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mercoledì 5 aprile 2017

Fillon prevede collasso economico della Francia sul modello Grecia

Il candidato all'Eliseo del centrodestra, l'ex primo ministro Francois Fillon, ha predetto alla Francia il destino della Grecia in campo economico, riferisce la Reuters.

"Siamo una nazione in bancarotta con un debito di 2,2 trilioni di euro, con un debito pro-capite di 30mila euro per ogni cittadino francese," — ha detto Fillon durante il suo tour elettorale in Corsica. Ha osservato che la Francia rischia di correre la stessa sorte di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia.

Secondo Fillon, il debito obbliga la Francia "ogni giorno a cercare miliardi di euro sui mercati internazionali e a genuflettersi davanti a quelli che Francois Hollande considera nemici."
Secondo l'agenzia, il tema del crack economico francese Fillon lo aveva precedentemente sollevato nel 2007, durante una visita in Corsica quando guidava il governo.
Le elezioni presidenziali francesi si svolgeranno in due turni il 23 aprile e il 7 maggio.

Fonte: qui

domenica 5 febbraio 2017

ECCO IL PIANO PER ELIMINARE I RISPARMI E LA LIBERTÀ

Tutte le forme storiche di schiavitù non hanno mai fatto mistero della loro natura coercitiva. La modernità, invece, riesce a mascherarla attraverso la propaganda di provvedimenti repressivi spacciati per misure rassicuranti, di crescita e di progresso.

Le élites economiche internazionali hanno capito che si può progettare la schiavitù finanziaria su larga scala seppellendo la massa sotto il debito, impoverendola sistematicamente e rendendola completamente dipendente dai banchieri.

Come?

Semplicemente bloccando il suo denaro in un codice binario
per intrappolarlo nel sistema finanziario senza possibilità fuga.

Questa nuova forma di schiavitù si chiama cashless society di cui policymakers, accademici, Ong internazionali, banchieri centrali e altri parassiti internazionali, insomma tutti i componenti dello stato profondo, vogliono imporre.

Ora, oltre a parlare di eliminazione di evasione fiscale, corruzione, terrorismo, traffico di droga ecc., alcune organizzazioni delle Nazioni Unite hanno scoperto un altro formidabile plus di questa iniziativa: l’eliminazione del contante consentirebbe, addirittura, più inclusione sociale e più salvaguardia per la propria ricchezza liquida! Kenneth Rogoff, economista di Harward, uno dei grandi sacerdoti della demonetizzazione, autore del recente The curse of cash (La iattura del contante), sconsigliabile a chi soffre di ulcera, è, almeno, più schietto. 

Per lui l’eliminazione del contante darebbe più potere alle autorità monetarie(GLI USURAI!) e definisce “ignorante” chi critica i tassi di interesse negativi. Ha però avuto la sfrontatezza di affermare che «la gente non dovrebbe guardare alle proprie perdite personali e a breve termine, ma piuttosto alla visione di lungo termine delle banche centrali».

Il vero obiettivo dell’eliminazione del contante è l’introduzione di una forma del tutto nuova e incrementale di tassazione: 

quella finanziaria al dettaglio. 

Non si pensi che i proventi di questa tassazione vadano subito ai governi; saranno incassati, in primis, dai loro padroni: banchieri, multinazionali e vari parassiti dello stato profondo. Oltre a dare a Cesare, la gente sarà costretta a servire una Mammona non eletta.

Il controllo assoluto del denaro equivale al controllo assoluto delle masse. Di conseguenza prima che queste si sveglino e prendano coscienza di questo piano repressivo, stanno spingendo l’acceleratore sul bando al contante per sostituirlo col denaro digitale. Il timing dell’operazione è cruciale perché la crisi finanziaria sta cominciando a mordere forte, il che richiede il vincolo sul risparmio delle masse per colpirlo con le nuove tasse finanziarie al fine di ricapitalizzare e far sopravvivere il sistema. L’emergenza è sempre favorevole alle soluzioni autoritarie. Da sottolineare: questa agenda è portata avanti da enti e persone che nessuno ha eletto.

