sabato 4 febbraio 2017

Ora Trump mette tutti spalle al muro


Strapazza l'Australia e minaccia il Messico. Ma alleggerisce le sanzioni alla Russia

Da Il Giornale

murales muro con il messicoMURALES MURO CON IL MESSICO
Prima minaccia il presidente messicano Enrique Pena Nieto di inviare le truppe americane se il suo governo non fermerà i bad hombres, poi strapazza l'alleato australiano Malcolm Turnbull: telefonate al vetriolo quelle di Donald Trump con alcuni leader stranieri, che hanno scatenato non poche polemiche.

Con l'omologo messicano il tycoon doveva ricomporre i disaccordi sul muro anti-clandestini e invece, dalla trascrizione della chiamata di venerdì scorso pubblicata da alcuni media Usa, è emerso tutt'altro. «Avete un sacco di bad hombres (persone cattive), non state facendo abbastanza per fermarli - avrebbe detto il re del mattone - Penso che i vostri soldati abbiano paura. I nostri no, potrei inviarli laggiù per occuparsi della questione».
MESSICO - POLIZIOTTI TORTURATI E DECAPITATIMESSICO - POLIZIOTTI TORTURATI E DECAPITATI

Il ministero degli Esteri messicano ha smentito la frase, ma fonti della Casa Bianca - secondo l'Associated Press - hanno confermato le parole di Trump, precisando però che si trattava di una minaccia «scherzosa», nell'ambito di un discorso sul rafforzamento della cooperazione sul fronte della lotta ai cartelli della droga.

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Non è andata meglio la chiamata con il premier australiano, uno dei più fedeli alleati degli Usa, accusato di voler esportare terroristi in America, come gli attentatori della maratona di Boston. Una fonte dell'amministrazione Trump ha raccontato al Washington Post che «The Donald» ha reagito quando Turnbull ha chiesto di rispettare l'accordo di accogliere negli Stati Uniti 1.250 rifugiati, al momento nelle carceri australiane.

Il Commander in Chief avrebbe definito l'intesa «la peggiore di sempre», troncando bruscamente la chiamata dopo 25 minuti invece dei 60 previsti. «Dobbiamo essere trattati in maniera giusta dai nostri alleati - ha detto Trump durante un incontro alla Casa Bianca - Rispetto l'Australia, ma abbiamo un problema». Mentre poco prima, su Twitter, ha scritto: «Potete crederci? L'amministrazione Obama si è detta d'accordo nel prendere migliaia di immigrati illegali dall'Australia. Perche? Studierò questa stupida intesa».
primo ministro malcolm turnbull alla parata lgbt australianaPRIMO MINISTRO MALCOLM TURNBULL ALLA PARATA LGBT AUSTRALIANA

Parlando al National Prayer Breakfast, invece, ha spiegato che "il mondo è in pericolo, e io voglio sistemare le cose. Ha promesso di sviluppare un sistema in grado di garantire che le persone in arrivo nel Paese «abbraccino pienamente i nostri valori e respingano ogni forma di oppressione e discriminazione». «Vogliamo persone che amino noi e i nostri valori, non che li odino - ha aggiunto, ribadendo come - a libertà religiosa è sacra e ogni americano ha il diritto di professare la fede in cui crede». Trump ha spiegato che tutte le nazioni hanno il dovere di fronteggiare la violenza contro i cristiani da parte dell'Isis, quindi ha citato anche i musulmani pacifici brutalizzati dal Califfato.
lgbt prideLGBT PRIDE

Intanto, il Dipartimento del Tesoro americano ha aperto alla Russia, consentendo alcune attività con Mosca e riducendo alcune misure introdotte da Obama dopo le interferenze nelle elezioni. Ma «non si tratta di un allentamento» delle sanzioni, ha spiegato Trump, e il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha sottolineato che è «una pratica comune». All'interno dell'amministrazione Usa starebbe anche circolando una bozza di decreto sulla libertà religiosa, che secondo i media prevedrebbe un potenziale indebolimento della protezione della comunità Lgbt dalle discriminazioni.
caitlyn e comunita lgbtCAITLYN E COMUNITA LGBT

Il documento affermerebbe che «gli americani e le organizzazioni religiose non saranno costretti a partecipare ad attività che violano la loro coscienza, e rimarranno liberi di esprimere i propri punti di vista senza trattamenti sfavorevoli da parte il governo federale». Quindi, la misura potrebbe permettere a dipendenti e collaboratori federali di rifiutare diversi servizi in base all'orientamento sessuale.

bandiera lgbtBANDIERA LGBT
Una portavoce della Casa Bianca, però, ha detto che non c'è in programma di firmare nulla del genere. Sempre in tema di libertà religiosa, invece, il presidente ha promesso di «distruggere completamente» il Johnson Amendment, che vieta alle chiese di fare attività politica togliendo loro, in tal caso, le esenzioni fiscali.

