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mercoledì 18 settembre 2019

Putin troppo buono con Netanyahu. Shoigu e Lavrov lo sgridano….

Il 12 settembre,  Netanyahu  è volato a Sochi:  una  sua idea a scopo elettorale secondo i media israeliani,  essendo noto che in Israele  esiste la forte minoranza russofona, che tende a votare per  Lieberman.  Per  Putin sarebbe stata un’ottima occasione di chiarirgli che Mosca non accettava le  aggressioni aeree israeliane in Siria.  Questo messaggio è  mancato. Vero è che Putin l’ha fatto attendere in anticamera per tre ore; ma dopo non solo l’ha ricevuto  Bibi, ma   ha anche   auspicato la sua rielezione. E senza  nemmeno criticare la dichiarazione di Bibi di voler annettere la Cisgiordania con i milioni di palestinesi,  e nemmeno un verbo sull’aviazione israeliana e  le sue incursioni in Siria.  “Ma parlava solo per se stesso.  Il  ministro della difesa   Sergei Shoigu e  degli Esteri Lavrov hanno resa nota a Netanyahu la loro posizione. Il punto è che nel resoconto ufficiale  dell’incontro emanato dal Cremlino,  i due non appaiono né nelle foto né nel testo, come non fossero stati presenti”.

La foto ufficiale del Cremlino. Tagliata per non mostrare un altro ministro (Lavrov? Shoigu?) di cui si vede una scarpa.
John Helmer, che sa molto.

Chi lo rivela?  Attenzione,  è John   Helmer:  giornalista australiano,  anni 73,  laureato ad Harvard,   corrispondente in Usa durante la presidenza   Carter  che vive a Mosca dal 1989  – e  dai servizi occidentali, ritenuto una spia del Kgb reclutata negli anni ’80. Insomma un personaggio molto ben  informato, forse anche troppo,  delle segrete cose del Cremlino.L’ostilità di Shoigu e di Lavrov è giustificata: secondo lo stesso Jerusalem Post  del 14  settembre, “Mosca ha recentemente impedito tre attacchi aerei israeliani su tre avamposti siriani – giungendo a minacciare che qualsiasi jet che  tentasse un  simile  azzardo sarebbe abbattuto, dai caccia russi e dagli S-400 … Una situazione simile si è verificata due  volte, e in agosto  Mosca ha bloccato un attacco aereo su un avamposto siriano a Qasioun, dove è piazzata una batteria missilistica di S-300”.  Secondo  il Jerusalem  Post,  Putin ha  duramente criticato Netanyahu  – che voleva far passare la sua visita come un rafforzamento dei suoi “buoni”  rapporti con Mosca   e “cercare di farsi perdonare da Putin  le  sue   incursioni  in Siria”  (sic)   – e la visita è stata “un fallimento”.

