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domenica 16 aprile 2017

COME PREVISTO, LA COREA DEL NORD SPARA UN MISSILE AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE DEL FONDATORE KIM IL-SUNG, MA IL LANCIO FALLISCE

TRUMP NON COMMENTA, MA IL SUO VICE MIKE PENCE È APPENA ATTERRATO IN COREA DEL SUD

KIM JONG-UN HA MOSTRATO NELLA PARATA DI AVERE MISSILI CHE POSSONO ARRIVARE MOLTO LONTANO, ANCHE SE NON LI HA MAI TESTATI. 

mike pence
MIKE PENCE

1.COREA NORD: VICEPRESIDENTE USA PENCE È GIUNTO A SEUL
 (ANSA) - Il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, è appena giunto a Seul, in Corea del Sud, poche ore dopo il lancio missilistico fallito da parte della Corea del Nord. Pence, che inizia a Seul un tour di 10 giorni in Asia, era stato informato del tentativo durante il viaggio.

La visita di Pence intende confortare gli alleati dell'Asia nel momento critico del confronto con la Corea del Nord. Il vicepresidente, che è accompagnato dalla moglie e dalle due figlie maggiori, vedrà il premier sudcoreano Hwang Kyo-ahn, che svolge le funzioni presidenziali, dopo l'impeachment della presidente Park Geun-hye in attesa delle elezioni di maggio.
IL TEST MISSILISTICO DELLA COREA DEL NORD E LA POSIZIONE DELLA PORTAEREI AMERICANAIL TEST MISSILISTICO DELLA COREA DEL NORD E LA POSIZIONE DELLA PORTAEREI AMERICANA

Pence, figlio di un reduce della Guerra di Corea (1950-53), del quale conserva la stella di bronzo in ufficio, fra l'altro deporrà una corona di fiori al Cimitero nazionale della capitale sudcoreana e poi si unirà alle truppe americane e sudcoreane per la messa pasquale e i festeggiamenti. Martedì sarà poi a Tokyo, dove incontrerà il premier Shinzo Abe, altro alleato strategico.


2.NORD COREA PRONTA ALLA GUERRA TOTALE  SEUL: «FALLITO NUOVO TEST MISSILISTICO»
Guido Olimpio per il ''Corriere della Sera''
MISSILI INTERCONTINENTALI ALLA PARATA DELLA COREA DEL NORDMISSILI INTERCONTINENTALI ALLA PARATA DELLA COREA DEL NORD


Kim Jong un ha celebrato il nonno con una grande parata e 24 ore dopo ha cercato di festeggiarlo con l’ennesimo lancio di un missile. Ma la prova - secondo fonti del Sud, poi confermate dal Pentagono - sarebbe fallita. La notizia, trapelata nel tardo pomeriggio americano, ha rilanciato così i timori che si erano in parte attenuati in quanto la data simbolo del 15 aprile era trascorsa senza provocazioni. E, invece, il leader della Nord Corea avrebbero compiuto un’altra delle sue mosse tirando un ordigno nella regione orientale di Simpo.

Non è chiaro di che tipo, ma — riferisce la Cnn citando fonti del Pentagono — non si trattava di un vettore intercontinentale in grado di raggiungere gli Stati Uniti. Il lancio è avvenuto a poche ore dall’arrivo del vice presidente americano a Seul. Mike Pence sta viaggiando verso la Sud Corea sull’Air Force 2, è stato informato del nuovo test di lancio missilistico ed è in contatto con Donald Trump.
MISSILI INTERCONTINENTALI ALLA PARATA DELLA COREA DEL NORDMISSILI INTERCONTINENTALI ALLA PARATA DELLA COREA DEL NORD

Che ha rilasciato un brevissimo comunicato tramite il suo Segretario della Difesa Jim Mattis: «Il presidente ed il suo staff della Sicurezza Nazionale sono stati informati del lancio del missile nordcoreano. Per stasera non sono previsti commenti». Anche il governo giapponese conferma il tentativo fallito di lancio da parte della dittatura nordcoreana. E fa sapere che la sicurezza del Paese non è stata messa a rischio.

