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venerdì 19 luglio 2019

Protesta dei «forconi»: tutti assolti i sei canosini

La vicenda risale al Dicembre 2013 in occasione delle proteste nazionali

Protesta dei «forconi»: tutti assolti i sei canosini

CANOSA DI PUGLIA - Dopo cinque anni si è conclusa la vicenda dei sei canosini arrestati per gli episodi avvenuti durante le proteste cosiddette dei «Forconi». Il giudice Luigi Camporeale, in composizione monocratica del Tribunale Penale di Trani ha assolto i sei imputati tutti di Canosa di Puglia che il 30 gennaio 2014 erano stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare. La sentenza è passata in giudicato. I fatti risalgono all’11 dicembre del 2013: in occasione della manifestazione nazionale di protesta, «dei Forconi», a sei canosini, quasi tutti attivisti della formazione di destra «Forza nuova», era stato contestato di aver utilizzato atteggiamenti minacciosi e violenza sulle cose creando tensione e panico tra i clienti presenti nell’Ufficio Centrale delle Poste e, secondo l’accusa, l’atteggiamento aveva determinato l’interruzione di pubblico servizio. Per quell’episodio furono accusati anche del reato di violenza privata aggravata e finirono ai domiciliari. Poi il processo e l'assoluzione.
«La protesta di quei giorni – ha commentato l’avv. Giovanni Patruno, uno dei difensori degli imputati – era legittima e figlia dell’insofferenza verso l’incapacità di una classe dirigente politica di trovare soluzioni adeguate ai problemi della gente comune dalla quale sembra distante e per certi versi insensibile. Dalle motivazioni depositate – continua l’avv. Patruno - emerge chiaramente che il mio assistito non ebbe alcun atteggiamento minaccioso ma, al contrario, si era prodigato per far conoscere a tutti le problematiche rimaste peraltro oggi irrisolte della categoria degli autotrasportatori nel rispetto di quelle che sono le prerogative di pubblico dissenso che anche la Costituzione garantisce».
«È stata una vicenda che si inserisce in un contesto socio-politico particolare e che ha creato in tutta Italia grande clamore- aggiunge l’avv. Michele D’Ambra difensore di Fabio D’Aquino, Claudio D’Aquino e Francesco Malcangio (gli altri due imputati sono stati difesi dagli avvocati Giambattista Pavone ed Enzo Princigalli, ndr) - tutti ricorderanno il periodo della “protesta dei forconi” che aveva coinvolto gran parte della popolazione. Una protesta partita dagli autotrasportatori, poi affiancati dagli agricoltori, dai commercianti e successivamente dagli appartenenti a diverse fasce di settori economici. I miei assistiti furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare alla fine di gennaio del 2014, nonostante rivendicassero a gran voce la loro innocenza e la estraneità ai fatti contestati hanno subìto diversi giorni di privazione della libertà, ma ancora più gravemente soprattutto per chi, come Malcangio, esercita una attività di frequente contatto con il pubblico in quanto commerciante, hanno subìto la privazione della dignità e della credibilità in primo luogo professionale ed in secondo luogo della dignità di uomo ed infine di marito e di genitore». I delitti contestati erano di elevato allarme sociale: dalla violenza privata aggravata alla interruzione dei pubblici servizi. «Tuttavia il Tribunale, sottoponendo al vaglio le prove che avevano determinato la custodia cautelare e dopo una adeguata valutazione ha ritenuto che i reati contestati fossero insussistenti. Il diritto di protestare civilmente non può essere frustrato, specie quando le rivendicazioni dei cittadini sono giustificate e non basta l’appartenenza ad una forza politica di destra come nel caso dei rappresentanti di Forza Nuova, per definire antigiuridico un comportamento perché questo è figlio di un retaggio ormai superato in Italia. L’attento e competente giudice - conclude l’avv. D’Ambra - ha sposato integralmente la tesi delle difese ed ha giustamente posto fine a un processo che si protraeva già da diversi anni, riabilitando anche giuridicamente i nostri assistiti». 
24 Dicembre 2018
Fonte: qui

martedì 2 luglio 2019

Protesta dei “Forconi” a Savona: quattro assolti dopo sei anni

Erano accusati di interruzione di pubblico servizio
L’ultimo, e lungo, procedimento penale a carico dei cosiddetti «Forconi» che nel dicembre 2013 avevano manifestato a Savona come in tutta Italia si è concluso questa mattinata con un’assoluzione con formula piena (giudice. Dott.ssa Bianchi) per i 4 imputati C.P., A.R., L.T. e S.S. per non aver commesso il fatto (il capo di imputazione era di interruzione di pubblico servizio).
Il difensore di S.S., Alessandro Parino, dichiara «Sono molto soddisfatto per l’esito del processo: è stato riconosciuto che il mio assistito, in quei giorni del dicembre 2013, aveva posto in essere comportamenti in piena osservanza dei dettami Costituzionali sulla libertà di manifestazione del proprio pensiero, non soltanto senza avere mai causato alcuna interruzione di pubblico servizio ma anche senza mai arrecare danno o minacce a qualcuno, né a comuni cittadini né alle forze dell’ordine. Era nostra intenzione ottenere un’assoluzione piena, infatti sebbene la prescrizione fosse vicina vi avremmo comunque rinunciato».
Fonte: LaStampa.it

domenica 19 maggio 2019

Tribunale di Latina: "Ecco chi può usare il simbolo dei Forconi"


