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sabato 13 giugno 2020

ECCO COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA IL PIZZO IN MESSICO

DUE KILLER ENTRANO IN UN’OFFICINA A CELAYA ED ESPLODONO QUATTRO COLPI DI PISTOLA AL PROPRIETARIO CHE VIENE COLPITO ALLA TESTA E MUORE 

PRIMA DI FUGGIRE COSPARGONO IL PAVIMENTO DI LIQUIDO INFIAMMABILE E INCENDIANO L’ATTIVITÀ: NON DI PRIMA DI SPARARE ANCHE A…

DAGONEWS

 

killer uccidono proprietario di un'officina in messico 2KILLER UCCIDONO PROPRIETARIO DI UN'OFFICINA IN MESSICO 

Le autorità dello stato centrale messicano di Guanajuato sono a caccia di due uomini che hanno ucciso il proprietario di un’officina e hanno incendiato la sua attività prima di darsi alla macchia.

 

Come si vede dalle immagini delle telecamere di sicurezza, i due killer sono entrati nell’officina a Celaya e hanno sparato all’uomo che si trovava dietro il bancone: hanno esploso quattro colpi di pistola, uno dei quali ha colpito alla testa la vittima.

killer uccidono proprietario di un'officina in messico 5KILLER UCCIDONO PROPRIETARIO DI UN'OFFICINA IN MESSICO 

 

Subito dopo hanno cosparso il pavimento di liquido infiammabile e incendiato l'attività. Prima di fuggire uno dei due è tornato indietro per sparare a un dipendente che era sopravvissuto all’attacco. Secondo le autorità l’omicidio è legato al mancato pagamento del pizzo.

domenica 9 febbraio 2020

Il Messico schiera le Elites dei Marines per combattere i cartelli della droga in risposta alla pressione dell'amministratore di Trump

Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha schierato la forza marina d'élite in gran parte marginale del Messico per combattere i cartelli della droga, a seguito delle pressioni dell'amministrazione Trump per rafforzare la sua lotta contro le sostanze illecite, secondo il Wall Street Journal - che rileva che la mossa segna un passaggio da una "strategia antidroga che ha in gran parte posto fine al perseguimento di arresti di alto profilo e si è concentrata quasi esclusivamente sulla riduzione della povertà".
"Stiamo di nuovo operando", ha detto un alto ufficiale della marina messicana, aggiungendo " Gli obiettivi che dobbiamo raggiungere dopo che sono stati definiti ".
Marines ha presentato Joaquín "El Chapo" Guzmán ai media a Città del Messico dopo la sua cattura nel 2014. In seguito è fuggito ed è stato riconquistato nel 2016. (Foto: ronaldo schemidt / Agence France-Presse / Getty Images)
La nuova strategia arriva in un crescente allarme a Washington che il Messico non è riuscito a controllare il traffico di droga - evidenziato dall'omicidio di novembre di nove cittadini statunitensi da parte di sospetti sicari del cartello. Secondo i numeri preliminari, gli omicidi del 2019 in Messico sono sulla buona strada per superare il record del 2018 di 36.685, secondo il rapporto.
A guidare la spinta dell'amministrazione Trump è il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr, che ha visitato il Messico due volte per incoraggiare AMLO a riportare i marines nelle forze di polizia antiterroristica, nonché a rafforzare le estradizioni di sospetti che sono fuggiti dagli Stati Uniti mentre erano ricercati per crimini. A gennaio, Barr ha esortato il governo messicano a prendere di mira i laboratori di fentanil , oltre a reprimere i porti marittimi utilizzati per fornire prodotti chimici precursori utilizzati nei laboratori.
Il presidente Andrés Manuel López Obrador del Messico, a destra, ha incontrato il procuratore generale degli Stati Uniti William Barr al Palazzo Nazionale di Città del Messico a dicembre.
In cambio della repressione rafforzata, gli Stati Uniti hanno deciso di intensificare gli sforzi per impedire il contrabbando di armi da fuoco in Messico , secondo le fonti del Journal .
I marines, la forza di sicurezza messicana di cui i funzionari statunitensi affermano di fidarsi di più, sono stati alla base della maggior parte degli arresti e delle uccisioni di alto livello dei leader del cartello negli ultimi due decenni, tra cui due volte la cattura del signore della droga Joaquín "El Chapo" Guzmán.
La forza della marina d'élite è stata in gran parte messa fuori gioco dal signor López Obrador poco dopo che è entrato in carica alla fine del 2018 , parte di una strategia del nuovo governo per fermare il perseguimento delle figure più importanti del cartello e concentrarsi invece sull'attacco alla povertà, un approccio che ha soprannominato "abbracci" , non proiettili. "
L'anno scorso, i marines hanno preso parte a poche operazioni di antiparticolazione. Ma nelle ultime settimane, le unità marine sono state coinvolte in una raffica di arresti di alto profilo, tra cui il capo di un cartello di Città del Messico e parenti stretti di due importanti signori della droga. - Wall Street Journal
Il consulente per la sicurezza di Città del Messico, Eduardo Guerrero, ha dichiarato al Journal che l' approccio " Abbracci, non proiettili " sta cambiando e che si aspetta che gli americani "assumano un ruolo molto proattivo nel spingere il Messico a confrontarsi con i gruppi più potenti, in particolare il Sinaloa e il Cartelli di Jalisco di nuova generazione ".
L'amministrazione Trump ha iniziato ad aumentare la pressione sul Messico a novembre a seguito degli omicidi di tre madri e sei dei loro figli in un complesso mormone fondamentalista nello stato settentrionale di Sonora. Secondo quanto riferito, i sicari del cartello hanno teso un'imboscata alle famiglie mentre lottavano per il controllo dell'area in cui vivevano le vittime.
Dopo il massacro, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti designeranno i cartelli della droga del Messico come organizzazioni terroristiche straniere , una mossa a cui il Messico si è fortemente opposto. Il signor Trump ha sospeso la decisione dopo che il signor Barr ha incontrato alti funzionari durante un viaggio in Messico a dicembre. - Wall Street Journal

Le visite di Barr hanno mostrato risultati misurabili finora, con il Messico che ha accelerato il ritmo delle estradizioni (37 da dicembre su 58 in tutto il 2019) secondo l'ufficio del procuratore generale messicano. Fonte: qui

martedì 12 novembre 2019

IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO SCAPPA IN MESSICO, RISCHIO GUERRA CIVILE IN BOLIVIA


PATTUGLIE CONGIUNTE DI MILITARI E POLIZIA FANNO RONDA PER LA SICUREZZA NEL PAESE. PARLAMENTO CONVOCATO PER DECIDERE NUOVE ELEZIONI 

TRUMP ESULTA PER L’USCITA DI SCENA DI MORALES 

CORBYN, LA RUSSIA E PURE MARADONA ("EVO È UNA BRAVA PERSONA") PARLANO DI COLPO DI STATO…


EVO MORALES CON DIEGO ARMANDO MARADONAEVO MORALES CON DIEGO ARMANDO MARADONA
MARADONA AL FIANCO DI MORALES: “IN BOLIVIA UN COLPO DI STATO”. MADURO: “SONO STATI GLI USA”

La leggenda del calcio Diego Armando Maradona ha espresso il suo sostegno all'ex presidente boliviano Evo Morales, fuggito in Messico, dove ha chiesto asilo, che si è dimesso domenica dal suo incarico e ha denunciato «un colpo di stato orchestrato in Bolivia». Il Pibe de Oro ha pubblicato su Instagram un messaggio con una foto di lui con Morales insieme sorridente, nel 2008.

