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sabato 21 marzo 2020

MENTRE GIORGIO GORI DORMIVA, ECCO COME BERGAMO E' DIVENTATA L'EPICENTRO DEL CONTAGIO

IL 23 FEBBRAIO ALL’OSPEDALE DI ALZANO LOMBARDO, DUE GIORNI DOPO LO SCOPPIO DEL PRIMO FOCOLAIO DI CODOGNO, VENGONO ACCERTATI DUE CASI POSITIVI DI CORONAVIRUS ALL’OSPEDALE “PESENTI FENAROLI”. LA STRUTTURA VIENE ISUBITO “CHIUSA”, PER POI RIAPRIRE ALCUNE ORE DOPO. 

NEI GIORNI SUCCESSIVI SI APPRENDE CHE DIVERSI MEDICI E INFERMIERI RISULTAVANO CONTAGIATI E QUALCUNO CONTINUAVA A LAVORARE SU ORDINI PROVENIENTI DALL'ALTO ...



Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, nel pomeriggio di mercoledì 26 febbraio 2020, ha invece pubblicato un video sulla propria pagina Facebook per parlare dei provvedimenti presi da Governo e Regione per contenere la diffusione del Coronavirus. "I bar e i pub non sono più soggetti a restrizioni - ha confermato - purché sia fatto solo ed esclusivamente servizio ai tavoli. Quindi niente servizio al bancone per evitare assembramenti di gente, ma solo servizio ai tavoli. Anche dopo le 18. Sono sicuro che questo primo provvedimento aiuterà gli operatori di questo settore".

Francesca Nava per tpi.it

Inutile girarci intorno: Bergamo, la città dove sono nata e cresciuta, è oggi l’epicentro italiano di questa nuova pandemia, con oltre oltre 4.000 casi positivi da Coronavirus, centinaia di nuovi contagi al giorno e quasi 400 morti dallo scoppio dell’epidemia. Nelle strade, ormai deserte, si sente solo il suono delle sirene delle ambulanze, una dietro l’altra, come se fosse scoppiata una guerra.
focolaio bergamoFOCOLAIO BERGAMO

I bergamaschi non hanno più nemmeno una bara su cui piangere i propri cari, le pompe funebri sono in tilt, i feretri sono stipati nella chiesa del cimitero o dentro alle tendopoli montate fuori dagli ospedali, in attesa di essere cremati o sepolti in fretta e lontano dagli affetti. Almeno cento i medici di famiglia contagiati, centinaia gli operatori sanitari in quarantena e con la febbre. Negli ospedali i pazienti vengono ammassati dove capita, nell’atrio del pronto soccorso, in sala parto, nei corridoi.

CRISTINA PARODI E GIORGIO GORICRISTINA PARODI E GIORGIO GORI
Il 4 marzo Bergamo ha superato Lodi, con 817 contagi contro i 780 della zona rossa intorno a Codogno. E c’è solo una domanda che mi gira in testa: perché Bergamo è diventata il lazzaretto d’Italia? Che cosa non ha funzionato? Osservando la mappa del contagio a livello provinciale ci si accorge che il focolaio lombardo (il secondo dopo quello di Codogno) è divampato da una zona ben precisa in Val Seriana, da un piccolo comune che dista meno di sei chilometri da Città Alta. Si chiama Alzano Lombardo e insieme a Nembro detiene il triste record della più alta incidenza di contagi da coronavirus di tutta Europa. Ma andiamo per ordine.

Domenica 23 febbraio 2020, nel pomeriggio, due giorni dopo lo scoppio del primo focolaio di Codogno, vengono accertati due casi positivi di Covid19 all’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano Lombardo, almeno uno di loro passa dal pronto soccorso, un luogo angusto e affollato. L’ospedale viene immediatamente “chiuso”, per poi riaprire – inspiegabilmente – alcune ore dopo, senza che ci sia stato “nessun intervento di sanificazione e senza la costituzione nel pronto soccorso di triage differenziati né di percorsi alternativi”, come denunciano due operatori sanitari che chiedono l’anonimato.
l esercito porta le bare fuori da bergamoL ESERCITO PORTA LE BARE FUORI DA BERGAMO

