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giovedì 6 aprile 2017

UN “WATERGATE” TRAVOLGE OBAMA!



In fondo, c’è da restare ammutoliti per l’ammirazione, come davanti a un fenomeno naturale  grandioso, che so, un’aurora boreale, una eclisse di Sole. Invece il fenomeno  non è naturale, ma politico: un colossale scandalo sta  cominciando a travolgere Obama e i suoi collaboratori (dovremo chiamarli complici) più vicini; rischia di finire in processi penali;  e di far sembrare   lo scandalo Watergate  una marachella da boy scouts  – e i media, i politici europei,  le corrispondenti  dagli Usa (tipo Botteri) fanno finta di non accorgersene. Lo scandalo si ingrossa come una valanga  sotto i loro occhi,  cola a picco  Susan Rice  la capa del consiglio di Sicurezza Nazionale, sputtana la sua (ex) ministra della giustizia Loretta Lynch, impallina il capo della Cia da lui voluto John Brennan, e tutti i media e  le tv sono piene di  notizie come: il capo della agenzia di mercenari Blackwater andò alle Seychelles a parlare con un esponente russo per stabilire rapporti segreti fra Trump e Putin.. Putin è un agente russo dormiente.   Assad ha di nuovo gassato i bambini siriani! Occupatevi di questo!
Lo scandalo è un prolungamento e  un ampliamento (a macchia d’olio) di quello che il vostro cronista già vi rese noto il 23 marzo, sotto il titolo:
FBI NASCONDE LE PROVE CHE OBAMA HA SPIATO TRUMP. ECCOLE
Era la rivelazione, portata davanti al capo della Commissione intelligence alla Camera Drevin Nunes, che agenzie di spionaggio avevano spiato i membri della campagna elettorale di Trump, e quasi certamente Trump stesso, per conto di Obama – “incidentalmente”, si disse.

Susan Rice con John Podesta.

Invece,  scrive ora il sito politico di Washington Circa.com  , “via via che la sua presidenza giungeva al termine, Obama e i suoi principali aiutanti  si sono messi a leggere sistematicamente i rapporti di intelligence spigolati dalla National Security Intelligence, riguardanti intercettazioni incidentali  di americani all’estero”, come si vedrà con lo scopo di scoprire qualcosa di compromettente su Trump e i suoi,  e “approfittando del rilassamento delle norme che Obama il loro capo ha allargato nel 2011 come aiuto alla lotta al terrorismo”.

Spieghiamo in cosa  consista   questo rilassamento. Quando un alto funzionario Usa, fosse anche il presidente o  la sua consigliera della Sicurezza Nazionale, chiedono di  compulsare un rapporto della  NSA (o Cia o Fbi) che riguarda  intercettazioni  di cittadini americani,   la NSA (o le altre agenzie) devono fornire il testo, ma  i nomi dei cittadini “ascoltati incidentalmente”   devono  essere prima oscurati  con un pesante tratto di  pennarello nero; e allo stesso modo, frasi “private” che non interessano inchieste, vanno cancellate.

Esempio di “masquerading”.

