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domenica 24 maggio 2020

L'81% delle morti canadesi COVID sono in case di cura

Dall'inizio del panico di massa del Coronavirus, uno dei principali punti di discussione per i governi occidentali è stato che "nessuno è immune. La malattia può uccidere chiunque in qualsiasi momento. "
Varie versioni di questo set di propaganda furono usate e riciclate su tutte le piattaforme mediatiche, per cui  l'intenzione del governo era in realtà di spaventare il pubblico  ad accettare il "blocco" o la chiusura della società e dell'economia, presumibilmente al fine di "salvare vite umane".
Tuttavia, dopo alcune settimane che temono che la narrativa stia rapidamente crollando man mano che arrivano dati e prove reali, il che dimostra che la stragrande maggioranza del pubblico non ha mai avuto un serio rischio di morire per COVID-19 .
In Europa, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, la stragrande maggioranza delle vittime di COVID è stata con persone anziane, e all'interno di quella popolazione quasi tutti provengono da case di cura.
Questo fatto da solo distrugge il caso dei governi occidentali di spazzare politiche di chiusura e chiusure di scuole. 
Un nuovo rapporto che cita Theresa Tam, Chief Chief Health Officer canadese, conferma che tra le vittime del coronavirus canadese, l' 81% si trovava in case di cura, colpendo gli anziani con patologie croniche a lungo termine.
Questo tasso è quasi il doppio di quello negli Stati Uniti nel loro insieme, ma è paragonabile ai dati di alcuni singoli stati tra cui due "punti caldi" negli Stati Uniti, nello stato di Washington e nello Stato di New York.
Un professore di Yale ha  recentemente descritto  il tasso di mortalità negli Stati Uniti come "sconcertante", dimostrando come oltre la metà di tutti i decessi in 14 stati degli Stati Uniti provenienti da strutture di assistenza agli anziani. Allo stesso modo, paesi come la Scozia hanno visto la  metà di tutti i decessi  nelle case di cura.
Il rapporto descrive una struttura di Toronto, 100 persone tra cui 40 membri del personale stanno attualmente combattendo contro il coronavirus e si dice che altri 57 residenti ne siano già morti, ha dichiarato il  Washington Post .
Secondo coloro che hanno familiarità con il caso, gli edifici angusti e i dipendenti che fanno i turni part-time e viaggiano tra diverse strutture di cura per guadagnarsi da vivere sono stati due fattori principali che si ritiene abbiano contribuito a gravi epidemie nelle strutture di vita assistite.
Via 21stCenturyWire.com

giovedì 14 maggio 2020

LA PROCURA DI BRESCIA INDAGA SUI 1.600 DECESSI AVVENUTI DURANTE L'EPIDEMIA DI CORONAVIRUS NELLE RESIDENZE PER ANZIANI

I MAGISTRATI PROCEDONO CONTRO IGNOTI, VI SAREBBERO GIÀ STATI DEGLI INTERROGATORI 

FINO A QUESTO MOMENTO NON È STATA DEPOSITATA UNA RELAZIONE DEFINITIVA E COMPLESSIVA DA PARTE DEI NAS…

ospizi 
La procura di Brescia ha  aperto un'inchiesta sui 1.600 decessi avvenuti nelle 84 Aziende di tutela della salute bresciane durante l'epidemia di coranavirus. I pm partono da 60 esposti, per la metà presentati da associazioni. Le indagini, coordinate dalla procura e condotta da Nas e Ats è  iniziata con la raccolta di documentazione.

Gli stessi problemi hanno sostanzialmente riguardato anche la provincia di Bergamo. E non a caso i Nas di Brescia, competenti sulla Bergamasca, sono al lavoro anche nella provincia confinante con il Bresciano. Fino a questo momento non è stata depositata una relazione definitiva e complessiva da parte dei Nas. Il lavoro dei carabinieri ha portato a 19 relazioni preliminari mentre i fascicoli sono tutti aperti contro ignoti. I Nas hanno acquisito documentazione in diverse Rsa e vi sarebbero già stati anche degli interrogatori. Fonte: qui

mercoledì 22 aprile 2020

AL TRIVULZIO SI CONTINUA A MORIRE. SU MILLE DEGENTI CI SONO 200 DECESSI.

CRONACHE DELLA “BAGGINA” 
CRESCONO I NUMERI DEL CONTAGIO: I POSITIVI SONO ALMENO 200 
LE TESTIMONIANZE CHOC DEGLI OPERATORI: "MINACCE CONTRO CHI VOLEVA USARE LE MASCHERINE", “I PAZIENTI NON ERANO ISOLATI E I MALATI VENIVANO SPOSTATI DI NASCOSTO DI NOTTE” 
INIZIANO GLI INTERROGATORI DELLA FINANZA: CONVOCATI PARENTI E DIPENDENTI DELL'ISTITUTO...
Michela Allegri per “il Messaggero”

fontana trivulzio 1FONTANA TRIVULZIO 1
Duecento morti su mille degenti, almeno duecento positivi. Crescono numeri del contagio e non si placa la bufera sul Pio Albergo Trivulzio, istituto finito al centro della maxi-inchiesta della Procura di Milano sulla gestione dell' emergenza sanitaria nelle case di riposo lombarde.

E ai dati si aggiungono, ancora, testimonianze choc che ora sono finite al vaglio degli inquirenti. Ci sono le dichiarazioni dei parenti degli anziani e, soprattutto, quelle di infermieri e operatori: raccontano della mancanza di mascherine durata più un mese dopo lo scoppio dell' epidemia e anche delle «minacce» contro chi voleva usarle, perché il rischio era che i pazienti si spaventassero.

Gli stessi pazienti che, nonostante sintomi chiari, «non venivano isolati». Una pratica che, oltretutto, sarebbe proseguita. Un' infermiera ha infatti dichiarato che ancora qualche giorno fa sarebbero stati trasferiti alcuni anziani «da un reparto all' altro, lo fanno la sera, di nascosto, senza aver fatto nemmeno i tamponi», mentre gli ospiti «continuano a morire».
PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO

L' inchiesta si è allargata anche all' operato della Regione Lombardia e delle Agenzie di tutela della salute.

LE DELIBERE Nel mirino dei pm ci sono la delibera con cui l' 8 marzo è stato dato il via libera al trasferimento di pazienti Covid nelle Rsa e presunti ritardi nelle comunicazioni. Mentre la Finanza ha già iniziato a raccogliere segnalazioni, dichiarazioni, testimonianze e denunce sia di lavoratori del Trivulzio, che dei parenti degli anziani. Il direttore generale Giuseppe Calicchio è già stato indagato per epidemia e omicidio colposi.

pio albergo trivulzioPIO ALBERGO TRIVULZIO
Il timore è che i numeri continuino a crescere. Alessandro Azzoni, portavoce del Comitato Giustizia per le vittime del Trivulzio, parla di 200 morti e «circa 200» positivi. Mentre fonti interne raccontano che alla Baggina l' intero reparto di pneumologia sarebbe diventato Covid, perché i 24 pazienti sono tutti positivi. «Il personale è sotto organico - ha aggiunto Azzoni - su 1.100 operatori quasi 300 sono in malattia. C' è un silenzio assordante da parte delle Istituzioni, a partire dalla Regione».