“Nei giorni successivi – si legge nella loro lettera pubblicata da Avvenire – si apprende che diversi operatori, sia medici che infermieri, risultano positivi ai tamponi per Covid19, molti di loro sono sintomatici”. Ma le disposizioni cambiano velocemente e pochi giorni dopo “tutti i contatti stretti delle persone accertate positive non vengono più sottoposti a tampone se asintomatici”. Come pensare quindi di delimitare il contagio, isolando i possibili vettori? Si chiedono i due operatori sanitari dipendenti della struttura ospedaliera. La domanda ce la poniamo anche noi.

l esercito porta le bare fuori da bergamoL ESERCITO PORTA LE BARE FUORI DA BERGAMO
Soprattutto perché la maggior parte delle persone transitate nell’ospedale e nel pronto soccorso quella domenica di fine febbraio, una volta uscite – senza essere né diagnosticate, né isolate e ignare dei casi positivi riscontrati – sono tornate a casa dalle proprie famiglie, il giorno dopo sono andate in ufficio, in fabbrica, a fare la spesa, in palestra, al parco, al bar a fare l’aperitivo, si sono mosse liberamente per il comune, per la provincia e la regione, altre sono anche andate a sciare, magari a Valbondione (località sciistica in provincia di Bergamo) dove, guarda caso, si sono registrate impennate di contagi da coronavirus nei giorni successivi. Le scuole sono già chiuse da alcuni giorni in tutta la Lombardia, ma la gente continua a lavorare e soprattutto a uscire.
l esercito porta le bare fuori da bergamoL ESERCITO PORTA LE BARE FUORI DA BERGAMO

Intanto nell’ospedale di Alzano Lombardo si ammalano un po’ tutti: dal primario, ai medici, dagli infermieri ai portantini. Ci sono addirittura pazienti che entrano con una frattura ed escono morti positivi a Covid19. E con l’aumento dei casi, aumenta anche la voglia di denunciare. Un’altra infermiera si sfoga con il quotidiano locale Valseriana News: “noi stasera siamo di guardia al pronto soccorso con un medico positivo al tampone – racconta la donna con voce concitata al telefono – e nessuno lo allontana, gli hanno dato ordine di rimanere qui fino a domani mattina, indossando la mascherina. Rischio il posto di lavoro a dire queste cose, ma sono stanca di essere presa per i fondelli, ci sono mille raccomandazioni e poi mi metti di guardia un medico che sai che è positivo!”.

Insomma, in barba al buon senso e a qualunque criterio logico di protezione, dall’ospedale di Alzano il contagio si allarga a macchia d’olio a tutta la provincia. “Anche noi siamo rimasti attoniti da quello che è successo quella domenica pomeriggio all’ospedale – mi dice il sindaco di Alzano Lombardo, Camillo Bertocchi – consideri che la mattina stavamo decidendo se festeggiare o no il carnevale e il pomeriggio ci sono stati i primi due casi”.

bare a bergamoBARE A BERGAMO
Ma la gravità della situazione emerge chiaramente una settimana dopo, quando si inizia a vedere un aumento esponenziale dei contagi, soprattutto nel vicino comune di Nembro e sono in molti nella valle a chiedere una zona rossa come quella di Codogno. “Abbiamo capito da subito che la situazione era seria – continua il sindaco Bertocchi – e infatti insieme ad altri sindaci abbiamo emesso immediatamente delle ordinanze urgenti per stringere le maglie di quella ministeriale. Non so se si ricorda ma nella stessa città di Bergamo si invitava la gente a tornare nelle strade a sostenere le attività, a prendere i mezzi pubblici, mentre noi consapevoli della criticità avevamo preteso fermezza. È stato un momento non semplice, perché i nostri operatori e commercianti si chiedevano perché la gente a Bergamo potesse fare ciò che voleva, mentre il sindaco di Alzano li costringeva a chiudere a una determinata ora. Per il semplice motivo che noi avevamo inteso la gravità e il principio era: regole rigide subito per uscirne il prima possibile”.
Alzano Lombardo e NembroALZANO LOMBARDO E NEMBRO