Nel gergo, questo si chiama “masquerading”.  Ebbene: Obama ha dato a sé e ai suoi il potere di “de-mascherare”  (unmask)  i nomi e le frasi, a suo piacimento, con la scusa della “sicurezza nazionale”.   Se lo richiede  lui o uno dei suoi collaboratori, FBI, NSA, e CIA devono fornire il testo delle intercettazioni con il nome in chiaro dell’intercettato, e tutte le frasi che ha scambiato durante  le telefonate.
Di fatto, i collaboratori di Obama   hanno approfittato di questo potere a più non   posso contro il gruppo impegnato nella campagna elettorale di Trump e i suoi collaboratori più intimi – probabilmente anche per trovare qualche cosa di scottante  da servire alla narrativa “Trump agente di Putin”.
Il 3 marzo, un giornalista freelance  molto capace, Mike Cernovich, scopre – e rivela –  che Susan Rice, la consigliera di Sicurezza Nazionale (una delle “arpie di Obama”, dice Dedefensa) è la personalità che ha chiesto più volte il “de-mascheraggio” dei nomi di persona intercettati “accidentalmente” nella equipe di Trump, diffondendo poi le informazioni “ad altre persone interessate”, sicuramente (è sottinteso) il presidente Obama.
Susan Rice non può negare o smentire. Per il semplice motivo che l’ufficio protocollo della Casa Bianca tiene e conserva un registro di tutte le richieste di vedere documenti dell’intelligence; la persona che ne chiede il “de-mascheramento” deve firmare  l’apposito registro.  E  questo registro è ora nelle mani del generale McMaster, quello che ha sostituito lo sciagurato Flynn come capo della Sicurezza Nazionale a fianco di Trump. E’ palesemente  lui  – ritenuto un uomo del Deep State –  che  deve aver avvertito Trump ed anche Cernovich.
Gli altri nomi  che appaiono nel registro della Casa Bianca, che hanno chiesto di curiosare sul gruppo Trump  “incidentalmente  intercettato” sono Loretta Lynch, nientemeno che l’attorney general di Obama,   e il capo della Cia Brennan. Anzi, la  Rice ha  tenuto un dettagliato schema delle telefonate   intercettate, su foglio elettronico.
La reazione dei “grandi” media alle compromettenti rivelazioni di Cernovich sono state fenomenali: hanno immediatamente bollato Cernovich come un diffusore notorio di  “fake news” (così la trasmissione 60 Minutes),   un anchorman della CNN, Dan Lemon, nel notiziario della sera, ha  invitato pubblicamente gli spettatori a “ignorare”   la notizia, con queste parole: “In questo programma, noi non insulteremo la vostra intelligenza  riportando un “fake scandal” confezionato da media di estrema destra e da Trump,  né  ci faremo complici di gente che tenta di disinformarvi, voi popolo americano, creando una diversione”.
Per nulla intimidito, Cernovich ha rivelato   che la notizia data  da lui la sapevano anche Maggie Haberman  una giornalista del New York Times e  uno di Bloomberg Eli Lake.  Ma “Maggie Haberman ha scelto di non dare la notizia, e non la dà almeno da 48 ore,  per proteggere la reputazione  dell’ex presidente Obama”. Il mattino dopo Eli Lake ha dovuto confermare la notizia che incastra  Susan Rice  su Bloomberg: e su Bloomberg è diventata mainstream, non si può più far finta di niente; la fake news è ormai notizia vera e compromettente.
Dunque Trump aveva ragione nel suo tweet del 4  marzo, per il quale è stato rabbiosamente aggredito da  tutti i media e i politici, anche europei: Obama aveva messo sotto ascolto i suoi telefoni.  Lo aveva saputo dal generale McMaster.

…E tutti a dire: è pazzo! Allucinato! Indegno  di fare il presidente!

Adesso si apprende che le conversazioni telefoniche di cui la Rice ha voluto le trascrizioni senza le cancellazioni  hanno riguardato anche “contatti diretti del “transition team” di Trump con personale straniero […]  che contenevano informazioni utilizzabili politicamente , come chi il transition team stava incontrando, le  valutazioni   degli uomini di Trump riguardo alla politica estera e i progetti della  nuova amministrazione”. Oggi il Wall Street  Journal aggiunge: è  da questi rapporti che  il gruppo Obama ha saputo della conversazione del generale Flynn con l’ambasciata russa,  fatto (non-reato)  su cui  i media hanno inscenato lo scandalo che ha costretto Flynn alle dimissioni.
Noi italiani siamo così abituati alle intercettazioni “legali” delle procure che poi finiscono sui giornali per distruggere innocenti e fare carcerazioni preventive, da non renderci conto della  gravità della cosa. In Usa, questo uso indebito di informazioni di intelligence e la  loro diffusione ad altri, può   costare 10 anni di galera  alla Rice.

“Obama ha creato una Stasi”


Obama: “Cosa? Hai detto ‘intervieni in Siria?’, OK. Posso farlo. E’ che il disegnatore mi ha disegnato con orecchie così piccole….”.

