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mercoledì 17 giugno 2020

IL PREMIER DI BUDAPEST ALLA FINE HA DECISO DI SOSTENERE IL RECOVERY FUND.

NON C’È BISOGNO DI SALVINI: ORBAN SI È CONVINTO DA SOLO

COME AL SOLITO, AVEVA SOLO BLUFFATO PER OTTENERE PIÙ SOLDI PER L’UNGHERIA, CHE PURE NON HA UNA VERA EMERGENZA COVID

AI PAESI DI VISEGRAD NON FREGA NIENTE DELLA MUTUALIZZAZIONE DEL DEBITO, VOGLIONO SOLO CONTINUARE A CAMPARE A SBAFO COI SOLDI DELL’EUROPA...

Angela Mauro per www.huffingtonpost.it

 

MATTEO SALVINI VIKTOR ORBANMATTEO SALVINI VIKTOR ORBAN

Dopo aver ‘sparato’ contro per settimane, il premier ungherese Viktor Orban ha deciso di sostenere il ‘recovery fund’ varato dalla Commissione europea per rispondere alla crisi economica da Covid.

 

Pur “riluttante”, ha detto Orban già venerdì scorso in un’intervista radiofonica, “devo ammettere che dobbiamo usare questo strumento”, ma “i soldi devono essere distribuiti equamente. Non si può prendere in giro l’Europa dell’est, non siamo scemi”.

 

VIKTOR ORBAN GIUSEPPE CONTEVIKTOR ORBAN GIUSEPPE CONTE

In vista del Consiglio europeo di venerdì prossimo, il leader più ‘pesante’ del blocco dei paesi di Visegrad ammorbidisce dunque la sua posizione sul piano di ricostruzione europeo. Non per merito di Matteo Salvini che oggi, rintuzzando a Giuseppe Conte (“Convincete Visegrad”, aveva chiesto il premier al centrodestra nella prima giornata degli Stati generali dell’economia), garantisce che “Orban sostiene le richieste dell’Italia”.

 

L’ungherese invece fa un gioco tattico per ottenere di più per la sua Ungheria, preoccupata come gli altri paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) di perdere il posto come privilegiati dai fondi europei in base al Pil (basso), superati dai paesi più colpiti dal virus come l’Italia.

salvini orbanSALVINI ORBAN

 

Di fatto, l’Ungheria non ha vissuto una vera emergenza Covid: ad oggi, poco più di 4mila casi, meno di 600 decessi. Però il leader di Fidesz non vuole restare indietro rispetto ai 750 miliardi di euro che il Recovery fund dovrebbe mettere a disposizione (secondo la proposta della Commissione europea), tra sussidi e prestiti.

 

Per questo, Orban pianta i suoi paletti in vista della trattativa che a partire da venerdì entra nel vivo: può darsi che siano necessari ben due consigli europei straordinari a luglio per l’intesa a 27. Sul recovery fund infatti ognuno dei 27 Stati membri dell’Ue gioca la sua partita e la trattativa è ancora in salita. 

 

Intanto, i paesi di Visegrad si presentano in un’unica squadra, come al solito. Divisi semmai dalla competizione interna allo stesso blocco, come al solito: non c’è legame sovranista che tenga due paesi insieme, prevale l’interesse nazionale.

 

Dentro Visegrad, ognuno pensa a ottenere di più per il proprio paese anche a scapito dell’alleato. Però giovedì scorso i premier di Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia hanno concordato una linea comune in un vertice in Moravia (Repubblica Ceca).

 

salvini orbanSALVINI ORBAN

Tra i quattro, la Polonia è la più colpita dal coronavirus: oltre 29mila casi, oltre 1200 decessi. Varsavia figura al terzo posto nella ripartizione degli aiuti del recovery fund: ben 64mld di euro, dopo l’Italia (172) e la Spagna (140). Una ripartizione che però non lascia contenti Stati membri che hanno conosciuto un’emergenza molto più grave, come il Belgio, per esempio, che ha oltre 60mila casi di covid e quasi 10mila morti.