LA SICUREZZA L' allarme sicurezza è stato lanciato, oltre che dagli operatori, anche da molti parenti, che parlano di carenze nei protocolli che avrebbero favorito il contagio. Un altro veicolo di trasmissione del virus, a loro dire, sarebbe stato l' arrivo di pazienti dagli ospedali.

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione, un' infermiera che lavora al Frisia di Merate (Lecco), istituto che fa capo al Trivulzio, ha invece messo a verbale che mancavano i «presidi sanitari» di sicurezza, che i pazienti con sintomi «non venivano isolati» in modo corretto e che i parenti continuavano ad entrare anche dopo lo scoppio dell' epidemia. Ieri proprio al Frisia, come in altre Rsa lombarde, c' è stata un' ispezione del Nas. Un' altra operatrice ha dichiarato che «la prima mascherina si è vista il 22 marzo. Il 12 marzo chiesi di averne una, ma a me come ad altre colleghe, che le avevano portate da casa, venne intimato dalla caposala di non usarle». Anche Cgil e Cisl hanno parlato di «velate minacce» in una lettera di diffida inviata ai vertici dell' istituto.
PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO

Nel frattempo i reparti «sono anche scoperti di personale - ha aggiunto una dipendente - perché più di 200 operatori sono a casa in malattia o in quarantena e due colleghi sono in terapia intensiva».

C' è un aggiornamento anche su un altro fronte. Sono stati sospesi alcuni lavoratori della coop Ampast che hanno denunciato presunti illeciti nella gestione dell' emergenza da parte della Fondazione Don Gnocchi, altro istituto al centro delle indagini. Mentre la fondazione precisa «di aver legittimamente esercitato il proprio diritto contrattuale di non gradimento nei confronti della cooperativa» perché quei lavoratori «a mezzo stampa e televisione, avevano espresso giudizi gravi e calunniosi». Fonte: qui

mercoledì 15 aprile 2020

LA STRAGE DEGLI ANZIANI IN LOMBARDIA

NON SOLO PIO ALBERGO TRIVULZIO, SI ALLUNGA LA LISTA DEGLI OSPIZI FINITI SOTTO ACCUSA. CONTROLLI NELLE CASE DI RIPOSO DI VARESE, BERGAMO, MONZA: GLI STANDARD DI SICUREZZA, PREVISTI PER LEGGE, SONO STATI ADOTTATI AL FINE DI EVITARE I CONTAGI E QUINDI I MORTI? 
SUL FRONTE ALZANO LOMBARDO, SI INDAGA SULLA MANCATA ZONA ROSSA E SUL NO ALLA CHIUSURA DEL PRONTO SOCCORSO CHE DIVENTÒ FOCOLAIO...
Giuseppe Scarpa per “il Messaggero”

ospizi lombardia 1OSPIZI LOMBARDIA 
Acquisizioni di registri, cartelle cliniche, raccolta di testimonianze di medici, infermieri, operatori sanitari e di parenti delle vittime. Le indagini sulle morti sospette degli anziani nelle Rsa non riguardano più il solo Pio Albergo Trivulzio. Sebbene l'inchiesta sul Pat sia la principale, sia per il numero dei deceduti che per il ruolo di regista affidato alla Baggina. Struttura che ha fatto da centro di smistamento verso altre case di cura per i malati di Coronavirus a bassa intensità che venivano dimessi da ospedali in difficoltà.

Gli inquirenti hanno bussato alle porte della Sacra Famiglia di Cesano Boscone e di una residenza di Settimo Milanese. Sono solo i primi blitz, visto che i pm del pool Salute della procura di Milano, guidato dall'aggiunto Tiziana Siciliano, stanno procedendo in queste ore alle iscrizioni nel registro degli indagati dei vertici di altre residenze in cui si sono verificati contagi e morti, tra cui quelle dei quartieri milanesi di Affori, Corvetto e Lambrate.

Le iscrizioni servono per procedere, eventualmente, alle perquisizioni, come è avvenuto per il Pio Albergo Trivulzio. Inoltre, ieri mattina, i carabinieri del Nas hanno ispezionato le Rsa di quattro province lombarde Milano, Monza, Como e Varese.

morti ospiziMORTI OSPIZI
Sono stati una quindicina, invece, i controlli, sempre del nucleo antisofisticazione di Brescia, nelle case di riposo della Bergamasca, dove secondo i dati della Cgil sono deceduti «il 25 per cento degli ospiti» dall'inizio dell'emergenza. «Già da qualche tempo, alcune strutture hanno ricevuto la visita dei carabinieri del Nas dopo diverse segnalazioni», spiega Roberto Rossi, responsabile del sindacato, sottolineando che i dati raccolti hanno portato a stimare nelle 65 Rsa della provincia almeno 1.500 decessi fino alla settimana scorsa.

NUMERO ELEVATO
Il record ufficiale di decessi in una singola casa di cura spetta al Trivulzio, che è anche la più grande: alla Baggina, come la chiamano i milanesi, dai primi giorni di marzo ci sono stati quasi 150 morti su un totale di circa 1200 persone, tra ospiti e pazienti. Un numero simile di decessi si sarebbe registrato, sempre a Milano, alla Fondazione don Gnocchi. Sia in questo fascicolo, che negli altri sulle Rsa milanesi, gli inquirenti, con gli investigatori del Nas dei carabinieri e della Guardia di finanza, dovranno lavorare su più fronti: dalle analisi sulle centinaia di morti per sospetto Covid-19 fino all'assenza di tamponi e di mascherine e alle presunte minacce agli infermieri che le utilizzavano.

ospiziOSPIZI
E ancora sulle eventuali omissioni nei referti e nelle cure fornite e sulla presunta commistione tra anziani e pazienti dimessi dagli ospedali. Infine sul ruolo giocato dell'amministrazione regionale nella predisposizione di linee guida e piani pandemici. La domanda a cui dovranno fornire una risposta gli inquirenti è: gli standard di sicurezza, previsti per legge, sono stati adottati al fine di evitare i contagi e quindi i morti?

COMO
La procura di Como ha aperto un procedimento per interruzione di pubblico servizio. Questa nuova inchiesta è nata dopo il deposito di due denunce presentate da alcuni parenti di degenti in Rsa. I familiari lamentano di non avere da tempo notizie sulle condizioni di salute dei propri congiunti da parte delle strutture. Uno dei due querelanti ha scritto che nei giorni scorsi aveva ricevuto una telefonata in cui veniva informato che le condizioni di suo padre si erano aggravate. Poi non sarebbe più riuscito ad avere novità. Da qui l'esposto che ha comportato l'apertura di un fascicolo.

Sul fronte Alzano Lombardo, nella Bergamasca, invece, si indaga sulla mancata zona rossa e sul no alla chiusura del pronto soccorso che diventò focolaio. Sono stati già sentiti alcuni infermieri e dirigenti medici dell'ospedale di Alzano e della stessa Asst nelle indagini per epidemia colposa condotte dai carabinieri del Nas di Brescia.

