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martedì 10 settembre 2019

LUI È SERGIO, HA 26 ANNI, UNA MOGLIE E 2 FIGLI. È L'UOMO ARRESTATO PER LO STUPRO DELLA RAGAZZA DI RAGUSA, RAPITA PER TRE ORE E MINACCIATA PIÙ VOLTE DI MORTE: ''SO TUTTO DI TE, SE PARLI TI AMMAZZO''

AVEVA FATTO LO STESSO UN ANNO FA, MA DOPO SOLO 4 GIORNI DI CARCERE, E SEI MESI DI DOMICILIARI, È STATO LIBERO DI USCIRE E RICOMINCIARE DA CAPO

Dalla pagina Instagram di Carmelo Abbate:

SERGIO PALUMBO DI VITTORIASERGIO PALUMBO DI VITTORIA
Lui è Sergio. Ha 26 anni. Vive a Vittoria, in provincia di Ragusa. Ha una moglie e 2 figli. Lui è uno che prende tutto come viene, perché ha scoperto che programmare questa vita non conviene. È il suo manifesto. Sergio cerca una prostituta tra gli annunci di Bakeka. È il 2018. Le dà appuntamento a Ragusa. La carica sullo scooter e la porta a Vittoria. Si ferma in una zona isolata. La minaccia, le ruba i soldi e la violenta. Lei riesce a fuggire. Va dalla polizia e lo denuncia. Sergio viene arrestato e processato per sequestro di persona, rapina e violenza sessuale. Ha precedenti per furti in abitazioni e spaccio. È il maggio del 2018. Viene condannato a 2 anni e mezzo di carcere. Fa 4 giorni di galera. Giorni.

stupro spiaggiaSTUPRO SPIAGGIA
Gli concedono gli arresti domiciliari. Ci rimane fino al febbraio del 2019, quando i giudici gli aprono le porte di casa. Sergio è libero di andare in giro a prendere la vita come viene, con il solo obbligo di dimora. È il 2 settembre. Lei è una giovane donna di Vittoria. Sta rientrando a casa dalla sua festa di compleanno. È sola in auto, dietro ha i regali e un pezzo di torta per i genitori. Per strada c’è un uomo. Chiede aiuto. Dice che la moglie ha avuto un malore. Ha bisogno di chiamare i soccorsi. La donna prende il telefono. Lui glielo strappa dalle mani. Infila il braccio nel finestrino e apre lo sportello. La minaccia con una pietra. La ucciderà se non fa quello che vuole.
stupro 1STUPRO

Lei è terrorizzata. Obbedisce. Lui sale. Guida fino al cimitero di Vittoria. Le ruba 250 euro. Legge la sua carta d’identità. Ora sa tutto su di lei. Minaccia la sua famiglia. La stupra. Una, due volte. Rimette in moto. Guida fino a Marina di Ragusa. La fa scendere in spiaggia. Si lamenta della moglie. Poi la riporta a Vittoria. La violenta di nuovo. La fa guidare fino a una piazzetta. Le dice che la ucciderà se non tiene la bocca chiusa. Se ne va, ripreso da una telecamera. Lei chiama i genitori. La portano in ospedale. Chiamano la polizia. Le mostrano delle foto. Sergio Palumbo viene arrestato. La polizia di Ragusa non esclude che abbia commesso altre violenze, e invita eventuali vittime a denunciare.



mercoledì 20 febbraio 2019

Nei 5 Stelle base all’attacco e la minoranza si ribella. Di Maio: via chi vota contro

