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martedì 31 dicembre 2019

I COMMERCIANTI TEDESCHI SONO IN RIVOLTA CONTRO IL PIANO ANTI-EVASIONE DEL GOVERNO: DAL 1 GENNAIO 2020 SCATTA L’OBBLIGO DELLO SCONTRINO E IL CONTROLLO ELETTRONICO DEI REGISTRATORI DI CASSA MA NESSUNO È D’ACCORDO


Alessandro Ricci per www.ilfattoquotidiano.it

angela merkelANGELA MERKEL
Sembra l’Italia ma è la virtuosa Germania. Dove i commercianti sono in rivolta contro il piano del governo di Große Koalition per contrastare un’evasione fiscale monstre. Dall’1 gennaio 2020 scatterà l’obbligo di scontrino fiscale e il controllo elettronico dei registratori di cassa e chi non si adegua rischia una multa da 25mila euro. La misura punta a combattere le frodi legate alla manomissione dei registratori di cassa, con cui vengono sottratte decine di miliardi di euro al fisco.
evasione fiscale 2EVASIONE FISCALE 

Ma gli esercenti non ci stanno e – proprio come in Italia – lamentano che per adeguarsi dovranno sostenere costi eccessivi. Così – come in Italia – a Berlino si sono rassegnati a rinviare le sanzioni: fino a settembre 2020 liberi tutti. E liberi tutti, per ora, anche sull’installazione dei pos nei negozi. Si parla di una legge che li renda obbligatori, ma per ora in tutto il Paese sono un quarto di quelli presenti in Italia.

evasione fiscale 1EVASIONE FISCALE 
Il quadro di partenza, secondo Tax Justice Network, vede la Germania al secondo posto in Ue dopo la Penisola per evasione fiscale e sommerso: in valori assoluti vengono sottratti all’erario oltre 200 miliardi di euro l’anno. Questo nonostante per i reati fiscali si finisca davvero in carcere: i detenuti per crimini di questo tipo sono 55 volte di più che in Italia.
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Oggi in Germania non è insolito non ricevere uno scontrino dal macellaio, parrucchiere o al bar sotto casa, che non sono obbligati ad emetterlo. Secondo Lothar Binding di Spd, sostenitore della nuova legge – che venne approvata inizialmente nel 2016 per poi essere continuamente rinviata – “molti commercianti non registravano correttamente le entrate o manomettevano i registratori di cassa, quindi si è reso necessario un sistema di controllo a distanza, il TSE, per ristabilire concorrenza nel mercato”. Tramite questo meccanismo ogni entrata arriverà in tempo reale al sito del ministero tedesco – un meccanismo molto simile allo scontrino elettronico italiano, che da luglio sarà obbligatorio per tutti – e rimarrà nei registri per 10 anni.
panino bar via della conciliazione scontrinoPANINO BAR VIA DELLA CONCILIAZIONE SCONTRINO

Simili a quelle italiane anche le reazioni degli esercenti, che secondo la Handelsverband Deutschland, l’associazione dei commercianti, dovranno spendere tra i 300 e i 500 euro per aggiornare o comprare le attrezzature previste dalla nuova legge. In alcuni settori, tuttavia, i costi potrebbero salire alle stelle, ad esempio i macellai, perché ”i registratori di cassa e le bilance sono collegati tra loro”, afferma Gero Jentzsch dell’Associazione tedesca dei macellai. La conversione tecnologica, infatti, sarebbe più complicata, fino ad un costo di circa 4.000 euro per negozio.

evasione fiscaleEVASIONE FISCALE






A questo si aggiunge il problema della certificazione del sistema, che al momento non sembrerebbe univoco e di conseguenza avrebbe creato confusione tra gli esercenti. Per ovviare al problema il Ministero delle finanze ha esteso il periodo di non punibilità fino a settembre 2020. Un altro parallelo con l’Italia. Finora, dei circa 1,85 milioni di registratori di cassa in uso in Germania solo 400-500 sono stati riconvertiti. Gli altri dovranno essere prodotti o sostituiti da zero e il governo non ha ancora introdotto sgravi fiscali.

