Visualizzazione post con etichetta Bergamo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bergamo. Mostra tutti i post

martedì 31 marzo 2020

STRAZIANTE REPORTAGE DEL “NEW YORK TIMES” DA BERGAMO, CON LE STORIE DEI MALATI A CASA PORTATI IN OSPEDALE SOLO DOPO GIORNI DI FEBBRE A 39 E CON LE LABBRA VIOLA, DEI PAZIENTI AGGRAPPATI A PICCOLE BOMBOLE D’OSSIGENO E DI QUELLI IN TERAPIA INTENSIVA CHE FORSE SOPRAVVIVERANNO AL CORONAVIRUS.


GLI OPERATORI DELLA CROCE ROSSA CHE NON VOGLIONO DIVENTARE UNTORI E GLI ADDETTI DELLE POMPE FUNEBRI CHE NON RIESCONO A TENERE IL RITMO

“TRASPORTIAMO MORTI DALLA MATTINA ALLA SERA”
Jason Horowitz per “The New York Times”
Fotografie di Fabio Bucciarelli

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 10CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Le strade di Bergamo sono vuote. Come in tutt’Italia, le persone possono lasciare le proprie case solo per comprare cibo e medicine, o per andare al lavoro. Fabbriche, negozi e scuole sono chiusi. Non si sente più chiacchierare agli angoli delle strade o ai tavolini dei caffè. Ciò che si sente di continuo, senza sosta, sono le sirene.
Mentre l’attenzione dei vari Paesi del mondo si sposta sui propri centri di contagio, le sirene continuano a suonare. Come quelle che segnalavano i bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, molti sopravvissuti a questo conflitto ne ricorderanno le sirene. Risuonano più forte mentre si avvicinano, venute a raccogliere genitori e nonni, i custodi della memoria italiana.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 11CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
I nipoti salutano dalle terrazze, mariti e mogli si siedono agli angoli di letti ormai vuoti. E poi le sirene ricominciano a suonare, affievolendosi quando le ambulanze si allontanano, dirette verso ospedali stipati di malati di coronavirus. “Ormai a Bergamo si sentono solo le sirene”, ha osservato Michela Travelli.

