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giovedì 26 dicembre 2019

COME SI FA IL POPULISTA

Boris Jonson ha vietato ai membri del governo di partecipare  al Forum di Davos  che si terrà il mese prossimo. “Il nostro compito è  ottenere risultati per  il popolo, non bere champagne coi miliardari” (la fonte di Dawning Street).
Nel novembre scorso, ossia prima del successo elettorale,  il suo governo ha aperto un’indagine su Georges Soros  e i 3 milioni di sterline che la sua  fondazione ha pagato per una campagna anti-Brexit e per far cadere il capo del governo.
E’ stata adita la Commissione Elettorale perché indaghi sulla illegittimità  di  queste “donazioni”  – le donazioni estere  a organizzazioni politiche  sono vietate per legge – ma  come ha scoperto il Daily Mail,   la Open Society, che ha sede in Usa, ha aggirato il divieto facendo  partite i soldi da un conto di facciata di Londra.
I 3 milioni sono apparsi  nel conto di  un gruppo pro-UE, chiamato Best for Britain (BfB) che  ha sede in un edificio di uffici a Westminster dove stanno altre  organizzazioni anti-Brexit,  che  hanno nomi come  “Open Britain” ed “European Movement”.

L’offensiva di Johnson  contro Soros

Il BfB ha aperto un sito web dove consigliava un sofisticato tipo di  “voto tattico”, rivolto agli elettori propensi a  votare per i Verdi, i Liberal Democrats  e il Plaid Cymru (un partito locale gallese) –  formazioni minoritarie, ma (guarda caso) che avevano appena stretto fra  loro un patto,chiamato “Unite To  Remain”: non opporsi l’uno all’altro in 60 circoscrizioni.  Secondo lo steso BfB, se il 30 per cento degli elettori favorevoli al ”remain”  avessero votato in questo modo “tattico”, dei  60 seggi marginali, 44 sarebbero stati “vincibili” da  elementi anti-Brexit.
Si intuisce che anche solo aver elaborato una simile strategia di desistenza ha richiesto una analisi seggio per seggio e  l’identificazione dei  tre partiti  minori quasi voto per voto: anche solo un simile esame  dev’essere  stato costoso, molto sopra i 3 milioni.  La difficoltà era invitare gli elettori dei tre partiti (“perdenti”  storici)  a seguire questa tattica, e  fargliela capire (anzitutto) e convincerli. A questo  sono serviti i soldi di BfB, che ha speso cifre notevoli, negli ultimi 30 giorni, in inserzioni pubblicitarie .
Non è bastato e  non è riuscito.
Sarebbe la foto di Soros quando era “ungherese”. Vera o no..
Adesso vedremo se l’indagine proseguirà, magari non esclusa la indicazione di Soros come persona non grata.  Nel 1992, il finanziere “di origine ungherese” (come badano a  ripetere i media) quando attuò la manovra speculativa contro la lira, lo fece anche contro la sterlina.  Da noi aiutato da Ciampi che dissanguò le casse della nazione di 48 miliardi di dollari per una “difesa della lira”  (ossia per mantenerne le quotazioni alte in modo da  tenerla agganciata al  marco tedesco  – difesa del tutto inutile  dopo che ebbe dalla banca centrale tedesca la assicurazione che non avrebbe cooperato   nel “salvataggio”.  Soros guadagnò  un miliardo di dollari. Ma non fu certo il solo:  sarebbe  interessante sapere  chi, anche italiano,  raccolse la sua parte dei 48 miliardi che Ciampi buttava dalla finestra di Bankitalia.
Certa una cosa:  non mi pare che Soros abbia ricevuto una laurea honoris causa da una università britannica, come quella che ricevette – dalla mani stesse  di Romano Prodi – dall’ateneo di Bologna.
E’ la differenza fra avere un popolo e non averlo.
E’ comunque utile imparare, da Boris, “come si fa il populista”: la lucida identificazione dell’avversario  e l’energia da mettere in campo, avendo  una chiara valutazione delle  forze  preponderanti, sofisticate e sleali che  l’avversario sa mettere in campo.

