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martedì 11 aprile 2017

BRACCIO DI FERRO ORBAN-SOROS.

SPECULATORE FINANZIARIO CONTRO IL PREMIER!

IL PREMIER UNGHERESE VUOLE CHIUDERE L’UNIVERSITA’ DI BUDAPEST FINANZIATA DAL MAGNATE. 

E QUESTO, PER RISPOSTA, GLI ORGANIZZA UNA MANIFESTAZIONE CON 70 MILA PERSONE IN STRADA

Alessandra Benignetti per Il Giornale

manifestazione soros contro orban12MANIFESTAZIONE SOROS CONTRO ORBAN
Decine di migliaia di persone hanno manifestato, ieri, a Budapest, contro la chiusura della Central European University, l’università fondata nella capitale ungherese dal miliardario statunitense, George Soros(noto speculatore finanziario!). Una protesta annunciata, dopo l'approvazione, la scorsa settimana, da parte del Parlamento ungherese, di una legge che porterà alla chiusura entro il 2021 dell’ateneo fondato dal magnate statunitense di origine magiara.

In 70mila, secondo l’agenzia di stampa Reuters, sono scesi in piazza domenica, in quella che è già stata definita come una delle più grandi manifestazioni contro il governo degli ultimi sette anni. I partecipanti alla manifestazione hanno riempito la piazza antistante il Parlamento, difesa dai poliziotti in tenuta anti sommossa, per chiedere al presidente della Repubblica, Janos Ader, di mettere il veto al provvedimento voluto dall'esecutivo di Budapest.

ORBAN SOROSORBAN SOROS
Migliaia di manifestanti, per la maggior parte studenti, hanno percorso le strade di Budapest in corteo, accendendo le luci dei propri smartphone, per chiedere il rispetto della libertà di istruzione. Slogan contro il premier, Viktor Orbán, sono stati scanditi quando i manifestanti hanno raggiunto la sede del partito di governo, Fidesz. Un gruppo più ristretto ha poi bloccato l’Oktogon, una delle piazze più famose del centro di Budapest, sedendosi sull’asfalto e intonando nuovamente cori contro il capo dell'esecutivo magiaro e contro il suo partito.

Oggi, il presidente ungherese, Janos Ader, deciderà se firmare il decreto sulle università straniere, convertendolo in legge, o se porre il veto sul provvedimento, per incostituzionalità, rimandandolo all’esame del Parlamento. Nonostante le pressioni internazionali, gli appelli dei manifestanti, di alcuni partiti di opposizione e del rettore della Central European University, Michael Ignatieff, questo passaggio è considerato, però, da molti, come una pura formalità.
manifestazione soros contro orban1MANIFESTAZIONE SOROS CONTRO ORBAN

È improbabile, infatti, che Ader, membro del partito di governo Fidesz, e rieletto presidente il mese scorso grazie proprio al supporto di Orbán, possa bocciare la cosiddetta legge anti-Soros. 

La misura decisa dal governo magiaro, modifica le norme che regolano l’attività delle università straniere in Ungheria, obbligando gli atenei finanziati da Stati non membri dell’Ue, ad aprire una sede anche nel Paese di provenienza e ad operare sulla base di un accordo bilaterale tra il governo del Paese di provenienza dell’università e il governo ungherese.

manifestazione soros contro orbanMANIFESTAZIONE SOROS CONTRO ORBAN
La legge, però, appare chiaramente diretta contro la Central European University, l’unico ateneo che in Ungheria non rispetta questi requisiti, e si inquadra nella più ampia “offensiva” del governo del premier ungherese, Orbán, contro le organizzazioni finanziate da Soros, che operano in Ungheria. Prima dell'ateneo privato fondato da Soros nel 1991 a Budapest, a finire nel mirino dell’esecutivo guidato da Orbán, erano state, infatti, le Ong finanziate dallo stesso magnate statunitense, che si occupano di migranti e diritti umani, la cui azione, secondo il governo magiaro, sarebbe mirata ad indebolire le istituzioni ungheresi e a destabilizzare il Paese.

