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venerdì 27 dicembre 2019
mercoledì 11 settembre 2019
LA CORTE DEI CONTI FA CADERE LA PRIMA TEGOLA SULLA TESTA DEL CAPITONE NON GOVERNATIVO: ARCHIVIA IL PROCEDIMENTO A SUO CARICO SUL PRESUNTO USO INDEBITO DI 35 VIAGGI IN AEREO SU VELIVOLI DI POLIZIA E VIGILI DEL FUOCO MA TRASMETTE IL FASCICOLO ALLA PROCURA DI ROMA

“I VOLI DI STATO DI SALVINI SONO ILLEGITTIMI”
I VOLI DI STATO SONO LIMITATI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E AI…
Da www.ansa.it
La Corte dei Conti del Lazio ha disposto l'archiviazione del procedimento a carico dell'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sul presunto uso indebito di 35 viaggi in aereo a bordo di velivoli a disposizione della Polizia di Stato e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Il fascicolo è stato inoltrato alla procura di Roma per quanto di sua eventuale competenza.
I giudici contabili nei mesi scorsi avevano avviato un fascicolo esplorativo per verificare se vi fosse stato uno spreco di risorse pubbliche legato ad un uso improprio degli aerei da parte dell'ex ministro. Per la magistratura contabile - che ha trasmesso il fascicolo, "per quanto di competenza, alla procura di Roma - non sono emersi dall'istruttoria elementi sufficienti per sostenere in giudizio una contestazione di responsabilità amministrativa", si legge nel dispositivo.
Nel decreto con il quale Corte dei Conti del Lazio ha disposto l'archiviazione dell'indagine su Salvini, si afferma che è stato "appurato, effettivamente, che a partire dal primo giugno 2018 risultano effettuati, per trasferimenti in ambito nazionale del Ministro dell'interno e di altro personale al seguito (scorta, capo segreteria, capo ufficio stampa, ecc.) 20 voli con aereo P.180 e 14 voli con elicotteri in dotazione al Dipartimento di P.S., nonché un volo con aereo P.180 in dotazione al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco".
Nel provvedimento si cita la normativa vigente che prevede come i voli di Stato debbano "essere limitati al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Corte costituzionale, salvo eccezioni che debbono essere specificamente autorizzate". Nel caso "i velivoli sono stati acquistati per finalità prettamente operative e non per il trasporto di autorità, neanche per agevolare lo svolgimento della loro attività istituzionale".
Alla luce di ciò i giudici ritengono "illegittima la scelta di consentire l'uso dei menzionati velivoli per la finalità di trasporto aereo del Ministro e del personale al seguito" ma "considerato che i costi sostenuti per tale finalità non appaiono essere palesemente superiori a quelli che l'Amministrazione dell'interno avrebbe sostenuto per il legittimo utilizzo di voli di linea da parte del Ministro e di tutto il personale trasportato, al suo seguito" non si può "dimostrare la sussistenza, nella fattispecie, di un danno erariale, né, a fortiori, di procedere a una sua quantificazione".
Fonte: qui
domenica 28 luglio 2019
IN APPELLO LA CORTE DEI CONTI CONDANNA FILIPPO PENATI E ALTRI 11 AMMINISTRATORI PER IL CASO SERRAVALLE: DOVRANNO VERSARE OLTRE 44 MILIONI

IL PROCESSO E’ LEGATO ALL'ACQUISTO NEL 2005, DA PARTE DELLA PROVINCIA DI MILANO, DEL 15% DELLE AZIONI DELLA MILANO-SERRAVALLE CHE FECE INCASSARE A GAVIO 238 MILIONI, CON UNA PLUSVALENZA DI 176 MILIONI, SOPRAVVALUTANDO IL VALORE DELLE AZIONI…
La Corte dei conti ha ribaltato la sentenza di assoluzione nel processo di primo grado per l’acquisto da parte della provincia di Milano del 15% delle azioni della Milano-Serravalle dal gruppo Gavio nel 2005 a prezzi considerati poco equi. L’ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati e altre 11 persone sono state condannate in appello al risarcimento di 44,5 milioni di euro.
