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mercoledì 2 novembre 2016

A MOSUL, È IN CORSO L'ULTIMO ASSALTO ALLA ROCCAFORTE IRACHENA DELL'ISIS


LE MILIZIE PARAMILITARI SCELGONO UNA RESA DEI CONTI SANGUINOSA IN IRAQ PIUTTOSTO CHE LASCIAR PASSARE GLI INTEGRALISTI IN TERRA SIRIANA, COME AVREBBERO VOLUTO DA WASHINGTON, PER AUMENTARE LA PRESSIONE SU ASSAD E SUI SUOI ALLEATI RUSSI

Giampaolo Cadalanu per ''la Repubblica''

La palazzina sulla linea del fronte, al secondo piano, sarebbe l' ideale per un momento di pausa nel combattimento, se non fosse per quella strisciata di sangue che imbratta la terrazza e continua sulla scala.

la battaglia di mosul 5LA BATTAGLIA DI MOSUL 
I soldati della Golden Division, le truppe scelte irachene, si sfamano con una mela e qualche biscotto. E raccontano che oggi in questa casa di Bazwaya, a pochi chilometri dalla periferia di Mosul, sono morti in quattro. Qualcuno ipotizza persino che sia stato "fuoco amico". Ma loro sono entusiasti: la resistenza dei miliziani è stata più debole del previsto, la difesa dello Stato Islamico sembra crollare.

A poche centinaia di metri, le Humvee blindate avanzano nei campi. Nere, con i fari accesi in mezzo a nuvole di polvere, sembrano mezzi alieni tratti da Guerre stellari. Dalle case di Gogjali, l' ultimo villaggio prima di Mosul, salgono colonne di fumo grigio. Probabilmente incendi, più che petrolio dato alle fiamme.

Nell' abitato lo scontro è pesante: si distinguono le raffiche di armi leggere, i colpi cadenzati dei grossi calibri, e ogni tanto l' esplosione di una bomba, subito seguita dal rombo lontano del cacciabombardiere che ha condotto l' attacco da alta quota.

la battaglia di mosul 4LA BATTAGLIA DI MOSUL 4
Mosul è lì, dietro quella nuvola sporca, in attesa e in agguato. La seconda fase dell' Operazione Ninive, condotta da Est dalle truppe irachene della Divisione d' oro e da quelle della Nona da sud, è partita di slancio, travolgendo con i miliziani dell' Isis anche le incertezze dell' alleato americano, che avrebbe voluto una sosta di riorganizzazione prima dell' ingresso a Mosul. Perché mentre i governativi procedono rapidamente, anche le Hashd al Shaabi, le Unità di mobilitazione popolare sciite, sono entrate nella zona di Tal Afar, a Ovest del capoluogo. 

Vogliono tagliare i rifornimenti dell' Isis ma di fatto chiudono la possibile via di ritirata per i jihadisti.

Il piano delle milizie paramilitari è palese: preferiscono una resa dei conti sanguinosa in Iraq piuttosto che lasciar passare gli integralisti in terra siriana, come forse invece avrebbe fatto piacere agli strateghi della Casa Bianca, contenti di far aumentare la pressione su Bashar Assad e sui suoi alleati russi.

la battaglia di mosul 3LA BATTAGLIA DI MOSUL 
Ma l' avanzata non si può fermare: in serata i primi drappelli hanno superato Gogjali e sono arrivati a Karama, nella periferia di Mosul, cioè nel cuore della parte irachena di Daesh. Bisogna arrivare in fretta nel capoluogo per «tagliare la testa al serpente», ha annunciato il premier iracheno Haidar al Abadi, lanciando un ultimatum agli uomini dello Stato Islamico: «Arrendetevi o morirete ». Per chi alza le mani c' è magari un trattamento un po' ruvido, ma nemmeno troppo violento: ce lo mostra Emad, nella ripresa del suo cellulare. «Quello sono io», indica, orgoglioso di condurre tre miliziani prigionieri con le mani legate dietro la schiena, con qualche spintone e una tirata di capelli. Chi viene catturato vivo deve essere subito condotto a Bagdad.

la battaglia di mosul 2LA BATTAGLIA DI MOSUL 
Ma nella scheda del telefonino è ripresa anche la sorte di chi vuole combattere fino alla fine: «Questo era un foreign fighter saudita, abbiamo trovato il suo passaporto », aggiunge il militare indicando la foto di un corpo senza vita. In un' altra foto un cadavere quasi irriconoscibile: «E questo era un giapponese». Era uno straniero con gli occhi a mandorla, più probabilmente un uighuro del Xinjang o un militante indonesiano, chissà. Quella fine nella polvere di Bazwaya era ciò che desiderava, se ha scelto la via indicata da Abubakr al Baghdadi.