ROMA «Chi vota contro il blog è fuori». Luigi Di Maio non usa mezzi termini con i suoi. Riecheggia le parole pronunciate in assemblea da Paola Taverna e inasprisce i toni contro il dissenso, che monta prepotentemente anche nella base: «Non penso avranno il coraggio, ma se qualcuno decidesse di votare per l’autorizzazione a procedere contro Salvini, sarebbe espulso all’istante. Ma ora ripartiamo. Siamo il Movimento che cambia il Paese, ricordiamocelo». Sembra parlare a se stesso Luigi Di Maio, mentre sprona i suoi a ricominciare, per ridare vigore e sostanza all’orgoglio ferito per l’ennesima capitolazione verso l’alleato/antagonista Matteo Salvini.
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Il capo del Movimento è stato costretto a usare il blog per uscire dal vicolo cieco, per rendere corresponsabile il popolo dei militanti della perdita di innocenza. Ma nonostante questo, si sente sempre più solo. E teme che la rivolta cresca, tanto che non è più tabù la parola «scissione».
Così indurisce i toni e si prepara a cambiare il Movimento, a trasformarlo in qualcosa di molto simile agli odiati «partiti», con referenti che rispondano direttamente a lui. Un modo anche per uscire dall’isolamento, visto che deve combattere la battaglia su più fronti. A partire da quello interno, dove Beppe Grillo è ormai una scheggia impazzita («nei prossimi giorni pranzo con lui», dice Di Maio), Davide Casaleggio un padre molto ingombrante, e cresce il disagio dei parlamentari vicini a Fico che si salda a quello degli «ortodossi» (Nicola Morra e Alberto Airola, tra gli altri) e alla rivolta delle sindache. Non bastasse, il suo asso nella manica per le Europee, Alessandro Di Battista, si è dimostrato un boomerang: troppi eccessi verbali e scarso gradimento nei sondaggi, tanto che dopo l’esibizione non entusiasmante a «DiMartedì» (con tanto di richiesta di applausi al pubblico), l’ex deputato si è eclissato. Contro Di Maio si è schierato il «Fatto Quotidiano», con Marco Travaglio che parla di «suicidio» del Movimento.
Di Maio sorride in pubblico ma è irritato. Soprattutto dall’ultima uscita del deputato Luigi Gallo, vicinissimo a Fico: «Non liquiderei così il voto su Salvini. Il 41 per cento degli iscritti al M5S chiede ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai nostri principi. Il 41 per cento è un numero enorme». Va oltre, Gallo, riferendosi alle parole di Paola Taverna e alle minacce di Di Maio: «C’è qualcuno che dice che il 41% deve andarsene, qualcun altro vuole etichettarlo come dissidenza. Io so invece che il 41 per cento è pronto a mobilitarsi». E sul web scoppia la rivolta dei militanti inferociti contro il «tradimento».
Di Maio, come racconta una deputata, ha cercato di sviare l’assemblea post voto, parlando per ben tre volte: «È stata un’assemblea surreale. Si è discusso per ore solo dell’organizzazione e quasi per niente di Rousseau e di Salvini». Con un pugno di fedelissimi Di Maio si è rifugiato alle tre di notte, al ristorante La Base di via Cavour, ritrovo notturno del Movimento, per ricavare ferro e proteine da una gigantesca bistecca argentina.
E per pensare a che fare se arrivasse, come pare, una richiesta di autorizzazione per lui stesso e per il premier Conte. Di Maio potrebbe decidere di non rischiare e di non richiamare all’opera i militanti digitali con un nuovo voto su Rousseau, variabile pericolosa. Ma Roberto Fico fa sapere ai suoi: «Se una richiesta di autorizzazione arrivasse a me, io mi farei processare».
Problemi imbarazzanti per il leader maximo dei 5 Stelle, che vede accumularsi le sciagure: dopo la sconfitta abruzzese, rischia nel prossimo turno in Sardegna e le Europee promettono male. Per questo Di Maio ha puntato i piedi anche contro Casaleggio. E ha ottenuto una mezza vittoria: non la fine del doppio mandato, come aveva chiesto, ma almeno il radicamento territoriale e l’alleanza con le liste civiche. Poco, ma un appiglio almeno, per provare a uscire dall’angolo.
Fonte: qui


CACCIARI HA QUALCOSA DA DIRE A QUELLI DEL PD CHE DOPO IL "NO" IN GIUNTA GRIDANO ALLO SCANDALO 
"DOBBIAMO FICCARCELO IN TESTA. LE QUESTIONI POLITICHE, COME QUELLE RIGUARDANTI SALVINI, CHE IN QUESTO CASO HA ASSUNTO UN ATTEGGIAMENTO POLITICO, NON POSSONO ESSERE OGGETTO DI PROCEDIMENTI GIUDIZIARI. NON HA SENSO. QUANDO CIÒ AVVIENE, IL POLITICO ACCUSATO NE RICEVE SOLO BENEFICI" 
''SALVINI VA AFFRONTATO, CONTESTATO E MANDATO A CASA POLITICAMENTE"

