Un sequestro record, il secondo per quantità mai realizzato in Italia. Un carico di oltre 3 tonnellate di cocaina, per un valore di circa 400 milioni di euro, è stato intercettato nel porto di Livorno nel corso di un’inchiesta della procura di Marsiglia, in collaborazione con la Dda di Firenze. Il carico è stato sequestrato lunedì scorso al termine di un blitz dei carabinieri - scattato su segnalazione delle autorità francesi- su una nave battente bandiera delle Isole Marshall e proveniente dalla Colombia, attraccata nel porto di Livorno; la droga era nascosta dentro una quarantina di zaini, sistemati all’interno di un container.
Per individuare i destinatari gli inquirenti a quel punto hanno deciso di far ripartire la nave e installare microspie, lasciando a bordo solo uno zaino. Dopo una sosta a Genova la barca è approdata a Marsiglia: tre persone, di cui non è stata resa nota la nazionalità, sono state arrestate dalla polizia mentre ritiravano il materiale.
La notizia della maxi operazione antidroga è stata data in una conferenza stampa dal procuratore di Marsiglia collegato in videoconferenza con il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, i pm Luca Tescaroli, Eligio Paolini e Beatrice Giunti, il comandante provinciale dell'Arma dei Carabinieri di Livorno, Massimiliano Sole, quello del reparto operativo Armando Ago, e il comando del nucleo investigativo Michele Morelli.
In ulteriore conferma che la campagna di "massima pressione" della Casa Bianca ha lasciato il posto all'estate più intensa e aggressiva dell'Iran di "contropressione" nel golfo, il sabato militare iraniano ha sequestrato una piccola nave straniera e il suo equipaggio , il semi- conferma l'agenzia di stampa ufficiale ISNA.
La nave viene descritta nei rapporti internazionali come un rimorchiatore che l'Iran ha accusato di contrabbando di quasi 284.000 litri di gasolio. Le forze iraniane hanno arrestato e detenuto i suoi 12 membri dell'equipaggio filippino, ma non si sa ancora quale bandiera battesse la barca.
Si dice che la benzina sequestrata valga 233,71 miliardi di rial ($ 20,2 milioni) , secondo il rapporto ISNA.
Immagine di file illustrativa.
L'Iran ha ora arrestato tre navi commerciali nel vitale stretto di Hormuz negli ultimi tre mesi, tra cui la petroliera ancora catturata con bandiera britannica Stena Impero.
Secondo Fox, la quinta flotta della Marina statunitense ha dichiarato di essere a conoscenza dell'incidente, ma non ha commentato ulteriormente, mentre il Dipartimento degli affari esteri delle Filippine ha dichiarato che sta anche indagando sul rapporto.
L'Iran ha continuato a reprimere il traffico di carburante dilagante nel golfo tra i suoi problemi energetici a causa delle paralizzanti sanzioni a guida statunitense. Il contrabbando su larga scala verso paesi terzi è sorto a causa di sussidi statali che hanno reso il carburante iraniano tra i più economici al mondo.
"Le vendite di benzina hanno raggiunto un record di 72 milioni di dollari la scorsa settimana allo Iran Energy Exchange (IRENEX) per le esportazioni nei paesi vicini", ha riferito Reuters .
I media statali hanno recentemente stimato che ogni giorno 10 milioni di litri di carburante vengono contrabbandati fuori dall'Iran.
DOPO UN INTERROGATORIO DI QUASI 8 ORE ESCE DALLA CASERMA DELLA GUARDIA DI FINANZA DI LAMPEDUSA CON L’ACCUSA DI FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA , OVVERO DI AVER DISOBBEDITO ALL ALT IMPARTITO DAL PATTUGLIATORE DELLA GDF PRIMA DI ENTRARE NELLE ACQUE TERRITORIALI ITALIANE
È entrato come persona informata sui fatti ed è uscito da indagato. Dopo un interrogatorio di quasi 8 ore Luca Casarini esce dalla caserma della Guardia di finanza di Lampedusa con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
LUCA CASARINI
In qualità di capo missione della Ong Mediterranea Casarini ha condiviso operativamente le decisioni prese dal comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, quindi è anch’egli sotto indagine per le medesime accuse. È accusato in concorso di aver violato anche l’articolo 1099 del codice della navigazione, ovvero di aver disobbedito all alt impartito dal pattugliatore della gdf prima di entrare nelle acque territoriali italiane.