Due mesi fa commentando, in un articolo, l’editto di abolizione di oltre l’80% delle banconote del primo ministro indiano Narendra Modi, ansioso di dimostrare le sue credenziali di membro del nuovo ordine mondiale, avvertivamo che la stessa iniziativa sarebbe stata adottata in Europa. Infatti, ma più in fretta del previsto, un mese dopo l’iniziativa di Modi, la Commissione Europea ha già disegnato la sua road map per legiferare l’iniziativa. 

L’agenda anticontante è un piano globale per eliminare libertà e privacy e instaurare un modello collettivista. Ma non comunista: questo abolisce la proprietà privata. Il nuovo modello, invece, la consente, riservandosi però il diritto di stabilire quanto è lecito possedere.

Nel terzo secolo d. C. l’imperatore romano Massimino dichiarava che tutta la ricchezza apparteneva allo Stato e pagava informatori per scovare chi era sospettato di imboscare i propri averi. 
La velocità di circolazione del denaro crollò, l’economia implose e ovviamente le entrate fiscali calarono. Ne seguì una disgregazione sociale che portò alla fine dell’Impero. Nel Tramonto dell’Occidente Osvald Spengler (1880-1936) chiama sincronici  quei fatti storici che avvengono in tempi e luoghi diversi ma corrispondono come significato. 

L’attuale  periodo storico è sincronico ovvero contemporaneo a quello di Massimino?

La differenza è che oggi non esiste una Bisanzio dove rifugiarsi. Per cui il collasso sarebbe globale.

Non è un caso che il documento europeo sia contemporaneo all’ultima edizione del salotto di Davos dove, qualunque sia il problema, accademici e policymakers prescrivono sempre gli stessi rimedi:

più tasse e più centralizzazione del potere.



L’ex brasseuse d’affaire e direttore del Fmi, Christine Lagarde, ha affermato «in un momento come questo abbiamo bisogno di più redistribuzione». 

A darle man forte, il Nobel per l’economia Joseph  Stiglitz anche lui ansioso di ridistribuire e eliminare il contante. Due parole su questo signore tanto amato dalla sinistra progressista. Stiglitz è colui che in un paper del 2002 sosteneva che «sulla base dell’esperienza passata, per il governo, il rischio derivante dalla potenziale insolvibilità delle governement sponsored enterprises (quelle che emettevano subprime), era, in sostanza pari a zero». Scrisse pure che le probabilità di insolvibilità rilevate erano «talmente minuscole che è difficile individuarle». 

Ma il colmo è che nel 2010, in un libro della serie, io ve lo avevo detto, (Bancarotta. L’economia globale in caduta libera, Einaudi), il professore ha avuto la faccia tosta di sostenere di aver previsto la crisi del 2008, quella avvenuta proprio grazie alla sua cecità e che ha messo in ginocchio milioni di risparmiatori. 

Ora non vede i rischi della imposizione della demonetizzazione ma siamo sicuri che in futuro scriverà un libro su come ha previsto la bancarotta della cashless sociey.


Fra gli ospiti che, a Davos, ne hanno decantato i vantaggi, c’erano multinazionali come Paypal società che offre servizi di trasferimento di denaro tramite internet, l’ ex segretario al Tesoro sotto il presidente Clinton, Larry Summers, quello che sta predicando l’abolizione delle banconote da 100 dollari e Bill Gates della Microsoft.

Cosa hanno in comune questi nomi?
Gli affari.

Summers è direttore della Lending Club, società quotata di prestiti online che, insieme a altre società statunitensi, ha interessi enormi nel diffondere la tecnologia informatica per i pagamenti in Rete. 

Si capisce dunque il loro zelo per l’abolizione del contante. 

Ma le affermazioni più stupefacenti le ha fatte Bill Gates, il quale dopo aver definito l’azione di Modi «un passo coraggioso» (ignorando che gli analisti prevedono un abbattimento del Pil indiano fino al 30%), ha invitato milioni di indiani «ad indebitarsi al tocco di un tasto telefonico» e rimanere intrappolati nella rete senza opzioni di recesso. Secondo la BBC, Gates ha fatto pressioni sul ministro indiano affinché spinga le aziende di telefonia mobile del suo paese a entrare in massa nel mercato del credito al consumo.

