lunedì 30 gennaio 2017

TRUMP AUTORIZZA IL PRIMO RAID DELLA SUA PRESIDENZA: UN ATTACCO NELLO YEMEN IN CUI SONO STATI UCCISI 14 MILIZIANI DI AL QAEDA E UN SOLDATO USA

OBAMA PREFERIVA BOMBARDARE CON I DRONI, “THE DONALD” VUOLE CORRERE PIU’ RISCHI CON OPERAZIONI DI TERRA, UNICO MODO PER ELIMINARE L'ISIS

Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

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Il primo raid lanciato dall'amministrazione Trump nello Yemen è costato la vita a un soldato americano e 14 membri di Al Qaeda, ha prodotto importanti informazioni di intelligence, ma soprattutto ha segnato un cambio di strategia.

Il nuovo governo di Washington ha deciso di facilitare le operazioni sul terreno, in modo da accelerare la campagna contro i successori di Osama bin Laden e l'Isis, nel cuore di un Paese già dilaniato dalla guerra civile tra i sostenitori del governo sunnita del presidente Hadi, e le milizie sciite dei ribelli houthi.

sanaa yemenSANAA YEMEN
L'attacco è scattato sabato notte nella provincia di Bayda, quando una squadra del Navy Seal Team 6 ha assalito una base di Al Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap). Secondo la versione del Pentagono, l'obiettivo non erano leader di alto livello dell' organizzazione, ma informazioni custodite nella casa, che potevano rivelare i piani per nuovi attentati nello Yemen e all' estero. Il raid è durato circa un'ora, ma i militari delle forze speciali Usa hanno incontrato resistenza.

YEMEN FORZE GOVERNATIVE CONTRO RIBELLI HOUTIYEMEN FORZE GOVERNATIVE CONTRO RIBELLI HOUTI
Uno di loro è stato ucciso e tre sono rimasti feriti, mentre 14 terroristi hanno perso la vita. A quel punto i Seal hanno chiesto aiuto per evacuare le vittime, ma un aereo MV-22 Osprey decollato per portarli in salvo è precipitato vicino alla zona dell' attacco, ferendo altri due soldati. Siccome il mezzo non era più in grado di ripartire, i caccia Usa lo hanno bombardato per distruggerlo.

Ieri Trump ha pubblicato un comunicato, in cui ha detto che «in un'azione di successo contro al Qaeda nella Penisola arabica, le coraggiose forze americane hanno ucciso 14 membri di Aqap, catturando importanti informazioni di intelligence che aiuteranno gli Stati Uniti a prevenire azioni di terrorismo contro i suoi cittadini e la gente nel mondo. Gli americani sono rattristati dalla notizia che la vita di un eroico militare è stata persa, nella nostra lotta contro il diabolico terrorismo dell'islam radicale».
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Secondo al Qaeda, nessuno dei suoi uomini è stato ucciso nell' operazione, ma sono morti circa 30 civili, tra cui donne e bambini. Il Pentagono ha risposto escludendo danni collaterali. I raid contro i successori di Bin Laden avvenivano anche durante l'amministrazione Obama, che però preferiva colpire dall'alto con i droni.

Le operazioni di terra erano molto rare, e richiedevano tempi lunghi e obiettivi importanti per essere autorizzate. Il fatto che questo attacco sia avvenuto dopo appena otto giorni dall'Inauguration di Trump, dimostra che il processo per dare luce verde a simili assalti si è accorciato.

Il nuovo presidente vuole accelerare la lotta contro il terrorismo, e per farlo è disposto a correre più rischi. Il risultato è la morte di un Seal, a fronte di informazioni di intelligence che secondo la Casa Bianca serviranno a prevenire attentati. Il raid è avvenuto anche in un contesto molto complesso, perché lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile, oltre che dalla presenza di Al Qaeda.

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Il governo sunnita di Hadi è in lotta da quasi due anni contro i ribelli sciiti houthi, e oltre 7000 persone sono morte. Hadi è sostenuto da una coalizione guidata dall' Arabia Saudita, mentre gli houthi sono appoggiati dall' Iran. Al Qaeda e l' Isis sono gruppi terroristici sunniti, ma non sono schierati con Hadi, e piuttosto sfruttano la situazione di caos per conquistare territorio e organizzare le loro azioni. Proprio ieri Trump ha parlato con il re saudita, il cui Paese è stato escluso dal bando degli immigrati islamici, per discutere come combattere il terrorismo e cosa fare per stabilizzare la Siria.


