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venerdì 27 settembre 2019

RICCARDO BOSSI, IL FIGLIO MAGGIORE DI UMBERTO, NE HA COMBINATA UN'ALTRA: È ANDATO VIA DA UN RISTORANTE DI FIRENZE SENZA PAGARE, USANDO LA SCUSA CHE DOVEVA ANDARE A UN BANCOMAT A PRELEVARE

ORA È STATO IDENTIFICATO E DENUNCIATO PER INSOLVENZA FRAUDOLENTA. E PRESTO POTREBBE AGGIUNGERSI ANCHE UN ALBERGO, CHE…

RICCARDO BOSSI IN PISTA jpegRICCARDO BOSSI IN PISTA
Riccardo Bossi di nuovo nei guai. Il figlio maggiore, 40 anni, dell'ex Leader della Lega Nord Umberto Bossi è stato denunciato per insolvenza fraudolenta da un ristoratore fiorentino. Ne dà notizia oggi il quotidiano «La Nazione».

umberto bossi con il figlio riccardoUMBERTO BOSSI CON IL FIGLIO RICCARDO








Secondo quanto è stato ricostruito, sabato scorso, Riccardo Bossi, in compagnia di una ragazza, ha cenato in un ristorante in piazza Beccaria, «Antico Beccaria», a Firenze, e, al momento di pagare il conto, una sessantina di euro, si sarebbe dileguato sostenendo che doveva andare a un bancomat a prelevare il contante.

riccardo bossi 1RICCARDO BOSSI
Il ristoratore, Gaetano Lodà, un passato di spicco nella tifoseria viola, aveva salvato sull'agenda il numero del telefonino con il quale gli era arrivata, nel pomeriggio di sabato, la prenotazione del tavolo, senza neanche sapere che fosse il figlio del fondatore della Lega. Ma nel frattempo ha avvertito anche la polizia, che ha rintracciato il figlio maggiore del 'senatur' in un residence non distante.

Antico Beccaria FIRENZEANTICO BECCARIA FIRENZE





Riccardo Bossi è stato identificato, e informato del rischio di una denuncia. Una denuncia che il giorno dopo il ristoratore, assistito dagli avvocati Michele Ducci e Michele D'Avirro, ha puntualmente sporto per il reato di insolvenza fraudolenta, e alla quale potrebbe aggiungersi anche quella dell'albergo.

Al momento di saldare, domenica mattina, il fratello maggiore del Trota, secondo quanto scrive sempre «La Nazione», non aveva infatti altri soldi da aggiungere ai 100 euro che aveva anticipato con la prenotazione.

riccardo bossiRICCARDO BOSSI
«Non è certo per la somma, ma è una questione di principio. E magari con la mia denuncia, metto in guardia qualche altro commerciante fiorentino dal guardarsi da questo signore», ha detto il ristoratore Lodà al quotidiano fiorentino. Riccardo Bossi, residente a Gallarate (Varese), nei giorni scorsi ha ricevuto la seconda condanna in appello per la truffa a un gioielliere di Busto Arsizio: fece shopping di Natale (gioielli per la fidanzata di allora e un costosissimo Rolex) e anche quella volta si 'dimenticò' di passare a pagare.

Fonte: qui

lunedì 8 luglio 2019

Iran: da oggi arricchiamo l'uranio al 5%

L'annuncio ufficiale del governo allo scadere dell'ultimatum

Ansa - Alla scadenza dell'ultimatum l'Iran dà seguito alle minacce e inizia ufficialmente la seconda fase del piano per ridurre i suoi obblighi previsti dall'accordo sul nucleare del 2015, aumentando il livello di arricchimento dell'uranio al 5%, dal 3,67% stabilito dall'accordo. Lo ha annunciato il portavoce del governo Ali Rabiei, in una conferenza stampa congiunta con il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi e con il portavoce dell'Organizzazione dell'energia atomica iraniana (AEOI), Behrouz Kamalvandi.

L'annuncio dell'Iran, atteso, è arrivato allo scadere dell'ultimatum di 60 giorni intimato ai Paesi dell'Unione europea, partner dell'accordo nucleare, perché salvassero l'intesa varando misure efficaci per allentare la stretta sul commercio provocata dalle sanzioni statunitensi.

Ma l'Iran stabilirà altri 60 giorni come nuova scadenza per i Paesi europei e i colloqui continueranno con l'Ue per soddisfare le richieste di Teheran. Lo ha detto il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi in conferenza stampa. La Repubblica islamica chiede agli europei di spingere sullo strumento finanziario Instex - pensato per aggirare le sanzioni americane e consentire la continuazione degli scambi economici fra l'Europa e l'Iran - acquistando petrolio iraniano o fornendo una linea di credito per il Paese.

Allo scadere di questi nuovi 60 giorni Teheran minaccia una "terza tappa" nel processo di superamento dell'accordo sul nucleare del 2015.

