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martedì 28 maggio 2019

STRAPERDE IL “GOLPE DELL’ONESTA'”

Ma anzitutto, Salvini dovrebbe ringraziare pubblicamente la Sea Watch: è probabilmente quella, nella operazione del 19 maggio  in coordinamento col procuratore Patronaggio, ad avergli regalato quei 4  punti che  hanno trasformato la sua vittoria in trionfo. Questa organizzazione tedesca, intervenendo negli ultimi giorni prima del voto con la nota finezza politica germanica e la tradizionale mano pesante, violando le acque territoriali italiane  nonostante la diffida dell’Interno, con il suo disprezzo per l’Italia  ha fatto capire a tutti questo semplice fatto:  antipatico o no,  approssimativo, brocco che sia, Matteo Salvini è il solo fragile argine all’invasione senza freni dei clandestini.  Con i Nicola Fratoianni, i Gino Strada e Manconi pronti a gettarsi sulla breccia con carrettate di “immigrati”  prelevati direttamente dagli scafisti a pagamento sottocosta. Salvini unica salvezza: ecco quel che hanno ottenuto.
Risultato:
Lega primo partito in Emilia-Romagna, Toscana e Umbria (dove ha 17 punti di vantaggio sul Pd). Una mappa politica ridisegnata.
#Salvini a Tor Bella Monaca ha preso il 36%. Se le periferie abbandonano il m5s non vanno al pd ma alla Lega”




Il crollo del procuratore Marco Travaglio.

Il Golpe dell’Onestà, lungamente preparato nei 5Stelle in coordinamento  con le accuse ad orologeria delle procure varie,  è  fallito. Le sconce eiaculazioni di Travaglio per gli arresti immotivati,  le grida di Di Maio che quel che ostacola l’Italia non  sono le infrastrutture mancanti e vent’anni di avanzi primari, né  l’euro deflattivo voluto da Berlino –  bensì la “corruzione” , da  cui l’urgenza di purificare il governo degli Onesti da Siri prima di ogni condanna, non  ha funzionato.  Il pubblico non ci casca più, le sempre nuove repliche di Mani Pulite, sempre più arbitrarie. Ovviamente il Procuratore Totale non è debellato, è  sempre lì con i poteri assoluti e dispotici che s’è arrogato di spiare ogni politico 24 ore su 24:  ma  il pubblico ha visto che l’Ordine Giudiziario ha sì il potere, ma non l’autorità. Più precisamente,  ha barattato  l’autorità etica e morale, con il potere. Senza autorità,  ma piena di potere, una “giustizia” è solo un pericoloso potere di fatto, come chi ha potere uno che ti punta un mitra. Gli dai il portafoglio, ma non lo rispetti. La Procura Totale non capirà mai la differenza.
E’ stato sconfitto il bergoglio e il bergoglismo, per lo stesso motivo: El Papa ha trascinato la gerarchia italiana nella lotta di fazione e di parte, abbassandola al livello di marciapiede, metà  centro sociale da festa rave  e metà Arcigay.  Il suo partito di riferimento, quello degli aborti, eutanasia e droga libera – Più Europa della prediletta dal Papa Emma Bonino – non  entrerà in UE.



Cinque Stalle deve ringraziare solo se stesso per il collasso. Le sue doppiezze moltiplicate  negli ultimi giorni , le sue slealtà, il suo progetto di decrescita  occultato all’elettorato più vasto,  il suo cambiare il programma anzi le carte in tavola, il suo avvicinamento al Colle. Il suo “populismo” ma “europeista”, non “sovranista”.  Le  sue foto coi Gilet Gialli poi vilmente strappate. Il fatto che mentre la Lega si è sforzata di essere partito “nazionale”, i grillini  si sono voluti sempre più “Lega Meridionale”, secessionisti interni e fautori dei più caricaturali vizi del Sud, chiudere l’Ilva,  bloccare i gasdotto,  farsi mantenere dal denaro pubblico…

Questa doppiezza disonesta è dipinta da Messora nel suo tweet:
Quindi, ricapitolando, 5 anni fa Messora è stato allontanato dal #M5Sperché sosteneva posizioni sull’Europa che oggi rappresentano il 33% degli elettori, da qualcuno che aveva posizioni che oggi rappresentano il 18% o 19% degli elettori. Questo qualcuno ci ha visto proprio lungo.
Il golpe dell’Onestà mirava a farsi votare dalle masse col seguente argomento: non vi diciamo che programma abbiamo (lo cambiamo quando vogliamo), dovete votare per noi perché siamo gli unici non corrotti, gli unici onesti.  Questa è la radicale disonestà in politica,  e i suoi elettori  non ci sono cascati.  Del resto anche al Sud hanno già misurato il fallimento sostanziale del Reddito di Cittadinanza, torbido pasticcio teso a scopi plurimi e incompatibili,  impraticabile per “onestà” (eccesso di controlli  personali)  – un fallimento che   Di Maio   ha cercato di  decretare un successo, con il biliardino che gli è avanzato da dare “alle famiglie che fanno figli”.  Ma non è solo colpa di Di Maio. Il gruppo dirigente intero ha autorizzato queste slealtà e doppiezze e furbizie – perché non sa decidere cosa vuole, o (animato da velleità gnostico-oligarchiche) non lo vuol dire alle plebi,  Beppe ha una dottrina  segreta dei miei k.,  ma intanto passeranno alla fogna della storia come quelli che hanno consegnato la Sanità ai radicali   e  ai loro programmi di eliminazione delle bocche inutili.
Il Colle è ancora al potere,  così sono aggrappati ai loro stipendi d 80-230 mila annui le caste dei  Ricchi di Stato.   Ma l’elettorato  non si è  lasciato  infinocchiare dalla marea mediatica totalitariamente anti-Salvini, troppo, troppo faziosamente,  troppo palesemente  sleale:  con questi metodi, ha fatto capire che  hanno troppe cose da nascondere per accettare un dibattito aperto ad armi pari.