In questi giorni alcuni media hanno rilanciato una decisione presa alcuni mesi fa dal Tribunale civile di Latina, sulla titolarità e sulla legittimazione all'uso del simbolo del movimento 9 Dicembre - Forconi: in essa si legge in sostanza che l'emblema in questione non può (più) essere usato da Danilo Calvani, al cui nome l'avventura dei Forconi è rimasta a lungo legata, come pure a quello del suo fondatore, il siciliano Mariano Ferro (che con Calvani nel 2016 ingaggiò uno scontro di reciproca delegittimazione, puntualmente ripreso da vari siti). L'ordinanza, emessa a seguito di un ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato dal "Partito nazionale 9 Dicembre Forconi per la sovranità" - guidato da Francesco Puttilli - per ottenere tutela contro Calvani, risulta emessa alla fine di agosto del 2018 e pubblicata il 4 settembre; solo il 10 marzo, tuttavia, la decisione del giudice risulta diffusa online (e non è dato conoscere il motivo di questo ritardo).
Il ricorso era stato depositato dai Forconi dopo che a Danilo Calvani il 1° marzo 2017 era stata revocata la qualità di socio del movimento Forconi - costituito ufficialmente il 21 gennaio 2015, con Calvani e Puttilli tra i fondatori - "in quanto non ritenuto più idoneo e non in possesso della dovuta correttezza e lealtà prevista dallo Statuto" (così si legge nel verbale di seduta che si trova sul sito dei Forconi) e che, il 6 aprile dello stesso anno, era stato costituito con atto notarile un nuovo soggetto politico appunto con il nome "Partito nazionale 9 Dicembre Forconi per la sovranità", fondato da Puttilli - indicato come presidente - nonché da Adolfo Bottiglione (già fondatore dei Forconi2015) e Antonella Neri; nell'atto costitutivo si legge, tra l'altro, che il simbolo del partito è stato registrato alla Camera di commercio di Latina dallo stesso Puttilli "il quale, pur conservandone la titolarità, ne consente l'utilizzo gratuito ed in esclusiva" ai Forconi-2017, "nel rispetto di quanto regolato nello Statuto del Partito". L'emblema in effetti risulta depositato come marchio il 9 marzo 2017, mentre la registrazione è stata concessa il 22 febbraio 2018. 
Nel frattempo, tuttavia, Danilo Calvani ha continuato a utilizzare l'emblema adottato nel 2015 per un diverso soggetto giuridico (che nella pagina del partito Forconi si dice essere frutto di un'iniziativa dello stesso Calvani in data 1° marzo 2017, immediatamente dopo la decisione di far cessare la qualità di socio dei Forconi-2015). Di più, alle elezioni comunali del 2018 a Cisterna di Latina si è presentata una lista dal contrassegno quasi identico a quello dei Forconi, con in più l'aggiunta del riferimento a Pas - il soggetto politico di Alfonso Luigi Marra - e dell'espressione "per Calvani", cosa che evidentemente a Puttilli e agli altri fondatori non dev'essere andata giù.
Il giudice Alfonso Piccialli, ricordato che, quale "principale elemento identificativo del gruppo", il simbolo di un partito dev'essere "unico e inconfondibile" e che vengono in gioco tanto il diritto al nome - art. 7 c.c., applicabile anche alle associazioni non riconosciute - quanto quello all'identità personale degli associati (qui si cita l'ordinanza del Tribunale di Roma del 1991 sulla vicenda Pci-Pds e una delle ordinanze - del 2004 - relative alla vicenda Dc), piuttosto che questioni legate alla titolarità di segni in ambito commerciale, ha notato che "l'utilizzo indebito svolto" da Calvani appare "inequivocabilmente idoneo a svilire la funzione identificativa sia del nome sia che del simbolo dell'associazione ricorrente, posto che è riconducibile, per il tramite del resistente, ad altro soggetto (Movimento PAS 9 Dicembre - Forconi per Calvani) operante sempre nel medesimo contesto politico, e che si presenta come alternativo al partito ricorrente".
Proprio quest'idoneità inequivocabile a "svilire la funzione identificativa" è ritenuta sufficiente dal giudice per considerare fondato il sospetto che il partito Forconi-2017 meriti tutela (fumus boni iuris); viene riconosciuto anche il periculum in mora, dunque il rischio legato al differire quella tutela al momento dell'accertamento pieno, a causa "dell'evidente concreto rischio di facile confusione del simbolo del partito ricorrente con quello, sostanzialmente coincidente anche per composizione cromatica, utilizzato dal Movimento riconducibile al Calvani, con conseguente disorientamento dei cittadini ed elettori relativamente agli elementi identificativi delle due diverse compagini politiche". Su questa base, a Danilo Calvani - condannato anche alle spese di questa fase cautelare - è stato inibito l'uso "del nome '9 Dicembre Forconi' nella sua diversa formulazione (e quindi con la dicitura 'per Calvani')" e del simbolo, il cui uso esclusivo compete al partito fondato nel 2017.
Le ordinanze che concludono i procedimenti ex art. 700 c.p.c., essendo riti a cognizione sommaria, sono sempre succintamente motivate: in questo caso, a dire il vero, la motivazione pare persino troppo stringata, visto che - a fronte di un inquadramento teorico non breve - la parte relativa al potenziale confusorio del simbolo consiste davvero in poche righe e nulla si dice a proposito di eventuali rimostranze di Calvani sulla legittimità della sua esclusione dai Forconi-2015 (essendo lui qualificato come "resistente", è probabile che si sia difeso sul punto, ma non è dato sapere). 

Può essere che l'ordinanza sia stata tirata fuori ora per l'avvicinarsi delle elezioni comunali, per scoraggiare l'uso dell'emblema dei Forconi da parte di Calvani o di qualunque altra persona interessata a usarlo e non titolata. Nel frattempo però è stato registrato come marchio anche il simbolo di Noi nazionalisti - Forconi, depositato il 18 luglio 2017 da Adriana Donnarumma, di Terracina (sempre in provincia di Latina...) e titolato il 18 settembre 2018: dal sito del movimento risulta essere presidente certo Antonio Morelli e l'associazione è stata costituita - anch'essa con atto notarile - il 26 aprile 2017. L'uso della parola "Forconi" potrebbe infastidire anche in questo caso l'associazione guidata da Puttilli, se Noi nazionalisti - Forconi decidesse di presentarsi a qualche consultazione elettorale?

Fonte: qui

mercoledì 13 marzo 2019

Latina, inchiesta sui forconi: in quattro rischiano il rinvio a giudizio

Latina - Il pm contesta anche l'accusa di associazione per delinquere. L'operazione condotta dalla Digos


La Procura di Latina ha chiuso l'inchiesta e per alcuni indagati ha disposto l'archiviazione per altri invece il rischio è quello di essere rinviati a giudizio in occasione dell'udienza preliminare che sarà celebrata davanti al giudice del Tribunale Giorgia Castriota. 

L'inchiesta è quella sui Forconi condotta dal personale della Digos di Latina dove viene contestata l'associazione per delinquere. Alcuni imputati sono accusati di violenza privata nei confronti di alcuni parlamentari e poi anche di resistenza a pubblico ufficiale per episodi simili a quello avvenuto ha sottolineato la Procura di Latina nella richiesta di rinvio a giudizio - nei confronti dell'ex parlamentare Osvaldo Napoli. Gli inquirenti hanno contestato anche l'istigazione ai fatti di violenza tramite i social network 

E'stato il pm Valerio De Luca a tirare le somme dell'inchiesta e a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti di quattro persone. L'operazione della Digos di Latina era scattata nel marzo del 2017 con una serie di perquisizioni che avevano portato a sequestrare anche dei documenti tra cui uno che invitava ad arrestare tutti i parlamentari e il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio. Erano state 18 le perquisizioni in tutta Italia di cui sei, la cui posizione è stata archiviata. Dei 18 dunque in cinque rischiano di andare a processo. 