Ma lo scandalo politico è ancora più devastante per Obama  e i suoi boys. Ricordiamo che il presidente Nixon dovette dimettersi nella vergogna per aver mandato alcuni dei suoi boys nelle stanze del Comitato nazionale democratico (gli avversari) a piazzarci delle microspie telefoniche. Qui siamo allo scandalo Watergate all’ennesima potenza, tanto più che si sa che Obama (o almeno la Rice,) hanno fatto questo spionaggio sull’avversario politico e il suo gruppo per almeno un anno.  Peggio, scrive Paul Craig Roberts, si rivela qui un Obama Stasi-Gate: Obama  aveva instaurato un sistema di ascolto delle “vite degli altri” sul modello della Stati, la polizia politica  della Germania comunista.  La ricerca di elementi per inscenare il Russia-Gate contro Trump s’è tramutata in boomerang, diventando lo Spy-gate di Obama, ha scritto il blogger Justin Raimondo, di Antiwar-com.  “Boiled Rice” ironizza Drudgereport,  con un doppio senso sul nome:  la Rice è bollita.
La grossa differenza è che qui  non si vedono all’orizzonte i Bob Woodward e Carl Bernstein, i celebrati giornalisti che montarono lo scandalo Watergate per il Washington Post. Qui, al contrario, Washingon Post e New York Times svalutano, dicono che si tratta di un falso scandalo, una piccolezza,  “una diversione”  su quello vero,    la dipendenza di Trump da Putin…
Più grave,  nessun giudice apre un’inchiesta. Ancor peggio: nel Congresso, a maggioranza repubblicana, si cerca di far finta di niente.  Ormai da giorni, nella speranza che la cosa muoia da sé.
Unica eccezione:  il senatore Rand Paul (il figlio di Ron Paul) ha chiesto che Susan Rice sia convocata alla Commissione Intelligence del Senato per testimoniare sotto giuramento sulle sue richieste di “de-mascherare” le identità degli americani  intimi del presidente Trump. Le si deve chiedere: il presidente Obama le ha chiesto di farlo? Sotto giuramento, le deve essere chiesto: è  stata  lei a rivelare [le conversazioni di Flynn] al Washington Post?”.
La Rice, terrorizzata, ha spergiurato in una intervista tv alla MSNC che “io non ho detto niente a nessuno”.  Ripeterà la cosa sotto giuramento? Quella che Rand Paul chiede, è l’inizio della  procedura che può portare alle incriminazioni dei più alti personaggi dell’amministrazione Obama, e rivelare la “Stasi” che aveva creato.
Per intanto, è stata la Commissione Intelligence della Camera a chiedere ufficialmente  a Susan Rice di deporre. Il capo della commissione, Devin Nunes, repubblicano, mezza tacca politica,  ha smesso di lasciarsi intimidire, o  è   passato dalla parte del suo presidente?
Fatto sta che la procedura è iniziata.   Anche se la Botteri  (sempre sulla notizia, vero? 200 mila annui duramente guadagnati), non se n’è ancora accorta.  E ormai sarà difficile bloccarla e insabbiarla,  la procedura, dal  momento che esistono documenti incriminanti ufficiali e sono coinvolte norme  giuridiche  imperative e tassative … se la cosa morisse nel nulla, sarebbe un altro fenomeno da guardare a bocca aperta per l’ammirazione – e la prova che lo stato-Stasi è più forte che mai.
Si ha la netta impressione che proprio perché è con le spalle al muro, e palesemente terrorizzato di perdere il potere, che il Deep State (che esiste anche qui, nell’altra sponda dell’Atlantico, vedi Mogherini-Tusk e Juncker e NATO)  abbia strillato con metodo concertato per accusare Putin ed Assad senza prove del delitto di uso del sarin in Siria (un delitto di cui pare avesse conoscenza previa),e stia provando ad aggravare la crisi medio-orientale. Solo una guerra può salvarlo. Uno stato di guerra, per esempio,  bloccherebbe le elezioni e farebbe restare al potere Francois Hollande,  Merkel e Mogherini avrebbero tutti i prolungamenti dei mandati che occorrono. Finché c’è guerra c’è speranza,come diceva Alberto Sordi.
  

