU.
E a noi è stato dato al posto di Tajani il presidente del Parlamento: David Sassoli, una mezza figura, poco intelligente  e passivo poco lavoratore,  scelto perché possa dimostrare tutto il suo odio virulento verso il governo del paese da cui viene, e favorire la sua fazione contro l’interesse nazionale. Vorrà dimostrare ogni volta che potrà, quanto lui odia Salvini,  e come desideri stangare “i populisti” italiani. Sarà il più utile alleato dei germanici, essendo il suo scopo rimettere al governo dell’Italia il Partito che ci ha dato la mafia nigeria, ci ha dato gli affidi rieducativi dell’Emilia  alle lesbiche, ci ha dato Mario Monti e sostenuto la sua politica di rovina economica – e  continua ad essere votato dal 20 per cento degli italiani.  Ed ora può sperare di tornare al governo con la Lega Sud grillino-arretrata.
Leggete i suoi tweet e capirete :

 









E’ storia antica che si ripete. Tanto ripetitiva che non vale la pena  di spenderci altre parole. Saremo calpesti e derisi dagli stranieri  –  perché ce lo siamo voluto.
Fonte:

mercoledì 17 aprile 2019

Una montiana tra le capolista di Di Maio? La base M5S in rivolta


Per le liste alle elezioni europee, sabato Luigi Di Maio ha presentato, all'assemblea dei candidati votati online dagli iscritti al Movimento 5 Stelle abilitati alla piattaforma Rousseau e alla stampa, 5 donne capolista non votate.

Questa nomina scaturisce, afferma il capo politico del movimento 5 Stelle, dalla volontà di dare un messaggio contro il recente congresso di Verona.

La ratifica di queste nomine avverrà lunedì 15 con un sì o un no da parte degli iscritti.

Una decisione che sta suscitando una sorta di "ribellione" sui social e nelle chat degli attivisti e portavoce del movimento, forse in misura maggiore e più netta della votazione sul caso Diciotti.
Le critiche riguardano il metodo (la presentazione ufficiale prima della votazione), ma non solo. Già nel 2014 la stessa operazione con tutte donne capolista era stata tentata da Renzi, con successo. Il movimento 5 Stelle ha criticato con veemenza quella operazione elettoralistica, affermando che non si può usare la donna come "se fosse un panda da tutelare".

Al contrario, proprio il M5S storicamente si è dichiarato contro le quote rosa e le maggiori esponenti di tale posizione sono state proprio le due sindache di Roma e Torino. D'altronde, proprio le donne sono state le più votate come candidate, nonostante la percentuale di autocandidature femminili sia stata estremamente minoritaria.

Quindi: se si vuole candidare capolista una donna, perché non esprimere donne già votate e selezionate secondo metodi di CV e meriti? Ma quello che lascia particolarmente perplessa la galassia 5 Stelle è il profilo delle candidate capolista (miracolosamente sparite dai vari account social).
La candidata capolista della circoscrizione centrale, Lazio Marche Toscana e Umbria, si chiama Daniela Rondinelli.

Naturalmente, affamato di notizie, il popolo della rete ha smanettato e riesumato dalla memoria del web ogni traccia del passaggio.

La candidata si distingue per essere stata esponente della CISL e per l'appartenenza all'associazione Amerigo, filo USA.
Vicina al capo di gabinetto del Mise, Vito Cozzoli.
 Entrambi infatti fanno parte dell'associazione Amerigo per l'amicizia Italia-USA, che ha sede presso l'ambasciata americana di Roma e il cui presidente onorario è l'ambasciatore americano. La Rondinelli fa tuttora parte del direttivo di Amerigo in quanto coordinatrice del chapter di Bruxelles di Amerigo.



Il burocrate Cozzoli è famoso per essere riuscito a mettere insieme da Gianni Letta a Di Maio, da Boschi a Lupi. "LA “TESTA DI BRIOSCHE” (COSI’ DEFINITO NELLE INTERCETTAZIONI SULLA MINISTRA GUIDI) PRESENTA IL LIBRO CON DE GENNARO COME SPONSOR" .




Ma la chicca che fa più discutere la base del 5 Stelle è la lettera di auguri della Rondinelli al Presidente Monti, "non di circostanza", che, nel maldestro tentativo del capo politico di affermare le distanze con i sovranisti della Lega, ottiene l'effetto opposto, superando persino, in fideismo europeista, Calenda e Tajani messi insieme.