«Era una rudimentale forma di associazione», aveva detto all'epoca dei fatti il dirigente della Digos di Latina Walter Dian che aveva coordinato l'operazione. Nel corso dell'operazione erano stati sequestrati anche computer, pen drive e documenti cartacei. 

L'inchiesta aveva interessato oltre che Latina anche Roma, Ascoli, Taranto, Treviso ed era stata condotta oltre che dal personale della Digos anche dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. Nelle carte dell'inchiesta è finito proprio l'Ordine di cattura popolare un documento molto istigatorio secondo gli investigatori oltre ai proclami di rivolta sociale. Scontato che in aula quando ci sarà l'udienza preliminare sarà battaglia tra accusa e difesa. Oltre al vincolo associativo è stata contestata anche l'usurpazione di pubbliche funzioni.


Fonte: qui

venerdì 18 gennaio 2019

L'Europa sull'orlo del collasso?

9 Dicembre 2013 - Forconi per la Sovranità Popolare e Monetaria 

Il castello europeo dei vassalli dell'Impero si sta sgretolando. Proprio davanti ai nostri occhi. Ma nessuno sembra vederlo. L'Unione Europea (UE), il conglomerato dei vassalli - Trump li chiama irrilevanti, e non gli importa di cosa pensano di lui, meritano di crollare. Loro, l'UE "vassalica", un gruppo di 28 paesi, circa 500 milioni di persone, con un'economia combinata di 19.000 miliardi di dollari, equivalenti agli Stati Uniti, si sono sottomessi al dettato di Washington nel solo su ogni aspetto importante della vita.

L'Unione europea ha accettato ordini di Washington di sanzionare Russia, Venezuela, Iran e una miriade di paesi che non hanno mai fatto alcun danno a nessuno dei 28 Stati membri dell'UE. L'UE ha accettato l'umiliazione delle imposizioni militari da parte della NATO, minacciando la Russia e la Cina con basi militari sempre più avanzate verso Mosca e Pechino, al punto che la politica estera di Bruxelles è sostanzialmente guidata dalla NATO.

Fin dall'inizio era chiaro che il regime di sanzioni USA imposto alla Russia e tutti i paesi che si rifiutavano di sottomettersi ai capricci e alle regole di Washington, direttamente e attraverso l'UE, stava danneggiando l'UE economicamente molto più della Russia. Ciò è vero in particolare per alcuni dei paesi dell'Europa meridionale, la cui economia è dipesa più dal commercio con la Russia e l'Eurasia che da altri paesi dell'UE.

Il disastro delle "sanzioni" colpì davvero il tifoso, quando Trump decise unilateralmente di abrogare il "Nuclear Deal" con l'Iran e reimpose pesanti sanzioni all'Iran e su "tutti quelli che farebbero affari con l'Iran". I giganti europei degli idrocarburi hanno iniziato a perdere terreno. Fu allora che Bruxelles, guidata dalla Germania, iniziò a borbottare che non avrebbero seguito gli Stati Uniti e - persino - che avrebbero appoggiato le società europee, principalmente giganti di idrocarburi, attenendosi ai loro accordi contrattuali con l'Iran.

Troppo tardi. Le imprese europee avevano perso ogni fiducia nelle parole deboli e generalmente non attendibili dell'amministrazione dell'UE di Bruxelles. Molti hanno violato la loro longevità e, dopo l'accordo sul nucleare, hanno rinnovato i contratti con l'Iran, per paura della punizione di Washington e della mancanza di fiducia nella protezione di Brussel. Caso in questione è il colosso petrolifero franco-britannico, Total, che ha spostato la sua fonte di approvvigionamento dall'Iran alla Russia - no, non agli Stati Uniti, come era ovviamente l'intento di Washington. Il danno è fatto. I vassalli stanno commettendo un lento suicidio.

Le persone l'hanno avuto. Più della metà della popolazione europea vuole uscire dalle zanne di Bruxelles. Ma nessuno li chiede, né li ascolta - e questo nel cosiddetto cuore della "democrazia" (sic). Ecco perché la gente ora è in armi e protesta ovunque - in un modo o nell'altro in Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Italia, Ungheria, Polonia - la lista è quasi infinita. E può essere chiamato genericamente "Yellow Vests", dopo la nuova rivoluzione francese.

L'ultimo di una serie di attacchi statunitensi contro Germania e Germania - e l'integrità tedesca, a tale proposito - sono l'ambasciatore degli Stati Uniti, Richard Grenell , le recenti minacce alle multinazionali tedesche con sanzioni se lavorano su Nord Stream 2, il gasdotto di 1.200 km che porta Il gas russo verso l'Europa, che sarà completato entro la fine del 2019. Raddoppierà virtualmente la capacità dell'approvvigionamento di gas russo verso l'Europa. Invece, Washington vuole che l'Europa acquisti gas di scisto e petrolio negli Stati Uniti, e soprattutto che mantenga l'Europa economicamente e finanziariamente nell'orbita americana, evitando in qualsiasi modo un distacco da Washington e impedendo l'ovvia e logica - un'alleanza con la Russia. Questo tentativo fallirà amaramente, come diversi ministri tedeschi, tra cui il ministro degli esteri Heiko Maas,hanno protestato forte e con determinazione contro tali avanzamenti egemonici degli Stati Uniti. Bene, amici, vi siete piegati all'indietro per far piacere ai vostri maestri di Washington per troppo tempo. E 'giunto il momento di uscire da questo blocco dell'obbedienza.

In Francia, lo scorso fine settimana del 12/13 gennaio, i Gilet gialli sono entrati nel round 9 delle proteste contro il dittatore Macron, il suo programma di austerità e - non ultimo - la sua abietta arroganza nei confronti della classe operaia. Una recente dichiarazione pubblica di Macron è la testimonianza di questa arroganza sotto la cintura: " Trop de français n'ont pas le sens de l'effort, ce qui explique en partie les 'trouble" que connait le pays " - Tradotto:


"Troppi francesi non conoscono il significato di 'sforzo' che spiega almeno in parte il problema di questo paese."