Fonte: qui

martedì 15 novembre 2016

Cremlino: telefonata Trump-Putin su terrorismo e Siria - Trump e gli immigrati irregolari

Dialogo con Vladimir Putin su basi parità, possibile incontro.

Incarcereremo i criminali o butteremo fuori gli irregolari che hanno precedenti penali
Finiremo di costruire il muro o la recinzione  al confine col Messico


Ansa - Il neo eletto presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin hanno avuto un colloquio telefonico. Lo riferisce la Tass. Al centro dei colloqui, riferisce il Cremlino, la lotta al terrorismo internazionale e la questione siriana. Putin si è congratulato con Trump per l'elezione. Nella loro telefonata Vladimir Putin e Donald Trump hanno deciso di proseguire con i contatti telefonici con la possibilità di incontrarsi personalmente. Lo riferisce il Cremlino secondo quanto riporta la Tass. "Il presidente russo si è detto pronto a costruire un dialogo fra partner con la nuova amministrazione sui principi di uguaglianza, rispetto reciproco e non interferenza nei rispettivi affari interni", ha aggiunto il Cremlino. Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente-eletto americano Donald Trump hanno riconosciuto come il livello delle attuali relazioni fra Stati Uniti e Russia sia "insoddisfacente" e hanno auspicato una normalizzazione dei rapporti.
Il presidente russo Vladimir Putin ha chiamato per congratularsi per la vittoria di Donald Trump. Lo riferisce lo staff del presidente-eletto americano. Nel corso del colloquio telefonico, Trump ha detto a Putin di puntare su una relazione forte e duratura.
"Uno dei messaggi che consegnerò ai leader europei" è "l'impegno di Donald Trump nei confronti della Nato. Lo afferma il presidente americano Barack Obama a poche ore dalla partenza per l'Europa. "Un enorme continuità nelle relazioni estere degli Stati Uniti continuerà con il presidente-eletto, Donald Trump, che ha mostrato un "grande interesse" nel mantenere le relazioni estere. 
"Con il mio team siamo pronti ad accelerare i prossimi passi verso la transizione. Aiutero' il presidente eletto ad affrontare questa grande sfida": lo ha detto Barack Obama nel corso della sua prima conferenza stampa dopo le elezioni presidenziali.
"L'America oggi e' piu' forte e le alleanze sono cruciali per la nostra sicurezza": lo ha detto Barack Obama che stasera partira' per il suo ultimo viaggio in Europa dove incontrera' i principali leader europei. "Non mollero' fino all'ultimo", ha agiunto Obama.
La comunità ebraica e quella musulmana in Usa protestano contro la nomina di Steve Bannon come chief strategist di Trump: "E' una scelta che rende l'appello all'unità una presa in giro", afferma il Council on American-Islamic relations. L'accusa a Bannon è quella di aver trasformato il suo sito Breibart in uno strumento di "propaganda etnica e di nazionalismo bianco", con posizioni "razziste" e, aggiungono gli ebrei, "antisemite". "Bannon deve andare via - attacca infatti anche l'Anti-Defamation League - se Trump vuole davvero essere il presidente di tutti".
Portavoce difende Bannon, 'brillante stratega' - Donald Trump scende in campo per difendere la controversa nomina di Steve Bannon: "Chi lo critica - ha detto la portavoce del tycoon, Kellyanne Conway - dovrebbe andare a guardare il suo curriculum. Bannon e' uno stratega brillante, e con Reince Priebus sta facendo sacrifici enormi per servire il presidente".
''Protestano contro di me perche' non mi conoscono, ma dico loro di non avere paura'': e' il primo messaggio di Trump ai manifestanti che da giorni protestano contro la sua elezione a presidente degli Usa. E ai suoi sostenitori Trump a chiesto "stop" agli attacchi contro neri, ispanici e gay. Il presidente americano eletto ha annunciato poi che alla Corte costituzionale nominerà giudici 'pro vita' (anti aborto) e 'pro secondo emendamento' (quello sul diritto all'autodifesa con le armi).
Incarcereremo i criminali o butteremo fuori gli irregolari che hanno precedenti penali  - Donald Trump ha ribadito in una intervista alla Cbs un'altra delle sue promesse elettorali, l'espulsione di 2-3 milioni di clandestini con precedenti penali. "Quello che faremo e' buttare fuori dal Paese o incarcerare le persone che sono criminali o hanno precedenti criminali, membri di gang, trafficanti di droga", ha detto, indicando la cifra in due, forse anche tre milioni. Quanto agli altri irregolari, il neopresidente eletto ha sostenuto che una decisione verrà presa dopo aver reso sicura la frontiera. Trump ha confermato che intende costruire il muro al confine col Messico, precisando che una parte potrebbe essere muro e una parte una "recinzione", in accordo con quanto proposto dai repubblicani al Congresso.

