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sabato 7 gennaio 2017

Il grande gioco del 2017

"La Russia si sta preparando alla guerra". Questo è il mantra che tutti i comunicati militari ripetono in continuazione. Che equivale a dichiarare che la Nato si prepara sul serio a una guerra con la Russia. Qua e là emerge perfino il luogo dove ci si aspetta, o si pensa, di cominciare. Sarebbe da qualche parte al confine tra Lituania e Russia.


© SPUTNIK. OKSANA DZHADAN
Ministero della Difesa della Lituania: conto dei voli NATO che scortano gli aerei russi 

Un esercito intero si sta spostando sui confini baltici della Russia. Se i calcoli approssimativi, basati sui comunicati stampa tedeschi e statunitensi, oltre che estoni, lituani, lettoni, polacchi, sono realistici, si tratta all'incirca di 5000 uomini, e più di 2500 tra carri armati, jeep, autocarri, cannoni trainati, veicoli da combattimento diversi. Senza contare le navi da trasporto, l'organizzazione del movimenti via terra, tutta la logistica, le telecomunicazioni e l'aviazione. A parte il costo dei materiali (e si tratta di miliardi), si aggiungano i costi del personale e i trasporti. Un bottino splendido per i militari. E sarà una cosa lunga. Secondo il generale Volker Wieker, che si è fatto intervistare dal giornale dell'esercito Bundeswehr Aktuelle, bisognerà raggiungere la "piena capacità operativa" entro sei mesi.

A questo servirà anche l'operazione Nato intitolata "Atlantic Resolve".

Perché tutto questo?

Perché "la Russia si sta preparando alla guerra"?

Questo è il mantra che tutti i comunicati militari ripetono in continuazione. Che equivale a dichiarare che la Nato si prepara sul serio a una guerra con la Russia. Qua e là emerge perfino il luogo dove ci si aspetta, o si pensa, di cominciare. Sarebbe da qualche parte al confine tra Lituania e Russia. 

© SPUTNIK. MIKHAIL MARKIV La NATO promette di continuare a sostenere la difesa dell'Ucraina 

Ma non si può vedere l'operazione, che chiameremmo "fronte del Nord", separata dalle altre in corso. È una tela di vari colori, su cui si muovono gli stessi personaggi. Il senatore americano/repubblicano McCaine, per esempio, che, appena completato il giro dei paesi baltici e della Polonia — per "rassicurare" la parte dell'Europa più aggressiva nei confronti della Russia che Washington, volente o nolente, manterrà la pressione su Putin — si precipita in Ucraina a passare in rassegna le truppe ucraino-mercenarie che stazionano sulle due frontiere del Donbass e della Crimea. 

© SPUTNIK. MIKHAIL KLIMENTIEV USA cacciano 35 diplomatici russi fuori dal Paese 

È questo il "fronte ucraino", che si vuole tenere in caldo, in attesa che Donald Trump entri in azione. Magari per legargli le mani con qualche provocazione più o meno sanguinosa, che costringa la Russia a una qualche reazione meno fredda di quella che si voleva creare con l'espulsione dei 35 diplomatici russi dagli Stati Uniti. Né si può dimenticare il "fronte siriano". Che è quello più scottante, dove la guerra rischia di essere fermata dall'intesa davvero inedita tra Russia, Iran e Turchia. I servizi segreti occidentali, com'è già evidente, sono in piena attività per rifinanziare, riorganizzare, e riportare al combattimento le truppe mercenarie che stanno invece cedendo di fronte alla pressione dell'esercito di Assad, dell'aviazione russa, degli apporti di Hezbollah e dell'Iran. Qui la distinzione tra tagliagole e tagliagole-moderati viene lasciata da parte, purché taglino gole. 

© AP PHOTO/ ADEL HANA FAZ: l'uscita della Turchia dalla NATO diventerà un enorme successo per la Russia 

La Cia, il Pentagono, la Nato, non possono accettare la sconfitta su questo fronte che, da militare, si è già trasformata in politico-diplomatica. Le sue ripercussioni si delineano come catastrofiche per la cosiddetta coalizione occidentale. Per molte ragioni. Che la pace si può fare anche senza l'occidente (anzi che si può fare proprio perché l'occidente è tagliato fuori); che la Turchia, paese Nato, se ne va per i fatti suoi in cerca di nuove alleanze; che il mondo arabo nel suo complesso si rende conto che la dominazione americana si sta sfaldando; che si crea un parziale fronte comune tra sunniti e sciiti. Così è possibile leggere con chiarezza una linea terrorista che sfacciatamente sembra provenire direttamente dalle centrali occidentali e che lega l'assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara (punizione contro la Russia) con la strage nel night club di Istanbul (punizione contro Erdogan). 