l'articolo del new york times su bergamo 2L'ARTICOLO DEL NEW YORK TIMES SU BERGAMO
Il 7 marzo, suo padre, Claudio Travelli, 60 anni, guidava un camioncino che consegnava generi alimentari in tutto il Nord Italia. Il giorno seguente, ha iniziato ad avere febbre e sintomi influenzali. Sua moglie aveva avuto la febbre nei giorni precedenti, quindi ha chiamato il medico di base, che le ha detto di prendere una tachipirina e di riposare. Per gran parte del mese precedente, la classe dirigente italiana aveva mandato messaggi contraddittori sul virus.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 13CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Il 19 febbraio, circa 40.000 persone di Bergamo, una provincia lombarda di più o meno un milione di persone, hanno percorso 50 chilometri per andare a Milano ad assistere alla partita di Champions League Atalanta - Valencia. (Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, la settimana scorsa ha definito la partita “un forte acceleratore del contagio”). Travelli e sua moglie allora non avevano preso sul serio il pericolo del contagio, ha raccontato la figlia della coppia, “perché non veniva presentato come una cosa grave”.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 9CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Ma a Travelli la febbre non si è abbassata e le sue condizioni si sono fatte più preoccupanti. Venerdì 13 marzo ha sentito una pressione insopportabile al petto e ha iniziato ad avere conati di vomito. La febbre era altissima e la sua famiglia ha chiamato un’ambulanza. I soccorritori hanno rilevato bassi livelli di ossigeno nel suo sangue ma, seguendo le raccomandazioni degli ospedali di Bergamo, gli hanno consigliato di stare a casa. “Hanno detto: ‘abbiamo visto di peggio e gli ospedali sono come le trincee in una guerra’”, ha riferito la signora Travelli.
Un altro giorno in casa ha portato a un’altra notte di attacchi di tosse e febbre. Domenica, Travelli si è svegliato in lacrime, dicendo “Sono malato, non ce la faccio più”, ha ricordato sua figlia. Ha preso un’altra tachipirina, ma la febbre è salita a più di 39 e la sua pelle ha assunto un colore giallastro.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 25CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Questa volta, quando è arrivata l’ambulanza, le sue due figlie, entrambe indossando guanti e mascherina, hanno preparato una borsa con due pigiami, una bottiglia d’acqua, un caricabatterie e un cellulare. I livelli di ossigeno nel sangue del padre erano crollati.
I volontari della Croce Rossa si sono chinati su di lui mentre stava steso sul letto, sotto a un dipinto della Vergine Maria. L’hanno portato in ambulanza. Le sue nipoti, di tre e sei anni, l’hanno salutato dalla terrazza. Lui ha alzato lo sguardo verso di loro, verso i balconi da cui sventolavano bandiere italiane. Poi l’ambulanza se ne è andata e non si è sentito più nulla. “Solo la polizia e le sirene”, ha detto sua figlia. I soccorritori che si erano occupati di Travelli avevano iniziato presto quella mattina.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 14CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Alle 7.30 un gruppo di tre volontari della Croce Rossa si era ritrovato per assicurarsi che l’ambulanza fosse stata sanificata e rifornita di ossigeno. Come le mascherine e i guanti, anche le bombole sono diventate una risorsa sempre più rara. I tre si sono disinfettati l’un l’altro, poi hanno igienizzato i loro cellulari.
“Non possiamo essere noi gli untori”, ha detto Nadia Vallati, 41 anni, una volontaria della Croce Rossa che di giorno lavora all’ufficio delle imposte, riferendosi a coloro che venivano accusati di diffondere la peste nel diciassettesimo secolo. Dopo essersi disinfettati, Vallati e i suoi colleghi aspettano che suoni l’allarme nella loro sede. Non ci mette mai molto.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 19CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Indistinguibili l’uno dall’altro nei camici medici che indossano sopra alle loro tute rosse, i volontari sono entrati in casa di Travelli il 15 marzo trasportando delle bombole d’ossigeno. “Sempre con l’ossigeno”, ha detto Vallati.