MASSIMO CACCIARIMASSIMO CACCIARI
Tra i grandi oppositori di Matteo Salvini, senza ombra di dubbio, c'è Massimo Cacciari. Eppure, a Otto e Mezzo di Lilli Gruber, rifila un metaforico schiaffone a tutti i manettari del Pd che poche ore dopo avrebbero insultato la Giunta che ha negato l'autorizzazione a procedere contro il ministro per il caso-Diciotti. "Per me - ha spiegato Cacciari - è stato sempre un problema squisitamente politico. Se fosse dipeso da me, non avrei assolutamente intentato questo procedimento nei confronti di Salvini, che va affrontato, contestato e, a parer mio, mandato a casa politicamente". 
salvini sbrana il movimento cinquestelleSALVINI SBRANA IL MOVIMENTO CINQUESTELLE

Insomma, anche per Cacciari la richiesta di processare il leghista è una follia giuridica. "Salvini, grazie a questo caso, ha visto aumentare i propri consensi, perché ormai funziona così", ha aggiunto. E ancora: "Dobbiamo ficcarcelo in testa. Le questioni politiche, come quelle riguardanti Salvini, che in questo caso ha assunto un atteggiamento politico, non possono essere oggetto di procedimenti giudiziari. Non ha senso. Quando ciò avviene, il politico accusato ne riceve solo benefici". Detto da uno che contesta il vicepremier del Carroccio su tutto, vale ancora di più. Soprattutto per quel Pd che dopo il "no" in Giunta gridava allo scandalo.

Fonte: qui

lunedì 28 gennaio 2019

IL MAGISTRATO NORDIO SUL CASO SALVINI-DICIOTTI: “SE VA A PROCESSO VA ALLE ELEZIONI E FA IL PIENO DI VOTI, SE NON VA A PROCESSO LA SUA POLITICA VIENE AVALLATA ANCHE PER IL FUTURO. SE UN MINISTRO RITIENE SIA GIUSTO IMPEDIRE LO SBARCO, FA UN ATTO POLITICO, E SI DEVE PRONUNCIARE IL PARLAMENTO”

“LA LEGGE DEL MARE? I TRAFFICANTI GIOCANO SULLA NOSTRA EMOTIVITÀ…”
Serenella Bettin per www.ilgiornale.it

matteo salvini saluta carlo nordioMATTEO SALVINI SALUTA CARLO NORDIO
Silenzio. Parla Nordio. Grandi applausi venerdì sera all'hotel Mioni Pezzato di Abano Terme dove oggi si conclude la nona edizione della settimana dei Lettori del Giornale. Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, ospite de "L'intervista" Una serata viva e densa di approfondimenti moderata dall'inviato speciale del nostro quotidiano, Stefano Zurlo che poco prima aveva presentato il suo ultimo libro Quattro colpi per Togliatti.

SALVINI MIGRANTISALVINI MIGRANTI
Un Nordio critico verso i giudici e le autorità religiose. Lui, classe 1947, ha seguito le inchieste di Tangentopoli, fino allo scandalo Mose. E sul caso della nave Diciotti ha chiarito che Salvini, semmai, debba essere giudicato sul piano politico e non giudiziario. Perché ora secondo i magistrati catanesi il «sequestro di persona aggravato» dei 177 migranti della Diciotti è il reato per il quale è chiesta l'autorizzazione a procedere, contro la richiesta di archiviazione del pm Carmelo Zuccaro.

intervento di carlo nordioINTERVENTO DI CARLO NORDIO
«Questo parlamento ha detto Nordio - deve dire entro 60 giorni se la linea di Salvini è giusta o sbagliata. Se la linea è politicamente condivisa oppure no». Sessanta giorni in cui arriviamo dritti alla vigilia delle europee, per un Salvini, ha detto Nordio, che «potrebbe uscirne paradossalmente rafforzato».

