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mercoledì 27 febbraio 2019

Trump a Kim ad Hanoi: 'Summit sarà un successo'


Ansa - Il secondo summit tra il presidente Usa Donald Trump e il leader Kim Jong-un "sarà un successo": è la previsione del tycoon, espressa nei primi commenti subito dopo il loro incontro al Metropole hotel di Hanoi. Trump ha ripetuto che la Corea del Nord "ha un potenziale economico senza limiti" e di "essere impaziente di vederlo" e rilevando di considerare un "onore essere con Kim".

Donald Trump e  Kim Jong-un sono si vedranno almeno cinque volte nell'ambito del summit che sarà aperto da un breve faccia a faccia e dalla "social dinner" in serata.
Trump-Kim, ad Hanoi al via secondo summit

Donald Trump e Kim Jong-un avranno in serata un incontro di circa due ore, prima occasione per un round negoziale ai massimi livelli sulla denuclearizzarione, sul miglioramento dei rapporti bilaterali e sulla pace duratura. In base alle indicazioni fornite dalla Casa Bianca, i due leader arriveranno all'hotel Sofitel Legend Metropole Hanoi intorno alle 18:30 (le 12:30 in Italia), tenendo un meeting 'one-on-one' di 20 minuti, prima della 'social dinner' aperta ai più stretti collaboratori della durata di in un'ora e 35 minuti.
Nell'elenco dei collaboratori che affiancheranno Trump nella cena con Kim ci sono il segretario di Stato Mike Pompeo e il chief of staff reggente Mick Mulvaney, mentre non risulta il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, arrivato ieri ad Hanoi e considerato un "falco" finito tra l'altro nel mirino di Pyongyang per il suo richiamo alla denuclearizzazione del Nord sul modello libico. Kim, invece, sarà accompagnato dal "braccio destro" Kim Yong-chol, ex generale ed ex numero uno dei servizi segreti militari, e da un'altra persona che potrebbe alla fine risolversi in Kim Yo-jong, l'inseparabile e onnipresente sorella minore del leader. Trump e Kim "scalderanno" il meeting con conversazioni più leggere al fine di ricercare una sintonia: la parte iniziale, tuttavia, è ritenuta una cartina al tornasole sugli sviluppi possibili raggiungibili nel summit di domani dove saranno affrontati i temi più importanti, dalla denuclearizzazione ai rapporti bilaterali e alla pace duratura.Rispetto al primo vertice di un solo giorno di giugno 2018 a Singapore, i due leader avranno più tempo per parlare del nodo nucleare e, soprattutto, per creare un rapporto personale.Trump e Kim spesero circa 5 ore insieme nella città/Stato, includendo un breve faccia a faccia e un colloquio allargato. Malgrado gli scarni dettagli sul programma, le prime battute del summit seguiranno una formula rodata, fatta da un faccia a faccia, da una cena e da un meeting allargato coi collaboratori più stretti. Sulle attese del programma, i leader potrebbero vedersi almeno 5 volte fino a giovedì, anche se non sono escluse ulteriori occasioni di confronto. A Singapore ci fu poi la breve passeggiata nel giardino del Capella hotel, a uso telecamere. Incerta la conferenza stampa: tutto dipende dal livello di "soddisfazione" dell'accordo, dicono fonti diplomatiche all'ANSA, che i due leader riusciranno a raggiungere.

Vertice Trump-Kim finisce senza accordo. Presidente Usa: “Firma non era buona cosa. No a richiesta di togliere sanzioni”



Vertice Trump-Kim finisce senza accordo. Presidente Usa: “Firma non era buona cosa. No a richiesta di togliere sanzioni”
Il summit di Hanoi in Vietnam si conclude senza una 'Cerimonia di firma congiunta', con il leader nordcoreano che già lasciava l'hotel Metropole mentre il numero uno della Casa Bianca apriva la sua conferenza stampa: "Abbiamo avuto un incontro molto produttivo, le differenze sono state ridotte", ma Kim "ha una certa visione che non coincide con la nostra"

Il summit di Hanoi tra il presidente Usa Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un si è concluso senza un accordo. Lo fa sapere la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, spiegando che “i rispettivi staff non vedono l’ora di incontrarsi in futuro” e precisando che i meeting tra i due leader sono stati “molto buoni e costruttivi“. “Hanno discusso di vari modi per far progredire la denuclearizzazione e di idee riguardanti l’economia”, recita la comunicazione della Casa Bianca. Il vertice però è terminato in anticipo, segno più tangibile del flop: nel programma originale era prevista una ‘Cerimonia di firma congiunta‘ e un pranzo di lavoro, ma alla fine i due leader hanno lasciato il summit senza cerimonia e Trump ha anticipato la conferenza stampa di due ore, mentre Kim lasciava l’hotel Metropole di Hanoi al termine dell’ultimo colloquio.