Se da un lato la Große Koalition spinge per questa legge, dall’altra parte Fdp e Verdi si dicono profondamente contrari. I primi con Christian Dürr che sostiene questa misura sia una criminalizzazione a priori degli esercenti, i secondi perché sostengono che l’obbligo di scontrino introdurrebbe una quantità di carta termica che prima non c’era, da smaltire separatamente rispetto alla carta comune.
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Ma nonostante la piccola rivolta dei commercianti, da gennaio i clienti dovranno abituarsi a ricevere lo scontrino insieme al resto, che poi se lo portino dietro o meno non è importante per il fisco tedesco. Chissà se il Kassengesetz sarà anche un incentivo all’introduzione dei Pos negli esercizi commerciali, che secondo una ricerca del Think Tank The European House – Ambrosetti sono un quarto di quelli italiani. Ma anche su questo fronte sono in arrivo novità: “Stiamo lavorando ad un legge anche in tal senso”, sostiene Binding. Fonte: qui

martedì 22 gennaio 2019

LA SMEMORATA DI COLLEGNO – UNA DEPUTATA GRILLINA DELLA CITTÀ PIEMONTESE PIZZICATA DALL’AGENZIA DELLA CASA


ERA ASSEGNATARIA DI UNA CASA POPOLARE E SI ERA DIMENTICATA DI COMUNICARE LA "MUTATA SITUAZIONE REDDITUALE" UNA VOLTA DIVENTATA PARLAMENTARE 

CELESTE D’ARRANDO HA 33 ANNI ED È AMICA E SODALE POLITICA DEL SOTTOSEGRETARIO CASTELLI, ORA LA MADRE DOVRÀ PAGARE…

Oscar Serra per www.lospiffero.com

celeste d'arrando 6CELESTE D'ARRANDO
La casa è popolare, i redditi un po’ meno. Rischia di scoppiare un nuovo “caso Taverna” anche a Torino, o meglio a Collegno, dove la smemorata risponde al nome di Celeste D’Arrando, deputata del Movimento 5 stelle. L’onorevole grillina è stata pizzicata dall’Agenzia della casa di Torino per aver omesso negli anni 2016 e 2017 di informare una “mutata situazione reddituale”: dichiarati poco più di 7.500 euro, percepiti oltre 13mila. È quanto emerso in uno dei tanti controlli a campione che i tecnici dell’ente svolgono incrociando i dati comunicati dagli inquilini con quelli dell’Inps. Un errore veniale, probabilmente una dimenticanza. Che tuttavia non viene sanato nel 2017 e nemmeno nel 2018, anno in cui D’Arrando diventa parlamentare, incrementando ulteriormente le proprie entrate.
celeste d'arrando 4CELESTE D'ARRANDO 


A rimetterci è stata la mamma dell’onorevole grillina, inquilina di un alloggio a Collegno, nel quale vive assieme alla figlia con cui costituisce un nucleo familiare. La signora, nei giorni scorsi, si è vista recapitare a casa una diffida dell’Atc nella quale si annuncia l’incremento del canone di locazione da 155 a 180 euro e la richiesta degli arretrati per i due anni precedenti, che ammontano a oltre mille euro.

laura castelli celeste d'arrandoLAURA CASTELLI CELESTE D'ARRANDO
Celeste D’Arrando ha 33 anni, è di Collegno, proprio come la sottosegretaria Laura Castelli di cui è amica e sodale politica; ed è stata lei a espugnare la cintura rossa di Torino alle scorse politiche, conquistandosi lo scranno a Montecitorio. Prima di diventare “portavoce” lavorava in un call center dal quale si è licenziata subito dopo essere stata eletta. Come si legge nel suo curriculum fa parte dal 2003 dell’Associazione inquilini Villaggio Leumann di cui è stata anche vicepresidente con la delega di mantenere i rapporti con il Comune e con l’Atc. Insomma, di certi temi dovrebbe essere avvezza.

celeste d'arrando 8CELESTE D'ARRANDO
Il regolamento dei canoni di locazione stabilisce che l’assegnatario è tenuto a comunicare tempestivamente all’ente gestore ogni variazione della propria situazione economica così da consentire l’adeguamento del canone di locazione. Possibile che la deputata pentastellata non ne fosse a conoscenza? Per il momento i rilievi fatti dall’Agenzia si riferiscono ai redditi del 2016 e del 2017 (emersi dalle dichiarazioni del 2017 e del 2018) e ancora non tengono conto di quelli dello scorso anno, anche se negli uffici di Atc è saltato all’occhio come in quasi un anno di mandato parlamentare, D’Arrando non abbia ancora comunicato un’ulteriore (presumibile) scatto reddituale.