Senza parole.

In Francia la disfatta di Macron, in Gran Bretagna il trionfo di Farage, in Italia di Salvini  creano un fronte che il dispotismo chiamato UE neutralizzerà e sminuirà con ogni  mezzo. Salvini deve  sfruttare il successo, evitare errori  – farsi  uno staff con la Buongiorno per le questioni legali, e Bagnai e Borghi (e Rinaldi)   per dire le cose giuste sulle questioni economiche, è il minimo.

Maurizio Blondet

Fonte: qui

sabato 4 maggio 2019

"Con M5s è finita". Lo sfogo di Salvini dopo il caso Siri


"È finita". Dopo mesi di insistenze da parte di colleghi di governo, amministratori e dirigenti leghisti, anche Matteo Salvini avrebbe pronunciato le due parole che quasi tutti, nel partito di via Bellerio, attenderebbero da mesi. Insofferenti nei confronti degli alleati del M5s, con i quali la convivenza di governo è diventata ormai una lotta quotidiana mentre ci si avvicina al voto europeo del 26 maggio, i leghisti da tempo tirano la giacchetta del loro leader perché 'molli' i pentastellati e il governo.
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
Il segretario leghista, che - si sa - non ama cedere alle insistenze di alcuno, ha finora ignorato consigli, raccomandazioni, lamentele e pressioni. Salvini ha sempre detto di voler mantenere fede all'impegno preso con gli elettori per un governo che duri 5 anni e in tantissime occasioni esortato i compagni di partito a "resistere alle provocazioni" e agli attacchi sistematici del M5s. E continua a ripeterlo in pubblico.
Ma nei giorni scorsi, e per l'esattezza martedì, al rientro dalla missione in Tunisia, avrebbe sorpreso i suoi interlocutori. Arrivato a Palazzo Chigi, dopo il viaggio sul volo di Stato con Giuseppe Conte, il ministro dell'Interno si sarebbe intrattenuto coi fedelissimi, in attesa dell'avvio della riunione del Consiglio dei ministri. E avrebbe pronunciato le fatidiche parole che hanno sorpreso tutti. Coi 5 stelle "è finita", avrebbe insistito più volte il segretario leghista, sorprendendo i presenti. 

Nei comizi e nelle dichiarazioni ufficiali, il leader leghista continua a sostenere di voler portare avanti il governo con i pentastellati. Lo ha detto anche oggi a Modena. "Io questo governo lo porto avanti costi quello che costi perché la mia parola vale più di tutti i sondaggi", ha garantito. Ecco, i sondaggi: sarebbe infatti il timore di perdere la curva in crescita per la Lega ad aver mosso i primi dubbi in Salvini. Più che le lotte intestine quotidiane con i 5 stelle, il vice premier leghista non vorrebbe far sfumare l'occasione di capitalizzare i consensi. Ogni ipotesi di scenario è in ogni modo rimandato a dopo il voto europeo del 26 maggio, eventualmente per andare a nuove politiche anticipate. Fonte: qui


SALVINI VA ALLO SCONTRO CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E LA LEGA TIENE DURO: “SIRI NON SI DIMETTE” - “CONTE NON HA PIÙ LA MIA FIDUCIA” 

MERCOLEDÌ C’E’ IL CONSIGLIO DEI MINISTRI PER LA REVOCA DELL’INCARICO E SI RISCHIA L’ARMAGEDDON CON IL CARROCCIO PRONTO A DISERTARE LA RIUNIONE 

SALVINI ORA PENSA A UN CAMBIO: DIROTTARE CONTE ALLA FARNESINA 

MA DOPO LE EUROPEE PUO’ SUCCEDERE TUTTO ANCHE PERCHE’ IL 30 MAGGIO ARRIVA LA…

SALVINI DÀ LO SFRATTO AL PREMIER "CONTE NON HA PIÙ LA MIA FIDUCIA"
Carmelo Lopapa per “la Repubblica”

tria di maio salvini conteTRIA DI MAIO SALVINI CONTE
«È semplice: Giuseppe Conte non ha più la mia fiducia». Game over, Matteo Salvini abbandona la " modalità zen" dei giorni scorsi e saltando da un comizio all' altro in Emilia- Romagna - da Reggio Emilia a Modena da Fidenza a Forlì in serata - lascia emergere adesso coi suoi la voglia di chiuderla qui. Intanto col capo del governo, che ha imposto giovedì sera l' ultimatum " dimissioni o revoca" di Armando Siri, il sottosegretario leghista sotto indagine per corruzione.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE



Così, in piena trance agonistica da campagna elettorale, il vicepremier abbandona ogni diplomazia e in privato definisce il premier il « carnefice » politico di Siri, su mandato del M5S. Cosa potrebbe accadere, è il ragionamento del capo della Lega, se nelle prossime settimane l' ideatore della flat tax dovesse essere scagionato dalle accuse? Magari dopo una revoca per decreto in Consiglio dei ministri? Sarebbe la " vittima" di questa storia, dal loro punto di vista. Da qui la decisione del partito, annunciata ieri, di tenere duro, di difendere ancora il loro uomo. « Armando Siri non si dimette e nella Lega nessuno lo molla», fanno trapelare fonti interne.