“Abbiamo avuto un incontro molto produttivo, c’erano diverse opzioni ma questa volta abbiamo deciso che non era una buona cosa firmare una dichiarazione congiunta al summit”, ha spiegato proprio il presidente americano parlando ai giornalisti ad Hanoi. Per Trump alla base del mancato accordo c’è il rifiuto Usa alla richiesta “di togliere le sanzioni” avanzata da Pyongyang.  “Le differenze sono state ridotte”, ma Kim “ha una certa visione che non coincide con la nostra”, ha aggiunto.
“Non potevamo togliere tutte le sanzioni per quel settore che loro volevano”, quindi tutte le sanzioni rimangono, ha detto Trump. “Non abbiamo ceduto su nulla, noi siamo buoni amici del presidente Kim e della Corea del Nord, hanno un potenziale enorme, è incredibile, ma per quanto riguarda le sanzioni si trattava di un settore che noi non volevamo”, ha proseguito Trump. In particolare, gli Usa chiedevano che la Corea del Nord smantellasse il suo complesso nucleare di Yongbyon, ma Kim ha detto che non avrebbe acconsentito a meno che Washington non avesse tolto le sanzioni. “Dovevamo avere più di questo”, ha detto il presidente Usa ribadendo che le sanzioni saranno tolte “solo a denuclearizzazione completata”. In questo senso, il presidente Usa ha riferito che il leader nordcoreano “ha assicurato che non farà test su missili e niente che riguardi il nucleare”. Al di là delle dichiarazioni di circostanza, Trump ha poi ammesso che prima del prossimo summit con Kim Jong-un “potrebbe passare molto tempo“.

In conferenza stampa, dopo il fallimento del negoziato, il presidente Usa si è dovuto difendere anche dalle accuse lanciate mercoledì dal suo ex legale Michael Cohen dinanzi al Congresso: “Nessuna collusione con i russi”, ha replicato. Versione diversa quella fornita da Cohen, secondo cui “Trump mentì agli americani sui negoziati con Mosca per la sua Tower”. Fonte: qui

venerdì 16 settembre 2016

Merkel ammette la crisi nella UE: “situazione critica”


L'Unione Europea è in una situazione critica e i suoi problemi non possono essere risolti in un unico incontro dei leader, ha affermato il cancelliere tedesco Angela Merkel al vertice UE di Bratislava.


"Il concetto è quello di non aspettarsi semplicemente la soluzione dei problemi europei in un vertice, ci troviamo in una situazione critica; sta nel dimostrare che attraverso le azioni possiamo essere migliori", — la Reuters cita le parole della Merkel. Oggi i leader dei 27 Paesi europei senza il Regno Unito si incontrano a Bratislava. Il tema principale del vertice è il futuro dell'Europa sullo sfondo della prevista uscita della Gran Bretagna dalla UE. Inoltre i leader europei parleranno di immigrazione, sicurezza e sviluppo economico.

Fonte: sputniknews

EU Strives for post-Brexit With Leaders Focused on Security


(Bloomberg) Leaders of the European Union’s 27 nations minus the U.K. talked up the need to secure their borders to control immigration and curb terrorism as they began to chart a way forward in the wake of Britain’s vote to leave the bloc.

As a summit in the Slovak capital Bratislava got under way, government chiefs attempted to put aside disagreements on the EU’s most pressing issues -- from how to cope with a record influx of refugees to boosting economic growth -- as they cast around for solutions to fight a surging wave of populism from Paris to Vienna that’s gnawing at the bloc’s liberal principles.
“We need to be united,” German Chancellor Angela Merkel told reporters Friday on her way into the meeting in Bratislava Castle on the banks of the Danube River. “This is about showing that we can do better through action in the areas of security -- internally and externally -- fighting terrorism, cooperation on defense, that we can do better in the area of growth and employment.”
The U.K.’s unprecedented decision to turn its back on the EU was the trigger for an intense period of European introspection, but it wasn’t the only cause. An influx of more than a million migrants from the world’s troublespots, fatal terrorist attacks and an unemployment rate that’s barely budged since the ravages of the debt crisis half a decade ago are combining to increase anti-EU feeling across the bloc and a sense of existential crisis.

