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mercoledì 28 dicembre 2016

L’assassinio dell’Ambasciatore russo ad Ankara: una rappresaglia di Obama e/o la NATO per Aleppo?

sabato 24 dicembre 2016

Isis, la chiamata ai lupi solitari: «Ecco chiese e locali in Usa ed Europa da attaccare a Natale»

Una lista di chiese, bar, alberghi da attaccare e l'invito ai lupi solitari ad agire nel periodo natalizio. Lo Stato islamico ha pubblicato gli indirizzi di centinaia di luoghi di culto negli Stati Uniti e di alberghi e caffetterie, strade e mercati in Europa, sollecitando i suoi seguaci ad attaccarle durante le vacanze. La notizia è stata riferita dal sito di informazioni Vocativ che è riuscito a rintracciare alcuni messaggi postati nella tarda notte di mercoledì su Telegram da alcuni seguaci dell'Isis.




Nel post pubblicato nel forum "I segreti dei Jihadisti" un utente identificato con il nome Abu Marya al-Iraqi ha inviato un messaggio in lingua araba chiedendo di bagnare con il sangue le tradizionali celebrazioni natalizie annunciando, inoltre, l'intenzione di ricorrere ai lupi solitari per trasformare le feste cristiane in un film dell'orrore. La serie di messaggi, apparsi sulla chat di un gruppo di facinorosi pro Isis, comprende un elenco pubblico di chiese in 50 Stati americani ed è accompagnata anche da manuali per la preparazione e utilizzo di armi ed esplosivi.

Sempre nelle stesse ore, in un altro post di gruppo di sostenitori dello Stato islamico, un utente ha richiamato alle armi "i figli dell'Islam" invitandoli a bersagliare “chiese, alberghi rinomati, caffetterie affollate, strade, mercati e luoghi pubblici”, condividendo una lista di indirizzi negli Stati Uniti, in Canada, Francia e Paesi Bassi. La notizia arriva ad alcuni giorni dall'attacco al mercatino di Natale di Berlino di cui l'Isis ha rivendicato la responsabilità.

Non è la prima volta che lo Stato islamico pubblica elenchi di questo tipo, chiamando alle armi i lupi solitari: nel mese di giugno Vocativ aveva riportato la notizia di un elenco che comprendeva più di 8.000 nomi e indirizzi. Una kill list in cui erano stati inseriti anche diversi nomi di agenti di polizia statunitensi.

A New York, intanto, la polizia si prepara a difendere la città da potenziali attacchi nel giorni di festa blindando i mercatini di Natale. «Subito dopo l'attacco a Berlino, abbiamo valutato quali potessero essere gli obiettivi sensibili simili in città durante le festività - ha detto John Miller, vice commissario di polizia di New York - Abbiamo rapidamente individuato una mezza dozzina di mercati di Natale e abbiamo trasferito diverse squadre in questi luoghi». Una strategia che dovrebbe, tra l'altro, far aumentare il senso di sicurezza tra le persone che hanno deciso di trascorrere le vacanze nella Grande Mela. «Abbiamo la possibilità di mantenere la sicurezza in città attraverso l'applicazione della legge, ma questo non basta - ha aggiunto James O'Neill commissario de NYPD - Se vedete qualcosa che vi mette a disagio, siate reattivi. Chiamate il 911, fermate una macchina della polizia, fermate un agente. Solo così ci date la possibilità di indagare e assicurarci che non ci sia alcun pericolo».           

Fonte: qui



Quanto c’entra Anis Amri con l’ISIS

Molto, dicono alcuni documenti investigativi tedeschi ottenuti da CNN: sembra che l'attentatore di Berlino facesse parte di un'estesa rete di sostenitori dell'ISIS in Germania



Germany Christmas Market
Anis Amri (Militant video via AP)
Nelle ultime ore sono emersi nuovi particolari su Anis Amri, l’uomo che lunedì 19 dicembre ha investito la folla a un mercatino di Natale di Berlino uccidendo 12 persone e che – dopo quattro giorni da ricercato in tutta Europa – è stato ucciso nella notte tra giovedì e venerdì da due poliziotti italiani a Sesto San Giovanni, un comune alla periferia di Milano. Nonostante ci siano ancora diversi dettagli da chiarire – come gli ultimi spostamenti di Amri dalla Germania all’Italia – qualcosa su di lui si può già dire. Si sa per esempio che Amri non era un estremista religioso prima di arrivare in Europa: sembra si sia progressivamente radicalizzato prima durante i quattro anni passati carcere in Italia e poi in una rete di islamisti radicali in Germania. Dalle ultime informazioni disponibili, si può dire inoltre che Amri non abbia agito completamente da solo a Berlino, come si pensava inizialmente: in Germania era entrato in contatto con un gruppo guidato da un predicatore di origine irachena considerato molto vicino allo Stato Islamico e già da tempo era sorvegliato dall’intelligence tedesca perché sospettato di voler ottenere illegalmente delle armi.

Italy Germany Christmas MarketIl ministro degli Interni italiano Marco Minniti, a sinistra, e il capo della polizia Franco Gabrielli durante la conferenza stampa tenuta venerdì a Roma, dopo l’uccisione di Anis Amri (AP Photo/Gregorio Borgia)

Ma quanto c’entrava Anis Amri con lo Stato Islamico? Ecco cosa sappiamo di lui, messo in ordine.
Chi era Anis Amri
Amri era nato a Oueslatia, una piccola città della Tunisia, il 22 dicembre del 1992. Fin da giovane, ha raccontato la sua famiglia al Wall Street Journal, Amri dava qualche problema: saltava in continuazione la scuola e stava a casa senza fare niente. Nel marzo 2011, a 18 anni, Amri lasciò la Tunisia e insieme a tre suoi amici riuscì ad arrivare a Lampedusa usando una delle imbarcazioni messe a disposizione dai trafficanti di essere umani. A ottobre dello stesso anno fu arrestato e fu condannato a quattro anni di carcere per avere causato un incendio e per avere danneggiato delle proprietà nel centro di accoglienza di Belpasso, un piccolo comune vicino a Catania. Scontò quasi tutta la pena in sei carceri diverse: Enna, Sciacca, Agrigento, Palermo – prima al Pagliarelli e poi all’Ucciardone – e Caltanissetta (al CIE, il centro di identificazione ed espulsione). Quando uscì fu emesso nei suoi confronti un provvedimento di espulsione, che però non fu mai attuato. Nel luglio 2015 Amri entrò in Germania.