Fonte: qui

NUOVA STANGATA IN ARRIVO - AUMENTARE L’IVA E TASSARE I PATRIMONI:

LA RICETTA USURAIA DELL’UE PER I CONTI (IN ROSSO) ITALIANI 

PER TROVARE I 3,4 MILIARDI RICHIESTI DALL'EUROPA PADOAN OLTRE ALL’AUMENTO DELL’IVA (RESPINTO DA RENZI) PENSA A UN RITORNO DELLA TASSA SULLA PRIMA CASA

Antonio Signorini per il Giornale
RENZI PADOANRENZI PADOAN
USURAI E BUROCRATI
CORROTTI E INCAPACI

Avevano assicurato che questa sarebbe stata la Commissione europea più politica della storia.

Quella impegnata a contrastare sia gli eccessi rigoristi sia gli umori antieuropei e invece, anche nel 2017, con i movimenti populisti che crescono in tutta l'Unione e varie le elezioni alle porte, la ricetta proposta da Bruxelles è sempre la stessa. Per l'Italia si può sintetizzare così: tassare i consumi e la rendita per fare tornare i conti.

EUROPAEUROPA
USURA E BUROCRAZIA
È da leggere in questo senso l'ultima disputa sull'aumento dell'Iva nata all'interno del governo e della maggioranza. Con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che ha presentato nel menù di misure per la manovra da 3,4 miliardi anche un aumento dell'Iva, subito respinto dal segretario del Pd Matteo Renzi.

Non si tratta di un'idea di Padoan. È parte del menù di proposte avanzate dalla Ragioneria generale dello Stato quando gli è stato chiesto di trovare le risorse per cancellare l 0,2% di extra deficit fatto dal precedente esecutivo. Per un motivo molto semplice: è in linea con le richieste dell'Europa. Proposta ieri bollata come irricevibile anche dal ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina.

RENZI PADOANRENZI PADOAN - USURAI E BUROCRATI
ABUSIVI E DELINQUENTI
Impraticabile anche perché a legislazione invariata un aumento dell'Iva è già in programma per il 2018. Anticiparlo di qualche mese farebbe incassare poco quest'anno e avrebbe effetti negativi sui conti del prossimo (si veda il Giornale del 17 gennaio). Eppure era la carta che Padoan aveva deciso di giocare.

Il motivo è che è una soluzione particolarmente gradita alla Commissione europee e al Consiglio. L'Ue dà delle indicazioni precise nelle «Raccomandazioni specifiche per paese». Difficile sfuggire, soprattutto per un paese costantemente in mora a causa dell'elevato debito pubblico come l'Italia.

Nelle ultime è scritto chiaramente che dobbiamo «trasferire il carico fiscale dai fattori di produzione al consumo e al patrimonio(peccato che abbiamo un livello di carico fiscale esagerato ed un livello dei servizi statali da terzo mondo!, LADRI ED USURAI.)». In altre parole aumentare l'Iva e tassare i patrimoni. L'Ue non vede di buon occhio la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia decisa di anno in anno dall'Italia. Meglio fare scattare l'aumento dell'Iva e delle accise, anche perché il costo delle merci in un periodo di bassa inflazione è l'ultimo dei problemi.

TASSETASSE
Ma non c'è solo l'Iva nelle ricette che l'Europa(USURAI) vede di buon occhio. Nelle raccomandazioni del 2016 il Consiglio europeo (ma la Commissione è sulla stessa linea) critica la decisione di Renzi di abolire quella che nelle raccomandazioni, con uno slancio di onestà, viene definita «l'imposta patrimoniale sulla prima casa». Cioè Imu e Tasi, eliminate sull'abitazione principale.

Non è un caso che nel menù uscito dal ministero dell'Economia giorni fa ci fosse anche il ritorno della tasse sulla prima casa o una rimodulazione di quelle diverse dalla prima, magari seguendo qualche criterio di progressività. Una linea che l'Ue continua a perseguire con caparbietà, ma che potrebbe accelerarne la crisi di tutte le istituzioni europee.