Invece, per Helmer, c’è stato un energico diverbio “fra Putin e la Stavka” –  usando il termine  che indicava il comando supremo militare in epoca sovietica, oggi diremmo   lo Stato Maggiore (ma  qualcosa di più  politico). E alla fine si è deciso che prima, “la Stavka” avrebbe consegnato a  Netanyahu  il suo messaggio, e solo poi Putin avrebbe ricevuto l’israeliano.
Il messaggio della Stavka deve essere stato qualcosa di più  duro di  quello che già Shoigu inviò agli israeliani il 23  settembre 2018, quando la contraerea siriana abbatté  l’aereo di sorveglianza elettronica Iliushin-20 dietro ai quali si nascondevano i caccia sionisti.   15 morti dell’equipaggio.  Anche allora il ministero della Difesa smentì duramente sia la versione israeliana del’errore innocente,   parlando di “negligenza criminale”  –  sia le dichiarazioni concilianti di Putin, e rese noto ai giudei  che “le perdite di militari russi sono una linea rossa”. Ai generali   russi  prudono le mani ad ogni nuova incurisone israeliana.
Secondo Helmer, l’abbattimento dell’Iliushin ha segnato una “perdita di fiducia della Stavka  verso il comandante in capo”, e  cita anonime fonti che dicono: “Putin commette errori con Netanyahu, come li ha commessi con Erdogan” (quando il turco abbatté  il Su-20 ), i suoi consiglieri civili stanno commettendo errori”, frase con cui, secondo Helmer, viene accusato il  consigliere per la politica estera Yri Ushakov.
Fatto  sta che questo   contrasto fra i militari e Vladimir, prima a malapena dissimulato, è venuto in piena luce.
Il comunicato del Cremlino riporta questo saluto finale di Putin a Bibi: “Signor Primo Ministro, so che il suo paese è alla vigilia dei principali eventi politici interni, credo alle elezioni per Knesset del 17 settembre. È risaputo che più di 1,5 milioni di ex cittadini sovietici vivono in Israele. Li abbiamo sempre considerati il ​​nostro popolo, i nostri compatrioti. Naturalmente, non siamo indifferenti nei confronti dei futuri parlamentari israeliani, lasciatemi essere sincero su questo. Speriamo che saranno politici responsabili che lo faranno certamente manterrà tutti i recenti risultati nelle relazioni bilaterali e andrà avanti con noi nello sviluppo di legami russo-israeliani “.
Un discorsetto che si poteva fare a uno statista amico e normale,  non ad un criminale che   ti ha abbattuto egli aerei  e continua a bombardare posizioni siriane, gettando nel fangoil prestigio russo.
Un  appoggio e una cordialità che non è affatto piaciuta a Lavrov.  Infatti il ministro degli esteri s’è affrettato a emanare un suo comunicato, distinto, con la  sua versione dell’incontro col il sionista: “Abbiamo messo un accento particolare sulla necessità – e in questo senso, gli israeliani  sono  pienamente d’accordo con noi – a rispettare la sovranità della Siria e l’integrità territoriale in pratica, piuttosto che solo a parole. In in questo senso, abbiamo alzato la posta chiedendo assistenza alle autorità siriane e ai siriani in generale nel tornare alla vita pacifica. È stato sottolineato che le sanzioni, che gli Stati Uniti e i paesi europei avevano introdotto contro il governo legittimo della Siria, erano interamente controproducente.”
“Shoigu e Lavrov”, commenta Helmer, “sanno perfettamente che gli israeliani non “concordano pienamente con noi”. È un’ironia diretta a Putin   e alla sua dichiarazione  “abbiamo posizioni assolutamente identiche”.
E non  basta.  Nelle foto ufficiali sull’incontro fra Putin e Netanyahu,   il Cremlino ha tagliato Lavrov e Shoigu, che   erano sicuramente presenti.  Come ai tempi  dell’Unione sovietica,  quando Trotsky scomparve da  foto in  cui lo si vedeva a fianco di Lenin….  Solo che si vede la punta di una scarpa nera  che appartiene ad uno dei due ministri azzerati nella foto.
Se  Helmer dice il vero, il conflitto fra  Putin e  Shoigu, la Stavka e  Lavrov,  è una cosa seria e sempre più evidente.  Vladimir ha perso prestigio e  credibilità  agli  occhi dei suoi generali.  Gli effetti possono essere   enormi.

Il disegno con cui Helmer ha illustrato il suo articolo. Certamente riflette l’ opinione della “Stavka”. Fonte: qui

venerdì 16 settembre 2016

La Russia tornerà ad essere super potenza: il piano di Putin


La Russia potrebbe tornare ad essere una potenza internazionale riconosciuta anche in occidente. Ecco come sarà possibile.

L’opinione comune vede la Russiadestinata a tornare una super potenzamondiale grazie alla lotta al terrorismo. Il pensiero è condiviso da esperti e studiosi di politica. Scopriamo se questo sarà possibile con il piano di Putin.
Fino a due anni fa, Putin non raccoglieva alcun consenso nel mondo occidentale, ma oggi le cose sono cambiate. Il piano di Putin per rilanciare la Russia in tutto il mondo è partito da lontano, con attenzione costante a rafforzare il consenso interno e poi estendendolo all’estero.
Nell’ultimo anno, Mosca si è rafforzata a livello internazionale, grazie alla lotta al terrorismo e a una autorevole quanto integerrima attività diplomatica. 
Durante il vertice del G20 ad Hangzhou, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto colloqui con i leader di 10 Paesi, e si è riconquistato con i fatti la fiducia della comunità internazionale.
Con l’accordo bilaterale appena siglato tra Mosca e Washington sulle azioni congiunte sul fronte siriano, la Russia ha l’occasione di ritornare ad occupare il posto di super potenza internazionale che ha avuto sino al 1991.
Come la Russia tornerà ad essere una super potenza internazionale con il piano di Putin? La risalita internazionale della Russia è iniziata l’anno scorso dopo l’avvio della campagna militare contro i terroristi in Siria e dopo una stima da occidente ai minimi storici per tutto l’anno 2014.
Il presidente Putin ha rimescolato le carte a Washington, ma era consapevole che gli Stati Uniti non avrebbero potuto e non avrebbero concretamente ostacolato l’operazione, poiché c’era un’altissima possibilità che l’iniziativa del Cremlino potesse porre fine alla guerra.
Il suo piano di crescita è andato avanti e, un anno dopo, il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov hanno raggiunto un’intesa che prevede il coordinamento tra Mosca e Washington per la lotta al terrorismo.
Se dopo un anno di impegno internazionale gli sforzi della Russia si dimostreranno determinanti a risolvere il conflitto in Siria, Washington dovrà ridimensionare i propri meriti e constatare la crescita a livello internazionale della Russia.