proteste in bolivia contro l'elezione di evo morales 5PROTESTE IN BOLIVIA CONTRO L'ELEZIONE DI EVO MORALES
«Mi rammarico per il colpo di stato orchestrato in Bolivia, in particolare per il popolo boliviano, e per Evo Morales, una brava persona che ha sempre lavorato per i più poveri», ha scritto l'ex capitano del Napoli e dell'Argentina. Nel corso della sua vita, Maradona in passato è stato un sostenitore di altri leader centro e sudamericani come Fidel Castro a Cuba e Hugo Chavez in Venezuela. 
proteste in bolivia contro l'elezione di evo morales 11PROTESTE IN BOLIVIA CONTRO L'ELEZIONE DI EVO MORALES 

Nel 2008, Maradona, attualmente allenatore del Gimnasia La Plata, si era schierato al fianco della nazionale boliviana, che aveva rivendicato il diritto di giocare in casa nella sua capitale, La Paz, situata a un'altitudine di 3.600 metri. In un recente messaggio, Maradona si è congratulato con Morales per la sua vittoria rivendicata nel primo turno delle elezioni presidenziali boliviane, contestata dall'opposizione.

evo morales scappa in messicoEVO MORALES SCAPPA IN MESSICO




Intanto, a dare manforte a Morales è anche il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che denuncia: «È stato un colpo di stato finanziato e diretto» dagli Stati Uniti, ha commentato nel corso di una riunione con governatori e sindaci delle principali città del Venezuela. Il Venezuela, ha poi dichiarato, «ama» la Bolivia ed «è disposto a dare tutto per la Bolivia». «Fino a dare la nostra vita come popolo per la Bolivia». Le parole di Maduro seguono quelle con cui Trump ha detto che la Bolivia «indica la direzione» per l'opposizione in Paesi come il Venezuela o il Nicaragua. «Ora siamo più vicini ad un emisfero occidentale completamente democratico, prospero e libero», aveva commentato. 

BOLIVIA, È CAOS: MORALES SCAPPA IN MESSICO, RISCHIO GUERRA CIVILE
Roberto Da Rin per ilsole24ore.com


evo moralesEVO MORALES
La Bolivia si è svegliata oggi in un clima di incertezza, caos istituzionale e assoluto vuoto di potere dopo la drammatica giornata che ha portato alle dimissioni del presidente Evo Morales, con molte voci che all’interno del Paese (a partire dallo stesso Morales) e a livello internazionale definiscono l’accaduto «un colpo di Stato». Di questo avviso è il Messico, che ha annunciato di avere concesso l’asilo politico al presidente dimissionario.

Di segno opposto la reazione del presidente americano Donald Trump, secondo il quale l’uscita di scena di Morales è «un momento significativo per la democrazia». La tensione delle ultime ore è salita in seguito alla reazione dei sostenitori di Morales che si sono riuniti a El Alto, grande quartiere popolare di La Paz, a 4150 metri di altitudine, manifestando al motto di “Ora sì, sarà guerra civile”.

Il paradosso della crescita forte coniugata con l’instabilità politica.
evo moralesEVO MORALES
La soluzione della crisi boliviana non sarà affatto facile. Il Paese è spaccato in due: i sostenitori di Morales (quelli delle regioni più povere) e gli avversari principalmente radicati nelle regioni più ricche di materie prime. Il paradosso della crisi boliviana risiede nella dualità tra economia forte e fragilità politica. Il tasso di crescita del Pil boliviano è stato, negli ultimi 5 anni, sempre superiore al 4% , il più alto dell’America Latina. Il vulnus politico, con la crisi in corso che ne consegue, è la forzatura costituzionale di Morales per perpetuare la sua permanenza alla presidenza. Evo guida la Bolivia da quasi 14 anni.