"Nell'ultimo anno abbiamo dato abbastanza tempo alla diplomazia e ora non stiamo violando l'accordo ma perseguendo i nostri diritti basati sull'accordo. Dobbiamo presentare una denuncia contro gli Stati Uniti e l'Ue per averlo violato". Lo ha sottolineato il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi, nella conferenza stampa in cui è stato dato l'annuncio che Teheran supererà gli attuali limiti di arricchimento dell'uranio. L'Iran, è stato sottolineato, aumenterà anche la produzione di acqua pesante superando il limite attuale imposto dall'accordo del 2015. "Aumentiamo l'arricchimento per fornire il combustibile per la nostra centrale nucleare e al momento non abbiamo bisogno di carburante per il reattore di Teheran", ha aggiunto il viceministro.   

Netanyahu, l'Europa ripristini le sanzioni all'Iran  - Il premier Benyamin Netanyahu è tornato a chiedere all'Europa il "ripristino delle sanzioni" all'Iran dopo l'annuncio di Teheran sul superamento delle quote di uranio arricchito. Un superamento che - ha aggiunto il premier - ha solo uno scopo, "la produzione di bombe atomiche". Netanyahu ha poi sottolineato che l'arricchimento dell'uranio a tali livelli "è una mossa molto, molto, pericolosa".

L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha dichiarato che i suoi ispettori in Iran faranno rapporto al quartier generale di Vienna "al più presto, appena verificheranno lo sviluppo annunciato" da Teheran. L'organismo di sorveglianza nucleare delle Nazioni Unite ha affermato di essere a conoscenza dell'intenzione di Teheran di voler superare il limite sull'arricchimento dell'uranio imposto dall'accordo del 2015 ma non ha dato ulteriori dettagli al di là della stringata dichiarazione.

domenica 24 marzo 2019

L’ASSURDA VICENDA GIUDIZIARIA DEI FIGLI DI MARIANNA MANDUCA, LA CATANESE UCCISA A COLTELLATE IL 3 OTTOBRE 2007 DAL MARITO: ORA LO STATO CHIEDE INDIETRO IL RISARCIMENTO CONCESSO IN PRIMO GRADO PERCHÉ TANTO L'UOMO...L’AVREBBE UCCISA LO STESSO!

DAVVERO LA SUA MORTE NON POTEVA ESSERE EVITATA, NONOSTANTE LA DONNA AVESSE FIRMATO 12 DENUNCE?

Giusi Fasano per il “Corriere della Sera”

marianna manducaMARIANNA MANDUCA
È la resa. È lo Stato che alza bandiera bianca e in una sentenza scrive, in sostanza, che l' omicidio di Marianna Manduca non poteva essere evitato. È lo Stato che ammette l' inammissibile, e cioè che qualunque cosa il sistema Giustizia avesse fatto per intercettare le esigenze di lei, lui - suo marito - l' avrebbe comunque uccisa. Una specie di vittima predestinata, Marianna. E, dodici anni dopo la sua morte, oggi diventano più vittime di quanto lo siano mai stati anche i suoi tre figli, ancora tutti minorenni.

A loro il verdetto di primo grado aveva concesso un risarcimento perché la magistratura non aveva fatto abbastanza per proteggere la mamma. A loro adesso la sentenza d' appello chiede di restituire tutto. È lo Stato (formalmente la presidenza del Consiglio) che chiede i soldi indietro a tre orfani. Marianna, 32 anni, vita e famiglia a Palagonia, in provincia di Catania, fu uccisa a coltellate il 3 ottobre del 2007 da suo marito, Saverio Nolfo, poi condannato a 21 anni di carcere.
saverio nolfoSAVERIO NOLFO

Lei aveva firmato 12 denunce contro di lui: d' accordo. Nelle ultime aveva spiegato che lui si era presentato con un coltello e che le minacce di sempre erano diventate tangibili: va bene. Era un uomo pericoloso e le aveva promesso di ammazzarla: certo. Ma «ritiene la Corte» che a nulla sarebbe valso sequestrargli il coltello con cui l' ha uccisa «dato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilità di un' arma simile».

Nemmeno «l' interrogatorio dell' uomo avrebbe impedito l' omicidio della giovane donna», scrivono i giudici. Tutt' al più lui avrebbe capito «di essere attenzionato dagli inquirenti». Men che meno avrebbe avuto effetto una perquisizione a casa sua per scovare il coltello mostrato a lei minacciosamente. In pratica, «ritiene la Corte», che «l' epilogo mortale della vicenda sarebbe rimasto immutato».
marianna manduca 1MARIANNA MANDUCA

Ventuno pagine di sentenza per descrivere il senso di totale impotenza della magistratura (in quel caso la Procura di Caltagirone) davanti alle suppliche di aiuto di Marianna. E per smentire la decisione di primo grado che invece aveva parlato di «grave violazione di legge con negligenza inescusabile» nel «non disporre nessun atto di indagine rispetto ai fatti denunciati» e nel «non adottare nessuna misura per neutralizzare la pericolosità di Saverio Nolfo».

marianna manduca 2MARIANNA MANDUCA
Il giudizio d' appello, invece, sostiene che la Procura fece il possibile date le leggi del momento (ancora non c' era la legge sullo stalking). Dice che - è vero - non eseguì la perquisizione e quindi non sequestrò il coltello, ma le due non-azioni, appunto, non sarebbero bastate a scongiurare il peggio.