Fonte: qui

“MORTI DOVUTE A NEGLIGENZA E IMPERIZIA”, LA FINANZA SEQUESTRA I REFERTI DEGLI ULTIMI 4 MESI. LA "BAGGINA", TRA LE CASE DI RIPOSO MILANESI, È QUELLA CON IL MAGGIOR NUMERO DI VITTIME, 78 SOLO NEI PRIMI DODICI GIORNI DI APRILE. 
IL RUOLO DEL DIRETTORE GENERALE CALICCHIO (INDAGATO). 
SARANNO APPROFONDITI ANCHE I "RAPPORTI" TRA TRIVULZIO E REGIONE…
C. Gu. per “il Messaggero”
pio albergo trivulzioPIO ALBERGO TRIVULZIO

Un avviso di garanzia al direttore generale del Pio Albergo Trivulzio Giuseppe Calicchio per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo, la casa di riposo indagata per la legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. L'inchiesta sulla Baggina assume contorni molto più corposi di un fascicolo dopo le perquisizioni della guardia di finanza di Milano che ieri mattina si è presentata negli uffici della storica Rsa, quasi trent'anni dopo il blitz che ha aperto la stagione di Tangentopoli.

Obiettivo degli investigatori sono le cartelle cliniche dei pazienti morti da gennaio a oggi, ma anche le «direttive» inviate dalla Regione Lombardia per la gestione di ospiti anziani e pazienti. E soprattutto per l'accoglimento dei malati di Covid-19 dimessi dagli ospedali, operazione assegnata dalla Giunta alla Baggina con il compito di smistare i degenti nelle strutture della regione.

NEGLIGENZA E IMPERIZIA
Nell'imputazione del decreto a carico del direttore generale Giuseppe Calicchio viene contestato all'indagato di non aver rispettato i protocolli sanitari di sicurezza e di aver così «messo in pericolo» la salute degli operatori e degli ospiti, nonché di aver causato con «negligenza, imprudenza ed imperizia» le morti degli anziani.
PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO

LA MAXI INCHIESTA
Il Trivulzio è solo un tassello della maxi inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, composta da più filoni sulle presunte carenze e omissioni che avrebbero causato centinaia di decessi nelle case di riposo milanesi. La Baggina è quella con il maggior numero di vittime, 78 solo nei primi dodici giorni di aprile, ed è una «ingente mole di documenti» quella acquisita tra cartelle cliniche, documenti cartacei e informatici. Sono stati sequestrati pc, tra cui quello del direttore generale Calicchio, e altri dispositivi informatici alla ricerca di email e documenti.

GIUSEPPE CALICCHIOGIUSEPPE CALICCHIO
L'analisi del materiale allargherà il perimetro degli indagati, coinvolti nell'inchiesta su due fronti: la mancata protezione dall'infezione del personale e dei pazienti, le direttive arrivate dalla Regione Lombardia. Per questo secondo ambito investigativo, la finanza ha acquisito anche la delibera regionale dell'8 marzo che dava la possibilità alle Rsa, su base volontaria, di ospitare pazienti Covid dimessi dagli ospedali, per «liberare rapidamente i posti letto degli ospedali per acuti (terapie intensive, sub intensive, malattie infettive, pneumologia, degenze ordinare)». E la Baggina aveva un ruolo centrale, ovvero distribuire i pazienti in altre case di riposo, a condizione che fossero in reparti separati dagli ospiti sani.

GLI AVVISI DI GARANZIA
I pm stanno iscrivendo nel registro degli indagati tutti i vertici delle residenze nel mirino, almeno una dozzina da Lambrate, Affori e Corvetto. Oltre che sul sequestro dei referti, utili per accertare eventuali omissioni e correlazioni tra le morti e i contagi nella struttura, al Trivulzio le attività degli investigatori si concentrano sulla gestione organizzativa interna della struttura e sulle direttive date dall'amministrazione regionale, così come ad altre Rsa, in questa fase di emergenza. E, in particolare, su quei «nuovi arrivi» di pazienti alla Baggina, circa venti, quando era già scoppiata l'epidemia, anche se ufficialmente la struttura dichiara di non aver ricoverato malati Covid nonostante il via libera del Pirellone.
PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO

REPARTI ISOLATI
Proprio i «rapporti» tra Trivulzio e Regione saranno approfonditi: il Pat ha fatto da centro di smistamento verso altre strutture dei malati di Coronavirus a bassa intensità, che venivano dimessi da ospedali ormai al collasso. Una «commistione» che potrebbe aver creato dei focolai. Sequestrata anche la documentazione sui tamponi, pochissimi quelli effettuati nelle Rsa prima per mancanza dei test ora per carenza dei reagenti, e poi le disposizioni interne sull'uso delle mascherine, perché alcuni operatori hanno denunciato di essere stati «minacciati» quando le usavano tra fine febbraio e inizio marzo.
attilio fontana 1ATTILIO FONTANA 

Agli atti anche carteggi e mail su disposizioni interne e regionali, che il direttore generale Calicchio ha affermato di aver seguito di fronte agli ispettori del ministero della Sanità. La mole di materiale acquisito richiederà settimane di lavoro, mentre tra i vertici delle Rsa indagati figurano anche quelli del Don Gnocchi (che respinge le accuse) e della a Sacra Famiglia di Cesano Boscone.

Fonte: qui

UN DISASTRO ANNUNCIATO: METTERE LA BAGGINA IN MANO AGLI INCOMPETENTI 
GLI ISPETTORI AL PIO ALBERGO TRIVULZIO: REGOLE DI SICUREZZA VIOLATE. IL PROBLEMA È CHE PRIMA DELLO STATO DI EMERGENZA IL VIRUS AVEVA GIÀ INVASO LE CORSIE: DA GENNAIO SONO STATI RICOVERATI MOLTI PAZIENTI CON POLMONITI O CON SINTOMI DA INSUFFICIENZA RESPIRATORIA, E «CRITICITÀ» DI QUESTO TIPO LE ACCUSAVANO ANCHE ALCUNI DEGENTI (UNA VENTINA E UFFICIALMENTE NON COVID) TRASFERITI DOPO L'ESPLOSIONE DEL CORONAVIRUS
GLI ISPETTORI AL TRIVULZIO: REGOLE DI SICUREZZA VIOLATE
Claudia Guasco per “il Messaggero

fontana trivulzio 1FONTANA TRIVULZIO
Nessun Covid positivo né pazienti con sintomi simili avrebbero mai dovuto essere accolti al Trivulzio. «Le disposizioni che erano state date a tutti, in particolare dall'Istituto superiore di sanità e dal Ministero, prevedevano non soltanto per la Lombardia, ma per tutte le Rsa, che non entrassero dall'esterno possibili soggetti contagiati», afferma la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa. Che annuncia: «Sul Trivulzio noi abbiamo fatto quello che era doveroso fare e cioè una ispezione che ci consenta di comprendere come mai siamo arrivati a un numero di decessi così grande. L'ispezione è già conclusa».

VERIFICHE SULLA REGIONE
Con una prima evidenza: il Trivulzio ha accettato ospiti con sintomi del virus da altri ospedali e non avrebbe potuto farlo. Non solo. Al vaglio degli ispettori del ministero c'è anche il ruolo della Regione Lombardia, che ha spostato i pazienti positivi al Trivulzio e in altre strutture di lungodegenza per creare posti letto negli ospedali al collasso. Lo si evince dall'interpellanza urgente del Pd alla quale ha risposto ieri alla camera la sottosgretaria Zampa.