Recitava la scritta su un muro nel vicino villaggio di Al Hamdaniyah, "Come voi volete vivere, noi vogliamo morire".

I militari della Golden Division si riposano a Bartella, a pochi chilometri dal fronte. Hanno trovato qualche casa in condizioni accettabili, qualcuno tenta di dormire ma poi accoglie con un sorriso i visitatori stranieri. Hanno tutti t-shirt "dedicate" allo status di truppe speciali, uno esibisce il marchio delle pistole Glock, altri indossano stemmini della divisione scelta, ma la più popolare è quella con su scritto: Dangerous Sniper, cecchino pericoloso.

la battaglia di mosul 1LA BATTAGLIA DI MOSUL 
Saif è l' unico a torso nudo e mostra orgoglioso la cicatrice di un proiettile dello Stato islamico: è entrato sotto la clavicola ed è uscito dall' altra parte senza troppo danno. Può essere la prova che il cielo era dalla sua parte, dopo tutto.

«Non abbiamo avuto perdite significative, Alhamdu Lillah, grazie a Dio», dice Mohamed, ventenne di Diyala. La benevolenza dall' alto è stata stimolata sicuramente dalle tante bandiere sciite con l' immagine di Ali, cugino del profeta Maometto. Ma nei combattimenti sono servite anche le cinquanta tonnellate dei carri armati Abrams, capaci di intercettare a cannonate le auto- bomba lanciate contro i militari. Solo ieri, secondo le stesse dichiarazioni dell' Isis, ne sono state usate sette. Dove i tank non c' erano, le truppe scelte di Bagdad hanno fatto saltare in aria le macchine cariche di tritolo grazie ai lanciamissili controcarro teleguidati Kornet, orgoglio dell' industria militare di Mosca.

LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL
E poi a dare una mano c' era anche qualche militare meno propenso a comparire, qualcuno con occhi chiari e rosso di capelli, pronto a tirarsi la kefiah sul volto alla vista di una telecamera per rifugiarsi dentro un blindato Cougar. «Non vogliono essere ripresi », dice l' ufficiale iracheno: «Sono soldati delle forze speciali americane».

Fonte: qui

giovedì 20 ottobre 2016

La più grande Task Force Navale Russa




Pochi istanti fa, abbiamo raccontato che dopo l’ ultima escalation che coinvolge la Siria, la portaerei russa Kuznetsov ha lasciato la Norvegia e sta navigando verso la Siria, dove si prevede che arrivi in poco meno di due settimane. Come parte della flotta navale, la Russia ha anche implementato una scorta di altre sette navi, che abbiamo definito la “più potente task force navale russa che abbia mai navigato in Nord Europa dal 2014“, secondo i rapporti quotidiani della Nezavisimaya Gazeta  russa.

Ma si scopre anche che la flotta doveva essere ancora più grande, perché secondo un diplomatico della  NATO citato dalla Reuters, la Russia “sta allertando tutta la flotta del Nord e gran parte della flotta del Baltico nel più grande dispiegamento di forze dopo la fine della guerra fredda“. Secondo le dichiarazioni di un anonimo diplomatico.

“Questa non è una veleggiata tra amici del porto. Tra un paio di settimane, vedremo un crescendo di attacchi aerei su Aleppo come parte di una strategia della Russia che vuol dichiarare vittoria”, ha detto ancora il diplomatico.
Intensificare  una campagna aerea  su Aleppo orientale, dove sono intrappolate 275 mila persone, potrebbe ulteriormente peggiorare i legami tra Mosca e l’Occidente, secondo il diplomatico che ha aggiunto che “Questo assalto, dovrebbe essere sufficiente per consentire una strategia di uscita della Russia, se Mosca dovesse ritenere che Assad è ormai abbastanza stabile per sopravvivere da solo.