I Gilet gialli e la maggioranza della popolazione francese non vogliono altro che le dimissioni di Macron. I manifestanti sono costantemente e ampiamente sottostimati da Christophe Castaner, il ministro degli Interni francese. Lo scorso fine settimana la figura ufficiale era di 50.000 manifestanti, in tutto il paese, quando in realtà la cifra era almeno tre volte superiore. La versione ufficiale francese vorrebbe che il pubblico in generale, dentro e fuori la Francia, credesse che il movimento dei Gilet gialli diminuisse. Non è. Al contrario, stanno dimostrando in tutta la Francia, e nonostante la crescente repressione violenta del regime Macron.

RT riferisce, su ordine di Macron, che la polizia sta diventando più violenta, usando la soppressione militare per controllare i civili francesi in protesta. Migliaia di persone sono state arrestate e centinaia ferite dalla brutalità della polizia. Ciononostante, il movimento sta guadagnando un massiccio sostegno pubblico e l'idea "Gilet gialli" si sta diffondendo in tutta Europa. Questo spread è, naturalmente, appena riportato dai media mainstream.

Infatti, l'80% dei francesi appoggia i Gilet gialli e la loro idea di un referendum avviato dal cittadino (RIC per "Référendum d ' iniziativa citoyenne"), in base al quale i cittadini potrebbero proporre le proprie leggi che sarebbero poi votate dal pubblico in generale . Il RIC potrebbe effettivamente aggirare il Parlamento francese e sarebbe sancito dalla Costituzione francese. Una legge simile esiste dal 1848 in Svizzera e viene regolarmente applicata da cittadini svizzeri. È un modo di democrazia diretta che qualsiasi paese che si definisce "democrazia" dovrebbe incorporare nella sua Costituzione.

Gli UK ​​sono in rovina. Migliaia di persone si riversano nelle strade di Londra, organizzate dall'Assemblea del popolo contro l'austerità ", chiedendo elezioni generali per sostituire il fallimentare governo Tory. Sono uniti dal francese Gilets Jaunes (Gilet gialli), per solidarietà. Molti dei manifestanti del Regno Unito indossano anche giubbotti gialli ad alta visibilità.

Questo è in diretta correlazione con la sempre più forte disavventura sul BREXIT - sì, o no e come. A questo punto nessuno sa quale sarà il futuro della Gran Bretagna. La propaganda e la contro-propaganda sono destinate a confondere ulteriormente il popolo e le persone confuse di solito vogliono attenersi allo "status quo". Esiste persino un movimento di propaganda pro "rimanere", organizzato da alcuni membri del Parlamento europeo. Immaginare! - Parlando di sovranità, se Bruxelles non può nemmeno lasciare che i britannici decidano da soli se vogliono continuare sotto il loro dettato o no.

Hélas, gli inglesi sono in gran parte divisi, ma anche dopo essere stati influenzati dalla propaganda straniera, specialmente in questa delicata questione di lasciare l'UE - che la maggioranza degli inglesi ha chiaramente deciso nel giugno 2016. Il primo ministro, Theresa May, ha fottuto il processo BREXIT regalmente, al punto che molti inglesi sentono che ciò che ha negoziato è peggio di "nessun accordo". Ciò è probabilmente accaduto in stretta connivenza con la "leadership" dell'UE non eletta che non vuole che il Regno Unito se ne vada e sotto rigidi ordini da Washington, che ha bisogno del Regno Unito nel suo ruolo cruciale di talpa statunitense nell'Unione europea.

Il 15 gennaio 2019, il Parlamento del Regno Unito voterà se accettano le condizioni negoziate del BREXIT, o se preferiscono un BREXIT "senza accordo", o chiederanno una proroga per ulteriori negoziati ai sensi dell'articolo 50 del "Trattato di Lisbona" ​​(che è stato imposto dai capi di stato dei 28 membri, senza alcun voto pubblico , ed è una falsa supplenza per una Costituzione dell'UE). Altre opzioni includono un'elezione generale - e lascia decidere la nuova leadership; o un secondo referendum che dopo due anni è legalmente possibile. Quest'ultima probabilmente causerebbe gravi disordini pubblici, seguiti da un'atroce atrocità della polizia - come già spesso assistito nel Regno Unito - nel qual caso, speriamo solo che la guerra civile possa essere evitata.
Dicembre 2014
Per settimane, il movimento dei Gilet gialli si è diffuso in Belgio e nei Paesi Bassi. Per ragioni analoghe - malcontento pubblico per l'austerità, dittatura dell'Unione europea sulla sovranità belga e olandese. Venerdì scorso, uno dei gilet gialli belgi è stato invaso da un camion e ucciso. Le autorità lo hanno segnalato come un incidente.

Grecia - Il rapporto dei media-MS è tutto 'donkey-dory', la Grecia si sta riprendendo, ha per la prima volta in molti anni un tasso di crescita positivo ed è in grado di rifinanziarsi sul mercato dei capitali aperti. La Grecia non dipende più dall'irata e infame troika (Banca centrale europea - BCE, Commissione europea e FMI). La realtà è completamente diversa, dato che circa due terzi della popolazione greca sono ancora al di sopra o al di sotto del livello di sopravvivenza - nessun accesso all'assistenza sanitaria pubblica, farmaci a prezzi accessibili, scuole pubbliche - un'indennità ridotta pensioni, la maggior parte dei beni pubblici e servizi privatizzati per una miseria . Nulla è cambiato radicalmente negli ultimi anni, almeno non per il meglio e per la maggioranza delle persone. La troika ha permesso ai greci di andare ai mercati dei capitali privati ​​- per aumentare falsamente i loro, i greci,

Niente ha funzionato Le persone sono infelici; più che infelici, sono indignati. Hanno manifestato contro la recente visita di Angela Merkel ad Atene e le loro proteste sono state violentemente oppresse dalle forze di polizia. Che cosa ti aspetti - questo è quello che è diventato dell'Europa, uno stato altamente repressivo di vassalli senza spina dorsale.

Mercoledì 16 gennaio, il Parlamento greco potrebbe tenere un voto di fiducia nei confronti del Primo Ministro Alexis Tsipras. La ragione ufficiale e finta è presumibilmente la polemica sul nome della Macedonia, che in realtà è stata a lungo risolta. La vera ragione è il malcontento del pubblico sul continuo e crescente desiderio di sangue da un'eterna austerità senza fine, che succhia gli ultimi penny dai poveri. Secondo Lancet, il celebre giornale britannico sulla salute, il tasso di suicidio in Grecia è alle stelle. Nessuno ne parla. - Tsipras sopravviverà a un possibile voto di fiducia? -Se non - elezioni anticipate? - Chi seguirà Tsipras? - Non lasciatevi ingannare dal termine "democrazia". - L'élite dell'interno e senza la Grecia non consentirà alcun cambiamento di politica. Questo è quando le persone alla Gilets Jaunes (Giubbotti gialli) potrebbe entrare in disordini civili. Adesso basta.