Gli iscritti che voteranno la ratifica, su Rousseau, qualsiasi sarà il risultato, sono già divisi. Perché non riconfermare gli uscenti, che hanno lavorato in Europa con regolamenti e direttive, perché non nominare capolista i più votati?

di Alice Rotolo

Fonte: qui

Notizia del: 

domenica 3 giugno 2018

Mario Monti e i “Poteri Forti”: facciamo un po’ di chiarezza


I media rilanciano le presunte lamentele di Mario Monti a proposito di presunti “Poteri Forti” che non lo appoggerebbero più.
Tra i tanti sulla questione, citiamo due articoli:

E di questo pezzo apparso su LA STAMPA di Torino, sarà bene mettere in evidenza il seguente passaggio:
“Ma le opposizioni non ci stanno. «Il Mario Monti che oggi dichiara di avere perso l'appoggio dei poteri forti è lo stesso che nelle 'dichiarazioni alla Camera dei Deputati, a cui seguirono scroscianti applausi da parte di Pdl e Pd, il 18 novembre 2011 diceva "Poteri forti sono espressioni di pura fantasia che considero offensive...Di poteri forti in Italia non ne conosco, magari l'Italia ne avesse di più di questi cosiddetti poteri forti"? Cosa è cambiato da novembre ad oggi?», è la domanda retorica dell'ex ministro leghista Roberto Castelli.”

Riservandoci in futuro di approfondire meglio la questione sui “Poteri Forti” in relazione a Mario Monti, anticipiamo una risposta a Castelli.
Si badi bene che il Massone infingardo Mario Monti ha detto queste parole in un contesto preciso e con una finalità provocatoria.
Quale contesto?
Lo riporta il seguente lancio dell’Agenzia di Stampa AGI:


“AGI) - Palermo, 7 giu. - "Il mio governo e io abbiamo sicuramente perso in questi ultimi tempi l'appoggio, che gli osservatori ci attribuivano, dei poteri forti. Non incontriamo, infatti, favori in questo momento di un grande quotidiano che e' espressione autorevole di poteri forti, e presso Confindustria. Ma scopro oggi che il potere fortissimo dell'Acri apprezza la nostra azione". Lo ha detto il premier Mario Monti, collegato in videoconferenza al congresso nazionale dell'Acri, in corso a Palermo. "Riusciremo a risollevarci. Anche grazie a istituzioni come l'Acri" ha detto il premier. "Nell'ultimo anno l'Italia ha attraversato momenti difficili ma abbiamo iniziato con forza, supportati con coraggio dai nostri cittadini, un discorso serio di riforme strutturali. Oggi l'opinione pubblica appare concentrata a constata, qualche volta denuncia la mancanza dello slancio riformatore del nostro governo. Non posso negare che avremmo potuto fare di più e meglio, ma molte delle riforme sono state messe a punto con incisività , nonostante molte di queste riforme infrangessero molti dei tabù che erano intoccabili.
Penso alla riforme della pensioni" ha sottolineato Monti. (AGI) .”


In sostanza, Monti ha voluto lanciare uno sberleffo sprezzante e ironico a poteri che non sono affatto molto “forti”, sottolineando allusivamente – con il riferimento all’ ACRI (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa) – che il potere “fortissimo” di certi ambienti bancari e finanziari italiani ed extra-italiani è invece solidamente al suo fianco.
Così, le dichiarazioni rese il 18 novembre 2011 in Parlamento vanno interpretate per quello che erano.
Mario Monti mente sapendo di mentire quando nega di essere Massone e afferma spudoratamente di nemmeno sapere bene cosa sia la Massoneria.
Mario Monti ha mentito in Parlamento quando ha detto che “Poteri forti sono espressioni di pura fantasia che considera offensive” se pronunciate in relazione alla sua persona.
Egli, al contrario, è esattamente un proconsole di poteri fortissimi e un uomo spregiudicatamente al centro di miriadi di conflitti di interesse personali, come efficacemente riassunto in

Tuttavia, Monti fu sincero quando disse: “Di poteri forti in Italia non ne conosco, magari l'Italia ne avesse di più di questi cosiddetti poteri forti".