© AFP 2016/ KIRILL KUDRYAVTSEV WSJ riporta dettagli della relazione sull'"intervento russo" nelle elezioni americane 

Ed è il "fronte turco" che, a sua volta, scolora nel "fronte europeo". Tutto (e anche molto altro) "si tiene". 

Insieme al preannuncio di una possente campagna di allarme in preparazione in Europa, in vista delle elezioni di Francia e Germania, e forse Italia. 

Le colonne dell'Europa delle banche americane devono essere portate definitivamente all'isteria antirussa e anti-islamica. 

Per adesso con la minaccia dell'hackeraggio russo, poi si vedrà come intensificare le stragi terroristiche contro l'inerme popolazione civile. 

Il problema è che l'Europa — così come l'elettorato americano — sembra non reagire passivamente alla doccia di sangue e di paura cui è stata sottoposta in questi ultimi tre anni. Aumenta la diffidenza popolare nei confronti del mainstream, si allarga la sfiducia dei popoli nelle élites che li guidano. Incombe il fantasma del "populismo".
Ecco perché il gioco diventa sempre più trasparente, e si vedono meglio i giocatori, scoprendo che sono gli stessi, anche se usano bandiere diverse.


Giulietto Chiesa


Leggi tutto: sputniknews.com

domenica 18 settembre 2016

EUROPA IN PEZZI - ESISTE SOLO L’ASSE TRA BERLINO E PARIGI, RENZI SI DICE INSODDISFATTO, LA MERKEL REPLICA: L’AGENDA ERA CONCORDATA

LA CONVINZIONE È CHE FRAU ANGELA VOGLIA ARRIVARE AL VOTO DELL' AUTUNNO 2017 SENZA PRENDERE INIZIATIVE FORTI: IL RISCHIO E' CHE I PROSSIMI 12 MESI VEDANO LA DISINTEGRAZIONE DELLA UE

Danilo Taino per il Corriere della Sera
MERKEL HOLLANDEMERKEL HOLLANDE

Esiste solo una relazione speciale in Europa: quella tra Berlino e Parigi. Non è più l' asse di una volta, è del tutto sbilanciata a favore della Germania e soprattutto non sta funzionando, di fronte alle crisi multiple della Ue. Ma sembra non avere alternative. È stata sufficiente una conferenza stampa a due, Angela Merkel e François Hollande assieme, per chiarire che «fronte dei Paesi mediterranei» e «alleanza dei governi socialisti» sono palloncini di aria calda. Per quanto mezza mediterranea e al momento socialista, la Francia non romperà con la Germania.

L' incontro EuMed di Atene del 9 settembre - capi di governo dei Paesi europei del Mediterraneo della famiglia socialdemocratica, compreso il presidente francese - aveva irritato il governo di Berlino. E aveva provocato la reazione di Wolfgang Schäuble sulle idee «poco intelligenti» che escono dai vertici della sinistra. La conferenza stampa Merkel-Hollande alla fine del summit europeo di Bratislava, venerdì, ha ricostituito l' ordine europeo: Parigi non va da nessuna parte senza Berlino. È una brutale piccolezza, confrontata con le sfide di oggi: ma è così. Il problema è capire se il vecchio motore franco-tedesco ha un piano e verso cosa conduce.

RENZI MERKELRENZI MERKEL
L' idea di Merkel, alla quale Hollande si è adeguato, è che dopo la Brexit non ci sia la possibilità di proseguire verso «una maggiore integrazione» della Ue: gli elettori non la vogliono e l' Unione si spaccherebbe, mentre oggi il primo obiettivo è l' unità dei 27. 

Quindi, solo iniziative concrete che i cittadini capiscano, su sicurezza, crescita economica e lavoro ai giovani. Questa è la linea seguita nel vertice informale di venerdì, che i leader di Germania e Francia hanno giudicato positivo.