Su Giorgetti che candida Draghi

Dico questo perché giorni fa un lettore  – e nemmeno dei più rozzi – mi scrisse invitandomi ad indignarmi con lui del “tradimento” di Giorgietti, il leghista sospetto perché ha il numero di telefono di Draghi:  ha proposto  di mettersi con i partiti  del governo attorno a un tavolo per cambiare tre o quattro regole  e andare presto al voto.  E’ giunto a proporre  Mario Draghi come capo del governo.   Ciò coronava, per il lettore , il “tradimento” di Salvini che  ha ripetuto di non voler uscire dall’euro…Ci hanno  tradito tutti, noi “no-Euro”, anche  la Lega.
Non  so quanti lettori condividano lo stato d’animo di questo. Temo che, in generale, non si rendano conto fino a che punto siamo soggetti alla dittatura oligarchica, e quali siano le sue armi.
Salvini dice che non vuole uscire  dall’euro? Non vi siete accorti, lettori, che non si può proporre  nel dibattito pubblico  il tema?  Già solo provare ad evocarlo equivale ad auspicare un nuovo genocidio  degli ebrei.  E dico letteralmente: non vi siete accorti come i media stanno  costantemente associando il “no euro” con  l’odio, quindi  per semplice slittamento con gli insulti antisemiti (inesistenti)  ricevuti dalla senatrice Segre?  Ormai criticare  la UE è identificato a odio, antisemitismo,  sentimento sub-umano di inimicizia verso la Segre,  e amico  di Putin.
Il nemico indicato dalla NATO e dalla Merkel.  Amico  è dir poco: vi rendete conto che la valorosa magistratura  italiana ha  un’inchiesta aperta sui milioni che  il leghista Savoini trattò a Mosca e di cui L’Espresso ha la incriminante intercettazione? E di cui Mentana non perde occasione di accennare? Tutti sappiamo che quei soldi non esistono: anche al magistratura, ed è  proprio questo che deve spaventarvi – dirvi che  viviamo in una dittatura di tipo sovietico,  l’epoca dei processi-farsa. La magistratura italiana è  la divisione corazzata del blocco di potere costituito dagli “europeisti”, un  blocco che va  dal Quirinale (ancora  non capite il potere che viene usato da lì?) dal Vaticano al PD ai grillini,  le tv, i media , e l’appoggio di Bruxelles, di Berlino, di Parigi, della banca centrale.