SANDRA ZAMPASANDRA ZAMPA
Sui morti allla Baggina, si legge nel documento, «il ministero della Salute ha immediatamente avviato un'attività di verifica ispettiva in ordine alla congruità delle indicazioni fornite alle Rsa da parte della Regione Lombardia e dalle rispettive Ats, e alla adeguatezza delle attività di prevenzione, vigilanza e di indirizzo poste in essere nell'esercizio dei poteri di programmazione, indirizzo e coordinamento di competenza regionale, rispetto alle indicazioni fornite dal Ministero della salute con apposite circolari».

Oggetto di controllo ispettivo è anche appurare se «la Regione Lombardia abbia chiesto alle Rsa di ampliare la loro ricettività in modo da ospitare, in funzione deflattiva sugli ospedali, i casi meno gravi di pazienti contagiati da coronavirus». La task force degli ispettori ha chiesto alla Baggina «la documentazione attestante l'attivazione delle misure di sicurezza poste in essere a tutela dei pazienti e degli operatori con la relativa cronologia.

Inoltre, è stata richiesta al direttore generale dell'Ats una descrizione temporale delle attività svolte nel rispetto alle disposizioni emanate dal ministero della Salute e dalla Regione Lombardia in merito all'emergenza Covid-19». Dal primo febbraio al 6 aprile il numero dei morti nelle Rsa lombarde, informa la sottosgretaria Zampa, «è pari a 1.822 su un totale di 13.287 residenti, i deceduti accertati positivi al Covid-19 sono 934, cioè il 51,3% del totale dei decessi» nelle strutture per anziani, «ovviamente di quelle che hanno risposto al questionario», rileva Sandra Zampa.
pio albergo trivulzioPIO ALBERGO TRIVULZIO

POLMONITI ANOMALE
Già il 22 gennaio, riferisce in Aula la sottosegretaria, «con una circolare della direzione della prevenzione si allertava sulla particolare predisposizione della popolazione anziana al virus, e sin dall'adozione del decreto del primo marzo, anche per la Lombardia, è stata prescritta la rigorosa limitazione all'accesso dei visitatori agli ospiti nelle residenze sanitarie assistenziali quale fondamentale misura di prevenzione del contagio».

Ma al Trivulzio, è ciò che emerge dall'inchiesta dei magistrati di Milano, il virus aveva già invaso le corsie: da gennaio sono stati ricoverati molti pazienti con polmoniti o con sintomi da insufficienza respiratoria, e «criticità» di questo tipo le accusavano anche alcuni degenti (una ventina e ufficialmente non Covid) trasferiti alla Baggina dopo l'esplosione dell'emergenza coronavirus. Il direttore generale Giuseppe Calicchio, indagato per epidemia colposa e omicidio colposo così come i vertici delle altre Rsa, si è difeso davanti agli ispettori del Ministero spiegando di aver rispettato i protocolli interni oltre che le disposizioni regionali.

Il 19 marzo, si legge in un documento, il Pio Albergo lamentava di non aver ricevuto «riscontro» a una richiesta di mascherine avanzata alla «centrale regionale di committenza». Ieri i finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria sono tornati negli uffici della Regione acquisendo una gran mole di documenti. Il sospetto è che da un lato possano esserci state irregolarità nella delibera di Giunta dell'8 marzo che ha fatto sì che pazienti Covid venissero ammessi nelle case di riposo e che la stessa amministrazione regionale non abbia dato comunicazioni corrette alle Rsa sui rischi epidemiologici.

le foto di medici e infermieri che lottano con il coronavirus 3LE FOTO DI MEDICI E INFERMIERI CHE LOTTANO CON IL CORONAVIRUS
Dall'altro, la possibilità che le stesse residenze per anziani non abbiano adottato le misure idonee per prevenire il contagio, come l'uso delle mascherine, e abbiano accolto i malati di Coronavirus senza separarli dagli ospiti. Oppure usando strutture diverse ma lo stesso personale.


L'ACCUSA DEI DIPENDENTI ALLA DIRIGENZA «CI HANNO LASCIATO SOLI CONTRO IL VIRUS»
Claudia Guasco per “il Messaggero

«Siamo stati lasciati completamente soli. Senza direttive che prevedessero protocolli aziendali diagnostico terapeutici, univoche indicazioni sul trattamento dell'epidemia e delle norme di isolamento. Senza la possibilità di fare tamponi, senza dispositivi di protezione individuali fino a marzo inoltrato». E' una lettera di denuncia, quella alla quale appongono le loro firme medici, infermieri e personale amministrativo del Pio Albergo Trivulzio. Qui sono morti 178 anziani, numero purtroppo sempre in aggiornamento, dottori e operatori sanitari si sono trovati a combattere a mani nude contro un virus che, ufficialmente, non è mai entrato alla Baggina.
PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO

NESSUN REPARTO COVID
«Abbiamo ricevuto direttive che impedivano l'invio in urgenza tramite 112 dei pazienti più gravi in pronto soccorso, sostenendo che le cure prestate presso il nostro istituto fossero migliori, oltre che maggiormente dignitose rispetto a quelle prestate in pronto soccorso», scrivono i medici. Inoltre, «nonostante numerose sollecitazioni alla direzione dell'istituto, non sono stati costituiti reparti Covid dove isolare i pazienti sospetti, tutelati esclusivamente da personale dedicato. A tutt'oggi il personale viene spostato da un reparto all'altro, senza verificare la negatività al tampone, esponendo quindi al contagio ulteriore personale sanitario e pazienti».

Eppure medici e operatori non si sono tirati indietro. «Abbiamo profuso tutta la nostra energia e professionalità senza alcun risparmio, spesso osservando turni di lavoro massacranti, ma continuando a fornire tutta l'assistenza necessaria ai pazienti attraverso le terapie di supporto disponibili e isolando ogni caso clinico sospetto nei limiti del possibile (in assenza dei tamponi), per offrire la miglior cura.

Abbiamo inoltre continuato a intrattenere le relazioni con le famiglie di tutti i pazienti, in particolare quelli critici e quelli isolati in osservazione, cercando di fornire loro la comunicazione più chiara e trasparente possibile, nonostante il clima aziendale interno non fosse dei più favorevoli». Il maggior rammarico, dicono i medici, «è legato al fatto che nonostante la nostra abnegazione e dedizione, pur in condizioni così difficili, non siamo riusciti ad arginare la diffusione del virus e a evitare le infauste conseguenze».

infermiere si prepara al turno nel reparto covid19 2INFERMIERE SI PREPARA AL TURNO NEL REPARTO COVID19
E si muovono anche i familiari degli anziani della Baggina, che hanno creato il Comitato giustizia e verità per le vittime del Trivulzio. Nella Rsa c'è «un agghiacciante quadro di malasanità», afferma Alessandro Azzoni, con una mamma di 76 anni malata di Alzheimer ricoverata da due anni nel reparto Fornari. «Qui si sta assistendo alla cronaca di una serie di morti annunciate».