Come abbiamo già detto, le foto delle navi sono state prese da militari norvegesi. Un quotidiano norvegese ha citato il Capo del servizio di intelligence militare norvegese che ha dichiarato che le navi coinvolte “giocheranno probabilmente un loro ruolo nella battaglia decisiva per Aleppo. Ma c’è qualcosa in più, perché la Reuters ha fatto riferimento alle parole di un diplomatico della NATO, che afferma che in effetti la Russia sta impiegando la più grande forza navale dalla fine della guerra fredda, per rafforzare la sua campagna di Siria

Dalla Reuters: mentre c’è poco che possiamo aggiungere al post precedente, vogliamo ricordare ai lettori che il Mediterraneo Orientale appare come nell’estate del 2013, quando la prima escalation tra Russia e USA vide trasformarsi il mare al largo della costa siriana in un parcheggio per le navi da guerra.

Un Parcheggio che, tra un paio di settimane, sarà ancora molto più occupato.
* * *
Per chi si è perso l’articolo precedente, ecco qualche cenno  sulla composizione della flottiglia russa:
Secondo un rapporto dell’esercito Norvegese che ha reso pubbliche le foto prese dagli aerei della sorveglianza, apprendiamo che la Kuznetsov accompagnata da una flotta di navi da guerra russe, sta navigando verso la Siria nelle acque internazionali al largo delle coste Norvegesi, vicino a Trondheim. Le foto delle navi, che includono la portaerei  Admiral Kuznetsov e la nave da crociera Pyotr Velikiy,  sono state prese vicino all’isola di Andoya, lunedì scorso nella Norvegia del Nord.
Come scrive la Reuters ,  un portavoce dell’intelligence service dell’ esercito norvegese ha detto che le forze armate del paese pubblicano frequentemente questo tipo di servizi fotografici, mentre il quotidiano  VG  ha fatto riferimento al  Generale Morten Haga Lunde,  Capo del Servizio, che ha detto che le otto navi coinvolte “probabilmte giocheranno un ruolo decisivo nella bsattaglia per Aleppo“. Secondo l’agenzia di stato russa, TASS, la portaerei  è dotata di 15 aerei da guerra Su-33 e MIG-29K  e di più di 10 Ka-52K, Ka-27  e di  ??-31 elicotteri.
Il gruppo navale che include la portaerei e altre sette navi di scorta russe, è la più potente task force navale russa in navigazione nel Nord Europa dal  2014, come riporta la   Nezavisimaya Gazeta nelle sue informazioni quotidiane. La nave portaerei può trasportare più di 50 aerei e il suo sistema di armamento include  anche i missili anti-navi Granit.
L’altra flottiglia, in termini di forza di fuoco è la nave nucleare da crociere russa Pietro il Grande.
La Pietro il Grande (nave da crociera  Kirov-class ) scorta la portaerei
Come aggiunge la BBC, un aereo da ricognizione norvegese Lockheed P-3 Orion , durante un’azione di monitoraggio,  ha fotografato le navi russe.  Sia i MiG-29 Fulcrum, che gli elicotteri da combattimento sono visibili sul ponte della nave.
Il gruppo navale russo è composto da : due grandi navi da guerra anti-sottomarini  – la  Severomorsk ,  la Vice-Admiral Kulakov  e da altre quattro navi di appoggio.
  Navi della task force navale, in questa foto norvegese

Fonte :  http://www.zerohedge.com/      19 ott. 2016
Link   : zerohedge

DI TYLER DURDEN


Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione  Bosque Primario


Che c’è dietro la “Liberazione” di Mosul?


Quando cadrà Mosul, l’ ISIS  fuggirà e la Siria sarà più sicura …. E poi? 

L’intero esercito del califfato dell’Isis potrebbe cominciare a combattere direttamente contro il governo di Assad e dei suoi alleati – uno scenario che potrebbe anche dare qualche soddisfazione a Washington

L’esercito siriano,  Hezbollah e gli alleati iraniani si stanno preparando ad una  a massiccia invasione di migliaia di  Isis fighters  che saranno cacciati dall’Iraq  dopo la  Caduta di Mosul.  Il sospetto dell’esercito siriano  è che il vero scopo dietro la tanto strombettata “liberazione” della città irachena programmata dagli USA, sia quello di sommergere la Siria con orde di combattenti Isis che devono abbandonare le loro capitale irachena per raggiungere la loro “mini-capitale” Raqqa all’interno della Siria stessa.
Per settimane, i media occidentali e tutti gli esperti americani si sono divertiti a predire una battaglia in stile Stalingrado fino alla morte dell’ISIS a Mosul – oppure una rapida vittoria anche se con qualche strascico di combattimentri tra fazioni irachene per la città. L’ONU mette in guardia per l’arrivo di massicce colonne di rifugiati in fuga da una città assediata. Ma i siriani – dopo aver assistito al crollo improvviso e all’evacuazione di Palmira, proprio quando l’esercito aveva ripreso l’antica città siriana all’inizio di quest’anno – hanno il sospetto che l’ISIS voglia semplicemente abbandonare Mosul e cercare un rifugio sicuro nelle zone della Siria che controlla ancora.