E invece oggi Alzano Lombardo conta oltre 50 morti in tre settimane, sette volte la media. “Più che le fabbriche bisognava fermare tutto quello che succedeva intorno alle fabbriche, penso ai locali, ai ristoranti, la vita è continuata in maniera normale, supermercati pieni, assembramenti in piazza, questo tra il 23 febbraio e l’8 marzo. In Val Seriana la gente continuava a viver come prima.



esercito porta via le bare da bergamoESERCITO PORTA VIA LE BARE DA BERGAMO









Quando è uscito il decreto ministeriale del primo marzo, nel quale si diceva che le società sportive potevano continuare a restare aperte – stigmatizza Bertocchi – noi lo abbiamo visto come una cosa folle, tant’è che abbiamo chiamato le società sportive e gli abbiamo detto: il decreto vi da la possibilità di restare aperte, ma noi vi invitiamo ad astenervi dal farlo.

Alzano LombardoALZANO LOMBARDO
Qua giocano migliaia di ragazzi, abbiamo squadre di pallavolo, calcio, pallacanestro. La norma aveva introdotto una sorta di lassismo dicendo, va bene potete continuare a fare sport, e noi a ripetere: ma allora non avete capito la situazione! È grave, dal governo non ci date la possibilità di fare delle ordinanze e allora chiediamo un atto di responsabilità ai nostri cittadini”.

esercito porta via le bare da bergamoESERCITO PORTA VIA LE BARE DA BERGAMO
I giorni antecedenti all’8 marzo – data di chiusura della Lombardia – sono stati tesissimi. “Abbiamo cercato risposte – mi spiega il sindaco di Alzano – e non le abbiamo avute: né dal governo, né dalla prefettura, non abbiamo capito perché si siano aspettati tutti quei giorni. In quei 4 giorni la gente era più interessata a capire se c’era o no la zona rossa e non era interessata a contenere i contagi. Non c’era la percezione del pericolo e questa incertezza non ha giovato alla nostra missione che era quella di contenere l’epidemia. Arriverà il momento in cui capiremo che cosa è successo”.
Alzano LombardoALZANO LOMBARDO

E per capire davvero che cosa sia successo tra il 23 febbraio e l’8 marzo, per capire per quale motivo non si sia sigillata subito (come approvato anche dall’Istituto Superiore di Sanità) una zona infetta di soli 25 mila abitanti – evitando magari di chiuderne una da 11 milioni prima e da 60 milioni dopo – dovremmo considerare anche l’altro aspetto centrale di tutta questa storia, quello economico. Creare subito una zona rossa tra Alzano Lombardo e Nembro avrebbe significato bloccare quasi quattromila lavoratori, 376 aziende, con un fatturato da 700 milioni l’anno.
coronavirus, a bergamo l'arrivo dei carri funebri al cimitero e' non stopCORONAVIRUS, A BERGAMO L'ARRIVO DEI CARRI FUNEBRI AL CIMITERO E' NON STOP

“Un danno incalcolabile per il nostro territorio, un enorme dramma per il nostro tessuto economico”, diceva il sindaco Bertocchi due settimane fa quando, invocando la zona rossa, chiedeva comunque ambiguamente di mantenere la circolazione delle merci. Il termometro della preoccupazione è rimasto altissimo per giorni in questa valle produttiva. Colossi come la Persico Group (nota per gli scafi di Luna Rossa per l’America’s Cup) o la Polini Motori si sono trincerate dietro un no comment.

Eppure sono molti gli imprenditori che hanno palesato il timore che un isolamento forzato del loro territorio li avrebbe danneggiati irrimediabilmente. L’unica cosa che ci è data sapere oggi sono i numeri incontrovertibili di questa battaglia, messi lì a dimostrarci tutti i nostri errori. Quali siano lo capiremo, forse, a epidemia passata. Intanto la direzione sanitaria dell’ospedale di Alzano Lombardo mi ha comunicato di “non ritenere opportuno in questo momento rispondere” alle mie domande. Hanno altre emergenze da gestire e da una settimana lo fanno anche con l’ausilio dell’esercito.