La pandemia è arrivata da un mese e mezzo, dice, «e quindi non può più essere considerata un'emergenza: i dirigenti lo sanno quello che sta succedendo. A una signora ieri hanno detto che l'ospite di fianco a sua nonna ha i sintomi del Covid ma non la spostano, la lasciano lì e così la condannano a morte. Ho dovuto litigare per far fare una flebo a mia madre, era nel letto senza parlare, non sapevano da quanto non mangia, probabilmente da almeno una settimana, ha una saturazione che richiederebbe una maschera d'ossigeno ma non gliela mettono».

NESSUNO DECIDE
Di fatto, sostiene Azzoni, «il Trivulzio non ha più dirigenza, ci sono mille e più ospiti che riescono ad andare avanti solo e semplicemente grazie al lavoro del personale medico e infermieristico che sta dando tutto. Ma non vengono fatte scelte e nel reparto di mia madre dove ci sono venti persone, ne sono morte già sei la settimana scorsa».

Fonte: qui

domenica 5 aprile 2020

L'EPIDEMIA INSABBIATA AL PIO ALBERGO TRIVULZIO DI MILANO, CON OLTRE 1300 ANZIANI RICOVERATI: SI INDAGA SU SETTANTA MORTI

I SINDACATI: “GLI ANZIANI MORIVANO E A NOI, NONOSTANTE L'EVIDENZA DEI SINTOMI, DICEVANO CHE SI TRATTAVA SOLO DI BRONCHITI E POLMONITI STAGIONALI. QUANDO L'EPIDEMIA NON SI POTEVA PIÙ NASCONDERE, CI È ARRIVATO L'ORDINE DI NON TRASFERIRE PIÙ I PAZIENTI NEL PRONTO SOCCORSO DOVE DI SOLITO RICEVONO LE CURE NECESSARIE. IL CHE DI FATTO SIGNIFICA: LASCIATELI MORIRE NEI LORO LETTI…

Estratto dell’articolo di Gad Lerner per “la Repubblica”

PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO
La direzione del Pio Albergo Trivulzio, oltre milletrecento anziani ricoverati, il polo geriatrico più importante d' Italia, per tutto il mese di marzo ha occultato la diffusione del Covid-19 nei suoi reparti, intanto che il morbo contagiava numerosi pazienti e operatori sanitari. Il professor Luigi Bergamaschini, geriatra fra i più qualificati di Milano, ha subìto il 3 marzo un provvedimento di esonero perché colpevole di autorizzare l'uso delle mascherine chirurgiche al personale alle sue dipendenze. Il giorno stesso del suo allontanamento forzato è stato fatto esplicito divieto a medici e paramedici di indossarle.

PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO
Le ripetute diffide sindacali che parlano apertamente di "gestione sconsiderata dell' emergenza" hanno indotto la Procura di Milano ad aprire un' inchiesta "Modello 44" a carico di ignoti. Ma il delegato Cgil della Rsu, Pietro La Grassa, non esita a indicare il nome e il cognome del direttore generale del Pat, Giuseppe Calicchio, prescelto dalla Regione Lombardia, in carica dal primo gennaio 2019. "Il filosofo", lo chiama, perché in effetti quello è l' unico titolo universitario che Calicchio indica nel curriculum. Di lui è noto semmai il legame con l' assessore regionale alle Politiche sociali, Stefano Bolognini, cerchia ristretta di Salvini, al cui fianco Bolognini si trovava anche l' estate scorsa al Papeete di Milano Marittima.

Luigi BergamaschiniLUIGI BERGAMASCHINI
«Gli anziani morivano e a noi, nonostante l' evidenza dei sintomi, dicevano che si trattava solo di bronchiti e polmoniti stagionali», denuncia La Grassa. «Il risultato è che ora al Trivulzio abbiamo sette reparti isolati completamente e due vuoti perché non accettiamo più nuovi pazienti. Nella struttura di Merate novanta sono sotto osservazione. Al Principessa Jolanda di via Sassi due reparti sono in isolamento».

Non basta. «Quando l'epidemia non si poteva più nascondere, ci è arrivato l' ordine di non trasferire più i pazienti nel pronto soccorso dove di solito ricevono le cure necessarie», prosegue La Grassa, «il che di fatto significa: lasciateli morire nei loro letti. Niente tamponi, ci mandano allo sbaraglio».

Giuseppe CalicchioGIUSEPPE CALICCHIO
[…] Per salvaguardare l' apparenza di struttura immune dal coronavirus, è stata sacrificata l' incolumità di milletrecento persone. A marzo sono stati settanta i morti solo nel grande edificio di via Trivulzio. Decisamente sopra la media. Senza contare le altre due sedi. Nei bollettini ufficiali si sosteneva che solo in nove decessi fosse riscontrabile il Covid-19 come concausa. Una cifra palesemente inferiore al vero. Intanto un fisioterapista è finito intubato in rianimazione, un medico risulta positivo con polmonite e altri due operatori sono infettati. Ma, in assenza di tamponi, è impossibile stabilire quanti siano davvero i portatori di coronavirus. […] Fonte: qui


PER LA COMMISSIONE D’INCHIESTA SULLE MORTI AL PIO ALBERGO TRIVULZIO IL COMUNE DI MILANO HA CHIAMATO L’EX MAGISTRATO GHERARDO COLOMBO COME COMPONENTE DI FIDUCIA 
LA FIGLIA DI UNA DONNA DI 83 ANNI: “I MEDICI LE AVEVANO CONSIGLIATO UNA DEGENZA LÌ DOPO UNO SCOMPENSO. STAVA BENE E SI ERA RIPRESA. IL 12 MARZO CI DICONO CHE DEVONO DIMETTERLA, NEL FRATTEMPO AVEVA INZIATO AD AVERE DOLORE E…”
Alessandro Da Rold per “la Verità”

pio albergo trivulzioPIO ALBERGO TRIVULZIO
C' è un' inchiesta della procura sulle carenze organizzative del Pio Albergo Trivulzio, storica casa di cura per gli anziani di Milano. Da giorni sul tavolo dei magistrati milanesi piovono denunce dei familiari delle vittime di Covid-19. Sono le storie di madri, padri, nonne e nonni che erano lì ricoverati o che sono stati dimessi in fretta e furia dopo l' ordinanza del 8 marzo, quando Regione Lombardia decise di chiedere alle Rsa di fare spazio anche ai malati di Covid-19. Il Trivulzio si è difeso: «Ad aprile 27 decessi per il coronavirus, a marzo nessuna "strage nascosta", il Pat si è sempre attenuto rigorosamente alle disposizioni delle autorità sanitarie». Ieri sulle pagine della Verità, il direttore Pierluigi Rossi ha detto «di non avere niente da nascondere. Spiegheremo con trasparenza l' attività svolta».