Uno dei rischi principali per i malati di coronavirus è l’ipossiemia, il basso livello di ossigeno nel sangue. I livelli medi a condizioni normali sono di 95-100 e i medici si preoccupano quando il valore scende sotto i 90.
Vallati ha detto che le è già capitato di riscontrare in malati di coronavirus anche livelli intorno ai 50. Hanno le labbra blu. La punta delle loro dita diventa viola. Fanno respiri rapidi e superficiali e usano i muscoli dello stomaco per inspirare. I loro polmoni sono troppo deboli.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 31CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
In molti degli appartamenti che gli operatori visitano, i pazienti sono aggrappati a piccole bombole di ossigeno, grandi circa come quelle per gasare l'acqua, che i familiari hanno procurato loro su ricetta del medico. Stanno nel letto accanto a loro. Mangiano con loro al tavolo della cucina. Guardano con loro, sul divano, i bollettini serali dei morti e dei contagiati italiani.
Il 15 marzo, Vallati ha messo la sua mano, avvolta da due strati di lattice blu, sul petto di Teresina Coria, 88 anni, mentre le veniva misurato il livello di ossigeno nel sangue. Il giorno seguente Antonio Amato, nonostante i suoi 40 anni, stava seduto sulla sua poltrona e stringeva la sua bombola di ossigeno mentre i suoi bambini, che non poteva stringere per paura di contagiarli, lo salutavano dall’altro lato della stanza.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 2CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
Un sabato, Vallati si è trovata nella stanza di un uomo di 90 anni. Ha chiesto alle sue nipoti se il nonno avesse avuto contatti con qualcuno positivo al coronavirus. Sì, hanno detto, con suo figlio, loro padre, che era morto il mercoledì. La loro nonna, le hanno detto, era stata portata via venerdì ed era in condizioni critiche.
Non piangevano, ha detto, perché “non avevano più lacrime”. Durante un altro turno in Val Seriana, duramente colpita dall’infezione, Vallati ha raccontato di aver portato via una donna di circa 80 anni. Suo marito, con cui era sposata da decenni, ha chiesto di darle un bacio per salutarla. Ma Vallati gliel’ha negato, perché il rischio di contagio era troppo alto. La donna ha raccontato che mentre i volontari portavano via sua moglie, l’uomo è entrato in un’altra stanza e ha chiuso la porta dietro di sé.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 3CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
I casi sospetti vengono portati in ospedale, ma gli ospedali stessi non sono più luoghi sicuri. A Bergamo il primo caso di coronavirus è stato diagnosticato nell’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo.
In quel momento, secondo le autorità, il virus era già presente da qualche tempo e, scambiato per normale polmonite, veniva trasmesso ad altri pazienti, medici e infermieri. Le persone l’hanno portato fuori dall’ospedale e nella città, fuori dalla città e nella provincia. I giovani l’hanno trasmesso ai loro genitori. Si è diffuso nelle sale da bingo e attorno a tazze di caffè.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 24CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
Il sindaco Gori ha spiegato come i contagi abbiano devastato la sua città e portato al limite uno dei sistemi sanitari più ricchi e sofisticati in Europa. I medici stimano che 70.000 persone nella provincia abbiano il virus. Bergamo ha dovuto far trasportare 400 corpi in altre province, regioni e Paesi perché i posti erano esauriti.