Quella che Merkel, Hollande e il Consiglio europeo hanno chiamato Dichiarazione di Bratislava, però, per Matteo Renzi è molto meno, più uno Schizzo di Bratislava.
Nel governo italiano, l' idea è che la risposta che si sta dando alla Brexit e alle altre sfide a cui l' Europa è di fronte sia pericolosamente inadeguata.


renzi hollande merkel ventoteneRENZI HOLLANDE MERKEL VENTOTENE
La convinzione è che Merkel voglia arrivare alle elezioni federali tedesche dell' autunno 2017 senza prendere iniziative forti, con il rischio che i prossimi 12 mesi vedano lo sfilacciarsi definitivo della Ue, già nel pieno della sua maggiore crisi, con il Regno Unito in uscita, i Quattro di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) su una rotta centrifuga, governi in ginocchio quasi ovunque e alle porte Putin, Erdogan, i terroristi, la tragedia siriana, i rifugiati e la possibilità di un presidente Trump. 

In quest' ottica, Renzi si è detto «insoddisfatto» delle conclusioni del vertice.

In realtà, che nella capitale slovacca non si sarebbero prese decisioni concrete ma si sarebbe per lo più mostrato la faccia unita della Ue a 27 e avviato un processo si sapeva da tempo. E il portavoce di Merkel ieri ha ricordato all' agenzia d' informazioni Ansa che la road-map «è stata condivisa e concordata da tutti i 27» della Ue, compresa l' Italia, e che lo «spirito di Bratislava» è uno «spirito di collaborazione». Resta il fatto che Renzi ha voluto allontanarsi da Berlino e Parigi: a costo di apparire isolato, ha diretto critiche forti soprattutto a Merkel ma si è anche irritato con Hollande. Idee e agende elettorali diverse.


renzi merkel hollandeRENZI MERKEL HOLLANDE
In discussione è la lenta strada dei «nervi saldi» presa dalla cancelliera e seguita dal presidente francese: capire se può avere successo nei prossimi 12-18 mesi, che per la Comunità saranno probabilmente i più duri in 60 anni di vita. Resta il fatto che l' obiettivo di Berlino e Parigi è l' unità europea: polemiche e ripicche a parte, di sicuro con Roma.

Fonte: qui


P.S. non c'è una linea comune e tante opinioni divergenti su tutti i punti principali e ne è stato redatto un documento del vertice. Insomma sono allo sbando più totale.

Di fatto l'Unione Europea è FINITA 

e l'arroganza di Hollande e della Merkel è completamente fuori luogo.

giovedì 1 settembre 2016

La Russia contrariata dall’incursione turca in Siria

La Russia è furiosa per l’operazione turca volta a creare una “zona di sicurezza” per i terroristi in Siria per sostenerli, mettendo in pericolo la “normalizzazione delle relazioni” appena annunciata tra Russia e Turchia.e50249f1b588478d8299beb5aac760fb-780x539

Immediatamente dopo l’occupazione turca di Jarablus, Erdogan telefonava al suo “amico Putin”, il 27 agosto 2016. Il resoconto del Cremlino della conversazione è notevole anche per gli standard di concisione, “I due leader hanno discusso dello sviluppo dei commercio e cooperazione politica ed economica Russia-Turchia in linea con gli accordi raggiunti a San Pietroburgo il 9 agosto. Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan si sono scambiati opinioni sugli sviluppi in Siria sottolineando l’importanza degli sforzi congiunti nella lotta al terrorismo. Hanno concordato di proseguire il dialogo sui temi dell’agenda bilaterale e internazionale”.

Il vero soggetto della discussione sarà stata infatti l’occupazione turca di Jarablus, nel nord della Siria.

Mentre sembra che i turchi avessero anticipato ai russi tale operazione, è chiaro che a dir poco ne sono scontenti.

Anche se i turchi sembrano aver cercato di organizzare colloqui con la leadership militare russa, presumibilmente per discuterne, con tanto di annuncio della visita in Turchia del Generale Gerasimov, il Capo di Stato Maggiore Generale russo, tali colloqui non ci sono e i russi negano che una visita ad Ankara del loro Capo di Stato Maggiore Generale sia mai stato accordato, mentre i turchi ora dicono che la visita era stata rinviata. I media russi nel frattempo pubblicano articoli che chiariscono l’irritazione russa.


