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lunedì 30 settembre 2019

IL FONDATORE DEL CENSIS, DE RITA: “NON CORRE QUANTO MILANO, E’ PIU’ LENTA DI COSENZA. IN AVANZAMENTO C’È SOLO LA MEDIOCRITÀ DELLA CLASSE POLITICA, DELLA SUA BORGHESIA, PERFINO NEL TURISMO CHE INFATTI È STRACCIONE E LOW COST. NON C’È DISEGNO CHE INVECE AVEVA L’IMPERO, LO AVEVA MUSSOLINI E LO AVEVA ANCHE SISTO V CHE VOLEVA DEMOLIRE IL COLOSSEO MA ORA…”


Carmelo Caruso per www.ilfoglio.it

giuseppe de rita, presidente censisGIUSEPPE DE RITA, PRESIDENTE CENSIS
Non corre quanto Milano ed è più lenta di Cosenza. “E come ogni cosa che si arresta e che smette di progredire anche una città finisce così per diventare mediocre”. E dunque per Giuseppe De Rita, che è il padre della nostra sociologia, a Roma “in avanzamento c’è solo la mediocrità della classe politica, della sua borghesia, perfino nel turismo che infatti è straccione e low cost, un’attrazione simbolica anziché razionale come avviene nelle grandi città del mondo”.

benito mussolini 1BENITO MUSSOLINI 
Insomma, anche lui, che insieme ad altri intellettuali è stato chiamato a disegnare Roma nel 2030, dice che al momento a mancare è proprio un disegno “guasto, catastrofico, perfino cretino”, ma pur sempre residuato di un pensiero. “E invece credo che ormai anche la stravaganza in questa città difetti e che mediocri siano anche i corpi intermedi”.

Non è abbastanza mediocre e inadeguata la giunta che la amministra?Nelle sciagure occorre un disegno. Nell’inadeguatezza dell’amministrazione non c’è disegno, ma ancora una volta mediocrità che è una cosa diversa. Un disegno lo aveva l’impero, lo aveva Mussolini e lo aveva anche Sisto V che voleva demolire il Colosseo per costruire una strada dritta che andava da San Pietro a piazza San Giovanni. Un progetto di enorme bruttezza, ma pur sempre un progetto”. E infatti, secondo De Rita, uno degli ultimi progetti organici di Roma rimane l’Eur, un quartiere che mai si sarebbe pensato di vivere come tale, un progetto frutto dell’ambizione di un dittatore.

walter veltroni francesco rutelli foto di baccoWALTER VELTRONI FRANCESCO RUTELLI FOTO DI BACCO
Qual è allora oggi l’ambizione di Roma? “Innanzitutto bisogna lasciare perdere la corsa su Milano. Non c’entra nulla. Oggi più dinamica di Roma è perfino Cosenza. L’ambizione di Roma è la paralisi che gli impedisce di modificare il tessuto urbano e che alla fine non fa altro che impigrire anche la vita collettiva. Da qui la mediocrità che a mio parere è la sola caratteristica che continua nel tempo e che ha effetti anche nello spazio”.

E però, tutti vogliono modificare, riprogettare, ricostruire questa città che di eterno ha la sua capacità di trascinarsi.E’ vero che tutti hanno annunciato di modificarla, ma l’unico tentativo autentico risale alle Olimpiadi del 1960. Pure con le giunte di Rutelli e Veltroni non si è mai davvero pensato di ridisegnare la sua pianta”.
virginia raggi foto di baccoVIRGINIA RAGGI FOTO DI BACCO

Anche lei è a favore del commissariamento? “Magari bastasse. A Roma non può farcela il comune e non servono manifesti pubblici. Le buche di Roma non sono altro che una metafora di un buco nel tessuto sociale. A Roma tutto è ‘basso’, per questo non si può che ripartire dai fondamentali, appunto dal sottosuolo. Buche ed erbacce sono il grado zero”. Chiamiamo l’esercito per riparare il suo tessuto? “No, ma servono aziende a partecipazione statale che se ne facciano carico. Roma non la riconoscono più neppure quelli che ci sono nati”.