“Se devo identificare una scintilla,” ha detto, “è l’ospedale”.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 30CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Quando arriva un’ambulanza, i soccorritori procedono con estrema cautela. Solo uno dei tre, il responsabile della squadra, accompagna il paziente all’interno. Se il paziente è pesante, qualcun altro lo aiuta. Lo scorso fine settimana, un gruppo di dottori dell’ospedale di Bergamo ha scritto in una rivista di medicina associata con il New England Journal of Medicine, “stiamo apprendendo che gli ospedali possono essere i primi vettori di Covid-19”, visto che “sono così densamente popolati da pazienti infetti e facilitano la trasmissione a pazienti non infetti”.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 1CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
Le ambulanze e il personale addetto vengono infettati, hanno scritto, ma questi possono non mostrare sintomi e diffondere ulteriormente il virus. Per questo i medici hanno chiesto di evitare di portare i pazienti in ospedale salvo in casi di estrema necessità.
Ma Vallati ha detto che per i casi più gravi non hanno avuto scelta. Gli autori dell’articolo lavorano all’ospedale Papa Giovanni XXIII a Bergamo, dove la squadra di Vallati ha trasportato molti dei malati.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 27CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
Il Dottor Ivano Riva, un anestesista, ha spiegato che l’ospedale accoglieva circa 60 nuovi malati di coronavirus al giorno. Ha detto che vengono sottoposti a un test, ma a questo punto l’evidenza clinica - la tosse, i bassi livelli di ossigeno, la febbre - è un indicatore migliore, soprattutto perché il 30% dei test ha prodotto dei falsi negativi.
L’ospedale aveva 500 pazienti affetti da coronavirus, che occupavano tutti i 90 letti della terapia intensiva. Circa un mese prima, l’ospedale aveva solo sette letti di quella tipologia. L’ossigeno ora scorre ovunque all’interno degli ospedali lombardi e i dipendenti spingono costantemente per i corridoi carrelli che contengono bombole. Un camion-cisterna pieno di ossigeno è parcheggiato all’esterno. I pazienti sono stretti vicino a sgabuzzini e nei corridoi.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 23CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
Il Dottor Riva ha spiegato che delle 101 persone che compongono lo staff medico del suo ospedale, 26 erano a casa con il virus. “È una situazione che nessuno ha mai visto, penso in nessun altro Paese al mondo”, ha detto.
Se le persone non stanno a casa, ha detto, “il sistema cederà”.
I suoi colleghi hanno scritto nell'articolo che i letti in terapia intensiva sono riservati ai malati di coronavirus con “una possibilità ragionevole di sopravvivere”. I pazienti più anziani, hanno scritto, “non vengono rianimati e muoiono da soli”.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 26CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Travelli è finito al vicino ospedale Humanitas Gavazzeni, dove, dopo un falso negativo, è risultato positivo al virus. È ancora vivo.
“Papi sei stato fortunato perché hai trovato un letto - ora devi combattere, combattere, combattere”, gli ha detto sua figlia Michela in una telefonata, l’ultima prima che gli mettessero un casco per aiutarlo a respirare. “Era spaventato”, ha detto. “Credeva di essere sul punto di morire”.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 22CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Intanto, la signora Travelli ha aggiunto di essere stata messa in quarantena e che aveva perso il senso del gusto, un disturbo frequente tra le persone che pur non mostrando sintomi sono state a stretto contatto con il virus. Così tante persone stanno morendo, così velocemente, che le camere mortuarie dell’ospedale e gli addetti delle pompe funebri non riescono a reggere il ritmo. “Trasportiamo i morti dalla mattina alla sera, uno dopo l’altro, costantemente,” ha detto Vanda Piccioli, che dirige una delle ultime agenzie di pompe funebri rimaste aperte. Altre hanno chiuso dopo che i loro direttori si sono ammalati, alcuni finendo anche in terapia intensiva. “In genere onoriamo i defunti. Ora è come una guerra e noi ne raccogliamo le vittime”.

coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 4CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
Piccioli ha detto che un membro del suo staff è morto di coronavirus domenica. Ha preso in considerazione l’opzione di chiudere, ma poi ha pensato che fosse sua responsabilità restare, nonostante quello che ha definito come un terrore costante di essere contagiati e un trauma emotivo. “Tu sei come una spugna, assorbi il dolore di tutti,” ha detto.
Ha spiegato che il suo staff trasporta 60 corpi infetti al giorno, dall’ospedale Papa Giovanni e quello di Alzano, dalle cliniche, dalle case di riposo e dagli appartamenti. “È difficile per noi trovare guanti e maschere”, ha detto. “Siamo una categoria nell’ombra”.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 20CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Piccioli ha aggiunto che all’inizio cercavano di restituire gli effetti personali dei defunti, raccolti in sacchetti di plastica, ai loro cari. Una scatola di biscotti. Una tazza. Un pigiama. Delle ciabatte. Ma adesso semplicemente non hanno tempo. Le chiamate alla Croce Rossa non si sono ancora fermate.
Il 19 marzo, Vallati e i suoi colleghi sono entrati nell'appartamento di Maddalena Peracchi, 74 anni, a Gazzaniga. Aveva finito l’ossigeno. Sua figlia Cinzia Cagnoni, 43 anni, che vive nell’appartamento di sotto, aveva ordinato una nuova bombola che sarebbe arrivata lunedì, ma i volontari della Croce Rossa le hanno detto che non avrebbe resistito così a lungo.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 18CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
“Eravamo un po’ agitati perché sapevano che quella potrebbe essere stata l’ultima volta che ci vedevamo”, ha detto Cagnoni. “È come mandare qualcuno a morire da solo”.
Lei, sua sorella e suo padre nascondevano un’espressione coraggiosa sotto le mascherine, ha raccontato. “Ce la puoi fare”, hanno rassicurato la madre. “Ti aspetteremo, ci sono ancora così tante cose che dobbiamo fare con te. Combatti”.
I volontari hanno portato Peracchi all’ambulanza. Una delle sue figlie ha suggerito ai nipoti sconvolti di salutarla a voce più alta. “Ho pensato a un migliaio di cose”, ha ricordato Cagnoni. “Non abbandonarmi. Signore aiutaci. Signore salva mia madre”. La porta dell’ambulanza si è chiusa. Le sirene hanno iniziato a suonare, come fanno “a tutte le ore del giorno”, ha detto Cagnoni.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 7CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
L’ambulanza è arrivata al Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo, dove a Peracchi è stato diagnosticato il coronavirus e una polmonite a entrambi i polmoni. Il giovedì sera, sua figlia ha riferito che stava “appesa a un filo.”
La signora Peracchi è una donna di profonda fede cattolica, ha spiegato sua figlia, che ha avuto anche lei la febbre la notte in cui l’ambulanza ha portato via sua madre e da allora è in quarantena.
La figlia ha raccontato che a sua mamma faceva soffrire l’idea che, se le cose fossero andate male, “non potremo fare un funerale”.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 6CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
Per contenere il virus, tutte le celebrazioni civili e religiose, tra cui i funerali, sono state vietate in Italia. Il cimitero di Bergamo è chiuso. Le bare accumulate attendono in una sorta di ingorgo di essere portate al crematorio.
Le autorità hanno vietato alle famiglie di cambiare gli abiti dei morti e hanno chiesto che i corpi vengano cremati con il pigiama o i camici che le vittime indossavano al momento del decesso. I cadaveri devono essere avvolti in un ulteriore involucro o coperti con un tessuto disinfettante. I coperchi delle bare, che in genere devono rimanere aperti fino alla consegna di un formale certificato di morte, ora possono essere chiusi, ma devono comunque attendere prima di essere sigillati. Spesso i corpi rimangono per giorni nelle case, dato che le scale e le stanze soffocanti sono diventate particolarmente pericolose per lo staff delle imprese funebri.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 21CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
“Cerchiamo di evitarlo”, ha detto Piccioli, la direttrice dell’agenzia di pompe funebri, riguardo le visite a casa. Nelle case di riposo è molto più facile perché si può arrivare con cinque o sei bare, riempirle e caricarle direttamente nelle macchine. “So che è terribile da dire”, ha detto.
Attraverso una rete di sacerdoti locali, Piccioli aiuta a organizzare veloci preghiere, invece che veri e propri funerali, per i defunti e per le famiglie che non sono in quarantena.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 5CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES
È stato il caso di Teresina Gregis, seppellita al cimitero di Alzano Lombardo il 21 marzo dopo che era morta a casa. I soccorritori avevano detto alla sua famiglia che non c’era spazio negli ospedali. Solo un piccolo gruppo ha potuto piangerla, a causa delle restrizioni.
Hanno detto alla famiglia “Tutti i letti sono pieni”, ha raccontato la nuora della donna, Romina Mologni, 34. Dato che lei aveva 75 anni, “hanno dato la priorità ad altri che erano più giovani”.
l'articolo del new york times su bergamoL'ARTICOLO DEL NEW YORK TIMES SU BERGAMO
Nelle sue ultime settimane a casa, la sua famiglia ha fatto di tutto per trovarle delle bombole di ossigeno, cercandole in tutta la provincia mentre la donna stava seduta di fronte al suo giardino e alle girandole che adorava.
coronavirus bergamo – ph fabio bucciarelli new york times 28CORONAVIRUS BERGAMO – PH FABIO BUCCIARELLI NEW YORK TIMES 
Quando è morta, tutti i negozi di fiori erano chiusi a causa dell’ordinanza. Mologni allora ha portato al cimitero una delle girandole che sua figlia aveva regalato alla nonna. “Le piaceva quella”.
Fonte: qui