La sentenza ha stabilito, in particolare, che Penati dovrà versare oltre 19,7 milioni di euro a favore della Regione Lombardia, secondo il criterio della ripartizione del danno in percentuali: “40% Penati“, “30% Princiotta“, ex segretario generale della Provincia, “20% Vimercati e Saporito“, rispettivamente ex collaboratore di Penati ed ex direttore generale della Provincia, ed “il restante 10% agli assessori della giunta provinciale di Milano“.
L’ex presidente della Provincia ha fatto sapere che i suoi avvocati presenteranno un ricorso: “I miei avvocati faranno ricorso e tutto questo si scioglierà come neve al sole“. E aggiunge: “Un anno fa mi è stato riscontrato un cancro e i medici concordano che è anche conseguenza della mia vicenda giudiziaria. Da un anno sto combattendo. Questa è la sfida più importante della mia vita”.
L’ex sindaco di Sesto San Giovanni si dice poco preoccupato dal momento che già due procure, quella di Milano e quella Monza, hanno concluso le indagini con l’archiviazione e che la stessa Corte dei Conti nel 2015 ha riconosciuto che quanto “pagato per l’acquisto delle azioni della Serravalle ben poteva essere considerato congruo”. Penati precisa anche che la sua estraneità era stata riconosciuta in una lettera di scuse anche scritta dall’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini e definisce “paradossale” la sentenza che “arriva dopo 14 anni dall’inizio delle vicende e ben dopo 4 anni in cui è durato l’appello”.
Nel 2013 la Corte dei conti aveva iniziato a battere cassa, contestando a Filippo Penati e ad altri nove un danno erariale di 119 milioni di euro per l’acquisizione – a un prezzo ritenuto “sproporzionato” rispetto al valore reale – di un pacchetto di azioni di Serravalle-Milano Tangenziali da parte della Provincia nel 2005. Si era trattato di compravendita onerosa per le casse pubbliche: la Provincia aveva speso 238 milioni di euro, pagando 8,93 euro per azione azioni che, solo 18 mesi prima, il costruttore Marcellino Gavio aveva pagato 2,9 euro.
Un’operazione che comportò una plusvalenza di ben 176 milioni di euro a favore del gruppo Gavio. A a far finire nei guai Penati era stata la scoperta di una data considerata incompatibile: la delibera di giunta che decise l’acquisto delle azioni della Serravalle era del 29 luglio 2005 – data appuntata a mano dall’allora segretario generale della provincia Antonio Princiotta – ma la relazione della Vitale & associati, che certificava che il prezzo pagato era congruo, venne redatta a cose fatte, a partire dal 1 agosto 2005, e poi consegnata nei giorni seguenti.
Fonte: qui
giovedì 23 maggio 2019
LA PROCURA DELLA CORTE DEI CONTI CHIEDE 60 MILIONI DI EURO DI DANNO ERARIALE A ROBERTO FORMIGONI E AGLI ALTRI IMPUTATI DEL PROCESSO MAUGERI
L’EX GOVERNATORE È IN CARCERE DAL 22 FEBBRAIO E GLI SONO GIÀ STATI SEQUESTRATI 5 MILIONI DI EURO COMPRESI VITALIZI E PENSIONE.
IN CASO DI CONDANNA QUELLA CIFRA POTREBBE ESSERE PIGNORATA E…
Sessanta milioni di euro. A tanto ammonta, secondo la procura lombarda della Corte dei Conti, il danno erariale procurato dall’ex governatore Roberto Formigoni, la Fondazione Maugeri e gli altri imputati nel procedimento sulla vicenda dei finanziamenti erogati dalla Regione Lombardia alla Maugeri fino al 2011. E ora la procura contabile chiede al Celeste, che sul fronte penale è già stato condannato in via definitiva per corruzione a 5 anni e 10 mesi e sta scontando la pena nel carcere di Bollate, e altri imputati di risarcire lo Stato.