Fonte: qui

martedì 17 marzo 2020

IL SINDACO DI BRESCIA EMILIO DEL BONO: “SE FOSSIMO PARTITI TUTTI PRIMA IL CONTAGIO SAREBBE STATO PIÙ DILIUITO. NON SAPPIAMO PIÙ DOVE METTERE LE BARE E NON CI SONO PIÙ MEDICI”

“AVEVAMO CHIESTO DI CHIUDERE TUTTO IL 7 MARZO, MA IL PESO DEL MONDO INDUSTRIALE SI È SENTITO”
“FARE POLEMICA È PUERILE. SIAMO STATI TUTTI FRAGILI E ABBIAMO PERSO SETTIMANE PREZIOSE”

Wanda Marra per "il Fatto quotidiano”

EMILIO DEL BONO 1EMILIO DEL BONO 
"I dati non sono buoni, neanche questa volta". Il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono (Pd) risponde al telefono mentre nella sua città e nella sua provincia, i nuovi contagiati sono più di quelli di Bergamo (2918, con un aumento di 445 in un solo giorno, contro 3760, ovvero 344 più di domenica). Il bollettino quotidiano fa registrare 40 morti in più in un unico giorno (di cui quattro in città). In tutto sono 267.

Brescia coronavirusBRESCIA CORONAVIRUS
"Non si attenua il numero dell' espansione del contagio, né quello dei ricoverati e delle terapie intensive. Dovremmo avere il picco questa settimana", dice, con il tono calmo di chi si sforza di controllare la tensione. "Non sappiamo più dove mettere le bare: le portiamo nella chiesa di San Michele, al centro del cimitero".

coronavirus spedali civili brescia 1CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA 
Sindaco, perché Brescia è in questa situazione? Bisognava fare prima la zona rossa?
Se fossimo partiti tutti prima, il contagio quanto meno sarebbe stato più diluito. Qui è arrivato da Lodi, da Cremona. Come a Bergamo. Si tratta di una zona molto industriale, molto commerciale, dove la gente si sposta rapidamente. Noi, come dodici sindaci dei capoluoghi lombardi, il 7 marzo avevamo chiesto sia alla Regione che al governo di chiudere le attività produttive, tenendo aperte solo la filiera di igiene per la casa e quella alimentare. Oltre alla manutenzione dei servizi pubblici essenziali. Il numero dei lavoratori nelle fabbriche è molto elevato.

È il governo che è stato troppo timido o la Lombardia?
EMILIO DEL BONOEMILIO DEL BONO
Fontana ha sempre tenuto una posizione severa, ma il peso del mondo industriale sia su Roma che su Milano si è sentito.

Le mascherine sono introvabili, anche per le farmacie.
Un gigante industriale come la Lombardia si è dimostrata fragilissima nella produzione di beni come le mascherine e i respiratori. Questo ci fa riflettere sul fatto che in alcune cose dipendiamo troppo dall' estero. Alcune filiere dovrebbero essere protette e attivabili rapidamente. Abbiamo perso settimane preziose. Mancano non solo ai farmacisti, ma anche a chi fa assistenza a domicilio, agli agenti di polizia, agli autisti dell' autobus.
Sono state direzionate verso gli ospedali e le strutture sanitarie.

attilio fontana si mette la mascherinaATTILIO FONTANA SI METTE LA MASCHERINA
E la sanità privata?
A Brescia le strutture sanitarie convenzionate Rsa sono entrate nel circuito coronavirus. Gli ospedali, pubblici e privati, sono tutti sotto stress. Non è solo questo il tema.

Cioè?
coronavirus spedali civili brescia 2CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA 
Le terapie intensive, ma anche i ricoveri, devono essere almeno regionali, non solo territoriali. E serve un aiuto dai medici militari.

La Difesa sta mettendo a disposizione del personale?
Non ho avuto nessuna interlocuzione. Ripeto: non ci sono più medici, anche quelli di famiglia si stanno ammalando tutti. L' Ordine dei medici ha chiesto a quelli in pensione di rientrare. In 70 hanno risposto di sì, a titolo gratuito. Ne abbiamo anche chiesti all' estero.

coronavirus spedali civili brescia 3CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA
E il progetto di fare un ospedale nella Fiera?
Congelato: manca il personale.