Eastern Concerns

Even as leaders talk up unity of purpose on migration, there’s little evidence the EU’s eastern countries are ready to participate in the bloc’s plans to share the burden of asylum seekers. Hungary, Poland, Slovakia and the Czech Republic will instead use the Bratislava summit to call for a strengthening of EU security, better control of its southern borders and protection of free movement, Czech Prime Minister Bohuslav Sobotka said on his way into the meeting.

“There’s a very strong will among everyone -- the 27 members -- to continue with the European project,” Sobotka said. “The alternative is protectionism, building fences between members, conflicts between individual countries.”
What’s not on the official agenda is the EU’s future relationship with the U.K. post-Brexit since leaders have made clear that they won’t enter into negotiations with Theresa May’s government until formal notification of Britain’s is posted.
The summit, held in Bratislava because Slovakia holds the EU’s rotating presidency, may be long on rhetoric and short on action, with leaders likely to come to few decisions. They will instead try to set broad parameters for negotiations in the months ahead.
“What is fundamental here today is that all together we work so that Europe has an identity, a heart,” said Italy Prime Minister Matteo Renzi. “If Europe deals a bit less with rules and bureaucracy and a bit more with fundamental questions I think this is good for our country and for everyone.”
Merkel used a speech late Thursday in Potsdam, outside Berlin, to vow to do everything she can to hold the EU together in the face of a populist backlash, saying the bloc’s survival is becoming a question of war and peace.
The strong language from Europe’s pre-eminent leader underscores the stakes for Merkel and the other national EU leaders as they plot the union’s course post-Brexit. While Friday’s meeting is only an opening move, economists say that a weak response risks holding back growth and plunging the EU into an prolonged malaise.

2017 Elections

Elections in the Netherlands, France and Germany in 2017 could make it difficult to achieve a significant breakthrough that revives confidence in the future of the EU, according to Philippe Gudin, chief European economist at Barclays Bank in Paris.
P.S. se volete la traduzione automatica utilizzate la funzione translate del blog con una qualsiasi lingua e poi selezionate l'italiano.



sabato 27 agosto 2016

FALLITO IL VERTICE VENTOTENE – I tentativi di Renzi andati a vuoto.

Renzi, fallimento totale: la Merkel lo gela sulla sua unica richiesta

Nessuna novità né aperture concrete da parte della Merkel, sulla flessibilità nei conti pubblici auspicata dal premier italiano Matteo Renzi.

Il cancelliere tedesco, ieri, si è limitato a ricordare che il patto di stabilità della Ue già offre ampi spazi di manovra per recuperare, nei conti pubblici, quelle risorse indispensabili per rilanciare le economie. «Credo che il patto di stabilità ha molte possibilità di flessibilità, ma starà alla Commissione Ue confrontarsi con gli Stati membri: noi vogliamo che Italia Francia e Germania crescano per creare posti di lavoro e creare le condizioni per il futuro degli investimenti privati» ha detto Merkel.
Parole che devono aver deluso Renzi. Netta la posizione del viceministro dell’ Economia, Enrico Morando. «L’ interpretazione delle clausole di flessibilità secondo cui, a esempio la clausola sulle riforme, si applica una tantum è completamente inaccettabile» ha spiegato il numero due di via Venti Settembre a SkyTg24, che ha escluso una correzione dei conti come conseguenza della frenata del pil 2016.
Di là dal negoziato sulla flessibilità, che prosegue a ritmi serrati, i tecnici dell’ Economia ragionano sulle risorse necessarie per mettere in piedi la legge di stabilità, che avrà misure attorno a 25 miliardi. Tra l’ 1,8% di deficit-pil programmato per il 2017 e il limite del 2,9%, a un soffio dal livello europeo di warning ci sono tra i 10 e 17 miliardi di risorse in ballo. Risorse che sarebbero preziosissime in questo momento per consentire al governo diversi ritocchi fiscali per fare della prossima una manovra «espansiva». A palazzo Chigi sono incerti sulle misure: pensioni, fisco, imprese i capitoli chiave. Il taglio delle tasse divide il Pd. Col premier che attacca la minoranza: «Non lo vogliono». La replica di Roberto Speranza: «Se togli la tassa sulla prima casa a un miliardario commetti un errore grave».
Fonte: qui

I tentativi andati a vuoto di Renzi

Ieri si è tenuto il vertice sulla portaerei Garibaldi tra Renzi, Merkel e Hollande. Non sembrano esserci state decisioni importanti