Infatti, egli deve tutto, compresa la sua nomina a Presidente del Consiglio ben accolta e interiorizzata da Giorgio Napolitano, a poteri massonici (elitari e reazionari) fortissimi che gli hanno anche consentito e agevolato l’appartenenza ad associazioni sovra-nazionali di ispirazione paramassonica, dalla Trilateral Commission in giù.
Poteri massonici fortissimi extra-italiani, euro-atlantici e sovra-nazionali che si fanno beffe, insieme al Fratello Monti, del relativo calo di appeal presso il piccolo potere confindustriale italiano (che inizia ad aprire gli occhi sulle vere finalità di questo Attila in grembiulino).
Del resto, Monti è stato inviato proprio per aggravare la crisi italica e destrutturare ulteriormente e gravemente la produzione industriale della penisola, così come tutto il resto dell’economia nazionale.
E, anche grazie all’insipienza di tutti coloro che lo hanno appoggiato acriticamente e continuano a farlo tuttora, questo pernicioso individuo (per di più insignito del titolo di senatore a vita, non si sa bene per quali meriti) sta riuscendo nel suo intento.
L’Italia, come ricordava l’altro giorno un Fratello di ben altro spessore, valore e amore per il bene collettivo (Paolo Savona), sta sprofondando verso un declino pluriennale gravissimo e destinato a peggiorare sempre di più.
Ciò, soprattutto grazie alle politiche italiane ed europee (al rimorchio della Merkel) scientemente dissennate e distruttive del Massone (indegno di questa qualifica) Mario Monti e dei suoi compari al governo.


I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO
[ Articolo del 7-9 giugno 2012 ]

sabato 21 gennaio 2017

Processo rating: pm di Trani chiede condanne per Standard&Poor's, ex presidente e analisti

"Contro di loro un bazooka fumante": richiesta una sanzione da 4,647 milioni di euro per la società, 2 anni di reclusione per Deven Sharma e 3 anni per gli altri. L'azienda: "Le nostre analisi solide e coerenti"

TRANI - Nel gennaio 2011 l'Italia, "se si guardano i dati di bilancio, stava messa meglio di tutti gli altri Stati europei", ma da parte di Standard&Poor's, con il declassamento del rating del nostro Paese di due gradini (da A a BBB+), ci fu "la menzogna, la falsificazione dell'informazione fornita ai risparmiatori", con la quale fu messo "in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano". Per questo motivo la Procura di Trani ha chiesto la condanna per manipolazione del mercato di cinque imputati, tra analisti e manager della società di rating.

Due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all'epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; tre anni e 500mila euro di multa ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l'Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per Standard e Poor's è stata chiesta anche la sanzione di 4,6 milioni. Gli imputati sono accusati di aver emesso "intenzionalmente" ai mercati finanziari - tra maggio 2011 e gennaio 2012 - quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull'affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per "disincentivare l'acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore".

L'ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell'Italia di due gradini. Nella lunga requisitoria, durata circa otto ore, il pm Michele Ruggiero ha spiegato anche il movente dell' "accanimento" di S&P. "Il rapporto di consulenza contrattuale tra S&P e lo Stato Italiano - ha rilevato - cessa nel 2010, dopo 17 anni, e nel 2011 Standard & Poor's si scatena contro l'Italia con declassamenti a catena: come vogliamo chiamarle queste se non ritorsioni!".

A sostegno delle sue tesi, il pm ritiene di aver raccolto la "confessione del crimine commesso" e di aver trovato "non la pistola fumante, ma il bazooka fumante". Ruggiero ricorda al tribunale la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l'allora AD per l'Italia di S&P, Maria Pierdicchi e Deven Sharma. Colloquio che - a giudizio del pm - "è la confessione del comportamento criminoso di S&P sul doppio downgrade dell'Italia". Nella telefonata Pierdicchi dice che "alcuni analisti - spiega il magistrato - non hanno le capacità adeguate per poter gestire il rating sovrano dell'Italia", e ritiene che "c'è bisogno di persone più senior".
"Questa - ha insistito - non è la pistola fumante, è un bazooka fumante che si salda con la mail di Renato Panichi", il responsabile per gli istituti di credito di S&P che in una mail interna inviata poche ore prima del doppio downgrade aveva criticato i giudizi degli analisti di S&P sull'affidabilità del sistema creditizio italiano contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sulle banche. "Parole dure come macigni", quelle del pm Ruggiero, secondo il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, per il quale "il comportamento illecito di S&P è l'ennesima conferma di un vero e proprio colpo di Stato perpetrato contro il governo guidato da Silvio Berlusconi".

Una freccia nell'arco della difesa è la decisione della Consob di non sanzionare la società di rating. "La Consob - sostiene invece la Procura - non ha sanzionato S&P perché è stata castrata, neutralizzata, sterilizzata, in quanto non le è stata data la possibilità di chiudere in procedimento amministrativo perché non le sono state date le carte, nemmeno da S&P". 