REPUBBLICA E L'INTERCETTAZIONE SU ARMANDO SIRIREPUBBLICA E L'INTERCETTAZIONE SU ARMANDO SIRI
E ora? Il premier si appresta a convocare il Consiglio dei ministri sulla sua proposta di revoca per mercoledì. Non è scontato che si vada alla conta. Ovvero allo scontro, con tanto di votazione finale. Da qui a mercoledì in qualche modo le cose potrebbero anche cambiare, ragionano nella Lega. E le ipotesi sono le più disparate: dalle dimissioni che comunque potrebbero maturare, anche un' ora prima del suono della campanella in cdm, fino a una votazione lasciata ai soli 5 stelle, qualora i leghisti decidessero davvero di disertare la riunione ( al momento escluso).

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINIARMANDO SIRI MATTEO SALVINI
Luigi Di Maio, sarcastico, dice che il caso per lui «è chiuso» per il semplice fatto che in Consiglio dei ministri i 5stelle hanno comunque la maggioranza. Conte lascia trapelare a fine giornata tutta la sua amarezza. A Palazzo Chigi sostengono che sarebbe « ridicolo » andare alla conta, « la Lega se ne assumerebbe la responsabilità »: il premier ha pure «diritto» di non avere più fiducia in un sottosegretario e su questo «non si piegherà » . Il Quirinale sta seguendo con istituzionale distacco la vicenda, che è tutta politica. Se un decreto di revoca dovesse approdare al Colle, sarebbe un atto di indirizzo politico come la nomina e come avvenuto in analoghi precedenti - la firma del presidente della Repubblica sarebbe un atto dovuto puramente formale, come viene fatto notare.

Comunque vada la vicenda, per il capo della Lega è la conferma del fatto che l' avvocato Conte si muova ormai all' ombra del Movimento, in piena intesa col solo Luigi Di Maio. E se le cose stanno così, dopo il voto del 26 maggio lo scenario è destinato a mutare.
CONTE SALVINI DI MAIO BY SPINOZACONTE SALVINI DI MAIO BY SPINOZA
Non nel senso che verrà aperta direttamente la crisi. Salvini lo ha ripetuto ieri da Modena: «Io questo governo lo porto avanti, costi quel che costi, la mia parola vale più di tutti i sondaggi » .

Ma a che prezzo? Se davvero il distacco dal M5S dovesse essere di 10- 12 punti, come profetizzano i sondaggi, allora la condizione che il ministro dell' Interno potrebbe porre al socio Di Maio per andare avanti sarebbe proprio il sacrificio dell' attuale presidente del Consiglio, giudicato non più neutrale, per dirottarlo in un ruolo comunque di rilievo, magari alla Farnesina.

ARMANDO SIRIARMANDO SIRI
Inutile dire che la richiesta si trasformerebbe facilmente nel pretesto per mandare tutto all' aria, di fronte al probabile " no" del capo del Movimento. Del resto martedì scorso, al rientro dal bilaterale di mezzo governo in Tunisia, Salvini avrebbe sorpreso i suoi ministri con un perentorio «è finita», riportava ieri l' Agi.

Scenari futuri. Agli atti delle ultime ore restano intanto le uscite pubbliche di Salvini quasi irridenti nei confronti del premier che lo sta sfidando su Siri: «Mi sfidi sulle tasse, sulla flat tax, piuttosto, non sulla fantasia, non ho tempo per beghe e polemiche » . I due non si sono sentiti neanche ieri. «Conte? Vorrei sentire Antonio, come allenatore futuro del Milan, non Giuseppe » , è la battuta rilasciata al mercato di Reggio Emilia che dà l' idea del clima. E della fiducia ormai perduta.

«CRISI DOPO IL VOTO E VIA CONTE» SALVINI VUOLE STACCARE LA SPINA
Simone Canettieri per “il Messaggero”

conferenza stampa su reddito di cittadinanza e quota 100 1CONFERENZA STAMPA SU REDDITO DI CITTADINANZA E QUOTA 100
«Con quella dichiarazione, Conte ha firmato il suo suicidio politico, la fine di un contratto tra noi e loro, la consapevolezza che dopo le Europee il primo a rischiare sarà proprio lui». Matteo Salvini non parla e applica la dissimulazione cortese al caso Siri. Ma i suoi colonnelli, a partire dai ministri, disegnano uno scenario nitido: il gabinetto Conte il 27 maggio potrebbe non esserci più. Puff: saltato sotto i venti della crisi. «L' esecutivo è virtualmente morto», fa mettere addirittura a verbale un big della Lega, dietro garanzia dell' anonimato.

Perché la strategia del silenzio, sul caso Siri, fa parte della sceneggiatura di questo film. Tenere il punto sul sottosegretario che Conte vuole revocare, vedere le carte dei Cinque Stelle facendo balenare la crisi di governo già la settimana prossima in Consiglio dei ministri, salvo poi inchiodare sul più bello.
giuseppe conte maria elisabetta alberti casellati sergio mattarellaGIUSEPPE CONTE MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI SERGIO MATTARELLA

«Certo, una rottura plastica su Siri - ragionano ancora gli uomini di governo più vicini a Salvini - compatterebbe l' elettorato 5 Stelle. E sarebbe un errore». In questo momento, infatti, l'obiettivo, seppur per colpire i pentastellati, rimane Conte. Che con la conferenza stampa dell' altro giorno «ha violato il patto e dunque la nostra fiducia: a dirla tutta non è nemmeno la prima volta». E dunque «nulla sarà come prima».