GHERARDO COLOMBO E ANTONIO DI PIETRO NEL 1992GHERARDO COLOMBO E ANTONIO DI PIETRO NEL 1992
Proprio ieri Regione Lombardia ha istituito una commissione d' urgenza su quanto accaduto. Vi parteciperà anche il Comune di Milano (che nomina il presidente del Pat), che ha indicato l' ex magistrato Gherardo Colombo (ora presidente del Comitato per la legalità di Palazzo Marino), come proprio componente di fiducia. A lato del dibattito politico resta però soprattutto il dolore delle persone che hanno perso i propri cari in queste settimane, come Manuela, la cui mamma di 83 anni è morta il 26 marzo.
Sua madre D.G. era ricoverata al Trivulzio dal 26 febbraio. «In precedenza era in un altro ospedale. I medici le avevano consigliato una degenza al Pio Albergo Trivulzio dopo uno scompenso cardiaco. Stava bene. Si era ripresa. Il fisiatra del San Paolo ci aveva consigliato di spostarla lì per almeno 3 mesi».
GHERARDO COLOMBOGHERARDO COLOMBO

Sono i giorni in cui la Lombardia è già nel vortice dell' emergenza. Il 21 c' è stato il caso del paziente 1 di Codogno. «Ai primi di marzo ci avevano già detto che le visite erano vietate», continua Manuela. «Il 12 però ci chiamano e ci dicono che devono dimetterla. Non ci dicono i motivi, solo che serve spazio. Di fronte alle mie proteste rispondono in modo brusco: non c' è niente da fare. Nel frattempo mia mamma aveva iniziato a stare poco bene, tra dolore agli occhi e un po' di affaticamento. Mi viene detto da medici e infermieri di non preoccuparsi».

PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO
Cosa succede in quei giorni? Dopo l' ordinanza della Lombardia il Trivulzio si attrezza per ospitare malati Covid-19. A quanto apprende La Verità la decisione è di dimettere i pazienti che non arrivano da zone o strutture a rischio. D.G è probabilmente una di quelle.
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Eppure il Trivulzio non ha ancora una struttura adeguata per affrontare la situazione. «È arrivata a casa il 18 e già non stava benissimo. Il personale dell' autoambulanza che l' ha portata era senza mascherine e guanti. Le ho chiesto se i medici e gli infermieri portavano le mascherine al Trivulzio, mi ha risposto che hanno iniziato solo il 16 marzo». Manuela prosegue: «Ero convinta come mi avevano detto che si trattasse solo di un po' di stress dopo questi mesi difficili». Poi però il 21 mattina la situazione precipita. «Mia madre è caduta, non riusciva a respirare. Le ho provato con il saturimetro l' ossigenazione del sangue, era troppo bassa. Ho chiamato l' ambulanza. Stavolta sono arrivati con le tute di protezione. L' hanno portata all' Humanitas».

GHERARDO COLOMBO ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGOGHERARDO COLOMBO ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGO
Nel pomeriggio la Tac conferma una polmonite da Covid-19, poi il tampone confermerà il quadro clinico. «In quei giorni iniziano a stare male anche mio figlio e mio marito. Segnaliamo la situazione al numero verde. Veniamo messi in quarantena. Quindi chiamo il Trivulzio, per spiegare quello che è successo. La risposta di uno degli infermieri è questa: "Qui al Trivulzio la situazione è disperata"».

Francesco Greco - Francesco Saverio Borrelli - Gherardo Colombo e Ilda BoccassiniFRANCESCO GRECO - FRANCESCO SAVERIO BORRELLI - GHERARDO COLOMBO E ILDA BOCCASSINI
Nel frattempo all' Humanitas la situazione peggiora e il 26 arriva la conferma del decesso. «Quella sera ho chiamato il medico che l' aveva in cura al Trivulzio. All' inizio ha iniziato ad attaccarmi, dicendomi che mia madre poteva aver contratto il Covid-19 dopo essere stata dimessa dal Trivulzio. Poi quando gli ho spiegato che non era possibile si è scusato e mi ha raccontato di essersi autosospeso, che erano stati obbligati a non portare le mascherine. Ha riconosciuto di aver messo a rischio la salute dei pazienti».


Fonte: qui


LE CASE DI RIPOSO COME FRULLATORI: SANITARI E PAZIENTI MISCHIATI E IL VIRUS È ESPLOSO” 
DAL 10 MARZO A IERI, L'ONDATA DEL COVID-19 SU MILANO HA LASCIATO OLTRE 600 MORTI NELLE RESIDENZE PER ANZIANI. IL VIRUS S'INSINUA PERCHÉ SI DIFFONDE UNA GENERALE AVVERSIONE ALL' USO DELLE PROTEZIONI. 
ISTITUITA UNA COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE CASE DI RIPOSO: IL COMUNE DI MILANO HA NOMINATO L' EX MAGISTRATO GHERARDO COLOMBO...


Elisabetta Andreis e Gianni Santucci per il “Corriere della Sera”

case di riposoCASE DI RIPOSO
«L' epidemia può essere un cecchino, che uccide a intervalli costanti; uno, due morti al giorno per settimane - racconta un medico, cercando di darsi una spiegazione che non trova -. Oppure può entrare in una casa per anziani come un terrorista, e falcidiare quasi a raffica. Qui le abbiamo viste entrambe».

Quartiere Corvetto, via dei Cinquecento e via dei Panigarola, 200 metri di distanza, pochi passi che separano gli ingressi di due antiche residenze per anziani del Comune di Milano, strutture «gemelle»: la prima ad andare in sofferenza col contagio è stata la «Virgilio Ferrari», la «"Casa per coniugi" invece sembrava al riparo, meno colpita, chissà perché; poi però la strage è iniziata, è stata veloce e devastante», 53 decessi su meno di 200 anziani ospiti, più di uno su quattro, più dei 49 della residenza vicina.

pio albergo trivulzioPIO ALBERGO TRIVULZIO
I morti al Corvetto sono solo una parte della catastrofe che le cronache milanesi del Corriere raccontano da giorni: dal 10 marzo a ieri, l' ondata del Covid-19 su Milano ha lasciato oltre 600 morti nelle residenze per anziani.

Testimonianza del signor Salvatore Nigretti, figlio di una donna ricoverata al Pio Albergo Trivulzio, la storica «baggina» dei milanesi: «Mia madre era ricoverata. Appena prima che chiudessero le visite, nella prima settimana di marzo, siamo andati a trovarla. Avevamo mascherine e guanti. Il caporeparto ci ha detto bruscamente di "togliere tutto per non allarmare i parenti, altrimenti non entrate". Siamo entrati senza protezioni».

Inizia tutto da lì, i primi 10 giorni di marzo: quello è il momento in cui il virus dilaga a Milano. In ritardo rispetto a Bergamo e Brescia, dunque con una maggiore possibilità di contenimento. Il Covid-19 s' insinua nelle Rsa perché si diffonde una generale e comune avversione all' uso delle protezioni (ne esistono testimonianze al Trivulzio, al «Don Gnocchi» - altro pezzo di storia dell' assistenza agli anziani -, alla «San Giuseppe» di via delle Ande, collegata al «San Raffaele», e in decine di residenze più piccole).
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Le dirigenze smentiscono; i lavoratori denunciano (sono quasi una decina i fascicoli aperti in Procura), e servirebbe forse uno studio di psicologia della rimozione per spiegare perché i responsabili di strutture da «sigillare», per proteggere gli anziani, ingaggiano invece una sorta di «guerra» contro dipendenti e parenti che invocano responsabilità.