LUCA CASARINI
La prossima settimana, nella nuova veste di indagato, quindi con la presenza del suo avvocato, Casarini sarà nuovamente interrogato ad Agrigento dai titolari del fascicolo Salvatore Vella e Cecilia Baravelli.
E’ degradante anche solo sprecare dieci minuti a smentire che la Mare Jonio “ha salvato vite umane”. Una operazione di aperta provocazione – dichiaratamente premeditata – ottimamente finanziata da vecchie e nuove facce e grinte dell’antagonismo coll’orecchino e stagionati mestatori politici falliti.
L'ex antagonista no global @lukacasa, ora esponente imborghesito di @SI_sinistra e "volontario" sulla nave #MareJonio di @RescueMed, chiede all'Italia un porto di sbarco. Qualche anno fa però era decisamente meno "accogliente" con i migranti.
Operazione coordinata con l’aereo di Sea Watch e mediaticamente da Amnesty, ossia con Soros. Sostenuta da interventi coordinati di “intellettuali” del giro giusto, da Mentana a Saviano,
Una operazione dolosa, con trasponder spenti fino al punto d’incontro coi “naufraghi”, che si sapeva esattamente dove cercare. Solidi indizi di collusione e accordo previo coi criminali scafisti che dovrebbero interessare i giudici – come l’ipotesi che, ci siano stati altri morti dovuti al fgatto che gli scafisti hanno costretto altri mettersi sui gommoni, ma non hanno raggiunto in tempo la nave dei centri sociali e sono affogati.
La Mare Jonio di @ RescueMed ha fatto rotta esattamente su Sabrata ad ovest di Tripoli da quando hanno lasciato l’Italia, nonostante ultimamente partissero soprattutto da Gasr Garabulli ad est di Tripoli. Come chiamata al telefono. C’è motivo di sospettare una “consegna” in piena regola. Qualche procura si interessa?
Basta seguire seguire i twitter benemeriti di Francesca Totolo, per sospettare reati gravi commessi al preciso scopo di mettere in crisi e difficoltà l’odiato Salvini, con l’utilizzo spregiudicato di vite umane messe in pericolo, a spese di tutti gli italiani.
Solidi indizi che dovrebbero e potrebbero diventare prove a carico. Se fossero indagati. Ma è chiaro che questi sono sicuri che a loro, non accadrà mai – ed è questo il problema. Questi sanno di avere le spalle coperte.
Il sindaco di Napoli, ha annunciato altri “salvataggi”, altre provocazioni e strumentalizzazioni; e chi vuoi che lo trascini in giudizio? E’ un (ex?) magistrato.
Migranti, de Magistris: “Abbiamo 450 imbarcazioni pronte per il recupero”
“Salvini non vuole far entrare la nave in territorio italiano? A Napoli abbiamo la disponibilità di 450 imbarcazioni per andare a recuperare queste persone che stanno morendo. Li andremo a soccorrere in acque internazionali perché il diritto del mare dice di salvare e prestare soccorso alle persone che stanno per morire”.
Non è stata una giornata da ricordare, quella di ieri, per Banca Etica. L'istituto bancario cooperativo, la «banca dei buoni», che dovrebbe promuovere progetti sociali, che ha nello statuto come principi fondativi, «trasparenza, partecipazione, equità, efficienza, sobrietà, attenzione alle conseguenze non economiche delle azioni economiche, credito come diritto umano», ha finanziato con 460.000 euro la Ong Mediterranea saving humans, affinchè potesse acquistare la nave Mare Jonio.
NAVE MARE JONIO DELLA ONG MEDITERRANEA AL LARGO DI LAMPEDUSA
Più precisamente, Banca Etica ha finanziato il «nucleo promotore» della Ong, composto (si legge sul sito della banca) da singole persone e associazioni come l' Arci e Ya Basta di Bologna, altre Ong come Sea Watch, il magazine online I Diavoli, imprese sociali come Moltivolti di Palermo. A proposito di Sea Watch, sulla Mare Jonio c'erano anche un ingegnere e capo macchina, un soccorritore e un operatore video imbarcati in precedenza sulla nave olandese della Ong tedesca, spesso protagonista di estenuanti tira e molla con il governo italiano.