Donbass, accuse tra Kiev e Mosca
Da Il Giornale

Non si fermano gli scontri sulla linea di contatto che divide esercito ucraino e ribelli filorussi. E nel Donbass sono tornati anche i carri armati. Siamo dinanzi all’escalation più significativa del conflitto, dal febbraio del 2015, quando sono stati firmati gli accordi di Minsk, che fissano le condizioni per il cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti dal fronte. La situazione, dopo un periodo di calma seguita all’ultima tregua concordata lo scorso 21 dicembre, si è inasprita negli ultimi giorni, in particolare nella zona industriale nei pressi di Avdiivka e Yasenovataya.
      
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E Kiev si mostra ormai decisa ad usare il pugno duro con i separatisti. Ieri, il corrispondente della Bbc da Avdiivka, Tom Burridge, aveva pubblicato su Twitter un video in cui comparivano due carri armati dell’esercito ucraino e militari ucraini in stato d’allerta. Le immagini dei tank arrivati ad Avdiivka hanno subito fatto il giro del web e a darne notizia era stata anche l’agenzia di stampa russaRia Novosti. L’Osce, però, ha preferito non commentare e per il portavoce delle forze di sicurezza ucraine per il Donbass, Leonid Matjuhin, ad Avdiivka non c’è nessun carro armato.

In Donbass continuano le violenze

Da entrambi i lati del fronte però, si continua a morire, e continuano a cadere i missili Uragan, i Grad, e i proiettili di artiglieria pesante, vietati dagli accordi di Minsk. Ad Avdiivka, che si trova sotto controllo delle forze armate ucraine, più di 17mila persone, tra cui 2.500 bambini, sono rimasti al gelo senza riscaldamento, elettricità e acqua, a causa degli scontri di questi giorni. E dall’altra parte del fronte, a Donetsk, la situazione non è migliore. Ieri notte, nel centro della città, un civile è morto e altri sono rimasti feriti dopo un bombardamento con missili Uragan, mentre le autorità separatiste di Makiivka, hanno comunicato il ferimento, sempre nella giornata di ieri, di altri due civili.
“A seguito del bombardamento ucraino nel distretto di Chervonogvardeskij, 76 appartamenti sono stati lasciati senza gas”, ha poi riferito il rappresentante dell’amministrazione di Makiivka, denunciando diversi bombardamenti su abitazioni civili nei villaggi circostanti. Le vittime civili e militari dall’inizio dell’escalation, nella notte fra domenica e lunedì, sono ormai decine. “L’esercito ucraino ha pesantemente bombardato nella notte le aree dove vivono anche donne e bambini”, ha detto poco fa la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, accusando le forze armate ucraine di violare la Convenzione di Ginevra, con i bombardamenti sui civili.

Proteste anti-russe a Kiev

Tra Kiev e Mosca, del resto, lo scambio, durissimo, di accuse, dura ormai da giorni. Ieri, nella capitale ucraina, decine di attivisti dei partiti nazionalisti hanno tappezzato le sedi dell’istituto di credito russo Sberbank chiedendone la chiusura. “Attenzione, questa è la banca di un Paese aggressore, sarà chiusa, ritirate i vostri soldi urgentemente”, hanno scritto gli attivisti sui manifestini affissi sulla sede di Sberbank nel centro di Kiev. Negli ultimi giorni il governo ucraino ha puntato più volte il dito contro Mosca, accusandola di aver provocato la recente escalation. 
Ieri, il presidente russo Vladimir Putin, da Budapest, ha accusato a sua volta Kiev di aver riacceso le ostilità per “sfuggire all’attuazione degli accordi di Minsk” e per “ottenere finanziamenti” dalla comunità internazionale.
      
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A denunciare le responsabilità di Kiev sul mancato rispetto degli accordi siglati nella capitale bielorussa, è stato anche l’ambasciatore russo all’Onu, Vitalij Churkin, mentre la missione permanente di Mosca presso l’Alleanza Atlantica ha chiesto alla Nato di fare pressione sulle autorità ucraine per “l’attuazione piena e incondizionata degli accordi Minsk, la fine delle provocazioni nel Donbass e il rispetto dei termini degli accordi di cessate il fuoco attualmente in vigore”.

Gli Usa condannano le “azioni aggressive della Russia”

Ad accusare, invece, la Russia della nuova escalation della guerra in Donbass, è stata, invece, la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Nikki Haley. “Ritengo spiacevole che, in occasione della mia prima apparizione qui, io debba condannare le azioni aggressive della Russia”, ha detto la Haley, attribuendo alla Russia la responsabilità dell’intensificarsi delle violenze e chiedendo la fine dei combattimenti. Il senatore repubblicano John McCain, presidente della commissione servizi armati del Senato, ha chiesto, poi, al presidente Usa Donald Trump, di stanziare nuovi aiuti in favore di Kiev per aiutare l’Ucraina a difendersi “alla luce degli ultimi attacchi russi e della prospettiva della futura aggressione contro Kiev”. Una nota positiva, infine, arriva dalla riunione di ieri, a Minsk, del Gruppo di contatto trilaterale per la ricomposizione delle ostilità nel Donbass, durante la quale i rappresentanti di Osce, Ucraina e Russia, hanno redatto un documento comune che chiede l’immediato cessate il fuoco ed il ritiro delle armi pesanti dalla linea del fronte.

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