«Se va a processo va alle elezioni e probabilmente fa il boom di voti; se non va a processo, la sua politica sui migranti viene avvallata dal Senato anche per il futuro. Io avrei preferito la faccenda si chiudesse». E invece si rischia di provocare un cataclisma politico. «Se il ministro ritiene sia giusto impedire lo sbarco per turbative all'ordine pubblico, fa un atto di discrezionalità politica ha detto se poi andasse a giudizio, si creerebbero problemi immensi dal punto di vista giuridico».
diciottiDICIOTTI

Il nodo cruciale è che essendo un atto politico, la legge costituzionale 16 gennaio 1989, prevede che a pronunciarsi debba essere il parlamento e non la magistratura. Quanto al fronte immigrazione, spiega Nordio, «la legge del mare, spesso citata a vanvera, dice che devi salvare il naufrago e portarlo in un porto sicuro: Libia, Malta o Tunisia. Ma sono sicuri anche i porti delle navi Ong: Francia, Germania e Olanda».

annalisa chirico carlo nordioANNALISA CHIRICO CARLO NORDIO




Gli accordi internazionali vanno applicati secondo il principio del rebus sic stantibus ossia della situazione al momento della stipula: se i fatti sopravvenuti cambiano, è giusta una modifica. «Nessuno sapeva sarebbero arrivati così tanti naufraghi dice - e la legge del mare non prevede si vadano a salvare al largo delle coste libiche le navi Ong per naufragi programmati da organizzazioni criminali.

diciotti migrantiDICIOTTI MIGRANTI





Evidentemente nei governi precedenti abbiamo fatto accordi per cui ce li teniamo tutti qua, anche se salvati da navi militari straniere. Tutto questo andrebbe spiegato alle autorità religiose, agli italiani, a tutti. I veri poveri restano lì, i migranti che arrivano non sono denutriti. I trafficanti sono intelligenti e spregiudicati, confezionano i gommoni, come si confezionano i pacchi di natale, mettono dentro due o tre bambini destinati a morire per farci cadere nell'emotività.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE
Noi non li prendiamo perché siamo buoni, ma perché siamo rassegnati. Anche su questo dovrebbero riflettere le autorità religiose. Se uno va a controllare l'origine di questi flussi viene accusato di colonialismo. Il nodo è politico, l'abbiamo fatto incancrenire per anni. La tragedia è nata con l'insensata aggressione della Libia voluta da Sarkozy. Per usare una frase volgare ma geniale di Churchill: la Francia si è fatta il bidè in casa e poi ha fatto bere l'acqua a noi».

Fonte: qui

DIFENDERE MATTEO SALVINI NON É SCELTA POLITICA. É UN DOVERE CIVILE – PARLA IL PROF SINAGRA

di Augusto Sinagra


Ho letto a fatica le fitte 50 pagine di motivazione della relazione del Tribunale di Catania (Sezione “reati ministeriali”) inviata al Senato della Repubblica per ottenere l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona relativamente al noto caso della Nave “Diciotti”. Le ho lette con fatica per il crescente sdegno e disappunto.
I tre giudici tutti (casualmente) iscritti a “Magistratura Democratica (notoriamente un vero e proprio movimento politico), si producono in una lunga dissertazione di norme di diritto internazionale generale e convenzionale che manifesta chiaramente l’uso strumentale delle norme stesse sul piano interpretativo.
Come anche l’intendimento strumentale dei dati di fatto della vicenda.
Omettendo commenti puntuali alle molto singolari considerazioni dei tre giudici, questi in buona sostanza si arrogano poteri di valutazione e di decisione politica spettanti esclusivamente all’Autorità, appunto, politica. Cioè spettanti esclusivamente al Ministro dell’Interno Matteo Salvini. E ciò fanno allo scopo di escludere, tra l’altro, l’esimente dell’art. 51 c.p. nonostante la legge n. 121 del 1982 indichi il Ministro dell’Interno come “responsabile della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica ed è l’autorità nazionale di pubblica sicurezza. Coordina i compiti e le attività delle forze di polizia esercitando la funzione di direzione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica”.

Questo significa che pur di arrivare a formulare l’accusa i tre giudici pretendono di privare il Ministro del suo potere di esercizio di un diritto o adempimento di un dovere!