All’ex numero uno del Pirellone, che si trova in cella dal 22 febbraio, sono stati già sequestrati in via conservativa, lo scorso giugno, dalla Procura regionale della Corte dei Conti 5 milioni di euro, compresi vitalizi e pensione, e in caso di condanna quella cifra potrebbe essere pignorata. La decisione sulla richiesta di oggi, avanzata dai magistrati guidati dal procuratore Salvatore Pilato, sarà depositata nelle prossime settimane.
I sostituti procuratori della Corte dei Conti, Antonino Grasso e Alessandro Napoli, hanno ricostruito che Formigoni e gli altri imputati avrebbero fatto parte di un “sodalizio di persone fisiche” a cui sarebbero stati retrocessi quei circa 60 milioni di euro di finanziamenti pubblici erogati, a titolo di “funzioni non tariffabili”, alla Fondazione Maugeri con sede a Pavia.
Oltre all’ex governatore e alla Fondazione Maugeri, nel procedimento sono stati coinvolti l’ex patron della struttura sanitaria Umberto Maugeri, l’ex direttore finanziario Costantino Passerino, e i collettori delle tangenti a favore di Formigoni, Pierangelo Daccò e l’ex assessore lombardo Antonio Simone, che secondo la ricostruzione del tribunale aveva vacanze pagate e anche l’uso di yacht di lusso.
L’avvocato di Formigoni, Riccardo Marletta, in aula ha eccepito l’avvenuta prescrizione delle condotte del suo assistito nel procedimento davanti alla Corte dei Conti: “La legge prevede un termine di prescrizione che è 5 anni – ha spiegato il legale – che decorre dal verificarsi dell’evento dannoso e che, in questo caso, è riconducibile alle delibere adottate via via negli anni”.
Fonte: qui
domenica 3 febbraio 2019
CI SONO CENTINAIA DI PROFESSORI UNIVERSITARI SOTTO INCHIESTA PER DANNO ERARIALE, PERCHÉ HANNO LAVORATO FUORI DALL'UNIVERSITÀ?
NESSUN PROBLEMA, ARRIVA LA PROPOSTA DELLA LEGA CHE PERMETTE LIBERE CONSULENZE ESTERNE AI DOCENTI, BASTA VERSARE IL 10% ALL'ATENEO
Lorena Loiacono per ''Il Messaggero''
Docenti all' università a tempo pieno, con consulenze esterne all' ateneo: i professori potranno lavorare anche con enti privati, riconoscendo però all' università una percentuale dei guadagni per finanziare la ricerca e le borse di studio destinate agli studenti. È questa la soluzione proposta dalla Lega ai problemi sorti per centinaia di docenti universitari che, accettando di svolgere consulenze esterne pur lavorando a tempo pieno per l' università pubblica, si sono ritrovati nelle indagini della Guardia di finanza e sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti.
I PROBLEMI
Si tratta infatti di una situazione critica per tanti professori che va avanti da anni tra leggi, tra cui la 382/1980 poi estesa anche dalla 240/2010 dell' allora ministro all' istruzione Gelmini il cui intento era proprio quello di regolamentare le consulenze, e interpretazioni varie. Ora con una proposta, di cui è primo firmatario il senatore Mario Pittoni della Lega, presidente della Commissione istruzione, si prova a fare chiarezza sulla liberalizzazione delle consulenze mantenendo sempre il rispetto dell' impegno preso con l' Ateneo dove si insegna a tempo pieno
L' ITER
Vale a dire che, prima di svolgere attività esterne, bisogna assicurarsi di poter garantire le ore previste dal contratto, vale a dire oltre alle lezioni, anche i colloqui e gli incontri con gli studenti, e soprattutto l' attività di studio e di ricerca. «Ai professori ed ai ricercatori a tempo pieno, nel rispetto degli obblighi istituzionali si legge nel testo che prima dello stralcio di tutto il pacchetto Scuola era contenuto in un emendamento al ddl Semplificazioni - è liberamente consentito lo svolgimento di attività di consulenza extraistituzionali realizzate in favore di privati, enti pubblici oppure anche per fini di giustizia.
Tali attività possono essere svolte anche in regime di partita Iva, senza necessità di iscrizione ad albi professionali, fatta eccezione per le professioni sanitarie».