 

Ma il premier polacco Mateusz Morawiecki - a capo dell’esecutivo del Pis, il partito del sovranista Jaroslaw Kaczynski - insiste e attacca quei paesi europei che usufruiscono di sconti (‘rebates’) sui loro contributi al bilancio dell’Ue (Germania, Olanda, Austria e altri) perchè usano meno fondi europei rispetto ad altri Stati.

 

vladimir putin viktor orban 4VLADIMIR PUTIN VIKTOR ORBAN 4

“I Paesi dell’Ue più ricchi dovrebbero pagare di più nel bilancio dell’Unione sulla scia della ripresa economica”, è il ragionamento di Morawiecki dopo il vertice in Moravia. “Non dovrebbero esserci sconti nel bilancio dell’Ue per quei Paesi che sono più ricchi”.

 

Il premier ceco Andrej Babis, liberale a capo di un’alleanza di governo con i socialdemocratici, sostiene che “il criterio principale” dell’assegnazione delle risorse “debba essere il crollo del Pil, da valutare all’inizio del prossimo anno” in ogni Stato dell’Unione, e non la diffusione dell’epidemia. La Repubblica Ceca ha oltre 10mila casi di covid, 330 decessi.

 

morawiecki junckerMORAWIECKI JUNCKER

Anche la Slovacchia teme di non avere molti ‘titoli epidemici’ per attingere al recovery fund, in quanto ha avuto ‘solo’ 28 decessi e poco più di 1500 casi di coronavirus. Per questo, il premier Igor Matovi, conservatore del Ppe che governa anche con i sovranisti, ce l’ha con i paesi del sud: “Dovremmo evitare che un Paese con più o meno la stessa popolazione e più o meno lo stesso Pil pro capite che si trovi in Europa meridionale trarrà vantaggio dal programma molto più di un paese dell’Europa centrale”.

 

Tutta tattica, per ottenere di più da ‘mamma Europa’. E’ questo il gioco dei sovranisti, da Orban in giù. E il Covid esalta ulteriormente le richieste nazionali.

 

matteo salvini viktor orban 4MATTEO SALVINI VIKTOR ORBAN

Poi ci sono le resistenze del ‘solito’ blocco del nord: i frugali. Olanda, Danimarca, Austria, Svezia spingono per ridurre l’ammontare dei sussidi e per ridimensionare il fondo: da 750 a 500 miliardi, come ha chiesto anche lo stesso ministro dell’Economia tedesco Olaf Scholz nell’ultima riunione dell’Ecofin proprio per mediare con i frugali.

 

Venerdì dunque si entra nel vivo della trattativa, partendo da posizioni ancora distanti e con il rischio che il recovery fund esca dimagrito dal negoziato a 27.


Fonte: qui


giovedì 31 ottobre 2019

PUTIN VA A TROVARE VIKTOR ORBAN E RAFFORZA L’INTESA CON L’UNGHERIA, ORMAI UNA BASE RUSSA IN EUROPA

DIETRO ALLE PAROLE CI SONO GLI AFFARI: IN PARTICOLARE LE ROTTE DEL GAS, IL NUCLEARE E LE LINEE DI CREDITO CHE ARRIVANO DA MOSCA 
IL RUOLO DELLA INTERNATIONAL INVESTMENT BANK, CREATA IN URSS E CHE ORA HA SEDE A BUDAPEST


Giuseppe D'Amato per “il Messaggero”

vladimir putin viktor orban 3VLADIMIR PUTIN VIKTOR ORBAN 
Nella giornata in cui la Danimarca dà l'assenso al passaggio nelle sue acque del gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, il premier ungherese Viktor Orban ed il presidente Vladimir Putin ribadiscono a Budapest, in un atteso summit bilaterale, la loro vicinanza politica. La difesa dei valori tradizionali contro quelli liberali occidentali rappresenta il fondamento di tale intesa, cementificata da comuni interessi energetici e finanziari.