Ma quel che è peggio è che, come detto, i tre giudici pretendono di valutare loro le esigenze di ordine pubblico e di pubblica sicurezza, oltre che di valutare loro se i contatti in sede europea svoltisi nei giorni dal 20 al 25 agosto 2018 (durata del preteso sequestro), per trovare una soluzione condivisa, giustificassero o meno la decisione politica del Ministro.
Qui siamo alla usurpazione dei poteri, allo stravolgimento dello Stato di diritto, alla negazione dei diritti e delle libertà, oltre che della autorità dello Stato nella sua configurazione di ripartizione dei poteri.
Montesquieu si rivolta nella tomba per lo sdegno. La “relazione” al Senato dei tre giudici che prima qualifica abusivamente i soggetti interessati come “migranti” e poi pudicamente come “stranieri non regolari” o “immigrati irregolari”, conferma un dato dell’esperienza e che cioè i provvedimenti giurisdizionali possono essere motivati in un modo o in un altro in vista di una preconcetta convinzione o preordinato convincimento. Per la mia pregressa esperienza di PM e di giudice posso darne attestazione.
In buona misura, secondo i tre giudici di Catania chiunque si diriga via mare verso la costa italiana ha diritto ad un “place of safety” (POS) e il Ministro dell’Interno ha l’obbligo di indicarlo subito. E chiunque, pur privo di documenti e non identificato, ha diritto ad entrare nel territorio dello Stato.

Signori, è l’invasione legalizzata, consentita e voluta. È la negazione della sovranità e indipendenza dello Stato.

È l’abolizione delle frontiere! Già c’era il precedente dell’eccentrico Capo di Stato Maggiore Generale della Difesa Ezio Vecciarelli che annunciava la sostanziale inesistenza dei confini dello Stato.
Dunque, la politica in materia di immigrazione ora la fanno i giudici! 

Troppo vi sarebbe da dire in punto di diritto (come, per esempio, il fatto che la Convenzione sul diritto del mare di Montego Bay non intacchi il potere dello Stato costiero di consentire o meno l’ingresso a soggetti stranieri, ancor più se privi di documenti di identificazione e dunque irregolari), come ha osservato il giovane e bravo Collega Prof. Daniele Trabucco.
Le Navi della nostra Guardia Costiera, dunque, non solo hanno l’obbligo di “salvare” in qualunque zona marittima naufraghi finti o naufraghi veri (e per questi ultimi certamente l’obbligo di salvataggio non conosce né se, né ma, né dove e né quando, ma anzi subito), ma avrebbero anche l’obbligo di portare in Italia tutti e chiunque! E solo in Italia! Ma anche al riguardo ebbe ad esprimersi il Comandante della Guardia Costiera italiana.
L’obiettivo è “colpire” il Ministro Matteo Salvini in quanto ostacolo a un preordinato progetto di disintegrazione dello Stato e di sconvolgimento della comunità civile.
Tutto ciò nonostante il Procuratore Capo di Catania Carmelo Zuccaro avesse correttamente richiesto l’archiviazione del procedimento. E non risulta che il Dottor Carmelo Zuccaro, che già ha una grande esperienza in materia, sia meno “bravo” o meno “perspicace” dei tre giudici autori di questo capolavoro di politica migratoria.

Professor Augusto Sinagra
Fonte: qui
Augusto Sinagra, nato a Catania il 18 agosto 1941. Dal 1965 al 1980 è stato magistrato ordinario. Dal 1980 fino al 2013 è stato professore ordinario di diritto internazionale, prima, e diritto dell’Unione Europea, dopo, presso l’università “Sapienza” di Roma. Ha tenuto corsi in molte università straniere. Dal 1999 è direttore della Rivista della Cooperazione Giuridica Internazionale. È autore di 201 pubblicazioni, tra cui diverse monografie tra le quali si segnalano “Sovranità contesa” (Giuffré, Milano, 1999), “Diritto e Giustizia, Ragione e Sentimento” (Aracne, Roma, 2004) e la seconda edizione del manuale “Lezioni di diritto internazionale” (Giuffré, Milano, 2016) di cui è coautore con il prof. Paolo Bargiacchi.