Ralf Jäger, il ministro degli Interni della Renania Vestfalia-Settentrionale, ha detto che nei mesi successivi al suo arrivo in Germania Amri si spostò molto, prima di fermarsi a Berlino nel febbraio 2016. Fu in quel periodo che attirò le attenzioni dell’antiterrorismo tedesco. A marzo le autorità di Berlino indagarono su di lui perché sospettato di pianificare un furto per rubare i soldi che gli sarebbero serviti per comprare delle armi automatiche da usare in un attacco terroristico. Sembra che in quel periodo Amri fosse entrato anche in qualche giro di droga. Ayman, un trafficante di droga tunisino che vive a Berlino, ha raccontato al Wall Street Journal di avere visto spesso Amri vendere cocaina nel quartiere Kreuzberg: «Amava i soldi e se gli rubavi uno dei suoi clienti diventava matto». Amri fu messo sotto sorveglianza e ad aprile fece richiesta formale di asilo politico in Germania. La richiesta naturalmente gli fu rifiutata e a giugno fu decisa la sua espulsione, mai realizzata perché Amri era sprovvisto di documento valido e non poteva essere rimpatriato. A settembre la sorveglianza si concluse, non si sa bene perché; nel frattempo Amri era anche stato inserito nella “no fly list” degli Stati Uniti, cioè quella lista stilata dal governo che impedisce alle persone che ne fanno parte di imbarcarsi su un aereo commerciale in entrata o uscita da un aeroporto statunitense.
Germany Christmas MarketI dati di Anis Amri, il presunto attentatore di Berlino (Police via AP)
Non è chiaro quando Amri cominciò a radicalizzarsi, cioè ad avvicinarsi a un’interpretazione molto radicale dell’Islam. Secondo la ricostruzione della Stampa, già durante il periodo che Amri passò nel carcere ad Agrigento le autorità notarono “atteggiamenti sospetti tendenti alla radicalizzazione” e nel gennaio 2015 Amri fu trasferito all’Ucciardone di Palermo per “gravi e comprovati motivi di sicurezza”. Il Corriere ha scritto che i comportamenti di Amri erano stati notati anche dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che aveva avvertito il Casa (Comitato di analisi strategica antiterrorismo, che include membri della polizia giudiziaria e dei servizi di intelligence). Sembra che l’avvicinamento all’Islam radicale si completò in Germania, quando Amri entrò in contatto con il più importante esponente dello Stato Islamico nel paese.

La rete dello Stato Islamico in Germania
CNN ha ottenuto un documento di 345 pagine dagli investigatori tedeschi relativo alla rete terroristica che sembra esserci dietro all’attentato di Berlino. Stando ai documenti, Amri faceva parte di un gruppo di persone che orbitava attorno ad Ahmad Abdelazziz, conosciuto anche come Abu Walaa, un predicatore di origine irachena arrestato a novembre nella città tedesca di Hildesheim con l’accusa di terrorismo. Walaa non è un predicatore qualsiasi: ha definito se stesso come il rappresentante dello Stato Islamico in Germania ed è considerato dagli investigatori come la figura centrale di una “rete nazionale di indottrinati salafiti-jihadisti che sono strettamente legati tra loro e operano dividendosi i compiti». Le finalità di questa rete – concentrata soprattutto negli stati tedeschi della Renania Settentrionale-Vestfalia e della Bassa Sassonia – sono due: il reclutamento e l’indottrinamento; i suoi membri comunicano tra loro usando Telegram e ottengono i fondi per finanziare il jihad (spesso i viaggi dei “foreign fighters”) tramite furti o truffe sui prestiti.
Secondo gli investigatori tedeschi, Anis Amri aveva avuto anche una specie di mentore nel gruppo di Walaa: Boban Simeonovic, un 36enne tedesco-serbo proveniente da Dortmund, (Renania Settentrionale-Vestfalia), e considerato molto radicale. Simeonovic, anche lui arrestato per terrorismo a novembre insieme a Walaa, aveva alcuni contatti diretti con diversi operativi tedeschi dello Stato Islamico in Siria. Alla fine del 2015, quando Amri si stava preparando ad andare in Siria per unirsi allo Stato Islamico, Simeonovic lo portò a fare lunghe escursioni per tenerlo in forma e si occupò di organizzare il suo viaggio tramite i contatti che aveva alla moschea di Hildesheim. Non è chiaro il motivo per cui alla fine Amri non partì. Grazie ai racconti di un informatore della polizia nella rete di Walaa, si sa però che Amri a un certo punto cominciò a pensare di compiere attacchi terroristici in Germania.
Non si conoscono ancora molti dettagli sul tipo di contatti che questa rete guidata da Walaa ha intrattenuto con i vertici dello Stato Islamico in Siria e in Iraq. Secondo le informazioni che un disertore dello Stato Islamico ha dato agli investigatori tedeschi, Abu Walaa aveva una certa influenza a Raqqa: un suo accolito era diventato capo della sezione tedesca del servizio di sicurezza dello Stato Islamico ed era in contatto con Abu Muhammad al Adnani, che fino alla sua morte è stato considerato il secondo uomo più potente del gruppo dopo Abu Bakr al Baghdadi. Anis Amri, l’attentatore di Berlino, era certamente parte di questa rete.

Fonte: qui

martedì 18 ottobre 2016

L’ISIS PERDE DABIQ, RITIRANDOSI SENZA COMBATTERE

I RIBELLI SIRIANI AVANZANO CON L’AIUTO DEI TURCHI E NELLA NOTTE È INIZIATA LA BATTAGLIA PER LA LIBERAZIONE DALL'ISIS DI MOSUL

PER METTERE AL BAGHDADI IN GINOCCHIO BISOGNA RICONQUISTARE RAQQA

1 - IRAQ: TV,CURDI STRAPPANO 7 VILLAGGI A ISIS VICINO MOSUL
(ANSA) - Le forze curde dei Peshmerga hanno strappato all'Isis il controllo di sette villaggi nelle prime quattro ore dell'offensiva per riconquistare Mosul, la 'capitale' irachena dello Stato islamico. Lo riferisce la televisione panaraba Al Jazira.
LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

2 - IRAQ: CURDI, 'NON ENTREREMO A MOSUL'
(ANSA) - Le forze dei Peshmerga curdi partecipano all'operazione per circondare Mosul, ma non entreranno in questa città multietnica e multiconfessionale, lasciando il compito alle sole forze governative di Baghdad per non fomentare tensioni. Lo ha detto Kifah Mahmud Karim, consigliere per i media di Massud Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Karim ha precisato il compito di entrare a Mosul, in mano all'Isis, è affidato alla 16ma divisione dell'esercito e alla polizia federale.