Salvini era nell’angolo

La magistratura  sta provando seriamente a distruggere Salvini, con la mezza dozzina di dossier aperti. E’  ovvio,il sistema di potere capisce che non può tornare ad elezioni finché il Capitone rischia di prendere il 34 %.
Non vi rendete conto  fino a che punto Salvini  è nell’angolo?  Nella dittatura europea, un programma euro critico è antisemitismo; è odio, come ci ricordano nelle piazze le sardine esaltate dai media; la Palamara gli è alle calcagna; la famigghia del Quirinale, i media tv soprattutto, che stanno identificando “sovranismo” con antisemitismo e filo-putinismo. Persino El Papa lo sta scalciando.
Non resta  a Salvini più alcun tema programmatico e  politico che possa enunciare; il suo  messaggio è monocorde e stanca , i sondaggi calano..
Ed ecco  la proposta di Giorgetti: serve a far uscirer dall’angolo la Lega e povero Salvini;  getta  la palla nel campo avversario, disinnesca  a bomba mediatica, dà a  Salvini un’immagine non più “estremista” a di “Odiatore” sub-umano che gli hanno dipinto le sardine, assediandolo  nelle piazze. Se uno propone all’opposizione tutta di  mettersi attorno a un tavolo, come può essere il nuovo Goebbels?
Propone addirittura Mario Draghi premier?  Se questo sarà inevitabile  – se lo hanno deciso ben altri poteri  forti-malavitosi – è  meglio che sia stato anche con la Lega: non vedete, lettori,  i danni che subiamo dall’essere ininfluenti e dall’avere tutti i poteri esteri e interni  contro?
Draghi  è una candidatura a cui tutti i nemici non  possono dire di no,  men che mano grillini e piddini, Mattarelli e Bergoglio e Palamare e Conte e Gualtieri  – E’ una profferta che non costa niente alla Lega. Tanto più che Girgetti sappia direttamente che mai e  poi mai Draghi accetterebbe di mettersia  capo di un governo italiota: per litigare con la coalizione? Per esporsi alla  bufera permanente che è la politica italiana per quelli che sono soggetti al voto popolare? Draghi viene da una superiore alla canea e alla votazione, una carica eccelsa dove godeva la massima impunità giudiziaria e morale – a lui conviene solo il Quirinale protetto dalle leggi contro il vilipendio ..
La proposta di Giorgietti attrae, e come no, il PD: sarebbe l’occasione  di condizionare l’ alleato  grillino,  e  contrastare le sue riforme più stolide e inutili  e demenziali, dalla chiusura dell’ilva a quelle giudiziarie  che ci restituiranno un paese in  macerie , come ha detto Giorgetti.
Invito anche  a considerare  che anche Renzi è sotto attacco della magistratura  (un  dossier che non sarebbe mai stato aperto se Renzi non avesse iniziato la spaccatura del PD) perché  ha rotto il partito di  riferimento del Procuratore Totale,  da cui s’ è fatto proteggere in  questi anni nelle su illegalità gravissime con cui la Procura  ha occupato il potere politico.   Magari l’incontro Renzi-Salvini in casa Verdini è servito a  coordinare una tattica contro il nemico comune?
A me  sembra, da Giorgetti,  una mossa tattica intelligente – date le circostanze disperate in cui il progetto del  populismo italiano si trova. Infatti lo stesso Salvini  dapprima non  l’ha capito e l’ha respinto …  ma non voglio infierire. Dobbiamo tutti imparare a  fare i populisti.
Fonte: qui

OMAGGIO A NIGEL FARAGE, EROE DEL POPULISMO

Un omaggio a  Nigel Farage,  eroe democratico.   Non ha partecipato alle ultime votazioni  – nonostante  avesse da poco piazzato, nelle europee, il Brexit Party di sua invenzione come più grosso partito britannico nell’europarlamento, annunciando prima la desistenza sua e del suo partito perché Boris Jocnson potesse avere la maggioranza di governo abbastanza grande da “fare il Brexit”.
La sua desistenza  è stata qualcosa più che decisiva: molti dei votanti per il Labor nella “barriera rossa” del Nord de-industrializzato avevano votano, nelle penultime elezioni,  il suo Brexit Party e prima ancora il suo UKIP ( UK Independence Party)
Quest’uomo  con l’aspetto da Andy Capp  ma l’eloquio splendido e tagliente della upper class,  che in fondo non ha mai vinto davvero –  gli inglesi  votavano per lui nelle elezioni locali e per mandarlo i Europa,  mai ha ottenuto  un seggio ai Comuni, pur provandoci sette volte –   ma  è riuscito nell’incredibile  missione di imporre il tema dell’uscita dalla Gran Bretagna  dalla UE, portandola dai  margini al cuore del dibattito politico: fino al trionfo, il Brexit che è lo scopo della sua vita da 30 anni.   Sopportando per decenni gli insulti  che impariamo a  conoscere da populisti: matti, ossessi di identità, razzisti. L’Establishment britannico lo ha tenuto ai margini come portatore di un’infezione plebea.
Senza aver mai avuto un briciolo  di potere, con la sua sola oratoria come arma, ha costretto i due partiti principali e storici  a rimodellare le loro politiche su immigrazione ed euroscetticismo, a schierarsi “pro” o “contro”; senza di lui non ci sarebbe stato il referendum  del 2016 dove la volontà popolare  ha detto Brexit.
E  non solo nel  Regno  Unito; Farage ha  costretto  l’ eurocrazie e gli  altri governi a prendere atto del  tema, le disfunzioni e la mancanza di libertà e democrazia nella UE,  magagne che lorsignori hanno nascosto sotto i tappeti.  Non si può dimenticare che, nell’europarlamento, s’è alzato a difendere la sovranità italiana, che  i nostri governanti non hanno mai osato.