giovedì 26 marzo 2020

“HO AVVISATO LA REGIONE LOMBARDIA UN MESE FA, MI HANNO RISPOSTO: NON ABBIAMO TEMPO DA PERDERE PER LE TUE STRONZATE”

IL RACCONTO DEL DIRIGENTE DEL 118 RIPORTATO DAL 'WALL STREET JOURNAL'. 

IL 22 FEBBRAIO L'UOMO AVREBBE SCOPERTO UN NUCLEO DI CASI DI CORONAVIRUS A BERGAMO

AVREBBE QUINDI MANDATO UNA EMAIL ALLE AUTORITÀ SANITARIE DELLA REGIONE, SUGGERENDO MISURE DRASTICHE. E I DIRIGENTI REGIONALI DELLA SANITÀ...

Fabio Paravisi per bergamo.corriere.it

coronavirus bergamoCORONAVIRUS BERGAMO

«Non abbiamo tempo da perdere per le tue str…te». Questa sarebbe la risposta ottenuta da un dirigente del 118 quando ha suggerito alla Regione misure drastiche quando ancora l’epidemia del coronavirus era agli inizi. A raccontarlo è Angelo Giupponi, responsabile dell’Articolazione aziendale territoriale del 118 di Bergamo all’interno di un reportage pubblicato nei giorni scorsi dal Wall Street Journal. I giornalisti Marcus Walker e Mark Miramont hanno effettuato un lungo viaggio a Bergamo, definitiva «il Ground zero dell’epidemia» oggi trasformata in «una città fantasma» e hanno parlato con numerosi dirigenti dell’ospedale Papa Giovanni e delle strutture regionali di emergenza.

Tra questi c’è appunto Giupponi, che già il 22 febbraio avrebbe scoperto un nucleo di casi di coronavirus a Bergamo. Avrebbe quindi mandato una email alle autorità sanitarie della Regione, per sottolineare l’esigenza di svuotare alcuni ospedali per adibirli esclusivamente alla cura dei casi di coronavirus. I dirigenti regionali della sanità in quei giorni erano impegnati nella gestione dei casi scoppiati a Codogno e nei paesi attorno.
coronavirus bergamoCORONAVIRUS BERGAMO

«Sono tre giorni che non dormiamo e non vogliamo leggere le tue stron..te», è la risposta che Giupponi dice di avere ricevuto. Il medico non vuole più parlare della vicenda: «Non confermo e non smentisco, in questi giorni ho altro da fare», ha commentato oggi. Giupponi è anche uno dei tredici medici del Papa Giovanni che nei giorni scorsi hanno firmato una lettera pubblicata dal New England Journal of Medicine per avvisare che «la situazione a Bergamo è fuori controllo». Fonte: qui

coronavirus terapia intensiva bergamoCORONAVIRUS TERAPIA INTENSIVA BERGAMO


IL RACCONTO DEL COLONNELLO DEI CARABINIERI, PAOLO STORONI, CHE SMISTA LE BARE DEI MORTI PER CORONAVIRUS: “LA SITUAZIONE È CRITICA PERCHÉ IL FORNO CREMATORIO DI BERGAMO NON CE LA FA A SMALTIRE L'IMPRESSIONANTE RICHIESTA. SIAMO A CIRCA MILLE FUNERALI IN UN MESE CONTRO UNA MEDIA DI CENTO. ORA CERCHERÒ IN TOSCANA...
L'EMILIA È PIENA, HO CHIESTO A FERRARA, A BOLOGNA, NULLA. IN VENETO IL FORNO DI VICENZA È SCOPPIATO. HO PORTATO ALCUNE BARE IN FRIULI, MA ADESSO DEVO PER FORZA SPOSTARMI VERSO IL CENTRO SUD”

Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

PAOLO STORONIPAOLO STORONI
«Ora cercherò in Toscana...l'Emilia è piena, ho chiesto a Ferrara, a Bologna, nulla...stessa cosa in Piemonte, anche se hanno dissequestrato il forno di Biella ma lì ci mettono quelli di Trecate e sono tanti. In Veneto il forno di Vicenza è scoppiato. Ho portato alcune bare due giorni fa a Gemona, in Friuli, ma adesso devo per forza spostarmi verso il Centro Sud».