3 - L’ISIS PERDE DABIQ, IL «VILLAGGIO DELLA PROFEZIA» E NELLA NOTTE È INIZIATA LA BATTAGLIA PER MOSUL
Davide Frattini per il “Corriere della Sera”

LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL
La battaglia epica non c' è stata e la fine del mondo sembra rinviata. I miliziani dello Stato Islamico hanno applicato a Dabiq la stessa tattica usata per gli altri villaggi che hanno perduto: abbandonati quasi senza combattere. Eppure quei cubi di cemento non intonacato raggruppati a dieci chilometri dalla frontiera con la Turchia hanno svolto il ruolo di protagonisti nella telenovela apocalittica diffusa dai predicatori del Califfato.

A Mosul, invece, nella notte è partito l'attacco per riconquistare la città irachena. Nella piana attorno a Dabiq - vaticinò Maometto - dovrebbe svolgersi l' ultimo scontro tra i musulmani e i cristiani, una sfida che sancirebbe la vittoria conclusiva dell' Islam sull'Occidente.
LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

Per ora le truppe irregolari di Abu Bakr Al Baghdadi sono state cacciate da duemila musulmani come loro, i ribelli siriani appoggiati dall' artiglieria e dall' aviazione turche. Che per dieci giorni hanno bombardato le postazioni degli estremisti: dopo la conquista del villaggio nell' agosto del 2014, l' Isis aveva trasferito almeno 1.200 uomini in questa zona, malgrado la limitata importanza strategica.

Perché qui gli strateghi in nero volevano attrarre i crociati in quella «invasione benedetta» agognata da Abu Musab Al Zarqawi, leader di Al Qaeda in Iraq e primo ideologo dello Stato Islamico. Qui Jihadi John, il terrorista di origine britannica, ha decapitato Peter Kassig, l'ex Ranger dell' esercito americano che cercava di portare aiuti e soccorsi ai siriani: «In questa terra seppelliamo il primo crociato e aspettiamo gli altri per lo scontro finale».
LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

Per due anni la propaganda del Califfato, con gli slogan dell'orrore e i proclami di rivincita islamica, ha ingigantito lo spazio occupato da Dabiq sulla mappa: il nome del villaggio e quel che simboleggia per i cultori dell'apocalisse è diventato il titolo della rivista mensile usata come spot per reclutare i combattenti anche in Europa.

Adesso gli sminatori dell' Esercito siriano libero stanno ripulendo Dabiq casa per casa, gli estremisti sono fuggiti ma si sono lasciati dietro il tritolo e la paura inculcata nei tremila abitanti. Da quest' area i generali turchi vogliono continuare ad avanzare nella fascia che corre lungo il confine con l'idea di creare una zona cuscinetto e per impedire ai curdi di rinsaldare i pezzi della Rojava, la regione autonoma che si stanno ritagliando dentro al caos siriano.

LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL
Gli americani sostengono i curdi e allo stesso tempo hanno dato il via libera alle operazioni turche. Restano consapevoli che il vero obiettivo è la riconquista di Raqqa, a sud-est dentro il territorio siriano: la città è stata dichiarata da Abu Bakr Al Baghdadi la sua capitale amministrativa, ricopre altrettanta importanza strategica e simbolica di Mosul in Iraq. Barack Obama ha continuato a ripetere che spedire una nuova generazione di soldati in un' offensiva di terra significherebbe cadere nella trappola.

La trappola creata con le mine delle profezie: il conto alla rovescia per l' avvento dell' apocalisse comincerebbe nel giorno in cui i «romani» mettono piede a Dabiq, i calzari aggiornati agli anfibi dei militari occidentali. Fra tre mesi, quando il successore del presidente s' insedia alla Casa Bianca, dovrà decidere se mantenere la stessa strategia che si limita al supporto con l' aviazione e al finanziamento dei gruppi ribelli considerati moderati. O - com' è convinta Hillary Clinton - ordinare che gli Stati Uniti sostengano fino in fondo la riconquista di Raqqa.

abu bakr albaghdadi 2ABU BAKR ALBAGHDADI 
Gli analisti considerano la città più strategica di Mosul, perché il deserto attorno è ricco del petrolio che finanzia le operazioni dei terroristi. Anche Bashar Assad vorrebbe riprendersi quella che era una delle province più ricche del Paese, da dove sono sempre arrivati il greggio e l' elettricità per Damasco dalle dighe sull' Eufrate. Per ora Assad e i suoi alleati russi concentrano i bombardamenti sulla parte orientale di Aleppo.

Fonte: qui





OFFENSIVA MOSUL: CROLLA LA PRIMA LINEA DEL CALIFFATO 

I JIHADISTI LASCIANO LE DIVISE E FUGGONO IN SIRIA CON LE FAMIGLIE, E COME SADDAM BRUCIANO I POZZI DI PETROLIO. E VIA CON LE PIOGGE ACIDE 

L’ONU: LA POPOLAZIONE RISCHIA DI FARE DA SCUDO UMANO

di Katia Riccardi per “la Repubblica”

offensiva a mosulOFFENSIVA A MOSUL
È iniziata l'offensiva per riconquistare Mosul, baluardo dello Stato islamico e seconda città più grande dell'Iraq. "Il tempo della vittoria è arrivato e le operazioni per liberare Mosul sono cominciate", ha affermato il premier iracheno Haider al-Abadi alla tv di Stato. Quindi, rivolgendosi agli abitanti della regione: "Proclamo l'avvio dell'assalto vittorioso per liberarvi dalla violenza e dal terrorismo di Daesh".

Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva Sky Arabia, l'esercito iracheno sarebbe già riuscito ad abbattere la prima linea difensiva posta al di fuori della città, avanzando dalla zona di Baashiqa. Decine di miliziani dell'Isis sono scappati in Siria con le famiglie.

offensiva a mosul 9OFFENSIVA A MOSUL 
"Gli elementi dell' Isis hanno iniziato a radersi la barba e togliersi le divise afgane", ha detto una fonte militare parlando inoltre del "crollo delle linee di difesa delle bande terroristiche sull'asse della diga di Mosul", che si trova a circa una quarantina di chilometri a nord del capoluogo.

La grande struttura è attualmente presidiata da un contingente militare italiano inviato per proteggere il personale della società Trevi impegnato nella manutenzione della diga. La tv satellitare al-Arabiya riferisce di "lunghe colonne di fumo" che si alzano nella parte est della città. Il leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi è sfuggito a un attacco aereo nella campagna irachena.

offensiva a mosul 8OFFENSIVA A MOSUL 
La principale preoccupazione dell'esercito iracheno è l'ormai accertata decisione degli uomini del califfato di difendere la città ad ogni costo, compreso quello del ricorso dei jihadisti ad armi chimiche e di incendiare pozzi petroliferi e i grandi depositi di zolfo che si trovano nella zona di Sharqat, a sud della città".