E non si riconosce neppure De Rita che a Roma è nato 87 anni fa e che in questi giorni si è messo a girare l’Italia per il suo Censis. “Bisognerebbe dibattere dei mali di Roma come una grande questione nazionale un po’ come avvenne nel 1974. Per giorni, ricordo, insieme alla chiesa organizzammo un convegno sui mali della Capitale. Per uscire dalla sua mediocrità, a Roma, serve una responsabilità collettiva”, dice De Rita che pensa quasi a un concilio e dunque a un quasi miracolo. Fonte: qui

mercoledì 6 marzo 2019

SE TORNA IL GOLD STANDARD – NON ABBIAMO NIENTE DA METTERCI

“Nel 2019 l’oro sarà una copertura preziosa da tenere in portafoglio– suggerisce Blackrock”,  titolava un articolo di Bloomberg del gennaio scorso. Blackrock consiglia oro?!  Sembrava di sognare

Motivi a favore dell’oro nel 2019 ”: clamoroso il titoletto sull’Economist a febbraio. Strepitoso,  leggere che  la Bibbia della finanza speculativa,  proprietà Rotschild, la quale ha sempre sputato sull’oro  “reliquia di un passato primitivo” e sui maniaci che vogliono detenerlo (“gente che  colleziona armi da fuoco e sa  dove sono i posti migliori per conservare il cibo”)  adesso  perora la causa del metallo giallo.  Ecco con quali argomenti:
“Immagina che l’economia mondiale vada in tilt.  Avviene la svendita degli attivi a rischio [i titoli finanziari ad interesse, ndr.] . Dove cercare sicurezza?  Il contante è il bene più liquido; ma che tipo di contante? Il dollaro sarebbe un punto focale naturale. Tuttavia l’indisciplina del bilancio americana e il suo consistente deficit delle partite correnti consigliano di  evitare. Anche altre valute hanno i loro difetti. L’euro è difettoso . Non ha emittenti sovrani unici che lo  sostengano. E lo yuan non è una valuta che puoi scambiare facilmente. Lo yen  […] il franco svizzero [….]. C’è un  altro  piazzamento che  si può  prendere in considerazione, se non altro perché gli altri stanno iniziando a pensare allo stesso modo. Ed  è oro”.
Strano, mi son detto.Ora l’amico e  lettore “Annance” richiama la mia attenzione su un articolo di 24 Ore  del 24 febbraio.

“Le nuove regole della BRI: l’oro nei bilanci diventa moneta.
Banche, il ritorno del «gold standard»: l’oro nei bilanci diventa moneta
“Per la prima volta in 50 anni  – si legge –   le banche centrali hanno comprato l’anno scorso oltre 640 tonnellate di lingotti d’oro, quasi il doppio rispetto al 2017 e il livello più elevato dal 1971, quando il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon (nella foto) chiuse l’era del Gold Standard.
Nixon 1971 . Sgancia il dollaro dall’oro.
[E]  le banche centrali europee, insieme a quelle asiatiche, sono state le più aggressive negli acquisti: paura di crisi dell’euro e di guerre valutarie?
In realtà, c’è “un richiamo di cui pochi sembrano ancora a conoscenza, malgrado l’appuntamento sia ormai questione di poche settimane: quelle che mancano al 29 marzo del 2019”.
Quel giorno, dice il Sole,  la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, la «Banca delle banche centrali» ha  deciso “ la resurrezione del Gold Standard nel mondo bancario” .  Nientemeno: l’oro come base delle monete di copertura almeno parziale, delle monete.
L’oro come denaro contante
“Il Sole 24 Ore ha scoperto che tra le complesse riforme degli standard per il credito e la finanza dal piano «Basilea 3»,”  se ne nasconde una cruciale: “Dal 29 marzo, per decisione della BRI, l’oro in portafoglio alle banche commerciali e d’affari diventa «Cash Equivalent», un asset equivalente al denaro contante e quindi «risk free». Di fatto, è la prima «rimonetizzazione dell’oro» dai tempi dell’accordo di Bretton Woods:   il processo inverso a quello della «demonetizzazione» dell’oro decisa da Nixon.