Non siamo affatto contrari ai pagamenti in rete in sé, siamo contrari all’eliminazione arbitraria e forzata di una facoltà di scelta, l’uso del denaro contante, sopratutto in un epoca di follia finanziaria. 

L’agenda anti contante non emana dalla gente o da chi la rappresenta ma da soggetti non eletti che vogliono o socializzare le proprie perdite o crearsi fortune monumentali a spese dell’indipendenza finanziaria e della libertà delle persone.

GERARDO COCO


sabato 21 gennaio 2017

CARLA RUOCCO A DAVOS - ''LA FINANZA NON È UN CRIMINE''

CARLA RUOCCO PARTECIPA AL CONVEGNO CON IL GOTHA DEL CAPITALISMO. MA I LUOGHI TIPO TRILATERAL E BILDERBERG NON ERANO TANE DEL DEMONIO?
''SONO INTERESSATA AL TEMA DELLA POVERTÀ(TRA I RICCHISSIMI USURAI???), QUI È UN TEMA CENTRALE, NON CAPISCO LA VOSTRA SORPRESA''. MA IL SUO NOME NON ERA NEL PROGRAMMA UFFICIALE.


Alessandro Barbera per ''la Stampa''

carla ruocco beppe grilloCARLA RUOCCO BEPPE GRILLO
Carla Ruocco esce dal dibattito fra Mario Monti e il Cancelliere inglese Hammond con fare sicuro. Nota i cronisti al varco e alza le spalle: «Sono interessata al tema della povertà. So che qui è un tema centrale, non capisco la vostra sorpresa». La prima volta dei Cinque Stelle a Davos ha le sembianze di un' ambiziosa commercialista napoletana fasciata in un tailleur nero.

Se non si trattasse del Movimento di Beppe Grillo, in effetti nella presenza della Ruocco non ci sarebbe nulla di strano. Nei corridoi del World Economic Forum si mescolano da più di quarant' anni imprenditori e banchieri, politici e attori. Peccato che Grillo e i suoi abbiano costruito una violenta e solida retorica contro tutti i summit internazionali, si tratti della Trilateral o del Bildenberg, di Davos o del G20. «Mondo cane, mondo fame», titolava nel 2012 un post del leader dedicato proprio all' evento organizzato da Klaus Schwab.

carla ruocco a davosCARLA RUOCCO A DAVOS
 L' invito alla Ruocco è evidentemente un segno dei tempi, così come lo era stato il tentativo di essere ammessi al gruppo dei moderati dell' Alde al Parlamento europeo. L' unico precedente pubblico di contaminazione dei Cinque Stelle con il mondo degli affari risale a due anni fa, quando il Forum Ambrosetti ospitò a Cernobbio il fondatore Casaleggio.

carla ruocco a davos 3CARLA RUOCCO A DAVOS 3
Della Ruocco nel programma ufficiale non c' era traccia. L' organizzazione del Forum l' ha invitata per un dibattito fuori sacco sui populismi. Nella piccola sala ci sono il conservatore inglese Adam Holloway e il padre del populismo europeo, il finlandese Timo Soini, nel frattempo diventato ministro degli Esteri di Helsinki.

«Il nuovo mercato del lavoro taglia molti posti di lavoro. La soluzione è il reddito di cittadinanza. Non è assistenzialismo, bensì una tutela contro la povertà». La Ruocco parla un inglese lento e scolastico ma tutto sommato migliore di molti politici di governo italiani. Alla domanda se abbia senso una simile misura solo in un Paese, si lascia scappare un auspicio europeista: «Beh, sarebbe necessario un approccio condiviso».
carla ruocco a davos 2CARLA RUOCCO A DAVOS 2
Su alcuni temi appare sfuggente, pronta con frasi fatte.