Bruciato in grandi quantità nell'atmosfera, il biossido di zolfo reagisce con l'ossigeno e il vapore acqueo nell'aria per formare acido solforico. Questo, ricadendo a terra dà luogo alle famose piogge acide che acidificano i terreni e le risorse idriche, causando gravi danni all'ambiente naturale.

offensiva a mosul 7OFFENSIVA A MOSUL 
Inoltre tutti i 6 ponti "di Mosul sul fiume Tigri sono stati minati dai jihadisti", ha detto una fonte dell'esercito iracheno, spiegando che "gli uomini del califfato vogliono concentrare la loro difesa sul versante occidentale del fiume" dove tra l'altro si trova gran parte della città.

L'offensiva, ampiamente anticipata e annunciata agli abitanti della zona con decine di migliaia di volantini lanciati dal cielo, gode del pieno appoggio di Washington. "Il primo ministro Abadi ha ordinato di avviare le operazioni per liberare mosul dopo due anni di oscurità sotto i terroristi dell'Isis - ha affermato su Twitter l'inviato Usa per la coalizione contro lo Stato islamico, Brett McGurk -. Buona fortuna alle eroiche forze irachene, ai peshmerga curdi, ai volontari Ninewa. Siamo orgogliosi di essere con voi in questa storica operazione".
offensiva a mosulOFFENSIVA A MOSUL

Poi è stata la volta del segretario alla Difesa Usa Ash Carter che ha parlato di "momento decisivo nella campagna" per sconfiggere definitivamente lo Stato islamico e ha assicurato che gli Stati Uniti e gli altri membri della coalizione internazionale "sono pronti ad appoggiare le forze di sicurezza irachene, i combattenti peshmerga e il popolo dell'Iraq nel difficile scontro".

L'operazione comporta seri rischi umanitari: secondo stime dell'Onu, fino a un milione di persone potrebbero essere costrette ad abbandonare le loro case, andando ad aggiungersi ai tre milioni e 300mila iracheni che già vivono nei campi per gli sfollati. I campi finora allestiti potrebbero accoglierne solo 60mila mentre altre strutture sono in costruzione per ospitarne altri 250mila.
offensiva a mosul 5OFFENSIVA A MOSUL 

"Chiedo di nuovo a tutte le parti nel conflitto di rispettare i loro impegni secondo le leggi umanitarie internazionali di proteggere i civili e garantire il loro accesso all'assistenza cui hanno diritto e che meritano", ha detto il sottosegretario dell'Onu per gli affari umanitari e coordinatore delle emergenze, Stephen O'Brien, tramite una nota. "Alcune famiglie - ha aggiunto - corrono il rischio estremo di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato o sotto quello dei cecchini. I partner umanitari faranno tutto il possibile per sostenere le persone che potrebbero essere sfollate e coinvolte in questa operazione militare", diventare "scudi umani" nelle mani dell'Isis.
LA BATTAGLIA DI MOSULbATTAGLIA DI MOSUL

Mosul fu conquistata dall'Isis nel giugno del 2014 con relativa facilità, anche perché la popolazione sunnita diffidava delle truppe irachene, in cui predominano gli sciiti. Quell'offensiva portò i jiahdisti a controllare quasi un terzo del territorio iracheno.

A Mosul il leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi proclamò il "Califfato". Nell'ultimo anno le sue milizie hanno subìto pesanti sconfitte e si ritrovano ormai confinate a Mosul e a pochi piccoli centri nel nord e nell'ovest del paese.

Fonte: qui

martedì 20 settembre 2016

Vicario di Aleppo: Il raid Usa contro l’esercito siriano non è stato un errore

La popolazione spera in un prolungamento del cessate il fuoco, ma vi è un sentimento diffuso di scetticismo. 
Per mons. Georges Abou Khazen l’attacco americano del 17 settembre “mette a rischio la fragile tregua”. 
In questi giorni di relativa pace la comunità cristiana ha gremito le chiese per due celebrazioni dedicate a Madre Teresa. L’opera delle missionarie ad Aleppo. 
Aleppo (AsiaNews) - L’auspicio della popolazione siriana è che “la tregua possa continuare”, sebbene non vi sia “grande fiducia” in particolare “dopo l’attacco americano contro le truppe dell’esercito siriano a Deir el-Zor”. 
È quanto riferisce ad AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen; il prelato è certo che l’attacco dell’aviazione statunitense del 17 settembre scorso ai soldati di Damasco impegnati nell’offensiva contro lo Stato islamico (SI) “non è un errore”, ma il perseguimento “di un obiettivo prestabilito”.

Gli Stati Uniti, prosegue il vicario di Aleppo, “sono presenti” nell’area di Deir el-Zor “con basi militari e forze sul terreno”. Analizzando “i fatti”, prosegue mons. Abou Khazen, emerge che l’attacco Usa “sembrava una copertura aerea per i jihadisti”. Difatti i miliziani di Daesh [acronimo arabo per lo SI] “hanno contrattaccato” sfruttando i bombardamenti Usa “come se ci fosse un accordo, un’intesa” fra Washington e jihadisti. 

L’amministrazione statunitense ha definito l’operazione un errore che ha causato “una perdita non voluta di vite umane”. All’indomani dell’attacco Washington e Mosca si sono scambiate pesanti accuse a margine del Consiglio di sicurezza Onu a New York. Il portavoce del presidente siriano Bashar al Assad non crede alla versione dell’incidente e anche l’alleato russo solleva pesanti dubbi. 

Di certo vi è che il raid aereo ha indebolito le forze del governo siriano, impegnate nell’assedio di una delle roccaforti jihadiste - assieme a Raqqa - dello SI in Siria.

Secondo alcuni analisti ed esperti l’obiettivo di Washington resta quello di mantenere la presenza jihadista in Siria, agevolando in questo modo l’imminente offensiva contro lo SI a Mosul, in Iraq. E, al contempo, fermare l’avanzata dell’asse Damasco, Mosca, Teheran e le conquiste militari dell’esercito regolare siriano delle ultime settimane. 

Al contempo, appare sempre più difficile l’ipotesi di prolungamento della tregua in vigore dal 12 settembre e che scade oggi, alle 7 di sera ora locale. Il cessate il fuoco iniziato con la festa islamica del Sacrificio (Eid al-Adha) è l’ultimo di una serie di sforzi diplomatici messi in campo sinora da Washington e Mosca. L’obiettivo è cercare di arginare un conflitto quinquennale che ha causato, secondo stime aggiornate, oltre 300mila morti (430mila secondo altre fonti) e milioni di profughi, originando una catastrofe umanitaria senza precedenti. Oltre 4,8 milioni di persone sono fuggite all’estero, 6,5 milioni gli sfollati interni. La situazione di maggiore tensione resta legata ad Aleppo, metropoli del nord della Siria, dove vi sono almeno 250mila persone intrappolate nel settore orientale.