L'INPUT
In queste ore, il vicepremier della Lega ha dato un ordine a tutti i suoi uomini e donne con incarichi di governo: nessuna polemica, lavoriamo sodo sui dossier, poi faremo i conti al momento debito. Salvini è convinto che - davanti una forbice molto ampia con il M5S uscita dalle urne - Luigi Di Maio sarà costretto a cedere a tutte le richieste della Lega. Perché? «Non ha alternative, sulla carta non si potrebbe nemmeno ricandidare e comunque gli esploderebbe in mano il gruppo».

CONTE DI MAIO SALVINICONTE DI MAIO SALVINI
Tra le fila del Carroccio, inoltre, indicano un' altra data che farà saltare il quadro definitivamente: il 30 maggio, quattro giorni dopo il voto, è attesa la sentenza sulle spese pazze in Liguria. Un processo che vede imputato Edoardo Rixi, viceministro della Lega, anche lui alle Infrastrutture. I grillini sono categorici: in caso di condanna se ne dovrà andare dopo 5 minuti. «Vogliono farci fare la fine dei Dieci piccoli indiani? Forse nemmeno arriveremo alla sentenza di Edoardo», ragionano dallo stato maggiore di via Bellerio.

Ieri durante il suo tour emiliano, il «Capitano» ha fatto intravedere la sua futura strategia racchiusa in questa frase: «Non rispondo agli attacchi e alle provocazioni. Se dipende da me e dalla Lega, il governo va avanti: certo è un governo che deve dire dei sì non solo dei no». Tradotto: forte del risultato elettorato, scatterà la fase incasso.
SALVINI DI MAIO CONTESALVINI DI MAIO CONTE

A partire per esempio dal dossier Tav o da quello dell' Autonomia. Dunque dal Carroccio si preparano all' attacco concentrico. Anche perché in caso non si arrivasse ad elezioni subito, ci sarebbe anche la carta di nuova maggioranza in Parlamento. Ipotesi che Salvini non gradisce e che rimane comunque percorribile. Fratelli d' Italia con Giorgia Meloni è pronto, gran parte Forza Italia idem. Non a caso Renato Brunetta proprio in questo marasma torna a ribadire: «Matteo vuole la Flat tax? Noi ci siamo».

LO SCHEMA
TOTI MELONI SALVINITOTI MELONI SALVINI
L' incontro con Orban dell' altro giorno si può leggere anche in un' altra chiave, tutta italiana. Quella di costruire un nuovo centrodestra, a trazione sovranista, che a Strasburgo poggi su un' alleanza con una parte del partito Popolare. Un laboratorio da riproporre anche in Italia, approfittando, così auspica la Lega, di un ruolo sempre più defilato di Silvio Berlusconi, alle prese a 82 anni con fisiologici problemi di salute.

Sono questi gli scenari che disegnano Salvini e i suoi uomini. Con il vicepremier in campagna elettorale permanente per le prossime settimane e i ministri chini sui dossier. Ma sempre con questo rumore di sottofondo: «Dopo le Europee partirà il vero attacco a Conte». E il primo banale incidente di merito «con gli amici dei 5 Stelle» sarà l' escamotage per far brillare il gabinetto dell'«avvocato del popolo». Magari proponendo un governo Salvini. L' anticamera della crisi. E del voto anticipato.

Fonte: qui

VUOI VEDERE CHE ALLA FINE CI RITROVIAMO CON UNA “LISTA CONTE”? 
NELLA LEGA SI CHIEDONO SE IL RECENTE CAZZUTISMO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SIA L’ANTICIPAZIONE DI UNA LISTA CON IL SUO NOME DA AFFIANCARE AL M5S, ALLE PROSSIME POLITICHE, PER INTERCETTARE QUALCHE VOTO IN LIBERA USCITA 
NEL MOVIMENTO C'È CHI CI HA PENSATO, QUOTANDOLA A UN OTTIMISTICO 10%, BUTTANDO LI' IL NOME DI “LISTA CIVICA NAZIONALE”
Alberto Gentili per “il Messaggero”

GIUSEPPE CONTE IN CINAGIUSEPPE CONTE IN CINA
Anche a Giuseppe Conte è arrivata l' eco della rabbia di Matteo Salvini. Quell' annuncio di sfratto, appena saranno state celebrate le elezioni europee, perché «ormai è venuto meno il rapporto di fiducia». Il premier, però, viene descritto dai suoi «sereno» e «impegnato a testa bassa nel lavoro».