Fonte: qui

domenica 29 gennaio 2017

IN GRECIA IL 49,2 PERCENTO DELLE FAMIGLIE HA COME UNICO REDDITO UNA PENSIONE

Keep Talking Greece pubblica un breve aggiornamento sulla situazione finanziaria dei nuclei familiari in Grecia. Quasi la metà delle famiglie vive della sola pensione di un familiare, i tre quarti hanno subìto un peggioramento delle proprie condizioni economiche nel 2016, e quasi altrettanti si aspettano ulteriori peggioramenti nell’anno in corso, a testimonianza di un paese che ha perso ogni speranza nel futuro (ma che noi non vogliamo dimenticare nemmeno per un attimo).
di KeepTalkingGreece, 25 gennaio 2017
La metà dei nuclei familiari in Grecia dichiara che l’unica fonte di reddito di cui dispone è la pensione di un membro della famiglia. Secondo il sondaggio condotto dall’Istituto delle Piccole Imprese della Confederazione Ellenica dei Professionisti, Artigiani e Commercianti (IME GSEVEE), il 49,2 percento delle famiglie vive della pensione di un familiare e non ha alcuna altra fonte di reddito.
Altri dati rilevati:
  • il 75,3 % dei nuclei familiari ha subìto un declino significativo del proprio reddito nel corso dell’anno 2016;
  • il 37,1 % dei nuclei familiari dice di vivere con meno 10.000 euro all’anno;
  • per il 37,9 % dei nuclei familiari i salari sono la principale fonte di reddito;
  • il 9 % dei nuclei familiari dice di dipendere principalmente dai redditi provenienti da attività commerciali;
  • un nucleo familiare su tre ha [almeno] un componente della famiglia disoccupato – ciò significa una stima di 1,1 milioni di famiglie in Grecia;
  • i disoccupati di lungo periodo contano per il il 73,3 % di tutti i senza lavoro;
  • il 22,4 % dei nuclei familiari ha un componente occupato della famiglia che guadagna meno del salario mensile minimo, pari a 586 euro lordi;
  • il 9,7 % degli intervistati ha detto che almeno un membro della sua famiglia ha lasciato la Grecia;
  • il 73,5 % degli intervistati ha detto di aspettarsi un peggioramento ulteriore della propria situazione finanziaria;
  • il 5,1 % dice invece di aspettarsi un miglioramento;
  • il 21,3 % dei nuclei familiari ha tasse da pagare in arretrato;
  • il 34 % delle famiglie stima che non sarà in grado di adempiere ai suoi obblighi verso il fisco nel corso dell’anno 2017;
  • il 21,3 % dei titolari di mutui è in arretrato sui pagamenti alle banche.
Il report suggerisce che:
La crisi finanziaria di lungo periodo, la cui vittima principale è la classe media, non sta portando solo a un ulteriore declino dei redditi e a un ampliamento delle disuguaglianze, ma minaccia apertamente la coesione sociale.
La cosiddetta terapia, che consiste nel continuo aumento delle tasse, dirette e indirette, può anche portare a un avanzo fiscale primario, ma questo non si riflette in alcun beneficio per i contribuenti in termini di qualche forma di servizio pubblico, e anzi al tempo stesso viene ridotta la spesa per la sanità e l’istruzione
Il sondaggio è stato condotto tra il 14 e il 26 novembre 2016 su 1.000 famiglie distribuite in tutto il paese.
Fonti: qui e qui
PS. E tenete conto che ci sono persone che non hanno neppure una piccola pensione di cui vivere.

Fonte: qui

Trump-Putin, Mosca: “Al telefono hanno parlato di reale coordinamento contro l’Isis, crisi ucraina e rapporti futuri”

E’ il primo contatto diretto in assoluto tra i due leader, che sperano di riscrivere la storia dei rapporti russo-americani dopo la "seconda guerra fredda" culminata nell’era Obama con le sanzioni per gli hackeraggi "elettorali".

Era la telefonata più attesa delle 5 in programma oggi, con una lista che comprende la cancelliera tedesca Merkel, il presidente francese Hollande, il premier giapponese Abe e il premier australiano Turnbull

Trump congela i flussi di migranti in Usa. Ecco cosa prevede l’ordine esecutivo che ha firmato

Dalla sospensione dell’ingresso delle persone provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica allo stop ai rifugiati.