Sui migranti, ad esempio: «Quando arrivano su un territorio creano ovviamente difficoltà alla gente del luogo ma questo viene strumentalizzato da alcuni che non danno soluzioni. Io credo che il problema vada analizzato alla radice per trovare soluzioni».
Nonostante le domande insistite, resta un mistero a che titolo la Ruocco sia volata a Davos. Lei rivendica la sua autonomia, e sottolinea di partecipare da tempo a incontri con il mondo delle banche.

«Fare finanza non è mica un crimine. Io sono contraria semmai a chi fa speculazione». E' accaduto poche settimane fa, quando fu invitata ad una cena con Mediobanca e altri investitori stranieri, curiosi di capire chi ci sia dietro alle Cinque Stelle di Grillo.
Il Movimento nega recisamente di essere stato messo al corrente del viaggio, eppure è strano immaginare che uno fra i più noti deputati possa aver fatto una scelta del genere senza autorizzazione. C' è poi un altro dettaglio che lascia perplessi: qualche settimana fa si era sparsa la voce di un possibile arrivo a Davos del leader Luigi Di Maio, poi smentito.

carla ruocco a davos 1CARLA RUOCCO A DAVOS 1
Sembra di assistere in piccolo al caso di Anthony Scaramucci, il banchiere di Wall Street apparso al Forum in vece di Trump ma senza alcuna investitura ufficiale. Chi frequenta il mondo M5s dice con una punta di malizia che il paragone non regge, perché fra la Ruocco e Di Maio non correrebbe buon sangue. I partiti, si sa, non sono mai dei monoliti e il leader dei Cinque Stelle è pur sempre Beppe Grillo.
carla ruoccoCARLA RUOCCO
Twitter @alexbarbera

Fonte: qui

lunedì 16 gennaio 2017

La guerra segreta di Trump contro chi comanda da 30 anni

E’ sempre più interessante questo momento politico negli Usa.

Non solo per le polemiche politiche quanto, soprattutto, per la capacità di Trump di spiazzare l’establishment, di rompere le regole non scritte che hanno accomunato dagli anni Ottanta a oggi il partito democratico e quello repubblicano. 

Ho già spiegato in altre occasioni come funziona la democrazia americana: la rivalità tra i due partiti sui temi che contano – difesapolitica esterafinanza, globalizzazione – è più apparente che reale.

Il sistema presidenziale ha funzionato in modo tale da garantire che alla fine si affrontassero due candidati – uno di destra e uno di sinistra – che, a dispetto dell’apparente fortissima rivalità, in realtà condividevano le scelte di fondo e l’appartenenza al ristretto establishment  che governa davvero l’America e che funziona come una sorta di “Rotary”: che vincesse il candidato progressista o quello conservatore poco importava, entrambi erano membri dello stesso club. 
Le elezioni del 2016, invece, hanno segnato una rottura con questo schema perché alle primarie sono emersi ben due candidati in grado di strappare la nomination: Sanders tra i democratici e Trump tra i repubblicani.
Sanders sono riusciti a fermarlo con i brogli, che hanno costretto alle dimissioni il presidente del partito Debbie Wasserman Schultz; con Trump hanno fallito, sebbene abbiano tentato in ogni modo di farlo deragliare. 
Ed è significativo che molti leader Marcello Foarepubblicani si fossero schierati con Hillary Clinton durante l’ultima fase della campagna, a cominciare dalla famiglia Bush. Di fronte al rischio di perdere la Casa Bianca, l’establishment ha fatto saltare le apparenze: anche la destra “mainstream” era per Hillary. Come tutte le celebrities di Hollywood. Come tutta la stampa.