Ad essere preoccupate per la libertà educativa(le solite balle europeiste!!!) in Ungheria ci sono diverse istituzioni internazionali, compreso il Parlamento europeo, che nella prossima sessione plenaria discuterà della vicenda. Secondo la Reuters, inoltre, il dipartimento di Stato americano, in settimana, invierà dei diplomatici a Budapest per cercare di risolvere la questione della Central European University.

Fonte: qui

lunedì 6 marzo 2017

IL FINANZIERE GEORGE SOROS PROMETTE INVESTIMENTI DA 500 MILIONI PER FAVORIRE “L’ARRIVO DEI MIGRANTI”

MENTRE LA COMMISSIONE UE ANNUNCIA LA NECESSITA’ DI ESPELLERE UN MILIONE DI MIGRANTI ILLEGALI

PIU’ SI SOCCORRONO I DISPERATI VICINO ALLE COSTE LIBICHE, PIU’ I TRAFFICANTI SONO INCORAGGIATI A PARTIRE

Gian Micalessin per “il Giornale”

SOROSSOROS
Solo pochi giorni fa la Commissione Ue annunciava la necessità di espellere un milione di migranti illegali. Solo ieri in Sicilia ne sono sbarcati 1.500 recuperati grazie al solerte impegno delle navi soccorso gestite da organizzazioni umanitarie (Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins sans frontières, Save the children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye, Life boat) che annoverano tra i propri finanziatori la Open Society e altri gruppi legati al milionario «speculatore» George Soros.

migranti in libiaMIGRANTI IN LIBIA
Bruxelles, a questo punto, farebbe bene a spiegare che per fermare il traffico di uomini bisogna combattere non solo le organizzazioni criminali, ma anche la carità pelosa, e politicamente motivata, di Soros e della sua galassia buonista. Una galassia a cui l'ottuagenario filantropo ha promesso il 20 settembre scorso investimenti da 500 milioni di dollari per favorire «l'arrivo dei migranti». Investimenti destinati a contrastare le politiche europee sull' immigrazione e a mettere a rischio la sovranità dell' Italia e di altre nazioni.
aris messini fotografa i migranti dalla libia 7ARIS MESSINI FOTOGRAFA I MIGRANTI DALLA LIBIA 7

Il primo a capirlo è il capo di Frontex, Fabrice Leggeri intervenuto di recente per criticare la tendenza a soccorrere i migranti «sempre più vicino alle coste libiche» spiegando come questo incoraggi i trafficanti a stiparli «su barche inadatte al mare con rifornimenti di acqua e carburante sempre più scarsi rispetto al passato».

Le parole di Leggeri rappresentano un' esplicita denuncia delle attività di soccorso marittimo finanziate da Soros. 
Dietro le operazioni di navi di grossa stazza come il Topaz Responder da 51 metri del Moas, il Bourbon Argos di Msf, o l' MS di Sea Eye ci sono infatti quasi sempre i finanziamenti dello speculatore Soros.
aris messini fotografa i migranti dalla libia 6ARIS MESSINI FOTOGRAFA I MIGRANTI DALLA LIBIA 6

Finanziamenti che garantiscono il trasferimento nei nostri porti di migliaia di migranti illegali. L' aspetto più inquietante di questa vicenda è però come questa flotta di navi fantasma, battenti bandiera panamense, (Golfo azzurro, della Boat Refugee Foundation olandese e Dignity 1, di Msf) del Belize (il Phoenix, di Moas) o delle isole Marshall (il Topaz 1, di Moas) punti a realizzare politiche dissonanti rispetto a quelle europee e italiane.