Un articolo del quotidiano Kommersant, chiaramente basato su briefing ufficiali, accusa la Turchia di “andare oltre quanto promesso in Siria”. Che l’articolo rifletta il pensiero ufficiale di Mosca è dimostrato dal fatto che il sito semi-ufficiale in inglese “Russia Beyond the Headlines” l’ha ripubblicato.

L’articolo chiarisce che la Turchia non coordina le operazioni di Jarablus con Mosca o Damasco, e che era molto più grande di quanto Mosca fu portata ad aspettarsi.

I russi sono chiaramente infastiditi dalle dimensioni dell’operazione coordinata tra Turchia e Stati Uniti, che forniscono supporto aereo.

Per Mosca, l’operazione di Ankara è stata una sorpresa spiacevole, dimostrando che le aspettative per una convergenza di posizioni dei Paesi sulla Siria, emerse dopo l’incontro tra Putin e Erdogan, erano premature. Decidendo l’operazione di Jarabulus, il capo turco ha indicato che le relazioni con gli Stati Uniti sono una priorità e che preferisce agire nel quadro della coalizione antiterrorismo non guidata da Mosca, ma da Washington“.

Ho più volte messo in guardia contro l’eccesso di aspettative che il recente riavvicinamento tra Turchia e Russia fosse una sorta di riallineamento. Ho anche detto che, nonostante il fastidio turco con gli Stati Uniti sul recente tentato colpo di Stato, la Turchia rimane loro alleata che continua a tentare il cambio di regime in Siria e non ha intenzione di cacciare gli Stati Uniti da Incirlik o di consentire alla Russia di utilizzarla.

La mia unica sorpresa è che a giudicare da tale commento c’erano alcuni a Mosca che la pensavano diversamente.

L’articolo Kommersant continua poi minacciosamente, “Secondo le nostre informazioni, in caso di aggravarsi della situazione, militari e diplomatici russi sono pronti ad impiegare canali con i loro omologhi turchi, oltre ad esprimere preoccupazioni agli Stati Uniti, se necessario. Secondo Vladimir Sotnikov, direttore del Centro Russia-Est-Ovest di Mosca, le azioni di Ankara potrebbero compromettere seriamente il processo di normalizzazione della cooperazione bilaterale concordata dai Presidenti Putin e Erdogan a San Pietroburgo“.

Ciò suggerisce che dietro il linguaggio mite, aspre denunce vengono avanzate in privato da Mosca ad Ankara.

La telefonata di Erdogan a Putin appare un tentativo di placare la rabbia russa, di rassicurare Mosca sulle intenzioni della Turchia in Siria, e di continuare il “processo di normalizzazione” tra Turchia e Russia.

La concisa sintesi del Cremlino della conversazione suggerisce che Putin abbia risposto chiarendo perfettamente pensieri e preoccupazioni dei russi, e che non vi è stato in passato, secondo il linguaggio diplomatico, “uno scambio pieno e franco di opinioni”, in una riga.

Perché i russi sono così irritati dall’operazione di Jarablus? Qui riconosco il mio serio debito all’analista geopolitico Mark Sleboda che nel corso di una discussione dettagliata e molto utile, ha corretto alcuni errori che feci in precedenza sull’operazione di Jarablus, ampliandone notevolmente la comprensione.
Nei miei due precedenti articoli sull’operazione di Jarablus avevo detto che sembrava mirata principalmente contro i curdi, i cui miliziani delle YPG, nell’ultimo anno, hanno notevolmente ampliato la zona nel nord-est della Siria sotto loro controllo. Diedi anche per scontato la possibilità che l’occupazione turca di Jarablus avesse lo scopo d’influenzare la battaglia per Aleppo, rifornendo i jihadisti che cercano di rompere l’assedio. Nel mio ultimo articolo scrissi “…Non è evidente che i terroristi abbiano effettivamente bisogno di un “santuario” in questo settore. Hanno già un corridoio per inviare uomini e rifornimenti ad Aleppo dalla provincia di Idlib, che già controllano. Perché aggiungervi il problema di creare una “zona di sicurezza” molto più lontana, nel nord-est della Siria, quando i terroristi controllano territori molto più vicini ad Aleppo?