Già, l’ intelligence dell’esercito siriano ha avuto sentore di inquietanti rapporti su contatti dell’ISIS presi in città e villaggi a sud di Hasaka – una città siriana controllata dalle forze del regime e dai curdi nel nord del paese – per istallare altre strutture che aumentino le forniture di energia elettrica e di acqua che dovrebbero servire per un afflusso di combattenti ISIS da Mosul. In altre parole, se Mosul cade, l’intero esercito del califfato dell’ISIS potrebbe essere spedito a combattere contro il governo di Assad e dei suoi alleati – uno scenario che potrebbe causare una certa soddisfazione a Washington. Quando la città irachena di Falluja cedette le armi all’esercito e alle milizie irachene, all’inizio di quest’anno, molti combattenti Isis fuggirono tutti insieme in Siria.
Sayed Hassan Nasrallah, il capo degli Hezbollah che ha mandato migliaia dei suoi uomini a combattere (e a morire) nella lotta contro l’ISIS  e contro Jabhat al-Nusra in Siria, in un discorso di commemorazione per  Ashura, la scorsa settimana,  ha detto che gli Americani “intendono ripetere lo stesso schema di Fallujah, quando lasciarono aperto un varco per lasciar scappare l’ISIS verso la Siria orientale”  ed ha avvertito che “ lo stesso piano scellerato potrà essere messo in atto anche a  Mosul.” In altre parole, una disfatta dell’ISIS a Mosul potrebbe dare un incoraggiamento alla stessa Isis per dirigersi verso occidente e provare a sconfiggere il regime di Assad regime in Siria.

Questi sospetti sono stati fugati con poca convinzione da una serie di commenti dei generali americani e delle fonti militari degli Stati Uniti nelle scorse settimane. Il comandante americano, recentemente nominato nella regione, il Lt. Gen Stephen Townsend – a capo di quello che gli Stati Uniti hanno chiamato, con una certa presunzione,  ‘Operation Inherent Resolve’ – ha detto che il suo orologio segna l’ora di occupare non solo Mosul, ma anche la città siriana di Raqqa. Ma a chi si riferisce il Luogotenente quando dice che occuperà Raqqa? L’esercito siriano intende continuare a lottare per Raqqa dalla sua base sulla strada militare Damasco-Aleppo ovest, dopo un primo tentativo, all’inizio di quest’anno, che è stato abbandonato più per motivi politici che militari. La Russia a quanto pare ha preferito concentrare la sua potenza di fuoco su altre milizie, in particolare quelle di Nusra / al-Qaeda, che sia Mosca che Damasco ora considerano molto più pericoloso dell’ ISIS.

Entrambi si sono accorti che Nusra – che ha cambiato nome in Jabhat Fateh al-Sham,  il “Primo sostegno per il popolo del Levante”, con la speranza di far dimenticare che le sue radici sono in  al-Qaeda – viene sempre più spesso indicato sia dai politici che dai giornalisti occidentali come ” ribelli”, come chiamano anche tutta un’altra pletora di altre forze di miliziani che combattono il regime siriano. Un non identificato Generale degli Stati Uniti,  il mese scorso, ha espresso la sua preoccupazione che le forze sciite irachene potrebbero occupare la città di Tal Afar, al confine iracheno-siriano per intrappolare i combattenti ISIS in Iraq – e quindi bloccare la loro fuga in Siria. La stessa Isis sembra che abbia voluto abbandonare Tal Afar qualche giorno fa.
La rivista americana online Military Times Magazine  (che, come si suol dire, è “vicina” al Pentagono), ha sostenuto che il generale Townsend, che ha solo 5.000 uomini sul terreno tra Iraq e estremo nord della Siria, deve “perseguire l’ISIS in Siria, dove gli Stati Uniti hanno pochi alleati schierati sul campo” – cosa che sembra piuttosto riduttiva – mentre Townsend stesso parla di “una lunga e difficile lotta” per Mosul e ha fatto riferimento anche ad un “assedio” di Mosul. Queste sono le fosche previsioni in cui i siriani non credono.
Proprio l’esercito di Assad, che ormai conta più di 65.000 morti in una guerra che ormai dura da cinque anni, è già stato bombardato dagli americani a Deir Ezzor, con un costo di almeno 60 morti – Washington ha detto che si è trattato di un errore – ora si sta preparando a sfidare quell’enorme afflusso di combattenti dell’ISIS, che potrebbero attraversare il confine dopo la caduta di Mosul. Nasrallah stesso ha fatto una allusione intrigante a questo punto nel suo discorso ed ha anche accennato che se le forze dell’Isis non sono sconfitte dagli iracheni stessi a Mosul, allora gli iracheni – forse la milizia sciita irachena, che è una delle punte di diamante dell’esercito governativo – “saranno obbligati a trasferirsi in Siria orientale per combattere il gruppo dei terroristi”
Data la possibilità che le truppe siriane e i loro alleati russi possano dover affrontare questo stesso gruppo, non c’è da meravigliarsi che stanno cercando di prendere Aleppo orientale – qualunque sia il costo in vite – prima che cada Mosul.