NAVE MARE JONIO DELLA ONG MEDITERRANEA
La Mare Jonio è la nave che, dopo un braccio di ferro di qualche ora con il governo italiano, l' altra sera ha sbarcato a Lampedusa i 49 extracomunitari che aveva raccolto al largo delle coste della Libia e che, subito dopo, è stata sequestrata su ordine della Procura di Agrigento, che indaga per favoreggiamento dell' immigrazione clandestina.
Sostanzialmente Banca Etica ha anticipato un mare di soldi alla Ong, fidandosi delle garanzie offerte dall' ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, e da tre parlamentari: Nicola Fratoianni ed Erasmo Palazzotto (Sinistra italiana) e Rossella Muroni (Liberi e uguali). Successivamente il crowdfunding, gestito sempre da Banca Etica, ha consentito alla Ong di raccogliere circa 600.000 euro attraverso donazioni, e dunque il debito con l' istituto può essere ripagato.
NAVE MARE JONIO DELLA ONG MEDITERRANEA
I 460.000 euro dati alla Ong Mediterranea saving humans, badate bene, sono stati concessi con la formula del «fido a revoca», che, non avendo scadenze definite, permette una gestione flessibile del rientro. «Si è trattato», spiegava tutto contento lo scorso 25 ottobre al sito Valori.it. il vicedirettore di Banca Etica, Nazzareno Gabrielli, «sostanzialmente di anticipare la raccolta fondi che potevano mettere in campo gli organizzatori per sostenere il progetto. E il business plan si chiude con le donazioni. Senza dimenticare che, a fronte di questo utilizzo di denaro, la nave è un bene reale che rimane. Un asset, con un suo valore», aggiungeva Gabrielli, «che quindi può essere venduto per reimmettere dei fondi nel progetto».
BANCA ETICA
Un asset che però ora è sotto sequestro, con tutte le conseguenze del caso. Non solo: bisognerebbe riflettere su quanti piccoli imprenditori, quante famiglie, quanti operatori sociali, sono in grado di presentarsi a uno sportello di Banca Etica e farsi prestare sull'unghia mezzo milione di euro, con la formula del «fido a revoca».
NICHI VENDOLA E NICOLA FRATOIANNI
Non è piaciuta ai correntisti e ai sostenitori di Banca Etica la scelta di imbarcarsi è il caso di dirlo, in una avventura così rischiosa dal punto di vista economico. Ieri sulla pagina sulla Facebook dell'istituto fioccavano commenti critici, e uno su tutti ha colpito la nostra attenzione. «Ho aperto il conto», scrive Mariarosa, «alla Banca Etica 12 o 13 anni fa, ma quest' anno l' ho chiuso. Ho chiesto 5.000 euro di prestito dando in garanzia un immobile valutato 150.000, ma non e stato possibile in alcun modo ottenerlo». «Non sei», le risponde Stefano, «una Ong che favorisce l' immigrazione clandestina, quindi non puoi avere il tuo prestito!».
«Ciao amico! Naviga con noi! Sostieni Mediterranea Saving Humans, aderisci al crowdfounding, finanzia la barca "Mare Jonio" che se ne fotte della legge, delle autorità e che si fa guidare da simpatici pregiudicati come Luca Casarini! Contatta "Banca etica" che ha organizzato il crowdfounding (va bene, non sai che cazzo è un crowdfounding: in pratica devi mandarci dei soldi) e che ha già concesso un prestito di 465mila euro!
LUCA CASARINI
Tutti soldi presi da 41mila correntisti che di Casarini e dell' immigrazione illegale magari non sapevano un accidente, certo, ma ora sono tutti felici di ritrovarsi in compagnia di Nichi Vendola, dell' Arci, della celebre associazione "Ya Basta" di Bologna, dell' Ong tedesca Sea watch oltre all' attuale sottosegretario all' Economia Laura Castelli e un' altra quindicina di parlamentari grillini! Tutti nella stessa banca, anzi barca, che festa! Ti aspettiamo! Mandaci i soldi, pirla!». Questa è la versione semiseria.
MARE JONIO NAVE ONG
La versione seria è uguale. Più o meno uguale. La nave Mare Jonio che ha «salvato» 49 migranti (che li ha fatti espatriare illegalmente) è un' invenzione finanziaria di Banca Etica, un istituto di credito popolare in forma di cooperativa che agisce «nel rispetto delle finalità di cooperazione e solidarietà» (lo si legge nel loro sito) e dove per esempio ogni conto corrente, contrattualmente, sostiene in quota anche la ong Medici senza Frontiere.