Mark Sleboda mi ha spiegato che il corridoio principale per rifornire i ribelli in Siria è sempre stato nel nord-est della Siria, a Jarablus, “Idlib non è una linea di rifornimento accettabile dalla Turchia alle sue forze nella provincia di Aleppo, perché il confine turco-siriano di Idlib è montuoso, con strade piccole e pessime e percorsi lunghi che da Idlib alla provincia di Aleppo attraversano territorio che era controllato dall’EAS. Il corridoio di Jarablus, a nord di Aleppo, è sempre stato assolutamente vitale per l’insurrezione. Ecco perché Turchia, Brookings, ecc., hanno sempre dato la priorità a una no-fly zone nella regione. Ora viene realizzata”.

In altre parole, l’occupazione turca di Jarablus, prima che potesse essere catturata dalle YPG, non è volta ad impedire di collegare due aree in Siria controllate dai curdi, anche se potrebbe essere stato un fattore secondario, ma è principalmente destinata a garantire la principale via di rifornimento che la Turchia utilizza per rifornire i terroristi che attaccano Aleppo. Oltre al fatto ormai chiaro che le ambizioni turche vanno ben oltre Jarablus. Vari funzionari turchi negli ultimi due giorni fanno detto ai media che la Turchia istituisce una grande “zona di sicurezza” dei ribelli in questa zona della Siria.

Inoltre, come dice Mark Sleboda, ora ha il sostegno degli Stati Uniti, come dimostra il ruolo molto attivo dell’aviazione statunitense nel sostenere l’operazione turca su Jarablus. Mark Sleboda inoltre mi ha fatto notare che la creazione di tale “zona di sicurezza” dei terroristi in Siria era un obiettivo dichiarato dai turchi da oltre un anno, e finora ostacolato dalla riluttanza degli Stati Uniti a fornire il supporto necessario e dalla preoccupazione di Washington e Ankara della possibile reazione militare russa. Con l’operazione a Jarablus ed oltre, effettuata con il supporto degli USA e carpendo l’acquiescenza russa, i turchi l’hanno ora ottenuta. Quali implicazioni avrà sulla guerra in Siria e sul riavvicinamento russo-turco?

Tornando alla guerra in Siria, il mio punto di vista resta che ciò, alla fine, non deciderà l’esito della battaglia di Aleppo, dove le notizie suggeriscono che l’Esercito arabo siriano continua ad avanzare, nonostante il continuo, e di fatto aumentato, flusso di rifornimenti ai jihadisti dalla Turchia.

La mia visione a lungo termine rimane è che se il governo siriano riconquisterà Aleppo e Idlib, allora vincerà la guerra.

Tuttavia ciò che tale episodio dimostra è che la guerra è lungi dall’essere vinta, e che i turchi e i loro sostenitori statunitensi sono pronti all’escalation per evitare che l’esercito siriano vinca.

Al di là di ciò che penso, il giornalista inglese Patrick Cockburn avrebbe ragione, ritenendo che cercando di stabilire una “zona di sicurezza” in Siria, la Turchia si espone e fa un passo che “...potrebbe impantanarla nelle letali paludi della guerra siriano-irachena”. Già vi sono indicazioni che la mossa turca provoca la reazione di YPG e curdi. Nonostante i rapporti precedenti secondo cui le YPG ritiravano le forze sulla riva orientale dell’Eufrate, vi sono notizie ormai credibili sulla resistenza all’avanzata turca delle milizie curde delle YPG, oltre a notizie sulla mobilitazione contro l’avanzata turca nelle zone curde della Siria. Nel mio ultimo articolo tracciavo il seguente punto sulla capacità delle YPG di sventare qualsiasi piano per creare una “zona di sicurezza” dei terroristi in questa parte della Siria, “la Siria nord-orientale è una zona aspramente contestata in cui la forza dominante non sono i terroristi, ma le YPG. Non sembra credibile come “zona sicura” per i terroristi o zona da cui lanciare attacchi su Aleppo. Al contrario, il tentativo di creare una “zona sicura” per i terroristi in questa zona sarebbe contro le YPG, ripristinando a pieno l’alleanza tra il governo siriano e le YPG, portando a scontri continui nella zona della cosiddetta “zona sicura” tra i terroristi e le YPG. Ciò sicuramente sventerebbe lo scopo della “zona di sicurezza”, rendendola pericolosa ed inutile. Naturalmente l’esercito turco potrebbe provare a presidiare la zona per difendere qualunque “zona sicura” creatavi. Tuttavia ciò richiede un’incursione in Siria ben oltre Jarablus, rischiando di far impantanare l’esercito turco in una guerra di guerriglia nel territorio siriano contro le YPG. Dubito che Erdogan, esercito turco e Stati Uniti lo vogliano“.
Nell’articolo sull’incursione turca, Patrick Cockburn chiarisce essenzialmente lo stesso punto, “La Turchia può impedire per sempre ai curdi di estendere il dominio ad ovest dell’Eufrate, ma sarebbe un’operazione molto diversa e più pericolosa attaccare lo Stato curdo siriano de facto, tra l’Eufrate e il Tigri, dopo che l’Esercito arabo siriano si era in gran parte ritirato dalla regione nel 2012“.