In Italia la coalizione del Movimento a 5 stelle e il piccolo fratello di destra, Lega Nord, sono tirati all'estrema destra dal Lega Matteo Salvini , Vice Primo Ministro e Ministro degli Interni. Il signor Salvini sta chiaramente definendo i colpi - e la sua alleanza sta sparando forte contro Bruxelles e con buone ragioni, visto che Bruxelles sta tentando di imporre regole sul bilancio italiano, mentre le stesse regole non si applicano allo stesso modo a tutti gli stati membri dell'UE. Ad esempio, Macron, impianto di Rothschild in Francia, ha privilegi speciali, per quanto riguarda i margini di sovraccarico del budget. La posizione anti-Bruxelles anti-UE di Salvini non è un segreto, e ha molti italiani dietro di lui. Non è possibile escludere un movimento della maglia gialla italiana.

Il castello del vassallo dell'impero si sta sgretolando - e nemmeno in silenzio.

Poi ci sono gli ex satelliti sovietici, l'Ungheria e la Polonia, trasformati nell'ala destra - non apprezzano Bruxelles che si intromette con la politica anti-immigrazione dell'Ungheria e in Polonia per una controversa revisione del sistema giudiziario. Non importa se siete d'accordo o meno con le azioni dei singoli paesi, entrambi i casi sono chiari interferenze nella sovranità di queste nazioni. Nonostante il forte avvertimento della Corte di giustizia europea, la Polonia in effetti ha battuto le palpebre e ha ripristinato i giudici licenziati nel processo di riforma giudiziaria. L'amore della Polonia per la NATO e l'uso della leva della NATO da parte di Bruxelles potrebbero aver giocato un ruolo nell'inversione di decisione della Polonia. Tuttavia, il malcontento in Polonia come in Ungheria tra il grande pubblico rimane forte. La migrazione e la magistratura sono solo i pretesti visibili. La leggendaria punta dell'iceberg. La realtà è a un livello più profondo, molto più profondo. Questi paesi sono entrambi ricordati a ciò che consideravano le manette dell'Unione Sovietica. "Libertà" non viene dettata da Bruxelles.

*

La triade di sistematica e volontaria destabilizzazione e distruzione di ciò che conosciamo come il Grande Medio Oriente e il mondo occidentale è ciò di cui dobbiamo essere consapevoli. L'est, principalmente la Russia e la Cina, è una sfida che viene affrontata simultaneamente, in modo impressionante per l'occidente del lavaggio del cervello, ma piuttosto docilmente per coloro che sono informati sulla potenza militare e sulla capacità di intelligence della Russia e della Cina.

Questa spinta alla destabilizzazione e alla distruzione arriva in tre fasi. Cominciò con il Medio Oriente che per la maggior parte è diventato un inferno senza speranza, una fonte di uccisioni indiscriminate da parte degli alleati occidentali, ad esempio burattini e mercenari dell'imperatore, che hanno provocato milioni di morti e in un'infinita ondata di profughi che destabilizzano l'Europa - che è la seconda fase della triade. È in pieno svolgimento. Succede proprio davanti ai nostri occhi - ma noi non lo vediamo.

Sono i Gilet gialli, l'austerità, l'ineguaglianza crescente, la disoccupazione, il settore sociale che è munto a zero dal sistema finanziario, l'oppressione delle insurrezioni popolari da parte della polizia e delle forze militari; è riflesso dalla squallida impotenza della gente - che porta a "abbastanza è abbastanza" nelle strade. 

Questo è il modo in cui è tutto voluto. Più caos, meglio è. Le persone nel caos sono facilmente controllabili.

Ora arriva la terza fase della triade - America Latina. Ha già iniziato tre o quattro anni fa. I paesi che per decenni hanno lottato per scatenarsi con una qualche forma di "democrazia" dalle zanne dell'impero, stanno gradualmente subendo il controllo delle elezioni fasulle e dei golpe parlamentari "interni", nel cortile posteriore dell'imperatore. Il Cono Sud - Argentina, Cile, Brasile, Uruguay, Paraguay - è "andato", tranne che per la Bolivia. Perù, Colombia, Ecuador fino alla Guyana sono governati dai Signori di Washington neoliberisti e persino neonazisti. Ma c'è ancora Venezuela, Cuba, Nicaragua e ora anche il Messico che non ha ceduto e non crollerà.

In un'analisi straordinaria, Thierry Meyssan descrive in "The Terrible Forthcoming Destruction of the Caribbean Basin" - guarda questo , come il Pentagono sta ancora perseguendo l'attuazione del piano Rumsfeld-Cebrowski. Questa volta, mirando alla distruzione degli stati del "bacino caraibico". Non c'è alcuna considerazione per gli amici o i nemici politici, osserva Thierry Meyssan. Prosegue predicendo che dopo il periodo di destabilizzazione economica e quello di preparazione militare, l'effettiva operazione dovrebbe iniziare negli anni a venire da un attacco al Venezuela da parte del Brasile (sostenuto da Israele), dalla Colombia (alleata degli Stati Uniti) e Guyana (in altre parole, il Regno Unito). Ne seguiranno altri, a cominciare da Cuba e il Nicaragua, la "troika della tirannia", secondo John Bolton.

Solo il futuro dirà in che misura questo piano sarà attuato. All'inizio, le sue ambizioni superano la capacità effettiva dell'impero in rovina.

*

Quando tutto si riduce a un singolo denominatore, è l'attuale sistema finanziario occidentale che sta collassando. È il private banking impazzito. Viviamo in un sistema finanziario che si è scatenato e ha devastato, incontrollato - un treno di avidità senza fine che sta procedendo senza intoppi e non sa quando colpirà un inflessibile muro di mattoni rinforzato con acciaio - ma lo colpirà. È una semplice questione di tempo. La gente è malata e stanca di essere munta senza fine da un sistema piramidale fraudolento - costruito dagli Stati Uniti e dalla sua egemonia del dollaro e mantenuta dal private banking globalizzato.

