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martedì 30 aprile 2019

Il piano di Mattarella se cade Conte: un Governo tutti contro Salvini

Dicono tutti che dopo le Europee il Governo non cadrà. Ma le tensioni nella maggioranza ci sono. 

E ci sono quelli che lavorano per un Governo post-gialloverde. 

In primis il presidente della Repubblica

I palazzi della politica italiana sono già proiettati alla mattina del 27 maggio. Quel giorno infatti si conosceranno i nuovi rapporti di forza fra Lega e Movimento Cinque Stelle. E sempre quel giorno tutti i riflettori saranno puntati sul Colle più alto, dove risiede il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Dalla sua scrivania, armato di penna e calamaio, l’inquilino del Quirinale farà di conto sulle maggioranze possibili e alternative all’attuale esecutivo gialloverde.

Risulta chiaro, ai massimi livelli, che qualcosa succederà, anche se ancora ieri Matteo Salvini e Luigi Di Maio continuavano a declamare all’unisono che «non succederà nulla dopo le Europee». Che tutto resterà invariato: i ministri, il governo, la legislatura. Né tantomeno osano pronunciare la parola «rimpasto». Non sia mai. «L’esecutivo durerà altri quattro anni, fatevene una ragione», mormorano i peones della Lega e dei Cinque Stelle.Eppure nei giorni dell’affaire Siri, dello scontro sull’autonomia e, soprattutto, dell’apertura del piddino Delrio ai pentastellati – poi smentita - su una sorta di mini-agenda che ruoterebbe attorno ai tagli della politica, alla sanità pubblica, al conflitto di interesse.

Ecco, nei giorni dell’apertura dei democrat ai grillini c’è chi sostiene che dietro ci sarebbero i piani della politica. Leggi alla voce: Quirinale. Mattarella è stato eletto per essere un notaio della Repubblica dopo il settennato più uno di Giorgio Napolitano. Tifoso della stabilità, nel corso delle famose consultazioni dopo il 4 marzo 2018 il presidente della Repubblica provò ad eterodirigere lo stato maggiore di Pd e del M5S. L’obiettivo era un esecutivo giallorosso per istituzionalizzare i grillini. Anche perché all’interno del Nazareno c’è chi ancora oggi sostiene che «I grillini sono dei compagni che sbagliano».

Il potenziale esecutivo, allora, venne annientato dal no di Matteo Renzi e dei suoi fedelissimo, ma in politica quattordici mesi rappresentano un’eternità. E di conseguenza il 27 maggio 2019 qualsiasi scenario appare non peregrino. Non a caso, si dice con una certe contezza, che «all’indomani del voto che segnerà con molta probabilità l’exploit del Carroccio il quadro politico cambierà». Come? Non è dato sapere. Di certo, in quel momento che Salvini potrà decidere se stare dentro e continuare l’esperienza di governo. Oppure se incassare e tornare al voto.

A Montecitorio sotto traccia in pochi si dicono convinti che il tappo salterà e si andrà alle urne. In primo luogo perché la finestra elettorale è ridotta. Difficile che si possa votare nel mese luglio. Né tantomeno ai primi ottobre a pochi giorni dall’invio della legge di bilancio ai commissari di Bruxelles. E allora se i due contraenti, di Maio e Salvini, dovessero decidere di rompere «il patto generazionale» la parola passerebbe al Quirinale. Pare difficile che Mattarella sciolga le Camere. E allora gli tornerebbe utile, non solo il numeroso di drappello di parlamentari che tutto desiderano fuorché tornare a casa. Sono di ogni colore, ma in particolare i tifosi della legislatura annoverano: renziani, grillozzi, berlusconiani.

Il motivo è presto detto. Le truppe del giovin fiorentino sanno bene che in caso di elezioni anticipate il neo segretario Zingaretti taglierebbe all’osso la delegazione renziana. E anche i grillini riconoscono a taccuini chiusi che «il nostro gruppo sarebbe più che dimezzato alla luce delle attuali percentuali». Per non parlare dei berluscones. Gli azzurri si augurano soltanto cosa: un governo di centrodestra o destracentro anche con Salvini premier. È questo il contesto in cui si dovrà muovere Mattarella. Il quale lavora di cesello e ha già attivato i suoi fidati uomini all’interno del Pd – su tutti il democristiano Dario Franceschini e la sua corrente – per provare a sondare sulla possibilità di un esecutivo arcobaleno con una serie di responsabili che vanno dagli ex grillini ai berlusconiani di rito antisalviniano. Sembra questo il punto di caduta. Ed è per questo che il capogruppo Delrio, in un’intervista alla Stampa, ha provato ad aprire e a fare un passo in avanti verso la galassia pentastellata. È vero, Di Maio ha risposto picche, costrigendo un imbarazzato Delrio, da par suo, a controreplicare in aula affermando che «Di Maio danneggia l’Italia». Ma in questa fase la politica è drogata dalla campagna elettorale. Il 27 maggio la musica cambierà. È questo le alte sfere della classe dirigente italiana lo sa bene. Benissimo.


