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mercoledì 15 luglio 2020

SENTI CHI PARLA! GIULIETTO TREMONTI: "L’UNICA RIFORMA CHE DOBBIAMO FARE È QUELLA FISCALE


“IL NOSTRO SISTEMA DERIVA ANCORA DALLA RIFORMA DEL 1971-73. ALLORA ERA MODERNISSIMA, MA ORA TUTTO È CAMBIATO. L’IRPEF, PENSATA PER ESSERE “LA REGINA DELLE IMPOSTE”, È STATA DETRONIZZATA”

BENE, BRAVO, 7+. MA SORGE SPONTANEA LA DOMANDINA: CHI HA IMPEDITO AL PROF. TREMONTI DI FARE 'STA BENEDETTA RIFORMA FISCALE QUANDO ERA MINISTRO DELLE FINANZE NEL GOVERNO BERLUSCONI I (1994-95) E MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE NEI GOVERNI BERLUSCONI II (2001-2004), BERLUSCONI III (2005-2006) E BERLUSCONI IV (2008-2011)?

BELZEBU'?

IL MAGO OTELMA?

PADRE PIO?

I KOMUNISTI?

COSI', TANTO PER CURIOSITA'...

Lettera di Giulio Tremonti al “Corriere della Sera”

giulio tremontiGIULIO TREMONTI

 

Caro direttore, dato che oggi e più o meno dappertutto si parla di «riforma fiscale», questo un tema sul quale confesso di avere una certa esperienza, mi permetto di notare quanto segue.

 

Una «riforma fiscale» è cosa molto diversa da una «manovra fiscale«. La prima, a differenza della seconda, ha infatti una «cifra» che non è solo economica, ma anche e soprattutto politica anzi, se pure di fatto, costituzionale.

 

agenzia delle entrateAGENZIA DELLE ENTRATE


E anche per questo che le riforme fiscali hanno di solito un lungo tempo di gestazione. Il record è stato quello dell' imposta progressiva generale: proposta nel 1848 e contestata da Marx che non voleva tassare ma eliminare la ricchezza, fu applicata su vasta scala solo nel secolo successivo, nel 1942 e negli Usa, estendendo il campo delle ritenute di imposta alla fonte. Magari non un tempo così lungo, ma per fare una riforma fiscale un po' di tempo serve sempre.

 

irpefIRPEF

Di solito, al loro apparire, le riforme fiscali si presentano più o meno come utopie. È quanto ho verificato nel 1994 con il «Libro bianco per la riforma fiscale» e qui in specie con l' idea di fare ruotare l' asse dell' imposizione fiscale «dalle persone alle cose». Si prevedeva la crisi dell' imposizione personale progressiva e, per contro, la necessità di passare a forme più elementari di imposizione reale.

 

tasseTASSE

Su quella riforma mi arrivò una lettera da Carlo M. Cipolla: «Trovo ammirevole il piano stesso, così drastico, così rivoluzionario». Solo oggi l' idea di passare «dalle persone alle cose» sta avanzando in Europa, a fronte della circolazione globale delle cose sulla Rete. Una riforma di tipo più convenzionale l' ho proposta ed è stata votata dal Parlamento il 7 aprile 2003: «Il nuovo sistema si basa su 5 imposte ordinate in un unico codice: imposta sul reddito, imposta sul reddito delle società, imposta sul valore aggiunto, imposta sui servizi, accisa».

 

TASSETASSE

Partendo dall' Irpef, per cui si prevedevano due aliquote (al 23% ed al 33%), fu prima introdotta una «no tax area» e poi avviati i primi moduli di abbattimento delle vecchie aliquote Nel luglio del 2005 fui convinto a rassegnare le dimissioni.

 

Da anni, certo a partire dalla crisi globale del 2008, in tutta Europa le parole riforma fiscale sono venute scomparendo dal vocabolario politico. Solo negli Usa, nel 2016, è stata avviata una vera e grande riforma fiscale, questa la prima riforma disegnata all' interno dell' economia globale e per fronteggiarne gli effetti.

 

Oggi ancora il nostro sistema fiscale deriva, nel suo impianto di base, dalla riforma del 1971-1973. Allora una riforma modernissima, disegnata per portare l' Italia in Europa, partendo dall' introduzione dell' Iva.

 

silvio berlusconi giulio tremonti1SILVIO BERLUSCONI GIULIO TREMONTI1

Ma, da allora, quasi tutto è cambiato: in Italia, in Europa, nel mondo. In Italia sono venuti via via mutando il modello sociale e demografico (oggi abbiamo più anziani che giovani), il modello produttivo (con la progressiva diffusione delle partite Iva), il modello ambientale (l' ambiente non va più consumato, ma conservato), infine il modello statale (con il «federalismo»). Da fuori sono poi venute l' Europa di Maastricht, con i nuovi vincoli imposti ai bilanci pubblici, e poi la globalizzazione.

 

agenzia entrate firenzeAGENZIA ENTRATE FIRENZE

Per conseguenza il nostro impianto fiscale, all' origine assolutamente lineare, è stato via via e parossisticamente alterato con manovre varie e continue e, tra l' altro, con l' affiancamento alla macchina fiscale della macchina sociale, a partire dall' Inps.

 

È così che si è persa l' originaria linearità del sistema. Un esempio per tutti: l' Irpef, pensata per essere «la regina delle imposte», è stata detronizzata da regimi forfettari speciali che svuotano l' idea di giustizia progressiva e perciò perfetta. Oggi, fuori dalla progressività, abbiamo infatti le rendite finanziarie, le plusvalenze, i rendimenti delle polizze assicurative e dei fondi pensione, i redditi immobiliari da affitto, tutti i redditi da lavoro autonomo ed impresa minore che restano sotto-soglia, e poi tantissime altre voci, fino all' ultima trovata del favore per i milionari rimpatriati.

 

TASSETASSE

È in questi termini che oggi di nuovo e giustamente avanza l' idea di una riforma fiscale. Non l' ennesimo rattoppo di quel che c' è, ma davvero qualcosa di diverso. Prima di conoscere le nuove idee fiscali, formulerei comunque due suggerimenti: uno di merito, uno di metodo.

 

Nel merito, data la pluralità degli obiettivi annunciati, si dovrebbe evitare che la riforma finisca per essere insufficiente in forma paradossale: non insufficiente per difetto ma per eccesso! E poi nel metodo: si potrebbe fare come a Filadelfia quando, nel 1787, ai costituenti fu fatto divieto di entrare in sala con la propria penna. Uno solo poteva e doveva scrivere, gli altri avevano il dovere di dimostrare di aver capito quanto avevano detto o votato.


Fonte: qui


lunedì 5 agosto 2019

I movimenti sul conto corrente che scatenano il Fisco


© Fornito da Il Giornale Online SRL IlGiornale
Come abbiamo ricordato in queste settimane, la Supernagrafe del Fisco ha una nuova arma: il Risparmiometro. L'Agenzia delle Entrate infatti sta già monitorando i conti correnti degli italiani per rilevare gli eventuali scostamenti tra quanto dichiarato e i risparmi. Una strategia che già a partire dai primi mesi del prossimo anno potrebbe portare a contestazioni e a sanzioni e multe sui contribuenti. Ma quali sono i movimenti sul conto che potrebbero far scattare l'allarme del Fisco? Un movimento sospetto potrebbe riguardare un accredito da parte di un conoscente di un importo di diverse migliaia di euro senza una carta che giustifica il motivo del bonifico. Non basta giustificarsi con l'alibi della donazione. Le donazioni, come aveva ricordato qualche tempo fa Laleggepertutti, dovrebbero preveder un'imposta dell'8 per cento. 
Solo le donazioni tra parenti stretti hanno una franchigia che supera il milione di euro con una tassa pari al 4 per cento. Tra fratelli e sorelle la franchigia è fissata a 100mila euro con una imposta del 6 per cento. Occhio poi ai bonifici periodici diretti ad una stessa persona. Il Fisco potrebbe sospettare di un rapporto di lavoro in nero o del pagamento di un affitto senza regolare contratto.
Ma il Fisco con le sue nuove armi monitora anche gli importi dei bonifici confrontandoli con il tenore di vita e soprattutto con quanto dichiarato. Ad esempio un bonifico di circa 10mila euro a favore di un disoccupato o una spesa di una cifra simile in pcoo tempo per un soggetto che non lavora potrebbe immediatamente far scattare l'allarme dalle parti delle Entrate. Inoltre bisogna porre particolare attenzione a spostamenti di denaro fra moglie e marito. Uno scambio frequente di bonifici con una cadenza piuttosto regolare (magari con cifre elevate) potrebbe portare ad un accertamento preciso sui conti correnti dei due coniugi con il sospetto di una una evasione fiscale. Poi fate attenzione a i bonifici che hanno provenienza dall'estero.

Con importi di peso, la banca, seguendo le norme sull'antiriciclaggio, potrebbe chiedere spiegazioni. Poi la faccenda potrebbe essere trattata direttamente dall'Agenzia delle Entrate. Fate attenzioni anche i prelievi in contanti troppo elevati, anche questo tipo di operazioni vengono monitorate dal grande occhio del Fisco e di fatto potrebbero dare il via ad un accertamento sul singolo contribuente. Le grandi verifiche comunque sono già partite con l'uso del Risparmiometro e della Superanagrafe. Dopo l'estate potrebbero arrivare amare sorprese per migliaia di contribuenti.
Fonte: qui 

giovedì 1 agosto 2019

LA PROCURA DI GENOVA HA APERTO UN’INCHIESTA SULL'IVA NON VERSATA DA “BOOKING.COM” SUGLI AFFITTI DELLE ABITAZIONI DI PRIVATI

booking.com 2

LE IMPOSTE NON PAGATE SAREBBERO CIRCA 350MILIONI DI EURO E SONO SFUGGITE TOTALMENTE AL FISCO: LA SOCIETÀ DOVREBBE OPERARE COME SOSTITUTO D’IMPOSTA PER CHI AFFITTA SENZA PARTITA IVA, MA LA TASSA NON È NEMMENO DICHIARATA PERCHÉ…


Ivan Cimmarusti per “il Sole 24 Ore”

evasione fiscaleEVASIONE FISCALE
L' intermediazione di Booking.com sugli affitti delle abitazioni di privati senza partite Iva, potrebbe aver generato, tra il 2013 e il 2019, una evasione dell' Imposta sul valore aggiunto pari a 350 milioni di euro. Una stima basata sull' aumento esponenziale di questo tipo di prenotazioni, che dal 2017 ha registrato un incremento del 30%, superando di gran lunga quelle fatte con gli hotel. Il danno è duplice: da una parte il fisco perde un' entrata rilevante, dall' altra c' è una concorrenza sleale verso tutte quelle strutture ricettive che invece pagano regolarmente l' Imposta.
booking.com 11BOOKING.COM 
È questa la traccia che sta seguendo la Procura della Repubblica di Genova, con una inchiesta che presto porterà alle prime iscrizioni nel registro degli indagati, con responsabilità diretta della società amministrata da Glenn Fogel.
booking.com 4BOOKING.COM
In ballo c' è un importante gettito fiscale, che sfugge totalmente al controllo. L' inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto Giancarlo Vona, che stanno ricostruendo un presunto «sistema» che consente alla società, con sede in Olanda, di far sparire l' Imposta sul valore aggiunto legata, esclusivamente, all' intermediazione per l' affitto di abitazioni di proprietà di privati che non hanno partita Iva.
In questo caso, infatti, Booking dovrebbe operare in qualità di sostituto di imposta, registrandosi in Italia o utilizzando un rappresentante fiscale. Invece la tassa non è neanche dichiarata, con il risultato che l' azienda è sotto procedimento giudiziario per violazione della legge sui reati tributari.
L' inchiesta, condotta dal primo gruppo della Guardia di finanza di Genova, al comando del colonnello Ivan Bixio, nasce sulla base di alcuni preliminari accertamenti su appartamenti in affitto della provincia di Genova. Ci si è accorti che nelle fatture con Booking non era applicata l' Iva.
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Quello che in un primo momento è stato ritenuto un caso isolato, presto si è trasformato in modus operandi. L' intreccio investigativo, attraverso banca dati e documentazioni societarie, ha permesso di appurare che Booking non aveva mai pagato l' Iva per l' intermediazione con privati. Il fascicolo conta anche un parere dell' Agenzia dell' Entrate, un atto emesso a seguito di apposito quesito fatto da Federalberghi.
booking.com 10BOOKING.COM 

L' associazione ha segnalato che il portale «emette fatture senza Iva italiana, applicando il meccanismo del cosiddetto "reverse charge" anche nei casi in cui la struttura ricettiva è priva di partita Iva. La conseguenza è l' evasione totale dell' imposta, che non viene pagata né dal portale né dalla struttura». L' Agenzia «ha chiarito che l' Iva - spiegano da Federalberghi - sulle commissioni pagate ai portali che operano in altri paesi Ue è sempre dovuta.
Se la struttura ricettiva ha la partita Iva, essa si di dovrà fare carico del versamento in regime di inversione contabile. Se la struttura non ha partita Iva, dovrà essere invece il portale ad identificarsi in Italia e ad emettere fattura con Iva Italiana». Il tema è stato approfondito con una richiesta di informazioni all' Olanda: un ordine di indagine europeo che, tuttavia, non ha prodotto risultati.
evasione fiscale 1EVASIONE FISCALE
Le autorità dei Paesi Bassi hanno sostanzialmente negato qualsiasi illecito di Booking, rimandando al mittente la richiesta di ottenere documentazioni. Secondo Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi, il danno non è solo alle casse dell' Erario, ma anche all' intero settore ricettivo. «Il mercato soffre - spiega - perché vede competere nello stesso spazio - la piattaforma web di Booking - soggetti che vendono lo stesso servizio, ma che sottostanno a regole diverse.
booking.com 6BOOKING.COM 
Quello degli appartamenti privati è un business molto spesso privo di ogni forma di controllo e tutela per i consumatori. A preoccuparci è soprattutto la concorrenza sleale verso l' attività di impresa, che a differenza del privato che non ha partita Iva, paga regolarmente l' Imposta».
Fonte: qui

domenica 28 luglio 2019

DIAMO ALL'ERARIO LA METÀ DEL REDDITO. RISPETTO AL PIL, LE ENTRATE TRIBUTARIE ARRIVANO AL 47%

UNIMPRESA SVELA IL TRUCCO: DAL DATO SULLA PRESSIONE FISCALE, CHE SI FERMA AL 42%, SONO ESCLUSE ALCUNE VOCI DEL GETTITO (UNA OTTANTINA DI MILIARDI DI EURO) 

NEI PROSSIMI TRE ANNI, AZIENDE E FAMIGLIE VERSERANNO AL FISCO 65 MILIARDI IN PIÙ 

L’IVA SALIRÀ DI 42 MILIARDI E LE PMI ATTACCANO IL GOVERNO...

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(AGI) - Stangata fiscale dal 65 miliardi di euro nel triennio 2020-2022: il calcolo e' del Centro studi di Unimpresa, secondo cui rispetto al 2019, nei prossimi tre anni il totale delle entrate nelle casse dello Stato passera' da 827 miliardi a 893 miliardi con un incremento che sfiora l'8%. Le imposte indirette - tra le quali l'Iva e' la principale - cresceranno di quasi 42 miliardi con un'impennata del 16%. Secondo lo studio, rispetto al prodotto interno lordo il gettito complessivo schizzera' oltre quota 47% nel 2020. I versamenti per contributi previdenziali e sociali saliranno di 13 miliardi (+5%).
“Il peso delle tasse sui contribuenti e' asfissiante e va immediatamente fermata una tendenza pericolosa. Le famiglie e le imprese sono strozzate dal giogo fiscale che va allentato con un intervento choc. Il governo sta affrontando la complessa messa a punto della prossima legge di bilancio e fioccano promesse di riduzioni del prelievo fiscale, ma al momento tutti gli indicatori, compresi quelli presentati dallo stesso esecutivo giallo-verde, vanno nella direzione opposta. Senza misure coraggiose, sara' impossibile evitare che scattino la clausole di salvaguardia con la prossima manovra sui conti pubblici", commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D'Angelo.
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Secondo l'analisi del Centro studi di Unimpresa, basata su rielaborazioni di dati Corte dei conti, Istat e Tesoro, nel triennio 2020-2022, il totale delle entrate nella casse dello Stato crescerà di 65,2 miliardi (+7,9%) rispetto agli 827,7 miliardi del 2019 (859,1 miliardi nel 2020 e 878,1 miliardi nel 2021). Le entrate tributarie saliranno sistematicamente dai 510,1 miliardi del 2019, ai 537,7 miliardi del 2020, ai 553,1 miliardi del 2021, ai 562,1 miliardi del 2022: complessivamente si registrerà un aumento di 52,0 miliardi (+10,2%).
Nel dettaglio, le imposte dirette (in particolare Irpef, Ires e Irap) saliranno di 10,7 miliardi (+4,3%) dai 248,6 miliardi del 2019 ai 259,3 miliardi del 2022 (250,2 miliardi nel 2020 e 255,1 miliardi nel 2021); le imposte indirette (tra le quali l'Iva e' la principale) saliranno dai 257,3 miliardi del 2019, ai 284,1 miliardi del 2020, ai 294,3 miliardi del 2021, ai 299,0 miliardi del 2020 facendo registrare una lievitazione di 41,7 miliardi (+16,2%). Stabili le imposte in conto capitale che resteranno attorno a quota 4 miliardi per tutto il periodo osservato.

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I contributi sociali (ovvero i versamenti per pensioni e previdenza) saliranno di 13,0 miliardi con un incremento dl 5,4% dai 240,6 miliardi del 2019 ai 253,6 miliardi del 2022 (244,2 miliardi nel 2020 e 248,3 miliardi nel 2021). Stabili attorno a quota 77 miliardi anche le altre entrate correnti.
Rispetto al pil, il totale delle entrate si attestera' al 46,6% nel 2019, al 47,1% nel 2020, al 47,0% nel 2021 e al 46,6% nel 2022. Rispetto al pil, la pressione fiscale (calcolata sul totale delle entrate al netto delle "altre entrate correnti" e delle "entrate in conto capitale non tributarie"), invece, arrivera' al 42,0% nel 2019, al 42,7% nel 2020, al 42,7% nel 2021 e al 42,5% nel 2022. "Per ogni 10 euro incassati, ciascun contribuente, tra tasse e contributi, versa di fatto la meta' nelle casse pubbliche: e' una situazione insostenibile, la vera zavorra della ripresa economica", conclude il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D'Angelo. Fonte: qui

martedì 2 luglio 2019

Fisco, da oggi cambia lo scontrino: ecco i controlli


Pixabay
Da oggi sullo scontrino fiscale cambia tutto. Nulla sarà come prima. Lo scontrino infatti perde il suo valore fiscale e conserva solo quello commerciale. Si tratta di una vera e proprio rivoluzione per i consumatori e per gli esercenti. L'acquisto da oggi viene documentato sempre con un foglietto di carta ma ai fini fiscali il suo valore sarà nullo. Nella quotidianità i consumatori non rileveranno grosse novità. Di fatto il vero cambiamento è per gli esercenti che dovranno adeguarsi rapidamente alle nuove direttive.
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
C'è tempo fino ad oggi oppure entro fine anno nel caso in cui il volume di affari arriva alla quota di 400mila euro. Per quanto riguarda i rimborsi, lo scontrino nuovo avrà ugualmente valore perché attesta l'acquisto. Questo nuovo documento tutela tutte le clausole che riguardano i consumatori.
Inoltre lo scontrino, nel suo valore commerciale, servirà per i cambi del prodotto entro i termini stabiliti. Un capito a parte invece è quello dei controlli della Guardia di Finanza. Il documento emesso dall'esercente e consegnato al consumatore sarà memorizzato sui registratori di cassa con nuovi software che determinano l'inalterabilità dei dati di emissione. Insomma in questo caso non potranno essere apportate modifiche dopo il rilascio dello scontrino cartaceo sul database elettronico.
Giornalmente i dati dovranno essere trasmessi all'Agenzia delle Entrate che provvederà ad effettuare i controlli. Infine va ricordato che il nuovo documento di fatto ha la stessa validità ai fini fiscali per quanto riguarda la deduzione delle spese sulla dichiarazione dei redditi del modello 730 oppure nel modello Unico. Insomma la vera novità riguarda i controlli che di fatto saranno più precisi e molto più costanti. Fonte: qui

lunedì 10 giugno 2019

ECCO COME DOVREBBE FUNZIONARE LA NUOVA VALUTA ELETTRONICA

DEBITI ARRETRATI, INTERNI E DIFESA I PEGGIORI PAGATORI
Mario Sensini per il “Corriere della sera”

Oltre 73 mila fatture non pagate, per un debito residuo, accertato e scaduto, di 588 milioni di euro alla fine dello scorso anno. Matteo Salvini invita il ministro dell' Economia, contrario ai mini-Bot, ad accelerare i pagamenti dello Stato alle imprese, ma tra le amministrazioni pubbliche che hanno nei confronti delle imprese un arretrato di 27 miliardi, il suo ministero, quello dell' Interno, è tra i peggiori pagatori in assoluto.
CLAUDIO BORGHI CON UN FACSIMILE DI UN MINI BOTCLAUDIO BORGHI CON UN FACSIMILE DI UN MINI BOT

Nell' elenco delle amministrazioni che hanno più debiti arretrati, un rapporto che il Mef ha pubblicato per la prima volta un paio di settimane fa,il Viminale è al quarto posto. Al primo c' è l' Anas, con 1,4 miliardi di debiti scaduti a fine 2018, poi ci sono il Comune di Roma e il ministero della Difesa guidati dal Movimento 5 Stelle, in pressing altrettanto feroce sul ministero dell' Economia. Il Campidoglio ha 648 milioni di debito arretrato, mentre quello della Difesa arriva a 614 milioni. Fatti i conti, le imprese lamentano quasi 2 miliardi di euro di crediti scaduti nei confronti di tutti i ministeri.

Quello della Giustizia ha 269 milioni di euro di fatture arretrate da saldare, quello del Lavoro 117, quello dei Beni Culturali 130, ed è uno di quelli che ha il portafoglio più piccolo. Il ministero dell' Economia, cui Lega e M5S chiedono una soluzione per accelerare i pagamenti, ed ha il bilancio di gran lunga più grande di tutti i ministeri, è tra i più puntuali. L' arretrato è di 29 milioni, e nel corso del 2018 il Mef ha saldato il 99% delle fatture in appena 13 giorni di media.
mini botMINI BOT

Il ministero del Lavoro si è fermato al 14%, e paga con un ritardo medio di 6 giorni, quello dello Sviluppo, anch' esso guidato da Luigi Di Maio, ha pagato il 56% delle fatture, ma rispettando pienamente i tempi (che in genere sono di 30 giorni). Il Viminale ha pagato l' 84% delle sue fatture del 2018: 2,4 miliardi su 3,1 complessivi, in un tempo medio di 85 giorni e un ritardo medio di 37, il peggiore in assoluto tra i ministeri.

E dire che, rispetto a quelli biblici del passato, che ci sono costati una procedura d' infrazione europea, i tempi si sono già accorciati molto. Anzi, i dati registrati dal sistema informatico dello Stato dicono che nel 2018 il tempo medio per pagare le forniture di beni e servizi è stato di 46 giorni, in anticipo di un giorno rispetto alla scadenza. A fine 2017 il tempo di pagamento era di 55 giorni, con un ritardo medio di una settimana.

Bankitalia offre cifre un po' diverse sulle passività commerciali dello Stato, valutate 43 miliardi al netto di quelle già conteggiate nel debito pubblico, ma in questa somma non ci sono soltanto i crediti scaduti. Quelli accertati dal Tesoro, i 27 miliardi di fine '18 non sono comunque un' eredità del lontano passato, ma quasi tutti maturati nel corso del 2018. Le imprese, l' anno scorso, hanno emesso 163 miliardi di euro di fatture, incassando 120 miliardi. Il resto è un credito che si può certificare e scontare in banca o usare per pagare le tasse. Come i mini-Bot.

COME DOVREBBE FUNZIONARE LA NUOVA VALUTA ELETTRONICA
Paolo Becchi Giovanni Zibordi per “Libero quotidiano”

mini bot 3MINI BOT
Alla fine anche Mario Draghi è intervenuto ieri nella discussione sull' emissione di 50 o 60 miliardi di mini-Bot: «...i mini-Bot sono moneta e in questo caso sono illegali oppure sono debito e allora il debito pubblico aumenterebbe...». I mini-Bot sono stati proposti da Claudio Borghi come biglietti di piccolo taglio emessi dal Tesoro per pagare i debiti arretrati di circa 60 miliardi verso le imprese e - non bisogna dimenticarlo - sono stati recepiti nel famoso "contratto" di governo tra M5S e Lega.

Il ministro dell' Economia Tria non li ha presi in considerazione per cui non se è più parlato, fino a quando, a sorpresa, pochi giorni fa è passata una mozione sui debiti arretrati dello stato in cui si diceva che possono essere pagati "anche con biglietti di piccolo taglio" emessi dal Tesoro. Tutti i partiti l' hanno votata all' unanimità, perché molti non avevano letto bene il testo. A quel punto è iniziata la polemica, cominciando da quella per cui si aumenta il debito pubblico.

mini bot 1MINI BOT
I 60 miliardi di debiti arretrati dello Stato verso fornitori sono stati già conteggiati nei deficit degli anni precedenti per cui si tratta di un fatto contabile formale e il mercato finanziario sa già che, in realtà, fanno parte del debito pubblico effettivo. Non è riconoscere contabilmente questo debito, che già esiste, nel debito pubblico che impressionerrebbe i mercati. Il punto critico è se funzionino come moneta, anche se non sono moneta legale.

I mini-Bot sarebbero cartacei, con un valore nominale di 10 euro, 20 euro, 50 o 100 euro, come le banconote. Non pagano interessi e non hanno scadenza, per cui sono un tipo di debito pubblico particolare, somigliano alla "moneta" che appunto non paga interessi e non scade. Non sono moneta legale (quella che tutti siamo obbligati ad accettare in pagamento) come gli euro e non sono garantiti dalla BCE. Avrebbero però lo stesso un valore simile agli euro.

IL SISTEMA 
Lo Stato italiano può accettare direttamente 1,000 mini-Bot come se fossero 1,000 euro. Se tu oggi detieni dei Bot (o BTP) e devi pagare 1,000 euro di tasse, li vendi, ottieni 1,000 euro sul conto corrente e poi fai un bonifico. Ma se lo Stato può accettare direttamente dei Bot in pagamento senza passare per il conto in banca e gli euro. E se lo Stato la accetta quasi tutti i privati la accettano anche loro, volontariamente (senza obbligo legale).

mini bot 5MINI BOT
Nello schema di Borghi i mini-Bot sarebbero cartacei, ma previo accordo del fisco con le banche, si potrebbero versare sul conto titoli e bonificare 1,000 mini-Bot al fisco per pagare 1,000 euro di tasse. Se una impresa allora riceve 1,000 di mini-Bot in pagamento di crediti arretrati può saldare una pendenza con il fisco di 1,000 e non le conviene darli via per una cifra minore altrimenti chi glieli compra per 800 o 900 ci guadagna la differenza. Se chi riceve Minibot non ha tasse da pagare li rivende, ma ci sarà molta gente che offre di comprarli per pagare le sue tasse se si offre uno sconto del 10% o forse anche solo del 5%.

Quale sarebbe la reazione della Ue, dei mercati, della Bce e anche dei cittadini? Qui c' è un problema. Oltre a saldare questi debiti verso le imprese e mettere in circolazione liquidità, i Minibot servivano secondo Borghi per avere una moneta cartacea in circolazione nel caso di ritorno alla lira. Se un governo allora emette MiniBot, questo potrebbe essere interpretato dai mercati e dai cittadini come una messa in discussione dell' euro e questo potrebbe scatenere il panico tra chi ha parecchi soldi in banca e una fuga dalle banche e dai titoli italiani. Supponiamo però che gli italiani non si facciano impressionare da chi grida "si vuole in segreto tornare alla lira" e il governo predisponga l' emissione di 60 miliardi di Minibot. Come va valutato il loro effetto?

mini bot 2MINI BOT 2
Ci sarebbero più soldi in giro e l' economia reagirebbe positivamente, ma lo Stato riceverebbe decine di miliardi di euro in meno di tasse e quindi saremmo da capo al problema del deficit che schizza dal 2% al 5% del Pil ad esempio?

LO SCAMBIO
Borghi sostiene che quasi tutti i negozi e business li accetterebbero per cui verrebbero scambiati come se equivalenti agli euro e non si avrebbe una riduzione di gettito perché si continuerebbe a pagare le tasse in euro. L' ipotesi è che, per un verso i MiniBot hanno valore pari agli euro perché il fisco li accetta, e per l' altro i cittadini si abituano ad usarli come se fossero contanti e alla fine se li tengono in tasca.

È realistico che vengano scambiati allo stesso valore degli euro anche se di fatto non li si usa per pagare le tasse? I MiniBot non pagano interessi, non sono garantiti dalla Bce e Bankitalia che anzi sono contrarie alla loro circolazione e non si possono usare all' estero, sono cartacei (anche se si può predisporre di versarli in un conto titoli...) e non tutti li accetteranno, perlomeno subito. È ovvio che si svalutino, magari di poco (dipende dalla percezione dei cittadini) rispetto agli euro che non hanno queste limitazioni e sono una moneta consolidata da venti anni nel mondo. Sembra probabile che le imprese li usino per pagare le tasse o per rivederli a qualcuno che a sua volta appena li riceve ci paga le tasse.
CLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDICLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDI

I 60 miliardi emessi di Minibot spariranno quindi quasi tutti dalla circolazione e torneranno allo Stato tramite il fisco. L' impatto sul deficit sarebbe in realtà minore di 60 miliardi perché stimolano a spendere, lavorare e produrre di più per cui il Pil e anche il gettito aumenta.

CONSEGUENZE
Alla fine dell' anno però il Tesoro incasserà 60 miliardi di mini-Bot invece che 60 miliardi di euro, mentre le pensioni, stipendi e redditi di cittadinanza vari li paga in euro e non in mini-Bot. Il deficit salirebbe, forse, al 5% del Pil facendo espandere l' economia, ma provocherebbe la solita reazione ostile da parte della Ue e dei mercati.

Affinché il meccanismo funzioni occorre quindi che i cittadini li utilizzino come se fosse moneta appunto, a fianco agli euro, e non se ne sbarazzino subito girandoli al fisco.
DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
La proposta per essere efficace nel lungo periodo potrebbe allora essere così riformulata: i) Trasformare i mini-Bot in moneta fiscale elettronica e non cartacea, perché una moneta su carta di credito e bancomat è molto più liquida e utilizzabile (del resto tutte le proposte di "moneta fiscale" elaborate finora in Europa sono state pensate per moneta elettronica).

E creare un circuito di pagamenti agganciato al fisco e a tutti gli esercizi commerciali interessati; i) Occorre annunciare che se ne emetterà ogni anno a venire, come politica permanente, non una volta e poi basta. Vanno emessi a favore di tutte le famiglie e imprese per facilitarne la diffusione (in funzione dello stato dell' economia e degli obiettivi sociali del governo); ii) Devono anche pagare un interesse pari a quello medio di Btp, diciamo intorno all' 1,5%, in modo che ci sia un incentivo a detenerli (anche come forma di risparmio).

In questo modo potrebbero diventare una "Moneta Elettronica del Tesoro" che paga un interesse come un Btp a 5 anni e che il Tesoro si impegna a ricomprare alla pari con gli euro. E in più che si può usare direttamente per ogni pagamento, per cui compri una pizza da 7 euro e addebiti i 7 euro direttamente ai 50 mila euro che hai nel conto presso il Tesoro e che ti remunera all' 1,5%.
MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIAMARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

Se è emessa dal Tesoro che garantisce che puoi pagarci le tasse, paga anche interessi come un Btp medio ed in più è utilizzabile per tutti i pagamenti elettronici, questa moneta elettronica sarà anche più conveniente che tenere soldi nei conti correnti o in fondi comuni. I cittadini italiani avranno convenienza ad usarla e detenerla e lo Stato si finanzierà più facilmente con questo nuovo tipo di debito pubblico che funziona anche come moneta.

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