Robert Fisk

16.10.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione  Bosque Primario


martedì 18 ottobre 2016

L’ISIS PERDE DABIQ, RITIRANDOSI SENZA COMBATTERE

I RIBELLI SIRIANI AVANZANO CON L’AIUTO DEI TURCHI E NELLA NOTTE È INIZIATA LA BATTAGLIA PER LA LIBERAZIONE DALL'ISIS DI MOSUL

PER METTERE AL BAGHDADI IN GINOCCHIO BISOGNA RICONQUISTARE RAQQA

1 - IRAQ: TV,CURDI STRAPPANO 7 VILLAGGI A ISIS VICINO MOSUL
(ANSA) - Le forze curde dei Peshmerga hanno strappato all'Isis il controllo di sette villaggi nelle prime quattro ore dell'offensiva per riconquistare Mosul, la 'capitale' irachena dello Stato islamico. Lo riferisce la televisione panaraba Al Jazira.
LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

2 - IRAQ: CURDI, 'NON ENTREREMO A MOSUL'
(ANSA) - Le forze dei Peshmerga curdi partecipano all'operazione per circondare Mosul, ma non entreranno in questa città multietnica e multiconfessionale, lasciando il compito alle sole forze governative di Baghdad per non fomentare tensioni. Lo ha detto Kifah Mahmud Karim, consigliere per i media di Massud Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno. Karim ha precisato il compito di entrare a Mosul, in mano all'Isis, è affidato alla 16ma divisione dell'esercito e alla polizia federale.

3 - L’ISIS PERDE DABIQ, IL «VILLAGGIO DELLA PROFEZIA» E NELLA NOTTE È INIZIATA LA BATTAGLIA PER MOSUL
Davide Frattini per il “Corriere della Sera”

LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL
La battaglia epica non c' è stata e la fine del mondo sembra rinviata. I miliziani dello Stato Islamico hanno applicato a Dabiq la stessa tattica usata per gli altri villaggi che hanno perduto: abbandonati quasi senza combattere. Eppure quei cubi di cemento non intonacato raggruppati a dieci chilometri dalla frontiera con la Turchia hanno svolto il ruolo di protagonisti nella telenovela apocalittica diffusa dai predicatori del Califfato.

A Mosul, invece, nella notte è partito l'attacco per riconquistare la città irachena. Nella piana attorno a Dabiq - vaticinò Maometto - dovrebbe svolgersi l' ultimo scontro tra i musulmani e i cristiani, una sfida che sancirebbe la vittoria conclusiva dell' Islam sull'Occidente.
LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

Per ora le truppe irregolari di Abu Bakr Al Baghdadi sono state cacciate da duemila musulmani come loro, i ribelli siriani appoggiati dall' artiglieria e dall' aviazione turche. Che per dieci giorni hanno bombardato le postazioni degli estremisti: dopo la conquista del villaggio nell' agosto del 2014, l' Isis aveva trasferito almeno 1.200 uomini in questa zona, malgrado la limitata importanza strategica.