marianna manduca 3MARIANNA MANDUCA




Per i maltrattamenti e le minacce di morte era previsto anche allora l' arresto (quello sì che avrebbe scongiurato il delitto) ma i comportamenti di Nolfo non furono interpretati all' epoca, e non lo sono in questa sentenza, come gravi: «Non consentivano l' applicazione della misura cautelare». Nemmeno quando lui accolse Marianna mostrandole un coltello a serramanico con il quale finse di pulirsi le unghie. Nessuna responsabilità significa niente risarcimento, «e se la Cassazione non rivedrà il giudizio per i miei figli sarà la rinuncia al futuro che avevano sperato, per esempio all' università» si tormenta Carmelo Calì, il cugino di Marianna che, già padre di due figli, subito dopo l' omicidio adottò i suoi tre bambini senza averli mai conosciuti prima.
marianna manduca1MARIANNA MANDUCA

È suo il nome che figura nella causa contro la presidenza del Consiglio. I suoi avvocati, Licia D' Amico e Alfredo Galasso, si dicono «sconcertati» e parlano di una magistratura che «dovrebbe riflettere su questa permanente tendenza all' autoassoluzione». Fa sentire la sua voce anche Mara Carfagna, che definisce la sentenza «sconvolgente» e scrive: «La Corte d' Appello dice agli orfani e a tutti noi che quel femminicidio non poteva essere evitato, denunciare i violenti è vano». Per Marianna andò esattamente così: dodici denunce. Tutto vano.

Fonte: qui

lunedì 23 gennaio 2017

Rigopiano, i vigili del fuoco: siamo pochi e lavoriamo in condizioni disperate

Rigopiano, lo sfogo dei pompieri

Sono talmente pochi i vigili del fuoco che scavano nella neve a Rigopiano senza mai perdere la speranza di trovare qualcuno vivo che non riescono nemmeno a fare i turni. Mangiano poco, lavorano al gelo con la divisa “normale”, non adatta a queste temperature.
Solo venticinque vigili del fuoco lavorano a Rigopiano nelle ricerche dei dispersi nella notte. Undici uomini di Pisa, otto di Roma e appena sei di Pescara”, dice al Tempo Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo: “Il personale è scoraggiato dal fatto che, per ordini dall’alto, durante la notte sia stato ridotto perfino del 30% mentre in situazioni simili ci sarebbero dovuti essere 300 pompieri a ogni ora a tirare fuori le persone da sotto la neve”. “Ci vorrebbe un esercito”, si sfoga uno dei pompieri al lavoro nella zona di Farindola. Invece siamo pochi, talmente pochi che una zona dell’hotel non è stata proprio battuta”.
I vigili del fuoco – come riporta Libero – sono appena quaranta durante il giorno. “Eppure basterebbe mettere delle torri-luce per lavorare anche la notte”, continua Marco Piergallini, pompiere e sindacalista Conapo, in prima linea a Rigopiano: “Siamo sempre gli stessi, ogni tanto chi si stancava a riposare un’oretta”, “non c’è nemmeno un bagno chimico, e siamo in tanti qui, tra carabinieri, guardia di finanza, volontari, poliziotti, soccorso alpino e noi pompieri. La pipì la facciamo nella neve, per tutto il resto c’è il bosco. Il nostro pranzo di oggi è stato mezzo panino con la Nutella, una merendina e un succo di frutta. La cena di ieri è arrivata alle 4 di notte: la pasta e fagioli era talmente compatta che il mestolo si reggeva da solo”.