Nonostante ciò e i danni che - secondo l'accusa - i giudizi di S&P hanno prodotto all'Italia, Consob, ministero dell'Economia e Bankitalia non si sono costituite parte civile al processo(perchè gestite da corrotti ed incapaci!!!).

Standard&Poor's affida a una nota la propria replica: "Nessuna di queste accuse è stata dimostrata da prove degne di questo nome. Nessun testimone, neanche quelli del pubblico ministero, hanno avvalorato queste tesi. Inoltre, le udienze hanno ripetutamente dimostrato che le analisi di Standard & Poor's sono state coerenti con le valutazioni pubblicate dalla Banca d'Italia e dalle maggiori istituzioni sovranazionali, e più volte hanno mostrato la solidità dei nostri processi di rating".

"Le accuse contro Standard & Poor's - prosegue la società - si basano su una cattiva interpretazione del normale dibattito analitico, fondamentale per il nostro processo di rating, e da una visione revisionista delle difficoltà macro-economiche in cui versava l'Italia durante la crisi dei paesi dell'Unione europea. Siamo fiduciosi che la Corte ci darà ragione, scagionando Standard & Poor's e i  suoi dipendenti". Si torna in aula il 25 gennaio per le arringhe.

Fonte: qui

martedì 10 gennaio 2017

TUTTI INTERCETTATI! NELLA RETE DEI DUE FRATELLI, GIULIO E FRANCESCA OCCHIONERO, C'ERANO DRAGHI ,IL CARDINAL RAVASI, MONTI E SACCOMANNI


I DUE ERANO RIUSCITI A INTRODURSI NELLA CASELLA PERSONALE DI POSTA DI RENZI E IN QUELLA DEL PARTITO DEMOCRATICO, E PURE IN QUELLA DEL GENERALE CAPOLUPO (GDF)

GLI OCCHIONERO BROTHERS SAREBBERO ''NOTI PERSONAGGI DELL'ALTA FINANZA CAPITOLINA''. 

CIOE'? DAVANO INFORMAZIONI RISERVATE AI LORO CLIENTI INVESTITORI

I DUE HANNO UTILIZZATO ''UNA RETE DI COMPUTER INFETTATI DA UN MALWARE DENOMINATO EYEPYRAMID, E PER ANNI ACQUISITO NOTIZIE RISERVATE, DATI SENSIBILI, INFORMAZIONI, GELOSAMENTE CUSTODITE SU SERVER AMERICANI, ORA SEQUESTRATI DA POLIZIA POSTALE E FBI 

ARRESTATI A ROMA UN INGEGNERE NUCLEARE E SUA SORELLA. 

PER ANNI HANNO SPIATO E RACCOLTO INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI ENTRANDO NEI COMPUTER DI MANAGER E POLITICI 

SOTTO CONTROLLO ANCHE I MASSONI


di Fabio Tonacci per la Repubblica

HACKERHACKER
ROMA - Matteo Renzi, ma anche Mario Draghi, l'ex premier Mario Monti, il comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, e poi il banchiere Fabrizio Saccomanni: sono alcuni dei nomi che venivano intercettati illegamente da Giulio Occhionero, ingegnere nucleare di 45 anni e la sorella Francesca Maria, di 49, arrestati oggi dalla Polizia Postale, nell'ambito dell'inchiesta 'Eye Pyramid'. I due sono stati raggiunti da una ordinanza di custodia in carcere firmara dal gip Maria Paola Tomaselli su richiesta del pm Eugenio Albamonte.

Per il giudice gli Occhionero "al fine di trarne per sè o per altri profitto o di recare ad altri un danno accedevano abusivamente a caselle di posta elettronica protette dalle relative password di accesso sia personali che istituzionali appartenenti a professionisti del settore giuridico economico nonché a numerose autorità politiche e militari di strategica importanza o di sistemi informatici protetti utilizzati dallo Stato e da altri enti pubblici".

I fratelli facevano dossier su politici, manager, banchieri o economisti di livello nazionale e avevano creato, secondo gli inquirenti, una centrale di cyperspionaggio per monitorare istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali, imprenditori. 

Nella lista
 degli spiati ci sono anche i nomi di Piero Fassino, Daniele Capezzone, Ignazio La Russa e Vincenzo Scotti, Alfonso Papa, Walter Ferrara, Paolo Bonaiuti, Michela Brambilla, Luca Sbardella, Fabrizio Cicchitto, Vincenzo Fortunato, Mario Canzio, il cardinale Gianfranco Ravasi, Paolo Poletti della Gdf.
CYBER SECURITYCYBER SECURITY

Molto conosciuti negli ambienti dell'alta finanza, gli arrestati sono residenti a Londra ma domiciliati a Roma.
I reati di cui sono accusati sono procacciamento di notizie concernenti la sicurezza di Stato, accesso abusivo a sistema informatico, intercettazione illecita di comunicazioni informatiche.