celeste d'arrando 7CELESTE D'ARRANDO
E' noto, infatti, che i deputati hanno un’indennità lorda superiore agli 11mila euro al mese, senza contare i vari rimborsi e al netto di eventuali restituzioni come sancito dal regolamento interno del Movimento 5 stelle. Di tutto ciò, però, non v’è traccia nelle comunicazioni che la D’Arrando avrebbe dovuto fare all’Atc. E non è escluso che con un reddito tanto alto nei prossimi mesi la mamma della parlamentare rischi addirittura di perdere i requisiti per l’alloggio popolare.

celeste d'arrando 3CELESTE D'ARRANDO









Interpellato dallo Spiffero, il presidente dell’Agenzia torinese Marcello Mazzù prima prova a derubricare la questione – “Facciamo 10mila controlli all’anno” – poi ammette: “Ero a conoscenza di questa vicenda visto la delicatezza legata alla persona coinvolta. Di più non posso e non voglio dire”.

Durante questi primi nove mesi di mandato i riflettori si sono accesi su D’Arrando perché, da capogruppo M5s in Commissione Sanità (incarico figlio evidentemente della sua qualifica da operatrice socio-sanitaria), avrebbe provveduto materialmente alla schedatura di alcuni degli scienziati dell’Istituto superiore della Sanità considerati oppositori del governo gialloverde. In campagna elettorale dichiarava: “Mi batto per il diritto alla casa per tutti”.

Fonte: qui

lunedì 31 dicembre 2018

UN BILANCIO DOPO I PRIMI 20 ANNI DELL’EURO? CI HA MASSACRATO.

NELLA CLASSIFICA STILATA DA "BLOOMBERG", IL NOSTRO PAESE E’ FRA I PIÙ DANNEGGIATI NEL PASSAGGIO ALLA MONETA UNICA, ASSIEME ALLA FRANCIA 
A CHI E’ CONVENUTO DI PIU’? ALLA GERMANIA 
GLI ANALISTI DI BLOOMBERG: “VENT'ANNI DI ADESIONE ALL'EURO NON HANNO PORTATO NULLA ALL'ITALIA. LEGANDO LA SUA ECONOMIA AD ALTA INFLAZIONE ALL'EXPORT TEDESCO SENZA ADOTTARE MISURE PER AIUTARE LE IMPRESE A COMPETERE, L'ITALIA HA PERSO UNA GUERRA DI LOGORAMENTO”
L'EURO FA 20 ANNI: L' ITALIA CI HA PERSO
Gabriele Carrer per “la Verità”

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Domani l' euro compie 20 anni. Era, infatti, il 1 gennaio del 1999 quando il Consiglio dei ministri europei ne comunicò la nascita. A distanza di due decenni da allora e di oltre cinque anni dalla crisi greca (la fase più complicata per l' euro), Bloomberg Economics ha pensato di tirare le somme sul ventennio di moneta unica. La quale, passata dagli iniziali 11 Paesi aderenti agli attuali 19 sui 28 dell'Unione europea, ha visto crescere l' economia dell' eurozona del 72%.

Ciò ha permesso all' economia dell' area, sostiene l'agenzia, di diventare (mondialmente) seconda soltanto agli Stati Uniti e di crescere come potenza globale. Tuttavia si tratta di una crescita disomogenea, che vede vincitori e vinti. Tra i primi Austria, Belgio, Finlandia, come prevedibile Germania, Slovacchia e Slovenia. Tra i secondi, Cipro, Francia, Italia, Malta e Spagna. Ben Sills, editor di Bloomberg, commenta così la situazione del nostro Paese.

EURO CRACEURO CRAC
«Vent' anni di adesione all' euro non hanno portato nulla all' Italia. Legando la sua economia ad alta inflazione all' export tedesco senza adottare misure per aiutare le imprese a competere, l' Italia ha perso una guerra di logoramento».

Attraverso dieci test, Bloomberg Economics ha cercato di capire quali Paesi abbiano più beneficiato della maggiore integrazione economica, quali si siano sforzati di rimanere competitivi e di proteggere le loro economie in tempi di crisi del debito sovrano. Dei 16 Paesi testati (le tre nazioni baltiche hanno aderito soltanto nel 2011 e una rilevazione sarebbe avventata), sei hanno preso «A», cinque «B» e altri cinque «C».