Imbarazzo
La sfida (fallita) di Kim mette in luce due aspetti. Il primo. Il dittatore prosegue sulla sua strada “muscolare” incurante delle pressioni diplomatiche e militari. Il secondo. Al tempo stesso il presunto flop dell’ordigno rappresenta una forma di imbarazzo in quanto coincide con lo show di forza del regime che ha fatto sfilare nella vie della capitale le sue armi migliori. L’altro aspetto più intrigante riguarda il test stesso: il missile è esploso per un’avaria oppure perché gli americani hanno attuato qualche forma di sabotaggio? 

Questa seconda ipotesi è legata alle rivelazioni di qualche settimana fa dove si sosteneva che il Pentagono era riuscito a “disturbare” le prove missilistiche. Tanto è vero che le autorità nord coreane avevano lanciato un’inchiesta per scoprire eventuali colpevoli.
corea del nord parata militare 2017 1COREA DEL NORD PARATA MILITARE 2017 1


Isteria
L’episodio, che potrebbe avere nuove conseguenze, ha rappresentato il seguito dei grandi festeggiamenti a Pyongyang in onore dello scomparso Kim Il sung, il padre-padrone della Corea del Nord e nonno dell’attuale leader. Lui, il Numero Uno, si è goduto la sfilata, alternando il volto corrucciato ai sorrisi, dall’alto dell’imponente tribuna. Al suo fianco i gerarchi, compreso il medagliato Kim Wong Hong, il potente ministro per la Sicurezza che avevano dato per giubilato.
corea del nord parata militare 2017 4COREA DEL NORD PARATA MILITARE 2017 4

A conferma di come la porta girevole del potere sia in moto perenne. Dietro una colonna, quasi invisibile, qualcuno ha scorto Kim Yo-jong, la sorella del presidente. Il dittatore ha lasciato che a parlare fosse Choe Ryong Hae, altra figura della nomenklatura: «E’ colpa di Trump e dell’isteria americana se si è creata una situazione di conflitto - ha esordito - Gli Usa fanno un grande errore se ci considerano come l’Iraq e la Libia....Alla guerra totale risponderemo con quella totale, compresa quella nucleare». Un discorso in linea con il momento.


kim jong un corea del nordKIM JONG UN COREA DEL NORD
Linea rossa
Chiusa l’orazione, è stato impartito l’ordine di marcia ai reparti di fanteria con il passo dell’oca, ai tank, alle donne in costume tradizionale, quindi le nuove armi. I generali hanno mostrato un vettore a lungo raggio che potrebbe raggiungere il territorio Usa, quindi il Pokkuuksong, missile lanciabile da un sommergibile e il noto Musudan, destinato a «battere» le basi statunitensi a Guam. Allo scetticismo di qualche osservatore sullo status di questi sistemi (alimentato anche dal fallito test), gli esperti rispondono invitando a non sottovalutare l’apparato bellico del Nord e i suoi passi in avanti.

Progressi favoriti dall’assistenza cinese, come dimostrano i reperti recuperati dai sud coreani dopo una recente prova di un ordigno. Un aiuto sconsiderato bilanciato ora dall’iniziativa diplomatica per ridurre la crisi. Pechino ha accusato Washington e Seul, ma anche messo in guardia il partner nord coreano sulle conseguenze. Cerchiobottismo legato ai recenti contatti tra il presidente Xi Jinping e Trump in Florida.

DONALD TRUMPDONALD TRUMP
Opzione militare
Secondo il New York Times i cinesi sono pronti ad accentuare la pressione su Pyongyang - in campo economico - e sono disposti a scambiare informazioni di intelligence con gli Stati Uniti. Altri elementi diplomatici potrebbero emergere nelle prossime ore in quanto il vice presidente Mike Pence visiterà Seul e Tokio.