Gli investigatori del Centro nazionale anticrimine informatico Cnaipic del Servizio polizia postale e delle comunicazioni avrebbero scoperto una botnet occultagrazie a una estesa rete di computer preliminarmente infettati tramite la diffusione del malware Eye Pyramid, i due arrestati hanno per anni acquisito dalle numerosissime vittime prescelte notizie riservate, dati sensibili, informazioni, gelosamente custodite su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della polizia, grazie alla collaborazione con la Cyber Division dell'Fbi Usa.

massoni segretiMASSONI SEGRETI
Nel mirino una galassia di soggetti che a vario titolo gestiscono la funzione pubblica e quindi in possesso di informazioni particolarmente sensibili e strategiche, o di particolare valore per chi opera in determinati ambiti finanziari.

L'indagine è stata avviata dopo che al Cnaipic è stato segnalato l'arrivo di una mail, indirizzata a un amministratore di un'infrastruttura critica nazionale, contenente il malware.


Tra gli osservati gli appartenenti a una loggia massonica, archiviati sotto la sigla Bros (fratelli) in una cartella piazzata in una delle numerose drop zone all'estero. Con la sigla POBU (Politicians Business), invece, venivano catalogati gli esponenti politici target del sodalizio criminale. L'indagine ha altresì permesso di ricostruire un complesso scenario fatto di società "a scatole cinesi" nazionali e straniere, usate come paravento per l'acquisizione, in via anonima, di servizi informatici all'estero. E proprio il concreto pericolo di una fuga all'estero degli indagati, titolari di diverse attività fuori confine, ha infatti determinato l'emissione delle misure cautelari.
AULA MONTECITORIOAULA MONTECITORIO



domenica 1 gennaio 2017

Grillismo: fallimento

Chi aveva pronosticato solo sei mesi di vita alla giunta di Virginia Raggi mai aveva pensato che la profezia si sarebbe realizzata. Invece sono bastati proprio sei mesi per certificare il totale fallimento del governo capitolino affidato alle mani inesperte ed incerte della giovane avvocatessa grillina.

Sarebbe però un grave errore scaricare le colpe di questo fallimento sulla sola sindaca. La Raggi ha sicuramente sbagliato nella scelta di collaboratori che, dopo essere risultati solo “chiacchierati”, si sono rivelati anche implicati fino al collo in quei rapporti illeciti con il mondo dei palazzinari romani la cui denuncia era stata uno dei cavalli di battaglia nella campagna elettorale romana del Movimento Cinque Stelle. E ha ancora di più sbagliato quando ha insistito testardamente nella difesa delle sue scelte. Da Paola Muraro a Raffaele Marra. Ma dato a Virginia ciò che è di Virginia, va denunciato con forza che a fallire non è stata solo la sindaca ma l’intero Movimento di Beppe Grillo. Si è detto più volte che Roma sarebbe stata il banco di prova della credibilità politica dei grillini, la cartina di tornasole della loro capacità di amministrare, l’occasione storica per dimostrare agli italiani di poter concorrere a governare l’intero Paese.
Ora il banco di prova ha messo in evidenza l’inaffidabilità del M5S, la cartina di tornasole la sua incapacità di governare e l’occasione storica si è trasformata nella dimostrazione lampante e drammatica che mettere il governo del Paese nelle mani di Beppe Grillo e compagni sarebbe una iattura irreparabile.
In sei mesi la giunta grillina e l’incredibile pletora di dirigenti di livello nazionale Cinque Stelle che si sono occupati delle vicende romane, dai rampanti Di Maio e Di Battista alle erinni Taverna e Lombardi fino agli stessi Grillo e Casaleggio, è riuscita ad offrire ai romani ed agli italiani uno spettacolo fatto di inerzia amministrativa e di devastante confusione politica, segnata da una conflittualità interna addirittura peggiore di quella tanto contestata dei partiti tradizionali.

Grazie a questo spettacolo la Capitale ha perso l’occasione delle Olimpiadi ed in cambio ha avuto solo l’aggravamento delle condizioni disperate in cui l’avevano lasciata le precedenti amministrazioni e la dimostrazione che una volta portati dall’opposizione al governo i grillini sono capaci solo a provocare disastri. Chi sosteneva che a Roma si sarebbe dovuto toccare il fondo prima di poter ripartire è stato accontentato. Il fondo è stato toccato. Ma per la ripartenza c’è ancora da aspettare!