Per capirlo basta spulciare i siti delle organizzazioni che gestiscono la flotta buonista. La tedesca Sea Watch armatrice di due navi soccorso battezzate con il proprio nome spiega di battersi per il «diritto alla libertà di movimento» e di non accettare «arbitrarie distinzioni tra profughi e migranti». Come dire che il rispetto di confini e sovranità nazionale non ha alcun senso.
Fabrice LeggeriFABRICE LEGGERI

Come non lo ha distinguere tra chi fugge da guerre e dittature e chi invece cerca solo migliori condizioni di vita. Sea Eye, un' altra organizzazione tedesca conduttrice di una nave da 26 metri e di un barchino da soccorso spiega invece di volere contrastare tutti i futuri piani europei per il trasferimento dei migranti in campi di accoglienza situati in Libia e Tunisia.

Un articolo pubblicato sul sito dell' organizzazione maltese Moas da un giornalista ospitato sulla nave Topaz Responder descrive invece un' operazione con tutti i crismi dell' illegalità. L' articolo racconta il soccorso di 650 migranti recuperati «nella notte tra il 21 e 22 novembre a venti chilometri dalle coste libiche» e poi portati in Italia.

Un' esplicita ammissione di come la «flotta umanitaria» operi ampiamente dentro il limite di dodici miglia (22,2 chilometri) delle acque territoriali.

Un limite entro il quale sarebbe obbligatorio riportare i naufraghi a terra anziché traghettarli fino alle ospitali coste italiane.

Fonte: qui

martedì 31 gennaio 2017

I radical chic con la puzza sotto il naso

Tutto il mondo è paese e in fondo i radical chic della sinistra, soldi, falce e martello, si somigliano ovunque e, seppure con sfumature diverse, restano legati dalla solita ipocrisia. Dall’America all’Europa c’è insomma un fil rouge che li caratterizza e li unisce per stile di vita e di pensiero, per modo d’essere e di parlare, intriso di puzza sotto il naso.
In buona sostanza sono l’espressione di una cultura double face, due pesi e due misure, oppure per dirla ironicamente alla Marchese del Grillo: “Io sono io e voi non siete un...”.
I capi del sistema, i maître à penser, sono politici, attori, giornalisti, professori, artisti, uomini e donne nella stragrande parte dei casi ricchi e borghesi, quella borghesia supponente e di sinistra.

È da loro che negli USA è partita la grancassa contro Donald Trump, con accuse, insolenze, improperi di ogni sorta e sempre da loro si è trasferita in Europa, dove ovviamente è stata accolta e sostenuta a braccia aperte.
Per questo prima, durante e dopo il giuramento del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ne abbiamo lette, sentite e viste di tutti i colori, sul rischio che la democrazia corre con Trump. Sia chiaro, gli stessi guru del pensiero, del verbo e della penna ci avevano già messi in guardia dalla catastrofe Brexit e dalle devastanti conseguenze di una vittoria del “No” al referendum in Italia.
Così come ci mettono in guardia dalla minaccia alla libertà, ai diritti universali, per una eventuale vittoria di Marine Le Pen alle prossime elezioni presidenziali in Francia. Lo fanno sui giornali, nelle tribune politiche, in televisione; lo fanno nelle piazze come hanno fatto in America per protestare contro l’elezione di Trump. 
Si è trattato di manifestazioni in larga parte pacifiche, anche se quelle più violente, che pure ci sono state, non hanno avuto dall’informazione lo stesso trattamento che se fossero state organizzate dall’altra parte politica. Va da sé, infatti, che se fosse stata eletta quella “santa figlia di buona donna di Hillary” e la piazza avesse manifestato con altrettanta collera e rabbia, si sarebbe parlato di squadrismo e di fascismo.
Insomma, quando manifestano i radical chic di tutto il mondo è per il sostegno alla democrazia e alla libertà, quando lo fa la destra liberale o conservatrice è per attentare ai diritti dell’uomo.

Per questo la sinistra, soldi, falce e martello, si è schierata contro Trump, come si schiera contro la Le Pen, contro la Brexit e in Italia contro la Lega e contro gli euroscettici.

Insomma, loro sono la pace(di esportazione di democrazia a suon di bombe!!), la salvezza, il benessere e la giustizia, gli altri sono il pericolo, la guerra, la dittatura e il razzismo.

Eppure il Nobel Barack Obama, che tanto rimpiangono, ha scatenato la guerra in Libia, ha imposto le sanzioni alla Russia, rigenerando la Guerra fredda, ha chiuso tutti e due gli occhi con i Paesi arabi e con la Cina. Il Nobel Obama ha aumentato le distanze con Israele e diminuito quelle con Cuba, ha condizionato l’Europa e isolato la Russia.

Come se non bastasse, Obama in America con la sua politica economica e commerciale ha chiuso le porte al ceto medio e le ha spalancate alla grande finanza(usura), specialmente a quella creativa, per questo la produzione che sta in mezzo si è inceppata. 
Eppure i radical chic lo esaltano e a Trump, che vuole ripristinare i fattori produttivi fondamentali, a partire dal lavoro e dall’impresa, lo attaccano e dileggiano.
Accusano Trump da ogni parte del mondo, gli danno del nazionalista, protezionista, come se in Germania la cancelliera Angela Merkel incitasse a comprare Fiat, oppure François Hollande in Francia a bere prosecco. Lo accusano di proteggere solo l’America, come se la Germania fosse l’altruismo fatto Nazione e l’Europa la solidarietà fatta Unione. Inveiscono contro Trump per i muri e la difesa dei confini, quando in Europa, un giorno sì e uno no, c’è chi rifiuta e spara a zero su Schengen, chi chiude le frontiere.

Insomma, cari amici è così, è l’ipocrisia dei radical chic, dei cosiddetti moderati di centro e di sinistra, di quelli che parlano di uguaglianza e povertà, dalle ville di Beverly Hills, della Costa Azzurra o della Costa Smeralda. 
Di quelli che scendono in piazza, pontificano in tivù e sui giornali contro le disuguaglianze e le discriminazioni e poi vanno nei resort più esclusivi e selettivi viaggiando con jet privati.

Di quelli, infine, che vanno nei talk-show firmati fino ai piedi, coperti di cachemire e vigogna ad attaccare il populismo della destra. 
Stiamo parlando degli illuminati, i migliori, i postcomunisti, i cattocomunisti, gli ulivisti, gli arcobalenisti(anche pentastellati) di tutto il mondo.

Sono, insomma, quelli che dopo di loro il diluvio, che senza di loro l’oscurantismo, che contro di loro solo la sottocultura e l’ignoranza.

Non ci stanno a perdere, non sanno perdere, non se ne danno pace, pur di avere il potere, i privilegi e il predominio scenderebbero a patti con il diavolo.

Ma il mondo cambia e sta cambiando, la gente si riprende testa e pensieri, valuta sui fatti e non per disciplina, sui risultati e non sulle slides, sulla realtà e non sull’illusione. Si chiama volontà popolare, sentimento della gente, espressione della collettività, verifica sociale.

Si chiama libertà di giudicare, di cambiare, libertà di scegliere. Si chiama democrazia, si chiama così anche quando non sta a sinistra.

Fonte: qui

Soros è alle corde

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Attenzione alle idi di marzo

La diffusione dei dati di Soros giunge in un momento particolarmente delicato per la politica olandese. Il governo di centro-destra del primo ministro Mark Rutte è alle corde nel tentativo di respingere, con un’elezione programmata il 15 marzo, la seria sfida del partito nazionalista per la libertà (PVV) della destra anti-migranti del leader anti-Unione europea Geert Wilders. Alleato di Donald Trump, Wilders rischia di fare il pieno grazie a Soros, campione delle frontiere aperte dell’Europa e delle migrazioni di massa, che scommette contro le banche olandesi. Le idi di marzo guardano con favore alla vittoria di Wilders, un evento che batterà un altro chiodo nella bara dell’Unione europea e nel sogno di Soros su migrazioni di massa e frontiere aperte.

I Paesi Bassi non sono particolarmente amichevoli verso Soros e i suoi obiettivi. Nel novembre 2016, Open Society Foundations e due gruppi finanziati da Soros, la Rete europea contro il razzismo e Gender Concerns International, pubblicizzavano l’assunzione di giovani “di età compresa tra 17-26” immigrati musulmani o figli e nipoti di immigrati musulmani, per fare campagna contro i partiti di Wilders e Rutte. 
Il primo ministro Rutte ha recentemente avvertito i migranti che si rifiutano di assimilarsi nella società olandese. Naturalmente, Rutte non si riferiva alle migliaia di migranti dalle ex-colonie delle Indie orientali e occidentali olandesi, che non avevano alcun problema ad adottare cultura, religione e costumi sociali olandesi. Rutte, che ha affronta un vantaggio di 9 punti del PVV di Wilders, ha avuto parole dure verso i migranti musulmani. In un’intervista ad “Algemeen Dagblad”, Rutte, in quello che avrebbe potuto essere un intervento di Wilders, ha dichiarato: “Dico a tutti. Se non vi piace qui, questo Paese, andatevene! Questa è la scelta che avete. Se si vive in un Paese in cui i modi di trattare il prossimo v’infastidiscono, potete andarvene. Non è necessario rimanere”. Rutte ha espresso in particolare disprezzo per chi “non vuole adattarsi… chi attacca omosessuali, donne in minigonna o definisce i comuni cittadini olandesi razzisti”. Rutte ha lasciato pochi dubbi a chi si riferisse, ai migranti musulmani appena arrivati, “Ci sono sempre state persone propense a un comportamento deviante. Ma qualcosa è accaduto l’ultimo anno, a cui noi, come società, dovremmo rispondere. Con l’arrivo di grandi masse di rifugiati, la domanda sorge spontanea: i Paesi Bassi resteranno Paesi Bassi”? 
Venendo da un noto euro-atlantista sostenitore di NATO, UE e Banca Mondiale, le parole di Rutte sui migranti avranno scioccato Soros e i suoi servi.
La rivelazione della manipolazione finanziaria di Soros dell’economia olandese sicuramente farà infuriare i cittadini olandesi già stanchi di migranti e diktat dall’Unione Europea. Nell’aprile 2016, i cittadini olandesi respinsero con nettezza il trattato UE-Ucraina che invocava legami più stretti tra UE e il regime di Kiev. Il risultato fece infuriare Soros, uno dei principali burattinai del regime di Kiev.
Il “Babbo Natale” delle ONG troverà molte porte chiuse
L’Europa una volta elogiava Soros come sorta di benevolo “Babbo Natale” che distribuiva milioni per “buone azioni” ai sostenitori del governo mondiale e di altri utopisti dagli occhi sbrilluccicanti. Tuttavia, la patina di Soros va esaurendosi. La Russia fu la prima a cacciare Soros per le interferenze nella politica russa. Il piano di Soros per destabilizzare la Russia, soprannominato “Progetto Russia” di Open Society Institute e Fondazione di Soros, prevedeva lo scoppio di una “Majdan al quadrato” nelle città della Russia. Nel novembre 2015, l’ufficio del procuratore generale russo annunciò il divieto delle attività di Open Society Institute e Istituto di assistenza della Fondazione Open Society, per minaccia all’ordine costituzionale e alla sicurezza nazionale della Russia.

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban guida ora l’ondata anti-Soros in Europa. L’ottica di Orban, divenuto il primo leader dell’Unione europea ad opporsi alle operazioni di destabilizzazione di Soros, di origine ungherese, non è sfuggita ad altri leader europei, come in Polonia e Repubblica Ceca. Orban ha accusato Soros di essere la mente dell’invasione dei migranti dell’Europa. In rappresaglia a queste e altre mosse di Soros, Orban avvertiva che le varie organizzazioni non governative (ONG) sostenute da Soros rischiano l’espulsione dall’Europa.

Orban è stato affiancato nello sfogo di rabbia su Soros dall’ex-primo ministro macedone Nikola Gruevskij, dimissionario e costretto alle elezioni anticipate dalle manifestazioni ispirate da Soros nel suo Paese nel pieno del massiccio afflusso di migranti musulmani dalla Grecia. Facendo riferimento alle operazioni politiche globali di Soros, l’ex-primo ministro macedone ha detto in un’intervista, “non lo fa solo in Macedonia, ma nei Balcani, in tutta l’Europa orientale, ed ora, ultimamente, negli Stati Uniti. Inoltre, da ciò che ho letto, in alcuni Paesi lo fa per ragioni materiali e finanziarie, per guadagnare molti soldi, mentre in altri per motivi ideologici”.

In Polonia, dove Soros fu molto influente, una parlamentare del Partito della Giustizia (PiS) di destra al governo, Krystyna Pawłowicz, ha recentemente chiesto che Soros sia privato della massima onorificenza della Polonia per gli stranieri, Comandante dell’ordine della Stella al Merito della Repubblica di Polonia. Pawłowicz considera le operazioni di Soros in Polonia illegali e ritiene inoltre che le organizzazioni di Soros “finanzino elementi antidemocratici e anti-polacchi per combattere la sovranità polacca e la locale cultura cristiana.

Il presidente ceco Milos Zeman ha detto, in un’intervista del 2016, “alcune sue attività (di Soros) sono almeno sospette e sorprendentemente ricordano le interferenze estere negli affari interni del Paese. L’organizzazione di ciò che sono note come rivoluzioni colorate nei singoli Paesi è un hobby interessante, ma crea più danni che benefici ai Paesi interessati.

Zeman sosteneva che Soros progetta una rivoluzione colorata nella Repubblica Ceca.
Aivars Lemberg, sindaco di Ventspils in Lettonia e leader dell’Unione dei verdi e dei contadini, vuole che Soros e le sue ONG siano vietate in Lettonia. Lemberg sostiene che due pubblicazioni di Soros in Lettonia, Delna e Providus, fanno propaganda a favore dell’accoglienza in Lettonia dei migranti musulmani. Lemberg vede i migranti e il loro sostegno di Soros come un pericolo per la sicurezza dello Stato lettone.
Il sindaco ritiene che “George Soros va bandito dalla Lettonia. Gli va vietato l’ingresso nel Paese”.

Nella vicina Lituania, il partito laburista ha anche messo in dubbio le attività di Soros.
Il partito e i suoi alleati parlamentari hanno chiesto ai servizi di sicurezza della Lituania d’indagare su “schemi finanziari e reti” di Soros per via della minaccia che rappresentano per la sicurezza nazionale. I partiti lituani sostengono che i gruppi di Soros sono specializzati “non a consolidare, ma a dividere la società”.

Non è più facile essere un multimiliardario intrigante che rovescia i governi con lo schiocco delle dita. Soros non solo s’è alienato il Presidente della Russia e la Prima Ministra del Regno Unito, ma ora anche il Presidente degli Stati Uniti. Soros è anche il nemico numero uno dei leader della Cina. Con tale varietà di nemici, Soros è dubbio abbia altri successi politici come in Ucraina o Georgia. Con tutti i suoi miliardi, Soros ora comanda solo un’ “esercito di bambole di carta”.
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Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/01/2017
La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

venerdì 25 novembre 2016

A CAPALBIO I RADICAL-CHIC DELLA FINTA SINISTRA ITALIANA RIFIUTANO DI ACCOGLIERE I "LORO DESIDERATI" MIGRANTI!!!


L’ACCOGLIENZA COL CULO DEGLI ALTRI 

I RADICAL-CHIC(ELITE CIALTRONA ITALIANA!!!) CHE HANNO PUNTATO IL DITO CONTRO I CITTADINI DI GORINO, PER IL RIFIUTO DI ACCOGLIERE I MIGRANTI, ORA BLOCCANO L’ARRIVO DI 50 PROFUGHI A CAPALBIO 

Chiara Giannini per “il Giornale”
CAPALBIO E I MIGRANTICAPALBIO E I MIGRANTI

I radical chic, alla fine, hanno ottenuto ciò che volevano: bloccare l'arrivo dei profughi richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere ospitati nel condominio «Il Leccio» di Capalbio. Insomma, la località vacanziera della sinistra più snob è salva da possibili prese di residenza, anche temporanea, da parte dei migranti. È stato il prefetto di Grosseto, Cinzia Teresa Torraco, ad annullare il bando di accoglienza legato a Capalbio.

E presto sarà avviata una nuova procedura selettiva, che prevederà, però la sistemazione degli extracomunitari in altro luogo della provincia. Come si ricorderà, la polemica era scoppiata lo scorso agosto, quando personaggi più o meno noti, di quelli che puoi vedere prendere il sole, d'estate, all'«Ultima Spiaggia», noto stabilimento balneare immerso nell'oasi naturale del Wwf, accanto a Chicco Testa o ai Caracciolo, avevano gridato allo scandalo a causa del presunto arrivo, grazie all' assegnazione tramite gara, di una cinquantina di profughi, poi scesi a 30 e poi ridimensionati a 20.
CAPALBIO E I MIGRANTICAPALBIO E I MIGRANTI

All'epoca erano partiti esposti, ricorsi al Tar e all'Avvocatura dello Stato. La collocazione si aspettava per settembre, ma dopo le polemiche, soprattutto per il presunto posizionamento degli extracomunitari in un edificio in pieno centro, come qualcuno aveva detto «troppo vicino alle ville», si era deciso di spostarli in futuro in una struttura più periferica. Improvvisamente la decisione del nuovo prefetto. Subito si è gridato allo scandalo, visto che, sempre i soliti radical chic, fanno guerra da tempo, in Toscana, ai sindaci che si rifiutano di accogliere nuovi migranti.
CAPALBIO E I MIGRANTICAPALBIO E I MIGRANTI

In realtà ciò che è realmente accaduto è di facile intuizione. Voci vicine alla prefettura di Grosseto fanno sapere che l'interpretazione della nuova direttiva del ministro dell'Interno Angelino Alfano è servita come escamotage per accontentare i privilegiati di sinistra. Il capo del Viminale ha chiarito che ogni Comune potrà ospitare un massimo di 3 profughi ogni mille abitanti. Capalbio conta 4.139 residenti, quindi dovrebbe ospitarne 12.

CHICCO TESTA CON I PROFUGHI NELLA SUA CASA DI CAPALBIOCHICCO TESTA CON I PROFUGHI NELLA SUA CASA DI CAPALBIO
Solo che, tenendo conto del provvedimento iniziale, che prevedeva l'arrivo prima di 50, poi di 30 e, infine, di 20 profughi, il prefetto avrebbe stabilito che, per legge, quel numero è troppo alto per un territorio piccolo come quello di Capalbio e avrebbe deciso di bloccare l'arrivo dei nuovi ospiti. Oltretutto, la provincia di Grosseto non solo non ha, allo stato attuale, nuovi posti disponibili per richiedenti asilo, ma ha un eccesso di migranti rispetto al numero previsto.

È quindi da chiedersi perché dodici delle persone ritenute in surplus non siano state inviate a Capalbio. Forse perché la decisione solleverebbe troppe polemiche? Il sindaco della località turistica, Luigi Bellumori, ovviamente Pd, si è trincerato dietro un «chiedetelo alla prefettura».

CAPALBIO E I MIGRANTICAPALBIO E I MIGRANTI
A parlare, invece, interviene il consigliere regionale Giovanni Donzelli (FdI): «Adesso sappiamo che per fermare l'invasione - spiega - basta fingersi benestanti e di sinistra. Lo consiglieremo ai cittadini che in tutta Italia si lamentano per la presenza degli immigrati e per la totale assenza di coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni sul loro collocamento. Ormai tutti si sono accorti che l'unica attenzione del Pd per i profughi è quella verso il business delle cooperative amiche».

Fonte: qui