Stesso status dei bond sovrani
“L’operazione della BRI, secondo quanto ricostruito dal Sole24Ore, porta la firma della FED, della BCE, della Bundesbank, della Banca d’Inghilterra e della Banca di Francia, il G-5 delle grandi potenze monetarie globali”.   […] hanno preso una decisione “epocale” di cui “ nessuno ha mai però discusso apertamente in pubblico. In pratica, l’oro in lingotti “fisici”  torna ad essere considerato dai regolatori come l’equivalente del dollaro e dell’euro in termini di sicurezza patrimoniale, eliminando così l’obbligo di ponderarne il rischio ai fini dell’assorbimento di capitale, come avviene con ogni altro asset finanziario, esclusi (per ora) i titoli di Stato dell’Eurozona. La svolta non è di poco conto, per il mercato dell’oro e per il ruolo stesso delle riserve auree nazionali. Il risultato è rilevante: con le nuove regole di Basilea 3, viene assegnato all’oro lo stesso status oggi riconosciuto ai Bond sovrani nei bilanci delle banche.

Una domanda sorge dunque spontanea: la promozione dell’oro è forse la premessa per applicare un coefficiente di ponderazione del rischio ai Titoli di Stato posseduti dalle banche? Dalla crisi del debito, l’obiettivo dei regolatori è stato infatti duplice: imporre al sistema bancario di detenere un patrimonio adeguato a coprire l’entità dei rischi. Nel mirino ci sono soprattutto i Titoli di Stato, che in base alle regole attuali possono essere detenuti dalle banche senza alcun impatto sul loro patrimonio. La questione riguarda principalmente paesi a basso rating come l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, osservati speciali dopo la crisi del debito nel 2011.
Le banche di questi Paesi  […]  hanno il più alto ammontare di titoli di Stato nell’eurozona. E questo fenomeno è particolarmente sentito in Italia, dove il sistema bancario possiede 400 miliardi di BTp sui 2.400 miliardi di debito pubblico. Che cosa succederebbe allora, se venisse applicata a ponderazione per il rischio sui BTP come vuole il Comitato di Basilea? Le conseguenze dipendono dal livello di ponderazione del rischio applicato sui BTP: se fosse alto, alcune banche potrebbero essere costrette a sostituire i titoli con altri asset finanziari, oro compreso, oppure a procedere ad aumenti di capitale. In un momento in cui il mercato è restio ad acquistare azioni bancarie, il rischio di ripercussioni sulla stabilità del sistema bancario potrebbe essere alto. Basta guardare i Credit default swap (l’assicurazione dal rischio di default) sulle banche italiane: secondo i dati di Bloomberg, i Cds a 5 anni di alcune tra le maggiori banche italiane hanno avuto un’impennata dalla primavera del 2018, anche triplicando in alcuni casi il valore. E’ in questo contesto che la data del 29 marzo si avvicina rapidamente”.
Capito perché la Germania   ha rimpatriato il suo oro, mentre  gli “europeisti” nostrani e i loro media di alto tradimento hanno sparato a zero sul parlamentare Borghi che voleva sapere  chi ha la disponibilità delle riserve auree dell’Italia?
Perché, continua il Sole, “I Paesi che hanno rimpatriato l’oro dall’estero  si sentono già al riparo dal rischio di trovarsi dopo il 29 marzo a corto d’oro fisico da mettere a disposizione delle proprie banche in caso volessero sostituirlo ai bond sovrani”.
[…] “Come al solito, i Paesi più lungimiranti e prudenti – o forse i meglio informati sulla svolta di fine marzo, sono stati la Germania, l’Olanda, l’Austria, la Francia, la Svizzera e il Belgio, ma anche la Polonia, la Romania e l’Ungheria hanno ripreso il controllo delle riserve auree aumentandone anche la consistenza. Cina, Russia, India e Turchia sono state invece le nazioni che hanno comprato oro negli ultimi due anni più di chiunque altro, con Mosca che ha addirittura liquidato l’intero portafoglio in titoli di Stato americani per sostituirli con il metallo prezioso”.