I punti principali del provvedimento "Protezione della nazione dall’ingresso di terroristi stranieri negli Usa"

di  | 28 gennaio 2017

Si chiama “Protezione della nazione dall’ingresso di terroristi stranieri negli Usa” l’ordine esecutivo con cui Donald Trump ha congelato i flussi migratori in Usa. Una misura, mai vista negli Stati Uniti neanche dopo l’11 settembre, che ha portato caos negli aeroporti americani, dove sono state arrestate centinaia di persone. Ecco, per punti, cosa prevede il provvedimento:
1) sospensione per 120 giorni del programma di ammissione dei rifugiati.

2) sospensione per i rifugiati siriani sino ad ulteriore avviso, ossia sino a quando il presidente non riterrà che sono stati fatti cambiamenti sufficienti per garantire che il loro ingresso “è coerente con l’interesse nazionale”. Nel 2016 gli Usa hanno accolto 12.468 rifugiati siriani, contro i 300mila della Germania. Dall’inizio del conflitto in Siria, la Turchia ne ha ricevuti 2,7 milioni, il Libano un milione.

3) riduzione da 110 a 50mila del numero di tutti i rifugiati previsti per l’anno fiscale 2016 (dal primo ottobre 2016 al 30 settembre 2017).

4) priorità, dopo la fine del periodo di sospensione, ai rifugiati appartenenti a minoranza religiose perseguitate.

5) eccezioni al bando sui rifugiati “caso per caso”, a discrezione del dipartimento di Stato e del ministero dell’Interno.

6) autorità locali e statali avranno un ruolo nella ricollocazione dei rifugiati.

7) sospensione per 90 giorni dell’ingresso delle persone provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica (Siria, Libia, Iraq, Iran, Somalia, Yemen, Sudan). Nel mirino anche i possessori di Green card.

8) sviluppo di standard e procedure uniformi per controllare gli immigrati, come ad esempio le interviste personali o un database con i documenti di identità presentati dai richiedenti.

9) completamento veloce del sistema biometrico di tracciatura di ingressi e uscite dagli Usa.

10) sospensione del programma Visa interview Waiver, che consente a chi è ritenuto titolato il rinnovo del visto senza intervista personale.

11) pubblicazione ogni 180 giorni dei dati sui reati legati al terrorismo.

GLI ULTIMI CROLLI DI POMPEI

IL RICORSO AL TAR BLOCCA I LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA: NELLA ZONA ARCHEOLOGICA VIENE GIU’ IL MURO VICINO ALLA CASA DEL CITARISTA 

IGNOTE LE CAUSE DEL CROLLO, NELLA ZONA INTERESSATA NON CI SONO TELECAMERE DI SORVEGLIANZA

Alessandra Arachi per il Corriere della Sera

POMPEI CROLLO MUROPOMPEI CROLLO MURO
Un altro crollo negli scavi di Pompei. Difficile contare a che numero di crolli siamo arrivati, qui tra le rovine più famose del mondo. Quello di ieri è un pezzo di muro nella Casa del Pressorio di Terracotta, una piccola domus poco nota, vicino ad un' altra ben più famosa, la Casa del Citarista.

Ad accorgersi del crollo sono stati ieri mattina i custodi degli scavi: è venuto giù poco più di un metro quadro di muro, senza affreschi o fregi, in una zona chiusa al pubblico, una zona molto centrale - l' Insula IV, Regio I - l' unica dove ancora si devono fare i lavori di messa in sicurezza, l' unica sprovvista di telecamere di sorveglianza.
Un altro crollo. Questo crollo non è semplice da decifrare.

È quasi un mese che a Pompei non piove, ha fatto freddo certo, ma non così tanto da gelare le mura antiche e da insinuare il ghiaccio negli interstizi delle pietre. Probabilmente è anche per questo che sul posto ieri sono arrivati i carabinieri da Torre Annunziata, la Procura che ha in mano tutti i fascicoli sulle malefatte degli scavi di Pompei.

POMPEI 1POMPEI 
Nemmeno dal ministero dei Beni culturali e dalla Soprintendenza sono ancora stati in grado di decifrare le cause di un crollo in pieno sole. «Non ci sono telecamere di sorveglianza in questa zona, l' unica dove non siamo ancora potuti intervenire con i lavori di messa in sicurezza perché siamo rimasti bloccati da un ricorso al Tar», dice Massimo Osanna che è il soprintendente degli scavi e che da settimane è impegnato in un faticosissimo braccio di ferro con i sindacati locali.