“Il successo di Farage è una testimonianza dell’impatto che  figure populiste possono avere, anche quando non vincono”,  ha commentato l’americano The Atlantic  : “In tutta Europa, i partiti populisti  hanno dimostrato la loro capacità di ristrutturare la politica nei rispettivi paesi semplicemente fissando i termini del dibattito pubblico – spesso su una  solo questione  – e costringendo i partiti tradizionali a impegnarsi. In tal modo, hanno rivelato la vera innovazione della nuova estrema destra: la vittoria elettorale in senso convenzionale non è una condizione necessaria per vincere”.
Per questo manifesto, Farage è stato denunciato alla polizia per “incitamento all’odio razziale”.
Speriamo sia un auspicio. Adesso Nigel Farage ha ottenuto lo scopo della  sua vita, perseguito con ostinazione e coraggio e  – ora  si vede  – disinteresse.  La Brexit la farà un altro. Il fatto che  Farage, apparentemente, non abbia negoziato la sua desistenza, non abbia chiesto qualcosa per sé  –  risulta quasi incredibile dato il livello del personale politico esistente. Quale politico italiano avrebbe mai fatto qualcosa del genere?
Ammirevole mister Farage, uomo libero e eroe politico, saluto.
Fonte: qui

venerdì 31 marzo 2017

NIGEL FARAGE: ‘ORA VOGLIO FAR SALTARE L’UNIONE EUROPEA’.

IL POLITICO CHE DI FATTO HA CAUSATO LA BREXIT E LA FINE DI DAVID CAMERON, ORA PENSA AL PROSSIMO OBIETTIVO: ‘UN’EUROPA DI NAZIONI SOVRANE E INDIPENDENTI CHE LAVORANO INSIEME, CON IL REGNO UNITO LEADER’

(AGI/EFE) - L'eurodeputato eurofobico britannico dell'Ukip, Nigel Farage, l'uomo che era alla guida del movimento che oggi ha registrato il suo trionfo con l'avvio dei negoziati per l'uscita di Londra dall'Ue ("un giorno che una volta era solo un sogno oggi e' realta'", ha commentato alla Bbc), vorrebbe tanto ora "vedere come riuscire a spaccare" l'Unione europea.

THERESA MAY NIGEL FARAGETHERESA MAY NIGEL FARAGE
"La Brexit e' parte di un piu' ampio fenomeno europeo", ha dichiarato il formalmente ex leader dell'Ukip, secondo il quale l'intero "progetto europeo e' un errore. Era una buona idea all'inizio ma ora e' uno sbaglio" mentre sarebbe meglio "un Europa di nazioni sovrane ed indipendenti che lavorano insieme e in cui il Regno Unito rivesta un ruolo di leader".

Farage ritiene la Brexit (l'esito del referendum che l'allora premier conservatore David Cameron convoco' - il peggior errore politico possibile che ha pagato con l'oblio - per il 23 giugno, certo di restare nell'Ue e di disinnescare allo stesso tempo la minaccia a destra dei conservatori rappresentata dall'Ukip) sia solo l'antipasto di un'avanzata dei partiti populisti "che si oppongono all'Ue e ha sottolineato che la leader dell'estrema destra francese Marine Le Pen "potrebbe diventare presidente della Francia".

Fonte: qui
donald trump nigel farageDONALD TRUMP NIGEL FARAGEfarage trumpFARAGE TRUMP

lunedì 14 novembre 2016

IL PRIMO POLITICO STRANIERO INCONTRATO DA TRUMP? NIGEL FARAGE!

IL LEADER PRO-BREXIT CHE È (NONOSTANTE RIPETUTE DIMISSIONI) CAPO DELL'UKIP HA INCONTRATO IL PRESIDENTE ELETTO NELLA TRUMP TOWER, PROPRIO MENTRE MICHAEL MOORE VENIVA RESPINTO (VIDEO) 

''QUESTO È UN UOMO CON CUI POSSIAMO FARE AFFARI'', HA TWITTATO FARAGE




donald trump nigel farageDONALD TRUMP NIGEL FARAGE
Nigel Farage da Donald Trump. Il leader euroscettico dell’Ukip e del movimento `Leave´ che ha portato alla Brexit è entrato oggi alla Trump Tower ed è stato fatto salire alla residenza privata del presidente eletto. Porte chiuse invece per il regista Michael Moore, che dopo essere entrato nella lobby della Trump Tower con una troupe e aver chiesto di parlare con il tycoon si è visto sbarrare l’accesso. Ieri Downing Street aveva seccamente smentito l’ipotesi - accreditata dal filo conservatore Daily Telegraph - che Farage possa fare da intermediario fra il governo britannico e la nuova amministrazione Usa di Donald Trump. 


«Hanno parlato di libertà e della vittoria e di ciò che questo significa per il mondo», ha riferito Kellyanne Conway (ex campaign manager destinata ad avere un posto di rilievo nella prossima amministrazione guidata dal tycoon).

farage trumpFARAGE TRUMP
«Particolarmente soddisfatto per la reazione molto positiva di Trump all’idea di riportare il busto di Winston Churchill nello Studio Ovale». Così Nigel Farage su Twitter dopo aver incontrato il presidente eletto alla Trump Tower. Sul busto di Churchill si era scatenata una polemica tra Barack Obama e l’allora sindaco di Londra Boris Johnson che lo aveva accusato di aver rimosso la statua dallo Studio Ovale.

«Questo è un uomo con cui possiamo fare affari», ha twittato ancora Farage accompagnando il post con una foto di lui e Trump sorridenti che escono da un ascensore dorato del grattacielo. «Il sostegno di Trump al rapporto tra Usa e Gb è molto forte». «È stato un grandissimo onore incontrare Trump. Era rilassato e pieno di buone idee. Sono convinto che sarà un buon presidente», ha aggiunto l’ex leader dell’Ukip.
michael moore alla trump towerMICHAEL MOORE ALLA TRUMP TOWER

Intanto la candidata democratica alla Casa Bianca è tornata a far sentire la sua voce e, in una conference call con i suoi donatori, ha puntato l’indice contro il direttore dell’Fbi, James Comey, ritenendolo responsabile della sua sorprendente sconfitta. Lo hanno raccontato ai media americani i partecipanti alla riunione.

Hillary ha sostenuto che la lettera al Congresso, undici giorni prima del voto, la danneggiò pesantemente: Comey avvertiva che l’Fbi voleva tornare a esaminare la posta elettronica inviata dal server privato della Clinton quando era segretario di Stato; e i sondaggi -ha detto lei- crollarono. «La nostra analisi è che la missiva di Comey, seminando dubbi privi di fondamento, fermò il nostro slancio».
michael moore alla trump towerMICHAEL MOORE ALLA TRUMP TOWER

Ma la lettera successiva, tre giorni prima del voto, in cui Comey annunciava di averla definitivamente discolpata, fu ancora più dannosa della prima, perché «rafforzò l’idea nei sostenitori di Trump che il sistema sia truccato». 

TRUMP: MICHAEL MOORE ENTRA DENTRO BLINDATISSIMA TRUMP TOWER
 (ANSA) - Michael Moore è entrato all'interno della blindatissima Trump Tower e si sta aggirando indisturbato con il suo iPhone nei meandri del grattacielo, nonostante la massiccia presenza del Secret Service, come testimoniano alcuni video postati sulle reti sociali e le immagini trasmesse dalla Cnn. Il regista premio Oscar nel 2003 per 'Bowling for Columbine', fiero oppositore di Donald Trump, ne aveva previsto la vittoria e, dopo la sua elezione, ha profetizzato che non porterà a termine il suo mandato perché dovrà dimettersi o subirà un 'impeachment' (messa in stato d'accusa).

 Fonte: qui

martedì 8 novembre 2016

Elezioni USA pericolosamente sporche

Mancano pochissime ore alle presidenziali USA e l’impensabile sembra concretizzarsi. Se i sondaggi che danno Donald Trump vincente in alcuni Stati chiave si rivelassero corretti, per il candidato anti-establishment si aprirebbero le porte della Casa Bianca: la vittoria di Trump assesterebbe il colpo di grazia al traballante “ordine liberale” post-1945. Dall’Unione Europea alla NATO, dall’euro alla Medio Oriente, niente sarebbe più come prima. Dalle ultime consultazioni è emersa la tendenza ad interventi sempre più sfacciati sul voto: la torbida narrazione costruita in campagna elettorale prepara il terreno ad un annullamento del voto, accampando come pretesto l’ingerenza russa?



Disperati e perciò pericolosi

I barbari sono alle porte. L’ultimo imperatore rischia di essere deposto dagli invasori accampati in Occidente: se le estreme difese cedono, se i barbari conquistano anche la capitale dell’impero, è la fine di un’epoca. È questo il clima crepuscolare che si respira a pochi giorni dalle presidenziali statunitensi che potrebbero eleggere Donald Trump alla Casa Bianca: le forze “populiste”, i partiti anti-establishment, hanno l’opportunità di installarsi nel cuore dell’impero già traballante, accelerandone così la dissoluzione. L’oligarchia, arroccata nei palazzi, trema: tutto può e deve essere tentato, pur di scongiurare la capitolazione.
Le province asiatiche (come testimonia la clamorosa “separazione” delle Filippine dagli USA) defezionano, il controllo su quelle europee si allenta man mano che l’Unione Europea si spegne, in quelle mediorientali dilagano russi ed iraniani, l’alleato più fedele, il Regno Unito, smaltisce a fatica i postumi della Brexit: se anche Washington dovesse cadere, l’impero angloamericano volgerebbe al termine. È questa la posta in gioco l’8 novembre: ciò spiega perché tutto il sistema euro-atlantico, dal Financial Times a Repubblica, dal massone Jorge Mario Bergoglio al pittoresco Dalai Lama, dai residuati come Silvio Berlusconi1 ai parvenu come Matteo Renzi, da François Hollande a Nicolas Sarkozy, da Lloyd Blankfein a George Soros, sono schierati per Hillary Clinton. Per la prima volta è in discussione l’intera impalcatura economica e geopolitica su cui si regge l’Occidente dal 1945.
Una vittoria di Donald Trump stravolgerebbe la politica estera americana, eccellerebbe il disimpegno militare in Medio Oriente, condannerebbe a morte certa la moneta unica, velocizzerebbe la dissoluzione dell’Unione Europea, archivierebbe definitivamente il mondo unipolare, sconquasserebbe persino la gerarchia della Chiesa Cattolica, ai cui vertici siede oggi un papa, Jorge Mario Bergoglio, espressione di quell’oligarchia massonica-finanziaria che si è stretta attorno ad Hillary Clinton. I barbari, perciò, devono essere fermati ad ogni costo.

Certo, nessuno avrebbe mai immaginato che, a distanza di pochi giorni dal voto, la vittoria di Donald Trump fosse uno scenario concreto: i sondaggi più recenti assegnano al populista (termine più appropriato di “repubblicano”) la Florida, il Nord Carolina e l’Ohio2, tre Stati decisivi per la conquista della Casa Bianca. Soltanto un mese fa era stato sferrato l’ultimo, disperato, attacco, con la pubblicazione da parte del Washington Post di un video “sessista” datato 2005. Per un certo momento, sembrava addirittura che il ritiro dalla corsa per la Casa Bianca fosse imminente, tanto da obbligare Trump ad una smentita ufficiale:

L’assalto è respinto e Trump conquista il terzo dibattito televisivo, obbligando i media ad ammettere che il vantaggio della sfidante democratica, stimato precedentemente attorno ai dieci punti, si è quasi dissolto: gli imprevisti sviluppi dello scandalo email, così clamorosi da obbligare l’FBI ad intervenire al culmine della campagna elettorale, indeboliscono ulteriormente l’ex-first lady. James Comey, grida il New York Times, è come J. Edgar Hoover3, se non peggio: ha trasformato l’FBI in un reazionario strumento di lotta politica contro Hillary Rodham Clinton!
Già, Hillary Clinton: tutto sembrava fosse stato accuratamente predisposto perché potesse conquistare a tavolino la Casa Bianca: concorrenti scialbi nel partito democratico e nessuna figura di peso tra i repubblicani, cosicché il “meccanismo democratico” la installasse quasi automaticamente nello Studio Ovale. Con quale obiettivo? Portare alle estreme conseguenze la strategia già inaugurata da Barack Obama e benedetta dai neocon che, non a caso, convergono verso di lei durante la campagna elettorale: destabilizzazione del Medio Oriente (con un occhio particolare all’Egitto di Al-Sisi e probabilmente anche alla “retrograda” monarchia saudita), intervento militare contro la Siria di Bashar Assad e, se necessario, escalation con la Russia e la Cina. Anche perché il sistema finanziario anglosassone è in un vicolo cieco, e l’unico modo di salvare lo status del dollaro come valuta di riserva, è quello di eliminare gli sfidanti all’egemonia globale.
Hillary Clinton, però, non sfonda: candidata dell’establishment per antonomasia, appesantita da vent’anni di politica cinica e talvolta spietata, fatica persino ad imporsi sul 75enne, ex-socialista, Bernie Sanders. È cosi malconcia che persino uno sfidante “surreale” come Donald Trump, considerato addirittura da alcuni analisti come il “candidato della Manciuria” manovrato segretamente dai Clinton4, conquista terreno contro ogni pronostico, giorno dopo giorno.

A nulla servono le accuse di sessismo, l’anatema di papa Bergoglio contro la politica anti-immigrazione, il battage della stampa sui redditi non dichiarati, la mobilitazione delle corazzate mediatiche e delle stelle di Hollywood, il disimpegno persino dello stesso partito repubblicano: nonostante tutto, il “populista” Trump macina consensi, intercettando il malessere della classe media, prostrata da vent’anni di globalizzazione e nove anni di “Grande Recessione”.
L’impossibile, settimana dopo settimana, diventa così possibile, seminando il panico tra le file dell’oligarchia euro-atlantica che assiste impotente all’avanzata dei “barbari”, al crescere di quelle forze populiste che minacciano gli interessi dell’élite dominante.

La democrazia sta sfuggendo di mano, e non solo negli USA, rendendo necessari interventi sempre più pesanti. Si comincia con la frode elettorale alle elezioni austriache della scorsa primavera; si prosegue con l’omicidio Jo Cox pochi giorni prima del referendum inglese sulla permanenza nella UE; si termina, è cronaca di questi giorni, con il piano di procrastinare sine die o, addirittura, di cancellare tout court il referendum italiano sulla riforma costituzionale. Un’Austria in mano agli anti-europeisti, una Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea ed un’Italia in aperta ribellione, sono però poca cosa rispetto a vedere i barbari accampati nella Casa Bianca: i danni potenziali sono enormemente più alti. Come frenare, ad esempio, la dissoluzione dell’Unione Europea, il contenitore geopolitico dentro cui l’oligarchia massonico-finanziaria ha racchiuso l’Europa post-45, se il presidente statunitense è apertamente ostile a Bruxelles e si avvale della consulenza di Nigel Farage per la gestione degli affari europei?

Ecco quindi spiegata la ragione di una campagna elettorale così sporca.

Mai era successo che un candidato, Donald Trump, fosse accusato di essere un “fantoccio” di una potenza straniera5, la Russia, con cui gli Stati Uniti combattono una spietata guerra per procura. Mai era successo che un candidato, Hillary Clinton, accusasse i servizi segreti di uno Stato estero, ancora la Russia, di essere intervenuti a gamba tesa nella campagna elettorale, violando i server del Partito Democratico. Mai era successo che il vice-Presidente degli USA, Joe Biden, minacciasse un attacco cibernetico contro quello stesso Paese. Mai era successo che il governo in carica diffondesse la notizia che la Russia ha intenzione di alterare l’esito del voto, sferrando un assalto informatico il giorno delle elezioni.
Scrive la NBC6 il 3 novembre:
“The U.S. government believes hackers from Russia or elsewhere may try to undermine next week’s presidential election and is mounting an unprecedented effort to counter their cyber meddling, American officials told NBC News. (…) Russia has been warned that any effort to manipulate the actual voting or vote counting would be viewed as a serious breach, intelligence officials say. ”
Stiamo assistendo alla costruzione di una pericolosa narrazione: Trump è il fantoccio di Mosca, Mosca ha già interferito con la campagna elettorale, il governo crede che voglia farlo ancora. Come? Manipolando il voto del prossimo 8 novembre, in favore, è sottinteso, del suo burattino Donald Trump.

Non è peregrina l’ipotesi che l’establishment abbia voluto creare le premesse per annullare il voto, accampanando come preteso un’interferenza russa: simulato un attacco cibernetico (e c’è da chiedersi se quello dello scorso 21 ottobre, perpetrato dai fantomatici New World Hackers, non sia stata una prova generale7), cosa impedirebbe alla Casa Bianca di annullare le votazioni? 

E se si accusasse la Russia dell’attacco, quali sarebbero che le conseguenze internazionali?

Donald Trump ha più volte parlato di brogli elettorali ed è pressoché certo (anche alla luce dell’esperienza in Florida del 2000, quando George W. Bush conquistò la Casa Bianca dopo un contestassimo riconteggio) che si tenterà di manipolare il voto: sono espedienti, però, con cui non è possibile “aggiustare” l’esito, non ribaltarlo, specialmente se, a differenza di Al Gore, la vittima dei soprusi elettorali è determinata a difendersi fino in fondo. Più elementi, quindi, lasciano supporre che sia stato preparato un piano “B” nel caso in cui si profilasse la vittoria di Trump: invalidare le elezioni a causa di attacco cibernetico da attribuire alla Russia.

Lo scenario, fino a pochi anni fa, non sarebbe stato altro che fantascienza: il contesto, però, si è rapidamente deteriorato da allora. 

Chi avrebbe mai dato che nella civilissima Austria si sarebbero truccate le presidenziali pur di frenare i populisti? 

O che una deputata britannica sarebbe assassinata per sospendere la campagna referendaria sul Brexit? 

O che la Francia si sarebbe avvicinata alla presidenziali del 2017 in pieno di stato d’emergenza? 

O che in Italia si sarebbe tramato per cancellare un referendum costituzionale divenuto improvvisamente scomodo?

La Casa Bianca riveste ancora un ruolo decisivo negli equilibri occidentali, maggiore di qualsiasi cancelleria europea: per impedire che i “barbari” l’espugnino, l’oligarchia euro-atlantica è pronta a tutto. Aspettiamoci quindi una votazione ad altissima tensione: la disperazione può spingere l’establishment a gesti inconsulti.

Fonte: qui

P.S. LE PREMESSE CI SONO TUTTE PER UN SCOPPIO DI UNA GUERRA CIVILE GENERALIZZATA IN GRAN PARTE DEI PAESI OCCIDENTALI

1https://web.archive.org/web/20151123144141/www.repubblica.it/politica/2015/10/31/news/l_ex_premier_il_leader_parla_dei_candidati_e_annuncia_che_sara_a_bologna_con_la_lega_salvini_fa_fughe_in_avanti_meglio_st-126286081/
2https://www.washingtonpost.com/news/the-fix/wp/2016/11/01/donald-trump-now-leads-in-two-of-his-three-must-win-states-but-the-path-forward-is-grim/
3http://www.nytimes.com/2016/11/01/us/politics/james-comey-fbi-emails.html?mtrref=www.google.it&gwh=9CF56DD9C7F861080D82EA59EB024055&gwt=pay
4https://sputniknews.com/analysis/201608141044262121-trump-hillary-rigged-presidential-election/
5http://edition.cnn.com/2016/10/19/politics/clinton-puppet-vladimir-putin-trump/
6http://www.nbcnews.com/news/us-news/white-house-readies-fight-election-day-cyber-mayhem-n677636
7http://www.cbsnews.com/news/new-world-hackers-claims-responsibility-internet-disruption-cyberattack/