LA CRISI
International Investment Bank 1INTERNATIONAL INVESTMENT BANK
La crisi russo-ucraina del 2014 e le successive sanzioni comunitarie non hanno scalfito più di tanto l'amicizia tra i due Paesi. Se Orban è riuscito a mostrare all'opinione pubblica interna che l'Ungheria può essere il vero ponte tra l'Europa e la Russia, Putin ha trovato un interlocutore che l'ha aiutato ad uscire dall'isolamento nel Vecchio continente. Ecco la ragione per la quale i due politici negli ultimi anni si sono incontrati così frequentemente, suscitando non poche preoccupazioni nelle cancellerie occidentali.

vladimir putin viktor orban 4VLADIMIR PUTIN VIKTOR ORBAN
Ieri Orban e Putin hanno discusso soprattutto della prossima scadenza (ad inizio 2021) del contratto di fornitura di gas russo all'Ungheria. Tale dipendenza dovrebbe prossimamente aumentare dopo che Mosca completerà la costruzione della pipeline Turkstream sotto al mar Nero con un ramo programmato per servire il Paese magiaro.

International Investment BankINTERNATIONAL INVESTMENT BANK
Attualmente il metano federale arriva attraverso i gasdotti che transitano in Ucraina, ma il contratto tra le due repubbliche slave ex sovietiche è in scadenza il 31 dicembre e vi sono enormi difficoltà a rinnovarlo, tanto che si teme una nuova guerra del gas come nel 2006 e 2009 con mezza Europa lasciata al freddo in pieno invero. Il premier magiaro è stato aggiornato sul negoziato in corso tra Mosca e Kiev con la mediazione dei Ventisette per la questione transito («assurdo chiedere alla Gazprom 7 miliardi di dollari», ha detto Putin) e sui tentativi di fermare il cosiddetto conflitto congelato in Ucraina orientale, applicando l'accordo di pace di Minsk.
vladimir putin viktor orban 1VLADIMIR PUTIN VIKTOR ORBAN 

International Investment Bank 2INTERNATIONAL INVESTMENT BANK 



IL NUCLEARE
Rimanendo sempre sullo stesso tema, Orban e Putin hanno parlato anche di energia atomica con un progetto per l'unica centrale nucleare ungherese, finanziato con una linea di credito russa.

Budapest, quindi, più vicina a Mosca che a Bruxelles? L'Ungheria, stando ad alcuni politici e specialisti, sta diventando una specie di base all'interno dell'Unione europea da cui il Cremlino difende gli interessi federali nel Vecchio continente. Nel gennaio scorso, ad esempio, ha creato clamore la decisione russa di spostare da Mosca a Budapest il quartier generale della International Investment Bank (Iib), creata dall'Unione Sovietica nel 1970 e sopravvissuta agli sconvolgimenti degli anni Novanta.
vladimir putin viktor orban 3VLADIMIR PUTIN VIKTOR ORBAN 

Quest'istituto ha l'obiettivo ufficiale di promuovere lo sviluppo economico e la cooperazione degli Stati membri, tutti dell'ex Comecom (il blocco economico comunista dell'epoca della Guerra Fredda) ossia Bulgaria, Cuba, Repubblica ceca, Ungheria, Mongolia, Romania, Russia, Slovacchia e Vietnam. Il suo staff, rispetto al non cospicuo capitale amministrato, appare sorprendentemente numeroso e gode dell'immunità diplomatica. Una decina di parlamentari americani hanno scritto al riguardo una lettera all'ambasciatore ungherese negli Stati Uniti, nella quale si sostiene che la banca potrebbe essere «il braccio dei servizi segreti russi».
vladimir putin viktor orban 2VLADIMIR PUTIN VIKTOR ORBAN viktor orban vladimir putinVIKTOR ORBAN VLADIMIR PUTIN

L'ACCORDO
Nel febbraio scorso l'accordo per il trasferimento è stato dibattuto nel Parlamento magiaro ed un paio di settimane dopo vi è stata pure un'interpellanza in quello europeo con due quesiti rivolti alla Commissione europea. Si ipotizzava che la Russia tentasse così di evitare le sanzioni dei Ventisette e si evidenziava il rischio dei mancati controlli sul personale dell'Iib.