Come sindaco ha preso qualche misura in più?
Ho chiuso i parchi giorni e giorni fa, e anche i mercati. Oggi (ieri, ndr) ho chiuso i cimiteri al pubblico: si può entrare solo per la tumulazione e i servizi previsti. La gente risponde: c' è paura, molti hanno amici e parenti che stanno vivendo questo dramma. E il virus colpisce al 30% la fascia d' età sotto i 65.

Il tessuto sociale regge?
coronavirus spedali civili brescia 7CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA 
Ci sono tanti volontari anche lettighieri sulle ambulanze, tanti casi di assistenza a domicilio, tanti servizi agli anziani. Una grande risposta della comunità.

Giusto chiamare Bertolaso?
Brescia coronavirusBRESCIA CORONAVIRUS
Siamo disincantati: va bene chiunque riesca a dare una mano. D' altra parte, c' è stata una lentezza, non solo nelle misure, ma anche nella riorganizzazione delle strutture sanitarie: non avevamo così tanti posti in rianimazione e terapia intensiva. Fare polemica è puerile e pure fasullo. Siamo stati tutti fragili in questa vicenda. Anche noi quando dicevamo - all' interno delle regole - "Brescia non si ferma".
coronavirus spedali civili brescia 6CORONAVIRUS SPEDALI CIVILI BRESCIA 

Sarebbe utile fare il tampone anche agli asintomatici?
È tecnicamente impossibile.

Fonte: qui

venerdì 12 aprile 2019

IL SINDACO DI RIACE È STATO RINVIATO A GIUDIZIO PER LA GESTIONE DEI MIGRANTI.

I REATI CONTESTATI A MIMMO LUCANO SONO FAVOREGGIAMENTO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA E ABUSO D’UFFICIO 
IL DIVIETO DI DIMORA ANNULLATO DALLA CASSAZIONE E I DUBBI SUL TANTO DECANTATO “MODELLO RIACE” 
A PROCESSO ANCHE GLI ALTRI 26 INDAGATI DELL'INCHIESTA "XENIA"
Pietro Bellantoni per www.ilgiornale.it

MIMMO LUCANOMIMMO LUCANO
Mimmo Lucano dovrà affrontare il processo e dimostrare la sua innocenza davanti a un tribunale. Il gup di Locri, Amelia Monteleone, dopo una camera di consiglio durata circa cinque ore, ha disposto il rinvio a giudizio del sindaco di Riace, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di abuso d'ufficio. Il dibattimento inizierà il prossimo 11 giugno. A processo anche gli altri 26 indagati coinvolti nell'inchiesta “Xenia”, che si è concentrata sulla gestione dei migranti nel paesino calabrese diventato simbolo dell'accoglienza.

mimmo lucano ospite di che tempo che fa 5MIMMO LUCANO OSPITE DI CHE TEMPO CHE FA
Per il gup, però, il tanto decantato modello di integrazione voluto da Lucano deve passare al vaglio di un tribunale. Gli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua avevano chiesto il non luogo a procedere per il sindaco. La stessa richiesta era stata avanzata anche per la compagna di Lucano, Lemlem Tesfahun. Il gup ha però deciso diversamente.

MIMMO LUCANO - FOTO DI LIDIA BARATTA (LINKIESTA)MIMMO LUCANO - FOTO DI LIDIA BARATTA (LINKIESTA)








Lucano è sottoposto al divieto di dimora a Riace dal 16 ottobre. La Cassazione, lo scorso 26 febbraio, aveva annullato con rinvio la misura cautelare e sottolineato l'assenza di comportamenti fraudolenti che il sindaco avrebbe “materialmente posto in essere” per assegnare alcuni servizi, tra cui quello della raccolta di rifiuti. Gli atti, secondo le motivazioni degli ermellini, sarebbero stati adottati in modo collegiale e con i “prescritti pareri di regolarità tecnica e contabile da parte dei rispettivi responsabili del servizio interessato”.

