mercoledì 8 febbraio 2017

Circolare shock del comando Carabinieri: “Attenti, non appendete quadri e non rigate i pavimenti. C'è l'amianto ovunque”

Una circolare del generale Ricciardi informa 100 uomini dell’Arma che corrono un rischio alto di contaminazione andando in ufficio nella sede distaccata di Roma. Ma nessun cambio di sede, solo norme di comportamento da seguire

La circoclare inviata dal Comando dei Carabinieri
La circolare inviata dal Comando dei Carabinieri
Nella sede distaccata del nuovo comando dei carabinieri forestali a Roma dove lavorano ogni giorno circa 100 persone c’è l’amianto nel pavimento, negli intonaci e nei cavi delle tubazioni dell’impianto di climatizzazione. E tiscali.it è in grado di pubblicare la documentazione che lo dimostra. Come la lettera che il loro comandante, il generale di corpo d’armata Antonio Ricciardi, a tutela del personale che opera in quegli uffici ha diramato pochissimi giorni fa.

Le "misure precauzionali"

“Si dispone l’immediata adozione delle seguenti misure precauzionali” e aggiunge un curioso elenco: “evitare di aprire o di accedere nei cavedi dell’impianto di climatizzazione; evitare di trascinare sui pavimenti materiale che possa causare lesioni al rivestimento; inibire la presenza di personale in ambienti la cui pavimentazione presenti parti mancanti o lesionate; non eseguire interventi di alcun genere (fori, tagli, rimozioni, ecc) su pareti, pavimenti, soffitti e contro-soffitti, infissi e altri elementi edilizi o di impianto”. 

I rischi

Quindi in sostanza, in quegli uffici non solo si rischia di essere contaminati graffiando semplicemente il pavimento, ma è molto pericoloso perfino appendere un quadro.

La conferma della presenza di amianto

Tutto nasce dalla comunicazione inviata dal generale Cinzia Gagliardi che ha chiesto al suo comando un “urgente provvedimento” dopo aver ricevuto la conferma - a seguito di analisi approfondite sull’immobile - della presenza di amianto nell’edificio.
La risposta ottenuta con la circolare in questione non risolve in sostanza il problema del rischio a cui sono esposti i 100 lavoratori che adesso vivono con angoscia la loro attività all’interno del complesso edilizio. 
Una vicenda tutta italiana, dove l’unico passo avanti non è la soluzione del problema, ma almeno l’informazione trasparente sul rischio che si corre.

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