martedì 17 gennaio 2017

ESPOSTO - DENUNCIA DI ANTONIO PAPPALARDO SULL'ARRESTO DI OSVALDO NAPOLI

REPARTO OPERATIVO CARABINIERI ROMA
ESPOSTO - DENUNCIA
Io sottoscritto, Antonio PAPPALARDO, Generale dei Carabinieri (ris.), nato a Palermo, il XX.XX.19XX, residente in xxxxxxxx, via XXXXXXXXX,  denuncio quanto segue:
  • Il 13 gennaio 2017 il quotidiano “La stampa” ha pubblicato online un articolo dal titolo “Aggressione a Osvaldo Napoli: 5 Forconi rischiano il processo”, in cui è scritto che:
  • la Procura della Repubblica di Roma ha notificato ieri l’avviso di conclusione indagine per l’accusa di violenza privata;
  • un blitz, una iniziativa, che in molti definirono come “inquietante”, potrebbe presto finire davanti ad un giudice del tribunale di Roma;
  • l’iniziativa di un gruppo di attivisti del Movimento “9 Dicembre Forconi” di circa un mese fa in piazza Montecitorio, quando aggredirono e inscenarono il finto arresto dell’ex parlamentare Osvaldo Napoli, potrebbe essere al centro di un processo penale;
  • si tratta dell’atto che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio. Una inchiesta lampo, quella condotta dal PM Sergio Colaiocco, che ha coordinato l’attività di DIGOS e Carabinieri del Reparto Operativo;
  • Desidero esprimere il mio apprezzamento alla Procura della Repubblica di Roma, alla DIGOS e al Nucleo Operativo dei Carabinieri per la celerità con cui sono state condotte le indagini sull’aggressione di cui sono stato vittima”, ha commentato l’ex parlamentare aggredito;
  • in base a quanto ricostruito dagli inquirenti, quell’azione messa in atto a pochi metri dalla Camera dei Deputati vide coinvolte almeno 5 persone;
  • l’obiettivo non era specificamente Osvaldo Napoli, ma sostanzialmente gli attivisti cercavano un politico da “arrestare”;
  • gli inquirenti hanno individuato i 5 autori, ma gli accertamenti proseguiranno al fine di individuare
tutti i soggetti che hanno avuto un ruolo attivo nel blitz;
  • contestualmente alla chiusura dell’indagine, il PM ha proceduto alla richiesta di archiviazione per manifesta infondatezza di un esposto presentato pochi giorni prima dell’azione dall’ex generale dei Carabinieri, Antonio Pappalardo, in qualità di Presidente dell’Associazione “Movimento per la Liberazione d’Italia” e da Danilo Calvani, Presidente dall’Associazione “9 Dicembre – Forconi”, secondo i quali, dopo la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Consulta sulla legge elettorale, i parlamentari debbono essere considerati gli usurpatori di potere e quindi decadere;
  • la posizione di Pappalardo resta comunque al vaglio degli inquirenti rispetto al blitz del 14 dicembre, perché in base all’informativa della polizia giudiziaria, sarebbe arrivato in piazza Montecitorio pochi minuti dopo l’azione e avrebbe fornito dichiarazioni a sostegno dei fermati agli agenti del Commissariato Trevi-Campo Marzio nelle ore successive al fermo, e postando su facebook messaggi in cui dichiarava legittimo il blitz;
  • la notizia, data dal quotidiano “La stampa”, prima che ne fosse data comunicazione agli interessati, è una grave violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione che tutela la dignità del cittadino e degli esseri umani nella parte in cui si sancisce che:
  1. la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità;
  2. tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali;
  3. è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese;
  • nel momento in cui, come ormai è d’uso da parte di alcuni uffici giudiziari, si da in anticipo la notizia alla stampa, senza che gli interessati possano intervenire ed opporre tempestivamente le loro considerazioni, così esponendo le loro persone a pubblica negativa valutazione, si commette un grave abuso, prassi che questo regime, che sta crollando, perpetua, per bloccare, con la complicità di taluni magistrati, qualsivoglia tentativo di ripristino della libertà, democrazia e legalità della parte più sana del popolo italiano in un contesto socio-politico ormai devastato dalla corruttela politica e dalla collusione con le organizzazioni mafiose e i centri di potere lobbistico occulti;
  • sarà cura del popolo sovrano individuare norme che facciano cessare questa prassi insana, responsabilizzando direttamente i Capi delle Procure della Repubblica di ogni fuga di notizie, per cui costoro risponderanno personalmente degli illeciti commessi sia sul piano penale che civile;
  • la grave insinuazione a carico della mia persona “la posizione di Pappalardo resta comunque al vaglio degli inquirenti rispetto al blitz del 14 dicembre, perché in base all’informativa della polizia giudiziaria, sarebbe arrivato in piazza Montecitorio pochi minuti dopo l’azione e avrebbe fornito dichiarazioni a sostegno dei fermati agli agenti del Commissariato Trevi-Campo Marzio nelle ore successive al fermo, e postando su facebook messaggi in cui dichiarava legittimo il blitz”, si pone in un contesto di attività persecutorie portate avanti da anni da questo regime, con la collaborazione di taluni comandi e uffici di polizia, per reprimere la mia contestazione di un sistema politico perverso e abusivo, che ha assunto ormai tutte le caratteristiche di un regime dittatoriale;
  • tale insinuazione è una grave intimidazione alla mia persona per farlo desistere da una attività più che legittima e sacrosanta di fronte ai gravi delitti che oggi governanti e parlamentari commettono ogni giorno in dispregio di ogni norma costituzionale e di legge;
  • in passato questo regime ha cercato di tapparmi la bocca in vari modi:
  1. nel 1993 mi ha processato per diffamazione perché avevo affermato la più ovvia della verità e cioè che “il Comandante Generale dell’Arma non può essere nominato dalle segreterie dei partiti”. Il processo/farsa si è concluso dopo cinque anni, in Cassazione, con la mia più piena assoluzione. Ma nessuno ha pagato per quel processo farsa, né i magistrati, né lo Stato, né gli Ufficiali dei Carabinieri, che lo hanno innescato, e non sono stato risarcito né sul piano morale, né su quello civile, né mi è stato corrisposto alcun indennizzo per le rilevanti spese giudiziarie sostenute;