Dopo questo ennesimo summit tra Orban e Putin in certi ambienti occidentali saranno ancora più forti i dubbi su un rapporto magiaro-russo così stretto, forse troppo stretto. Fonte: qui

martedì 11 aprile 2017

BRACCIO DI FERRO ORBAN-SOROS.

SPECULATORE FINANZIARIO CONTRO IL PREMIER!

IL PREMIER UNGHERESE VUOLE CHIUDERE L’UNIVERSITA’ DI BUDAPEST FINANZIATA DAL MAGNATE. 

E QUESTO, PER RISPOSTA, GLI ORGANIZZA UNA MANIFESTAZIONE CON 70 MILA PERSONE IN STRADA

Alessandra Benignetti per Il Giornale

manifestazione soros contro orban12MANIFESTAZIONE SOROS CONTRO ORBAN
Decine di migliaia di persone hanno manifestato, ieri, a Budapest, contro la chiusura della Central European University, l’università fondata nella capitale ungherese dal miliardario statunitense, George Soros(noto speculatore finanziario!). Una protesta annunciata, dopo l'approvazione, la scorsa settimana, da parte del Parlamento ungherese, di una legge che porterà alla chiusura entro il 2021 dell’ateneo fondato dal magnate statunitense di origine magiara.

In 70mila, secondo l’agenzia di stampa Reuters, sono scesi in piazza domenica, in quella che è già stata definita come una delle più grandi manifestazioni contro il governo degli ultimi sette anni. I partecipanti alla manifestazione hanno riempito la piazza antistante il Parlamento, difesa dai poliziotti in tenuta anti sommossa, per chiedere al presidente della Repubblica, Janos Ader, di mettere il veto al provvedimento voluto dall'esecutivo di Budapest.

ORBAN SOROSORBAN SOROS
Migliaia di manifestanti, per la maggior parte studenti, hanno percorso le strade di Budapest in corteo, accendendo le luci dei propri smartphone, per chiedere il rispetto della libertà di istruzione. Slogan contro il premier, Viktor Orbán, sono stati scanditi quando i manifestanti hanno raggiunto la sede del partito di governo, Fidesz. Un gruppo più ristretto ha poi bloccato l’Oktogon, una delle piazze più famose del centro di Budapest, sedendosi sull’asfalto e intonando nuovamente cori contro il capo dell'esecutivo magiaro e contro il suo partito.

Oggi, il presidente ungherese, Janos Ader, deciderà se firmare il decreto sulle università straniere, convertendolo in legge, o se porre il veto sul provvedimento, per incostituzionalità, rimandandolo all’esame del Parlamento. Nonostante le pressioni internazionali, gli appelli dei manifestanti, di alcuni partiti di opposizione e del rettore della Central European University, Michael Ignatieff, questo passaggio è considerato, però, da molti, come una pura formalità.
manifestazione soros contro orban1MANIFESTAZIONE SOROS CONTRO ORBAN

È improbabile, infatti, che Ader, membro del partito di governo Fidesz, e rieletto presidente il mese scorso grazie proprio al supporto di Orbán, possa bocciare la cosiddetta legge anti-Soros. 