mercoledì 2 novembre 2016

Nascondere i risparmi a casa potrebbe diventare reato ...

L’ultimo suggerimento dell’Unione europea per colpire il risparmio degli italiani ci giunge per bocca di Stefano Simontacchi (direttore del Transfer Pricing Research Center dell’Università di Leiden, Olanda, e consigliere di Rcs MediaGroup): per l’ennesima volta i poteri bancari che controllano la Commissione europea utilizzano il ventriloquo comodo al Gruppo Bilderberg. 

Infatti, secondo Simontacchi sul Corriere della Sera, “una volta entrati nel sistema bancario, i soldi dovrebbero essere monitorati per impedire che vengano impiegati per usi incompatibili con l’attività del titolare”. Per Simontacchi, “si sta presentando un’occasione imperdibile per reperire i fondi che mancano per gli interventi a favore della crescita”.

Ma a quali soldi alludono? Soprattutto, chi dovrebbe essere colpito dalla iniziative del ministero dell’Economia? Nell’occhio del ciclone ci sono ora i soldi che gli italiani avrebbero occultato sotto il mattone, creando (secondo i soliti prezzolati dagli “investitori istituzionali”) un “danno al sistema bancario del Paese”. Il denaro dei “paradisi domestici” (equivalente interno dei “paradisi fiscali” esteri) ammonterebbe secondo stime dell’Abi a 150 miliardi di euro, circa il 10 per cento del Pil italiano.

Ecco che il soldo dell’italiano medio, già turlupinato dalle banche (vedasi i casi di Arezzo, Marche…), terrorizzato dall’idea che i suoi depositi possano venire azzerati per non chiare “ragioni di Stato”, viene bollato dal Corsera come “un enorme fiume sotterraneo di ‘liquido’ che alimenta l’economia sommersa nella quale sguazzano beati evasori fiscali e criminali e che preoccupa magistrati e forze di polizia che per farlo riemergere vedono come soluzione una nuova Voluntary Disclosure e norme che incoraggino l’uso della moneta elettronica”. 

Dichiarazioni di menti non aduse al risparmio quotidiano, al dover fare i conti con la penuria di mezzi economici: infatti il Simontacchi, al pari dell’estensore dell’articolo sul Corsera, non sembra soffrano problemi di portafoglio. Ergo possono poco comprendere, interpretare, i dati dell’Abi dal punto di vista dell’uomo della strada: se gli italiani risultano agli ultimissimi posti in Europa per l’uso della moneta elettronica, seguiti solo da Bulgaria, Grecia e Romania, è perché gli italiani sono diventati poveri a causa delle manovre di Unione e Banca centrale europea, attuate dai loro servi governanti, magistrati e dirigentume vario di Stato. E come al solito gli esperti del piffero usano paragonare i dati sulla circolazione di denaro in Italia a quelli di Olanda, Svezia, Germania, Norvegia, dimenticando che il Bel paese è ormai intristito e depresso a causa delle scelte monetarie dettate dai Paesi ricchi dell’Eurozona.