Matteo Renzi ha messo a segno un risultato mediatico, anzi da vero e proprio show business. Ventotene dove è stata concepita l’idea di una Europa federale, la tomba di Altiero Spinelli, la portaerei Garibaldi, una conferenza stampa alla luce del tramonto, un mare Mediterraneo placido e splendente che ricorda però la scia dei morti, la tratta degli uomini, il dramma dell’esilio, la tragedia dell’immigrazione clandestina, lo spettro del terrorismo islamico.
Dopo la Brexit, l’Europa riparte – questo il messaggio di fondo – e riparte da un ménage a trois (chiamiamolo così perché parlare di direttorio sembra inopportuno, senza dubbio prematuro) tra i più grandi dei paesi fondatori. Sarà vero? Dipende da che cosa è emerso in concreto, al di là dei fuochi d’artificio. Difficile saperlo nei dettagli, perché il più dovrebbe essere emerso dalla cena tra Renzi, Angela Merkel e François Hollande.

Il tema centrale è stato l’immigrazione. La Merkel ha ricordato che la Germania ha cambiato linea e ha aperto le porte. Ma ha difeso l’accordo con la Turchia come possibile modello su scala più generale. Renzi ha colto la palla al balzo e ha detto che lo stesso schema può essere applicato nel Mediterraneo centrale. Quindi si tratta di andare in Africa e intervenire a monte. È questo il succo della linea italiana, la quale ha bisogno di un sostegno politico, di uomini e di denaro, perché il modello turco si regge su una consistente erogazione monetaria da parte di tutti gli stati europei, Italia compresa naturalmente.

Hollande gli ha dato ragione, anche se nel frattempo la Francia ha fatto capire, con la forza prima ancora che con la ragione, che non intende far passare nessuno da Ventimiglia. Si vedrà solo al vertice di Bratislava se questa impostazione prenderà corpo davvero.

Il secondo punto riguarda l’economia. Qui, Renzi si è presentato con una lunga serie di debolezze. Il prodotto lordo ristagna, il deficit pubblico è al 2,3% del Pil invece dell’1,8% previsto, il debito continua a crescere, le banche sono sotto stress e così via. In conferenza stampa ha ribadito che andrà avanti con la linea delle riforme e con la riduzione del disavanzo statale, ma accanto c’è bisogno di rilanciare l’economia con investimenti pubblici. Un’ipotesi che potrebbe favorire l’Italia è un piano Juncker per la cultura. Ma anche questo richiede una complessa discussione e un’insidiosa trattativa.

E la flessibilità?

Non era in agenda, se ne parlerà nel prossimo bilaterale italo-tedesco, ma certo aleggiava nell’aria e un giornalista tedesco ha sollevato la questione.

La Cancelliera ha glissato, non prima di ricordare che l’attuale patto di stabilità consente già di essere interpretato e gestito in modo flessibile. È la linea che Berlino ha sempre ripetuto:non si esce dal seminato, si cerchi qualche spazio all’interno del patto. Sapendo bene che di margini ce ne sono pochi e sono quasi tutti sfruttati.

Se non riparte la crescita, il rischio è che l’Italia non riesca arrestare dentro il 3%.

Quanto alle speranze di aver lanciato a Ventotene la futura guida l’Europa, Angela Merkel ha sottolineato che “questo è uno dei tanti incontri che precedono il vertice di Bratislava”.

Nessuna scortesia, nessuna voglia di sottovalutare l’impatto simbolico dell’appuntamento, ma un richiamo alla realtà, a mettere i piedi per terra come lei sa fare molto bene.

Del resto, non c’è aria di grandi architetture o di svolte strategiche perché sia in Germania, sia in Francia incombono le elezioni del prossimo anno. Lo ha ricordato un giornalista a Hollande, citando la notizia che oggi in Francia fa le prime pagine: la candidatura ufficiale di Nicolas Sarkozy. Il presidente francese ha lasciato cadere visibilmente seccato. Ma la domanda è stata un richiamo alla prosaica verità quotidiana che sta dietro i voli pindarici spinelliani e le evocazioni storiche.
La strada è lunga e accidentata. Renzi ha annunciato che si voterà solo nel 2018, lo ha fatto alla vigilia del vertice anche per dare un messaggio ai suoi ospiti: davanti a voi non c’è un padrone di casa con un piede nell’uscio, l’Italia può garantire continuità.

Tra un anno Hollande non ci sarà più, la Merkel non si sa (magari continuerà a guidare il Paese dietro le quinte), Renzi sarà ancora a palazzo Chigi. O no?

In tutta Europa ormai si guarda al referendum italiano sulla riforma costituzionale come a una nuova Brexit.

Probabilmente la preoccupazione è esagerata. Ma né la Merkel, né Hollande possono credere che nulla cambierà se vince il No.
Fonte: qui