La gente ha vissuto questa settimana di tregua “con speranza” ed era più “rilassata”, conferma il vicario di Aleppo, anche se permane una sensazione “diffusa” di “scetticismo” circa una reale volontà di far tacere le armi. “In questi ultimi giorni - aggiunge il presule - si sono registrati solo sporadici combattimenti la notte, ma il cessate il fuoco in generale ha retto e speriamo possa continuare. Il timore è che anche stavolta, come in passato, alla tregua possa subentrare un conflitto ancora più intenso”. 
I fedeli della metropoli del nord della Siria hanno approfittato di questi giorni di relativa calma per partecipare a due solenni celebrazioni di ringraziamento per la canonizzazione di Madre Teresa. “Abbiamo celebrato una messa ieri - racconta il vicario - nella parrocchia di san Francesco e la chiesa era gremita in ogni ordine di posto. Lo stesso è avvenuto la scorsa settimana, in occasione della prima messa in cattedrale”. Al termine della funzione la comunità cattolica “ha offerto un pranzo ai poveri”. 
Ad Aleppo vi sono cinque Missionarie della Carità che gestiscono una casa di riposo in cui vi sono 52 anziani non autosufficienti, racconta mons. Abou Khazen. “Gli ospiti della casa sono tutti cristiani - aggiunge - ma le suore si prendono cura anche di altri anziani che non sono ospiti della struttura, cristiani e musulmani, senza fare distinzioni in base all’appartenenza religiosa”. Aleppo è una città che “soffre”, sia la zona ovest (governativa) che il settore est (in mano ai ribelli). Tuttavia la chiesa locale vuole continuare a essere un segno di speranza: “Per questo - conclude il prelato - a fine mese abbiamo in programma un grande incontro sulla famiglia, una giornata di festa e di riflessione. Per capire cosa significhi essere famiglia in una realtà di guerra e sofferenza”.
Fonte: qui

mercoledì 31 agosto 2016

Cosa sta succedendo in Siria?

Con le notizie del terremoto in Abruzzo, è passata in secondo piano la notizia di una parziale invasione del territorio siriano da parte dei carri armati turchi.
La situazione è talmente complicata che bisogna leggere fonti diverse per riuscire a farsi almeno un quadro generale di ciò che sta succedendo. Questa è la sintesi di quello che sono riuscito a capire:

Ufficialmente, i turchi sono penetrati nel territorio siriano nell'ambito di un'operazione chiamata "Scudo dell'Eufrate" (linee verdi, sulla cartina). Lo scopo dichiarato era quello di cacciare da Jarablus gli uomini dell'ISIS, ma nel frattempo i turchi ne hanno approfittato per bombardare le forze del partito curdo miliziano YPG, che avanzavano verso la città di Manbij.

I curdi avanzavano a loro volta per liberare la città di Manbij dagli uomini dell'ISIS, ma i Turchi non vogliono che i curdi si rafforzino troppo in quella zona (vicina al loro confine), e quindi li hanno bombardati.

Contemporaneamente Joe Biden, in visita ad Ankara, minacciava i curdi di togliergli tutti gli aiuti economici e militari, se non si fossero ritirati al più presto a est dell'Eufrate. Joe Biden ha poi fornito rassicurazioni a Erdogan che i curdi si sarebbero ritirati. Altre fonti però dicono che i curdi non hanno nessuna intenzione di tornare indietro, perché il loro interesse è proprio quello di formare un'enclave su base etnica a sud del confine con la Turchia.


Ma gli americani hanno fatto capire chiaramente che a questo punto preferiscono stare con la Turchia, al punto che la loro aviazione avrebbe in qualche modo "assistito" l'invasione dei carri armati turchi in territorio siriano.

Damasco a sua volta ha protestato per questa plateale invasione, cercando di ricordare al mondo che loro sono ancora una nazione sovrana, ma a quanto pare nessuno in questo momento gli sta dando retta.

In altre parole, sembra di capire che ci si stia avviando verso un ridimensionamento dell'appoggio americano ai curdi, che fino ad oggi sono stati un'arma vincente nella lotta contro l'ISIS.

In tutto questo, per adesso sembra che il vincitore sia Erdogan, anche se sta chiaramente giocando una partita molto ambigua, cercando di sorridere a Putin mentre rimane comunque amico degli americani.

Molto probabilmente andrà a finire che le due superpotenze si accorderanno per lasciare al potere Bashar al Assad, e che a farne le spese - per far contento Erdogan - sarà proprio il popolo curdo, che da lunghissimo tempo ormai lotta per avere un territorio tutto proprio. 

Insomma, quelli che hanno dato di più nella lotta contro l'ISIS, saranno proprio quelli destinati a restare con un pugno di mosche in mano.

Massimo Mazzucco

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia

Russia e Turchia: fine del riavvicinamento?
Alexander Mercouris, The Duran 26/8/2016

L’incursione turca in Siria non rovina il recente riavvicinamento russo-turco perché era solo un riavvicinamento limitato, non un riallineamento. Nel frattempo la Russia lavora sodo per conciliare il governo siriano coi curdi.

putin-erdogan-meeting-in-st-petersburg-1470746183-5833L’incursione turca in Siria e la cattura di Jarablus sono state interpretate da alcuni per definere il riavvicinamento russo – turco una farsa. Secondo questo punto di vista, Erdogan, dopo aver ottenuto concessioni da Putin al vertice di San Pietroburgo, non ha perso tempo a far cadere la maschera, ancora una volta, tradendo l'”amico” russo invadendo la Siria. A mio parere ciò è il prodotto delle alte aspettative di molti sul riavvicinamento russo-turco. Come ho detto in molte occasioni, era un riavvicinamento non un riallineamento. 
La Turchia sarebbe stata arrabbiata con gli Stati Uniti per il colpo di Stato, fatto reso chiaro dalla decisione di Erdogan d’inviare solo il vicesindaco di Ankara ad accogliere il vicepresidente Biden all’arrivo ad Ankara, ma non ha cessato di essere alleata di Stati Uniti e NATO. Né vi è alcun motivo di pensare che i russi ritengano l’incursione turca in Siria un “tradimento”. Affinché ci fosse un “tradimento”, Erdogan avrebbe dovuto ingannare i russi sulle sue intenzioni in Siria. Al contrario Erdogan non ha mai, in alcun momento, detto che le sue politiche o intenzioni in Siria erano cambiate. Invece ha sempre detto, e ha continuato a dirlo fino alla vigilia del vertice di San Pietroburgo, che la sua politica in Siria è invariata. Esige ancora che il presidente Assad se ne vada e vuole ancora il cambio di regime in Siria. Ha anche detto che non considera Jabhat al-Nusra, affiliata ad al-Qaida, un’organizzazione terroristica. Vedasi la mia discussione dettagliata qui.