Non ha esitato il professor Massimo Osanna e proprio l' altro giorno ha denunciato apertamente i «ricatti» che sta subendo dalle organizzazioni sindacali, primo fra tutti quello di minacciare di tener chiusi gli scavi nei giorni di massima affluenza, in questo caso la prima domenica del mese di febbraio.

«Adesso è un peccato dover giustificare un crollo, a fronte del grande lavoro che abbiamo fatto e stiamo continuando a fare a Pompei», commenta Osanna. E poi spiega. «Questo ricorso al Tar è stato fatto da una ditta che era stata esclusa dai lavori di messa in sicurezza per la Regio I, circa un anno e due mesi fa. E il Tar ha preso in mano la pratica soltanto il 25 gennaio scorso. Noi abbiamo le mani legate, non possiamo cominciare nulla finche il tribunale regionale non decide sul ricorso».
POMPEI 2POMPEI 

La Casa del Pressorio di Terracotta è davvero sconosciuta ai più, fuori dalle guide ma non dai circuiti turistici perché si trova nella centralissima via dell' Abbondanza, al civico 22, ed è quindi davvero nella zona più centrale della città antica, da oltre un anno rimasta inibita al pubblico da questo ricorso al Tar.
Un altro crollo. Erano tanti mesi che non si accendevano i riflettori sulle rovine della Pompei antica, non i riflettori del disastro, perlomeno, perché in questi mesi tanti lavori importanti sono stati portati a termine.

Il soprintendente Massimo Osanna scuote la testa: «È davvero un peccato che ci sia stato questo crollo, rischia di danneggiare tanto impegno e tanta fatica. Vorrei ricordare alcuni dei lavori più belli realizzati in questi mesi: la Casa di Paquio Proculo, dell' Efebo, del Criptoportico: tutte con splendidi apparati decorativi, restaurate e restituite al pubblico».
Tutti lavori che sono stati possibili soprattutto grazie ai finanziamenti ricevuti dall' Unione Europea, fondi che devono essere confermati e vigilati ed è per questo che prestissimo arriverà a Pompei la commissaria dell' Unione Europea, la rumena Corina Cretu, quella che ha preso il posto del tedesco Hahn.
FRANCESCHINI 1FRANCESCHINI - PD

La commissaria Cretu si incontrerà proprio a Pompei con il nostro ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, giovedì 9 febbraio.

Fonte: qui

sabato 28 gennaio 2017

BUFERA SUL CANDIDATO DELLA DESTRA FRANÇOIS FILLON CHE AVREBBE STIPENDIATO A SPESE DELLO STATO LA MOGLIE PENELOPE E I FIGLI PER NON FARE NULLA



LO SCANDALO RISCHIA DI AFFOSSARE LA SUA CANDIDATURA, I SONDAGGI DANNO IL GIOVANE MACRON IN FORTE RIMONTA 

MA IL "PENELOPE GATE" NON È UNA VICENDA ISOLATA IN FRANCIA: Il 20% DEI 577 DEPUTATI VERSA ALLA PROPRIA FAMIGLIA PARTE DEI RIMBORSI PUBBLICI 

CHI GODE E' MARINE LE PEN... 


RIMBORSI PUBBLICI -CHI GODE E' MARINE LE PEN... 

Anais Ginori per la Repubblica


LA FAMIGLIA FILLON DAVANTI AL LORO CHATEAULA FAMIGLIA FILLON DAVANTI AL LORO CHATEAU
Il parlamento francese potrebbe essere soprannominato il club delle mogli. Lo scandalo di François Fillon, che ha ingaggiato la sua sposa Penelope come assistente parlamentare, pagandola circa 500mila euro in otto anni, non è certo isolato. Secondo un calcolo del sito Mediapart il 20% dei 577 deputati versa alla propria famiglia parte dei rimborsi pubblici (oltre 9.500 euro mensili). Negli elenchi dei collaboratori si ritrovano i nomi di 52 mogli, 60 figli e 6 persone con altri gradi di parentela. «Senza parlare delle amanti, quelle si possono nascondere meglio» scherza un vecchio conoscitore di Palais Bourbon. Il Senato è sulla stessa linea: una sessantina di parenti impiegati su 348 senatori.

La parentopoli francese è l’eredità di un vecchio sistema politico che stenta a mettersi al passo con i tempi. Nonostante le nuove regole sulla trasparenza dei rimborsi, varate dal governo nel 2013, l’assunzione di mogli, figli e parenti non è stata dichiarata illegale come invece accade già in molti altri Paesi. L’europarlamento ha approvato un divieto specifico dal 2009, seguendo la prassi nel Nord Europa. In Germania l’interdizione si allarga persino agli ex coniugi. L’Italia, che di solito non brilla per moralità pubblica, ha dal 2012 una norma per impedire di stipendiare famigliari.

FRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPEFRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPE
In Francia continua a essere un’abitudine bipartisan. A destra, ci sono i casi dell’ex segretario dell’Ump, Jean-François Copé o dell’ex ministro Bruno Le Maire che hanno le mogli a busta paga. A sinistra, il caso più emblematico è quello del socialista Claude Bartolone, presidente dell’Assemblée Nationale, che per discolparsi ha sottolineato: «Non ho assunto mia moglie, ho sposato la mia assistente». Neanche il Front National, di solito gran fustigatore del “sistema”, può dare lezioni. Il deputato del Fn Gilbert Collard paga la consorte con soldi pubblici.

E tra il 2011 e il 2013 Marine Le Pen ha versato 5mila euro di rimborsi dell’europarlamento al suo compagno Louis Alliot, salvo essere poi richiamata dall’amministrazione di Strasburgo. «Non siamo sposati» si è giustificata la presidente del Fn che ora è di nuovo sotto inchiesta per gli impieghi fittizi dei suoi due assistenti (uno dei quali è la sua guardia del corpo). L’Europarlamento ha chiesto a Le Pen di rimborsare 340mila euro già intascati.

Così fan tutti. Ecco spiegato perché Fillon è poco criticato dagli avversari politici nell’affaire in corso, anche dopo che il candidato della destra ha rivelato di aver fatto lavorare non solo la moglie ma persino due figli quando era al Senato. Fillon ha sostenuto che erano stati pagati per una consulenza da “avvocati”, anche se all’epoca dei fatti i due pargoli erano ancora studenti in giurisprudenza o solo praticanti.

LA FAMIGLIA FILLON DAVANTI AL LORO CHATEAULA FAMIGLIA FILLON DAVANTI AL LORO CHATEAU
La procura ha aperto un’inchiesta per appropriazione indebita e abuso di ufficio nei confronti di madame Fillon. Il sospetto, infatti, è che la remunerazione con soldi pubblici non corrisponda un lavoro effettivo. Penelope Fillon, origini gallesi, studi da avvocato senza aver mai esercitato, era conosciuta per essere una donna discreta, una casalinga lontana dalla politica, dedita a crescere i suoi cinque figli.

«Mia moglie ha sempre lavorato per me» dice ora Fillon sostenendo che la consorte faceva per lui una rassegna stampa, correggeva i suoi discorsi, gestiva appuntamenti e parlava con elettori per raccogliere suggerimenti. Eppure nessuno l’ha mai vista all’Assemblée Nationale e non ci sono riscontri della sua attività politica nel feudo elettorale del marito, a Sablé, nella Loira.

FRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPEFRANCOIS FILLON CON LA MOGLIE PENELOPE
«Siamo uomini politici, non semplici cittadini: dobbiamo essere irreprensibili». Le dichiarazioni pronunciate a suo tempo da Fillon vengono ora ripescate con una certa ironia nel “Penelope Gate” alimentato sui social networt. «Chi immaginerebbe De Gaulle indagato?» si chiedeva qualche tempo fa l’ex premier per accreditare la sua immagine da uomo senza macchia rispetto a un Nicolas Sarkozy o Alain Juppé.

Adesso il candidato ha mandato in emergenza il suo avvocato dai magistrati per dimostrare la sua innocenza ed è stato costretto a promettere che lascerà la corsa all’Eliseo se riceverà un avviso di garanzia. Al di là delle conseguenze giudiziarie, lo scandalo ha già provocato un grave danno di immagine per colui che fino a poco fa era il gran favorito per diventare capo dello Stato. Fillon, che ha promesso un governo di lacrime e sangue, è in discesa nei sondaggi. Nessuno esclude che possa essere presto superato nei consensi dal giovane Emmanuel Macron.

Dietro le quinte, la destra ha cominciato a pensare a un eventuale piano B a tre mesi dal voto. Per ora Juppé e Sarkozy hanno fatto sapere di non essere interessati a ripresentarsi: la prudenza è ormai d’obbligo in un’elezione presidenziale che forse non è mai stata così incerta e ricca di colpi di scena.
Fonte: qui