Come la Russia tornerà ad essere una super potenza internazionale

La Russia sembra destinata a ricoprire posizioni di prestigio nel prossimo scenario globale, e questo sembra impossibile se si pensa che due anni fa il presidente Putin era stato rilegato a una posizione quasi da reietto all’interno della comunità internazionale.
Al G20 di Brisbane nel novembre 2014, Putin era stato respinto dai leader mondiali a causa dell’annessione della Crimea portata avanti dalla Russia proprio in quell’anno.
Oggi, a due anni di distanza, il popolo americano (46%) ritiene Putin come un leader forte e decisivo - specialmente in relazione alla politica in medio oriente - più di Obama (32%). Lo stesso candidato repubblicano Trump ha speso per il presidente russo parole di elogio. Oggi Putin siede al tavolo con gli Stati Uniti per coordinare la lotta al terrorismo. Cosa è cambiato?
L’anno scorso, con l’avvio della campagna militare contro i terroristi in Siria, la Russia aveva intrapreso una lenta risalita in ambito internazionale e continuando su questa rotta, semplicemente, la Russia ha fatto bene lì dove gli Stati Uniti hanno fallito o comunque riesce a stabilire relazioni in aree strategiche lì dove Washington non riesce ad arrivare.
Non si tratta di due schieramenti da Guerra Fredda, ma semplicemente un modo di fare politica estera molto diverso. La Russia, infatti, è riuscita a ricucire rapidamente i rapporti con il presidente turco Erdogan in seguito al raffreddamento dei contatti tra Ankara e Washington.
Non è un mistero che in oriente più che in occidente il peso della Russia sia rimasto costantemente incisivo nelle dinamiche geopolitiche e nella lotta al terrorismo. 
Proprio per la lotta al terrorismo, oggi, la Russia potrebbe essere pronta ad essere una super potenza.
È arrivato ieri un accordo con gli Stati Uniti per lanciare ciò che equivale a una campagna aerea congiunta contro i due principali gruppi islamici estremi in Siria. 
Si tratta di un vero e proprio accordo siglato a due tra Stati Uniti e Russia, come Paesi chiave nella lotta al terrorismo e rispettivi punti di riferimento per le coalizioni attive nelle operazioni in medio oriente.
Il segretario di Stato Usa John Kerry e il ministro degli esteri russo Serghey Lavrov hanno firmato a Ginevra l’intesa che prevede operazioni congiunte per la lotta al terrorismo.
Il cessate il fuoco è previsto per oggi al tramonto e durerà una settimana. 
In questi giorni senza bombardamenti da parte di Stati Uniti e Russia l’ONU cercherà di fornire aiuti alle popolazioni assediate ad Aleppo, e gli Stati Uniti e la Russia potranno stabilire una strategia congiunta nella lotta al terrorismo.
Gli Stati Uniti e la Russia protagonisti internazionali per la lotta al terrorismo: due culture diverse e rimaste lontane per anni che ora, dopo l’ennesima dimostrazione di carattere della Russia, stanno per coordinare una campagna aerea di lunga durata in Siria.
Se il piano dovesse andare avanti con successo, la Russia potrebbe ritrovare lo status di superpotenza che aveva perso con la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991.
Rimane solamente il dubbio sulla presenza di forze di terra mentre Stati Uniti e Russia procederanno agli attacchi aerei, ma l’Isis si è indebolito nell’ultimo anno, tanto quanto si è rafforzata la Russia.
Fonte: qui
12 settembre 2013