L’appello alla pacificazione
Morales, che dopo aver annunciato di aver scritto una lettera di dimissioni si è trincerato nella sua roccaforte del Chapare, nel dipartimento di Cochabamba, ha chiesto ai suoi oppositori, Carlos Mesa e Luis Fernando Camacho, di «assumersi la responsabilità di pacificare il Paese e garantire la stabilità politica e la convivenza pacifica del nostro popolo». Per poi definirli entrambi su Twitter «cospiratori, razzisti e golpisti». I vertici del Tribunale elettorale sono stati invece arrestati con l’accusa di brogli nelle elezioni generali del 20 ottobre.
moralesMORALES

Il problema principale che affrontano le forze di opposizione (partiti e comitati civici) che si sono aggiudicate la vittoria politica è che lo Stato boliviano è al momento praticamente decapitato, viste le dimissioni presentate da Morales, dal suo vice Alvaro Garcia Linera, dai presidenti di Senato e Camera e anche dal primo vicepresidente della Camera Alta. Tecnicamente, fra l’altro, le dimissioni del capo dello Stato saranno effettive solo quando ci sarà una loro approvazione da parte del Parlamento.

L’incognita parlamento
Inoltre si deve ricordare che il governativo Movimento al socialismo (Mas) ha il controllo dei due terzi sia del Senato (25 membri su 36) sia della Camera (88 su 130), per cui senza una sua partecipazione non sarà mai possibile ottenere un quorum per procedere ad una transizione basata sulla Costituzione. In un preoccupato appello per risolvere questo problema, sia i comitati civici guidati Camacho sia il partito Comunidad Ciudadana di Mesa hanno lanciato un appello per permettere a senatori e deputati del Mas di raggiungere l’edificio del Parlamento senza subire attacchi.

A livello internazionale, è grande la preoccupazione per gli eventi boliviani, con vibranti appelli alla moderazione e al rispetto della Costituzione rivolti alle parti in conflitto da parte di Onu, Osa, Unione europea (Ue) e Cina.

proteste in bolivia contro l'elezione di evo morales 1PROTESTE IN BOLIVIA CONTRO L'ELEZIONE DI EVO MORALES 
Le posizioni di Russia e M5S
Più decisamente però, alcune nazioni (fra cui Russia, Messico, Uruguay, Venezuela e Cuba) e vari organismi internazionali (Gruppo di Puebla e l’Alba, Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America) non hanno esitato a definire un «colpo di Stato» l’obbligo di rinuncia imposto a Morales con il contributo decisivo dei militari. In Italia lo stesso ha fatto il M5s in una nota firmata dai senatori pentastellati della Commissione Esteri di Palazzo Madama, nella quale si condanna «con forza il golpe in Bolivia organizzato dall’opposizione di destra e dai militari». Sul fronte opposto, Trump afferma che la partenza di Morales «mette al sicuro la democrazia e apre la strada al popolo boliviano perche' la sua voce venga ascoltata», e avverte che quanto accaduto in Bolivia è «un segnale forte anche ai regimi illegittimi di Venezuela e Nicaragua».

Fonte: qui

QUEL CONFINE INCERTO TRA GOLPE E INSURREZIONE 
RAMPINI: “LE TANTE CRISI IN AMERICA LATINA NON SONO DISSIMILI DALLA CRISI CHE ATTRAVERSANO LE DEMOCRAZIE DELL'OCCIDENTE. 
I POPULISMI SONO LA CONSEGUENZA DI UNA CRISI PROVOCATA DALLE VECCHIE ÉLITE. IL FASCINO DEI MILITARI IN ALCUNI PAESI DERIVA ANCHE DAL FATTO CHE SONO UN'OASI MERITOCRATICA IN MEZZO A UN MARASMA D'INCOMPETENZA”
Federico Rampini per “la Repubblica”

L'ex presidente della Bolivia, Evo Morales, aveva imboccato una deriva autoritaria. La sua dimissione con successivo esilio in Messico è una buona notizia per il popolo boliviano, che ha contribuito a fermarne il golpe strisciante. Resta il fatto che una spallata decisiva gliel' hanno data i militari. Dobbiamo rallegrarcene ugualmente? Prevale nel giudizio politico su questo evento l' insurrezione dei cittadini, o il ruolo delle forze armate?