Soprattutto «per nulla intenzionato a rispondere alle polemiche». E convinto che «alla fine, per buonsenso e responsabilità», i ministri della Lega mercoledì prossimo «non andranno alla conta» votando no al decreto di licenziamento di Armando Siri: «La Lega sia seria», è l' esortazione del premier, «un sottosegretario non può restare al suo posto se non gode più la fiducia del presidente del Consiglio. E' una questione di rispetto per le istituzioni».
GIUSEPPE CONTE E LA PRONUNCIA SBAGLIATA DI ALBERT EINSTEINGIUSEPPE CONTE E LA PRONUNCIA SBAGLIATA DI ALBERT EINSTEIN

Con questo spirito, con queste convinzioni, Conte prosegue il lavoro. Tant' è, che mentre il governo giallo-verde traballa paurosamente, decide di onorare la trasferta a Firenze per l' annuale convegno sull' Unione europea. E lì, come se nulla fosse, fa sapere che si sta già occupando del Consiglio di Bruxelles fissato a fine giugno: «Chiederò la rapida definizione di strumenti di assicurazione europea contro la disoccupazione e di protezione europea del salario». Nessuna parola su Salvini, nessun accenno a Siri che «ho deciso di dimissionare in completa autonomia, senza sentire Di Maio e soltanto dopo aver avvertito Salvini e Giorgetti», confida.

giuseppe conte armando siriGIUSEPPE CONTE ARMANDO SIRI
«SONO SUPER PARTES»
Conte tiene molto a marcare la sua «terzietà». Respinge, parlando con i suoi, l'accusa del vicepremier leghista di non essere più super partes e schierato senza se e senza ma dalla parte dei 5Stelle. «Se ho preso quella decisione su Siri, che mi è costata molto sotto il profilo umano, l'ho fatto perché è mia convinzione che per la credibilità del governo un sottosegretario indagato per corruzione non possa restare al suo posto», ripete. E aggiunge: «Bisogna avere un senso etico e morale dello Stato e delle istituzioni».
Quello che Conte non dice, lo raccontano i suoi collaboratori.

matteo salvini giuseppe conte a pian de giullari firenzeMATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE A PIAN DE GIULLARI FIRENZE
Il premier viene descritto come «uno con gli attributi»: «Solo ieri è stato chiaro a tutti che il premier prende decisioni senza farsi calpestare da nessuno. Ma già in passato ha fermato Salvini e Di Maio quando volevano scegliere al posto suo il segretario generale di palazzo Chigi e li ha mandati al diavolo quando volevano indicare i vertici dei Servizi segreti, rivendicando sempre ruolo e competenze». Insomma, «non è uno che si fa mettere i piedi in testa. E tantomeno manovrare».

IL PROGETTO
giuseppe conte al salone del mobile 4GIUSEPPE CONTE AL SALONE DEL MOBILE
Nel Carroccio si chiedono se questa esaltazione di Conte «sia una trovata preparare una lista con il nome del premier alle prossime elezioni», da affiancare alla lista dei 5Stelle per provare a intercettare qualche voto in libera uscita. I sospetti non sono del tutto infondati. Nel Movimento c' è chi ci ha pensato. Qualcuno l' ha perfino battezzata lista civica nazionale Conte. E addirittura qualcun altro l' ha quotata: «Nulla è scontato, ma potrebbe andare anche sopra al 10%. Perché Conte non è Monti e non farebbe la sua fine, Giuseppe ha carisma e soprattutto empatia», dicono nel Movimento.

giuseppe conte a vinitaly 2GIUSEPPE CONTE A VINITALY
A sentire palazzo Chigi, il premier però non ha alcuna intenzione di proseguire con la politica quando sarà terminata la sua esperienza alla guida del governo giallo-verde. «Vuole tornare a fare il professore, l' avvocato di grido. Quando qualcuno ha fatto accenno all' idea della lista, Giuseppe ha risposto: Oh, mio Dio no. Vi prego non chiedetemelo».

Vero? Di certo c'è che Conte, indicato nei primi mesi come il prestanome di Di Maio e Salvini, il «burattino», ha cominciato ad apprezzare molto il lavoro da premier. Certo, gli pesa dover restare «prigioniero» a palazzo Chigi, ma è anche lusingato e apprezza i vertici internazionali. Soprattutto «ama il sostegno della gente». E qui si torna all' idea della lista con il suo nome. Con il proporzionale nessun progetto elettorale è del tutto impossibile. Fonte: qui

martedì 30 aprile 2019

Il piano di Mattarella se cade Conte: un Governo tutti contro Salvini

Dicono tutti che dopo le Europee il Governo non cadrà. Ma le tensioni nella maggioranza ci sono. 

E ci sono quelli che lavorano per un Governo post-gialloverde. 

In primis il presidente della Repubblica

I palazzi della politica italiana sono già proiettati alla mattina del 27 maggio. Quel giorno infatti si conosceranno i nuovi rapporti di forza fra Lega e Movimento Cinque Stelle. E sempre quel giorno tutti i riflettori saranno puntati sul Colle più alto, dove risiede il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Dalla sua scrivania, armato di penna e calamaio, l’inquilino del Quirinale farà di conto sulle maggioranze possibili e alternative all’attuale esecutivo gialloverde.

Risulta chiaro, ai massimi livelli, che qualcosa succederà, anche se ancora ieri Matteo Salvini e Luigi Di Maio continuavano a declamare all’unisono che «non succederà nulla dopo le Europee». Che tutto resterà invariato: i ministri, il governo, la legislatura. Né tantomeno osano pronunciare la parola «rimpasto». Non sia mai. «L’esecutivo durerà altri quattro anni, fatevene una ragione», mormorano i peones della Lega e dei Cinque Stelle.Eppure nei giorni dell’affaire Siri, dello scontro sull’autonomia e, soprattutto, dell’apertura del piddino Delrio ai pentastellati – poi smentita - su una sorta di mini-agenda che ruoterebbe attorno ai tagli della politica, alla sanità pubblica, al conflitto di interesse.