Italia CracITALIA CRAC
Tre gli ultimi della classe ci sono, come detto, Francia, Spagna e Italia, ovverosia tre delle cinque economie più grandi dell'eurozona. Competitività, produttività, politiche fiscali e costo del lavoro sono i punti deboli del nostro Paese, secondo l'agenzia. Se in un primo momento queste economie hanno goduto di maggiore credibilità che ha permesso un allentamento delle condizioni, poi la mancanza di riforme strutturali ha complicato il loro percorso, sostiene l' economista Maeva Cousin. In piena crisi greca, nel 2012, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi definì l' euro un «calabrone», che riusciva a volare senza che si sapesse bene come, come recita un celebre detto anglosassone.

«Per molti anni l' euro, questo bombo, ha volato bene senza che si sapesse come. Ma ora», aveva dichiarato Draghi, «è venuto il momento di evolversi e l' euro deve diventare una vera ape». A quell' intervento rispose l' economista Paul Krugman, sostenendo che quella metafora fosse «imperfetta», ma «il messaggio è chiaro». Nel lungo periodo, aggiungeva il premio Nobel, «l' euro potrà funzionare solo se l' Ue assumerà le caratteristiche di un Paese unificato».
mario draghiMARIO DRAGHI

Oggi, a distanza di 20 anni dalla nascita dell' euro e di più di cinque dalla crisi greca e da quel confronto tra Draghi e Krugman sul «calabrone», con un' Ue che appare disgregarsi sempre più, quel tentativo di unificazione non si è dimostrato altro che un ulteriore fattore di frammentazione.

COSÌ L’EURO HA MESSO IN GINOCCHIO L’ITALIA
Michele Zaccardi per “Libero quotidiano”

paul-krugmanPAUL-KRUGMAN
A gennaio l' euro compirà vent' anni. Tempo di festeggiamenti, per qualcuno, e tempo di bilanci. Poche settimane fa , il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, parlando all' università Sant' Anna di Pisa, ha rivendicato i successi dell' euro. E non poteva fare altrimenti, del resto. Mai chiedere all' oste se il vino è buono.
Allora, per cercare di capire come è andata negli ultimi vent' anni, da una prospettiva italiana, abbiamo deciso di approfondire il tema basandoci sui dati prodotti dalle principali istituzioni internazionali, raccolti e organizzati dall' imprenditore Giovanni Piero Rotundo.

Dal confronto tra i diciassette anni precedenti all' euro e i dicassette successivi, l' Italia ne esce martoriata. Un' Italia che proprio per le sue caratteristiche di Paese manifatturiero e votato all' export, soffre più degli altri di un cambio troppo forte. Mentre tra l' 85 e il 2001 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto di 482 miliardi di euro (+44%), tra il 2002 e il 2017 di soli 31, uno scarno + 2% in quasi vent' anni. E l' export è testimone di quanto l' euro danneggi la nostra economia. Sempre tra l' 85 e il 2001, le esportazioni, in termini reali, sono aumentate del 136,3%. Dopo l' adozione della moneta unica, del 40,9%, meno di un terzo.
Trattato di MaastrichtTRATTATO DI MAASTRICHT

L' euro fu introdotto nei mercati finanziari nel gennaio 1999, mentre entrò nei portafogli degli europei solo tre anni dopo, nel 2002. La neonata eurozona a quella data contava dodici Paesi aderenti per poi allargarsi negli anni successivi inglobando altri sette Stati. Con il Trattato di Maastrcht, firmato dai governi il 7 febbraio 1992, si disegnò l' architettura istituzionale dell' euro. Le due regole cardine, il limite del 3% al deficit e il tetto del 60% del debito pubblico in rapporto al prodotto interno lordo, furono messe nero su bianco.

euro crisi greciaEURO CRISI GRECIA
Nelle intenzioni dei padri nobili dell' Europa, l' euro doveva servire a rendere irreversibile il processo di integrazione europea, un treno inarrestabile diretto verso le "magnifiche sorti e progressive" di un luminoso futuro di pace e prosperità. Non è andata così. I Paesi ricchi sono sempre più ricchi, quelli poveri sempre più poveri. Per l' Italia il bilancio dei primi vent' anni di euro è drammatico. Il pil pro capite è allo stesso livello del '99, la disoccupazione gravita da sei anni attorno all'11%, la produzione industriale è ancora inferiore del 22% rispetto al picco del 2007.