proteste in bolivia contro l'elezione di evo morales 1PROTESTE IN BOLIVIA CONTRO L'ELEZIONE DI EVO MORALES 
L' ambiguità è tipica della nostra epoca. Sul New York Times un commento di Max Fisher tradisce nostalgia per i tempi della guerra fredda, quando tutto era più chiaro, chi erano i buoni e i cattivi, chi faceva le rivoluzioni di popolo e chi sosteneva i golpe fascisti. Ma il caso della Bolivia complica tutto, gli uomini in divisa non hanno preso il potere, che resta in mano ai civili, i quali promettono nuove elezioni.
proteste in bolivia contro l'elezione di evo morales 5PROTESTE IN BOLIVIA CONTRO L'ELEZIONE DI EVO MORALES 

Morales se n' è andato incolume in Messico, non è finito davanti a un plotone di esecuzione. E tuttavia la transizione politica della Bolivia è traumatica, non rispetta compiutamente né i canoni della liberaldemocrazia né quelli del popolo sovrano.
Leggende a parte, la realtà non fu mai nitida e chiara, neppure ai tempi della guerra fredda quando accadde che i comunisti appoggiassero degli interventi armati contro le insurrezioni di popolo (Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968, invasione sovietica dell' Afghanistan 1979).
lulaLULA

Eppure la nostalgia di quei tempi è diffusa, l' abbiamo vista all' opera qualche settimana fa in Cile, quando la vista delle divise in piazza (agli ordini di un legittimo governo civile) ha fatto scattare analogie improprie con i massacri del golpista Pinochet.

scontri e proteste in cile 11SCONTRI E PROTESTE IN CILE 
A scompaginare i pregiudizi politically correct arriva anche, dal Brasile di Bolsonaro, la decisione del tribunale di liberare il socialista Lula in carcere per corruzione. La sinistra brasiliana è favorevole, il gesto di conciliazione appare opportuno e perfino astuto, ma lo Stato di diritto non ne esce esaltato (come sempre quando il perdono si applica ai potenti).
scritta contro mauricio macriSCRITTA CONTRO MAURICIO MACRI

Il tema drammatico che accomuna tante crisi in America latina non è dissimile dalla crisi che attraversa le liberaldemocrazie dell' Occidente. Il sistema politico fondato sul pluripartitismo e sul suffragio universale, perde consensi quando non è più capace di dare risultati. I populismi sono la conseguenza di una crisi provocata dalle vecchie élite, anche se a loro volta deludono nei risultati di governo (lo vedremo presto in Argentina dopo il ritorno dei peronisti al potere).
proteste per la corruzione in argentinaPROTESTE PER LA CORRUZIONE IN ARGENTINA

Avanza un modello alternativo, quello cinese, che esibisce efficienza e risultati, crescita e modernizzazione, ordine e sicurezza, a cui unisce un potente messaggio nazionalista e mono-etnico. La risposta a quel modello non può venire solo su principi e procedure. Il fascino dei militari in alcuni Paesi deriva anche dal fatto che sono un' oasi meritocratica in mezzo a un marasma d' incompetenza.

Fonte: qui

CAOS IN BOLIVIA, JEANINE AÑEZ SI «AUTOPROCLAMA» PRESIDENTE 
LA SENATRICE DELL’OPPOSIZIONE PER METÀ PAESE E’ UN’USURPATRICE, IL VOLTO DEL GOLPE CONTRO MORALES, PER L’ALTRA METÀ È IL SIMBOLO DELLA LIBERAZIONE 
LEI HA PROMESSO CHE OCCUPERÀ LA POLTRONA SOLO PER ORGANIZZARE LE PROSSIME ELEZIONI E PACIFICARE LA BOLIVIA. MA L’EX PRESENTATRICE TV DIFFICILMENTE RIUSCIRÀ A CONVINCERE IL..
Rocco Cotroneo per corriere.it