Fonte: qui

venerdì 30 dicembre 2016

LETTERA APERTA DEL POPOLO ITALIANO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

LETTERA APERTA DEL POPOLO ITALIANO
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Sergio Mattarella


COMITATO PER LA LEGALITA’

Questo è secondo ragione, che’l populo castighi li magistrati che fanno male.
Tu, populo, se’ il Signore e se’ vicario di Cristo nostro Re, e a te appartiene fare osservare la giustizia”
(Girolamo Savonarola)


Esimio Presidente,
non sappiamo come chiamarLa. Siamo nella confusione più totale e non per causa nostra.
Questa volta, però, siamo noi, Popolo sovrano, a pronunciare il discorso di fine anno per le ragioni che Lei capirà da se stesso, avendo ormai perso gli Italiani ogni fiducia nella Sua persona.
Si ricorda di ciò che ha fatto, da Ministro della Difesa, quando per due volte ha tradito l’Arma dei Carabinieri? Glielo ricordiamo noi:
  • la prima volta quando scomparve nel momento in cui l’Arma stava subendo un’aggressione senza pari da parte di questa scellerata classe politica, che stava tentando di modificare il suo ordinamento. Lei si dileguò e lasciò solo il Presidente del COCER Carabinieri, Colonnello Antonio Pappalardo - mentre il Comandante Generale, Sergio Siracusa, fuggiva - a difendere i Carabinieri. Quella sera Pappalardo chiese con voce ferma, vibrante, all’allora Capo del Governo, Massimo D’Alema, di ritirare due esecrabili emendamenti. E lui, per tema che l’intero COCER Carabinieri si legasse in uniforme davanti a Palazzo Chigi, cedette e l’Arma fu salva;
  • la seconda volta, quando accusò Pappalardo davanti al Parlamento che era un uomo infedele perché aveva osato attaccare sua Maestà, D’Alema I. Giunse pure ad affermare che egli aveva falsificato un documento.
Lei non fece torto alla persona di Antonio Pappalardo, ma all’Arma intera, che si trovò senza il suo Presidente, che l’aveva difesa in tante giuste battaglie contro questi politici, che la gente ormai odia.
Questo suo comportamento inquietante ha lasciato i Carabinieri in un mare di perplessità. Molti di loro, in relazione a talune sue recenti prese di posizione, non hanno potuto fare a meno di constatare che “il lupo perde il pelo, ma non il vizio!”.
Ci vuole spiegare come ha potuto nel gennaio del 2014 giudicare incostituzionale, come membro della Corte Costituzionale, la legge cosiddetta “Porcellum”, che ha eletto il parlamento in carica, e il 3 febbraio del 2015 accettare l’elezione a Capo dello Stato dallo stesso Parlamento, da lei delegittimato?
Al di sopra delle leggi degli uomini, esiste la legge morale, della coerenza e della linearità dei comportamenti. Soprattutto esiste il senso dell’etica delle Istituzioni.
Da un quotidiano apprendiamo che suo padre è stato indicato da un pentito di mafia, giudicato pienamente attendibile dalla Corte d’Appello di Trapani, uomo d’onore della famiglia di Castellammare del Golfo.
Apprendiamo, altresì, che il suo nome compare negli elenchi telefonici di agende e rubriche d logge massoniche collegate con la mafia, scoperti a seguito di perquisizioni della polizia, logge che la Corte d’Assise di Trapani ha sentenziato essere infestate da elementi mafiosi, nell’ambito del processo Rostagno, che poco prima di essere ucciso, stava indagando proprio su queste logge.
Tutto ciò è vero o è falso?
Il Popolo italiano non può rimanere nel dubbio. La magistratura si deve sbrigare a dare esaurienti risposte.
Se tutte queste accuse fossero vere, come ha potuto accettare l’elezione a Capo dello Stato, senza comprendere che sarebbe stato esposto a ignobili ricatti, compromettendo così la stessa stabilità dello Stato, in cui Cittadini onesti e Carabinieri, Poliziotti e Militari credono fermamente e che difendono a viso aperto e a testa alta!?
Lei comprende perché ci troviamo in grave difficoltà a chiamarLa, signor Presidente.
Esca allo scoperto, come non ha mai fatto nella Sua vita politica, e ci dica come stanno le cose, chiarendoci pure le ragioni per le quali è stato ucciso dalla mafia Suo fratello, Piersanti, che noi tanto stimiamo.
Il Popolo Italiano e i Carabinieri, Militari e Poliziotti, da troppo tempo attendono da Lei risposte chiare e inequivocabili! Lo faccia nel Suo discorso di fine anno!
Cordialmente


Il Comitato per la Legalità