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giovedì 14 maggio 2020

LA PROCURA DI BRESCIA INDAGA SUI 1.600 DECESSI AVVENUTI DURANTE L'EPIDEMIA DI CORONAVIRUS NELLE RESIDENZE PER ANZIANI

I MAGISTRATI PROCEDONO CONTRO IGNOTI, VI SAREBBERO GIÀ STATI DEGLI INTERROGATORI 

FINO A QUESTO MOMENTO NON È STATA DEPOSITATA UNA RELAZIONE DEFINITIVA E COMPLESSIVA DA PARTE DEI NAS…

ospizi 
La procura di Brescia ha  aperto un'inchiesta sui 1.600 decessi avvenuti nelle 84 Aziende di tutela della salute bresciane durante l'epidemia di coranavirus. I pm partono da 60 esposti, per la metà presentati da associazioni. Le indagini, coordinate dalla procura e condotta da Nas e Ats è  iniziata con la raccolta di documentazione.

Gli stessi problemi hanno sostanzialmente riguardato anche la provincia di Bergamo. E non a caso i Nas di Brescia, competenti sulla Bergamasca, sono al lavoro anche nella provincia confinante con il Bresciano. Fino a questo momento non è stata depositata una relazione definitiva e complessiva da parte dei Nas. Il lavoro dei carabinieri ha portato a 19 relazioni preliminari mentre i fascicoli sono tutti aperti contro ignoti. I Nas hanno acquisito documentazione in diverse Rsa e vi sarebbero già stati anche degli interrogatori. Fonte: qui

martedì 17 marzo 2020

IL SINDACO DI BRESCIA EMILIO DEL BONO: “SE FOSSIMO PARTITI TUTTI PRIMA IL CONTAGIO SAREBBE STATO PIÙ DILIUITO. NON SAPPIAMO PIÙ DOVE METTERE LE BARE E NON CI SONO PIÙ MEDICI”

“AVEVAMO CHIESTO DI CHIUDERE TUTTO IL 7 MARZO, MA IL PESO DEL MONDO INDUSTRIALE SI È SENTITO”
“FARE POLEMICA È PUERILE. SIAMO STATI TUTTI FRAGILI E ABBIAMO PERSO SETTIMANE PREZIOSE”

Wanda Marra per "il Fatto quotidiano”

EMILIO DEL BONO 1EMILIO DEL BONO 
"I dati non sono buoni, neanche questa volta". Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono (Pd) risponde al telefono mentre nella sua città e nella sua provincia, i nuovi contagiati sono più di quelli di Bergamo (2918, con un aumento di 445 in un solo giorno, contro 3760, ovvero 344 più di domenica). Il bollettino quotidiano fa registrare 40 morti in più in un unico giorno (di cui quattro in città). In tutto sono 267.

Brescia coronavirusBRESCIA CORONAVIRUS
"Non si attenua il numero dell' espansione del contagio, né quello dei ricoverati e delle terapie intensive. Dovremmo avere il picco questa settimana", dice, con il tono calmo di chi si sforza di controllare la tensione. "Non sappiamo più dove mettere le bare: le portiamo nella chiesa di San Michele, al centro del cimitero".

coronavirus spedali civili brescia 1CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA 
Sindaco, perché Brescia è in questa situazione? Bisognava fare prima la zona rossa?
Se fossimo partiti tutti prima, il contagio quanto meno sarebbe stato più diluito. Qui è arrivato da Lodi, da Cremona. Come a Bergamo. Si tratta di una zona molto industriale, molto commerciale, dove la gente si sposta rapidamente. Noi, come dodici sindaci dei capoluoghi lombardi, il 7 marzo avevamo chiesto sia alla Regione che al governo di chiudere le attività produttive, tenendo aperte solo la filiera di igiene per la casa e quella alimentare. Oltre alla manutenzione dei servizi pubblici essenziali. Il numero dei lavoratori nelle fabbriche è molto elevato.

È il governo che è stato troppo timido o la Lombardia?
EMILIO DEL BONOEMILIO DEL BONO
Fontana ha sempre tenuto una posizione severa, ma il peso del mondo industriale sia su Roma che su Milano si è sentito.