18 Dicembre 2016

Fonte: qui

Di Maio a pranzo con la Trilateral 3 giorno dopo l’attacco del blog di Grillo alla Boschi per lo stesso motivo


Il vicedirettore del “Fatto Quotidiano” Stefano Feltri riferisce del pranzo di Luigi Di Maio con i membri italiani della commissione Trilateral svoltosi presso l’istituto Ispi di Milano (dove ho studiato anche io, nda). Il sito dell’Ispi, il più prestigioso think tank di politica internazionale del nostro Paese, diretto dal prof. Paolo Magri e che ha come presidente onorario Giorgio Napolitano, ha diffuso ieri una foto che ritrae Di Maio insieme a Carlo Secchi, ex rettore della Bocconi e presidente della sezione italiana della Trilateral Commission. L’evento all’Ispi è stato infatti organizzato insieme a questa associazione fondata negli anni ’70 da David Rockefeller che riunisce vertici economici, politici e accademici, e che da ormai diversi anni è uno degli obiettivi preferiti dei complottisti insieme al gruppo Bilderberg. Ecco come il sito dell’istituto ha descritto l’evento.
Europa, terrorismo e immigrazioni sono stati i temi al centro del Lunch Talk tenutosi venerdì 22 aprile 2016 con i membri del Consiglio dell’ISPI e i vertici di di aziende e istituzioni tra i quali Pirelli, Intesa Sanpaolo, A2A, ENI, Dalmine, il direttore del Corriere della Sera Fontana e il senatore Mario Monti”. Mario Monti è presidente onorario della Trilateral Europa, ed era stato duramente criticato dai 5 Stelle per questi rapporti con l’establishment mondiale ai tempi della sua nomina a presidente del Consiglio. Il pranzo di Di Maio è una notizia piuttosto curiosa non solo per la nota ostilità del mondo M5S a queste associazioni “simbolo” dei cosiddetti poteri forti. Solo tre giorni prima il pranzo milanese del vicepresidente della Camera il membro del direttorio pentastellato Roberto Fico aveva duramente criticato sul blog di Grillo il ministro Maria Elena Boschi per lo stesso motivo, ovvero un suo intervento presso la Trilateral.

Nel 2012 era il Bilderberg, oggi è la Trilaterale, riunita per tre giorni a Roma sotto la protezione di un imponente apparato di sicurezza. Forse è il caso di ricordare cosa sia la Trilaterale, quanto questa organizzazione delle élite economiche abbia influito sulle politiche dei Paesi occidentali. La dottrina della Trilaterale è riassunta nel Rapporto del 1975: la democrazia entra in crisi quando ci sono troppi cittadini coinvolti e attivi; i cittadini non hanno gli strumenti per governare la cosa pubblica; troppa domanda politica e partecipazione ostacolano il funzionamento del sistema

Il Ministro Boschi convocato alla riunione dei potenti non è che il simbolo di un Governo senza autonomia, una misera pedina al servizio di interessi altri, non della volontà popolare. Tutto questo con il beneplacito di un Presidente della Repubblica che ha accolto serenamente una riunione della quale non ci è dato sapere nulla, perché non c’è uno straccio di giornalista che possa o voglia (come il Presidente della Rai) raccontare nulla. Questa vicenda non può essere chiusa sotto silenzio, utilizzeremo ogni strumento per vederci più chiaro.

domenica 4 dicembre 2016

Becchi: ai poteri forti serve un nuovo governo. Il motivo? Terrificante

Tutto cominciò cinque anni fa alla Leopolda quando sul palcoscenico della stazione ferroviaria di Firenze si affacciava quello che all’epoca era considerato poco più di un giovanotto rampante e piuttosto arrogante, uno di quelli con la parlata svelta ma che non si preoccupa troppo di quello che dice. Matteo Renzi esordiva così nella politica italiana, parlando della necessità di una rottamazione della vecchia classe dirigente del Pd, incapace di interpretare al meglio i cambiamenti del futuro e ormai troppo legata ad un passato fatto di effigi e simboli che non appartengono più alla sinistra moderna. Dentro il Pd, non fu accolto bene.