Demonizzare Trump, distruggere la sua immagine, attaccare la persona prima ancora delle idee, screditarlo in ogni modo. Questo era lo schema, peraltro già usato in passato e non solo negli Stati Uniti. Ma non è bastato. Trump ha vinto. 
E non sembra intenzionato a recedere dai propri propositi. E’ un uomo che spiazza sempre. Lo ha fatto esternando la sua ammirazione per Putin per non aver risposto all’espulsione dei 35 diplomatici; ha continuato a ritenere non credibili le accuse di ingerenza russe nella campagna elettorale, smontando e relativizzando le insinuazioni provenienti dall’amministrazione Obama e dalla Cia.
Nell’ambito di questa polemica ha dimostrato un’ottima conoscenza delle tecniche di spin dentro le istituzioni, che è la forma più insidiosa di manipolazione delle notizie; perché viola un concetto fondamentale in democrazia: quello dell’autorevolezza e dell’attendibilità delle fonti che provengono dall’istituzione stessa. 
O meglio: abusa di questa autorevolezza per diffondere informazioni che hanno l’aura della veridicità, che appaiono comprovate, e che invece sono strumentali, parziali e talvolta totalmente inventate.

Quando scrive in un tweet “Chiederò ai capi delle commissioni di Camera e Senato di indagare sulle informazioni top secret condivise con l’Nbc”, facendo riferimento al rapporto d’intelligence per il presidente Barack Obama sugli attacchi hacker russi, a cui “Nbc News” ha avuto accesso in anticipo, in plateale violazione del segreto di Stato, accende un faro su una tecnica di spin doctoring diffusa e molto insidiosa. 
Chi conosce come viene gestita la comunicazione alla Casa Hillary Clinton con Robert De NiroBianca, sa che questi non sono scoop giornalistici ma fughe pilotate e concordate al massimo livello. A cui Trump dice basta, rompendo ancora una volta la tacita consuetudine bipartisan, che induceva i due partiti a non indagare mai su quelle che talvolta erano vere e proprie frodi, come le motivazioni della guerra in Iraq.
Rapporto d’intelligence che, peraltro, ha non lo convince come afferma pubblicamente, parlando di “caccia alle streghe” e rompendo un altro tabù: mai nella storia recente americana un presidente si era permesso di mettere in dubbio il lavoro dei vertici dei servizi segreti, di cui non si fida e che intende ridimensionare nei primissimi mesi della propria presidenza. 
Salteranno tante teste e la struttura dell’intelligence verrà completamente rivista. 
E’ un’operazione di un’audacia senza precedenti e che spiega il grande nervosismo di Obama e della ristretta élite che ha governato fino ad oggi l’America e il mondo. 
Non è un caso che proprio quell’establishment abbia tentato nelle ultime settimane di imporre la censura su Internet e sui social media, lanciando una campagna coordinata in più Stati, inclusa l’Unione Europea e Italia, sempre prontissime nel recepire i desiderata di Washington o meglio della Washington che sta uscendo di scena. 
Il web ha permesso a Trump (e prima di lui al britannico Farage) di scardinare un sistema che sembrava perfetto e intramontabile.
Per questo l’establishment globalista tenta, con un colpo di  coda, di silenziare l’informazione alternativa online, usando qualunque pretesto: gli hacker russi, l’Isis, le fake news.

Non può riuscirci, non deve riuscirci.
(Marcello Foa, “La guerra segreta di Trump contro chi governa davvero l’America”, dal blog di Foa su “Il Giornale” del 7 gennaio 2017).

sabato 24 settembre 2016

Occidente in declino, Asia è il nuovo motore di sviluppo di tutto il mondo



Il 21 settembre la società Allianz, uno dei principali fornitori di servizi assicurativi e finanziari in tutto il mondo con circa 85 milioni di clienti sparsi tra circa 70 Paesi, ha pubblicato i risultati di una ricerca internazionale sul benessere della popolazione mondiale.

Secondo la ricerca, l'unica regione in fase espansiva di sviluppo è l'Asia (escluso il Giappone). 

Inoltre il gap tra l'Asia e il resto del mondo sta crescendo. 

La ricerca mostra che per molti Paesi, tra cui quelli dell'Europa, i tempi buoni appartengono ormai al passato: nel 2015 le attività finanziarie di tutto il mondo sono cresciute del 4,9%, con un tasso solo leggermente superiore alla crescita economica reale. 

Nel corso dei 3 anni precedenti, le attività finanziarie erano cresciute 2 volte più velocemente. 