  2. nel 2000 sono stato tacciato di essere un golpista da questi politici fasulli e dai giornalisti prezzolati e venduti. In appena tre mesi la Procura Militare della Repubblica (con grande coraggio e ponendosi contro un sistema che mi voleva “morto”) ha archiviato il procedimento perché del tutto insussistente. Il Procuratore Intelisano mi confidò che lo avevano invitato a tenermi sui “carboni ardenti”, per diversi mesi, per neutralizzarmi. Ma lui si è opposto, con alto senso della giustizia, a questo ignobile linciaggio. Non altrettanto è accaduto con la Procura ordinaria della Repubblica di Roma che, da me esortata, una volta archiviata l’assurda accusa nei miei confronti (ero Presidente del COCER e potevo tranquillamente criticare il governo D’Alema) a perseguire i miei detrattori e diffamatori (allego le volgari e assurde offese contro la mia persona):
  1. ha chiesto l’archiviazione dicendo che i parlamentari non avevano alcuna colpa perché avevano diffuso le diffamazioni riportate in tutti i giornali; i giornalisti non ne rispondevano perché avevano rilevato la notizia dall’ANSA (manovrata, come poi si è saputo, dal Comando Generale dell’Arma e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri); l’ANSA non era imputabile perché aveva ricevuto la notizia da Dio. Una vergogna e un atto grave che ha ignorato tutte le sentenze della Cassazione sul reato di diffamazione a mezzo stampa, così rilevando lo scarso senso della giustizia che hanno taluni magistrati, privi di ogni autonomia e indipendenza rispetto al potere politico;
  2. non ha inteso verificare la terribile testimonianza di due Appuntati dei carabinieri che, trovandosi fuori dal Senato, che stava approvando la legge di riordino dei Carabinieri, avevano sentito distintamente (dichiarazione allegata), assumendosi ogni responsabilità, un senatore della Repubblica (poi identificato per Ludovico Corrao del Partito democratico) dire al suo telefonino le seguenti parole: “Metta sul tavolo del Presidente. Il Colonnello Pappalardo ha dichiarato: “Lo Stato siamo noi. Il Cocer: fonderemo il nuovo Stato”, parole riportate pari pari sul comunicato ANSA, uscito due ore dopo. Era chiaro il complotto contro la mia persona. Chi era quel farabutto di Presidente che doveva essere avvisato che la legge sul riordino dei Carabinieri era stata approvata dal Senato, per poi innescare il falso golpe a mio carico? Non lo sapremo mai perché il PM non ha inteso, nonostante la richiesta dei miei legali, di rilevare i relativi dati dai tabulati telefonici. Non è così che si fa giustizia! E’ una vergogna, al quale il popolo sovrano saprà porre rimedio;
  1. nel 2011, nel momento in cui difendevo gli interessi del popolo lampedusano, lasciato solo dal governo Berlusconi, durante l’invasione biblica dell’isola da parte dei tunisini che fuggivano dal Ben Alì e dai suoi accoliti, sono stato accusato di aver usato la “voce vibrante”, senza alcun tono minaccioso, nei confronti del locale sindaco, che non si occupava dei suoi conterranei, reato che non esiste nel codice penale. Il processo è durato 5 anni e alla fine sono stato prosciolto pienamente. Anche in questo caso nessuno ha pagato, né la DIGOS che ha inviato l’informativa di reato fasulla, né i Carabinieri, né la magistratura che si è inventato il processo, né lo Stato;
  • come purtroppo accade ed è accaduto negli ultimi 40 anni in danno di centinaia di migliaia di cittadini che, processati per reati inesistenti e poi assolti, sono stati rovinati e qualcuno si è pure suicidato, la giustizia in Italia fa acqua da tutte le parti. E’ tempo di intervenire! Il popolo sovrano deve bloccare i processi farsa, rivisitare i cosiddetti processi “politici”, inventati da taluni funzionari di polizia e magistrati, complici di questo regime che va al più presto seppellito, in rispetto delle leggi penali;
  • oggi si sta cercando di iniziare un nuovo processo farsa contro la mia persona. Ma oggi non sono solo. C’è un popolo che mi conosce e mi apprezza, pronto ad entrare in azione per far rispettare la giustizia, la legalità, la democrazia e la dignità delle persone;
  • in merito ai fatti narrati a loro modo dagli uffici della DIGOS di Roma, che dovranno rispondere delle false informazioni riferite alla magistratura, faccio presente da Ufficiale dei Carabinieri, abituato per 40 anni a inviare referti informativi puntuali e precisi, con dati tutti verificabili che:
  1. il 18 novembre 2016, ho inviato a tutte le Procure della Repubblica d’Italia, quale Presidente del Comitato dei Saggi del “Movimento Liberazione Italia”, insieme a Danilo Calvani, Presidente del Movimento “9 Dicembre – Forconi”, una denuncia a carico dei governanti e parlamentari tutti abusivi dal gennaio 2014 a seguito della ben nota sentenza della Corte Costituzionale. All’epoca non facevo parte del Movimento dei Forconi e nemmeno del Movimento Liberazione Italia, limitandomi, quale saggio, a dare il mio contributo di pensiero alle giuste rivendicazioni di un popolo affamato e avvilito. Quindi la denuncia non è stata presentata qualche giorno prima della cosiddetta presunta aggressione, come attesta falsamente la DIGOS, almeno come scrive il giornalista della Stampa, ma ben un mese prima;
  2. non avendo avuto alcuna risposta dalla magistratura, atteso il fatto che dopo l’esito referendario del 4 dicembre contro questo regime, gli abusivi rimanevano al potere, abbiamo deciso di fare sit-in di protesta in varie piazze d’Italia ad iniziare dal 12 dicembre per 5 giorni;
  3. a Roma il sit-in si è tenuto a piazza dell’Esquilino, dove la Questura di Roma ci ha autorizzati a permanere solo per due giorni per inspiegabili motivi di ordine pubblico, così facendo accrescere una tensione fra i manifestanti, per motivi che vanno ricercati;
  4. abbiamo chiesto alla Questura, tramite Giuseppe Pino, Presidente del SUPU, organismo sindacale, di continuare la nostra protesta nella piazzetta del Parlamento, di fronte a palazzo Montecitorio il 14 dicembre;