mimmo lucanoMIMMO LUCANO
Discorso diverso, invece, rispetto al tentativo di Lucano di favorire la permanenza a Riace della sua compagna. Su questo punto, infatti, esistono elementi di “gravità indiziaria”, ma per la Cassazione bisogna comunque tenere in considerazione la “relazione affettiva” tra il sindaco e Lemlem.

daniela maggiulli mimmo lucanoDANIELA MAGGIULLI MIMMO LUCANO



Lucano, subito dopo la diffusione delle motivazioni della Suprema corte, in un'intervista concessa a Radio Capital aveva lanciato dure accuse al ministro dell'Interno: “Io mi difendo nel processo e non dal processo, non sono scappato come Salvini. Io non ho nessuno, lui invece è forte ma ha avuto paura di farsi processare”.

mimmo lucanoMIMMO LUCANO









Lucano, in poco più di un decennio, è riuscito a trasformare Riace nella cittadina dell'accoglienza e dell'integrazione per antonomasia, diventando un simbolo per la sinistra italiana, i media e i commentatori internazionali. Nel 2010 si era piazzato al terzo nella World Mayor, concorso mondiale sui migliori sindaci del mondo organizzato da City Mayors Foundation. Nello stesso anno era poi finito nell'elenco delle 50 personalità più influenti del pianeta, curato dalla rivista Fortune.

mimmo lucano 2MIMMO LUCANO
Più o meno nello stesso periodo, tuttavia, la Prefettura di Reggio Calabria ha iniziato a concentrare le proprie attenzioni sul 'Modello Riace', oggetto di diverse relazioni che hanno poi portato il ministero dell'Interno alla chiusura del progetto di accoglienza e al trasferimento degli immigrati. Quelle relazioni hanno attivato anche la Procura di Locri, che ha infine chiesto e ottenuto il processo a carico di Lucano.

Fonte: qui

domenica 3 febbraio 2019

Sindaco, vice, 7 assessori e un dirigente del Comune di Latina indagati?

Il sindaco, il vice, sette assessori e il dirigente all'urbanistica del Comune di Latina sarebbero indagati per la delibera sul piano particolareggiato del quartiere Q3, il contestato centro commerciale a ridosso della Pontina: le ipotesi di reato sono falso, abuso d'ufficio e lottizzazione abusiva. La notizia è stata riportata da Latina Oggi. Gli indagati sono Damiano Coletta, Maria Paola Briganti, Franco Castaldo, Patrizia Ciccarelli, Silvio Di Francia, Cristina Leggio, Roberto Lessio, Gianmarco Proietti, Emilio Ranieri e il dirigente all'urbanistica Paolo Ferraro.

Tutto ruota intorno alla delibera riguardante la variante per cambio di destinazione d’uso nel quartiere Q3, atto che prevede la realizzazione di un complesso commerciale da oltre 25 mila metri cubi nell’area adiacente all’Hotel Garden, tra via del Lido e via Faggiana. Una delibera, approvata il 28 dicembre in giunta senza allegati tecnici, che fu oggetto di un blitz in Comune del Nipaf - il nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale dei Carabinieri - su delega della Procura. La vicenda è molto complessa e fa riferimento a un vincolo alberghiero su quelle particelle individuate per l'intervento urbanistico. La variante non è stata portata in consiglio comunale ma solo in giunta: sarà la Procura a stabilire se l'iter seguito dal Comune sia quello giusto.
“Questa Amministrazione ritiene con la massima serenità di avere operato nel rispetto delle regole”, si legge in una nota del Comune di Latina. “L’atto adottato sta seguendo un iter che dovrà passare prima in Regione e poi eventualmente al Suap ed è stato oggetto di discussione in due Commissioni consiliari - Urbanistica e Trasparenza. La documentazione è stata più volte oggetto di verifica anche in virtù delle osservazioni sollevate”.‬
«Siamo con la coscienza a posto su questa vicenda - dichiara il sindaco Damiano Coletta - e abbiamo piena fiducia nell’operato dell’assessore, l’architetto Francesco Castaldo, così come nei riguardi del dirigente, l’architetto Paolo Ferraro. Stiamo sempre dalla stessa parte: la legalità».

Fonte: qui