Viviamo in un sistema bancario privato che non ha nulla a che fare con lo sviluppo economico, ma tutto con una dominazione avida di noi, consumatori, venduti sul debito e sul denaro che non controlliamo, nonostante il fatto che ci siamo guadagnati con il nostro duro lavoro; nonostante il fatto che sia il nostro valore aggiunto a ciò che chiamiamo economia. No - questo sistema è totalmente irrispettoso nei confronti dell'individuo, è persino pronto a rubare i nostri soldi, se ha bisogno di sopravvivere - il nostro sistema bancario. Ci vuole la libertà di "amministrarlo" e sostanzialmente di appropriarsene. Una volta che i nostri soldi sono in una banca privata, abbiamo perso il controllo su di esso. E badate bene e mettetelo nei vostri cervelli, le banche private non funzionano per voi e me, ma per i loro azionisti. Ma attraverso centinaia di anni di indottrinamento, ci siamo così abituati

Non lo è. Questo sistema deve essere abolito, più veloce è e meglio è. Il private banking deve essere sradicato e sostituito dall'attività bancaria pubblica locale che lavora con le valute locali, basata sulla produzione economica locale, lontana dai concetti globalizzati che aiutano le risorse di acciaio, svuotano le reti locali di sicurezza sociale - il tutto sotto l'apparenza di austerità per il progresso. Dovremmo saperlo meglio ora. Non c'è austerità per il progresso - non è mai stato. Questo concetto fraudolento della FMI-Banca mondiale non ha mai funzionato, da nessuna parte.

Dobbiamo de-dollarizzare i nostri soldi, decodificare il nostro denaro e metterlo in comune attraverso un sistema bancario pubblico ai fini della crescita delle persone, quindi della crescita di una società o di una nazione. C'è attualmente un buon esempio, la Bank of North Dakota. Il BND ha aiutato lo Stato USA del Nord Dakota attraverso la crisi del 2008 e degli anni successivi, con una crescita economica invece del declino economico, con una quasi piena occupazione, contro un aumento vertiginoso della disoccupazione nel resto degli Stati Uniti e nel mondo occidentale. Abbiamo bisogno di costruire la nostra ricchezza comune con denaro sovrano, sostenuta dalle nostre economie sovrane.

Mentre l'impero e i suoi vassalli si stanno sgretolando, stanno tremando nelle loro fondamenta, è ora di ripensare a ciò che abbiamo dato per scontato e a "normale" - un sistema monetario fraudolento e ingannevole, sostenuto da niente, senza economia, non persino l'oro - stiamo vivendo sulla pura moneta legale, fatta dal private banking con un clic del mouse - e lasciandoci schiavizzare dal debito.
Dicembre 2014


Adesso basta. I Gilet gialli (e prima ancora i Forconi in Italia nel 2013) lo hanno capito. Vogliono liberarsi del loro "Macron" che continua a propagare la frode. È tempo di ripensare e ricominciare, mentre lo sgretolamento si fa sempre più forte. Lo stato di vassallo europeo dell'Impero sta crollando e trascinerà Washington e la sua egemonica guerra e macchina del denaro nell'abisso.

Fonte: qui

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Questo articolo è stato originariamente pubblicato su New Eastern Outlook.

Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. È anche uno specialista in risorse idriche e ambientale. Ha lavorato per oltre 30 anni con la Banca Mondiale e l'Organizzazione Mondiale della Sanità in tutto il mondo nei settori dell'ambiente e dell'acqua. Tiene lezioni in università negli Stati Uniti, in Europa e in Sud America. Scrive regolarmente per la ricerca globale; ICH; RT; Sputnik; PressTV; Il 21 ° secolo; Telesur; The Vineyard of The Saker Blog, New Eastern Outlook (NEO); e altri siti internet. È autore di Implosion - An Economic Thriller su War, Environmental Destruction e Corporate Greed - Fiction basato su fatti e su 30 anni di esperienza della World Bank in tutto il mondo. È anche un co-autore diL'ordine mondiale e la rivoluzione! - Saggi dalla resistenza . È un ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

sabato 29 dicembre 2018

Protesta dei «forconi»: tutti assolti i sei canosini

La vicenda risale al Dicembre 2013 in occasione delle proteste nazionali

CANOSA DI PUGLIA - Dopo cinque anni si è conclusa la vicenda dei sei canosini arrestati per gli episodi avvenuti durante le proteste cosiddette dei «Forconi». Il giudice Luigi Camporeale, in composizione monocratica del Tribunale Penale di Trani ha assolto i sei imputati tutti di Canosa di Puglia che il 30 gennaio 2014 erano stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare. La sentenza è passata in giudicato. I fatti risalgono all’11 dicembre del 2013: in occasione della manifestazione nazionale di protesta, «dei Forconi», a sei canosini, quasi tutti attivisti della formazione di destra «Forza nuova», era stato contestato di aver utilizzato atteggiamenti minacciosi e violenza sulle cose creando tensione e panico tra i clienti presenti nell’Ufficio Centrale delle Poste e, secondo l’accusa, l’atteggiamento aveva determinato l’interruzione di pubblico servizio. Per quell’episodio furono accusati anche del reato di violenza privata aggravata e finirono ai domiciliari. Poi il processo e l'assoluzione.
«La protesta di quei giorni – ha commentato l’avv. Giovanni Patruno, uno dei difensori degli imputati – era legittima e figlia dell’insofferenza verso l’incapacità di una classe dirigente politica di trovare soluzioni adeguate ai problemi della gente comune dalla quale sembra distante e per certi versi insensibile. Dalle motivazioni depositate – continua l’avv. Patruno - emerge chiaramente che il mio assistito non ebbe alcun atteggiamento minaccioso ma, al contrario, si era prodigato per far conoscere a tutti le problematiche rimaste peraltro oggi irrisolte della categoria degli autotrasportatori nel rispetto di quelle che sono le prerogative di pubblico dissenso che anche la Costituzione garantisce».
«È stata una vicenda che si inserisce in un contesto socio-politico particolare e che ha creato in tutta Italia grande clamore- aggiunge l’avv. Michele D’Ambra difensore di Fabio D’Aquino, Claudio D’Aquino e Francesco Malcangio (gli altri due imputati sono stati difesi dagli avvocati Giambattista Pavone ed Enzo Princigalli, ndr) - tutti ricorderanno il periodo della “protesta dei forconi” che aveva coinvolto gran parte della popolazione. Una protesta partita dagli autotrasportatori, poi affiancati dagli agricoltori, dai commercianti e successivamente dagli appartenenti a diverse fasce di settori economici. I miei assistiti furono raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare alla fine di gennaio del 2014, nonostante rivendicassero a gran voce la loro innocenza e la estraneità ai fatti contestati hanno subìto diversi giorni di privazione della libertà, ma ancora più gravemente soprattutto per chi, come Malcangio, esercita una attività di frequente contatto con il pubblico in quanto commerciante, hanno subìto la privazione della dignità e della credibilità in primo luogo professionale ed in secondo luogo della dignità di uomo ed infine di marito e di genitore». I delitti contestati erano di elevato allarme sociale: dalla violenza privata aggravata alla interruzione dei pubblici servizi. «Tuttavia il Tribunale, sottoponendo al vaglio le prove che avevano determinato la custodia cautelare e dopo una adeguata valutazione ha ritenuto che i reati contestati fossero insussistenti. Il diritto di protestare civilmente non può essere frustrato, specie quando le rivendicazioni dei cittadini sono giustificate e non basta l’appartenenza ad una forza politica di destra come nel caso dei rappresentanti di Forza Nuova, per definire antigiuridico un comportamento perché questo è figlio di un retaggio ormai superato in Italia. L’attento e competente giudice - conclude l’avv. D’Ambra - ha sposato integralmente la tesi delle difese ed ha giustamente posto fine a un processo che si protraeva già da diversi anni, riabilitando anche giuridicamente i nostri assistiti».
Fonte: qui