Ecco, nei giorni dell’apertura dei democrat ai grillini c’è chi sostiene che dietro ci sarebbero i piani della politica. Leggi alla voce: Quirinale. Mattarella è stato eletto per essere un notaio della Repubblica dopo il settennato più uno di Giorgio Napolitano. Tifoso della stabilità, nel corso delle famose consultazioni dopo il 4 marzo 2018 il presidente della Repubblica provò ad eterodirigere lo stato maggiore di Pd e del M5S. L’obiettivo era un esecutivo giallorosso per istituzionalizzare i grillini. Anche perché all’interno del Nazareno c’è chi ancora oggi sostiene che «I grillini sono dei compagni che sbagliano».

Il potenziale esecutivo, allora, venne annientato dal no di Matteo Renzi e dei suoi fedelissimo, ma in politica quattordici mesi rappresentano un’eternità. E di conseguenza il 27 maggio 2019 qualsiasi scenario appare non peregrino. Non a caso, si dice con una certe contezza, che «all’indomani del voto che segnerà con molta probabilità l’exploit del Carroccio il quadro politico cambierà». Come? Non è dato sapere. Di certo, in quel momento che Salvini potrà decidere se stare dentro e continuare l’esperienza di governo. Oppure se incassare e tornare al voto.

A Montecitorio sotto traccia in pochi si dicono convinti che il tappo salterà e si andrà alle urne. In primo luogo perché la finestra elettorale è ridotta. Difficile che si possa votare nel mese luglio. Né tantomeno ai primi ottobre a pochi giorni dall’invio della legge di bilancio ai commissari di Bruxelles. E allora se i due contraenti, di Maio e Salvini, dovessero decidere di rompere «il patto generazionale» la parola passerebbe al Quirinale. Pare difficile che Mattarella sciolga le Camere. E allora gli tornerebbe utile, non solo il numeroso di drappello di parlamentari che tutto desiderano fuorché tornare a casa. Sono di ogni colore, ma in particolare i tifosi della legislatura annoverano: renziani, grillozzi, berlusconiani.

Il motivo è presto detto. Le truppe del giovin fiorentino sanno bene che in caso di elezioni anticipate il neo segretario Zingaretti taglierebbe all’osso la delegazione renziana. E anche i grillini riconoscono a taccuini chiusi che «il nostro gruppo sarebbe più che dimezzato alla luce delle attuali percentuali». Per non parlare dei berluscones. Gli azzurri si augurano soltanto cosa: un governo di centrodestra o destracentro anche con Salvini premier. È questo il contesto in cui si dovrà muovere Mattarella. Il quale lavora di cesello e ha già attivato i suoi fidati uomini all’interno del Pd – su tutti il democristiano Dario Franceschini e la sua corrente – per provare a sondare sulla possibilità di un esecutivo arcobaleno con una serie di responsabili che vanno dagli ex grillini ai berlusconiani di rito antisalviniano. Sembra questo il punto di caduta. Ed è per questo che il capogruppo Delrio, in un’intervista alla Stampa, ha provato ad aprire e a fare un passo in avanti verso la galassia pentastellata. È vero, Di Maio ha risposto picche, costrigendo un imbarazzato Delrio, da par suo, a controreplicare in aula affermando che «Di Maio danneggia l’Italia». Ma in questa fase la politica è drogata dalla campagna elettorale. Il 27 maggio la musica cambierà. È questo le alte sfere della classe dirigente italiana lo sa bene. Benissimo.


Fonte: qui

domenica 12 giugno 2016

Da dove arriverà il nuovo collasso dell’economia

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COLLASSO ECONOMICO - «C’è una supernova pronta a esplodere», ha avvertito Bill Gross, numero uno di Janus Capital. Si riferiva ai 10 trilioni di bond con tassi negativi. Ma in giro ci sono molte altre micce: il petrolio che non risalirà, Trump, la Brexit. Senza dimenticare, sullo sfondo, la Cina e i Paesi emergenti

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Arriverà la Supernova?

Ci sarà un nuovo 2008?

Una nuova era di fallimenti a catena è più dietro l’angolo di quanto non pensiamo?

La sfera di cristallo non è ancora in commercio, ma il nervosismo si sta impossessando dei mercati. I sondaggi favorevoi ala Brexit hanno affondato le borse europee, venerdì 10 giugno, e i rendimenti ai minimi storici del Bund decennale tedesco (arrivati allo 0,01%) fanno temere nuove bolle, come hanno avvertito venerdì, in Germania, il ministro delle finanze Wolfgang Schäuble e il governatore della Bundesbank, Jens Wiedmann. Che di rischi all’orizzonte ci sia abbondanza è facile capirlo. Sono di origine finanziaria, ma oggi in larga parte anche politica. Vediamoli, in ordine di pericolosità.