Il trucco sporco delle  banche centrali sull’oro

A questo punto, il valoroso giornalista economico si domanda: come mai, dopo questa incetta  di oro fisico, il suo prezzo non è aumentato?  “ Al contrario, l’oro ha chiuso l’anno scorso con un ribasso complessivo del 7% e un rendimento finanziario negativo. Come si spiega?
Mentre le banche centrali rastrellavano dietro le quinte lingotti d’oro “vero”, allo stesso  tempo”  svendevano  centinaia di tonnellate di “oro sintetico”   (derivati finanziari  in oro) sui listini di Londra e New York, […]   …innescando spirali ribassiste  –   sfruttate dalle banche centrali per comprare oro fisico a prezzi sempre più bassi. Con buona pace di chi guarda all’oro come a un rifugio sicuro. Cina, India, Russia e Turchia, ha praticamente raddoppiato le riserve auree negli ultimi cinque anni con questo sistema. Mosca, per comprare oro, ha persino venduto l’ultimo 20% di titoli di Stato americani che aveva nelle riserve valutarie.
E  24 Ore osa perfino fare la domanda cruciale: “Quanto è compatibile una situazione del genere con i doveri di correttezza e trasparenza di una banca centrale? Chissà cosa  accadrà dopo il 29  marzo”.
Cosa succederà me lo scrive “Annance”, che di mestiere  commercia in metalli (non preziosi)
“Ecco la spiegazione: con le nuove regole della BRI in vigore da fine marzo l’oro nei bilanci delle banche diventa moneta.
Chi ha comprato negli ultimi anni? Cina, Russia, India e Turchia sono state le nazioni che hanno comprato oro negli ultimi due anni più di chiunque altro.
Chi nell’ultimo anno ha iniziato a comperare oro? La Germania, l’Olanda, l’Austria, la Francia, la Svizzera e il Belgio, la Polonia, la Romania e l’Ungheria.
Chi in una sola dichiarazione al Parlamento ha decretato la svendita della terza maggiore riserva d’oro al mondo? Giuseppe Conte, primo ministro di quello che consideravamo il “nostro” governo.
Sai qual è il progetto? Far saltare l’euro, stroncare il valore del dollaro e sostituirlo con una moneta mondiale basata sull’oro. Questo era il progetto di Keynes, questo è sempre stato il progetto dei keynesiani. Un’unica moneta mondiale, un unico governo mondiale, una sola religione con al massimo appena qualche variante tanto per  salvare le apparenze. Questo è il progetto della globalizzazione e del pensiero unico.
Cari saluti
In Christo Rege per Mariam Reginam”, perché Annance  è un credente tradizionale.
Spero  solo che  tu esageri in complottismo, caro amico. Non occorre aspettare molto.
Cosa posso aggiungere? Quando qualche giorno fa ho postato l’articolo del titolo “Non è più il governo che abbiamo votato, è il loro”, un lettore  – che evidentemente aveva votato grillini,  mi ha scritto irritato e sgomento: “Secondo lei direttore chi avremmo dovuto votare?”.
La domanda stessa è sbagliata: non c’è nessuno per cui votare.  Il punto è che non abbiamo  una classe dirigente. Meglio: la società italiana non sa e non vuole darsi una  classe dirigente;  essa esiste, ma la società non la riconosce quando la vede, e non la vota. Io stesso mi sono illuso che questa inedita alleanza 5Stelle e Lega  potesse esprimere una classe dirigente: i 5 Stelle palesemente non sanno nemmeno cos’è,  quindi non hanno fatto “selezione  delle elites” –  e Salvini palesemente  non è all’altezza intellettuale che la crisi  post-moderna  esige e i  trucchi sporchi che i poteri costituiti stanno giocandoci; anche se ce lo dobbiamo tenere caro, perché se sparisce lui,  vanno al potere i puri e semplici  collaborazionisti e  traditori.
Se mi chiedo come va formata una classe dirigente – ossia responsabile verso la comunità (la patria) e insieme all’altezza culturale dei  tempi –  mi vengono in mente esempi della storia di grandi popoli.
Pietro il Grande  (1672-1725) si accorse che la Russia non aveva  una classe dirigente all’altezza dei tempi, e brutalmente impose l’occidentalizzazione, deformando forse per sempre l’anima russa. E soprattutto negli aspetti tecnologici, avendo sperimentato che  l’arretratezza russa portava sconfitte militari: non a caso Toynbee lo definì  “homo occidentalis mechanicus neobarbarus”.   Ma trasformò i boiardi in una burocrazia militare e nazionale.
E nei suoi viaggi tra Amsterdam e Londra e Vienna, onnivoro  e insaziabile  volle vedere e  studiare la zecca di Londra, gli ospedali, l’università; matematica e anatomia  e chimica, strategia e (soprattutto) nautica militare: è celebre il fatto che lavorò in incognito, operaio fra gli operai, in un cantiere navale olandese: operazione che i dirigenti grillini desiderosi di “decrescita felice” farebbero bene  ad imitare, e la Confindustria ad offrire loro in una serie di visite guidate alle superstiti industrie del Nord  –  per metterli al corrente delle complessità che ignorano.
Gli olandesi hanno elevato un monumento allo zar operaio  navale.
Il Giappone si accorse, dopo  l’intervento delle cannoniere dell’ammiraglio Perry  (1853),  che per mantenersi indipendente e sovrano  doveva imparare dall’Occidente come farsi armi moderne, una base  industriale, e non solo; anche armi culturali e giuridiche.  “L’antico ordine sociale venne rovesciato e si elaborò un nuovo diritto, che aprì la strada alla costituzione di un’organizzazione capitalistica della produzione. Le corporazioni furono soppresse nel 1868. I samurai furono autorizzati a dedicarsi alle attività commerciali, i contadini venivano trasformati in proprietari. I samurai furono dapprima presi a carico dallo Stato”.
Centinaia di giovani nobili furono spediti all’estero  con l’ordine di  apprendere non solo le tecniche,  dalle industrie alle ferrovie,  ma le istituzioni  e il diritto  commerciale  dell’Europa; essi dovevano farsi imprenditori – imprenditori-guerrieri,  patrioti.
Allo stesso modo, la Turchia per diventare moderna andò a scuola della Prussia. E  in Italia? Mi basti citare  il ministro dell’Istruzione Giovanni Gentile: il suo liceo classico –  con la sua severità che faceva da  selezione e  sbarramento al facilismo italiota –  mirava  coscientemente  a creare una classe dirigente capace di “imparare ad imparare” ed assumersi le responsabilità verso una  nazione  di cui (attraverso il latino e il greco)   conosceva la profondità e il prestigio storico. Chi parla di studi “umanistici” non sa quello che dice: tutti  i tecnici  e scienziati, da Marconi ad Italo Balbo a Fermi o  Federico Caffè,  vengono da “studi classici”.   Le scuole tecniche sono utili anzi necessarie, ma semplicemente non a formare una classe dirigente.
Vogliamo parlare  di come la Cina dittatoriale è riuscita a conquistare la modernità dopo la tragedia del  maoismo e l’arretratezza storica? O come la Sud Corea è diventata l’eccellenza indiscutibile nei settori tecnologici avanzati, ma (come la Cina) anche nelle auto e nei frigoriferi?