Ripeto: ciò che è successo a San Pietroburgo è stato rattoppare le relazioni tra Russia e Turchia, portandole più o meno a dove erano prima dell’abbattimento del Su-24 nel novembre dello scorso anno (Mercouris qui è ottimista, fin troppo NdT). 
Un certo numero di accordi economici furono concordati a grandi linee, ma niente mutamenti geostrategici, nulla è stato promesso o richiesto o previsto (dai russi), ed era irragionevole aspettarselo. Come spesso accade, i turchi dicono di aver informato i russi dell’intenzione di occupare Jarablus, e che i russi gli hanno dato il via libera. È plausibile. I russi sanno che per la Turchia l’istituzione di una zona autonoma controllata delle YPG curde al confine con la Siria è inaccettabile, e che agiranno con decisione per impedirlo
A meno di andare in guerra con la Turchia, la Russia non può impedirlo e non ha alcun motivo di offendere i turchi, cercando di farlo. Il punto chiave da capire dell’incursione turca è che non si tratta di aree della Siria controllate dal governo siriano. Tutta la zona è controllata da YPG o SIIL. Né questa area è fondamentale per la sopravvivenza del governo siriano. 
Il governo siriano dipende dalla presa su Damasco e Aleppo, sulle città centrali di Hama e Homs, sulla regione chiave di Lataqia e, infine, dalla riconquista delle città e provincia di Idlib. Se il governo siriano realizza tutto questo, allora avrà assicurata l’esistenza, obiettivo deciso dai russi quando intervennero in Siria lo scorso anno. Nel frattempo i russi senza dubbio calcolano, come fanno i siriani, che il nord-est della Siria può essere lasciato a se stesso, e che ciò che i turchi vi combineranno, lontano dai campi di battaglia chiave nelle province di Damasco, Aleppo ed Idlib, alla fine in termini militari e strategici semplicemente non importa. Anche se può sembrare spietato, è il tipo di calcolo spietato che a volte va fatto in guerra. Ciò non significa che i russi si disinteressano completamente di ciò che accade nel nord-est della Siria. Tuttavia il centro della loro preoccupazione non sarà l’incursione turca. 

Piuttosto è la recente rottura delle relazioni tra il governo siriano e la milizia curda YPG.

Mentre le YPG non hanno un ruolo decisivo nei combattimenti in Siria occidentale, erano un utile alleato dell’Esercito arabo siriano nei combattimenti ad Aleppo e ad est, contro lo SIIL. L’Esercito arabo siriano già gravemente sovraesteso non ha bisogno di altri nemici, e i russi vorranno evitare che le attuali tensioni tra Esercito arabo siriano e YPG degenerino in combattimenti aperti. 
Che ciò sia per i russi la questione chiave nel nord-est della Siria, oggi, è stato appena confermato dalla conferenza al Ministero degli Esteri russo di Maria Zakharova, l’efficace portavoce del ministero degli Esteri della Russia, “Per quanto riguarda la situazione ad Hasaqah in Siria, siamo estremamente preoccupati per l’escalation nella città tra truppe governative e milizie curde. La Russia ha adottato misure attive su diversi canali con l’obiettivo d’impedire scontri fratricidi. Sollecitiamo le parti a mostrare moderazione, saggezza, coscienza politica, responsabilità e a sviluppare la consapevolezza che tutti i patrioti hanno un solo nemico comune, i terroristi. E’ ovvio che il terrorismo sia una minaccia per tutti i siriani che condividono un unico obiettivo, salvare la Siria, in cui tutti i cittadini indipendentemente da etnia o religione vivano tranquilli

I russi hanno agito su tali motivi (come dice Zakharova) adottando azioni positive sul terreno, cercando di mediare tregue tra governo siriano e YPG ad al-Hasaqah e ad Aleppo, finora va detto solo con risultati alterni. I russi hanno leve su entrambe le parti. 

Il governo siriano è ora completamente dipendente dalla Russia, mentre la Russia è l’unica potenza che continua a mostrare una certa simpatia per le richieste di autonomia delle YPG. 

Non più tardi di aprile, in un momento in cui i rapporti tra Russia e Turchia erano ancora pessimi, i russi chiedevano che i curdi fossero rappresentati separatamente ai colloqui di pace di Ginevra. I russi non hanno ceduto su questa posizione. Senza dubbio ricorderanno alle YPG che se vogliono un ruolo nei negoziati, e quindi un ruolo nel decidere il futuro della Siria, in una regione ostile, avranno bisogno del sostegno russo. In una situazione così gravida non è irragionevole che i russi accettino tranquillamente un’incursione turca che (come potrebbero vedere) concentra l’attenzione delle YPG, mostrando chi sono i loro veri amici e veri nemici, e perché gli Stati Uniti non possono essere invocati come alleato serio.

Il mio collega Alex Christoforou ha recentemente sottolineato come in questa regione i russi sono sempre più gli operatori per la pace, anche se gli Stati Uniti agiscono costantemente per diffondere la guerra. La mediazione russa tra governo siriano e YPG, a prescindere se abbia successo, avviene subito dopo l’incitamento degli Stati Uniti alle YPG di aggredire il governo siriano, ne è solo un altro esempio.Turkey's President Tayyip Erdogan inspects honour guard during visit to Northern Cyprus

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia

L’avanzata turca in Siria svela il riavvicinamento turco-russo quale farsa
Adam Garrie, The Duran 26/8/2016
Barack+Obama+Recep+Tayyip+Erdogan+Pesident+o8vajy4YkYLlUltimamente avvertivo che la Russia e chi supporta la giusta causa della Russia aiutando la Siria a liberarsi da fanatici assassini e terroristi, che sotto il presidente Erdogan, la Turchia non è un alleato affidabile, né coerente. Naturalmente è giusto che Russia e Turchia riducano le tensioni, ma c’è una grande differenza tra rimarginare una ferita e stipulare un’alleanza. Sembra che poche settimane dopo l’avvicinamento, la Turchia abbia tradito la Russia, violato il diritto internazionale e contribuito a destabilizzare ulteriormente la Siria. 

Carri armati turchi, col supporto degli aerei della forza aerea degli Stati Uniti, invadevano il territorio siriano, in particolare Jarabulus. 

Turchi e statunitensi giustificano tale incursione affermando che combattono lo SIIL che controllava Jarablus.
La vera ragione è che i combattenti curdi erano sul punto di prendere Jarablus e la Turchia temeva l’istituzione di una roccaforte curda al confine. 

È interessante notare che, mentre gli Stati coinvolti in Siria non sono a favore della creazione di uno Stato curdo, gli USA erano tra i sostenitori più tenaci dei curdi, supponendo che la fedeltà agli Stati Uniti dei combattenti curdi fosse pari quella della Turchia verso la Russia. Eppure l’invasione turca è molto più di uno schiaffo alla Russia. La Turchia è ai ferri corti strategici con la Russia, combattendo per una causa contraria a quella per cui Russia e Siria combattono, svelando l’unica coerenza del regime turco: l’ipocrisia continua. 