Poi ci si domanda cosa avrà mai nella zucca chi vorrebbe convertire all’homebanking o all’e-commerce pastori e contadini italiani, ridotti alla miseria da una selva di normative Ue partorite dai compari dei cosiddetti “investitori istituzionali”. Se in Italia 87 operazioni su 100 avvengono in contanti, mentre la media dei Paesi Ue è di 60, evidentemente gli italiani non si fidano delle banche, soprattutto sono stufi di pagare i tanti costi occulti che si celano in ogni operazione con moneta elettronica. Durante il Governo Monti del 2012 e poi nel 2014, il ministero dell’Economia e finanze ripeteva che “l’eccessivo uso del contante e l’economia sommersa influenzano negativamente in modo significativo il livello di rischio-Paese... il contante è il mezzo di pagamento preferito per le transazioni riferite all’economia informale ed illegale”. Proprio nel 2012 pioveva sugli italiani il limite al prelievo bancario contanti di 1000 euro, quindi Pier Luigi Bersani del Pd proponeva di abbassare il tetto del contante a 200 euro. Sempre da quell’area politica c’era chi proponeva il limite di 1000 euro alla tesaurizzazione domestica del contante, invitando l’Esecutivo a normare il settore, in modo che la Guardia di finanza potesse intervenire nelle case degli italiani con “paradisi domestici” superiori ai 1000 euro: in parole povere estendere l’articolo 41 del decreto di pubblica sicurezza (che per ora riguarda solo il fondato sospetto di armi e droga) alle circostanze di tesaurizzazione privata superiori ai 1000 euro.

In quest’ottica si sta già muovendo la Bce che, oltre a non immettere più banconote da 500 euro nei Paesi della fascia povera Ue, ha deciso di sospendere dal 2018 l’emissione delle banconote da 500 euro. La scusa è che sarebbero diventate il mezzo preferito dalla criminalità e dal terrorismo per trasportare denaro. Per l’Italia, l’invito dell’Ue a combattere con ogni mezzo i soldi sotto il mattone sarebbe stato camuffato dalla scusa che “la corruzione si alimenta in contanti”. 
Ecco che un drappello di magistrati avrebbe suggerito all’Esecutivo Renzi di azionare anche in Italia (copiando da Colombia e Uruguay) il cosiddetto “conflitto tra contribuenti”: ovvero la delazione, la denuncia del vicino di casa che spiffera alle forze di polizia chi nel condominio tesaurizzerebbe più di 1000 euro per contati. Per facilitare la normazione, i servi del sistema Ue hanno già diffuso la notizia che nelle banche italiane e svizzere non si troverebbero più cassette di sicurezza libere. Ecco che la norma potrebbe prevedere l’apertura delle cassette sospettate di occultare valori per più di 1000 euro, ovvero tutte le cassette di sicurezza: perché chi mai prenderebbe un simile rifugio bancario per somme inferiori?

Misure che stanno inequivocabilmente dimostrando come il turbocapitalismo sia complementare al comunismo. 

Del resto, come possiamo dimenticare le statistiche in mano alla Commissione europea di un annetto fa, che denunciavano l’Italia come fanalino di coda nei pignoramenti immobiliari? Per i soloni di Bruxelles le autorità italiane sarebbero poco leste a mettere per strada chi non paga rate di mutui, tasse o ha debiti non onorati verso lo Stato, i privati e le banche. 

Per l’Ue troppi italiani non meritano un tetto sulla testa, soprattutto dall’Europa pretendono che le case degli italiani vengano vendute per immettere liquidità nel mercato. Pretese, quelle dell’Unione europea, che stanno rendendo davvero inconciliabili le due visioni del mondo, quella italiana e quella nord e centro europea.

Fonte: qui

venerdì 16 settembre 2016

La Russia tornerà ad essere super potenza: il piano di Putin


La Russia potrebbe tornare ad essere una potenza internazionale riconosciuta anche in occidente. Ecco come sarà possibile.