Quando manca una classe dirigente

Il punto comune che hanno queste  fondazioni di classi dirigenti avete visto qual è: sono regimi autoritari, dittature o monarchie assolute.  Insieme autoritari e fortemente nazionali. Che si sentono  – si sanno  –   “in stato di guerra” verso nemici forti (come il Giappone nell’800, così la Corea del Sud, che è giuridicamente in stato di guerra col Nord).
L’Italia ripudia la guerra. Ripudia ogni autorità. Ed ogni sforzo,  da ultimo; la sua minima e  già insufficiente classe dirigente s’è addormentata al  suono di “ci pensa l’Europa”.  Una intera burocrazia statalista (e i magistrati, al cui confronto i boiardi di Pietro erano degli illuminati) si sono messi al servizio dell’euro, essenzialmente per evitare di  riformarsi profondamente, diventare efficienti e patriottiche, e continuare  mantenere il loro potere indebito (sopruso) sulla popolazione a prendere stipendi spropositati – rispetto alle  loro inadempienze – in valuta forte.
Come ho già scritto, le abbiamo provate tutte – in democrazia- da Berlusconi a Renzi, Mario Monti  e Gentiloni (i peggiori)  ed ora i Grillo-Casaleggio, e i leghisti.  Abbiamo raschiato  il fondo del barile, cercando una classe dirigente.  Ormai, dobbiamo ammettere che non c’è.
Quando un popolo non ha classe dirigente nazionale, gli succede quello che vediamo – ed è già successo all’Italia: che lo dominano  gli stranieri. Un tempo lo facevano mandandoci  i lanzi o i napoleonici –  ora lo fanno sottraendoci  l’oro e bastonandoci con lo spread. E’ una conclusione amarissima, lo so.
Fonte: qui

Bail in, Tria: ‘Anche Bankitalia contraria. Saccomanni fu ricattato dal ministro tedesco’. Mef lo corregge: ‘Frase infelice’


…Al momento dell’introduzione del bail-in, la normativa che impone di gestire la risoluzione delle banche in crisi senza far gravare i costi dei salvataggi sulle casse pubbliche, in Italia “erano tutti contrari, anche la Banca d’Italia in modo discreto si oppose. Il ministro di allora era Saccomanni [governo  Letta] che fu praticamente ricattato dal ministro delle Finanze tedesco”, all’epoca Wolfgang Schaeuble, con la minaccia che se l’Italia non avesse accettato il nuovo sistema “si sarebbe diffusa la notizia che il nostro sistema bancario era prossimo al fallimento“. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, rispondendo alle domande della commissione Finanze del Senato.
Poche ore dopo, Tria  ha rettificato: proprio “ricatto” non è stato,  Schauble non  avrebbe diffuso lui la notizia che il sistema bancario italiano era al fallimento, ma che se il governo italiano non accedeva al  bail-in (ossia al far pagare le perdite delle banche agli azionisti, obbligazionisti e correntisti – senza aiuti di Stato), “si”  sarebbe pensato che il sistema bancario era  prossimo al fallimento.
Questa correzione è falsa.  Sono anni che Jens Weidman,  il capo della Bundesbank , incita i “mercati” ad  esigere  più interessi per prestare  all’Italia,  perché i titoli di stato italiani sono a rischio altissimo, prossimi alla bancarotta.  L’ha fatto anche con interviste al Financial Times
Non solo: anche il ministro Padoan, come Saccomanni, è stato ricattato da Schauble,  e come lo ha raccontato Varoufakis nel suo libro: Padoan gli raccontò che “da quando era stato nominato ministro delle Finanze, Wolfgang Schauble  si era impegnato ad aggredirlo in ogni possibile occasione, specie all’eurogruppo”.
“Pier Carlo mi disse che aveva chiesto a Schauble  cosa poteva fare per ottenere la sua fiducia;  risultò essere “la riforma del mercato del lavoro” espressione in codice che voleva dire ridurre i diritti dei lavoratori, consentendo alle aziende di licenziarli più facilmente, senza o con minimo compenso, in modo da assumere personale meno pagato e meno protetto”.
Ugualmente, anche il ministro Andrea Orlando (PD) parlò di   “ricatto”   subito dal governo (Renzi)  da parte della BCE (cioè  da Draghi) e della UE:  dovevano mettere in Costituzione  l’obbligo di pareggio di bilancio,  altrimenti la BCE gli avrebbero fatto mancare i soldi per gli stipendi  pubblici.

Il senatore Massimo Garavaglia ha raccontato che la BCE e la UE minacciarono gli esponenti del  parlamento italiano, se non sostenevano il governo Monti, “noi non compriamo i vostri titoli per due mesi e voi andate in fallimento”.

Cosa volete correggere?  Lo stesso ministro Saccomanni  – il tecnico, ex direttore generale di Bankitalia, fedelissimo di Draghi –  ha ammesso il ricatto che ha subito dai tedeschi, come risulta da  questo articolo:
<Visco lo ha accusato sul Corriere di essersi fatto fregare dai tedeschi, accettando pure di anticiparne l’entrata in vigore al 2016. “Schäuble disse che altrimenti i mercati ci avrebbero puniti…”, si è sfogato tempo dopo con gli amici>>
Anzi: Andrea Riccardi, il ministro di Mario Monti, il cattolicone Riccardi,  ha descritto il sadismo con cui Monti dava “legnate ai poveri: servivano a compiacere la Merkel”.
Ma perché rievocare il passato, la Germania ci sta minacciando di farci fallire e trattarci come la Grecia anche in queste ore:

La Germania avvisa l’Italia: senza un avanzo al 4%, alla prossima recessione debito da ristrutturare