AUTORIZZAZIONE
Il lavoro di consulenza deve essere preventivamente comunicato al Direttore del Dipartimento in cui insegna il docente e al Rettore.
Una volta ottenuto il via libera, il docente destinerà una quota pari al 10% del compenso all' attivazione di posti di ricercatore, di borse di dottorato, di assegni di ricerca e di borse di studio per studenti universitari. Spetta comunque al singolo Senato Accademico deliberare la ripartizione del contributo alle diverse destinazioni.
INTERPRETAZIONE
«Abbiamo dato voce a una richiesta che arriva direttamente dal mondo universitario spiega il senatore Mario Pittoni vogliamo dare un' interpretazione autentica per far sì che i docenti non si trovino a dover rispondere alla giustizia per aver dato un' interpretazione sbagliata alla norma. Oltre al fatto che, regolamentando le consulenze, arriveranno anche nuovi introiti alle università che da anni ormai fanno fatica a trovare nuove risorse da investire sulla ricerca e sulle borse di studio. Si tratta di un percorso già ben avviato all' estero su cui l' Italia è rimasta sempre indietro».
INDAGINI
Si tratta infatti di una realtà che va chiarita: di fatto la legge 240 sanciva la legittimità del diritto dei docenti a svolgere attività esterne all' Ateneo. Un lungo lavoro della Guardia di Finanza portò nel maggio del 2018 ad un totale di ben 411 docenti universitari indagati. Nel mirino dei militari c' era il dubbio del doppio lavoro, ritenuto tale perché i docenti erano impiegati a tempo pieno all' università ma avevano accettato anche impegni esterni.
La Corte dei Conti individuò su 172 casi un danno erariale per 42 milioni di euro, ritenendo in alcuni casi che il limite massimo di guadagno non dovesse superare i 5mila euro lordi annui.
Tanti di quei casi, che investirono gli Atenei dal Nord al Sud di Italia coinvolgendo docenti di facoltà come ingegneria e architettura, chimica, giurisprudenza ed economia, vennero poi archiviate dopo diversi mesi di indagini serrate. A dimostrazione del fatto che, su quella norma, serve chiarezza. Per questo il testo di riforma proposto dalla Lega dovrebbe fare una volta per tutte chiarezza delle situazioni assai frequenti nelle Università di tutta la penisola.
Fonte: qui
mercoledì 23 gennaio 2019
L'AIR FORCE RENZI: ''È UN AIUTO DI STATO AD ALITALIA''.
STRAPAGARE QUEL VECCHIO AIRBUS SERVIVA A COMPENSARE ETIHAD PER L'OPERAZIONE (IN PERDITA) SUL 49% DI ALITALIA
MA IL TRUCCO NON È RIUSCITO E ORA LA CORTE DEI CONTI BASTONA IL GOVERNO. SOLO CHE GLI ARABI NON LO RIVOLGONO, E FANNO RICORSO AL TAR
DAGOSPIA DEL 4 AGOSTO 2016: L'AIR FORCE CAZZ-ONE RESTA A TERRA DI NUOVO. RENZI NON SI VUOLE FAR FOTOGRAFARE MENTRE SALE SULLA SCALETTA PER I SUOI VOLI BLU, E IN MEZZO CI SONO ETIHAD, ALITALIA E UNO STRANO SOVRAPPREZZO… QUI
«L'AIR FORCE RENZI UN AIUTO DI STATO AD ALITALIA» CORTE DEI CONTI IN PICCHIATA SULL' AEREO IN LEASING
L'AIRBUS STRAPAGATO E MAI USATO. ETIHAD NON LO RIVUOLE: VERSO IL RICORSO AL TAR
Chiara Giannini per “il Giornale”
L'Airbus A-340, meglio conosciuto come Air Force Renzi, che l' attuale governo sta cercando di ridare indietro a Etihad, sarebbe finito al centro di un' inchiesta della Corte dei conti, che starebbe indagando per capire il perché un velivolo che all' epoca in cui fu preso in leasing valeva sul mercato non più di 50 milioni di euro sia stato, invece, fermato dall' esecutivo di allora per 168 milioni 205mila euro. Ammontare che sarebbe stato versato man mano se il contratto fosse stato portato a termine.