Petrolio

Se ne parla meno di qualche mese fa, perché i livelli sono risaliti da 30 a 50 dollari al barile. Ma l’Opec tra aprile e giugno non ha trovato un accordo sulla riduzione della produzione e l’aumento sembra più derivare dagli incendi in Alberta (Canada) e da vari scioperi che hanno interessato il settore. Stimare il prossimo andamento dei prezzi è diventato un esercizio quanto mai aleatorio, come ha sottolineato anche un recentissimo paper di McKinsey. Ci, in ogni caso, molte ragioni per pensare che il prezzo del petrolio non risalga nei prossimi cinque anni. Come ha sottolineato un “guru” dell’energia come Leonardo Maugeri, professore di Harvard, a parte le crisi politiche tra Arabia e Iran, tutto lascia pensare che non ci sarà una risalita.
Questo è un problema innanzitutto per i produttori indipendenti di shale oil, che hanno costi di produzione elevati. I loro debiti, tuttavia, non stanno aumentando, perché le banche hanno tagliato di un terzo le loro linee di credito. Continuano invece a crescere i debiti delle grandi compagnie. Il meccanismo è spiegato daun’analisi pubblicata dall’economista Giorgio Arfaras sul sito del Centro Einaudi. Le società hanno in questo momento un “clash flow” insufficiente. Se possono tagliare investimenti futuri (come l’esplorazione nell’Artico), non possono tagliare investimenti correnti, come quelli per le manutenzioni. Non solo: hanno la necessità di distribuire comunque i dividendi, perché tra i loro azionisti figurano tipicamente fondi pensione o Stati. Con quali conseguenze? Non di tipo sistemico, spiega Arfaras, soprattutto per i produttori indipendenti. «Gli effetti ci sarebbero sulle obbligazioni delle azioni collegate alle aziende, ma non sulle banche». Uno scenario quindi diverso dalla crisi dei mutui subprime del 2008.
E allora perché mettere il petrolio al primo posto tra i rischi mondiali? La risposta va cercata in Russia, Iran e Venezuela. Tutti posti dove, con tutte le limitazioni del caso, si tengono delle elezioni. E, quindi, un sistema sociale va tenuto in piedi. Bene. In Russia questo sistema sociale ha bisogno di un petrolio a 80 dollari al barile. Se il tappo salta, le conseguenze sono imprevedibili. Dei rischi di tensioni geopolitiche legati all’instabilità sociale dell’Iran è appena il caso di parlare. Sarebbero maggiori di quelli che ha di fronte l’Arabia Saudita. Anche il suo sistema sociale è messo in crisi, ma Riad ha abbastanza riserve da poter resistere qualche anno. Il suo piano di sviluppo, i cui primi punti sono stati appena presentati, può poggiarsi sulla privatizzazione di una parte dell’Aramco, il più grande fondo sovrano al mondo.

Trump

I sondaggi non lasciano tranquilli. Uno scandalo in grande stile che coinvolgesse Hillary Clinton potrebbe mettere Donald Trump nelle condizioni di vincere la gara della presidenza. I sondaggi cambiano e andranno visti quelli effettuati con la nomination in manno alla Clinton. Tuttavia il rischio c’è. C’è quello di una guerra commerciale con la Cina e, in misura minore, con la Russia. «Si tornerebbe a un clima da Guerra Fredda», dice a Linkiesta l’economista dell’Università di Bologna Paolo Manasse. Ma soprattutto c’è il rischio di un’esplosione del debito pubblico, se fossero attuate le riforme fiscali promesse, a partire dalla “flat tax” e dai tagli alle tasse per 10mila miliardi di dollari. «Il Congresso probabilmente lo impallinerebbe, ma se realizzasse le sue promesse, Trump incrementerebbe il debito del 38% rispetto a uno scenario base», aggiunge Giorgio Arfaras. La conseguenza? Una debolezza dell’economia Usa che si riverberebbe sul resto del mondo.
Un economista di parte ma autorevole come Larry Summers (già segretario al Tesoro durante la presidenza Clinton e rettore di Harvard) è andato già durissimo. «I rischi di un’elezione di Trump per l’economia statunitense e l’economia mondiale sono di gran lunga maggiori (della Brexit, ndr) - ha scritto in un articolo del Financial Times ripreso dal Sole 24 Ore -. Se venisse eletto, prevedo l’inizio di una recessione prolungata nel giro di 18 mesi. Le ripercussioni si farebbero sentire ben oltre i confini degli Stati Uniti». Non solo. «Non c’è bisogno dell’approvazione del Congresso per revocare un trattato commerciale - continuato Summers -. Se Trump facesse anche solo la metà di quello che ha promesso, scatenerebbe senza alcun dubbio la peggiore guerra commerciale dai tempi della Grande Depressione». Problemi che sarebbero aumentati dalle tensioni geopolitiche e dalla discesa della fiducia delle imprese.
«I rischi di un’elezione di Trump per l’economia statunitense e l’economia mondiale sono di gran lunga maggiori (della Brexit, ndr). Se venisse eletto, prevedo l’inizio di una recessione prolungata nel giro di 18 mesi»
Larry Summers