Gli altri Paesi del sud non stanno meglio. In Spagna i disoccupati sono il 17,2% , 4 milioni di persone, più del doppio del 2007. La Grecia ha perso 500 mila abitanti tra il 2008 e il 2016, emigrati all' estero, mentre la disoccupazione, al 7,8% nel 2007, ora è al 21,5%. La percentuale di greci in povertà assoluta è passata dal 2,2% del 2009 al 15% del 2015. Un terzo della popolazione, 3,7 milioni di persone, è a rischio indigenza.
crisi euro su muraleCRISI EURO SU MURALE

Persino la Francia ne è uscita con le ossa rotte: i senza lavoro sono aumentati dal 7,4% del 2007 al 9,4% dell' anno scorso. Difficile pensare che i fautori della moneta unica ignorassero gli altissimi costi sociali cui si sarebbe andati incontro prima di coronare il sogno degli Stati Uniti d' Europa. Svariati premi Nobel, soprattutto americani, cercarono di dissuadere le cancellerie europee dall' adottare una moneta unica: non c' erano i presupposti per procedere in quella direzione.

Troppo grosse le barriere culturali tra i popoli europei, troppo grandi i divari di produttività, troppo diverse le leggi nazionali sul mercato del lavoro. Si decise di andare avanti lo stesso, costruendo la casa a partire dal tetto dimenticandosi delle fondamenta. E forse, rileggendo le dichiarazioni dei protagonisti politici che ci hanno portato nell' euro, ci si rende conto che essi sapevano benissimo cosa sarebbe successo.

mario montiMARIO MONTI
«Non dobbiamo sorprenderci» ha detto l' ex presidente del Consiglio ed ex Commissario europeo, Mario Monti «che l' Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti», passi che «sono per definizione cessioni di parte delle sovranità nazionali a un livello comunitario».

Tuttavia, i politici e i cittadini «possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico-psicologico del non farle è superiore al costo di farle perché c' è una crisi in atto». Dunque avanti fino alla morte, come recita il titolo di un libro dell' ex premier Enrico Letta, Euro sì. Morire per Maastricht. Più prosaico Romano Prodi, due volte presidente del Consiglio, secondo il quale «quando si mette in comune la moneta si fa un laboratorio». Resta da capire chi siano le cavie, anche se qualche sospetto ce lo abbiamo.

GIULIANO AMATOGIULIANO AMATO
Quanto alle lacune della costruzione europea non può esserci sintesi migliore di quella di Giuliano Amato, giudice della Consulta e primo ministro nel '92-'93, che scomoda il Faust, l' alchimista dell' omonimo poema di Goethe che vende l' anima al diavolo: «Noi abbiamo avuto la faustiana pretesa di gestire una moneta senza metterla sotto l' ombrello di quei mezzi che sono propri di uno Stato». Non solo, ma «abbiamo addirittura stabilito dei vincoli che impedissero di aiutare chi era in difficoltà». Insomma «abbiamo fatto una moneta senza Stato». Per questo «era davvero difficile che funzionasse e ne abbiamo visto tutti i problemi».

Amato evidenzia così un problema fondamentale dell' architettura dell' eurozona, e cioè il fatto di avere una banca centrale, la Bce, che non garantisce il debito pubblico dei singoli Paesi. Ciò significa che i singoli Paesi si indebitano in una valuta che non controllano, che non possono stampare, una valuta straniera, zattere in preda ai marosi dei mercati.
DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO

La crisi 

Per capire quanto la gestione della crisi, da parte dei governi italiani e delle istituzioni europee, sia stata disastrosa, basta un dato: il reddito degli italiani tornerà al livello del 2007 soltanto nel 2022.

Quindici anni persi. 

Una distruzione di ricchezza senza pari nella storia italiana, superiore addirittura alla seconda Seconda Guerra mondiale quando ci vollero dieci anni perché il pil pro capite superasse il livello del '39. Tutto questo, però, riguarda solo i paesi più fragili, non certo la Germania, l' altra metà di questa storia ventennale, l' unico grande Paese europeo ad averci guadagnato con l' euro, spesso a scapito dei suoi partner. Basti pensare ai 3 mila miliardi di euro che ha accumulato dal 2002 esportando più di quanto importava.

Fonte: qui