La misura decisa dal governo magiaro, modifica le norme che regolano l’attività delle università straniere in Ungheria, obbligando gli atenei finanziati da Stati non membri dell’Ue, ad aprire una sede anche nel Paese di provenienza e ad operare sulla base di un accordo bilaterale tra il governo del Paese di provenienza dell’università e il governo ungherese.

manifestazione soros contro orbanMANIFESTAZIONE SOROS CONTRO ORBAN
La legge, però, appare chiaramente diretta contro la Central European University, l’unico ateneo che in Ungheria non rispetta questi requisiti, e si inquadra nella più ampia “offensiva” del governo del premier ungherese, Orbán, contro le organizzazioni finanziate da Soros, che operano in Ungheria. Prima dell'ateneo privato fondato da Soros nel 1991 a Budapest, a finire nel mirino dell’esecutivo guidato da Orbán, erano state, infatti, le Ong finanziate dallo stesso magnate statunitense, che si occupano di migranti e diritti umani, la cui azione, secondo il governo magiaro, sarebbe mirata ad indebolire le istituzioni ungheresi e a destabilizzare il Paese.

Ad essere preoccupate per la libertà educativa(le solite balle europeiste!!!) in Ungheria ci sono diverse istituzioni internazionali, compreso il Parlamento europeo, che nella prossima sessione plenaria discuterà della vicenda. Secondo la Reuters, inoltre, il dipartimento di Stato americano, in settimana, invierà dei diplomatici a Budapest per cercare di risolvere la questione della Central European University.

Fonte: qui

lunedì 3 aprile 2017

IL PREMIER UNGHERESE ORBAN MINACCIA DI CHIUDERE LA “CENTRAL EUROPEAN UNIVERSITY” DI BUDAPEST, CREATA DA GEORGE SOROS

LA RUGGINE TRA I DUE E’ ANTICA: ORBAN ACCUSA IL FINANZIERE “INVADERE L'EUROPA CON MIGRANTI MUSULMANI” E FINANZIARE ORGANIZZAZIONI CHE AGISCONO COME “AGENTI STRANIERI NEMICI DELLA NAZIONE UNGHERESE”

Filippo Femia per “la Stampa”

ORBAN BIRRAORBAN BIRRA
«C' è un brutto clima. Abbiamo paura che l' università chiuda». La 25enne torinese Giulia Priora è una dei 1440 studenti della Central-european university (Ceu) di Budapest. Il suo dottorato in Diritto internazionale potrebbe interrompersi bruscamente. Il motivo? Il governo Orban minaccia di chiudere l' ateneo fondato nel 1991 dal miliardario ungherese emigrato negli Usa George Soros.

Fidesz, il partito del premier, ha presentato martedì scorso una proposta di legge che cambierebbe radicalmente le regole per le università straniere in territorio magiaro.
Viktor Orban accusa la Ceu di «imbrogliare» perché non possiede un campus nel suo Paese d' origine (gli Usa) e perché rilascia diplomi riconosciuti sia in Ungheria che negli States. «Un vantaggio sleale che danneggia le nostre università», ha attaccato. Per questo la nuova legge vuole imporre, entro febbraio 2018, una sede universitaria nel Paese dove l' ateneo è registrato.

CENTRAL EUROPEAN UNIVERSITY DI BUDAPESTCENTRAL EUROPEAN UNIVERSITY DI BUDAPEST
E poi la Ceu dovrebbe ottenere il via libera da un accordo bilaterale tra Budapest e Washington. Ma l' ipotesi di un «semaforo verde» da parte di Trump è improbabile, sostengono gli analisti, che ricordano i precedenti di fuoco con Soros. Poco dopo l' elezione alla Casa Bianca, il filantropo miliardario ha definito Trump «truffatore e aspirante dittatore».

Per questo molti hanno letto il provvedimento del governo ungherese come un attacco personale contro Sorsos, nemico giurato di Orban. Si tratterebbe dell' ennesima battaglia nella guerra ideologica tra i due. È infatti difficile sottrarsi ai sospetti che sia una legge cucita ad hoc: fra i 28 atenei stranieri in territorio magiaro solo la Ceu non ha una sede nel suo Paese di origine. Sarebbe dunque l' unica costretta a chiudere. «È una legge che discrimina soltanto noi: prende di mira una sola istituzione», ha denunciato il rettore Michael Ignatieff, che ha chiesto al ministro dell' Istruzione Laszlo Palkovics di ritirare la norma.