L’opinione comune vede la Russiadestinata a tornare una super potenzamondiale grazie alla lotta al terrorismo. Il pensiero è condiviso da esperti e studiosi di politica. Scopriamo se questo sarà possibile con il piano di Putin.
Fino a due anni fa, Putin non raccoglieva alcun consenso nel mondo occidentale, ma oggi le cose sono cambiate. Il piano di Putin per rilanciare la Russia in tutto il mondo è partito da lontano, con attenzione costante a rafforzare il consenso interno e poi estendendolo all’estero.
Nell’ultimo anno, Mosca si è rafforzata a livello internazionale, grazie alla lotta al terrorismo e a una autorevole quanto integerrima attività diplomatica. 
Durante il vertice del G20 ad Hangzhou, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto colloqui con i leader di 10 Paesi, e si è riconquistato con i fatti la fiducia della comunità internazionale.
Con l’accordo bilaterale appena siglato tra Mosca e Washington sulle azioni congiunte sul fronte siriano, la Russia ha l’occasione di ritornare ad occupare il posto di super potenza internazionale che ha avuto sino al 1991.
Come la Russia tornerà ad essere una super potenza internazionale con il piano di Putin? La risalita internazionale della Russia è iniziata l’anno scorso dopo l’avvio della campagna militare contro i terroristi in Siria e dopo una stima da occidente ai minimi storici per tutto l’anno 2014.
Il presidente Putin ha rimescolato le carte a Washington, ma era consapevole che gli Stati Uniti non avrebbero potuto e non avrebbero concretamente ostacolato l’operazione, poiché c’era un’altissima possibilità che l’iniziativa del Cremlino potesse porre fine alla guerra.
Il suo piano di crescita è andato avanti e, un anno dopo, il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov hanno raggiunto un’intesa che prevede il coordinamento tra Mosca e Washington per la lotta al terrorismo.
Se dopo un anno di impegno internazionale gli sforzi della Russia si dimostreranno determinanti a risolvere il conflitto in Siria, Washington dovrà ridimensionare i propri meriti e constatare la crescita a livello internazionale della Russia.

Come la Russia tornerà ad essere una super potenza internazionale

La Russia sembra destinata a ricoprire posizioni di prestigio nel prossimo scenario globale, e questo sembra impossibile se si pensa che due anni fa il presidente Putin era stato rilegato a una posizione quasi da reietto all’interno della comunità internazionale.
Al G20 di Brisbane nel novembre 2014, Putin era stato respinto dai leader mondiali a causa dell’annessione della Crimea portata avanti dalla Russia proprio in quell’anno.
Oggi, a due anni di distanza, il popolo americano (46%) ritiene Putin come un leader forte e decisivo - specialmente in relazione alla politica in medio oriente - più di Obama (32%). Lo stesso candidato repubblicano Trump ha speso per il presidente russo parole di elogio. Oggi Putin siede al tavolo con gli Stati Uniti per coordinare la lotta al terrorismo. Cosa è cambiato?
L’anno scorso, con l’avvio della campagna militare contro i terroristi in Siria, la Russia aveva intrapreso una lenta risalita in ambito internazionale e continuando su questa rotta, semplicemente, la Russia ha fatto bene lì dove gli Stati Uniti hanno fallito o comunque riesce a stabilire relazioni in aree strategiche lì dove Washington non riesce ad arrivare.
Non si tratta di due schieramenti da Guerra Fredda, ma semplicemente un modo di fare politica estera molto diverso. La Russia, infatti, è riuscita a ricucire rapidamente i rapporti con il presidente turco Erdogan in seguito al raffreddamento dei contatti tra Ankara e Washington.
Non è un mistero che in oriente più che in occidente il peso della Russia sia rimasto costantemente incisivo nelle dinamiche geopolitiche e nella lotta al terrorismo. 
Proprio per la lotta al terrorismo, oggi, la Russia potrebbe essere pronta ad essere una super potenza.
È arrivato ieri un accordo con gli Stati Uniti per lanciare ciò che equivale a una campagna aerea congiunta contro i due principali gruppi islamici estremi in Siria. 
Si tratta di un vero e proprio accordo siglato a due tra Stati Uniti e Russia, come Paesi chiave nella lotta al terrorismo e rispettivi punti di riferimento per le coalizioni attive nelle operazioni in medio oriente.
Il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Serghey Lavrov hanno firmato a Ginevra l’intesa che prevede operazioni congiunte per la lotta al terrorismo.
Il cessate il fuoco è previsto per oggi al tramonto e durerà una settimana. 
In questi giorni senza bombardamenti da parte di Stati Uniti e Russia l’ONU cercherà di fornire aiuti alle popolazioni assediate ad Aleppo, e gli Stati Uniti e la Russia potranno stabilire una strategia congiunta nella lotta al terrorismo.
Gli Stati Uniti e la Russia protagonisti internazionali per la lotta al terrorismo: due culture diverse e rimaste lontane per anni che ora, dopo l’ennesima dimostrazione di carattere della Russia, stanno per coordinare una campagna aerea di lunga durata in Siria.
Se il piano dovesse andare avanti con successo, la Russia potrebbe ritrovare lo status di superpotenza che aveva perso con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991.
Rimane solamente il dubbio sulla presenza di forze di terra mentre Stati Uniti e Russia procederanno agli attacchi aerei, ma l’Isis si è indebolito nell’ultimo anno, tanto quanto si è rafforzata la Russia.
Fonte: qui
12 settembre 2013