sabato 26 gennaio 2019

Il caso Sea Watch diventa uno scontro tra Italia e Olanda

Mentre la nave Sea Watch 3 è ancorata a un miglio a largo delle coste di Siracusa, a nord di Punta Maglisi dopo il via libera all'ingresso in acque italiane a causa delle cattive condizioni meteo e per garantire la sicurezza dei 47 migranti che si trovano a bordo, ormai da una settimana, e della stessa imbarcazione, sono diverse le novità sulla vicenda, e su più fronti. A cominciare dalle notizie della serata. Da una parte l'intervento della procura per i minori di Catania, che con il procuratore Caterina Ajello ha chiesto con una lettera ufficiale che vengano fatti sbarcare i minorenni; dall'altra l'Olanda, che ha rispedito al mittente la lettera inviata questa mattina dal ministro dell'Interno Matteo Salvini al governo 'oranje' per chiedere notizie sulla Sea Watch - che è iscritta al naviglio marittimo olandese - e sollecitato accertamenti sulla stessa, ovvero se la ong di riferimento abbia avuto comportamenti corretti. 
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Parla il pm: "Faccio il mio lavoro"

Sul fronte minori, da fonti investigative si apprende che in totale sarebbero 13, di cui otto non accompagnati. La missiva del procuratore Ajello è stata inviata ai ministri dell'Interno e delle Infrastrutture e trasporti, Matteo Salvini e Danilo Toninelli, e al presidente del tribunale per i minorenni di Catania, al procuratore generale di Catania e al prefetto di Siracusa. "Faccio il mio lavoro, i minori non possono essere espulsi" ha detto Ajello parlando con l'AGI. La giudice scrive di avere avuto notizia della presenza di minori a bordo della nave dall'ufficio del difensore dei diritti del bambini di Siracusa, "minori soccorsi dalla citata nave in mare aperto".
"Tutto ciò premesso - si legge nelle lettera - atteso che i suddetti minori si trovano in territorio dello Stato italiano e specificatamente nel distretto di competenza di questa procura della Repubblica per i minorenni, la tutela dei loro diritti deve essere assicurata da questa autorità giudiziaria". Ajello aggiunge che "evidentemente tutti questi diritti vengono elusi a causa della permanenza dei suddetti minori a bordo della nave poiché quantomeno non possono beneficiare di strutture di accoglienza idonee e sono costretti a permanere in una condizione di disagio sino a quando la situazione politica internazionale non sarà risolta, con grave violazione dei loro diritti".
Di qui la decisione della procura di avviare un apposito procedimento civile con cui si si chiede che i minorenni extracomunitari a bordo della Sea Watch 3 "possano sbarcare per essere collocati nelle apposite strutture per minori stranieri". La lettera è stata recapitata per conoscenza anche al comandante della capitaneria di Porto di Siracusa, all'autorità garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e all'ufficio del difensore dei diritti dei bambini presso il Comune di Siracusa.

L'Olanda: "Non siamo responsabili"

Dal fronte olandese invece la doccia fredda: viene respinta la richiesta del governo italiano di prendersi in carico i migranti soccorsi dalla nave. "Finché non ci saranno accordi strutturali a livello europei per i migranti, l'Olanda non adotterà soluzioni ad hoc", hanno fatto sapere dal ministero degli Esteri ai media olandesi. "Abbiamo preso atto della richiesta italiana ma la Sea Watch 3 non è di nostra responsabilità", spiegano dall'Aia.
La lettera del Viminale inoltrata alla Farnesina e da questa all'Olanda diceva: "Il Governo della Repubblica Italiana invita il Governo del Regno dei Paesi Bassi a predisporre, con urgenza, gli adempimenti relativi all'organizzazione della presa in carico e del trasferimento in territorio olandese dei 47 migranti a bordo della nave olandese Sea Watch". Il governo, aggiunge la lettera, "chiede inoltre di poter disporre di ogni informazione in merito alla Ong Sea Watch, con particolare riferimento alla conformità alla legislazione dello Stato di bandiera dell'organizzazione e delle attività della predetta Ong, nonché delle relative imbarcazioni ed equipaggio".

Salvini: "Aprano i porti di Rotterdam o Amburgo"