SOROSSOROS
Ma il governo tira dritto. E forse già domani il Parlamento, saldamente nelle mani di Orban, voterà il via libera. «È un chiaro attacco alla nostra libertà accademica», racconta Giulia Priora al telefono dal suo ufficio di dipartimento mentre alcuni studenti manifestano fuori dall' università. Volevano sfilare davanti al Parlamento, ma il rettore è riuscito a dissuaderli. «Al governo di Budapest - aggiunge la dottoranda - non piace la nostra ideologia del dialogo». L' opposto di quella «democrazia illiberale» sbandierata da Orban nella sua sfida all' Ue.

Lo scontro infinito con Soros si consuma anche su un altro piano. Il primo ministro - che (ironia del destino) ha studiato a Oxford nel 1989 grazie a una borsa di studio della fondazione dello speculatore finanziario - ha più volte preso di mira le Ong finanziate da Soros.
Una sessantina di organizzazioni che combattono la corruzione e sostengono l'informazione indipendente.

Szilard NemethSZILARD NEMETH
Ma soprattutto forniscono assistenza legale a rifugiati e richiedenti asilo, bersaglio preferito di Orban e della sua crociata anti immigrazione. Il premier ha accusato più volte Soros di voler «invadere l' Europa con migranti musulmani» e finanziare organizzazioni che agiscono come «agenti stranieri nemici della nazione ungherese». A gennaio Szilard Nemeth, braccio destro di Orban, ha minacciato il miliardario: «Utilizzeremo ogni mezzo per spazzare via le sue organizzazioni».

La Central-european university - di ispirazione liberale e internazionalista - ospita 1440 studenti (335 magiari e il resto di 107 nazionalità differenti) e docenti provenienti da tutto il mondo. Ora tutti sperano che il governo ungherese faccia marcia indietro. Ma sono pronti a lottare. «A meno che non ci caccino, resteremo qui a Budapest», annuncia la 33enne Caterina Sganga, docente di Diritto comparato e proprietà intellettuale.

Fonte: qui


lunedì 3 ottobre 2016

UNGHERIA NULLA DI FATTO - IL REFERENDUM CONTRO LE QUOTE DEI MIGRANTI ASSEGNATE DA BRUXELLES NON RAGGIUNGE IL QUORUM (AFFLUENZA AL 43,9%)

MA TRA I VOTANTI, PIÙ DI 9 SU 10 ERANO PER IL PUGNO DI FERRO 

IL GOVERNO ORA VUOLE UNA LEGGE: NIENTE STRANIERI SENZA IL VIA LIBERA DEL PARLAMENTO

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

Lo schiaffone che Viktor Orbán voleva dare all' Unione Europea si rivela al massimo uno scappellotto, con potenziale effetto boomerang. Il referendum contro le quote dei migranti assegnate da Bruxelles, voluto e imposto dal primo ministro non ha raggiuntoil quorum del cinquanta per cento, quindi non è valido. Il suo risultato non conta nulla. O almeno non dovrebbe contare, Costituzione ungherese alla mano.


Al mattino presto, dopo aver votato nella scuola di un ricco sobborgo di Budapest, Orbán aveva già messo le mani avanti, dicendo che a prescindere dalla percentuale dei partecipanti, lo scontato plebiscito per il No all' accoglienza dei 1.300 profughi deciso da Bruxelles avrebbe avuto comunque serie conseguenze giuridiche. Le dichiarazioni fatte all' uscita del ginnasio non sono state solo un tentativo di vedere il bicchiere mezzo pieno in vista di un possibile fallimento. Rappresentano anche una anticipazione di quel che ben presto avverrà in Ungheria.

«Meglio un referendum valido che uno non valido - ha detto -. Le conseguenze legali si applicheranno in ogni caso. L' unica cosa importante è che ci siano più No che Sì».
Cambierà la Costituzione. Lo strappo con l'Unione europea ci sarà comunque. A urne ancora aperte Orbán ha promesso di creare una linea politica che permetta al Parlamento ungherese di essere l' unico soggetto tenuto a decidere sull' eventuale accoglienza dei migranti. «Noi, e non altri», ha sorriso prima di salutare.