Il sospetto è quello di un aiuto di Stato ad Alitalia, società che all' epoca in cui sugli scranni di palazzo Chigi sedeva l' ex premier Matteo Renzi, era già in forte crisi. E che dall' operazione, senza far nulla, incassò 7,3 milioni di euro, a cui si aggiunsero 31 milioni per la manutenzione. Ma sulle tracce di possibili inghippi starebbe anche la magistratura ordinaria che, secondo fonti del Giornale, starebbe per tirar fuori la verità sul perché l' uomo di punta del Giglio magico e i suoi ministri vollero a tutti i costi quell' aereo così antieconomico e inutile.
La storia è semplice da raccontare e di fronte agli occhi di tutti.
Nel 2015 la presidenza del Consiglio chiese un parere all' Aeronautica militare su un possibile leasing per l' A-340. La Forza armata, che all' epoca era guidata dal generale Pasquale Preziosa, dette parere tecnico negativo, indicando i vari svantaggi. La scelta, nonostante ciò, venne imposta.
L' aereo arrivò in Italia e fu verniciato a settembre 2015, con la scritta «Repubblica italiana», quando ancora del contratto non c' era neanche l' ombra, così come i documenti non erano ancora stati firmati quando a dicembre i piloti italiani partirono per l' addestramento.
Peraltro, di quell' aereo non c' era necessità anche perché solo il 5 per cento dei voli di Stato era così lungo da aver bisogno di uno scalo di un' ora per il rifornimento di carburante e gli altri li facevano senza problemi i velivoli del 31esimo stormo.
La dimostrazione sta nel fatto che Renzi non ha mai volato su quell' aereo.
Ma ci sono altri punti veramente poco chiari.
Anche i Falcon 900 dati alla Cai, l' agenzia di trasporto dei servizi italiani, sono andati via, come racconta qualche bene informato, «a parole».
Partirono da Ciampino per essere riconfigurati da velivoli civili quando ancora non erano stati sistemati i documenti con Armaereo, la Direzione per gli armamenti aeronautici e l' aeronavigabilità.
Il ministro alle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e il vicepremier Di Maio hanno fatto una vera e propria crociata, con tanto di teatrino con i giornalisti in hangar a Fiumicino, chiarendo che l' Air Force Renzi tornerà presto ai legittimi proprietari. La verità è che Etihad non ci pensa nemmeno a riprendersi un aereo che non serve più a niente, tanto che ha aperto un contenzioso con Alitalia, che rischia penali altissime, così come lo Stato italiano. Etihad avrebbe anche fatto ricorso al Tar.
Cosa certa è che tutti coloro che hanno cercato di osteggiare la corsa di Renzi verso l' acquisizione in leasing dell' aereo, prima o poi si sono trovati indagati dalla Procura militare per i motivi più disparati. Come è successo allo stesso Preziosa, accusato di accanimento nei confronti di un altro generale. È poi stato assolto, dimostrando la sua innocenza, ma anche di aver ragione sull' aereo. Altri, invece, sono saliti momentaneamente sul carro del vincitore, battendosi il petto per un velivolo che, lo ha dimostrato il tempo, è pronto per essere rottamato.
Fonte: qui
venerdì 10 marzo 2017
LA STAZIONE GIOIELLO DI ZAHA HADID AD AFRAGOLA SERVIRA' A QUALCOSA?
L’ALTA VELOCITA’ SI E’ FERMATA A NAPOLI, L’OPERA COSTATA FINORA 60 MILIONI E' SENZA COLLEGAMENTI CON BUS E METRO
IL SINDACO: “UN' ASTRONAVE ABBANDONATA NEI CAMPI”
LA CORTE DEI CONTI PARLA DI “INVESTIMENTO ECCESSIVO”
Marco Demarco per il Corriere della Sera
Lunga e sinuosa come un gigantesco serpente. È appoggiata sull' erba e non sul mare, che qui neanche si vede. Ma nel corpo centrale di quasi 400 metri ha la copertura a gradini che ricorda villa Malaparte a Capri. Bella. Anzi bellissima. E moderna. Con i computer a controllarne la luce. Un architetto la indicherebbe come ardito esempio di rapporto tra invaso e involucro. E ne decanterebbe il fascino tirando in ballo il decostruttivismo russo e il razionalismo classico.
Ma il punto è: servirà a qualcosa?
La nuova stazione dell' Alta velocità di Afragola, progettata da Zaha Hadid e inserita dalla Cnn tra le perle dell' architettura contemporanea, già più volte visitata da governatori e ministri, sarà inaugurata ufficialmente tra un paio di mesi nella campagna a Nord di Napoli: in grande ritardo rispetto all' avvio dei lavori, iniziati nel 2003 e poi bloccati per oltre un decennio, ma ora addirittura in anticipo rispetto all' ultimo cronoprogramma.
Quarantamila metri quadrati distribuiti su quattro livelli, 5 mila metri di vetrate, vuoti da vertigine e spazi in abbondanza per uffici e servizi: insomma, roba da squilli di tromba, l' ideale per ridare un po' di tono a questa immensa periferia impoverita.
E invece, c' è già chi nutre dubbi sulla sua utilità, perché è diventata il simbolo di ciò che il Paese potrebbe essere e invece non è.
Michele Oricchio, procuratore generale della Corte dei Conti, ne ha parlato nella sua relazione di apertura dell' anno giudiziario. Un paio i passaggi.
Il primo, generale, quando ha fatto riferimento a «un investimento eccessivo» e alla «troppa superficialità nella spesa pubblica in Campania». Il secondo, quando è entrato nel merito. «La chiamano pomposamente - ha detto - "Porta del Sud". Ma mi chiedo se sarà davvero dimensionata al reale numero di viaggiatori che prenderanno ad Afragola un treno per la Calabria o per Bari». Ironica la conclusione: difficile pensare a un traffico di viaggiatori «da Victoria Station».
Costata finora sessanta milioni, ma ne occorreranno molti altri per completarla e «connetterla» al territorio, la stazione di Afragola fu originariamente pensata per accorciare le distanze dell' Alta velocità. I Frecciarossa da e per il Sud non sarebbero stati più obbligati a entrare e uscire da Napoli, ma avrebbero potuto fermarsi ad Afragola e poi proseguire in linea retta. Sennonché è successo esattamente quello che non doveva succedere. Non solo l' Alta velocità si è fermata a Napoli, come si sa.
Ma dal 2003, a cantieri aperti, nulla è stato fatto per garantire contemporaneamente il collegamento locale tra la nuova mega stazione galattica e quella ormai storica di Napoli-centrale. Niente metropolitana, che si ferma a venti chilometri di distanza. Niente Circumvesuviana, che chissà come tira avanti essendo da anni classificata come la peggiore ferrovia italiana. Solo progetti più o meno vaghi e finanziamenti tutti ancora da confermare. E addirittura - almeno finora - non è previsto neanche un servizio alternativo su gomma.
Tanto che il sindaco di Afragola, Domenico Tuccilo, ancora si sbraccia nel tentativo di richiamare l' attenzione di qualcuno: governo, Regione, Comune metropolitano. Qualcuno purchessia. Chiede navette, parcheggi, attrezzature per la vivibilità e lo sviluppo. Tutto tranne i soliti supermercati.
«La nuova stazione - dice - non può rimanere lì come un' astronave abbandonata nei campi». Tuttavia per ora la conseguenza è paradossale.
Afragola sarà attraversata solo da qualche Intercity o Frecciargento, ma non sostituirà Napoli-centrale. A maggior ragione per l' Alta velocità. I Frecciarossa si fermeranno nella stazione di Zaha Hadid solo quando sarà completata la tratta Nord-Sud, o quella, già avviata, Napoli-Bari. Se ne riparlerà, in ogni caso, non prima del 2022. Intoppi permettendo. E sempre che si trovi un taxi per raggiungerla.
venerdì 6 maggio 2016
3,8 MILIARDI DI PERDITE: LA CORTE DEI CONTI ACCUSA IL TESORO ITALIANO!

La notizia dell’ultima ora, come sempre passata in sordina tra gossip e le solite corruzioni varie è la seguente …
Debito pubblico, Corte dei Conti: “Dai derivati del Tesoro un danno da 3,8 miliardi Il MEF favorì Morgan Stanley ..
I magistrati contabili mettono sotto accusa i dirigenti del ministero dell’Economia che nel 1994 firmarono i contratti capestro: “Le procedure adottate dal ministero violavano le norme di contabilità generale dello Stato e in diversi casi sembravano orientate unicamente e senza un valido motivo a favorire la banca”
L’accusa è pesantissima e apre scenari inediti: sarebbe stato commesso un danno erariale da 3,8 miliardi di euro nella ristrutturazione dei derivati sottoscritti dal Tesoro con la banca d’affari Morgan Stanley avvenuta nel 2012.
COME NOI DI NOI DI "UNA LIRA PER L'ITALIA" - "9 DICEMBRE FORCONI" VI ABBIAMO PUBBLICAMENTE DENUNCIATO ED INFORMATO ... QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI,
A formularla è la Procura regionale della Corte dei conti del Lazio guidata da Raffaele De Dominicis grazie alle indagini condotte dal Nucleo di polizia tributaria di Roma. Al centro, le clausole capestro fatte valere dalla banca a fine 2011 e garantite dal Tesoro. I cui vertici – risulta al Fatto – sono ora “molto preoccupati”.
Invito a leggerlo tutto, io evidenzio solo alcuni passaggi che se corrispondono a verità sono clamorosi, ma solo per chi non legge Icebergfinanza, visto che ne abbiamo parlato più volte in passato in tempi non sospetti…
La vicenda Morgan Stanley è nota. A gennaio 2012 – governo Monti – quando lo spread era a 500 punti, il Tesoro ristruttura, perdendoci, 5 contratti derivati sottoscritti con la banca in un accordo quadro del 1994. Per i magistrati contabili, i dirigenti che li firmarono dovrebbero ora rispondere del danno. I nomi non vengono fatti, ma la preoccupazione del ministero è facile da intuire. In quel periodo al governo c’è Carlo Azeglio Ciampi, ed è un’epoca frenetica, con il Tesoro che cerca di rispettare i parametri di Maastricht per entrare nell’Eurozona. Ministro è Piero Barucci e direttore generale Mario Draghi.(…)
Ripeto rileggetevelo tutto, non voglio influenzare nessuno anche se non posso non condividere questa evidente anomalia che riguarda il figlio di Mario Draghi, che per carità può essere davvero il miglior trader al mondo, un bravo ragazzo, ma francamente mi sembra inopportuno metterlo a fare il trader, sull’andamento dei tassi di interesse, un piccolo conflittuccio di interesse potrebbe sempre scappare fuori o no…
… soprattutto se il padre ha in mano le leve dei tassi di interesse, ovvero decide insieme al board della BCE dove vanno i tassi.
Anche il figlio di Mario Monti, Giovanni ha lavorato alla Morgan Stanley, ma possibile che con tutte le possibilità di lavoro che c’erano, sti benedetti figlioli dovevano lavorare proprio in una banca d’affari?
Ma chi volete mai che ponga una simile domanda oggi al salvatore della Patria?
Infatti uno dei deputati di maggior spicco del Partito Democratico in risposta all’osservazione di Zingales suggerisce silenzio come riporta Dagospia …
zingales_it @zingales_it 17 h17 ore fa Non è vero. Io ho chiesto trasparenza su contratti già chiusi. Perché il Tesoro ha paura di rivelare questi?Giampaolo Galli @GiampaoloGalli 17 h17 ore fa Quelli chiusi sono per lo più della gestione Draghi? Ci penserei un attimo di questi tempi
Chiaro Bellezza, di questi tempi è meglio pensarci su una volta in più, se no salta l’intera baracca, non vorrai mica tirare in ballo il salvatore della Patria?
Andrea Mazzalai
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