La riduzione del tasso di crescita delle attività finanziarie riguarda in particolare l'Europa, l'America e il Giappone. Anche in due sottoregioni in espansione come l'America Latina e l'Europa orientale, la crescita media è stata la metà di quella registrata in Asia. 

Complessivamente il valore lordo totale delle attività finanziarie della popolazione mondiale ammonta a 155 trilioni di euro. 

In Asia (escluso il Giappone) nel 2015 è arrivato il 18,5% delle attività finanziarie globali: questo indicatore non solo è aumentato di 3 volte a partire dal 2000, ma ha superato per valore quello dell'eurozona (14,2%). 

La Russia è al 42° posto nella classifica mondiale per livello di attività finanziarie nette pro capite. Oggi è nell'ultimo terzo della classifica globale secondo questo indicatore. 

Questa posizione bassa riflette la debolezza del rublo russo. 

Nella top-20 non c'è nessun Paese dell'Europa orientale. Slovenia e Repubblica Ceca occupano solamente il 26° e 27° posto rispettivamente. In vetta ci sono la Svizzera, gli Stati Uniti, i Paesi scandinavi e l'Asia. 

Negli ultimi anni a livello globale è emersa una vera e propria classe media. 

Oggi il leader di questo processo è principalmente la Cina. 

In Occidente la classe media sta scomparendo, portando un contributo minore al benessere generale, soprattutto nei Paesi colpiti dalla crisi dell'eurozona (Italia, Irlanda e Grecia), così come nelle economie avanzate (Stati Uniti, Giappone e Regno Unito). 

In generale il divario tra le classi sociali sta diventando sempre più profondo e la distribuzione della ricchezza non può considerarsi uniforme nel mondo. 

Tuttavia non si è registrato nessun cambiamento per le persone più ricche del pianeta, i cui patrimoni sono in costante crescita.

Leggi tutto: sputniknews

martedì 3 maggio 2016

Il caso Weidmann e gli attacchi all’Italia: le nostre elites(bacate) ora reagiscono capendo che lo scopo è annientarci.

18941Non vinceremo, ci vogliono i capaci (e non i raccomandati e i teleimbonitori) per difendere il Paese

Abbiamo scritto ripetutamente ben spiegando lo scopo dei nostri partners franco-tedeschi in Europa: nelle more della crisi peggiore dal ’29, ben peggiore del ’29 in forza del debito pubblico oggi immensamente più alto, questa Europa conserva la radice dell’infamia che fu alla base della II guerra mondiale quando le truppe tedesche “d’esportazione” (Waffen SS) combattevano per l’Europa, per conquistare assieme l’Europa. E conquistando – per convenienza – anche i cuori dei francesi socialisti inclusi nella “missione europea”, come ben ebbe a spiegare Robert O. Paxton.

La differenza tra paesi periferici e corpo centrale, Francia e Germania in testa, ieri come oggi sta nella relativamente semplice destabilizzazione dei paesi ai margini del continente oltre che nella necessità di impossessarsi degli attivi altrui per sopravvivere quanto più possibile durante questa durissima crisi: lo strumento è mantenere la magia dell’euro, ossia quella moneta a cui avrebbero voluto tendere i nonni dei governanti teutonici attuali con lo scopo, molto moderno, di sfruttare la presenza degli stessi paesi deboli nella moneta unica al fine di indebolirla permettendo alle industrie da esportazione germaniche di far leva su una valuta molto più svalutata di quello che sarebbe il marco tedesco.

Il resto viene di conseguenza.

Oggi l’Europa franco-tedesca ha paura…

…direi anzi terrore di perdere l’euro, una moneta che non ha più senso ormai per il continente ma ne ha moltissimo per alcuni paesi soprattutto germanofoni.