D’Alema, Marini e Bersani non hanno mai visto con favore l’avvento di questo giovane spregiudicato e arrampicatore, ma hanno ingoiato il rospo della sua ascesa perché così era stato deciso dai piani alti dell’Europa e di Washington. Quando Renzi venne scelto come sostituto di Enrico Letta, l’intera stampa italiana e internazionale si schierò tutta come un sol uomo a favore dell’ex sindaco di Firenze. La presenza del rottamatore nei media era bulimica, e invadeva tutti gli spazi delle principali reti nazionali a ogni ora del giorno. Confindustria e De Benedetti ne decantavano le lodi, vedevano nella sua figura l’uomo che avrebbe una volta per tutte infranto quei tabù che tutti i governi precedenti non avevano osato sfidare. È stato così per la riforma dell’articolo 18, un passaggio storico che ha inferto un duro colpo al già provato edificio dello Stato sociale e ha concesso un potere ancora maggiore al grande capitale dell’industria italiana.


Nessuno era riuscito in questo, né i vecchi ex compagni di una volta come D’Alema avrebbero potuto riuscirci. Il motivo è apparentemente intuitivo quanto semplice: per approvare delle riforme del genere occorreva costruire un logos di novità, di immagine giovane e fresca di cui la classe dirigente del Pd era del tutto priva. I media hanno contribuito e alimentato quel logos falso e artificiale per permettere di descrivere le riforme renziane come un enorme passo in avanti per la società italiana, quando esse rappresentano un salto all’indietro di 60 anni, azzerando decenni di conquiste e lotte sindacali.

Da qui la fiducia in bianco al rottamatore da tutti gli ambienti che contano: dalla finanza anglosassone per mezzo del Financial Times, dalla cancelliera Angela Merkel che vedeva in Renzi una garanzia che l’Italia non violasse il teorema dell’austerità e rimanesse ben salda all’euro, fino alle istituzioni europee sicure che il Belpaese nelle mani del governo Renzi non fosse più una minaccia per la stabilità dell’Ue. Ora l’idillio sembra essere finito. La Commissione Europea solamente pochi mesi fa ha descritto Renzi come un personaggio «inaffidabile», l’ingegner De Benedetti si schiera per il No al referendum e il Financial Times condanna la riforma costituzionale definendola come «un ponte verso il nulla».

Dunque il potere attrattivo dell’uomo nuovo sembra esaurito, gli ambienti un tempo di casa lo considerano ora un ospite indesiderato al quale va mostrata l’uscita per fare spazio ad altri invitati più graditi. Se dunque gli sponsor di Renzi gli voltano le spalle, e preferiscono schierarsi apertamente per il No al referendum, appare evidente che l’intenzione è quella di provocare un cambio nella politica italiana. Sebbene le riforme costituzionali siano state pensate principalmente per dare ancora più potere alle istituzioni europee e abrogare il titolo V (ultimo ostacolo per le privatizzazioni delle municipalizzate ancora in mano agli enti locali) i poteri esteri e italiani preferiscono adesso votare No per favorire così una probabile crisi di governo i cui esiti porteranno a tutto tranne che a elezioni anticipate. Negli anni passati il Quirinale ha sempre rimandato l’opzione delle urne, viste come fonte di instabilità dai mercati. e ha preferito sempre cercare una soluzione per mantenere in vita la legislatura. Da Monti in poi, è stato impedito ai cittadini italiani di potersi esprimere nel nome di logiche sovranazionali che chiedevano la prosecuzione delle legislature, così da mantenere inalterato lo status quo e guadagnare terreno sullo smantellamento dello Stato sociale italiano.

Ora però per continuare su quel cammino è necessario un altro cambio perché il tempo di Renzi è finito. E il referendum pare quasi diventato lo strumento migliore per dare il benservito a Renzi. In caso di un’eventuale sconfitta al referendum farà di tutto per restare al suo posto ma non ci riuscirà. È molto più probabile l’entrata in scena di un governo tecnico o di larghe intese: in entrambi i casi sarebbero approvate altre «riforme» che il premier precedente governo non aveva la forza di approvare. Il cammino degli ultimi 5 anni è stato così, si designa un premier dall’esterno e si giustifica la sua ascesa con la situazione interna di emergenza indotta. Una volta che lo scopo è stato raggiunto e occorre passare alla fase successiva, gli si dà il benservito e si passa al nuovo personaggio da sostenere, che può essere anche un vecchio riciclato. Monti, Letta e Renzi sono saliti al potere con questo schema. Chi verrà dopo di loro dovrà portare a termine il lavoro iniziato da questi.

Svendere completamente gli asset più importanti dello Stato e aggredire il risparmio degli italiani.