In pratica, questa banca ha anticipato circa 460mila euro alla Mediterranea Saving Humans, altra ong nata appena nel giugno scorso e che ha operato a partire dal 3 ottobre. La stessa banca ha poi organizzato un crowdfunding che in pratica sarebbe una colletta, ma che oggi usa definirsi «processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni».
MARE JONIO NAVE ONG
Nel sito della banca si legge che «il fido è anche garantito da garanzie personali prestate da alcuni parlamentari», e il testo d' invito recitava: «Regala miglia di navigazione a Mediterranea... entro 24 ore riceverai per email il bellissimo calendario delle maree Quella di Mediterranea è un' azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile».
LA COLLETTA
MARE JONIO NAVE ONG
Certo. Questa colletta, comunque, portò a raccogliere 586mila euro (l'obiettivo era 700mila) che bastarono per la barca e soprattutto l' exploit dell' altro giorno. Sulla carta (anzi, sul web) la banca rende pubblici i finanziamenti erogati, ma i dettagli - se le violazioni di legge sono dettagli - i soci li apprendono a cose fatte.
BANCA ETICA
Quindi è a cose fatte che hanno appreso di avere Luca Casarini, ormai, come loro più noto testimonial: uno spot che per la legge dei numeri porterà molti soci a schierarsi automaticamente con Matteo Salvini anche se avesse proposto di cannoneggiare la Mare Jonio.
MARE JONIO NAVE ONG
I soci, comunque, sono circa in 41mila tra società (16 per cento) e singoli individui (84 percento, 34mila persone fisiche) e non sono solo italiani: molti sono spagnoli e tutti, in teoria, dovrebbero condividere le aree di finanziamento, compreso quindi il «soccorso» dei migranti con biglietto di sola andata.
Alcuni degli aderenti a questa banca li abbiamo citati, e potremmo aggiungere realtà del calibro del magazine online «I Diavoli» o imprese sociali come «Moltivolti» di Palermo, ma un posto speciale ce l' ha indubbiamente il Movimento cinque stelle: utilizzò proprio quell' istituto, a suo tempo, anche per la nota sceneggiata di restituzione di soldi allo Stato con assegni giganti inquadrati dalle telecamere. Insomma: la banca che ha fottuto metà del governo (la Lega) è la banca dell' altra metà del governo (i grillini).
BANCA ETICA 1
Sul sito di Banca Etica si apprende che «la nave ha l' obiettivo di svolgere attività di monitoraggio, testimonianza e denuncia della drammatica situazione che quotidianamente vede donne, uomini e bambini rischiare la propria vita, attraversando il Mediterraneo centrale, nell' assenza di soccorsi generata dalle recenti politiche italiane ed europee».
Evidentemente il monitoraggio comprende la forzatura di blocchi navali e la disobbedienza alle forze dell' ordine, ma si vede che sono forzature e disobbedienze etiche. E comunque, la banca, si è formalmente limitata a concedere un prestito. Del resto il vicepremier Luigi Di Maio, nell' ottobre scorso, disse che la nave «è una sentinella civica, nient' altro».
S' è visto.
PD E CINQUE STELLE
LUCA CASARINI
Tra i dettagli, ora, c'è che i soci di Banca Etica potrebbero rischiare di aver finanziato eventuali contatti di Luca Casarini con i trafficanti nonché un'operazione finalizzata a creare un caso politico alla vigilia del voto sull'autorizzazione a procedere di Palazzo Madama: queste, almeno, le accuse mosse apertamente dal Viminale. Nel sito di Banca Etica si legge che ai soci è garantita «massima trasparenza su come sarà gestito il risparmio raccolto», «escludendo impieghi in settori che possono non essere consoni ad una visione etica dell' impiego del denaro».
BANCA ETICA
Traduzione: niente fondi d' investimento con aziende che magari inquinano o commerciano armi, e però è spuntato mezzo milione di euro per l' immigrazione clandestina di 49 libici (fanno circa 12mila a cranio) sotto l' occhio attento - perbacco - dell'Ethical Screening, cioè un comitato di selezione etica degli investimenti fatti utilizzando «un portafoglio selezionabile dai clienti dell' istituto bancario sulla base di giudizi etici». Etica ovunque. Sarà per questo che un paio d' anni fa 53 deputati del Pd, di Sinistra italiana e dei Cinque Stelle si sono battuti per inserire agevolazioni alla «finanza etica» nella legge di bilancio.