Succede al Trivulzio (oltre 110 decessi da inizio marzo), al «Don Gnocchi» (oltre 140 anziani morti), a Mediglia (64 morti), alla «Rsa San Giuseppe» (almeno 25 decessi), nella Rsa e nei laboratori di riabilitazione dell'«Auxologico», altra eccellenza della sanità privata lombarda. Un filo comune di incoscienza e sottovalutazione.

Nessuno alza dunque i primi argini, anche perché mascherine e camici mancano negli ospedali, «figuriamoci cosa potevano dare a noi», riflette un infermiere. Coglie un punto decisivo: le Rsa se le sono dimenticate tutti. Sono rientrate a fatica nel dibattito pubblico quando si sono trasformate in universi concentrazionari, focolai di contagio, infine cimiteri.

A inizio marzo la Regione decide che le Rsa possono ospitare pazienti dagli ospedali, dove serve liberare posti: non è un obbligo, ma la compiacenza di molte dirigenze scatena la corsa ad accogliere.

coronavirus case di riposoCORONAVIRUS CASE DI RIPOSO
«Al Trivulzio sono arrivati 20 pazienti da Sesto - racconta un medico -, per accettarli si sono fatti spostamenti, sono stati chiamati medici e infermieri, poi tornati ognuno nel proprio reparto. Questo è avvenuto in moltissime Rsa.

Mescolare così tanti sanitari e pazienti provenienti da strutture e reparti diversi, ad epidemia già scoppiata, è come mettere il virus in un frullatore, poi aprire il coperchio e farlo schizzare ovunque».

Francesco Maisto, garante dei «diritti delle persone fragili», riflette: «Da un primo esame si rilevano maggiori criticità nelle strutture di grandi dimensioni, mentre sembra che le strutture piccole, pur non ottemperando completamente alle ordinanze, si sono procurate i dispositivi di protezione per i pazienti ed il personale».

Ieri la Regione ha incaricato l' Ats di Milano di istituire una commissione di inchiesta sulle Rsa, il Comune ha nominato l' ex magistrato Gherardo Colombo.

coronavirus case di riposoCORONAVIRUS CASE DI RIPOSO
A metà marzo, dopo giorni di mascherine assenti o scoraggiate, iniziano le febbri. Degli anziani e del personale. Al «Golgi-Redaelli», altro pezzo di storia dell' assistenza a Milano, da metà marzo si contano oltre 120 pazienti «positivi», 25 decessi confermati Covid-19 su circa 60, una dozzina di medici e infermieri ammalati: ma anche due morti proprio tra il personale, due donne, 45 e 55 anni, una operatrice di una cooperativa. Su questo punto la Cisl attacca fin dall' inizio una battaglia durissima: «Abbiamo sempre chiesto mascherine e protezioni - spiega Rossella Del Curatolo - pretendiamo i tamponi.
Proteggere i lavoratori vuol dire proteggere i pazienti».

GHERARDO COLOMBOGHERARDO COLOMBO
Alcuni infermieri dormono «in struttura per paura di tornare a casa». Per settimane non succede nulla: il personale che si ammala costringe quello che resta a moltiplicare le ore di lavoro, e il rischio di portare il virus in giro (testimonianza dalla Fondazione «Martinelli» di Cinisello: «Hanno cominciato a isolare un' ala del reparto e istituito turni di 12 ore al giorno, anche di notte»). A Cormano, dopo 20 decessi, le diffide dei sindacati portano sanificazione, tamponi, protezioni.

Non esistevano protocolli, nessuno in Regione aveva considerato e ripassato il «piano pandemico» che prevedeva un' allerta immediata e un cordone di protezione per le case di riposo. Ultima voce dal Corvetto: «Qui prima quando un parente scriveva in Comune per uno scarafaggio arrivava l' Ats dopo due ore.
Quando chiamavamo perché ci morivano uno-due anziani a notte, per settimane, non ci hanno neppure risposto».
Fonte: qui

IERI MORTI ALTRI 12 ANZIANI NELLA CASA DI RIPOSO (110 TOTALI), DOVE IN PIENA EMERGENZA CORONAVIRUS NON FACEVANO INDOSSARE GUANTI E MASCHERINE AGLI OPERATORI SANITARI PER NON FAR SPAVENTARE GLI OSPITI 

 CISL, AL TRIVULZIO IERI MORTI ALTRI 12 ANZIANI
pio albergo trivulzioPIO ALBERGO TRIVULZIO
 (ANSA) - Soltanto ieri al Pio Albergo Trivulzio di Milano sono morti "altri 12 anziani". E' quanto ha spiegato all'ANSA Rossella Delcuratolo, sindacalista della Cisl che segue operatori e infermieri che lavorano nella struttura. Da marzo in poi, dunque, alla 'Baggina' di Milano, al centro di polemiche e indagini in questi giorni per la gestione dell'emergenza Coronavirus, sarebbero morti in totale, come ha chiarito la sindacalista, "circa 110 persone", settanta a marzo e una quarantina in questi giorni di aprile.

 CORONAVIRUS: CISL,DA PAT MASCHERINE DOPO UN MESE DA EPIDEMIA
 (ANSA) - Gli operatori del Pio Albergo Trivulzio di Milano avrebbero ricevuto dalla struttura le mascherine per proteggere loro stessi e gli anziani ospiti oltre un mese dopo lo scoppio dell'epidemia in Lombardia, il 23 marzo scorso. E' quanto ha spiegato all'ANSA Rossella Delcuratolo, sindacalista della Cisl che segue i lavoratori della 'Baggina', confermando quanto viene riportato anche in una lettera di diffida di fine marzo inviata da Cisl e Cgil ai vertici della casa di riposo, tra cui il dg Giuseppe Calicchio.

PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO
Prima di quel giorno, racconta Delcuratolo, infermieri e operatori del Pat "hanno provato ad usare le mascherine, ma anche se se le portavano da casa veniva loro impedito di indossarle, perché dicevano che spaventavano i pazienti". Alcuni operatori, come loro stessi hanno raccontato, sarebbero anche stati "minacciati", "soprattutto - ha chiarito la sindacalista - quelli che lavorano a tempo determinato, che avevano paura di perdere il posto". Tra gli operatori, ha aggiunto, "una ventina sono già risultati positivi" al Coronavirus, ma altre decine sono a casa "con sintomi, in attesa ancora dei tamponi".

 TRIVULZIO: CARI SALA E FONTANA, CHIEDETE AL PROCURATORE GRECO
Tiziana Maiolo per “Il Riformista

PIO ALBERGO TRIVULZIOPIO ALBERGO TRIVULZIO
Il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Beppe Sala farebbero bene, uno di questi giorni, ma al piu presto, ad andare al Palazzo di giustizia a trovare il Procuratore della repubblica e fare con lui due chiacchiere. Intanto perché Francesco Greco e molto simpatico. Poi perché e accorto e sensato, tanto da aver suggerito nei giorni scorsi ai suoi sostituti di evitare di contribuire all'affollamento delle carceri italiane, che sono già tra le più stipate del mondo, con nuovi arresti. Limitate la custodia cautelare, ha scritto ai suoi pm, ai “reati con modalità violente” o di “eccezionale gravita e/o codice rosso”.