Sempre in serata, Salvini ha ribadito "bandiera olandese, Ong tedesca. Aprano i porti di Rotterdam o di Amburgo, in Italia posto non ce n'e'". 
Intanto il Comune di Siracusa si è offerto di accogliere i 47 migranti a bordo della Sea Watch 3, "abbiamo ottenuto un primo risultato di mettere la nave in sicurezza: ora occupiamoci delle persone a bordo, la città è pronta e disponibile ad assisterle e accoglierle", ha riferito il sindaco Francesco Italia, spiegando che si è inoltre attivata da subito "una catena di solidarietà, con la Curia e le associazioni di protezione civile e volontariato. Nessuno vuole minare le prerogative del ministro dell'Interno in tema di immigrazione, qui si tratta solo di dare assistenza a persone in difficoltà".
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Caso Diciotti. Tribunale chiede ok a procedere contro Salvini. Ministro su Facebook applaude giudici
Il tribunale dei ministri di Catania, contraddicendo la richiesta motivata di archiviazione della procura della Repubblica del capoluogo etneo, ha richiesto l'autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell'Interno Salvini per il caso Diciotti. È quanto si apprende da fonti del Viminale. La decisione del tribunale dei ministri arriva dopo la richiesta motivata di archiviazione avanzata dalla procura di Catania. 
Pm Catania invia richiesta e atti a Senato
Nave Diciotti, Porto di Catania (Ansa)
© suppredazione5 Nave Diciotti, Porto di Catania (Ansa)

La Procura di Catania, in ottemperanza alla decisione del Tribunale dei ministri di Catania, ha inviato al Senato l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini e gli atti relativi all'inchiesta sulla nave Diciotti. La Procura aveva chiesto l'archiviazione del fascicolo. 
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La vicenda
Il 20 agosto 2018 la nave Diciotti, pattugliatore della Guardia costiera italiana, con a bordo 177 migranti tratti in salvo il 16 agosto al largo di Lampedusa, arriva nel porto di Catania. Nessuno ha il permesso di scendere: Malta si è rifiutata di accoglierli e l’Italia di farli sbarcare in mancanza di un accordo dell’Unione europea sulla ripartizione dei profughi. I Pm di Agrigento hanno indagato il ministro Matteo Salvini e un capo di gabinetto del Viminale per sequestro di persona, abuso d'ufficio e arresto illegale. Fascicoli sulla vicenda sono stati aperti anche dalla Dda di Palermo (traffico di migranti e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina) e dai Pm di Catania.
Giudici: da Salvini abuso poteri. Sapeva che a bordo c'erano minori
Ha "abusato dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania a bordo dell'unità navale di soccorso 'Diciotti' della Guardia Costiera italiana alle ore 23,49 del 20 agosto del 2018"Per questa ragione - sostiene il tribunale dei ministri di Catania - il ministro dell'Interno Matteo Salvini deve rispondere del reato di sequestro di persona, aggravato dall'aver agito nelle veste di "pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate nonché per averlo commesso anche in danno di soggetti di minore età".
Il ministro dell'Interno sapeva che a bordo della nave Diciotti ci fossero anche dei minori non accompagnati e nonostante ciò non ha autorizzato subito lo sbarco. In questo modo avrebbe violato le Legge Zampa del 2017. A dirlo sono i giudici del Tribunale dei ministri di Catania nel decreto invito al Senato. "La legge Zampa - dicono i giudici - sancisce il divieto assoluto di respingimento ed espulsione dei minori extracomunitari non accompagnati". "Ciò nonostante lo sbarco dei 29 minori veniva autorizzato dal ministro Salvini solo la sera del 22 agosto è solo dopo l'intervento della procura per i minori di Catania".
Il ministro: "Colpevole di aver bloccato lo sbarco". E applaude i giudici
"Sì lo rivendico, lo confesso e lo ammetto: ho bloccato la procedura di sbarco dei migranti. Mi dichiaro colpevole di questo reato".  Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini su facebook spiega la richiesta del tribunale dei ministri di procedere contro di lui.  "Riunione il 7 dicembre e comunicazione il 24 gennaio", e poi applausi verso la telecamera. "In un'azienda qualunque qualcuno dovrebbe dare le dimissioni".  "I giudici facciano i giudici, i ministri fanno i ministri ed esercitano i loro poteri", aggiunge Salvini.
Rixi: gestione immigrazione non è tema da tribunale
"Come si gestisce l'immigrazione è una linea politica del governo e non può essere argomento di un tribunale", ha detto il viceministro ai trasporti, Edoardo Rixi, parlando della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier Matteo Salvini per la questione Diciotti. "Su alcuni argomenti il governo deve essere libero di poter scegliere - ha spiegato Rixi a margine del convegno Ipma, a Milano - e non è che se a qualcuno non va bene la questione diventa giudiziaria. Credo che ci stia stato un comportamento corretto del governo e della guardia costiera".
Bonafede: su Diciotti azione concordata da interno governo
Quello che è stato fatto nel caso della nave Diciotti "è azione concordata da tutto il governo. L'attività è stata portata avanti da tutti e non solo da Salvini". Lo ha detto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede  a proposito della decisione del tribunale dei ministri di Catania che, al contrario della richiesta motivata di archiviazione della Procura della Repubblica del capoluogo etneo, ha richiesto l'autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell'Interno. Il Guardasigilli ha detto che la decisione sarà un atto del tutto "tipicamente parlamentare, la Giunta farà le sue valutazioni. Ho rispetto dell'autonomia e indipendenza della magistratura, come pure ho rispetto del Parlamento e delle scelte e valutazioni che verranno fatte".
Fonte: qui