Dal 24 agosto Jarabulus era rivendicata dal cosiddetto esercito libero siriano con una dichiarazione che va controllata bene. L”esercito libero siriano’ è un nome che raggruppa vari combattenti dalle molteplici e mutevoli alleanze che lottano per un unico obiettivo comune, il rovesciamento del governo legittimo della Siria. Infatti, i combattenti etichettati ‘ELS’ nel 2011 iniziarono le azioni che destabilizzarono il Paese, permettendo a SIIL, al-Qaida e gruppi simili d’infiltrarsi dalle roccaforti nel nord dell’Iraq. Una volta che lo SIIL cominciò ad occupare gran parte della Siria, l’esercito libero siriano scomparve con i suoi ex-membri che aderivano allo SIIL, a cloni come al-Nursa o semplicemente scappando. Il nome esercito libero siriano fu resuscitato quest’anno, soprattutto dai commentatori stranieri che citavano un miscuglio di combattenti disposti a prendere ordini dalla NATO in un dato momento e in un dato luogo.

Se i terroristi dello SIIL di tanto in tanto cambiano nome per adeguarsi al concetto di ‘estremisti islamici moderati’, l’ELS fa il contrario, è un non-gruppo il cui nome inoffensivo appare di tanto in tanto sulla stampa per far sembrare che le forze antigovernative estere abbiano legittimazione in Siria. 

In sintesi, la Turchia ha sostituito un gruppo che si fa chiamare SIIL con uno sconosciuto di occupanti che comprende ex-membri e membri dello SIIL che operano temporaneamente sotto una bandiera diversa. 

In alcun modo ciò è nell’interesse del popolo siriano né della stabilità politica nella regione. L’interesse della Russia è chiaro, farà ciò che è richiesto dal governo siriano lottando contro ogni forma di terrorismo. 

Solo i Paesi invitati dal governo ad intervenire in Siria sono conformi al diritto internazionale. Le Nazioni Unite non hanno approvato l’invasione turco-statunitense, né del resto hanno approvato gli attacchi di qualsiasi altro Paese della NATO sulla Siria. La Siria rimane uno Stato sovrano e mentre lo SIIL si pretende uno ‘Stato islamico’, nessuno al mondo lo riconosce come tale.

Ironia della sorte, invadendo le parti occupate dallo SIIL di ciò che è legalmente territorio siriano, si riconosce indirettamente lo Stato islamico. 

Dicendo che si dichiara guerra allo ‘Stato islamico’, s’indica che si tratta di uno Stato. In realtà, l’unico Stato legittimo nella zona in questione è la Siria e, pertanto, è stata invasa. In un mondo governato da logica o giustizia, tutti i Paesi dovrebbero aderire alla lotta della Siria contro i terroristi. 

L’imposizione di una no-fly-zone su Jarablus è un affronto totale alla nazionalità siriana ed è una provocazione verso la Russia, che ha la sola forza aerea straniera legalmente presente sul territorio siriano. In tutto ciò, l’ipocrisia è stupefacente. L’anno scorso la Turchia abbatté un aviogetto russo con l’accusa di entrare nello spazio aereo turco per pochi istanti (una bugia dato che l’aereo rimase nello spazio aereo siriano sempre). Ora carri armati ed aerei turchi entrano in Siria con totale impunità. Si tratta dello stesso Erdogan che rimproverò la Siria nel 2012, quando un aereo turco in realtà entrò nello spazio aereo siriano e venne abbattuto dalle forze siriane.

L’incoerenza di Erdogan l’avrebbe reso inaffidabile, ed abbastanza sicuramente, entro poche settimane, avrebbe pugnalato la Russia alla schiena dopo esser strisciato da Putin e criticato gli USA per aver rifiutato di consegnargli il dissidente turco Fethullah Gülen. Ora Erdogan è di nuovo al centro della NATO, minacciando di abbattere aerei russi che volano nelle regioni della Siria che la Turchia ha invaso. Chiunque in Russia pensi che Erdogan sia un amico deve ripensarci ed essere realista.

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L’accordo Stati Uniti-Turchia mira a creare de facto una ‘zona di sicurezza’ nel nord-ovest della Siria
Karen DeYoung e Liz Sly, Washington Post 26 luglio 2015
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Turchia e Stati Uniti hanno concordato i contorni di una “zona di sicurezza” di fatto, lungo il confine Turchia-Siria, secondo i termini di un accordo che prevede di aumentare in modo significativo portata e ritmo della guerra aerea degli Stati Uniti contro lo Stato islamico nel nord della Siria, secondo i funzionari turchi e statunitensi. L’accordo prevede un piano per cacciare lo Stato islamico da una zona di 68 miglia ad ovest del fiume Eufrate, fino alla provincia di Aleppo, che finirebbe sotto il controllo dell’opposizione siriana. Se pienamente attuato, porterebbe gli aerei statunitensi ad operare in prossimità delle basi aeree e delle difese aeree del governo siriano, aiutando direttamente i ribelli dell’opposizione che combattono il regime del Presidente Bashar al-Assad. Le operazioni nell’area non soddisfano le vecchie richieste turche per una no-fly zone pienamente dichiarata, ma la zona potrebbe diventare un santuario per parte dei circa 2 milioni di civili siriani fuggiti in Turchia. 

Dell’accordo se n’è saputo la scorsa settimana, quando la Turchia dichiarava di aver accettato di consentire ad aerei armati degli Stati Uniti di decollare dalla base di Incirlik. Aviogetti turchi iniziavano le missioni sulla Siria settentrionale. Ulteriori dettagli, tra cui la composizione delle forze dell’opposizione siriana da inviare ad occupare l’area protetta, sono ancora in fase di elaborazione secondo i funzionari, che sotto anonimato hanno parlato delle operazioni in evoluzione. “Quando le zone nel nord della Siria vengono liberate dalla minaccia (dello Stato islamico), zone di sicurezza verranno ovviamente formate“, aveva detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. “Gli sfollati possono essere collocati in quelle zone sicure“. 


I funzionari degli Stati Uniti non hanno contestato la descrizione turca e hanno detto che la copertura aerea della coalizione degli Stati Uniti avrebbe operato tutto il giorno designando gli obiettivi dello Stato islamico.
Ma hanno detto che gli Stati Uniti non designano ufficialmente la zona, circa 40 miglia di profondità per 68 miglia lungo il confine, come protetta. 