  5. la Questura di Roma, in modo altrettanto inspiegabile, con evidenti intenti di far crescere la tensione fra i dimostranti, non ci ha concesso nemmeno questa piazzettta, per cui il 14 dicembre un centinaio di persone, giunte sul posto, sono state invitate ad allontanarsi per la mancata concessione;
  6. sono rimasto nella piazzetta da solo con il Commissario che dirigeva il servizio di ordine pubblico il quale ad un certo punto mi ha detto: “Allora Generale, che facciamo, ce ne andiamo?”. Gli ho risposto: “Certo, qui non ci sono black-block. Non ci avete dato la piazza. Tutti a casa”;
  7. è stato in quel momento che si è sentito un gran vociare provenire dalla strada posta sul lato sinistro per chi guarda Palazzo Montecitorio. Sia io che il commissario ci siamo portati di corsa sul posto;
  8. qui ho sentito alcuni dei Forconi gridare all’indirizzo di un deputato, che si era tentato di arrestare in quanto abusivo sulla base delle denuncia del 18 novembre, accantonata dalla Procura della Repubblica di Roma;
  9. come si può ben rilevare dai filmati ho invitato gli autori del gesto a consegnare l’arrestato alla polizia giudiziaria, sulla base del codice di procedura penale;
  10. il Vice Questore, dirigente del Commissariato di polizia Trevi-Campo Marzio, mi ha chiesto se stavo difendendo i Forconi. Ho risposto affermativamente. Mi ha pregato di fornire la mia collaborazione per portare il tutto alla calma e di portarci al vicino Commissariato. Ho convinto i Forconi ad aderire;
  11. lì ho appreso che si era cercato di arrestare Osvaldo Napoli, che non era nemmeno parlamentare in carica. Costui però aveva tratto in inganno i Forconi perché aveva millantato di godere di immunità. Perché egli si è ammantato di una garanzia costituzionale, ben sapendo che non era più un parlamentare in carica? Si è forse spaventato che sarebbe stato di lì a poco consegnato ai Carabinieri? Cosa temeva che i Carabinieri scoprissero addosso alla sua persona o nella sua borsa?;
  12. a questo punto mi sarei aspettato che i funzionari di polizia procedessero contro i Forconi che avevano sbagliato nel cercare di arrestare une persona che non era fra quelle da fermare;
  13. invece il suddetto Vice Questore mi ha preso in disparte e mi ha detto che era stato solo un gesto dimostrativo e che tutt’al più i forconi avrebbero potuto rispondere di omessa comunicazione alle autorità della manifestazione svolta, una mera contravvenzione, che sarebbe poi caduta in giudizio;
  14. la celerità, insolita, con cui si è conclusa l’indagine a carico dei 5 forconi per violenza privata (appena 20 giorni), peraltro apprezzata dalla presunta vittima, anche lei rimasta colpita da tale procedura mai attuata in alcuna Procura d’Italia, fa chiaramente intendere che c’è da parte della Procura della Repubblica di Roma un tentativo di coprire le ben più gravi responsabilità a carico dei governanti e parlamentari che non si intendono indagare;
  15. contemporaneamente lo stesso PM ha chiesto l’archiviazione della nostra denuncia, che avrebbe richiesto ben altro magistrato e ben più profonde valutazioni;
  16. non va peraltro sottaciuto che lo scrivente, per confortare la denuncia del 18 novembre, ne ha presentata un’altra direttamente nelle mani del Procuratore della Repubblica di Roma, dott. Pignatone, il 15 dicembre, il giorno dopo la presunta aggressione, originata dal millantato credito di Osvaldo Napoli, per motivi che vanno ricercati. La denuncia (in allegato), più circostanziata, è a firma sempre di Danilo Calvani e di Antonio Pappalardo, Presidente del Comitato dei Saggi;
  17. il dott. Pignatone ha promesso approfonditi personali, accertamenti, che alla fine non sono stati svolti, essendosi preferito affidare le verifiche ad un Sostituto Procuratore. Eppure di mezzo c’è addirittura il Capo dello Stato, la cui posizione processuale - fatto che in questi giorni ho ribadito senza tema anche in varie interviste televisive - è la più sconvolgente, per quanto si dirà appresso;
  • a tal proposito va detto che qualche giorno prima della fine del 2016, il Comitato per la Legalità, costituitosi in ambito “9 Dicembre – Forconi” e sostenuto da diversi Movimenti di Liberazione popolari, in nome e per conto del Popolo Italiano, ha inviato una lettera aperta al Capo dello Stato (atto in allegato) in cui si sono poste al Presidente della Repubblica alcune domande, alle quali lui avrebbe dovuto dare risposte chiare ed esaurienti nel suo discorso di fine anno:
  1. Ci vuole spiegare come ha potuto nel gennaio del 2014 giudicare incostituzionale, come membro della Corte Costituzionale, la legge cosiddetta “Porcellum”, che ha eletto il parlamento in carica, e il 3 febbraio del 2015 accettare l’elezione a Capo dello Stato dallo stesso Parlamento, da lei delegittimato? Al di sopra delle leggi degli uomini, esiste la legge morale, della coerenza e della linearità dei comportamenti. Soprattutto esiste il senso dell’etica delle Istituzioni”
  2. Da un quotidiano apprendiamo che suo padre è stato indicato da un pentito di mafia, giudicato pienamente attendibile dalla Corte d’Appello di Trapani, uomo d’onore della famiglia di Castellammare del Golfo”;
  3. Apprendiamo, altresì, che il suo nome compare negli elenchi telefonici di agende e rubriche di logge massoniche collegate con la mafia, scoperti a seguito di perquisizioni della polizia, logge che la Corte d’Assise di Trapani ha sentenziato essere infestate da elementi mafiosi, nell’ambito del processo Rostagno, che poco prima di essere ucciso, stava indagando proprio su queste logge”;
  4. Tutto ciò è vero o è falso?”;
  5. Il Popolo italiano non può rimanere nel dubbio. La magistratura si deve sbrigare a dare esaurienti risposte”;
  6. Se tutte queste accuse fossero vere, come ha potuto accettare l’elezione a Capo dello Stato, senza comprendere che sarebbe stato esposto a ignobili ricatti, compromettendo così la stessa stabilità dello Stato, in cui Cittadini onesti e Carabinieri, Poliziotti e Militari credono fermamente e che difendono a viso aperto e a testa alta!”.
  • a queste domande Sergio Mattarella non ha inteso rispondere. Né la magistratura ha inteso restituire piena credibilità e affidabilità alla Massima carica dello Stato;