Perché qui gli strateghi in nero volevano attrarre i crociati in quella «invasione benedetta» agognata da Abu Musab Al Zarqawi, leader di Al Qaeda in Iraq e primo ideologo dello Stato Islamico. Qui Jihadi John, il terrorista di origine britannica, ha decapitato Peter Kassig, l'ex Ranger dell' esercito americano che cercava di portare aiuti e soccorsi ai siriani: «In questa terra seppelliamo il primo crociato e aspettiamo gli altri per lo scontro finale».
LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL

Per due anni la propaganda del Califfato, con gli slogan dell'orrore e i proclami di rivincita islamica, ha ingigantito lo spazio occupato da Dabiq sulla mappa: il nome del villaggio e quel che simboleggia per i cultori dell'apocalisse è diventato il titolo della rivista mensile usata come spot per reclutare i combattenti anche in Europa.

Adesso gli sminatori dell' Esercito siriano libero stanno ripulendo Dabiq casa per casa, gli estremisti sono fuggiti ma si sono lasciati dietro il tritolo e la paura inculcata nei tremila abitanti. Da quest' area i generali turchi vogliono continuare ad avanzare nella fascia che corre lungo il confine con l'idea di creare una zona cuscinetto e per impedire ai curdi di rinsaldare i pezzi della Rojava, la regione autonoma che si stanno ritagliando dentro al caos siriano.

LA BATTAGLIA DI MOSULLA BATTAGLIA DI MOSUL
Gli americani sostengono i curdi e allo stesso tempo hanno dato il via libera alle operazioni turche. Restano consapevoli che il vero obiettivo è la riconquista di Raqqa, a sud-est dentro il territorio siriano: la città è stata dichiarata da Abu Bakr Al Baghdadi la sua capitale amministrativa, ricopre altrettanta importanza strategica e simbolica di Mosul in Iraq. Barack Obama ha continuato a ripetere che spedire una nuova generazione di soldati in un' offensiva di terra significherebbe cadere nella trappola.

La trappola creata con le mine delle profezie: il conto alla rovescia per l' avvento dell' apocalisse comincerebbe nel giorno in cui i «romani» mettono piede a Dabiq, i calzari aggiornati agli anfibi dei militari occidentali. Fra tre mesi, quando il successore del presidente s' insedia alla Casa Bianca, dovrà decidere se mantenere la stessa strategia che si limita al supporto con l' aviazione e al finanziamento dei gruppi ribelli considerati moderati. O - com' è convinta Hillary Clinton - ordinare che gli Stati Uniti sostengano fino in fondo la riconquista di Raqqa.

abu bakr albaghdadi 2ABU BAKR ALBAGHDADI 
Gli analisti considerano la città più strategica di Mosul, perché il deserto attorno è ricco del petrolio che finanzia le operazioni dei terroristi. Anche Bashar Assad vorrebbe riprendersi quella che era una delle province più ricche del Paese, da dove sono sempre arrivati il greggio e l' elettricità per Damasco dalle dighe sull' Eufrate. Per ora Assad e i suoi alleati russi concentrano i bombardamenti sulla parte orientale di Aleppo.

Fonte: qui





OFFENSIVA MOSUL: CROLLA LA PRIMA LINEA DEL CALIFFATO 

I JIHADISTI LASCIANO LE DIVISE E FUGGONO IN SIRIA CON LE FAMIGLIE, E COME SADDAM BRUCIANO I POZZI DI PETROLIO. E VIA CON LE PIOGGE ACIDE 

L’ONU: LA POPOLAZIONE RISCHIA DI FARE DA SCUDO UMANO

di Katia Riccardi per “la Repubblica”

offensiva a mosulOFFENSIVA A MOSUL
È iniziata l'offensiva per riconquistare Mosul, baluardo dello Stato islamico e seconda città più grande dell'Iraq. "Il tempo della vittoria è arrivato e le operazioni per liberare Mosul sono cominciate", ha affermato il premier iracheno Haider al-Abadi alla tv di Stato. Quindi, rivolgendosi agli abitanti della regione: "Proclamo l'avvio dell'assalto vittorioso per liberarvi dalla violenza e dal terrorismo di Daesh".

Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva Sky Arabia, l'esercito iracheno sarebbe già riuscito ad abbattere la prima linea difensiva posta al di fuori della città, avanzando dalla zona di Baashiqa. Decine di miliziani dell'Isis sono scappati in Siria con le famiglie.

offensiva a mosul 9OFFENSIVA A MOSUL 
"Gli elementi dell' Isis hanno iniziato a radersi la barba e togliersi le divise afgane", ha detto una fonte militare parlando inoltre del "crollo delle linee di difesa delle bande terroristiche sull'asse della diga di Mosul", che si trova a circa una quarantina di chilometri a nord del capoluogo.