jeanine anezJEANINE ANEZ
Per mezza Bolivia è una usurpatrice, il volto del golpe contro Evo Morales; per l’altra metà il simbolo della liberazione, per ritrovare la democrazia. Comunque sia l’ascensione di Jeanine Añez, 52 anni, alla presidenza della Bolivia, non ha nulla di rituale. La senatrice di opposizione del Beni, Amazzonia boliviana, si è autoproclamata alla guida del Paese durante una sessione del Senato per mancanza di alternative. Perché insieme a Morales e al suo vice Alvaro Garcìa Linera, esiliati in Messico, hanno rinunciato alle cariche anche i presidenti delle due Camere.

jeanine anezJEANINE ANEZ
La Añez è seconda vicepresidente del Senato e quindi — lei ritiene — la carica le spetta. Ha promesso che occuperà la poltrona solo per organizzare le prossime elezioni e pacificare la Bolivia. Alla sessione hanno partecipato i soli parlamentari dell’opposizione. Il Movimento al socialismo di Morales l’ha disertata facendo mancare il quorum e ritiene non valida la nomina di Añez. La quale, con sottobraccio una Bibbia gigante, si è recata nel palazzo di governo a prestare giuramento.

evo moralesEVO MORALES
Ex presentatrice tv, avvocata, capelli lunghi biondi, Añez è quanto di più distante dal suo predecessore, e difficilmente riuscirà a convincere il «pueblo evista». Esponente del partito conservatore Unidad Democratica, è entrata in politica per caso, sua stessa ammissione, grazie alle quote riservate alle donne, quando si è trattato di comporre l’Assemblea costituente nel 2006, voluta da Morales per redigere una nuova Carta. È stata eletta nel 2010 al Senato, e al secondo mandato occupa la carica della presidenza riservata all’opposizione.

È stata in prima fila contro le mosse di Morales per perpetuarsi al potere, a partire dal referendum (il cui esito ha ignorato) che non gli avrebbe consentito la rielezione. Come segnale di conciliazione ha deciso che la Bolivia continuerà a usare come seconda bandiera la Wipphala, il simbolo multicolore degli indios Aymara, bruciata in questi giorni in segno di disprezzo razzista da alcuni manifestanti dell’opposizione.
Fonte: qui

EVO MORALES VITTIMA DEL LITIO (e dei suoi errori)

“Il litio della Bolivia appartiene al popolo boliviano”, disse Evo Morales. Un settimana fa, l’ha ripetuto  ai dirigenti della tedesca ACI Systems Alemania (ACISA), che aveva il contratto per lo sfruttamento  del litio dal 2018.
Tra gli altri clienti, ACISA fornisce batterie a Tesla; Lo stock di Tesla è aumentato lunedì dopo il fine settimana. Il litio  è essenziale per l’auto elettrica. La Bolivia afferma di avere il 70 percento delle riserve mondiali di litio, principalmente nelle saline di Salar de Uyuni.
Come  notato da Bloomberg News nel 2018, questo ha reso il paese incredibilmente importante nel prossimo decennio:
Si prevede che la domanda di litio raddoppierà entro il 2025. Il minerale leggero  viene estratto principalmente in Australia, Cile e Argentina. La Bolivia ne ha in abbondanza – 9 milioni di tonnellate che non sono mai state estratte commercialmente, la seconda più grande del mondo – ma fino ad ora non c’è stato alcun modo pratico per estrarlo e venderlo.