Il copione sembra già scritto, a prescindere dal referendum. Il suo esito ha una importanza relativa, almeno in Ungheria. E infatti le prime parole ufficiali dopo l' annuncio del mancato quorum sembrano un inno alla gioia. «Una vittoria a valanga».

Al vicepremier Zsolt Semjén è toccata la parte dell' entusiasta. «Con questa alta partecipazione il governo ha ricevuto un chiaro mandato per rigettare le quote imposte dall' Unione europea, ed è esattamente quel che faremo, se necessario modificando anche la nostra carta costituzionale».

La surreale conferenza stampa tenuta da Orbán in una sala dove non sono stati ammessi i giornalisti testimonia però un certo nervosismo latente tra le fila dell' aspirante uomo forte del blocco dell' Est. Sottovoce e silenziati dall' enfasi governativa, ma i numeri parlano chiaro. La maggioranza degli ungheresi è rimasta a casa, accogliendo l' invito all' astensione fatto da una maggioranza quasi sempre silenziata e per giunta divisa. Potevano votare 8.167.068 persone.

Lo hanno fatto solo in tre milioni e duecentomila, pari al 43,9 degli aventi diritto. Il No ha vinto con il 95 per cento. Le cifre sul mancato quorum avrebbero potuto essere ancora più pesanti di altri sette punti percentuali per il governo se alcune formazioni politiche minori non si fossero distinte facendo appello per il Sì o per la scheda nulla.

Il plebiscito che Orbán chiedeva non c' è stato. Alla fine l' esuberante primo ministro ungherese si ritrova con lo stesso risultato delle elezioni politiche del 2014. La base elettorale del No corrisponde infatti alla somma dei voti presi da Fidesz, il partito di governo, e dall' ultradestra di Joppik, che si è mobilitata per la consultazione ma è stata la prima a presentare il conto chiedendo le dimissioni del premier. «Si è fatto un autogol, il referendum è stato un fallimento politico».

arrivo dei migranti in ungheria 4ARRIVO DEI MIGRANTI IN UNGHERIA
Il capo della Coalizione democratica Ferenc Gyurcsàny si è invece ritrovato con una opposizione rivitalizzata per grazia ricevuta. «Se il governo non ascolta la voce della maggioranza significa che è politicamente sordo».

La prima sconfitta di un uomo non abituato a perdere può provocare problemi di udito. Viktor Orbán infatti ha reagito alla sua maniera, tirando dritto come fa da quando ha preso il potere. «Si tratta di un risultato sensazionale. Abbiamo vinto. Ha votato No alla quote di Bruxelles lo stesso numero di persone che nel 2003 avevano approvato l' ingresso nell' Unione europea. Il nostro governo intende inserire nella Costituzione la decisione presa oggi dagli ungheresi. Entro un paio di giorni farò la proposta ufficiale al Parlamento». Fonte: qui

confine ungheria austria 9CONFINE UNGHERIA AUSTRIA 

venerdì 9 settembre 2016

Anche la Germania è stufa. Sì, ora tutto è possibile in Europa

La Merkel si accorge di aver sbagliato sui profughi. Ora. Troppo tardi. 


Come è tardiva la reazione dell’establishment all’ondata dei movimenti di protesta che sta avendo successo in molti Paesi europei. Non entro nel merito delle ragioni che hanno portato a un risultato storico in Meclemburgo-Pomeriana, ragioni che peraltro sono ovvie. Il significato del voto di domenica, nella sua accezione più politica, travalica i confini della Germania. Si potrebbe dire che il tappo è saltato.

Quale tappo? 

Quei condizionamenti psicologici e culturali che fino a giugno inibivano molti elettori dal dare le proprie preferenze a partiti che il politically correct bollava come “populisti”. 