Missione in parallelo a quella del Pentagono che ha nello scacchiere la task force con la portaerei Vinson e le unità lanciamissili. Diverse indiscrezioni sostengono che l’opzione militare non è così automatica e che l’obiettivo di Washington è quello di tenere sotto stress la Corea del Nord. I problemi restano e il tentato lancio del missile lo prova, in quanto dimostra che Kim non è poi così disposto ad ascoltare i “consigli” cinesi.

Fonte: qui

mercoledì 18 gennaio 2017

ALITALIA - SIAMO AL TERZO SALVATAGGIO IN 9 ANNI, E MENTRE SI ANNUNCIANO TRA 500 E 1600 LICENZIAMENTI

SI IMPLORA LUFTHANSA DI PRENDERSI LA COMPAGNIA

FELTRI: ''UN'AZIENDA CHE MERITA DI CREPARE SENZA RIMPIANTI, VISTO CHE È STATA SEMPRE UN ENTE ASSISTENZIALE DEI DIPENDENTI'' 

IL SOLITO TEATRINO DEI FALLITI CALENDA-MONTEZEMOLO

1. ALITALIA E’ LA MPS DEI CIELI
Vittorio Feltri per Libero Quotidiano

Alitalia è di nuovo con le ali a terra. Non ce la fa più a decollare ed è un miracolo se respira ancora. È l' immagine dell' Italia burocratica e statale incapace di vivere di mezzi propri. 

Qui da noi si predica che in economia comanda il mercato, ma al tempo stesso si chiama in causa lo Stato ogni volta che un' azienda su cui sventoli il tricolore è in crisi e minacci di chiudere. 

È successo al Monte dei Paschi di Siena, che si è divorato decine di miliardi senza dire perché, e senza confessare a chi ha regalato capitali ingenti, e ora succede ad Alitalia che già in passato si era segnalata per imbecillità gestionale, riducendosi in bolletta nera.

ALITALIAALITALIA - FALLITA
Da circa dieci anni la cosiddetta compagnia di bandiera si illude di rinascere e per ben due volte ha trovato degli sciocchi che si sono illusi di rivitalizzarla. Il primo visionario un po' cieco che la foraggiò fu Silvio Berlusconi che, smentendo Romano Prodi, impedì di cedere la baracca semidistrutta ai francesi, che erano disposti a versare circa 2 miliardi per acquisirla, addossandosi oneri mostruosi.

Il Cavaliere, in procinto di vincere le elezioni, alzò la cresta e pose il veto alla vendita, adducendo motivi patriottici. Disse che vendere gli aerei sarebbe stato un suicidio per il nostro turismo. Cosicché si impegnò a strapagare il personale in esubero e a finanziare il rilancio dell' azienda con denaro pubblico, in parte. E fu un flop.
ALITALIA SAI NO SHOW RULEALITALIA SAI NO SHOW RULE

Perché il turismo è comunque calato di brutto (per mancanza di organizzazione e coordinazione) e la compagnia, pur foraggiata senza risparmio, è sopravvissuta a stento e malamente per un lustro ed è poi affondata miseramente in un mare di debiti.

Si è subito pensato a un secondo e velleitario rilancio del baraccone coinvolgendo addirittura gli arabi, avvezzi a guadagnare perfino coi voli. Non ho mai creduto che il tentativo potesse avere successo, ma nella circostanza ho avuto per venti minuti la sensazione che ci fosse uno spiraglio perché non fallisse. Sbagliavo.

LE NUOVE DIVISE DI ALITALIALE NUOVE DIVISE DI ALITALIA
E non mi si dica che alla topica sia estraneo l' organico umano dell' impresa, le cui pretese ereditate dai tempi d' oro del sindacalismo vorace hanno perpetuato la crescita delle spese folli. Un esempio emblematico: tra i piloti (autentici divi) c' è chi abita a Marbella e con l' appoggio dei rappresentanti dei cosiddetti lavoratori insiste affinché gli venga offerto gratis il trasferimento a Roma o dove parte l' aereo su cui è chiamato a svolgere la propria opera.

Mi rendo conto: è ridicolo o almeno paradossale, ma risponde a verità. 