martedì 21 giugno 2016

Il Pakistan denuncia gli USA all’ONU: ”Basta con i vostri droni, state massacrando la nostra popolazione”

droniIl Pakistan ha denunciato gli attacchi sistematici dei droni statunitensi contro il proprio territorio con il pretesto della lotta contro il terrorismo.


La rappresentante permanente del Pakistan davanti all’Organizzazione delle Nazioni unite, Tehmina Yanyua, ha accusato il silenzio dei media occidentali e degli organismi internazionali davanti al massacro di civili che è stato causato dalle incursioni dei droni senza pilota. 


Il comunicato della Cancelleria Pakistana ha richiesto una risposta dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU davanti alle violazioni dei diritti umani e la perdita di vite preziose causate dagli attacchi dei droni.

L’ambasciatrice ha esortato la comunità internazionale ed il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a seguire da vicino le violazioni dei diritti umani che si producono  come risultato degli attacchi aerei illegali. 


La diplomatica ha aggiunto che i sistematici attacchi di aerei senza pilota degli USA violano anche la carta dell’ONU ed il diritto internazionale.
Dall’invasione dell’Afghanistan avvenuta nel 2001, il Pentagono realizza, su ordine diretto di Obama (premio Nobel per la Pace), bombardamenti contro presunte posizioni del gruppo terrorista dei Talebani nel territorio pakistano, cosa che ha provocato le critiche delle autorità del paese ed il forte risentimento contro gli statunitensi   delle popolazioni colpite .
Islamabad ha qualificato come una violazione della sua sovranità territoriale i voli dei droni statunitensi nel suo spazio aereo, operazioni che hanno causato la morte di centinaia di civili inermi ed una forte reazione di odio da parte della popolazione delle aree interessate che hanno manifestato la loro rabbia e la loro condanna.
Proteste contro attacchi dei droni USA
Proteste contro attacchi dei droni USA
I droni USA colpiscono indiscriminatamente qualsiasi assembramento di persone, come ad esempio feste di matrimonio o gruppi di bambini che giocano all’aperto. Come sostenuto anche da varie organizzazioni internazionali , queste azioni sono considerate veri e propri crimini di guerra la cui responsabilità ricade sulle autorità statunitensi ed in paticolare sul Presidente Obama (premio Nobel per la Pace) che ha autorizzato queste operazioni omicide.
Le operazioni dei droni USA vengono realizzate non solo in Pakistan ma anche in altri paesi come la Somalia, il Sudan, lo Yemen, la Siria, l’Iraq ed altri. Alcune di queste operazioni vengono dirette e partono da basi americane in Sicilia (Sigonella).
Fonte: Al Mayadeen
Traduzione e sintesi: Luciano Lago
Fonte: qui