La salina si trova a circa 3.600 metri sul livello del mare e riceve forti piogge. Ciò rende difficile utilizzare l’evaporazione basata sul sole, nelle normali saline.
La complessità dell’estrazione e della lavorazione ha fatto sì che la Bolivia non sia stata in grado di sviluppare da sola l’industria del litio. Richiede capitale e richiede competenza.  Allora si è  rivolto ad imprese cinesi.
Imperdonabile. Del resto, non è che Evo Morales sia bianco come  la neve o il lago di litio.  Quasi certamente,  s’è fatto rieleggere dopo una strana interruzione del conteggio delle schede. Del resto lui stesso aveva fatto scrivere nella Costituzione, nel 2009, la limitazione della carica presidenziale a due mandati, per  poi violarla  lui stesso adesso ripresentandosi.  La rottura dei contratti con le  multinazionali minerarie (Glencore, Jindal Steel & Power, Anglo-Argentine Pan American Energy e South American Silver (ora TriMetals Mining),  l’ha condotta  in modo da  farsi trascinare in giudizio nei tribunali internazionali e dover pagare multe milionarie.
Ancora una volta, i populisti  al potere si confermano inadeguati culturalmente alla sfida. In Sudamerica si deve ancora ricorrere ai militari per liberarsene. In Europa è bastato che Draghi facesse salire lo spread, nel  2011 ed oggi,  per ottenere  lo stesso scopo. E’ il trionfo della democrazia. Fonte: qui

martedì 29 ottobre 2019

LA POLIZIA HA TROVATO PIÙ 42 TESCHI, UN FETO IN UN BARATTOLO DI VETRO E DOZZINE DI OSSA IN UN RIFUGIO DI SOSPETTI TRAFFICANTI DI DROGA A CITTÀ DEL MESSICO

IN UNO SCANTINATO ERA STATO ALLESTITO UN ALTARE PER RITUALI SATANICI ATTORNO AL QUALE SI RIUNIVANO I NARCOS PER CHIEDERE DI NON ESSERE ARRESTATI E DI EVITARE LE PALLOTTOLE…

DAGONEWS

raid contro i narcos in messico 7RAID CONTRO I NARCOS IN MESSICO 
La polizia ha trovato più di 40 teschi, un feto in un barattolo di vetro e dozzine di ossa accanto a un altare in un rifugio di sospetti trafficanti di droga nel quartiere di Tepito, a Città del Messico, dove martedì la polizia ha arrestato 31 persone.

Si ritiene che tutti i sospettati, 26 uomini e cinque donne, appartengano al cartello La Union Tepito. Un giudice ha ora ordinato il rilascio di 27 sospetti. Una foto pubblicata dall'ufficio del procuratore generale di Città del Messico mostra teschi raggruppati attorno all'altare, con una croce alle spalle alla quale era stata appesa una maschera di legno con le corna.
raid contro i narcos in messico 4RAID CONTRO I NARCOS IN MESSICO 

A destra dell'altare c'era un quadro con simboli satanici e davanti all’altare una varietà di oggetti tra cui alcuni dei teschi  coperti di sangue, che secondo alcuni venivano utilizzati in un rituale di Santeria eseguito per evitare l'arresto. La Santeria è una religione afroamericana di origine yoruba.
raid contro i narcos in messico 3RAID CONTRO I NARCOS IN MESSICO 

Alcuni rituali legati alla Santeria comportano la preghiera e offerte alla Santa Muerte. Secondo i media locali, una vicina ha affermato che i membri della banda di La Union Tepito eseguivano rituali satanici ogni tre giorni per allontanare la sfortuna e diventare "immuni" ai proiettili.
Gli investigatori, al momento, hanno rinvenuto 42 teschi, coltelli, il feto e 30 ossa di gambe o braccia.

raid contro i narcos in messico 6RAID CONTRO I NARCOS IN MESSICO 
Gli arresti sono stati fatti durante un raid in cinque case nelle colonie di Peralvillo e Tepito, nel comune di Cuauhtemoc, a Città del Messico. Il rilascio di quasi tutti gli arrestati è stato visto come una battuta d'arresto per il governo.

Omar Garcia Harfuch, capo della polizia di Città del Messico, ha riferito ai media locali che la banda stava ricevendo protezione dalle autorità del governo della capitale che avrebbe avvertitola banda  del raid permettendo al presunto leader, soprannominato El Lunares, di fuggire.

Fonte: qui