“L’economista tedesco Clemens Fuest, numero uno dell’Ifo, non usa parole dolci nei confronti di Roma, ma ribadisce quello che tutti sanno: “Se succede qualcosa, se l’Italia avesse delle difficoltà a rifinanziare il suo debito” e il governo fallisse nelle riforme “ci sarà una qualche maniera di andare avanti“, come “una forma di sostegno” dall’Ue, e “probabilmente anche un cambiamento del governo italiano”.
Immaginando uno scenario di crescente difficoltà, Fuest ritiene “probabile” un cambiamento del governo. Secondo l’economista tedesco, per ridurre il debito/Pil al 100% dall’attuale 130% “nei prossimi 10-15 anni dovrebbe avere un avanzo primario di circa il 4% del Pil: al momento ha un avanzo primario intorno all’1%”.
Non basta  ancora.
David Folkerts-Landau, capo economista di Deutsche Bank,  ingiunge a noi:
Contro i sovranisti.
Quanto ci voglia ancora a capire che la UE è una spietata dittatura criminale che pratica estorsioni e ricatti rovinando i popoli, non so. Ed è altrettanto evidente che questo stato du non- diritto, dove manca una istanza per far valere le proprie ragioni di fronte alle “aggressioni” e “ricatti” di Schauble, Draghi o Weidman di tagliare i fondi, fare alzare lo spread alle stelle, portarci via i risparmi dalle banche, ridurci in miseria sottoponendoci alla Troika , è il Reich germanico redivivo.
A questo punto, non sono in causa i nostri oppressori tedeschi. Vanno chiamati in causa i collaborazionisti. Questi “antifascisti”, si rendono conto che stanno facendo la stessa parte dei repubblichini di Salò? Che eseguono gli ordini del Nazismo? Fanno finta di non riconoscerlo come tale perché non vedono le divise e le mostrine delle SS: ma questa è la forma che ha perso il Nazismo in questa generazione, e spetta a questa generazione combatterlo. Invece voi, antifascisti, “democratici”, europeisti, vi siete messi al suo servizio – voi siete i repubblichini di questa generazione.  Anzi, il giudizio morale su di voi deve essere peggiore: gli italiani che aderirono alla Repubblica Sociale  sapevano di non aver niente da guadagnarci, se non la fucilazione; voi  vi siete messi al servizio del Reich ed avete stipendi enormi  e poltrone di prestigio.

Saccomanni e Padoan: avete perso ogni dignità. Dovevate difendere la dignità dello Stato italiano, stato fondatore, contributore netto, e invece vi siete lasciati “aggredire” , “ricattare” dal nazista Schauble. Un posto a parte merita Monti, per il suo sadismo – merita, se la testimonianza di Riccardi è confermata,  il giudizio da criminale di guerra che pesa su Pietro Koch e gli altri torturatori di Villa Triste. Perché lui ci godeva.
Voi Letta, voi M. , voi Prodi; voi Bonino e Cottarelli; voi Riccardi; voi giornalisti di regime, tanto “progressisti”. 

Basta dirne una, di voi:   il governo tedesco ha riconfermato Jens Weidman di nuovo a capo della Bundesbank, la banca centrale, il che gli dà un posto nel consiglio della BCE. Solo pochi giorni fa, un tentativo del governicchio giallo-verde di esprimere una preferenza  in una carica di Banca d’Italia, è stata accolta da vostri urli (e dalle censure occulte e palesi del Quirinale) quasi fosse un colpo di Stato, un attentato garvissimo contro “l’autonomia della banca centrale”. Ebbene: il vostro silenzio dice che voi siete i repubblichini di questo Quarto Reich, e  collaborate all’oppressione e al  sopruso delle “leggi” germaniche non uguali per tutti.
“Più Europa”
Voi “PiùEuropa” ; voi Draghi, sarete giudicati per la vostra collaborazione con il sistema anti-umano e criminale che – con il sequestro della sovranità monetaria – ha distrutto il 25% delle industrie italiane e la vostra consapevole collaborazione  ai cinque milioni di poveri. Vi attende una Norimberga. Fonte: qui
Ci siamo illusi che la gente si rassegnasse a un welfare smontato a piccole dosi” R. Prodi. https://www.repubblica.it/politica/2016/06/22/news/prodi_messaggio_al_governo_due_anni_bastano_per_logorarsi_necessario_cambiare_politiche_-142541909/
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sabato 26 novembre 2016

IL CANCRO ITALIANO: LA SINGOLARE CARRIERA DEI PARGOLI DI MINISTRI E DI ALTI FUNZIONARI DELLO STATO DEL GOVERNO MONTI



O NELLE AZIENDE DI FAMIGLIA O CON LA SCRIVANIA VICINA AD UN AMICO DI PAPA’

DI CERTO, NON HANNO TEMPO PER FARE I “CHOOSY”

OVVIAMENTE HANNO UN COMUNE DENOMINATORE: LA LORO ECCEZIONALE MEDIOCRITA'


Di Paolo Bracalini per Il Giornale

emilio gnudiEMILIO GNUDI
In un paese dove il 78% dei lavori si trova per «segnalazione» (dato Eurostat), i figli di banchieri, professori universitari, rettori, presidenti di Cda, prefetti, manager pubblici, tutti futuri (attuali) ministri, non hanno tempo per essere choosy, «schizzinosi»: il lavoro arriva e coi fiocchi.