Paolo Storoni non è un impresario di pompe funebri. È il comandante provinciale dei carabinieri di Bergamo, un colonnello che arriva dai reparti speciali dell' Arma. Si occupava di criminalità organizzata, narcotraffico, omicidi, rapine. Da quando è esplosa l'emergenza è l' addetto allo smistamento delle bare della provincia più martoriata d' Italia: 1.878 decessi. Una cupa, inesorabile, tragica processione di casse e camion dell' Esercito che corrono per l' Italia verso i forni crematori.

CORONAVIRUS - LE BARE PORTATE VIA CON I CAMIONCORONAVIRUS - LE BARE PORTATE VIA CON I CAMION
Qual è la situazione comandante?
«Bergamo è una provincia in grande trambusto, che sta pagando una straordinaria emergenza. Quanto alle bare, delle quali mi sto occupando con il coordinamento della Prefettura, la situazione è critica perché il forno crematorio di Bergamo non ce la fa a smaltire l' impressionante richiesta. Siamo a circa mille funerali in un mese contro una media di cento. E non è facile trovare posto nelle altre strutture del Nord. Mi trovo a dirigere un drammatico traffico di bare, come un vigile che indica la giusta direzione.
Questo serve e questo faccio perché ritengo utile aiutare i Comuni della Bergamasca in un momento così difficile».

Quante ne avete portate via con i camion?
«Noi militari, cioè carabinieri ed Esercito, fino a ieri abbiamo fatto quasi 400 trasferimenti, un conto al quale non si riesce a star dietro. Il fatto è che molte famiglie ora chiedono la cremazione e il sistema non è pronto ad assorbire numeri così imponenti. Il nostro lavoro è accompagnare con pietas i corpi di questi nostri concittadini come se fossero i nostri cari. È gente che in molti casi conoscevamo».
esercito a bergamo per portare via le bare 4ESERCITO A BERGAMO PER PORTARE VIA LE BARE 

E le imprese di pompe funebri?
«Si tratta di una criticità sotto vari aspetti. Da una parte hanno avuto un alto numero di contagi che li costringe a lavorare a ranghi ridotti. Dall' altra abbiamo scoperto comportamenti poco corretti da parte di alcune agenzie. Ne abbiamo fermate tre che volevano portar via le bare con mezzi di fortuna. Sono stati denunciati. In altri casi abbiamo notato un aumento dei prezzi. In questi frangenti emerge la nobiltà d' animo di alcuni e la bestialità di altri».

Altri problemi?
«C' è quello dei farmaci che non arrivano perché i corrieri hanno ancora delle difficoltà con le maestranze malate o in sciopero. C' è il problema della carenza di bombole d' ossigeno per chi sta a casa: ai 400 malati cronici si sono aggiunte mille persone. E c' è quello delle persone anziane».

Cioè?
esercito a bergamo per portare via le bare 1ESERCITO A BERGAMO PER PORTARE VIA LE BARE 
«Molti anziani sono soli, soprattutto nei paesini di montagna. C' è chi è in quarantena e se ne deve stare a casa, c' è chi ha perso il marito o la moglie e si è ritrovato senza nessuno, poveri, e chi ha familiari che non può andare a trovare perché a loro volta sono in quarantena. All' inizio dell' emergenza è successo poi che diverse famiglie hanno portato i nonni nelle case di paese per paura del contagio».