Una compagnia costretta a sopportare simili oneri non campa a lungo, e in effetti la nostra è sul punto di tirare le cuoia. Merita di crepare senza lasciare rimpianti tra gli utenti consapevoli che l' Alitalia è sempre stata considerata un ente assistenziale dai dipendenti e non un luogo in cui guadagnarsi stipendi ragionevoli.

RENZI E MONTEZEMOLO TRA LE HOSTESS ALITALIARENZI E MONTEZEMOLO TRA LE HOSTESS ALITALIAFALLITI
Naturalmente la responsabilità del crollo non va attribuita soltanto al personale. Pesa anche una amministrazione pressappochista che, invece di imitare Ryanair, i cui bilanci sono in perfetto ordine e il servizio che svolge è eccellente nonché a buon mercato, non ha smesso di calpestare le orme impresse dagli statalisti d' antan che provocarono i primi e duraturi disastri.

Siamo così giunti al terzo decesso di Alitalia e temiamo che lorsignori del governo agiscano nei confronti della compagnia di bandiera esattamente come hanno agito per Monte dei Paschi, ossia utilizzino soldi pubblici per tamponare le falle. Sarebbe un altro calcio sferrato tra i denti dei cittadini.
CARLO CALENDACARLO CALENDA


2. ALITALIA, IL GOVERNO APRE AI SINDACATI RINVIATO LO SCIOPERO GENERALE
Nicola Lillo per la Stampa

Non c' è ancora un piano di rilancio condiviso né il numero esatto di esuberi in Alitalia, ma il governo da giorni dice che i lavoratori non dovranno pagare le colpe della gestione dell' azienda. Una posizione, ribadita più volte, che viene confermata dall' incontro di ieri al ministero dello Sviluppo economico tra i ministri Calenda e Delrio e i sindacati di categoria. Il governo ha voluto dimostrare ai rappresentati dei lavoratori che il dossier è seguito con una particolare attenzione e che il tema lavoro è prioritario.
MONTEZEMOLO HOGANMONTEZEMOLO HOGANFALLITI

I due ministri hanno espresso la propria preoccupazione per la gestione dell' ex compagnia di bandiera, assicurando i sindacati che una volta presentato il piano tra due settimane verranno coinvolti anche loro nella discussione sugli esuberi, si parla di una forbice che va dai 500 ai 1.600 posti di lavoro a rischio. Ma è ancora presto per avere i numeri precisi.

Tutti i dettagli da digerire per sindacati e governo sono contenuti nel piano quinquennale da cui passa il futuro di Alitalia.

Il piano è complesso, così come lo è la materia. In 158 pagine sono spiegate le strategie con cui l' amministratore delegato Cramer Ball conta di rilanciare l' azienda. Le linee guida sono chiare, e cioè riduzione aggressiva dei costi, rinegoziazione di partnership penalizzanti e il nuovo modello di business con il riposizionamento fra rotte di corto, medio e lungo raggio. Ma ora serve condivisione sui dettagli da cui dipende quello che sarà dell' azienda, che in questo 2017 doveva raggiungere l' utile ma che in realtà perde quasi un milione al giorno.
hogan cassano montezemolo renzi d'amicoHOGAN CASSANO MONTEZEMOLO RENZI D'AMICO - FALLITI

Sul contenuto tecnico del piano si esprimerà un advisor esterno richiesto dai soci italiani, che sarà nominato nel prossimo cda atteso per lunedì. Di sicuro nel piano, spiegano alcune fonti, è messa nero su bianco l' ipotesi che nel futuro ci possano essere nuovi soci in Alitalia. Non è un mistero che negli ultimi mesi si siano intensificati i rapporti tra Etihad e Lufthansa e non si esclude quindi un possibile interessamento della principale compagnia tedesca.