  • si cerca, come nella vicenda delle trattative fra Stato e Mafia, di minimizzare il tutto, minacciando i magistrati inquirenti e i cittadini che non intendono più tollerare abusi di ogni genere da parte di chicchessia, di rappresaglie;
  • ma il popolo, sovrano, non è più disposto a subire. Si può anche tollerare che i governi negli ultimi anni con politiche sociali ed economiche stolte abbiano affamato il popolo e sottratto ad esso la sovranità in ogni settore, ma non che il Capo dello Stato, il Capo del Governo, i Ministri e i Parlamentari siano abusivi da oltre tre anni, contro ogni norma dello Stato di diritto e che un PM si permetta di chiudere sbrigativamente una inchiesta che prevede delitti contro la personalità dello Stato, con pene sino all’ergastolo;
  • ecco perché il 2 gennaio 2017 il Popolo sovrano ha emesso l’Ordine di Cattura Popolare, che il 4 gennaio successivo è stata inviata con lettera del Movimento “9 Dicembre – Forconi” a tutti i Comandi e gli Uffici di Polizia (atti allegati), che ho firmato come portavoce del suddetto Movimento di cui condivido oggi pienamente tutte le sue iniziative di protesta, purché pacifiche, ordinate e nel rispetto della legge;
  • certo fa male apprendere che il Comandante Generale dell’Arma e taluni vertici militari siano stati prorogati da questo governo di abusivi e che abbiano accettato, assumendosi ogni responsabilità di fronte ad un popolo, che, attesa l’assenza dei massimi organi istituzionali perché delegittimati, è costretto a riprendere tutti i poteri dello Stato, sulla base dell’art. 1 della Carta Costituzionale, che attribuisce solo al popolo la sovranità, limitata nell’esercizio solo quando però vi sono organi legittimi, che la possono esercitare nelle sue varie espressioni, legislativa, esecutiva e giudiziaria;
  • la proroga del Comandante Generale e di taluni vertici militari è tanto più grave laddove si consideri che:
  1. il governo che ha deliberato la proroga è abusivo;
  2. le proroghe sono state approvate violando quanto espressamente prevede la legge Madia sui collocamenti a riposo per raggiunti limiti di età e sono l’inequivocabile segno che il Paese è governato da una classe politica che non si fa alcuno scrupolo né della legge, né di spingere importanti istituzioni, come le Forze Armate e in particolar modo l’Arma dei Carabinieri verso uno stato di illegalità evidente, applicando sistematicamente pesi e misure differenti in una logica perfettamente rispondente al modus operandi che ha caratterizzato gli ultimi 60 anni della Repubblica: le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici;
  3. la Pinotti proponendo queste proroghe ha dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza a ricoprire l’incarico di Ministro della Difesa. Di recente ha proposto e ottenuto la proroga di un generale, colpito dai limiti di età, mantenendolo contrariamente alla legge, nel suo duplice incarico di Presidente del COCER e di Direttore Generale della Direzione Generale del Personale Militare. E’ come se Marchionne fosse contemporaneamente Amministratore unico della FIAT e Segretario Generale della CGIL. L’Italia è ormai diventata la Repubblica della banane;
  4. questa casta politica tende sempre più a sottrarsi alla legge: si permette di prorogare un Comandante Generale, che viene indagato dai suoi stessi Carabinieri, per un grave reato commesso. Come possono lavorare questi Carabinieri? In quali condizioni possono indagare? Viene inevitabilmente alla mente la frase del marchese del Grillo: “IO SONO IO E VOI NON SIETE UN CAZZO!”, ovviamente riferita al Popolo Italiano e ai laboriosi Carabinieri, che sono la sua espressione più genuina e autentica;
  5. mi auguro che i generali Del Sette, Graziano e Errico, in uno scatto di orgoglio militare, si dimettano immediatamente, rifiutandosi di identificarsi in un Governo di abusivi;
  6. non va, peraltro, ignorato il contenuto dell’art. 4, ultimo comma, della legge 382 del 1978, “Nuove norme di principio sulla disciplina militare”, che sancisce che il militare, al quale viene impartito un ordine manifestamente rivolto contro le istituzioni dello Stato o la cui esecuzione costituisce comunque manifestamente reato, ha il dovere di non eseguire l’ordine. Come si può obbedire a governanti, parlamentari, ministri, Comandante Generale e Vertici Militari abusivi, prorogati con atto che si pone contro la legge?
  7. lo Stato non esiste più e i magistrati che tendono a censurare coloro che intendono ripristinare libertà, legalità e democrazia, sono da ritenere complici di un disegno eversivo che va individuato e punito nelle forme e nei modi previsti dalle leggi.
Il Comitato per la Legalità, al fine di sottrarre l’Arma dei Carabinieri al condizionamento politico, proporrà al Popolo sovrano l’allegata proposta di legge, restituendole quella dignità istituzionale che le apparteneva sin dalla sua nascita. E ciò perché solo il connubio Forze Armate, Carabinieri, Forze di Polizia e Popolo porterà in Italia libertà, legalità e democrazia.
Si chiede pertanto alla parte sana della magistratura e alle forze militari e di polizia, non condizionate da questi abusivi, di porsi al fianco del Popolo Sovrano, perseguendo tutti coloro che stanno compromettendo la sovranità popolare con accordi internazionali ben noti, così compiendosi gravissimi delitti contro la personalità dello Stato, come da più parti paventato.
Quale compositore musicale ho composto un requiem, eseguito nel Teatro Bellini di Catania, che termina con le seguenti parole, tratte dal libro l’Ecclesiastico del Vecchio Testamento:
Noli quaerere fieri iudex, nisi valeas virtute irrumpere iniquitate”.
Non cercare di fare il giudice, se non sei capace di sradicare le ingiustizie”.
Questa esortazione è rivolta alla Procura della Repubblica di Roma e a tutte le magistrature d’Italia, affinché sia fatta piena giustizia in una vicenda in cui l’unica vittima è il Popolo Italiano, che è stato devastato nei suoi sentimenti, nei suoi valori, nella sua dignità!