Ma a giugno i britannici hanno votato per il Brexit dando ragione a Boris Johnson ma soprattutto a Nigel Farage, l’ex uomo d’affari che per 17 anni si è battuto contro l’Europa fino ad ottenere un voto che veniva considerato impossibile e foriero di catastrofiche conseguenze economiche. 

Farage era un impresentabile, ora è considerato un politico rispettabile e soprattutto vincente mentre la Gran Bretagna è tutt’altro che in ginocchio. L’impressione è che quel voto segni uno spartiacque, che abbia sdoganato idee e movimenti che il pubblico moderato non considera più off limits. 

La cavalcata di Alternative für Deutschland non sembra destinata ad esaurirsi rapidamente, tanto più a un anno dalle politiche.

Il quadro politico è in movimento anche altrove. Fra meno di un mese l’Ungheria andrà alle urne per dire sì o no alla ripartizione di quote di profughi decisa dall’Ue e si profila un risultato plebiscitario contro Bruxelles. Lo stesso giorno, domenica 2 ottobre, gli austriaci ripeteranno il ballottaggio presidenziale e le chances che a prevalere sia il leader del Partito delle Libertà Norbert Hofer sono alte. Negli Stati Uniti, Trump ha recuperato gran parte dello svantaggio su Hillary. In Francia si vota tra meno di un anno e Marine Le Pen appare destinata ad approdare al ballottaggio. Negli altri Paesi europei i partiti di centrodestra e di centrosinista soffrono la concorrenza di liste di ogni orientamento. 

In Italia le potenzialità del voto di protesta sono notevoli, nonostante le vicissitudini della giunta Raggi abbiano tolto tanto smalto al Movimento 5 Stelle e benché la Lega di Salvini si sia fermata nei sondaggi.

La sfida, però, per tutti questi movimenti è quella di riuscire a passare alla fase 2 ovvero a dimostrare di essere capaci non solo di ottenere ampi consensi elettorali ma di saper governare, il che significa riuscire a evitare di commettere un errore ricorrente: quello di scegliere la squadra dopo aver vinto le elezioni, di scoprire la macchina burocratica solo quando si entra nel Palazzo, di studiare i dossier in “real time” ovvero troppo tardi. 

Insomma di dimostrarsi sin dalle prime battute competenti, informati e autorevoli.


Solo in questo modo potranno durare. Solo così potranno cambiare davvero le cose o perlomeno tentarci seriamente.


martedì 14 giugno 2016

ORBAN ABBATTE L'IVA AL 5%


ORBAN ABBATTE L'IVA AL 5%

BUDAPEST - Senza la mannaia della Bce e avendo la completa gestione della propria valuta, oltre ad un accorto governo che fa davvero gli interessi della popolazione, l'Ungheria annuncia il taglio secco dell'IVA su generi alimentari di prima necessità, raccogliendo così i frutti dell'ottima gestione dei conti pubblici.

Il Parlamento ungherese ha approvato il pacchetto fiscale 2017 che include l’abbassamento al 5% dell’IVA su latte, uova e pollame.
In più è stato approvato l'abbattimento delle tariffe per i servizi Internet e di catering dal 27% al 18%. Il nuovo sistema entrerà in vigore del 1° gennaio 2017 e porterà diversi altri cambiamenti.
Le famiglie con almeno due figli a carico riceveranno un trattamento fiscale agevolato, con forti sconti sulle tasse proprio per famiglie con almeno due figli.
Secondo il governo Orban, le modifiche alla tassazione permetteranno a 350mila famiglie ungheresi il risparmio aggregato di 15 miliardi di fiorini.
Sarà anche rimosso il limite di 30 milioni di fiorini sui beni a tassazione ridotta per gli investimenti delle PMI, e le aziende che non possono usufruire a pieno delle deduzioni fiscali per ricerca e sviluppo, saranno autorizzate ad applicare la deduzione dalle donazioni in beneficenza. 
lunedì 13 giugno 2016
Fonte: qui