sabato 31 dicembre 2016

Intervista esclusiva ad Antonio Pappalardo “Questo è un Parlamento abusivo”

Milano 30 Dicembre – Il generale Antonio Pappalardo è un personaggio eclettico e fuori dagli schemi. I carabinieri con qualche anno di servizio ricordano bene quando, nel 2000, da presidente del Cocer, il Consiglio centrale di rappresentanza, una sorta di sindacato militare senza però i poteri del sindacato civile, si scontrò duramente, rimettendoci l’incarico, con l’allora premier Massimo D’Alema rivendicando per l’Arma un ruolo attivo nella “fondazione di un nuovo tipo di Stato e di una nuova Europa, che i partiti politici così come sono strutturati, e comunque lontani dai problemi dei cittadini, non riescono più a garantire”.
Oltre la Benemerita è stata, infatti, la politica la grande passione di Pappalardo. Eletto alla Camera con il PSDI nel 1992, attualmente è presidente del Supu, il sindacato unitario personale in uniforme, il cui scopo è il “perseguimento di fini improntati al concetto più ampio di giustizia e solidarietà sociale, di tutela dei diritti civili, contro qualsivoglia sopruso, da chiunque perpetrato”.
Con i vertici di viale Romania i rapporti sono sempre stati “effervescenti”. Fra i primi atti da parlamentare, una interrogazione al Ministro della difesa per conoscere come mai il tenente colonnello Antonio Ragusa, allora comandante del gruppo carabinieri Roma, era stato promosso al grado superiore senza averne titolo.
Pappalardo è di nuovo balzato agli onori delle cronache qualche giorno fa quando, insieme al  leader dei Forconi, il movimento rivoluzionario guidato dall’agricoltore pontino Danilo Calvani(*), ha cercato di arrestare l’ex onorevole Osvaldo Napoli in piazza Montecitorio.
Signor Generale, ci spiega cosa sono questi Forconi?
E’ un movimento di popolo sorto sul territorio. I partiti tradizionali hanno fallito. E anche i 5Stelle, in cui molti avevano riposto fiducia si sono dimostrati degli arroganti e degli sprovveduti. Noi cerchiamo di aggregare chi non si riconosce in nessuno di questi.
E cosa volere fare?
Una vera riforma dello Stato. Ma non con le persone, incompetenti, che stanno selezionando i grillini. Noi cerchiamo gente che conosca effettivamente i meccanismi della Pubblica Amministrazione.
Nel frattempo arrestate gli ex parlamentari?
Sulla vicenda di Osvaldo Napoli si è fatta confusione. Noi siamo contro l’attuale parlamento. Composto da abusivi che devono andare via quanto prima. Se non vogliono essere arrestati.
Si spieghi
Questo parlamento è stato eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. I suoi componenti sono in flagranza di reato di usurpazione di pubblici poteri. E’ un’associazione a delinquere. I cittadini, davanti a questa situazione di illegalità, hanno il diritto di intervenire. Lo dice il codice di procedura penale. Si tratta dell’arresto effettuato dal privato in caso di delitti contro la personalità dello Stato. Il cittadino effettua l’arresto e, poi, consegna il fermato alle forze di polizia.
Ho capito. Ma non sarebbe meglio che intervenisse la magistratura?
Certo! Infatti, dopo l’episodio della scorsa settimana, siamo andati dal Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone per rappresentargli questa situazione di illegalità del parlamento.
Cosa dice Pignatone?
Che valuterà attentamente la mia denuncia. E’ molto rammaricato per quanto accaduto. Lo Stato ha il dovere di intervenire.
Con la polizia com’è finita?
Tutto bene. Non ci hanno fatto nulla. La nostra azione era legittima. La polizia e i carabinieri, va detto, sono in un momento di grande difficoltà. C’è una forte debolezza istituzionale.
Capirà bene che non è arrestando i parlamentari che si risolvono i problemi.
Infatti, il presidente della Repubblica deve sciogliere quanto prima le Camere. E indire le elezioni in modo che venga ripristinata la legalità. E’ lui che ha una grande responsabilità.
I Forconi si candideranno?
Ci stiamo strutturando sul territorio. C’è un comitato di saggi, di cui faccio parte, che sta valutando le mosse future. Io, comunque, non mi candiderò.
Chi metterete in lista?

Faccio un appello alla società civile, ai vertici delle Forze di Polizia: segnalateci persone capaci che vogliano darci una mano per cambiare il Paese.

P.S. (*) Danilo Calvani non era a Roma al momento del tentativo di arresto dell'ex parlamentare Osvaldo Napoli.

lunedì 15 febbraio 2016

Grecia: il sindacato di polizia chiede l’arresto dei membri della Troika. E in Italia?

Greci-scontri-con-poliziaSempre più tesa la situazione in Grecia, oltre la violenta recessione, anche uno sciopero generale lanciato dagli agricoltori, ma rapidamente esteso alle altre categorie, sta paralizzando il Paese.

Ma la notizia più importante, rilanciata dalle agenzie di stampa, seppur con poca convinzione, è certamente questa. I vertici del POASY, uno dei sindacati di polizia greco, hanno affermato che la troika starebbe tentando con le sue richieste di ribaltare l’ordine democratico, di scalfire la sovranità nazionale e di depredare il popolo greco di importanti beni. Tali affermazioni sono state rese in una lettera diffusa pubblicamente ed inoltrata anche alla Procura di Atene, quale informativa di reato. Nella comunicazione il sindacato fa sapere che, per tali ragioni, procederà all’arresto immediato dei membri della Troika sul territorio nazionale.