Antonio Pappalardo

martedì 21 giugno 2016

Il Pakistan denuncia gli USA all’ONU: ”Basta con i vostri droni, state massacrando la nostra popolazione”

droniIl Pakistan ha denunciato gli attacchi sistematici dei droni statunitensi contro il proprio territorio con il pretesto della lotta contro il terrorismo.


La rappresentante permanente del Pakistan davanti all’Organizzazione delle Nazioni unite, Tehmina Yanyua, ha accusato il silenzio dei media occidentali e degli organismi internazionali davanti al massacro di civili che è stato causato dalle incursioni dei droni senza pilota. 


Il comunicato della Cancelleria Pakistana ha richiesto una risposta dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU davanti alle violazioni dei diritti umani e la perdita di vite preziose causate dagli attacchi dei droni.

L’ambasciatrice ha esortato la comunità internazionale ed il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU a seguire da vicino le violazioni dei diritti umani che si producono  come risultato degli attacchi aerei illegali. 


La diplomatica ha aggiunto che i sistematici attacchi di aerei senza pilota degli USA violano anche la carta dell’ONU ed il diritto internazionale.
Dall’invasione dell’Afghanistan avvenuta nel 2001, il Pentagono realizza, su ordine diretto di Obama (premio Nobel per la Pace), bombardamenti contro presunte posizioni del gruppo terrorista dei Talebani nel territorio pakistano, cosa che ha provocato le critiche delle autorità del paese ed il forte risentimento contro gli statunitensi   delle popolazioni colpite .
Islamabad ha qualificato come una violazione della sua sovranità territoriale i voli dei droni statunitensi nel suo spazio aereo, operazioni che hanno causato la morte di centinaia di civili inermi ed una forte reazione di odio da parte della popolazione delle aree interessate che hanno manifestato la loro rabbia e la loro condanna.
Proteste contro attacchi dei droni USA
Proteste contro attacchi dei droni USA
I droni USA colpiscono indiscriminatamente qualsiasi assembramento di persone, come ad esempio feste di matrimonio o gruppi di bambini che giocano all’aperto. Come sostenuto anche da varie organizzazioni internazionali , queste azioni sono considerate veri e propri crimini di guerra la cui responsabilità ricade sulle autorità statunitensi ed in paticolare sul Presidente Obama (premio Nobel per la Pace) che ha autorizzato queste operazioni omicide.
Le operazioni dei droni USA vengono realizzate non solo in Pakistan ma anche in altri paesi come la Somalia, il Sudan, lo Yemen, la Siria, l’Iraq ed altri. Alcune di queste operazioni vengono dirette e partono da basi americane in Sicilia (Sigonella).
Fonte: Al Mayadeen
Traduzione e sintesi: Luciano Lago
Fonte: qui