Le mascherine sono introvabili, anche per le farmacie.
Un gigante industriale come la Lombardia si è dimostrata fragilissima nella produzione di beni come le mascherine e i respiratori. Questo ci fa riflettere sul fatto che in alcune cose dipendiamo troppo dall' estero. Alcune filiere dovrebbero essere protette e attivabili rapidamente. Abbiamo perso settimane preziose. Mancano non solo ai farmacisti, ma anche a chi fa assistenza a domicilio, agli agenti di polizia, agli autisti dell' autobus.
Sono state direzionate verso gli ospedali e le strutture sanitarie.

attilio fontana si mette la mascherinaATTILIO FONTANA SI METTE LA MASCHERINA
E la sanità privata?
A Brescia le strutture sanitarie convenzionate Rsa sono entrate nel circuito coronavirus. Gli ospedali, pubblici e privati, sono tutti sotto stress. Non è solo questo il tema.

Cioè?
coronavirus spedali civili brescia 2CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA 
Le terapie intensive, ma anche i ricoveri, devono essere almeno regionali, non solo territoriali. E serve un aiuto dai medici militari.

La Difesa sta mettendo a disposizione del personale?
Non ho avuto nessuna interlocuzione. Ripeto: non ci sono più medici, anche quelli di famiglia si stanno ammalando tutti. L' Ordine dei medici ha chiesto a quelli in pensione di rientrare. In 70 hanno risposto di sì, a titolo gratuito. Ne abbiamo anche chiesti all' estero.

coronavirus spedali civili brescia 3CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA
E il progetto di fare un ospedale nella Fiera?
Congelato: manca il personale.

Come sindaco ha preso qualche misura in più?
Ho chiuso i parchi giorni e giorni fa, e anche i mercati. Oggi (ieri, ndr) ho chiuso i cimiteri al pubblico: si può entrare solo per la tumulazione e i servizi previsti. La gente risponde: c' è paura, molti hanno amici e parenti che stanno vivendo questo dramma. E il virus colpisce al 30% la fascia d' età sotto i 65.

Il tessuto sociale regge?
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Ci sono tanti volontari anche lettighieri sulle ambulanze, tanti casi di assistenza a domicilio, tanti servizi agli anziani. Una grande risposta della comunità.

Giusto chiamare Bertolaso?
Brescia coronavirusBRESCIA CORONAVIRUS
Siamo disincantati: va bene chiunque riesca a dare una mano. D' altra parte, c' è stata una lentezza, non solo nelle misure, ma anche nella riorganizzazione delle strutture sanitarie: non avevamo così tanti posti in rianimazione e terapia intensiva. Fare polemica è puerile e pure fasullo. Siamo stati tutti fragili in questa vicenda. Anche noi quando dicevamo - all' interno delle regole - "Brescia non si ferma".
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Sarebbe utile fare il tampone anche agli asintomatici?
È tecnicamente impossibile.

Fonte: qui

giovedì 27 febbraio 2020

COS'È SUCCESSO A CODOGNO?

MATTIA, IL 38ENNE "PAZIENTE 1" (ORA RICOVERATO A PAVIA IN CONDIZIONI STABILI), SI ERA PRESENTATO AL PRONTO SOCCORSO IL 18 FEBBRAIO MA SENZA RIVELARE DI AVERE AVUTO CONTATTI SOSPETTI E VOLLE TORNARE A CASA "NONOSTANTE LA PROPOSTA PRUDENZIALE DI RICOVERO", PER POI RIPRESENTARSI IL GIORNO DOPO CON UN PEGGIORAMENTO DEI SINTOMI 

SOLO LA MATTINA DEL 20 FEBBRAIO, PARLANDO CON LA MOGLIE, MATTIA HA INFORMATO I MEDICI DI UNA CENA CON UN AMICO RIENTRATO DALLA CINA SVOLTASI A FINE GENNAIO, MA POI L'AMICO E' RISULTATO NEGATIVO AL TEST. 

CHI HA FREQUENTATO MATTIA...?