La grande struttura è attualmente presidiata da un contingente militare italiano inviato per proteggere il personale della società Trevi impegnato nella manutenzione della diga. La tv satellitare al-Arabiya riferisce di "lunghe colonne di fumo" che si alzano nella parte est della città. Il leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi è sfuggito a un attacco aereo nella campagna irachena.

offensiva a mosul 8OFFENSIVA A MOSUL 
La principale preoccupazione dell'esercito iracheno è l'ormai accertata decisione degli uomini del califfato di difendere la città ad ogni costo, compreso quello del ricorso dei jihadisti ad armi chimiche e di incendiare pozzi petroliferi e i grandi depositi di zolfo che si trovano nella zona di Sharqat, a sud della città".

Bruciato in grandi quantità nell'atmosfera, il biossido di zolfo reagisce con l'ossigeno e il vapore acqueo nell'aria per formare acido solforico. Questo, ricadendo a terra dà luogo alle famose piogge acide che acidificano i terreni e le risorse idriche, causando gravi danni all'ambiente naturale.

offensiva a mosul 7OFFENSIVA A MOSUL 
Inoltre tutti i 6 ponti "di Mosul sul fiume Tigri sono stati minati dai jihadisti", ha detto una fonte dell'esercito iracheno, spiegando che "gli uomini del califfato vogliono concentrare la loro difesa sul versante occidentale del fiume" dove tra l'altro si trova gran parte della città.

L'offensiva, ampiamente anticipata e annunciata agli abitanti della zona con decine di migliaia di volantini lanciati dal cielo, gode del pieno appoggio di Washington. "Il primo ministro Abadi ha ordinato di avviare le operazioni per liberare mosul dopo due anni di oscurità sotto i terroristi dell'Isis - ha affermato su Twitter l'inviato Usa per la coalizione contro lo Stato islamico, Brett McGurk -. Buona fortuna alle eroiche forze irachene, ai peshmerga curdi, ai volontari Ninewa. Siamo orgogliosi di essere con voi in questa storica operazione".
offensiva a mosulOFFENSIVA A MOSUL

Poi è stata la volta del segretario alla Difesa Usa Ash Carter che ha parlato di "momento decisivo nella campagna" per sconfiggere definitivamente lo Stato islamico e ha assicurato che gli Stati Uniti e gli altri membri della coalizione internazionale "sono pronti ad appoggiare le forze di sicurezza irachene, i combattenti peshmerga e il popolo dell'Iraq nel difficile scontro".

L'operazione comporta seri rischi umanitari: secondo stime dell'Onu, fino a un milione di persone potrebbero essere costrette ad abbandonare le loro case, andando ad aggiungersi ai tre milioni e 300mila iracheni che già vivono nei campi per gli sfollati. I campi finora allestiti potrebbero accoglierne solo 60mila mentre altre strutture sono in costruzione per ospitarne altri 250mila.
offensiva a mosul 5OFFENSIVA A MOSUL 

"Chiedo di nuovo a tutte le parti nel conflitto di rispettare i loro impegni secondo le leggi umanitarie internazionali di proteggere i civili e garantire il loro accesso all'assistenza cui hanno diritto e che meritano", ha detto il sottosegretario dell'Onu per gli affari umanitari e coordinatore delle emergenze, Stephen O'Brien, tramite una nota. "Alcune famiglie - ha aggiunto - corrono il rischio estremo di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato o sotto quello dei cecchini. I partner umanitari faranno tutto il possibile per sostenere le persone che potrebbero essere sfollate e coinvolte in questa operazione militare", diventare "scudi umani" nelle mani dell'Isis.
LA BATTAGLIA DI MOSULbATTAGLIA DI MOSUL

Mosul fu conquistata dall'Isis nel giugno del 2014 con relativa facilità, anche perché la popolazione sunnita diffidava delle truppe irachene, in cui predominano gli sciiti. Quell'offensiva portò i jiahdisti a controllare quasi un terzo del territorio iracheno.

A Mosul il leader dello Stato islamico Abu Bakr al-Baghdadi proclamò il "Califfato". Nell'ultimo anno le sue milizie hanno subìto pesanti sconfitte e si ritrovano ormai confinate a Mosul e a pochi piccoli centri nel nord e nell'ovest del paese.

Fonte: qui