Fonte: qui

sabato 26 novembre 2016

IL CANCRO ITALIANO: LA SINGOLARE CARRIERA DEI PARGOLI DI MINISTRI E DI ALTI FUNZIONARI DELLO STATO DEL GOVERNO MONTI



O NELLE AZIENDE DI FAMIGLIA O CON LA SCRIVANIA VICINA AD UN AMICO DI PAPA’

DI CERTO, NON HANNO TEMPO PER FARE I “CHOOSY”

OVVIAMENTE HANNO UN COMUNE DENOMINATORE: LA LORO ECCEZIONALE MEDIOCRITA'


Di Paolo Bracalini per Il Giornale

emilio gnudiEMILIO GNUDI
In un paese dove il 78% dei lavori si trova per «segnalazione» (dato Eurostat), i figli di banchieri, professori universitari, rettori, presidenti di Cda, prefetti, manager pubblici, tutti futuri (attuali) ministri, non hanno tempo per essere choosy, «schizzinosi»: il lavoro arriva e coi fiocchi.

Al di là dei loro sicuri meriti, non deve aver fatto la schizzinosa Maria Maddalena Gnudi quando il padre, il ministro Gnudi (ex presidente Enel, quota Udc) le ha proposto di diventare socio del prestigioso Studio Gnudi (commercialisti in quel di Bologna), il suo. Approdo sicuro anche per Eleonora Di Benedetto, avvocato 35enne, assunta da uno dei più importanti studi legali di Roma, lo studio Severino, quello della madre Paola, ministro della Giustizia.

francesco profumo irenFRANCESCO PROFUMO IREN
Ma non tutti i brillanti figli si impiegano indoor, altri lo fanno outdoor, sempre ad altissimi livelli. Come Costanza Profumo, brillante architetto laureata al Politecnico di Torino, figlia del rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo (ora ministro dell'Istruzione), ha lavorato nello studio newyorkese dell'archistar Daniel Libeskind, ora pare sia a Rio de Janeiro. Carlo Clini, figlio del ministro dell'Ambiente Corrado, è rimasto invece in Europa, a Bruxelles, dove coordina progetti per la Regione Veneto.

Il segretario Catricalà, che ha gestito l'Antitrust per sei anni, ha una figlia che è in una società, Terna, partecipata dal ministero dell'Economia, dove da sempre siede Vittorio Grilli, ministro dell'Economia, che però ha figli ancora in età scolare.
LUIGI PASSERALUIGI PASSERA

Brillante carriera per un altro rampollo, Luigi Passera, figlio del ministro Passera. Passera jr., dopo la laurea in Bocconi (come il padre) si è occupato di marketing per la Piaggio, società di Colaninno, partner dell'ex ad di Intesa nella cordata di salvataggio Alitalia. Ora Passera jr ha un impiego di tutto rispetto presso la multinazionale Procter & Gamble.

ELSA GIOVANNI E FEDERICA MONTIELSA GIOVANNI E FEDERICA MONTI
Di Monti jr, invece, si sono perse le tracce. Dopo aver lavorato a Londra per Citigroup e Morgan Stanley, il figlio del premier era stato chiamato alla Parmalat da Enrico Bondi (a sua volta poi chiamato da Monti padre come commissario straordinario per la spending review). Dopo le polemiche sul posto fisso (il premier disse che era «noioso») il curriculum del figlio, che nel frattempo ha lasciato Parmalat, è sparito dal web. Si sa però che la seconda figlia di Monti, Federica, ha lavorato nel prestigioso studio Ambrosetti, quelli del Forum Ambrosetti di Cernobbio, dove si riunisce la crème dell'economia italiana. E che poi ha sposato Antonio Ambrosetti, unico figlio maschio degli Ambrosetti.
GIORGIO PELUSOGIORGIO PELUSO

Benissimo è andata a Giorgio Peluso, 42 anni, figlio del ministro Cancellieri. Già assunto trentenne come direttore di Unicredit, poi direttore generale di Fondiaria Sai a 500mila euro l'anno, l'ha in questi giorni lasciata con una buonuscita di 3,6 milioni, scoperta dal Fatto. Ma non è rimasto a spasso: assunto da Telecom Italia come Chief Financial Officer.
Elsa ForneroELSA FORNERO

Poi c'è la Fornero. La figlia Silvia ha una cattedra all'Università di Torino (dove madre e padre sono professori ordinari), e lavora in una fondazione finanziata da Intesa (dove la madre era nel consiglio di Sorveglianza). L'altro figlio, Andrea Deaglio, invece, è uno stimato regista e produttore di film socialmente impegnati (emarginazione, minoranze etniche). Chissà cosa pensa dei choosy.

Fonte: qui