Mentre l’Italia si trova ad affrontare la situazione di emergenza dettata dalla diffusione del Coronavirus, si chiariscono sempre più le circostanze che avrebbero portato alla diffusione di uno dei focolai più importanti, quello del Lodigiano. Secondo quanto dichiarato da Massimo Lombardo, direttore dell’Azienda sanitaria di Lodi, il paziente «caso 1» — il 38enne ancora ricoverato, in condizioni stabili, all’ospedale di Pavia — quando si è presentato per la prima volta al pronto soccorso di Codogno, «si è presentato al pronto soccorso dell’Ospedale di Codogno una prima volta il giorno 18 febbraio senza presentare alcun criterio che avrebbe potuto indentificarlo come “caso sospetto” o “caso probabile” di infezione da Coronavirus secondo le indicazioni della circolare ministeriale del 27 gennaio 2020». «Durante l’accesso», scrive ancora Lombardo, «è stato sottoposto agli accertamenti necessari e a terapia; tuttavia decideva di tornare a casa nonostante la proposta prudenziale di ricovero».
PRONTO SOCCORSO OSPEDALE CODOGNOPRONTO SOCCORSO OSPEDALE CODOGNO

ospedale di codognoOSPEDALE DI CODOGNO
«Nella notte tra i giorni 18 e 19 febbraio», il «paziente 1» si è poi ripresentato «al pronto soccorso dello stesso ospedale per un peggioramento dei sintomi: viene quindi ricoverato nel reparto di medicina dove il peggioramento delle condizioni cliniche ha determinato l’intervento del rianimatore la mattina del 20 febbraio e il contestuale ricovero in rianimazione».

Ed è solo a questo punto — dopo che il giovane è stato visitato, in reparto di Medicina, da parenti, amici e molti medici — che «parlando con la moglie, il rianimatore viene informato di una cena, svoltasi a fine gennaio, alla quale avrebbe partecipato il “Caso 1” e dove era presente un amico rientrato dalla Cina». «Ma anche quest’ultimo fatto, secondo i protocolli del ministero» — chiarisce Lombardo — «non classificava il “Caso 1” come “caso sospetto” o “caso probabile”».
psicosi coronavirus strade deserte a codognoPSICOSI CORONAVIRUS STRADE DESERTE A CODOGNO

CONTROLLI DI POLIZIA A CODOGNOCONTROLLI DI POLIZIA A CODOGNO
Secondo quanto ricostruito dal Corriere qui, tra il momento in cui il «paziente 1» entra per la seconda volta in Pronto soccorso (le 3.12 del 19 febbraio) e il momento in cui gli viene effettuato il tampone (intorno alle 16 del 20 febbraio) sono trascorse 36 ore. In realtà, le linee guida del ministero della Salute del 22 gennaio su chi va sottoposto al tampone, dicono che è da trattare come caso sospetto anche «una persona che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato». E una polmonite per un 38enne sano e sportivo, in realtà, lo può essere. Ma la nuova versione delle linee guida ministeriali del 27 gennaio aveva cancellato quella frase e prevedeva controlli solo per chi avesse avuto legami con la Cina.
OSPEDALE CODOGNO LODIOSPEDALE CODOGNO LODI

INFERMIERI ALL OSPEDALE DI CODOGNO CON MASCHERINE MA SENZA GUANTIINFERMIERI ALL OSPEDALE DI CODOGNO CON MASCHERINE MA SENZA GUANTI
Le cartelle cliniche del paziente 1 — secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa — sono state oggi sequestrate dai carabinieri del Nas di Piacenza. La Procura di Lodi ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti.

Fonte: qui

“POTREI INFETTARE TUTTE LE PERSONE CHE INCROCIO” 
LA TESTIMONIANZA DI UN MANAGER DI BRESCIA CHE LAVORA VICINO A WUHAN A “LA ZANZARA”: “SONO TORNATO IN ITALIA TRANQUILLAMENTE FACENDO SCALO A MOSCA. IERI, NON UN MESE FA. A MALPENSA NESSUN CONTROLLO, ZERO” 
“A MALPENSA NESSUNO MI HA CHIESTO NIENTE. HO CHIESTO SE È POSSIBILE FARE UN TAMPONE E HANNO DETTO DI NO. NON GLIENE FREGA UN CAZZO…”

termoscanner aeroporto 4TERMOSCANNER AEROPORTO 
“Sono Andrea e chiamo da Brescia, ho preso un volo dalla Cina a Mosca e poi Milano Malpensa. Nessun controllo, zero. Sul volo dalla Cina alla Russia c’era una donna che si è sentita male, aveva la febbre, sono arrivate persone con le mascherine, ci hanno fatto scendere. Poi arrivato in Italia nessun controllo, potrei spargere il virus ovunque”. Così un ascoltatore a La Zanzara su Radio 24. Dov’eri in Cina?: “Non lontanissimo dalla zona di Wuhan”.