Un alto funzionario dell’amministrazione ha detto in un comunicato che “tutti gli sforzi militari congiunti” con la Turchia “non includono l’imposizione di una no-fly zone“. “Quello di cui parliamo con la Turchia è cooperare per supportare i partner sul terreno nel nord della Siria che contrastano lo SIIL“, dice la nota. “L’obiettivo è creare una zona liberata dallo ISIL e garantire maggiore sicurezza e stabilità al confine della Turchia con la Siria“. SIIL è un altro termine per Stato islamico.

Il segretario generale della NATO ha detto che l’Alleanza terrà consultazioni a Bruxelles in risposta alla richiesta turca dopo un attentato suicida in Turchia nella settimana precedente. Le consultazioni sono a norma dell’articolo 4 della NATO, consentendo ad ogni membro di convocare una riunione quando ritiene che la propria integrità territoriale o sicurezza è minacciata.
La NATO ha schierato batterie antimissile Patriot in Turchia all’inizio del 2013, dopo che la Turchia ricorse all’articolo 4 quando suoi cittadini furono uccisi da razzi sparati dal governo siriano oltre confine ed aerei siriani avevano violato il suo spazio aereo. 

L’amministrazione Obama ha resistito a lungo alla creazione di zone di sicurezza in Siria protette dalle forze aeree della coalizione degli Stati Uniti, affermando che le operazioni aeree dovrebbero essere volte solo contro lo Stato islamico. 

Il Pentagono ha sostenuto che se colpisse le regioni della Siria occidentale, vicino a dove il governo combatte i numerosi gruppi di ribelli e militanti, potrebbe provocare uno scontro con le difese aeree siriane concentrate nella zona. La Turchia in precedenza aveva rifiutato l’uso di Incirlik per gli attacchi aerei degli Stati Uniti, a meno che non decidevano d’istituire una zona protetta lungo il confine. 

Ma diversi aspetti del conflitto sono cambiati da quando i governi ne discussero la prima volta alla fine del 2014. Le forze di Assad hanno perso molto terreno nel nord-ovest, anche presso Aleppo, seconda città della Siria, verso la coalizione di forze militanti moderate negli ultimi mesi. Allo stesso tempo, lo Stato islamico ha scacciato le forze curde da molte roccaforti, da nord ed est dell’Eufrate al confine iracheno, avanzando poi verso ovest. I militanti ora controllano il confine della Siria dal fiume ad Azaz, a nord di Aleppo. 

Il cambiamento di posizione della Turchia iniziò sei settimane prima, dopo l’avanzata dello Stato islamico di maggio per catturare Azaz, il valico più vitale per i ribelli moderati sostenuti dagli Stati Uniti. L’offensiva fu bloccata con l’aiuto tardivo di limitati attacchi aerei degli Stati Uniti. I ribelli siriani, che chiesero con urgenza il supporto aereo, si lamentarono che i convogli dello Stato islamico erano confluiti verso le loro posizioni senza alcun intervento degli aerei da guerra della coalizione. I funzionari degli Stati Uniti in seguito notarono che gli attacchi richiesti dai turchi sarebbero stati più efficaci se gli aerei volavano da Incirlik, a 250 miglia di distanza, piuttosto che da una base nel Bahrayn. La zona ora aperta agli Stati Uniti va da Azaz a Jarablus sull’Eufrate. 

Secondo i resoconti dei media turchi, si estenderà verso sud fino ad al-Bab, alla periferia di Aleppo, ma non includerà Aleppo. Non è chiaro se l’amministrazione abbia informato il governo siriano delle nuove operazioni nel nord-ovest. 

Il governo degli Stati Uniti aveva indirettamente avvertito Assad di non interferire negli attacchi aerei degli Stati Uniti contro lo Stato islamico iniziati nel settembre 2014 in Siria settentrionale, centrale e orientale. 

Ma tali attacchi non furono visti come un problema, dato che il governo siriano aveva praticamente ceduto quelle zone ai militanti, conducendovi operazioni minime. Una volta che l’area viene liberata, il piano è concederne il controllo a ribelli moderati non ancora identificati. Stati Uniti e Turchia hanno interpretazioni differenti su quali gruppi possano essere definiti “moderati”. Sarà quindi possibile per i civili sfollati trovare rifugio nella zona, cosa che porterebbe alla realizzazione delle ambizioni turche per alleviare il problema dei profughi in Turchia.

Eliminare lo Stato islamico dalla zona sotto controllo sarebbe un duro colpo strategico per il gruppo, privandolo degli ultimi accessi al mondo. Dopo aver perso il controllo dell’importante valico di frontiera di Tal Abyad verso le forze curde, a giugno, lo Stato Islamico controlla solo due piccoli valichi, a Jarablus e al-Rai, attraverso cui passa il contrabbando di combattenti stranieri. Tali città di confine sono la prossima priorità nella lotta contro lo Stato Islamico, secondo funzionari turchi e statunitensi. La velocità con cui i militanti si sono sbriciolati a Tal Abyad, sotto fulminanti attacchi aerei degli Stati Uniti e qualche combattimento a terra, ha dimostrato che la forza aerea può operare contro il gruppo, secondo funzionari curdi e statunitensi. Tal Abyad si trova ad est dell’Eufrate e di Kobane, dove le forze curde scacciarono, con l’aiuto degli attacchi aerei degli Stati Uniti e dei rifornimenti turchi, lo Stato Islamico, all’inizio del 2015. 

L’accordo, inoltre, muta le dinamiche in altre regioni del nord della Siria a vantaggio della Turchia, che vede con allarme come i curdi siriani si avvantaggino degli attacchi degli Stati Uniti ad est dell’Eufrate. “Dopo la cattura di Tal Abyad con la significativa assistenza degli Stati Uniti, il passo successivo sarebbe l’avanzata dei curdi ad ovest dell’Eufrate occupando molti territori“, aveva detto Soner Cagaptay dell’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente. “Ciò ha contribuito ad accelerare l’accordo. Ora si vedranno massicci bombardamenti aerei nella regione, che non finirà solo nelle mani dei curdi.

Il capo del gruppo curdo avvantaggiatosi dagli attacchi degli Stati Uniti esprimeva la preoccupazione che il piano per la zona porti all’ingresso di truppe turche. Salah Muslim leader del Partito dell’Unione Democratica della Siria (PYD), ha spesso accusato la Turchia di sostenere lo Stato islamico per contrastare l’influenza curda e ha detto che tutte le forze turche che entrassero in Siria saranno considerate “invasori”. Il PYD e la sua ala militare, le YPG, sono alleati del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), le cui basi in Iraq furono colpite da attacchi aerei turchi poco prima. Il PKK vuole stabilire uno Stato curdo nella regione che comprende parti di Turchia, Iraq, Siria ed Iran. Stati Uniti e Turchia l’hanno etichettato organizzazione terroristica.

TURKEY-SYRIA-ISTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora