lunedì 31 dicembre 2018

UN BILANCIO DOPO I PRIMI 20 ANNI DELL’EURO? CI HA MASSACRATO.

NELLA CLASSIFICA STILATA DA "BLOOMBERG", IL NOSTRO PAESE E’ FRA I PIÙ DANNEGGIATI NEL PASSAGGIO ALLA MONETA UNICA, ASSIEME ALLA FRANCIA 
A CHI E’ CONVENUTO DI PIU’? ALLA GERMANIA 
GLI ANALISTI DI BLOOMBERG: “VENT'ANNI DI ADESIONE ALL'EURO NON HANNO PORTATO NULLA ALL'ITALIA. LEGANDO LA SUA ECONOMIA AD ALTA INFLAZIONE ALL'EXPORT TEDESCO SENZA ADOTTARE MISURE PER AIUTARE LE IMPRESE A COMPETERE, L'ITALIA HA PERSO UNA GUERRA DI LOGORAMENTO”
L'EURO FA 20 ANNI: L' ITALIA CI HA PERSO
Gabriele Carrer per “la Verità”

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Domani l' euro compie 20 anni. Era, infatti, il 1 gennaio del 1999 quando il Consiglio dei ministri europei ne comunicò la nascita. A distanza di due decenni da allora e di oltre cinque anni dalla crisi greca (la fase più complicata per l' euro), Bloomberg Economics ha pensato di tirare le somme sul ventennio di moneta unica. La quale, passata dagli iniziali 11 Paesi aderenti agli attuali 19 sui 28 dell'Unione europea, ha visto crescere l' economia dell' eurozona del 72%.

Ciò ha permesso all' economia dell' area, sostiene l'agenzia, di diventare (mondialmente) seconda soltanto agli Stati Uniti e di crescere come potenza globale. Tuttavia si tratta di una crescita disomogenea, che vede vincitori e vinti. Tra i primi Austria, Belgio, Finlandia, come prevedibile Germania, Slovacchia e Slovenia. Tra i secondi, Cipro, Francia, Italia, Malta e Spagna. Ben Sills, editor di Bloomberg, commenta così la situazione del nostro Paese.

EURO CRACEURO CRAC
«Vent' anni di adesione all' euro non hanno portato nulla all' Italia. Legando la sua economia ad alta inflazione all' export tedesco senza adottare misure per aiutare le imprese a competere, l' Italia ha perso una guerra di logoramento».

Attraverso dieci test, Bloomberg Economics ha cercato di capire quali Paesi abbiano più beneficiato della maggiore integrazione economica, quali si siano sforzati di rimanere competitivi e di proteggere le loro economie in tempi di crisi del debito sovrano. Dei 16 Paesi testati (le tre nazioni baltiche hanno aderito soltanto nel 2011 e una rilevazione sarebbe avventata), sei hanno preso «A», cinque «B» e altri cinque «C».

Italia CracITALIA CRAC
Tre gli ultimi della classe ci sono, come detto, Francia, Spagna e Italia, ovverosia tre delle cinque economie più grandi dell'eurozona. Competitività, produttività, politiche fiscali e costo del lavoro sono i punti deboli del nostro Paese, secondo l'agenzia. Se in un primo momento queste economie hanno goduto di maggiore credibilità che ha permesso un allentamento delle condizioni, poi la mancanza di riforme strutturali ha complicato il loro percorso, sostiene l' economista Maeva Cousin. In piena crisi greca, nel 2012, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi definì l' euro un «calabrone», che riusciva a volare senza che si sapesse bene come, come recita un celebre detto anglosassone.

«Per molti anni l' euro, questo bombo, ha volato bene senza che si sapesse come. Ma ora», aveva dichiarato Draghi, «è venuto il momento di evolversi e l' euro deve diventare una vera ape». A quell' intervento rispose l' economista Paul Krugman, sostenendo che quella metafora fosse «imperfetta», ma «il messaggio è chiaro». Nel lungo periodo, aggiungeva il premio Nobel, «l' euro potrà funzionare solo se l' Ue assumerà le caratteristiche di un Paese unificato».
mario draghiMARIO DRAGHI

Oggi, a distanza di 20 anni dalla nascita dell' euro e di più di cinque dalla crisi greca e da quel confronto tra Draghi e Krugman sul «calabrone», con un' Ue che appare disgregarsi sempre più, quel tentativo di unificazione non si è dimostrato altro che un ulteriore fattore di frammentazione.

COSÌ L’EURO HA MESSO IN GINOCCHIO L’ITALIA
Michele Zaccardi per “Libero quotidiano”

paul-krugmanPAUL-KRUGMAN
A gennaio l' euro compirà vent' anni. Tempo di festeggiamenti, per qualcuno, e tempo di bilanci. Poche settimane fa , il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, parlando all' università Sant' Anna di Pisa, ha rivendicato i successi dell' euro. E non poteva fare altrimenti, del resto. Mai chiedere all' oste se il vino è buono.
Allora, per cercare di capire come è andata negli ultimi vent' anni, da una prospettiva italiana, abbiamo deciso di approfondire il tema basandoci sui dati prodotti dalle principali istituzioni internazionali, raccolti e organizzati dall' imprenditore Giovanni Piero Rotundo.

Dal confronto tra i diciassette anni precedenti all' euro e i dicassette successivi, l' Italia ne esce martoriata. Un' Italia che proprio per le sue caratteristiche di Paese manifatturiero e votato all' export, soffre più degli altri di un cambio troppo forte. Mentre tra l' 85 e il 2001 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto di 482 miliardi di euro (+44%), tra il 2002 e il 2017 di soli 31, uno scarno + 2% in quasi vent' anni. E l' export è testimone di quanto l' euro danneggi la nostra economia. Sempre tra l' 85 e il 2001, le esportazioni, in termini reali, sono aumentate del 136,3%. Dopo l' adozione della moneta unica, del 40,9%, meno di un terzo.
Trattato di MaastrichtTRATTATO DI MAASTRICHT

L' euro fu introdotto nei mercati finanziari nel gennaio 1999, mentre entrò nei portafogli degli europei solo tre anni dopo, nel 2002. La neonata eurozona a quella data contava dodici Paesi aderenti per poi allargarsi negli anni successivi inglobando altri sette Stati. Con il Trattato di Maastrcht, firmato dai governi il 7 febbraio 1992, si disegnò l' architettura istituzionale dell' euro. Le due regole cardine, il limite del 3% al deficit e il tetto del 60% del debito pubblico in rapporto al prodotto interno lordo, furono messe nero su bianco.

euro crisi greciaEURO CRISI GRECIA
Nelle intenzioni dei padri nobili dell' Europa, l' euro doveva servire a rendere irreversibile il processo di integrazione europea, un treno inarrestabile diretto verso le "magnifiche sorti e progressive" di un luminoso futuro di pace e prosperità. Non è andata così. I Paesi ricchi sono sempre più ricchi, quelli poveri sempre più poveri. Per l' Italia il bilancio dei primi vent' anni di euro è drammatico. Il pil pro capite è allo stesso livello del '99, la disoccupazione gravita da sei anni attorno all'11%, la produzione industriale è ancora inferiore del 22% rispetto al picco del 2007.

Gli altri Paesi del sud non stanno meglio. In Spagna i disoccupati sono il 17,2% , 4 milioni di persone, più del doppio del 2007. La Grecia ha perso 500 mila abitanti tra il 2008 e il 2016, emigrati all' estero, mentre la disoccupazione, al 7,8% nel 2007, ora è al 21,5%. La percentuale di greci in povertà assoluta è passata dal 2,2% del 2009 al 15% del 2015. Un terzo della popolazione, 3,7 milioni di persone, è a rischio indigenza.
crisi euro su muraleCRISI EURO SU MURALE

Persino la Francia ne è uscita con le ossa rotte: i senza lavoro sono aumentati dal 7,4% del 2007 al 9,4% dell' anno scorso. Difficile pensare che i fautori della moneta unica ignorassero gli altissimi costi sociali cui si sarebbe andati incontro prima di coronare il sogno degli Stati Uniti d' Europa. Svariati premi Nobel, soprattutto americani, cercarono di dissuadere le cancellerie europee dall' adottare una moneta unica: non c' erano i presupposti per procedere in quella direzione.

Troppo grosse le barriere culturali tra i popoli europei, troppo grandi i divari di produttività, troppo diverse le leggi nazionali sul mercato del lavoro. Si decise di andare avanti lo stesso, costruendo la casa a partire dal tetto dimenticandosi delle fondamenta. E forse, rileggendo le dichiarazioni dei protagonisti politici che ci hanno portato nell' euro, ci si rende conto che essi sapevano benissimo cosa sarebbe successo.

mario montiMARIO MONTI
«Non dobbiamo sorprenderci» ha detto l' ex presidente del Consiglio ed ex Commissario europeo, Mario Monti «che l' Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti», passi che «sono per definizione cessioni di parte delle sovranità nazionali a un livello comunitario».

Tuttavia, i politici e i cittadini «possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico-psicologico del non farle è superiore al costo di farle perché c' è una crisi in atto». Dunque avanti fino alla morte, come recita il titolo di un libro dell' ex premier Enrico Letta, Euro sì. Morire per Maastricht. Più prosaico Romano Prodi, due volte presidente del Consiglio, secondo il quale «quando si mette in comune la moneta si fa un laboratorio». Resta da capire chi siano le cavie, anche se qualche sospetto ce lo abbiamo.

GIULIANO AMATOGIULIANO AMATO
Quanto alle lacune della costruzione europea non può esserci sintesi migliore di quella di Giuliano Amato, giudice della Consulta e primo ministro nel '92-'93, che scomoda il Faust, l' alchimista dell' omonimo poema di Goethe che vende l' anima al diavolo: «Noi abbiamo avuto la faustiana pretesa di gestire una moneta senza metterla sotto l' ombrello di quei mezzi che sono propri di uno Stato». Non solo, ma «abbiamo addirittura stabilito dei vincoli che impedissero di aiutare chi era in difficoltà». Insomma «abbiamo fatto una moneta senza Stato». Per questo «era davvero difficile che funzionasse e ne abbiamo visto tutti i problemi».

Amato evidenzia così un problema fondamentale dell' architettura dell' eurozona, e cioè il fatto di avere una banca centrale, la Bce, che non garantisce il debito pubblico dei singoli Paesi. Ciò significa che i singoli Paesi si indebitano in una valuta che non controllano, che non possono stampare, una valuta straniera, zattere in preda ai marosi dei mercati.
DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO

La crisi 

Per capire quanto la gestione della crisi, da parte dei governi italiani e delle istituzioni europee, sia stata disastrosa, basta un dato: il reddito degli italiani tornerà al livello del 2007 soltanto nel 2022.

Quindici anni persi. 

Una distruzione di ricchezza senza pari nella storia italiana, superiore addirittura alla seconda Seconda Guerra mondiale quando ci vollero dieci anni perché il pil pro capite superasse il livello del '39. Tutto questo, però, riguarda solo i paesi più fragili, non certo la Germania, l' altra metà di questa storia ventennale, l' unico grande Paese europeo ad averci guadagnato con l' euro, spesso a scapito dei suoi partner. Basti pensare ai 3 mila miliardi di euro che ha accumulato dal 2002 esportando più di quanto importava.

Fonte: qui

BOLSONARO - DOMANI IN BRASILE SI INSEDIA IL NUOVO PRESIDENTE


8 DEI SUOI MINISTRI SONO MILITARI 
IN POLITICA ESTERA CI SARÀ LA ROTTURA DEL MULTILATERALISMO BRASILIANO A FAVORE DI UN ALLINEAMENTO TOTALE AGLI STATI UNITI E ALLE DESTRE EUROPEE 
BOLSONARO VUOLE ARMARE I CITTADINI PER DIFESA PERSONALE AL FINE DI RIDURRE GLI INDICI DI VIOLENZA NEL PAESE, TRA I PIÙ ALTI AL MONDO

Rocco Cotroneo per il “Corriere della Sera”

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Non ci sarà alla cerimonia il Pt, il partito di Lula che ha governato il Brasile per 14 anni e ora denuncia come ingiusta la prigione del suo leader storico: «Disertare è un atto di resistenza all' odio, all' intolleranza e alle truffe in campagna elettorale», dicono da sinistra. Per l' insediamento al potere di Jair Bolsonaro - domattina, primo giorno del 2019 - i nomi degli ospiti d' onore già indicano la svolta che l' ex capitano intende imprimere al Brasile.

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In testa il premier di Israele Benjamin Netanyahu (felice perché «il presidente Jair Bolsonaro ha detto che trasferirà l' ambasciata del Brasile a Gerusalemme. La questione non è se ciò avverrà, ma quando») e l' ungherese Viktor Orbán, mentre Donald Trump manda il segretario di Stato, Mike Pompeo. Presenza non grata, quindi niente invito, per le «dittature rosse» Cuba, Venezuela e Nicaragua, Paesi da sempre amici del Brasile, mentre per rapporti di buona vicinanza si chiude un occhio per Evo Morales, il quale è in arrivo dalla Bolivia. Per l'Italia ci saranno il ministro dell' Agricoltura Gian Marco Centinaio e l'ambasciatore Antonio Bernardini.

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Con una larga maggioranza di brasiliani ottimisti sul futuro e desiderosi di dargli una chance - secondo un recente sondaggio - e un' altra fetta di cittadini terrorizzati che temono il peggio, Jair Bolsonaro entra nel palazzo del potere a Brasilia senza la minima intenzione di moderare il suo discorso.

In politica estera, dunque, ci sarà la rottura del tradizionale multilateralismo brasiliano a favore di un allineamento totale agli Stati Uniti e alle destre europee. Il nuovo cancelliere, Ernesto Araujo, è un funzionario di carriera di livello intermedio, scelto grazie ai suoi scritti in un blog anti globalizzazione.

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È convinto che solo Trump possa salvare l'Occidente dalle minacce congiunte del fondamentalismo islamico e del marxismo. Il nome di Araujo spuntò grazie ad un tweet del filosofo di estrema destra Olavo de Carvalho, una sorta di guru per Bolsonaro, il quale vive da tempo negli Stati Uniti e sarebbe il padrino di almeno un altro paio di ministri del nuovo governo.
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Non ha invece avuto bisogno di consigli, l'ex capitano Bolsonaro, nella scelta del plotone di militari che faranno parte della sua squadra. Sono otto, un record. Oltre al suo vice, il loquace generale Hamilton Mourão, vengono dalle caserme i ministri della Difesa, della Tecnologia e dell' Energia e altri quattro uomini con alte cariche politiche nella presidenza.

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Con l'aiuto di un Congresso anch'esso zeppo di uniformati, poliziotti o pompieri, non a caso la prima misura del nuovo governo sarà ridurre al minimo le procedure per il porto d'armi. Sfidando ogni evidenza, che mostra il contrario, Bolsonaro ha sostenuto in campagna elettorale la necessità di armare i privati cittadini per difesa personale al fine di ridurre gli indici di violenza in Brasile, tra i più alti del mondo.

Su questi temi, sarà interessante vedere le mosse del neo ministro della Giustizia, il giudice Sergio Moro, padre della maxi inchiesta contro la corruzione «Lava Jato» e chiamato da Bolsonaro ad occuparsi anche della sicurezza pubblica. Moro è il giudice che ha decimato la classe politica brasiliana, condannato e fatto arrestare Lula, oltre a politici di altre aree politiche. Ha sempre sostenuto di considerare la nostra Mani Pulite degli anni 90 un modello di indagini, ma ora per il suo ministero vuole una riforma alla Falcone, quella che il giudice palermitano stava mettendo in piedi a Roma quando venne ammazzato.

bolsonaroBOLSONARO
Sulla questione del porto d'armi Bolsonaro avrebbe già l' approvazione di Moro, mentre su altri propositi di mano dura (come la repressione dei movimenti più radicali) ci sarebbero opinioni diverse. Le altre due grandi lobby che hanno occupato il Congresso brasiliano e facilitato la vittoria di Bolsonaro, quella degli agricoltori e quella degli evangelici, hanno invece imposto la loro visione del mondo su almeno altri tre ministeri: Educazione, Agricoltura e Ambiente. Anche qui si prevedono inversioni negazioniste rispetto alle politiche degli ultimi decenni.

Fonte: qui

Petrolio ai minimi da un anno. Pesano lo shale oil e i timori per l’economia

tagli di produzione annunciati da Opec e Russia non sono riusciti ad arrestare il crollo del petrolio. Dal vertice di Vienna, che si è svolto meno di due settimane fa, le quotazioni del barile hanno anzi perso quasi il 10%, scendendo ai minimi da oltre un anno: 56,86 dollari nel caso del Brent e 46,97 dollari nel caso del Wti.
Giunto alla terza seduta consecutiva di ribassi, il greggio soffre per gli stessi timori che turbano i listini azionari, ma anche per fattori più specifici, in primis la crescita dello shale oil, che sembra non avere limiti.
Gli Stati Uniti sono oggi il maggior produttore di greggio al mondo, con 11,7 milioni di barili al giorno la settimana scorsa, più dell’Arabia Saudita – che ha cominciato a ridurre l’output – e più della Russia, che invece continua ad estrarre a ritmi da primato: 11,42 mbg questo mese (anche se il ministro Alexandr Novak giura che i tagli saranno effettuati «nel primo trimestre 2019»).
Le tensioni commerciali che tuttora oppongono gli Usa alla Cina (e non solo) continuano a preoccupare i mercati, così come lo scontro istituzionale – che sta diventando sempre più aspro – tra Donald Trump e la Federal Reserve.
Il rallentamento dell’economia globale è evidente e tra gli investitori comincia a diffondersi il timore che persino gli Usa possano andare in recessione. Brutti segnali per l’evoluzione della domanda petrolifera, che già oggi non è abbastanza forte da riuscire ad assorbire l’offerta: a ottobre le scorte nei Paesi Ocse sono risalite sopra la media degli ultimi 5 anni (l’incremento è stato di 5,7 milioni di barili secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, a 2,872 miliardi).
Le difficoltà produttive non mancano. L’export dall’Iran è crollato (anche se non azzerato) con l’avvio delle sanzioni Usa, l’output in Venezuela è dimezzato in due anni, a 1 mbg scarso, e l’Angola nello stesso periodo ha sofferto un calo del 10%. La Libia ha appena confermato lo stato di forza maggiore per Sharara, il suo giacimento più grande, da 400mila bg, mentre fuori dall’Opec ci sono i tagli imposti dalla provincia canadese dell’Alberta. Nonostante tutto, c’è troppo petrolio. E c’è troppa sfiducia verso il rimedio promesso da sauditi e russi.
Gli hedge funds hanno continuato a ridurre l’esposizione rialzista sul greggio anche nella settimana successiva al vertice Opec Plus, portando ai minimi da due anni  le posizioni nette lunghe (all’acquisto) sul Wti. Le scommesse ribassiste sul Brent aumentano senza tregua da undici settimane, un record.
Lo sviluppo dello shale oil è stato davvero eccezionale, tanto da sorprendere persino i tecnici del governo americano: un anno fa l’Eia stimava che nel 2018 la produzione di greggio Usa sarebbe cresciuta di 1 mbg nel 2018, invece l’incremento medio è stato di 1,5 mbg.
L’ossessione degli investitori per i barili «made in Usa» rischia però di essere eccessiva. I frackers estraggono greggio ultra-leggero e poco solforoso, che non può essere impiegato in qualsiasi lavorazione e dunque non si presta a sostituire tutti i barili perduti altrove, anche se pochi sembrano curarsi di questi aspetti, forse considerati troppo tecnici.
Non sembra preoccupare (per ora) nemmeno il prosciugarsi di uno dei principali canali di finanziamento del settore dello shale, tra i più indebitati in assoluto: questo mese negli Usa non c’è stata nemmeno una emissione di junk bond, le obbligazioni «spazzatura» delle società con minor merito di credito. Una paralisi del genere non si vedava da novembre 2008, all’indomani del crac di Lehman Brothers.

Se la Fed continuerà (nonostante Trump) ad alzare i tassi di interesse e se il prezzo del barile resterà basso, le difficoltà per i frackers potrebbero aggravarsi al punto da non essere più ignorate.
Fonte: qui

Se i 5 Stelle fossero andati col Pd non sarebbero la sciagura raccontata


Se avessero fatto il governo col Pd invece che con Matteo Salvini, i Cinquestelle – oggi – non sarebbero la sciagura raccontata ogni giorno dalla macchina dell’informazione: non sbaglierebbero i congiuntivi, la deputata sarda insultata al supermercato avrebbe la scorta come neppure un Saviano, nessuno si sognerebbe di indagare sulla piscina smontabile di Luigi di Maio, tanto meno ci sarebbe da spulciare sui lavoratori pagati in nero nell’azienda del padre di quest’ultimo (o come in quella del mitico e simpaticissimo Vittorio Di Battista: pure questa dovevamo sentire…).
Se invece che con la Lega, oggi, a far da tutor ai ragazzi di Beppe Grillo al governo ci fossero i luminosi eredi del fu Partito comunista – felicemente saldati ai vecchi poteri culturali, strategici e finanziari – non ronzerebbe una mosca intorno alla manovra. Il Corriere della Sera, con Giavazzi & Alesina, la troverebbe impeccabile. E così anche Repubblica, e La Stampa perfino: degna di Gianni Agnelli, buonanima.

Con i sinceri democratici accanto, Roberto Fico, il Presidente della Camera – pur eletto da tutti i puzzoni – si eviterebbe finalmente i mal di pancia per il disgusto di stare coi lumbard: ospiterebbe in parlamento lectio magistralis di Roberto Saviano, Mimmo Lucano e Sandro Veronesi.
Sarebbe tutta una beatitudine, insomma. Il reddito di cittadinanza diventerebbe trendy, anzi, europeista visto che c’è dappertutto fuorché in Italia e delle scie chimiche – magari grazie a Fabio Fazio su Rai1 – se ne farebbe uno storytelling (senza dire che di Rousseau, portale o meno che sia della Casaleggio Associati) nel palinsesto di Sky Italia sarebbe già serie tivù.
E sarebbe una beatitudine per la sinistra se, comunque, ci fosse qualunque altro governo fuorché questo. Andrebbe benissimo per il Pd – anche per sostenere la narrazione del Bene contro il Male – farla insieme, l’opposizione, proprio con i Cinquestelle.

La storia non si fa con i se (e comunque il sostanzioso consenso del M5S non si confermerebbe con il Pd nei paraggi), ma siccome l’altra ipotesi – un governo della Lega con il redivivo centrodestra – è considerata fattibile, previo l’acquisto di almeno trenta parlamentari del M5S, urge mettere le mani avanti e dirla tutta sul ribaltone: il ritorno di Silvio Berlusconi, determinantissimo nell’operazione, farebbe di Matteo Salvini un’anatra zoppa.
Previa compravendita, appunto. Quando scrive Giuseppe Alberto Falci sul Corriere azzecca virgola, punto, punto e virgola (e anche i due punti), e la sua notizia – “I sospetti tra i 5 Stelle sui transfughi: oltre trenta sono tentati” – merita una riflessione.
Nuovi deputati e i senatori al secondo giro del M5S attraversano i palazzi mentre le sirene della sinecura insufflano in loro la prospettiva di mettere la testa a posto, e cioè nel solito posto, sotto l’ombrello rassicurante di Berlusconi.
Presso gli sportelli bancari di Montecitorio sono stati accesi innumerevoli mutui, tanti sono i bisognosi e comunque – utilità o meno degli interessi privati – una e una sola sarebbe la nemesi, e una e una sola è la speranza, per la sinistra finalmente risollevata dallo spavento di vedere continuare il governo gialloverde: affidarsi ai soldi di Berlusconi.




Fonte: qui

E' MORTA LA 70ENNE DELLO SRI LANKA FOTOGRAFATA RICOPERTA DI FORMICHE IN UN OSPEDALE DI NAPOLI

L’AVVOCATO DELLA DONNA: “LA MANCANZA DI CURE CHE LE HA PROVOCATO PIAGHE DA DECUBITO PROFONDISSIME CHE LE HANNO LESO LA CUTE E LA CARNE”, MA LA DIREZIONE SALUTE CAMPANIA ATTACCA: "DIFFAMATORIO ASSOCIARE IL DECESSO DELLA PAZIENTE ALLA VICENDA DELLE FORMICHE"

donna sommersa dalle formicheDONNA SOMMERSA DALLE FORMICHE
E' morta la donna dello Sri Lanka che, ricoverata in un ospedale di Napoli, era stata trovata e fotografata ricoperta di formiche, poco più di un mese fa, mentre era intubata. Thilakawathi Dissianayake non ce l'ha fatta, è deceduta. La Direzione Salute regionale spiega che non vi è un collegamento tra il decesso e il "caso formiche".

L'avvocato della donna, Hillary Sedu, negli scorsi giorni ha presentato denuncia alla Procura di Napoli: "La mancanza di cure - sostiene - ha provocato nella donna piaghe da decubito profondissime che le hanno leso la cute e la carne fino a quasi far intravedere le ossa. Il 21 dicembre era stata trasferita con urgenza nel reparto di Rianimazione dell'Ospedale del Mare, dove purtroppo è deceduta". Versione smentita con forza dalla Regione.

donna sommersa dalle formicheDONNA SOMMERSA DALLE FORMICHE
Regione: "Nulla a che fare con caso formiche"
La Direzione Salute della Regione Campania ha diffuso una nota per precisare alcune questioni.

“In merito al decesso della paziente T. D., originaria dello Sri Lanka, avvenuto nella serata del 29 dicembre all’Ospedale del Mare di Napoli, a fronte delle notizie apparse sugli organi di informazioni, inesatte e diffamatorie, e che associano il decesso alla vicenda delle formiche (sulla quale è in corso un’indagine della Procura per accertare la verità dei fatti) e addirittura alla presunta “mancanza di cure” ricevute, l’Asl Napoli 1, presenterà una denuncia a tutela del lavoro svolto dal personale medico sanitario e dell’immagine stessa della Sanità campana, ancora una volta oggetto di strumentali attacchi mediatici", si legge nella nota.

donna sommersa dalle formicheDONNA SOMMERSA DALLE FORMICHE
"La paziente, 70 anni, era affetta da doppio ictus cerebrale con tetraparesi, triplice by pass aorto coronarico, insufficienza respiratoria trattata con tracheotomia. Il quadro clinico complesso registrava inoltre diabete e ipertensione arteriosa.

Per queste gravissime patologie è stata curata con tutte le attenzioni mediche e umane del caso all’Ospedale del Mare, dove la paziente era stata trasferita dal San Giovanni Bosco, dove era stata accolta a causa del previsto compassionevole rimpatrio in aereo, negato dalla compagnia di volo per la gravità delle sue condizioni.

Il quadro generale ne consigliava il trasferimento a una struttura di accoglienza permanente, non accettato dalla famiglia. Per un ulteriore peggioramento del già gravissimo quadro clinico i medici del San Giovanni Bosco hanno richiesto il 21 dicembre scorso il trasferimento presso l’Ospedale del Mare dove si è assistito ad un ulteriore decadimento della funzionalità cardiaca e respiratoria per cui, nonostante trattamenti massimali e intensivi si è avuto il decesso della paziente. Questi sono i fatti”, conclude la nota della Direzione Salute regionale.“

Fonte: qui

domenica 30 dicembre 2018

Questo è esattamente il tipo di comportamento che ti aspetteresti durante l'implosione del mercato azionario ...

Se un medico ti dice che le condizioni del suo paziente oscillano su e giù selvaggiamente, è un buon segno o un brutto segno? Ovviamente la risposta a questa domanda è abbastanza ovvia. 
E se un medico ti dice che le condizioni del suo paziente sono "stabili", è un buon segno o un brutto segno? 
Proprio come nel mondo della medicina, l'instabilità non è qualcosa che è una cosa desiderabile a Wall Street, e in questo momento stiamo assistendo ad un'estrema volatilità quasi quotidianamente. Giovedì, il Dow era già sceso di diverse centinaia di punti quando sono uscito a fare la spesa con mia moglie, e nel punto più basso della giornata era sceso di 611 punti. Ma poi un "miracolo è successo" e il Dow ha chiuso la giornata con un aumento di 260 punti. Come ho spiegato  ieri , questo è esattamente il tipo di comportamento che ci si aspetterebbe durante un mercato orso caotico.
Come osservato da Fox Business, i rally del mercato orso sono in genere  "acuti, veloci e generalmente brevi" . Ho immaginato che lo slancio di mercoledì si sarebbe ripreso nella prima parte del giovedì, quindi sono rimasto sorpreso quando il Dow era in svantaggio da quando eravamo quasi arrivati ​​a metà giornata. Ma poi verso le 14:00 abbiamo assistito a  una straordinaria ondata di mercato ...
Il Dow Jones Industrial Average ha registrato  uno swing di 865 punti in meno di due ore . L'indice blue-chip era sceso a metà pomeriggio di oltre 500 punti per tagliare i guadagni della sessione precedente a metà, prima che i cacciatori di occasioni e le  coperture corte  trasformassero un grande calo in un guadagno modesto.
Uno swing di 865 punti in meno di due ore non è "normale".
In realtà, è più lontano dal "normale" che puoi ottenere.
Parliamo di breve copertura per un momento. Durante le enormi flessioni del mercato, gli speculatori spesso cercano di fare molto denaro molto rapidamente abbreviando le scorte. Ma se la quantità di moto cambia improvvisamente, quei venditori allo scoperto possono essere catturati con i pantaloni abbassati e le conseguenze possono essere piuttosto drammaticheQuanto segue viene da  Marketwatch ...
In effetti, i veterani del mercato avvertono che massicci raduni di un giorno sono spesso più caratteristici delle flessioni, in quanto i sell-off portano a condizioni tecniche di ipervenduto in modo significativo che lasciano i mercati maturi per una copertura breve solo per lasciare il posto a una nuova vendita una volta esaurita la frenesia degli acquisti forzati. . Gli investitori che liquidano un titolo scommettono essenzialmente sul fatto che il suo prezzo cadrà prendendo in prestito per la prima volta le azioni, ma questi commercianti possono essere costretti a riacquistare azioni se i prezzi oscillano improvvisamente, il che, a sua volta, può amplificare le oscillazioni dei prezzi .
Inoltre, sembra che giovedì ci sia stato più del "riequilibrio forzato delle pensioni" di cui  Zero Hedge ha parlato ...
Sicuramente ha l'odore di una grossa riassegnazione delle pensioni quando  le scorte del momento hanno iniziato a salire, le obbligazioni sono state scaricate ...
Nessun crollo del mercato azionario nella storia degli Stati Uniti è mai andato in una linea retta. Ci sono sempre alti e bassi enormi durante ogni incidente di mercato, e questo crollo del mercato non fa eccezione.
In definitiva, non c'è modo che tu possa interpretare il comportamento del mercato negli ultimi giorni come  "sano" ...
Ecco il problema: come abbiamo  discusso la scorsa notte , dal 1990,  ogni inversione comparabile - con poche eccezioni - è arrivata durante il mercato orso 2008-2009.  Secondo i dati di Bloomberg, in otto precedenti mercati ribassisti l'S & P 500 ha registrato rally superiori al 2,5% in più di 120 volte rispetto al benchmark, che è passato da picco a valle. Dal crollo di Lehman alla crisi finanziaria di marzo 2009, lo S & P 500 ha registrato un rialzo di oltre il 4 per cento in 13 diverse occasioni.
Questo non è il tipo di azione sui prezzi che si vede nei normali mercati rialzisti ", ha detto il commerciante alle vendite azionarie di Robert Baird, Michael Antonelli. "Questa è solo una faccia che strappa un breve rally di copertura. Sono al 100% che non dico che siamo in una situazione come quella del 2008, ma guardiamo al 10 ottobre 2008 al 13 ottobre 2008: il mercato è cresciuto di quasi il 12% in un giorno. Dal 27 ottobre al 28 ottobre 2008, è aumentato dell'11%. "
Nel frattempo, sembra che uno dei rivenditori più iconici d'America stia per andare in fiamme.
Per anni ho avvertito che alla fine Sears sarebbe "andato a zero", e se un ultimo tentativo di salvataggio di un fosso non si materializzerà entro la fine della giornata di venerdì,  Sears sarà liquidato ...
Il datore di lavoro di oltre 68.000 ha presentato istanza di fallimento in ottobre. Il suo ultimo tentativo di sopravvivenza è una proposta da 4,6 miliardi di dollari avanzata dal suo presidente, Eddie Lampert, per acquistare la società dalla bancarotta tramite il suo fondo di copertura, ESL Investments. ESL è l'unico partito che offre l'acquisto di Sears nel suo insieme, persone che conoscono la situazione a CNBC. Senza questa o quell'altra offerta, i liquidatori spezzeranno la compagnia.
Ma mentre Lampert fissa una scadenza del 28 dicembre per presentare la sua offerta, sta rapidamente perdendo tempo. A partire da giovedì pomeriggio, Lampert  non aveva né presentato la sua offerta, né ha arrotondato i finanziamenti , hanno detto le persone familiari.
L'inevitabile scomparsa di Sears potrebbe essere vista da un miglio di distanza, e la stessa cosa si può dire del paese nel suo insieme.
Il nostro standard di vita alimentato dal debito è stato sostenuto dalla più grande abbuffata del debito nella storia del mondo, e Wall Street è stato trasformato nel più grande casinò dell'intero pianeta.
L'intero sistema economico degli Stati Uniti è diventato un enorme schema Ponzi, e tutti gli schemi di Ponzi alla fine crollano.
In questo momento, siamo nelle prime fasi di un gioco che ci vorrà del tempo per giocare completamente. Il pessimismo che ha attanagliato Wall Street sta iniziando a diffondersi in tutta la popolazione generale, e molti esperti sono rimasti sbalorditi nell'apprendere che la fiducia dei consumatori è diminuita  per un secondo mese consecutivo ...
La fiducia che gli americani sentono nell'economia è scesa per il secondo mese consecutivo e ha toccato il livello più basso dalla scorsa estate, forse un segnale che le preoccupazioni per l'espansione americana di 9 anni e mezzo si sono diffuse da Wall Street a Main Street.
L'indice di fiducia dei consumatori è sceso a 128,1 questo mese da una revisione 136,4 di novembre,  ha detto giovedì il Conference Board . Gli economisti intervistati da MarketWatch avevano previsto una lettura di 133,3.
Se sei stato un visitatore abituale dei miei siti web, niente di ciò che accadrà nei prossimi mesi dovrebbe essere una sorpresa per te.
Le inevitabili conseguenze per decenni di decisioni estremamente sciocche stanno iniziando a rotolare, e lo scoppio di "The Bubble To End All Bubbles" sarà al di là straziante.