Banche e assicurazioni europee

I tassi a zero della Bce danno respiro agli Stati, e in particolare a Stati come l’Italia che sono molto indebitati. Tuttavia stanno creando sempre più problemi alle banche, assicurazioni e fondi pensione. La sfilza di risultati negativi in tutta Europa è stata ricordata, tra gli altri, dal presidente del fondo Atlante Alessandro Penati, al Festival dell’economia di Trento. Le banche in difficoltà sono un campanello d’allarme da non sottostimare. Per quelle italiane la difficoltà a fare utili significa, in primo luogo, l’impossibilità di togliersi di dosso il macigno di incagli e sofferenze, anche per l’impossibilità di una bad bank di sistema e il limitato effetto delle Gacs (Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze), le mini-bad bank locali dove il prezzo di garanzia deve essere a valori di mercato.
C‘è anche un altro risvolto dei tassi bassi: il basso costo del debito (con l’Euribor negativo) spinge gli operatori di private equity a tornare a usare in modo aggressivo l’effetto leva. Il risultato: acquisti di aziende a costi stratosferici per lo più a debito. Come faceva Lehman Brothers. A mettere in guardia dai rischi di tassi troppo bassi è stato tra gli altri il governatore della Banca di Francia, François Villeroy de Galhau. E poi c’è l’arci-nemico di Draghi, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che al G7 di Sendai di fine maggio è stato chiarissimo. «Dobbiamo stare attenti, in modo che i progressi che abbiamo raggiunto dalla crisi finanziaria del 2008 non siano sprecati a causa della troppa liquidità nei mercati a seguito di prese di rischio crescenti».
E se economisti e politici non fossero sufficienti, meglio dare retta a chi i soldi li muove, e tanti. Come Larry Fink, Ceo di BlackRock. O Bill Gross, ex numero uno e co-fondatore di Pimco, che ha lasciato da un anno e mezzo per Janus Capital Group. «I rendimenti globali sono al loro punto più basso in 500 anni di storia. 10 trilioni di dollari (10mila miliardi, ndr) di bond con tassi negativi. Questa è una supernova che un giorno esploderà», ha scritto Gross in un commento su Twitter che ha messo in agitazione il mondo della finanza globale.
 


«Dobbiamo stare attenti, in modo che i progressi che abbiamo raggiunto dalla crisi finanziaria del 2008 non siano sprecati a causa della troppa liquidità nei mercati a seguito di prese di rischio crescenti»
Wolfgang Schäuble

Brexit

Quali sarebbero gli effetti di un’uscita del Regno Unito dall’Unione europea? Lo si scoprirà dopo il 23 giugno, se dovessero vincere i favorevoli alla Brexit. Le conseguenze sarebbero negative innanzitutto per la Gran Bretagna: una serie di studi, da quelli del Tesoro a quelli degli industriali, hanno ipotizzato discese del Pil, aumento del debito pubblico e conseguenti tagli sociali. L’Ocse ha quantificato in una diminuzione della crescita del 3% entro il 2020 e del 6% entro il 2030. Ma per il resto d’Europa che cambierebbe? «Se la seconda economia del continente entra in recessione, l’impatto non può che farsi sentire anche sugli altri Paesi», prevede Manasse. Di certo nel breve periodo si spalancherebbero le porte ai ribassisti. «Sarebbe un’ottima scusa per imbastire politiche al ribasso in Europa» da parte degli investitori, prevede Arfaras. L’azione di acquisto di bond da parte della Bce, attraverso il Quantitative Easing, dovrebbe porre al riparo i titoli di Stato e non fare impennare, in Italia, lo spread tra Btp e Bund tedeschi. Tuttavia le conseguenze si farebbero sentire fortemente sui mercati azionari. Dove, se guardiamo a Piazza Affari, i primi mesi dell’anno sono già stati funesti, soprattutto per il fragile e cruciale settore bancario.
E nel lungo periodo? Tutto dipenderà dalle conseguenze politiche sugli altri Paesi. La Brexit potrebbe rinvigorire i partiti anti-europeisti, in Francia e nei Paesi dell’Est. Qualcuno dei quali potrebbe essere tentato di seguire la via inglese.

Cina

«China, China, China». L’ossessione di Donald Trump è stata tra lo scorso luglio e lo scorso gennaio lo spauracchio delle economie mondiali, a causa delle brusche discese della Borsa di Shanghai dopo anni di crescita elevatissima. Ma in seguito abbiamo capito che le banche cinesi, almeno per ora, vedono una partecipazione molto ridotta da parte di investitori occidentali. L‘effetto sistemico non c’è stato.
La situazione cinese resta comunque di difficile lettura: da una parte ci sono i segnali positivi di una transizione in atto senza troppi scossoni da un’economia basata su investimenti pubblici ed export a una di servizi e consumi, accompagnata da una rinnovata spinta agli investimenti esteri. Dall‘altra tornano in maniera carsica le preoccupazioni su due spine cinesi: la situazione delle “shadow bank” e il rischio di una bolla immobiliare. «La verità è che non sappiamo molto della vera situazione delle banche cinesi. Sospettiamo che sia un pasticcio e che abbiano problemi di riscossione dei debiti» spiega Arfaras. «La Cina diventerà importante se, saltando il suo sistema finanziario, le aziende si trovassero costrette ad abbassare i prezzi per vendere i beni all’estero. Questo creerebbe un problema di deflazione generale nel mondo».

Paesi emergenti

In genere ce ne preoccupiamo solo per i riflessi sull’export italiano. Ma che rischi comporta il rallentamento dei Paesi emergenti, a partire da Brasile e Russia, colpiti dal calo dei prezzi delle materie prime? Il vero problema è il loro indebitamento e in particolare la loro esposizione in dollari. Per questo una politica di rialzo dei tassi da parte della Fed (la banca centrale statunitense), con il probabile aumento del valore del dollaro, aggraverebbe la situazione degli emergenti e metterebbe il mondo di fronte a un rischio sistemico. Questo, però, è noto da tempo e l’estrema prudenza e gradualità nell’aumento dei tassi da parte di Janet Yellen ha lo scopo di evitare passaggi traumatici.
Fonte: qui