All' incontro di ieri al ministero dello Sviluppo economico il governo, da quanto si è appreso, ha fatto notare di non avere l' abitudine di criticare i vertici di aziende private come ha fatto in recenti dichiarazioni, ma in questo caso l' intervento si è reso necessario per dire che certe cose non sono andate come ci si aspettava. E cioè che all' incontro al ministero dello scorso 9 gennaio l' ad Ball e il vicepresidente James Hogan si sono presentati senza un piano condiviso dai soci, le banche azioniste e creditrici Unicredit e Intesa Sanpaolo.

cramer ballCRAMER BALL
La tensione nel management dell' azienda è altissima, e si rincorrono le voci di un possibile passo indietro di Hogan, nel mirino dei soci italiani. E' lui l' uomo più in bilico ai vertici dell' azienda, controllata con il 49% da Etihad, e il suo futuro è ora nelle mani degli emiri. Intanto è stato differito lo sciopero generale del trasporto aereo di venerdì, mentre per il 23 febbraio rimane in programma quello dei dipendenti Alitalia.

Fonte: qui


sabato 27 agosto 2016

FALLITO IL VERTICE VENTOTENE – I tentativi di Renzi andati a vuoto.

Renzi, fallimento totale: la Merkel lo gela sulla sua unica richiesta

Nessuna novità né aperture concrete da parte della Merkel, sulla flessibilità nei conti pubblici auspicata dal premier italiano Matteo Renzi.

Il cancelliere tedesco, ieri, si è limitato a ricordare che il patto di stabilità della Ue già offre ampi spazi di manovra per recuperare, nei conti pubblici, quelle risorse indispensabili per rilanciare le economie. «Credo che il patto di stabilità ha molte possibilità di flessibilità, ma starà alla Commissione Ue confrontarsi con gli Stati membri: noi vogliamo che Italia Francia e Germania crescano per creare posti di lavoro e creare le condizioni per il futuro degli investimenti privati» ha detto Merkel.
Parole che devono aver deluso Renzi. Netta la posizione del viceministro dell’ Economia, Enrico Morando. «L’ interpretazione delle clausole di flessibilità secondo cui, a esempio la clausola sulle riforme, si applica una tantum è completamente inaccettabile» ha spiegato il numero due di via Venti Settembre a SkyTg24, che ha escluso una correzione dei conti come conseguenza della frenata del pil 2016.
Di là dal negoziato sulla flessibilità, che prosegue a ritmi serrati, i tecnici dell’ Economia ragionano sulle risorse necessarie per mettere in piedi la legge di stabilità, che avrà misure attorno a 25 miliardi. Tra l’ 1,8% di deficit-pil programmato per il 2017 e il limite del 2,9%, a un soffio dal livello europeo di warning ci sono tra i 10 e 17 miliardi di risorse in ballo. Risorse che sarebbero preziosissime in questo momento per consentire al governo diversi ritocchi fiscali per fare della prossima una manovra «espansiva». A palazzo Chigi sono incerti sulle misure: pensioni, fisco, imprese i capitoli chiave. Il taglio delle tasse divide il Pd. Col premier che attacca la minoranza: «Non lo vogliono». La replica di Roberto Speranza: «Se togli la tassa sulla prima casa a un miliardario commetti un errore grave».
Fonte: qui

I tentativi andati a vuoto di Renzi

Ieri si è tenuto il vertice sulla portaerei Garibaldi tra Renzi, Merkel e Hollande. Non sembrano esserci state decisioni importanti

Matteo Renzi ha messo a segno un risultato mediatico, anzi da vero e proprio show business. Ventotene dove è stata concepita l’idea di una Europa federale, la tomba di Altiero Spinelli, la portaerei Garibaldi, una conferenza stampa alla luce del tramonto, un mare Mediterraneo placido e splendente che ricorda però la scia dei morti, la tratta degli uomini, il dramma dell’esilio, la tragedia dell’immigrazione clandestina, lo spettro del terrorismo islamico.
Dopo la Brexit, l’Europa riparte – questo il messaggio di fondo – e riparte da un ménage a trois (chiamiamolo così perché parlare di direttorio sembra inopportuno, senza dubbio prematuro) tra i più grandi dei paesi fondatori. Sarà vero? Dipende da che cosa è emerso in concreto, al di là dei fuochi d’artificio. Difficile saperlo nei dettagli, perché il più dovrebbe essere emerso dalla cena tra Renzi, Angela Merkel e François Hollande.