Qualche sciocco commentatore ha definito la comunicazione “una provocazione”, come se pretendere il rispetto dei diritti possa essere considerata una provocazione. Non vi è alcun dubbio infatti che la Troika sia un’organizzazione criminale che attenta alle democrazie ed alle sovranità nazionali di tutti i Paesi sotto il suo dominio. Ad oggi tale organizzazione opera quale braccio armato del potere finanziario, ed ha potuto imperversare in Grecia, come qui da noi, unicamente perché forze dell’ordine e magistratura glielo hanno consentito, sia per ignoranza che per viltà.

Speriamo che alle parole seguano i fatti e che la Grecia riscatti la propria sovranità punendo gli aguzzini che da anni la vessano con sofferenze dal costo umano indicibile. Nessuna delle riforme imposte al Paese ha migliorato in alcun modo la situazione ed anzi i conti pubblici sono oggi enormemente peggiori di quanto la Troika iniziò a dispensare i suoi consigli, tutti deliberatamente contrari agli interessi nazionali del paese.

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La stessa cosa mi auguro succeda al più presto in Italia. Spesso me la prendo con la Magistratura, ma è chiaro che anche le forze dell’ordine italiane potrebbero (dovrebbero) arrestare immediatamente e senza nessuna previa autorizzazione tutti coloro che hanno attentato e stanno attentando alla nostra sovranità. Il codice penale parla chiaro, i delitti contro la personalità dello Stato esistono e sono puniti con severità. Anzi a dirla tutta il nostro codice di procedura penale, all’art. 380 c.p.p. prevede espressamente l’obbligo di arrestare in flagranza di reato per coloro che commettono delitti contro la personalità dello Stato, qualora la pena minima sia non inferiore a cinque anni e la massima a dieci. Sia l’art. 241 c.p. che il 243 c.p. prevedono pene, nel minimo, non inferiori rispettivamente a dodici e ai dieci anni. Pacifico dunque che chi ci impone ed invoca le cessioni di sovranità, dunque tutte le più alte cariche dello Stato, dovrebbero essere immediatamente tratte in arresto dalle nostre forze dell’ordine.

Trattasi di un’evidenza giuridica di una semplicità disarmante, eppure nulla si muove… Sono tanto timorosi che neppure denunciano me, cosa che dovrebbe essere fatta se ciò che da anni affermo pubblicamente fosse falso…
Avv. Marco Mori, blogger di scenarieconomici.it ed autore del libro “Il tramonto della democrazia – analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”disponibile su ibs.it
Marco Mori
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Forconi greci: scontri disordini, caos e manifestazioni in tutte le città


La polizia greca si è scontrata violentemente con centinaia di agricoltori che manifestavano ad Atene contro la riforma delle pensioni che il Governo sta negoziando con gli organismi finanziari internazionali

Alcune centinaia di agricoltori si sono radunati oggi nella capitale greca per una manifestazione di protesta contro che durerà due giorni contro la riforma delle pensioni e le misure di austerità annunciate dal Governo.

I manifestanti hanno tentato di entrare all’interno del palazzo ma la polizia li ha respinti usando gas lacrimogeni. Ad Atene si è realizzata una nuova giornata di proteste, scioperi e tensioni. Almeno un migliaio di coltivatori si sono ritrovati nella capitale ellenica in segno di protesta contro l’aumento delle tasse previsto dal Governo e contro la riforma delle pensioni, la cui misura più contestata è il taglio (dal 15 al 30%) per gli assegni dei pensionati che lasceranno il lavoro a partire dal 2016.


Sarebbe questo l’ennesimo provvedimento emanato ai danni dei pensionati greci negli ultimi sei anni. I sindacati di categoria denunciano che le misure richieste da Ue e Fmi porterebbero a un taglio del‘85% del reddito annuo di diversi attori sociali: in primis gli agricoltori.

Dall’isola di Creta è arrivato all’alba un traghetto con a bordo un folto gruppo di manifestanti . Di fronte il ministero dell’Agricoltura gli agricoltori hanno urlato slogans, innalzato cartelli ed hanno lanciato pomodori, ortaggi e pietre contro la polizia che li aveva bloccati nel tentativo di entrare nell’edificio per occuparlo simbolicamente. I reparti antisommossa della Polizia greca hanno reagito realizzando cariche contro i manifestanti con i gas lacrimogeni. “Hanno tentato di spingere la polizia sino all’ingresso del Ministero — ha riferito un portavoce delle forze dell’ordine — La polizia ha usato gas lacrimogeni per fermare la folla”.

Si preannunciano almeno due giorni di marce e mobilitazioni per gli agricoltori ellenici, stremati dalle misure di austerità che hanno soffocato il Paese negli ultimi anni e dalle politiche della UE che permettono di importare prodotti a basso costo provenienti dal Nord Africa.
Non solo gli agricoltori ma anche altre categorie di lavoratori negli ultimi giorni hanno partecipato alle proteste contro la riforma previdenziale, come medici, infermieri, ingegneri, dottori, dentisti, avvocati, ecc.. Intanto rimane anche oggi il blocco autostradale presso i due principali valichi di frontiera tra Grecia e Bulgaria a seguito delle proteste ad opera degli agricoltori, che nei scorsi giorni avevano bloccato i confini usando i loro trattori.
Forti tensioni si sono registrate quando martedì scorso i camionisti bulgari avevano organizzato un contro-blocco ostacolando il passaggio dei mezzi.

La Grecia si trova ancora in recessione. Secondo una nuova stima la crescita nell’ultimo trimestre rimane negativa (-0,6%). L’incertezza sulla sostenibilità del debito pubblico greco resta alta. Nelle scorse ore Poul Thomsen, capo economista del Fondo monetario internazionale, ha spiegato che senza un concreto piano strutturale di riduzione del deficit “presto i timori di Grexit si riaffacceranno”.

Le politiche attuate dalla Commissione Europea sono state un completo fallimento. La situazione è peggiorata e la gente è sempre più esasperata. Monta la rivolta contro il Governo e contro Tsipras considerato un traditore ed un “venduto” che si è piegato alle direttive delle autorità europee e dei potentati finanziari che vogliono mettere in ginocchio l’economia greca per recuperare tutte le risorse restanti del paese. Un grande stato di frustrazione e di rabbia si registra fra la popolazione.

Nota: Mentre in Italia la gente si guarda il Festival di San Remo e tutti i media distraggono l’opinione pubblica con i diritti delle “coppie gay”, in Grecia la gente esasperata scende in piazza per reclamare i diritti sociali, quelli del lavoro, delle pensioni, dell’assistenza sanitaria, della dignità, che sono stati calpestati.
Fonte:  qui