La creazione di una “zona di sicurezza” per i terroristi in Siria, nonostante l’opposizione delle YPG, è comunque ciò che Erdogan e i turchi, sostenuti dagli Stati Uniti, hanno deciso di fare.

Nei giorni scorsi c’è stata qualche nuovo discorso sulla Russia impantanatasi nella guerra in Siria. A mio parere, il Paese che corre di gran lunga il maggior rischio di impantanarsi in Siria non è la Russia, ma la Turchia, che ha già a che fare con una campagna terroristica islamista e una rivolta curda sul proprio territorio, grandi conseguenze della guerra in Siria, e che non può permettersi un’altra guerra tra l’esercito turco e le YPG che potrebbero essere appoggiate dai russi in Siria, aumentandone i problemi. Questo però è ciò che la Turchia rischia con l’ultima mossa.

Rimane l’eccezionale puzzle politico degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno incoraggiato attivamente le YPG a catturare Manbij, che si trova ad ovest dell’Eufrate, fornendole un pesante supporto aereo per l’operazione su Manbij. E ora chiedono alle YPG di abbandonare Manbij e tutte le zone ad ovest dell’Eufrate, e fornisce supporto aereo a un’operazione militare turca che almeno in parte prende di mira le YPG. E’ impossibile vedervi qualche logica.

Come ho scritto nel precedente articolo, “E’ impossibile vedervi una qualsiasi strategia coerente. Piuttosto sembra che CIA e militari sul campo in Siria proseguano sulla loro strada, favorendo le YPG ad espandersi il più velocemente possibile, incuranti delle conseguenze. La leadership politica di Washington, quando finalmente ha capito cosa succede, ha dovuto adottare misure sproporzionate per riportare la situazione sotto controllo“.

Indipendentemente da ciò, la mossa turca in Siria dovrebbe seppellire una volta per tutte la minima idea che la Turchia sia in procinto a un riallineamento geopolitico allontanandosi dall’occidente verso le potenze eurasiatiche. Non solo la Turchia è ancora alleata di Stati Uniti e NATO, ma ormai esegue un’operazione militare illegale in Siria con l’opposizione russa e il sostegno militare degli Stati Uniti.

Non è l’azione di un Paese che si riallinea e si prepara a cambiare alleanze passando dall’occidente a Pechino e Mosca.

Russi e turchi sono ora si parlano, dopo diversi mesi di silenzio.

La sintesi del Cremlino della conversazione tra Putin e Erdogan dimostra che ancora non si parla di migliorare le relazioni commerciali ed economici.

Tuttavia, come mostra l’articolo Kommersant, anche tali progressi limitati ora appaiono in pericolo, mentre le posizioni contrastanti dei due Paesi sulla guerra in Siria, ancora una volta, minacciano di separarli.

In altre parole la Turchia rimane, come è sempre stato, un alleato non della Russia e delle potenze eurasiatiche, ma degli Stati Uniti e dell’occidente, e le sue azioni in Siria ne sono una chiara dimostrazione.

Turkish_Offensive_in_Northern_SyriaAlexander Mercouris, The Duran 28 agosto 2016

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora