Visualizzazione post con etichetta controlli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta controlli. Mostra tutti i post

sabato 9 maggio 2020

SALA DA DI MATTO ... MA SE LA PUO' PRENDERE SOLO CON SE STESSO. E' INCAPACE DI INTENDERE.


SUI NAVIGLI LO SCANDALO È STATO INGIGANTITO, SEMPRE PER QUELLA CAMPAGNA POLITICA CHE VUOLE SCAGIONARE VERTICI INCAPACI DANDO LA COLPA A CITTADINI INDISCIPLINATI. 

LE FOTO SONO STATE SCATTATE CON GRANDANGOLO CHE INGANNA, E IL SINDACO POTEVA MANDARE DUE VIGILI INVECE DI DARE DI MATTO SU YOUTUBE 




Cecilia Strada: 
È colpa della birra sui Navigli? No, è responsabilità di chi governa le politiche della Regione.
A questi ultimi, ai responsabili del disastro, fa sicuramente molto piacere potersi nascondere dietro le foto dei Navigli. Cerchiamo di non farci distrarre.
Ciò detto, noi milanesi evitiamo di ricominciare a comportarci da stronzi irresponsabili, per favore, perché qui butta maluccio e se non ci proteggiamo da soli non ci protegge nessuno.



Francesco Borgonovo per ''la Verità''
vincenzo de luca sui navigliVINCENZO DE LUCA SUI NAVIGLI
Beppe Sala, il sindaco di Milano, ieri si è molto arrabbiato con i suoi concittadini, che egli con tutta evidenza considera alla stregua di sudditi. A fargli perdere la trebisonda sono state alcune immagini scattate giovedì sui Navigli milanesi, e subito riprese da tutti i media. Nelle foto si vedono assembramenti, ragazzi con la mascherina calata che bevono birra, persone che passeggiano tranquille senza tenere la dovuta distanza dagli altri passanti. Guardando queste scene, Beppe Sala si è - parole sue - «incazzato».
«Quando c' è da ringraziare i milanesi per il loro comportamento virtuoso io sono sempre il primo a farlo e mi piace anche. Però ci sono dei momenti in cui c' è da incazzarsi e questo è uno di quelli: le immagini di ieri lungo i Navigli sono vergognose», ha detto. Il sindaco, su tutte le furie, ha pubblicato un video piuttosto sapido: «Io non sono un politico da metafore, sono un politico da atti», ha tuonato davanti alla camera.
navigli questione di prospettivaNAVIGLI QUESTIONE DI PROSPETTIVA
«O le cose cambiano oggi, non domani, è un ultimatum, o io domani come al solito sarò qui a Palazzo Marino e prenderò provvedimenti, chiudo i Navigli e chiudo l' asporto».
Poi, dopo la sfuriata, è arrivato il paternalismo: «Io starò sempre dalla parte di quelle famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese, sto dalla parte di quelli che vanno a lavorare e non a divertirsi, per portare a casa per le loro famiglie quanto necessario», ha detto Sala. «Non permetterò che quattro scalmanati senza mascherina, uno vicino all' altro, mettano in discussione tutto ciò. Potevamo essere inconsapevoli, non pienamente consapevoli due mesi fa e anche io lo sono stato, ma ora no, dopo tutto quello che abbiamo visto».
Tutto chiaro: il sindaco è molto «incazzato» con gli «scalmanati» che hanno intasato in Navigli. E se i milanesi non metteranno subito la testa a posto, il buon Beppe richiuderà la città a doppia mandata e ingoierà la chiave assieme a uno spritz.

beppe sala giustiziere dei navigliBEPPE SALA GIUSTIZIERE DEI NAVIGLI
Ora, è innegabile che, in giro per strada - a Milano come altrove - ci siano persone che hanno preso alla leggera la ripartenza. Si vedono nasoni che sbucano da mascherine mal indossate, signori distinti che urlano al telefonino con la protezione calata, ci sono persino giovani e meno giovani che hanno confuso l' asporto di cibi e bevande con un picnic.
Tuttavia, prima di strigliare i cittadini come fossero bambini dispettosi, qualunque politico dovrebbe farsi un esame di coscienza. Intanto, Sala il censore dovrebbe ricordarsi di quando invitava tutti, a emergenza già scoppiata, a godersi struscio e aperitivi. Era piuttosto scalmanato pure lui, in quei giorni, non trovate?
L' attuale incazzatura di Beppe, poi, si basa su valutazioni spannometriche che non si addicono all' amministratore della capitale morale. Alcune delle immagini circolate sui media, infatti, forzano un poco la realtà, più che rappresentarla fedelmente. La prospettiva è tutto.
assembramenti questione di prospettivaASSEMBRAMENTI QUESTIONE DI PROSPETTIVA
Basta cambiare inquadratura e la folla stipata in pochi metri quadrati si svela per quello che è: un serpentone di persone senz' altro consistente, ma meno sconcertante di quanto appaia a un primo sguardo.
Addentrarsi troppo nelle analisi tecniche, in ogni caso, è superfluo. Il tono scomposto di Sala non ha giustificazioni nemmeno se si dà per scontato che qualcuno irrispettoso delle norme di sicurezza effettivamente ci sia stato. Il punto è che il caro sindaco, al massimo, dovrebbe prendersela con sé stesso, e non sculacciare i milanesi come bambocci riottosi.
Troppo facile - e pure decisamente irritante - scaricare sulla cittadinanza le responsabilità di una cattiva amministrazione.
BEPPE SALA INCAZZATO PER I RAGAZZI CHE BEVONO BIRRETTE SUI NAVIGLIBEPPE SALA INCAZZATO PER I RAGAZZI CHE BEVONO BIRRETTE SUI NAVIGLI
Ora il sindaco dice: «Manderò più vigili». Ma davvero?
E perché non ci ha pensato prima? Quali siano i luoghi a rischio assembramento di Milano è noto da mesi, ma non ci risulta che il primo cittadino abbia predisposto controlli adeguati. Niente droni o carri armati: bastavano due ghisa.
Lo spiega con chiarezza alla Verità Antonio Barbato, ex capo della polizia locale meneghina. «Si poteva fare un piano di intervento per i luoghi in cui si è concentrata la gente», dice. «Era tutto prevedibile. Si doveva organizzare una serie di controlli lì e in altre zone. Bastava che una pattuglia passasse ricordando con l' altoparlante ai cittadini di tenere le mascherine, e controllando che non ci fossero venditori abusivi di cibi e bevande». Secondo Barbato, le condizioni per attrezzarsi c' erano tutte. «A Milano ci sono 3.000 vigili. Ma mi risulta che molti siano ancora in smart working», sospira.
Insomma, Beppe Sala infierisce sui milanesi, ma che cosa ha fatto per evitare assembramenti? E dire che, quando c' è stato da multare i ristoratori scesi in strada per protestare (in perfetto ordine, per altro), gli agenti disponibili c' erano. Possibile che giovedì non si trovasse un agente da spedire sul Naviglio a controllare che tutto filasse liscio?
Si vede il sindaco aveva la testa altrove: forse pensava a come impedire ai cittadini di usare l' auto (in assenza di mezzi pubblici, per di più) o a come eliminare i parcheggi per far posto ai tavolini dei bar. Gli stessi bar a cui si servono gli «scalmanati» contro cui ha inveito.
navigli pieni di gente 5NAVIGLI PIENI DI GENTE 
Sala è incazzato con i milanesi? Ottimo: il sentimento è reciproco.
Fonte: qui

giovedì 27 febbraio 2020

COS'È SUCCESSO A CODOGNO?

MATTIA, IL 38ENNE "PAZIENTE 1" (ORA RICOVERATO A PAVIA IN CONDIZIONI STABILI), SI ERA PRESENTATO AL PRONTO SOCCORSO IL 18 FEBBRAIO MA SENZA RIVELARE DI AVERE AVUTO CONTATTI SOSPETTI E VOLLE TORNARE A CASA "NONOSTANTE LA PROPOSTA PRUDENZIALE DI RICOVERO", PER POI RIPRESENTARSI IL GIORNO DOPO CON UN PEGGIORAMENTO DEI SINTOMI 

SOLO LA MATTINA DEL 20 FEBBRAIO, PARLANDO CON LA MOGLIE, MATTIA HA INFORMATO I MEDICI DI UNA CENA CON UN AMICO RIENTRATO DALLA CINA SVOLTASI A FINE GENNAIO, MA POI L'AMICO E' RISULTATO NEGATIVO AL TEST. 

CHI HA FREQUENTATO MATTIA...?


Mentre l’Italia si trova ad affrontare la situazione di emergenza dettata dalla diffusione del Coronavirus, si chiariscono sempre più le circostanze che avrebbero portato alla diffusione di uno dei focolai più importanti, quello del Lodigiano. Secondo quanto dichiarato da Massimo Lombardo, direttore dell’Azienda sanitaria di Lodi, il paziente «caso 1» — il 38enne ancora ricoverato, in condizioni stabili, all’ospedale di Pavia — quando si è presentato per la prima volta al pronto soccorso di Codogno, «si è presentato al pronto soccorso dell’Ospedale di Codogno una prima volta il giorno 18 febbraio senza presentare alcun criterio che avrebbe potuto indentificarlo come “caso sospetto” o “caso probabile” di infezione da Coronavirus secondo le indicazioni della circolare ministeriale del 27 gennaio 2020». «Durante l’accesso», scrive ancora Lombardo, «è stato sottoposto agli accertamenti necessari e a terapia; tuttavia decideva di tornare a casa nonostante la proposta prudenziale di ricovero».
PRONTO SOCCORSO OSPEDALE CODOGNOPRONTO SOCCORSO OSPEDALE CODOGNO

ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO
«Nella notte tra i giorni 18 e 19 febbraio», il «paziente 1» si è poi ripresentato «al pronto soccorso dello stesso ospedale per un peggioramento dei sintomi: viene quindi ricoverato nel reparto di medicina dove il peggioramento delle condizioni cliniche ha determinato l’intervento del rianimatore la mattina del 20 febbraio e il contestuale ricovero in rianimazione».

Ed è solo a questo punto — dopo che il giovane è stato visitato, in reparto di Medicina, da parenti, amici e molti medici — che «parlando con la moglie, il rianimatore viene informato di una cena, svoltasi a fine gennaio, alla quale avrebbe partecipato il “Caso 1” e dove era presente un amico rientrato dalla Cina». «Ma anche quest’ultimo fatto, secondo i protocolli del ministero» — chiarisce Lombardo — «non classificava il “Caso 1” come “caso sospetto” o “caso probabile”».
psicosi coronavirus strade deserte a codognoPSICOSI CORONAVIRUS STRADE DESERTE A CODOGNO

CONTROLLI DI POLIZIA A CODOGNOCONTROLLI DI POLIZIA A CODOGNO
Secondo quanto ricostruito dal Corriere qui, tra il momento in cui il «paziente 1» entra per la seconda volta in Pronto soccorso (le 3.12 del 19 febbraio) e il momento in cui gli viene effettuato il tampone (intorno alle 16 del 20 febbraio) sono trascorse 36 ore. In realtà, le linee guida del ministero della Salute del 22 gennaio su chi va sottoposto al tampone, dicono che è da trattare come caso sospetto anche «una persona che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato». E una polmonite per un 38enne sano e sportivo, in realtà, lo può essere. Ma la nuova versione delle linee guida ministeriali del 27 gennaio aveva cancellato quella frase e prevedeva controlli solo per chi avesse avuto legami con la Cina.
OSPEDALE CODOGNO LODIOSPEDALE CODOGNO LODI

INFERMIERI ALL OSPEDALE DI CODOGNO CON MASCHERINE MA SENZA GUANTIINFERMIERI ALL OSPEDALE DI CODOGNO CON MASCHERINE MA SENZA GUANTI
Le cartelle cliniche del paziente 1 — secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa — sono state oggi sequestrate dai carabinieri del Nas di Piacenza. La Procura di Lodi ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti.

Fonte: qui

“POTREI INFETTARE TUTTE LE PERSONE CHE INCROCIO” 
LA TESTIMONIANZA DI UN MANAGER DI BRESCIA CHE LAVORA VICINO A WUHAN A “LA ZANZARA”: “SONO TORNATO IN ITALIA TRANQUILLAMENTE FACENDO SCALO A MOSCA. IERI, NON UN MESE FA. A MALPENSA NESSUN CONTROLLO, ZERO” 
“A MALPENSA NESSUNO MI HA CHIESTO NIENTE. HO CHIESTO SE È POSSIBILE FARE UN TAMPONE E HANNO DETTO DI NO. NON GLIENE FREGA UN CAZZO…”

termoscanner aeroporto 4TERMOSCANNER AEROPORTO 
“Sono Andrea e chiamo da Brescia, ho preso un volo dalla Cina a Mosca e poi Milano Malpensa. Nessun controllo, zero. Sul volo dalla Cina alla Russia c’era una donna che si è sentita male, aveva la febbre, sono arrivate persone con le mascherine, ci hanno fatto scendere. Poi arrivato in Italia nessun controllo, potrei spargere il virus ovunque”. Così un ascoltatore a La Zanzara su Radio 24. Dov’eri in Cina?: “Non lontanissimo dalla zona di Wuhan”.

reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhan 1REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALL'OSPEDALE DI WUHAN coppia con mascherina in metro a milanoCOPPIA CON MASCHERINA IN METRO A MILANO
Che è successo a Mosca?: “Ci hanno controllato la temperatura, una ragazza aveva la febbre, l’hanno isolata e noi siamo scesi”. Poi?: “Ho preso un volo da Mosca a Milano. A Malpensa ho preso la mia valigia e sono uscito. Nessuno mi ha detto nulla, nessuno mi ha chiesto da dove venivo. Nulla, zero. Una cosa che mi ha stupito moltissimo”. “Dopo aver fatto i miei bisogni in un autogrill – racconta – ho chiamato tutti i numeri, ma dopo ore di attesa ho lasciato perdere. Poi questa mattina ho richiamato e mi hanno chiesto se avevo la febbre: ho detto di no, e mi hanno detto di richiamare solo se ho la febbre. Ho chiesto se è possibile fare un tampone, e hanno detto di no. Non gliene frega un cazzo”. “In teoria ci vogliono alcuni giorni di incubazione – dice Andrea – e dunque potrei infettare tutte le persone che incrocio. E’ normale tutto questo?” 

Fonte: qui

martedì 2 luglio 2019

Fisco, da oggi cambia lo scontrino: ecco i controlli


Pixabay
Da oggi sullo scontrino fiscale cambia tutto. Nulla sarà come prima. Lo scontrino infatti perde il suo valore fiscale e conserva solo quello commerciale. Si tratta di una vera e proprio rivoluzione per i consumatori e per gli esercenti. L'acquisto da oggi viene documentato sempre con un foglietto di carta ma ai fini fiscali il suo valore sarà nullo. Nella quotidianità i consumatori non rileveranno grosse novità. Di fatto il vero cambiamento è per gli esercenti che dovranno adeguarsi rapidamente alle nuove direttive.
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
C'è tempo fino ad oggi oppure entro fine anno nel caso in cui il volume di affari arriva alla quota di 400mila euro. Per quanto riguarda i rimborsi, lo scontrino nuovo avrà ugualmente valore perché attesta l'acquisto. Questo nuovo documento tutela tutte le clausole che riguardano i consumatori.
Inoltre lo scontrino, nel suo valore commerciale, servirà per i cambi del prodotto entro i termini stabiliti. Un capito a parte invece è quello dei controlli della Guardia di Finanza. Il documento emesso dall'esercente e consegnato al consumatore sarà memorizzato sui registratori di cassa con nuovi software che determinano l'inalterabilità dei dati di emissione. Insomma in questo caso non potranno essere apportate modifiche dopo il rilascio dello scontrino cartaceo sul database elettronico.
Giornalmente i dati dovranno essere trasmessi all'Agenzia delle Entrate che provvederà ad effettuare i controlli. Infine va ricordato che il nuovo documento di fatto ha la stessa validità ai fini fiscali per quanto riguarda la deduzione delle spese sulla dichiarazione dei redditi del modello 730 oppure nel modello Unico. Insomma la vera novità riguarda i controlli che di fatto saranno più precisi e molto più costanti. Fonte: qui

giovedì 19 maggio 2016

IL GOVERNO RIDUCE I FONDI PER LE VISITE FISCALI (DA 70 A 20 MILIONI) E I FURBI FANNO FESTA.

big-visita-fiscale-madia-799362ISPEZIONI DIMEZZATE, ALTRO CHE LA LOTTA AI FANNULLONI STROMBAZZATA DALLA MADIA!

I CONTROLLI PERMETTEVANO DI RECUPERARE 100 MILIONI L’ANNO

La spending review si abbatte sui medici fiscali dell’Inps e i furbacchioni possono gioire. L’ultimo caso: un carabiniere si frattura un dito e si mette in malattia per 152 giorni.
Ma durante questo periodo, partecipa a quattro maratone con la mano intatta

Franco Bechis per “Libero Quotidiano”
L' ultimo caso noto alle cronache è avvenuto in Trentino. Un carabiniere in servizio durante una colluttazione si frattura un dito, il quinto metacarpo della mano destra. È il 10 agosto dell' anno scorso. Il militare si mette in malattia e rientra l' 8 gennaio 2016, dopo 152 giorni di malattia.
Solo casualmente, e per invio di ampia rassegna documentaria e fotografica anonima, si è scoperto che il malato aveva partecipato nel frattempo anche con buoni risultati a quattro maratone. E la rassegna fotografica faceva vedere la mano destra intatta, senza medicazioni e fasciature, mostrando un malato sanissimo.
Non è un caso particolare, purtroppo accade assai spesso in Italia. Molto più spesso nel settore pubblico. Ma rispetto al passato i malati immaginari la fanno franca nella stragrande maggioranza dei casi. Ma come? Non è stata avviata una rivoluzione proprio dal governo in carica, con la riforma della pubblica amministrazione che avrebbe fatto piazza pulita di furbetti del cartellino, assenteisti cronici e malati immaginari?
MARIANNA MADIA GIULIO NAPOLITANO 3
MARIANNA MADIA GIULIO NAPOLITANO
Sulla carta è quel che ha promesso Marianna Madia, addirittura ventilando il carcere per chi fosse stato pizzicato in queste situazioni (e non accadrà mai). Ma in pratica molti decreti attuativi di quelle norme devono ancora essere varati, e quindi assai poco è effettivamente in vigore.

E soprattutto la spending review nel frattempo ha tagliato e non poco i fondi tradizionali a disposizione per i controlli dei medici fiscali Inps.

Loro se ne lamentano e da qualche giorno una delegazione è davanti al Parlamento per cercare di sensibilizzare deputati e senatori sui fondi che mancano e rendono impossibili i controlli.
In origine un decreto ancora in vigore aveva stanziato 70 milioni di euro, che venivano poi divisi per pagare i costi dei controlli dei medici fiscali Inps su base regionale.
Poi si è deciso di accentrare quella funzione e costituire un polo unico nazionale. Forse si pensava di spendere un pizzico meno così. Il fatto è che nel frattempo sono intervenute le forbici della spending review proprio su quel capitolo. E i 70 milioni sono evaporati in gran parte.
Oggi i fondi si aggirano fra 18 e 20 milioni di euro, e con questa cifra si fa davvero poco. Ed è un problema anche economico. Perché secondo le stime degli anni precedenti il recupero di danno erariale effettuato attraverso quei controlli era superiore ai 100 milioni di euro l' anno. Quindi più che un costo per lo Stato quel servizio era una risorsa economica, oltre che uno strumento per fare funzionare correttamente e con senso di giustizia i posti di lavoro pubblici.
INPS ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA SOCIALE jpeg
INPS ISTITUTO NAZIONALE DI PREVIDENZA SOCIALE
Anche la Corte dei Conti ha segnalato nella sua relazione sul bilancio dell' Inps 2013-2015 come la mancanza di fondi abbia inciso fortemente sui controlli effettuati per scoprire gli assenteisti ingiustificati. Le visite fiscali sono diminuite del 49% in media, e quelle disposte di ufficio addirittura del 62,2%. Gli statali furbetti brindano, convinti di farla franca una volta in più. E le grandi riforme restano solo sulla carta, come spesso è accaduto in questi anni.
Fonte: qui