Al di là dei loro sicuri meriti, non deve aver fatto la schizzinosa Maria Maddalena Gnudi quando il padre, il ministro Gnudi (ex presidente Enel, quota Udc) le ha proposto di diventare socio del prestigioso Studio Gnudi (commercialisti in quel di Bologna), il suo. Approdo sicuro anche per Eleonora Di Benedetto, avvocato 35enne, assunta da uno dei più importanti studi legali di Roma, lo studio Severino, quello della madre Paola, ministro della Giustizia.

francesco profumo irenFRANCESCO PROFUMO IREN
Ma non tutti i brillanti figli si impiegano indoor, altri lo fanno outdoor, sempre ad altissimi livelli. Come Costanza Profumo, brillante architetto laureata al Politecnico di Torino, figlia del rettore del Politecnico di Torino Francesco Profumo (ora ministro dell'Istruzione), ha lavorato nello studio newyorkese dell'archistar Daniel Libeskind, ora pare sia a Rio de Janeiro. Carlo Clini, figlio del ministro dell'Ambiente Corrado, è rimasto invece in Europa, a Bruxelles, dove coordina progetti per la Regione Veneto.

Il segretario Catricalà, che ha gestito l'Antitrust per sei anni, ha una figlia che è in una società, Terna, partecipata dal ministero dell'Economia, dove da sempre siede Vittorio Grilli, ministro dell'Economia, che però ha figli ancora in età scolare.
LUIGI PASSERALUIGI PASSERA

Brillante carriera per un altro rampollo, Luigi Passera, figlio del ministro Passera. Passera jr., dopo la laurea in Bocconi (come il padre) si è occupato di marketing per la Piaggio, società di Colaninno, partner dell'ex ad di Intesa nella cordata di salvataggio Alitalia. Ora Passera jr ha un impiego di tutto rispetto presso la multinazionale Procter & Gamble.

ELSA GIOVANNI E FEDERICA MONTIELSA GIOVANNI E FEDERICA MONTI
Di Monti jr, invece, si sono perse le tracce. Dopo aver lavorato a Londra per Citigroup e Morgan Stanley, il figlio del premier era stato chiamato alla Parmalat da Enrico Bondi (a sua volta poi chiamato da Monti padre come commissario straordinario per la spending review). Dopo le polemiche sul posto fisso (il premier disse che era «noioso») il curriculum del figlio, che nel frattempo ha lasciato Parmalat, è sparito dal web. Si sa però che la seconda figlia di Monti, Federica, ha lavorato nel prestigioso studio Ambrosetti, quelli del Forum Ambrosetti di Cernobbio, dove si riunisce la crème dell'economia italiana. E che poi ha sposato Antonio Ambrosetti, unico figlio maschio degli Ambrosetti.
GIORGIO PELUSOGIORGIO PELUSO

Benissimo è andata a Giorgio Peluso, 42 anni, figlio del ministro Cancellieri. Già assunto trentenne come direttore di Unicredit, poi direttore generale di Fondiaria Sai a 500mila euro l'anno, l'ha in questi giorni lasciata con una buonuscita di 3,6 milioni, scoperta dal Fatto. Ma non è rimasto a spasso: assunto da Telecom Italia come Chief Financial Officer.
Elsa ForneroELSA FORNERO

Poi c'è la Fornero. La figlia Silvia ha una cattedra all'Università di Torino (dove madre e padre sono professori ordinari), e lavora in una fondazione finanziata da Intesa (dove la madre era nel consiglio di Sorveglianza). L'altro figlio, Andrea Deaglio, invece, è uno stimato regista e produttore di film socialmente impegnati (emarginazione, minoranze etniche). Chissà cosa pensa dei choosy.

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