Infatti per qualcuno (a Berlino) lo scopo oggi non è più fare il bene europeo ma, come ha ben spiegato il filo-anglosassone Draghi nel suo ultimo speech ufficiale alla BCE, si tratta invece di fare gli interessi del continente anche sfidando la Germania che vorrebbe decisioni strategiche ed economiche utili esclusivamente a se stessa ed ai suoi sodali. Da qui la necessità di annichilire i soggetti che possono rappresentare una minaccia e l’Italia è decisamente il paese più pericoloso per la creatura franco-tedesca, per un sacco di motivi: il Belpaese è ricco e con un debito pubblico enorme – ossia potrebbe uscire dalla moneta unica pagando il debito estero e parimenti ricattare i poteri centrali facendo leva sul proprio fardello pubblico da riconvertire in nuove lire -, è il paese più candidamente filo anglosassone in Europa, è militarmente parte integrante della difesa USA, ha contatti, relazioni, simpatie, ha una posizione geostrategica eccezionale.

Da qui la spiegazione sulla vessatorietà asimmetrica del piano Verstager e del Balz report [per limitare la detenzione di bond nazionali delle banche locali a danno soprattutto italiano], della legge sul bail in [con salvataggi bancari permessi a mezza Europa in passato ma oggi non a quell’Italia che nel post sub-prime aveva contribuito a salvare i sistemi bancari altrui con decine di miliardi di euro], dell’austerità non solo inutile ma anche dannosa per i periferici, dell’Austria che blocca il Brennero da sud e quindi le merci italiane verso nord [dimenticandosi che da Tarvisio arrivano più rifugiati in direzione Italia di quelli che Vienna lamenta nella direzione opposta]: questi sono tutti esempi/strumenti asimmetrici per fiaccare gli avversari in Europa contrari all’egemonia franco-tedesca.

La fretta di chi guadagna dall’euro

Oggi il problema per i franco-tedeschi interessati con le loro azioni “asimmetriche”, notate bene, a fare il bene delle loro genti a scapito delle altre popolazioni EU sta a Washington: l’amico Obama se ne sta andando e H. Clinton molto probabilmente è già fuori gioco, la morte di Justice A. Scalia non farà altro che rendere i magistrati giudicanti sul caso delle mail da ex Segretario di Stato di H. Clinton assai rigorosi fino a spingersi a considerare la possibilità di una indagine ufficiale dell’FBI anche con una eventuale condanna per spergiuro, pena mediaticamente pesantissima in USA anche se non comminata, soprattutto per un futuro presidente.

Dunque, Weidmann che viene a Roma a criticare ed anzi a minacciare l’Italia** è semplicemente una pedina in questo grande schema, lo scopo è annientare gli avversari di questa Europa a trazione franco-tedesca PRIMA della nuova presidenza USA che se Repubblicana cambierebbe totalmente le carte in tavola.

In tutto questo Roma fortunatamente NON è sola, sta nella stessa barca di Londra interessata non meno dei paesi mediterranei a spezzare il giogo austero targato Germania con supporto francese, da qui il Brexit. Or dunque lato germanico bisogna finalizzare l’attacco prima del Novembre prossimo in un contesto in cui la corrente ministrazione USA pur cooperativa con il dominus EU per la soluzione di problemi economici contingenti NON si vuole sporcare le mani annichilendo quel che resta dell’opposizione europea all’asse – memento, i problemi per la casa automobilistica VW sono stati risolti negli incontri di Hannover della scorsa settimana, saranno multe salate ma non salatissime, si possono ricomprare i bonds e le azioni dell’auto del popolo! –.

FireShot Screen Capture #281 - 'Economia - Draghi_ “La mia nazionalità appassiona solo i media tedeschi” I l'Unità TV' - www_unita_tv_focus_draghi-la-mia-nazionalita-appassiona-solo-i-media-tedeschDa qui Weidmann a Roma per cercare di dinamitare l’opposizione italiana all’austerità ad esclusivo vantaggio franco-tedesco, Weidmann NON invitato dagli italiani ma con un viaggio organizzato dal proprio ambasciatore a Roma, della serie se la cantano e se la suonano.

Da qui le parole di Draghi secondo cui “la mia nazionalità (italiana) appassiona solo i media tedeschi”… In tutto questo vi prego di essere freddi e capire che Weidmann a Roma è più un sintomo di debolezza che di forza, direi anzi di disperazione.