Il tema centrale è stato l’immigrazione. La Merkel ha ricordato che la Germania ha cambiato linea e ha aperto le porte. Ma ha difeso l’accordo con la Turchia come possibile modello su scala più generale. Renzi ha colto la palla al balzo e ha detto che lo stesso schema può essere applicato nel Mediterraneo centrale. Quindi si tratta di andare in Africa e intervenire a monte. È questo il succo della linea italiana, la quale ha bisogno di un sostegno politico, di uomini e di denaro, perché il modello turco si regge su una consistente erogazione monetaria da parte di tutti gli stati europei, Italia compresa naturalmente.

Hollande gli ha dato ragione, anche se nel frattempo la Francia ha fatto capire, con la forza prima ancora che con la ragione, che non intende far passare nessuno da Ventimiglia. Si vedrà solo al vertice di Bratislava se questa impostazione prenderà corpo davvero.

Il secondo punto riguarda l’economia. Qui, Renzi si è presentato con una lunga serie di debolezze. Il prodotto lordo ristagna, il deficit pubblico è al 2,3% del Pil invece dell’1,8% previsto, il debito continua a crescere, le banche sono sotto stress e così via. In conferenza stampa ha ribadito che andrà avanti con la linea delle riforme e con la riduzione del disavanzo statale, ma accanto c’è bisogno di rilanciare l’economia con investimenti pubblici. Un’ipotesi che potrebbe favorire l’Italia è un piano Juncker per la cultura. Ma anche questo richiede una complessa discussione e un’insidiosa trattativa.

E la flessibilità?

Non era in agenda, se ne parlerà nel prossimo bilaterale italo-tedesco, ma certo aleggiava nell’aria e un giornalista tedesco ha sollevato la questione.

La Cancelliera ha glissato, non prima di ricordare che l’attuale patto di stabilità consente già di essere interpretato e gestito in modo flessibile. È la linea che Berlino ha sempre ripetuto:non si esce dal seminato, si cerchi qualche spazio all’interno del patto. Sapendo bene che di margini ce ne sono pochi e sono quasi tutti sfruttati.

Se non riparte la crescita, il rischio è che l’Italia non riesca arrestare dentro il 3%.

Quanto alle speranze di aver lanciato a Ventotene la futura guida l’Europa, Angela Merkel ha sottolineato che “questo è uno dei tanti incontri che precedono il vertice di Bratislava”.

Nessuna scortesia, nessuna voglia di sottovalutare l’impatto simbolico dell’appuntamento, ma un richiamo alla realtà, a mettere i piedi per terra come lei sa fare molto bene.

Del resto, non c’è aria di grandi architetture o di svolte strategiche perché sia in Germania, sia in Francia incombono le elezioni del prossimo anno. Lo ha ricordato un giornalista a Hollande, citando la notizia che oggi in Francia fa le prime pagine: la candidatura ufficiale di Nicolas Sarkozy. Il presidente francese ha lasciato cadere visibilmente seccato. Ma la domanda è stata un richiamo alla prosaica verità quotidiana che sta dietro i voli pindarici spinelliani e le evocazioni storiche.
La strada è lunga e accidentata. Renzi ha annunciato che si voterà solo nel 2018, lo ha fatto alla vigilia del vertice anche per dare un messaggio ai suoi ospiti: davanti a voi non c’è un padrone di casa con un piede nell’uscio, l’Italia può garantire continuità.

Tra un anno Hollande non ci sarà più, la Merkel non si sa (magari continuerà a guidare il Paese dietro le quinte), Renzi sarà ancora a palazzo Chigi. O no?

In tutta Europa ormai si guarda al referendum italiano sulla riforma costituzionale come a una nuova Brexit.

Probabilmente la preoccupazione è esagerata. Ma né la Merkel, né Hollande possono credere che nulla cambierà se vince il No.
Fonte: qui