venerdì 25 gennaio 2019

ROMA, BROKER:“MI MASSACRANO DI BOTTE, HO TUTTO IL VISO ROVINATO”. ALL’EUR UN PROFESSIONISTA SEQUESTRATO DAGLI USURAI


2 MACELLAI FINISCONO IN MANETTE INSIEME A UN PUGILE PROFESSIONISTA 

AGLI STROZZINI CEDUTI ANELLI, QUADRI PREZIOSI E UN' IPOTECA SULLA CASA

Michela Allegri per “il Messaggero”

Sequestrato, costretto a dormire su una brandina in una stanza senza riscaldamento, a casa degli strozzini che pretendevano la restituzione di un debito con interessi del cento per cento. Un' ipoteca sulla casa, quadri di pregio, un anello di Bulgari da più di 30mila euro: non era abbastanza per accontentare i suoi aguzzini.

«Per ogni ora che passa sono finito, non ce la faccio ad arrivare a domani, mi massacrano di botte, ho tutto il viso rovinato», diceva al telefono, intercettato, un promoter finanziario romano, vittima di una coppia spietata di usurai, titolari di una macelleria all' Ardeatino. Ora i cravattari sono stati arrestati dai Carabinieri. Si tratta di Stefano Fabio e Maura Broglia, marito e moglie. In manette anche il Fabrizio Fabio - fratello del macellaio - e un pugile professionista, Emiliano Tagliavini.

Nel luglio 2017, il primo prestito da duemila euro e l' accordo per la restituzione con tassi d' interesse del 30 per cento. Poi, altri soldi e interessi sempre più alti: del 50 e, infine, del 100 per cento. Nel marzo 2018, il credito vantato dagli usurai ammonta a 66mila euro. La vittima mette un' ipoteca sulla casa.

Tagliavini entra in scena nell' estate 2018. I tassi di mora salgono a mille euro settimanali e poi arrivano a 500 euro al giorno, pretesi con violenza: il macellaio agita in faccia al promoter un grosso coltello, lo afferra per il collo, lo sbatte contro un congelatore, gli frattura la faccia. Il pugile minaccia di spezzargli un dito per ogni giorno di ritardo. In gennaio, il debito è impossibile da restituire: 369.500 euro.

EMILIANO TAGLIAVINIEMILIANO TAGLIAVINI
Così, scatta il sequestro. Il promoter viene segregato prima nella casa degli indagati e poi in un albergo: «Stai con noi fino a quando porti tutti i soldi altrimenti non rivedrai più né tua moglie né tua figlia», gli dicono.
Viene controllato a vista, scortato.
Passa le giornate a fare telefonate per cercare il denaro. «Mi vedrai morto», si dispera con un amico.

IL BLITZ 

Due giorni dopo, il blitz dei carabinieri della compagnia Eur. I militari, venuti a conoscenza della situazione, contattano la moglie della vittima. La donna è terrorizzata: si rifiuta di sporgere denuncia, non vuole mettere a verbale nemmeno una frase. Quando il marito le telefona e scopre che in casa ci sono i carabinieri, entra nel panico: «Mi ammazzano. Non hai capito, anche se li arrestano quello mi ha detto che ha duemila amici, pure se li arrestano loro ci vengono a prendere altri». Il telefono del promoter, però, è intercettato. I militari lo localizzano e intervengono, ponendo fine al sequestro. Gli strozzini vengono arrestati e la loro macelleria all' Ardeatino viene chiusa per carenze igienico-sanitarie.

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