Un provvedimento di cui dovrebbero essergli grati tutti i cittadini, perche sarebbe un’ecatombe di proporzioni eccezionali se il coronavirus, che si e già affacciato in qualche istituto ma ancora con numeri contenuti, facesse esplodere il contagio anche nelle carceri. E visto che su un reale svuotamento, come e stato già fatto in diverse parti del mondo, non si può contare fino a che avremo un ministro guardasigilli sordo come Bonafede, e opportuno evitare il più possibile gli ingressi di chi, da fuori, potrebbe portare inconsapevolmente il virus all’interno.
tangenti pio ospizio trivulzio arrestato mario chiesaTANGENTI PIO OSPIZIO TRIVULZIO ARRESTATO MARIO CHIESA

Ma, finiti i convenevoli e i complimenti per la sensibilità mostrata dal Procuratore nei confronti dei reclusi, c’e un altro motivo per cui il presidente della Regione e il sindaco di Milano farebbero bene a sentire l’aria che tira in tribunale. Come ampiamente previsto, e come noi stessi avevamo denunciato già da parecchi giorni, il virus da sanitario si sta già trasformando in giudiziario. Al tribunale di Bergamo fioccano le denunce ed e stata aperta un’inchiesta che va a coprire addirittura i fatti che riguardano tutta l’epidemia fin dal primo contagiato di cui si sia avuta notizia. C’e stato un dettagliato esposto di un giornalista e ci sono denunce.

beppe sala video di natale.BEPPE SALA VIDEO DI NATALE.
Si prospettano indagini per omissioni, ma si comincia a parlare anche di diffusione colposa del contagio. Sotto la lente d’ingrandimento l’incapacità (o l’impossibilita), nelle situazioni territoriali, di diagnosticare con sicurezza la differenza tra polmoniti e contagi da coronavirus. E qui entrano nell’occhio del tifone anche i medici. E si teme una catena di S. Antonio, che parte dai parenti delle persone decedute per arrivare ai sanitari e infine alle Asl, alle strutture ospedaliere e su su fino ai vertici regionali.

GALLERA E ATTILIO FONTANAGALLERA E ATTILIO FONTANA
Ma le denunce ci sono anche a Milano, gia una decina, e sono nelle mani del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che fino a ora non pare aver assunto alcuna iniziativa. Ma siamo all’impazzimento generale, che trasforma il dolore in rabbia e una parte dell’informazione che soffia sul fuoco e si butta su uno scandalismo che non vedevamo a Milano dai tempi di Mani Pulite. Non e un caso che sia La Repubblica (tallonata dallo scodinzolante Fatto Quotidiano) a buttarsi come un lupo affamato proprio sul Pio Albergo Trivulzio, il più grande Istituto geriatrico assistenziale italiano, ingaggiando una gara di numeri di morti e di bare, tanto da guadagnarsi una diffida tanto dalla Presidenza quanto dalla Direzione generale dell’Ente.

GHERARDO COLOMBO ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGOGHERARDO COLOMBO ANTONIO DI PIETRO PIERCAMILLO DAVIGO
Non e secondario il fatto che la diffida porti le due firme, quella del presidente dottor Ferrara e quella del Dg dottor Calicchia. Perché uno e stato nominato da Giuliano Pisapia e l’altro da un accordo Regione-Comune di Milano. E perché la maggioranza del Consiglio di indirizzo dell’Ente (quattro a tre) e nominata dal Comune di Milano, cioè dalla sinistra. Se problemi politici dovessero esserci in futuro quindi, si deve sapere che riguardano una gestione congiunta tra la giunta comunale di centrosinistra e quella regionale di centrodestra.

Nelle Case di riposo lombarde (e anche di altre Regioni) sono morte moltissime persone, nello scorso mese di marzo. Il che in tempi normali non sarebbe neanche una notizia, dal momento che nelle Rsa ormai sono ospitati solo malati gravi di alzheimer e demenza senile o persone molto anziane. Ci sono piu novantenni che settantenni. Sono numeri che possono fare impressione, se si sente dire per esempio che al Pato al Golgi Redaelli, che sono le due grandi strutture assistenziali milanesi, nel marzo dell’anno scorso e mancata una settantina di persone. Ma e la triste normalità.
GHERARDO COLOMBOGHERARDO COLOMBO

Ma nel marzo di quest’anno ne sono morti di più, al Trivulzio come in tutte le settecento case di riposo lombarde: bronchiti e polmoniti, o coronavirus? Non si conoscono con precisione le diagnosi, pur in presenza nei due istituti di personale medico e paramedico specializzato e molto preparato. E non si conoscono neppure bene i numeri. Anche perché, in seguito a una delibera regionale dell’8 marzo alcune Rsa (in genere le più piccole, private) hanno accolto pazienti in via di guarigione dimessi dall’ospedale o persone in quarantena. Pazienti che difficilmente possono aver contagiato gli anziani, visto che erano stati alloggiati in settori separati, ma di cui non si conoscono bene l’entità e i numeri.

Ora ci sono ispezioni del Ministero e indagini amministrative della Regione. Nella Commissione di indagine sul Pat il sindaco Sala, che non e ancora riuscito a farsi perdonare, pur essendosi in seguito scusato, gli aperitivi sui Navigli e la campagna “Milano non si ferma” mentre gia era grave il contagio, chissà perché ha inserito l’ex magistrato Gherardo Colombo. E’ evidente che sarebbe stato preferibile metterci un bravo medico, anche per non creare imbarazzi con la Procura della repubblica.

tiziana maioloTIZIANA MAIOLO
Ma l’ex Pm di mani Pulite e oggi una persona diversa dal 1992 e sapra partecipare all’inchiesta con equilibrio. Ma la sua presenza vale sempre qualche curiosità e qualche titolo di giornale in più. Con rammarico del Fatto Quotidiano: “nuovi delitti, ancora da provare, per antichi castighi, che a Gherardo Colombo oggi non piacciono piu”, scrive Gianni Barbacetto.

Per tutto questo il sindaco di Milano e il governatore della Lombardia farebbero bene ad andare a trovare il procuratore Francesco Greco. Perche un conto sono le indagini amministrative, che separeranno il grano dal loglio, al Trivulzio come nelle altre Rsa, e diranno se ci sono state confusioni nelle diagnosi, se i parenti dei degenti, che giustamente erano stati tenuti lontani per timore dei contagi, non siano stati tenuti informati. E anche se qualcuno non abbia avuto le cure necessarie e se il personale non sia stato tutelato.

Ma quando i dubbi o gli errori o le responsabilià arrivano in tribunale, allora prendono subito una coloritura diversa. E vanno trattati con cura. E con delicatezza. Un giornale da tempo piuùscandalistico che rigoroso come La Repubblica puo anche titolare senza vergogna “Poveri morti nascosti”, come se qualcuno avesse avviato un traffico di salme, o anche “Mani pulite sul Trivulzio”, istigando ad aprire un’inchiesta giudiziaria di carattere politico.
FRANCESCO GRECOFRANCESCO GRECO

Un giornale lo puo fare, per quanto sia discutibile. Ma un magistrato deve parlare un linguaggio diverso. E siamo sicuri che il procuratore Francesco Greco non seguirà la scia dello scandalismo. Ma intanto, cosi per sentire l’aria che tira, Sala e Fontana, andate al quarto piano del Palazzo di giustizia a trovare il procuratore capo.

Fonte: qui