La “recente” reazione delle nostre elites all’attacco tedesco

Le nostre elites – che elites! – dopo aver avallato la defenestrazione di Berlusconi e soprattutto l’ascesa di Monti ad assoluto svantaggio italico, dopo oltre 4 anni si svegliano e scoprono come d’incanto che questa Europa austera non è interessata al bene comune ma nel lungo termine solo ad annichilire il Belpaese per propri interessi asimmetrici, direi anzi per far sopravvivere il benessere selettivo di alcuni paesi dominanti ma strutturalmente nei guai, Francia e Germania in testa, a scapito di altri, meglio se ricchi e presuntuosi.

E quindi le nostre elites hanno finalmente realizzato che anche le loro ricchezze private sono in pericolo!

sole24ore_fate-prestoPrendiamo l’intervento di Roberto Napoletano di ieri sul Il Sole 24 Ore, “Loro e Noi”: giustissimo intervento, peccato che arrivi da un soggetto che ieri avallava il sacco d’Italia figlio del golpe del 2011, un vero golpe, ve lo ricordate l’articolo “Fate Presto” del 10 Novembre 2011? Da rileggere. Le nostre elites prima permettono che ci attacchino e che quasi ci sfondino ed ora che han capito che alla lunga ci perderanno anche loro – privatamente – iniziano a starnazzare… Oche! O meglio, capponi (di Renzo).

Purtroppo non ce la faremo

Per combattere alla pari con coloro che – forti, possenti ed ingombranti – per sopravvivere loro stessi sono necessariamente interessati ad annichilire i paesi periferici soprattutto se ricchi – in particolare l’Italia – bisogna essere preparati, bisogna usare tutte le armi a nostra disposizione. Ossia, i migliori talenti, le forze migliori, le più sane.

Noi invece, le nostre elites, usiamo i soliti raccomandati: dove volete che andiamo con una banda raffazzonata di raccomandati, grembiulini, lacchè, pisciasotto ecc. ecc.?
Andiamo ad esempio a vedere chi ha scritto negli anni gli articoli sulla stampa mainstream contrari all’attacco agli interessi del nostro paese, ad esempio l’attacco alle nostre aziende: l’unico articolo che ho letto, serissimo, concreto, difensivo, anche cattivo quanto necessario è stato quello di Fabrizio Tamburini sul Corriere della Sera contro la vendita degli assets ex Finmeccanica, Avio in particolare*. Peccato che il Tamburini che scrisse detto articolo fu il fondatore di Radio24, bravo, capace e visionario. E defenestrato da R. Napoletano al Sole 24 Ore… Ora capite cose intendevo dire…

Insomma, con questo andazzo dove volete che andiamo? Vedrete che alla prima occasione i moderni collaborazionisti di turno riceveranno un’offerta di lavoro presso qualche impresa magari recentemente acquistata dai francesi o dai tedeschi in Italia e il gioco si chiuderà. Se vogliamo veramente difendere quel che resta dell’interesse nazionale bisogna puntare su forze nuove, integre, capaci, pronte a combattere fino in fondo e soprattutto con esperienza sul campo, gente che conosce gli avversari ed ha voglia di mettere a frutto l’ingegno italico per obiettivi comuni.

FireShot Screen Capture #283 - 'Ranieri, il perdente di successo e le vittorie _one shot_ I Sky Sport' - sport_sky_it_sport_calcio_italiano_2012_03_21_juventus_inter_ranieri_perdente_di_successo_vittorSpero che questo intervento scateni interventi e fin anche reazioni. Come successe prima della sostituzione di Cadorna con Diaz, un comandante figlio di un generale che stava per farci perdere la guerra, con uno capace ma figlio di nessuno che invece ce la fece vincere (o perlomeno non perdere).

E citiamo anche il personaggio del momento, l’allenatore Ranieri del Leicester: quando non vinceva in Italia gli affibbiarono l’etichetta di perdente ed ora che vince vediamo gli ignavi nostrani cercare di sfruttare a nome dell’Italia l’onore ed i risultati di un italiano che semplicemente è dovuto emigrare per dimostrate il proprio valore…
Mitt Dolcino
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