reparto di terapia intensiva all'ospedale di wuhan 1REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA ALL'OSPEDALE DI WUHAN coppia con mascherina in metro a milanoCOPPIA CON MASCHERINA IN METRO A MILANO
Che è successo a Mosca?: “Ci hanno controllato la temperatura, una ragazza aveva la febbre, l’hanno isolata e noi siamo scesi”. Poi?: “Ho preso un volo da Mosca a Milano. A Malpensa ho preso la mia valigia e sono uscito. Nessuno mi ha detto nulla, nessuno mi ha chiesto da dove venivo. Nulla, zero. Una cosa che mi ha stupito moltissimo”. “Dopo aver fatto i miei bisogni in un autogrill – racconta – ho chiamato tutti i numeri, ma dopo ore di attesa ho lasciato perdere. Poi questa mattina ho richiamato e mi hanno chiesto se avevo la febbre: ho detto di no, e mi hanno detto di richiamare solo se ho la febbre. Ho chiesto se è possibile fare un tampone, e hanno detto di no. Non gliene frega un cazzo”. “In teoria ci vogliono alcuni giorni di incubazione – dice Andrea – e dunque potrei infettare tutte le persone che incrocio. E’ normale tutto questo?” 

Fonte: qui

lunedì 14 gennaio 2019

SALGONO A QUATTRO I DECESSI ALLA TERAPIA INTENSIVA NEONATALE DEGLI SPEDALI CIVILI DI BRESCIA


I NAS HANNO ACQUISITO LE CARTELLE CLINICHE E ORA SULLA FACCENDA PURE LA PROCURA HA APERTO UN FASCICOLO 

C'È GIÀ UN'INCHIESTA CON 16 INDAGATI PER UN CONTAGIO DA BATTERIO L'ESTATE SCORSA

NEONATO MORTO: SALGONO A QUATTRO I DECESSI
NEONATI1NEONATI1
 (ANSA) - Sono diventati quattro i casi di neonati deceduti agli Spedali Civili di Brescia nel reparto di terapia intensiva neonatale. Ai tre casi già noti, si è aggiunto anche quello di un neonato morto sabato mattina. Sarebbe stato portato in reparto poco dopo la nascita e non è sopravvissuto. Anche su questo caso l'ospedale bresciano ha disposto accertamenti.

NEONATO MORTO: SLITTA AUTOPSIA, ATTI IN PROCURA
(ANSA) - È stata rinviata di un giorno l'autopsia sul corpo del piccolo Marco, il neonato morto per un'infezione contratta durante il ricovero nel reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali civili di Brescia. L'esame era stato disposto dall'ospedale, ma ora sulla vicenda, dopo il Ministero della Salute e Regione Lombardia, vuole vederci chiaro anche la Procura che ha aperto un'inchiesta senza indagati. Il pubblico ministero Corinna Carrara, titolare del fascicolo, dovrebbe disporre l'autopsia per domani. In mattinata ha ricevuto l' intera cartella clinica del piccolo paziente.
SPEDALI RIUNITI BRESCIASPEDALI RIUNITI BRESCIA

NEONATI MORTI, NAS HANNO ACQUISITO CARTELLE CLINICHE
 (ANSA) - I carabinieri del Nas hanno acquisto tutte le cartelle cliniche dei quattro piccoli pazienti deceduti nel reparto di terapia intensiva neonatale degli Spedali civili di Brescia. Il materiale è stato messo a disposizione della Procura di Brescia che sta valutando come procedere. L'autopsia sulla prima bambina morta il 29 dicembre è già stata effettuata l'ultimo giorno dell'anno, mentre domani potrebbero essere eseguite quelle sui due ultimi piccoli pazienti morti sabato.

7 Gennaio 2019

Fonte: qui