La vicenda che l' ha più toccata?
«Quella della famiglia del mio collega Claudio Ponzoni, morto a 46 anni di coronavirus. Nel giro di due settimane la moglie ha perso il padre, che viveva con loro, e poi lui. È rimasta sola con la loro bambina di 10 anni, senza nessuno. Nei giorni dell' agonia di Claudio l'unico punto di riferimento della moglie ero io. Lei (37 anni, ndr ) era in quarantena e chiamava me per sapere di lui. Quando Claudio è morto mi ha chiesto il favore di andare a casa loro per dirlo alla bambina. Anzi, per confermarlo perché la piccola non voleva credere alla mamma. Non dimenticherò mai quegli occhi. Alla fine, la bimba mi ha regalato pure un disegno. Sono ancora così, in quarantena, sole». Fonte: qui

sabato 21 marzo 2020

MENTRE GIORGIO GORI DORMIVA, ECCO COME BERGAMO E' DIVENTATA L'EPICENTRO DEL CONTAGIO

IL 23 FEBBRAIO ALL’OSPEDALE DI ALZANO LOMBARDO, DUE GIORNI DOPO LO SCOPPIO DEL PRIMO FOCOLAIO DI CODOGNO, VENGONO ACCERTATI DUE CASI POSITIVI DI CORONAVIRUS ALL’OSPEDALE “PESENTI FENAROLI”. LA STRUTTURA VIENE ISUBITO “CHIUSA”, PER POI RIAPRIRE ALCUNE ORE DOPO. 

NEI GIORNI SUCCESSIVI SI APPRENDE CHE DIVERSI MEDICI E INFERMIERI RISULTAVANO CONTAGIATI E QUALCUNO CONTINUAVA A LAVORARE SU ORDINI PROVENIENTI DALL'ALTO ...



Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, nel pomeriggio di mercoledì 26 febbraio 2020, ha invece pubblicato un video sulla propria pagina Facebook per parlare dei provvedimenti presi da Governo e Regione per contenere la diffusione del Coronavirus. "I bar e i pub non sono più soggetti a restrizioni - ha confermato - purché sia fatto solo ed esclusivamente servizio ai tavoli. Quindi niente servizio al bancone per evitare assembramenti di gente, ma solo servizio ai tavoli. Anche dopo le 18. Sono sicuro che questo primo provvedimento aiuterà gli operatori di questo settore".

Francesca Nava per tpi.it

Inutile girarci intorno: Bergamo, la città dove sono nata e cresciuta, è oggi l’epicentro italiano di questa nuova pandemia, con oltre oltre 4.000 casi positivi da Coronavirus, centinaia di nuovi contagi al giorno e quasi 400 morti dallo scoppio dell’epidemia. Nelle strade, ormai deserte, si sente solo il suono delle sirene delle ambulanze, una dietro l’altra, come se fosse scoppiata una guerra.
focolaio bergamoFOCOLAIO BERGAMO

I bergamaschi non hanno più nemmeno una bara su cui piangere i propri cari, le pompe funebri sono in tilt, i feretri sono stipati nella chiesa del cimitero o dentro alle tendopoli montate fuori dagli ospedali, in attesa di essere cremati o sepolti in fretta e lontano dagli affetti. Almeno cento i medici di famiglia contagiati, centinaia gli operatori sanitari in quarantena e con la febbre. Negli ospedali i pazienti vengono ammassati dove capita, nell’atrio del pronto soccorso, in sala parto, nei corridoi.

CRISTINA PARODI E GIORGIO GORICRISTINA PARODI E GIORGIO GORI
Il 4 marzo Bergamo ha superato Lodi, con 817 contagi contro i 780 della zona rossa intorno a Codogno. E c’è solo una domanda che mi gira in testa: perché Bergamo è diventata il lazzaretto d’Italia? Che cosa non ha funzionato? Osservando la mappa del contagio a livello provinciale ci si accorge che il focolaio lombardo (il secondo dopo quello di Codogno) è divampato da una zona ben precisa in Val Seriana, da un piccolo comune che dista meno di sei chilometri da Città Alta. Si chiama Alzano Lombardo e insieme a Nembro detiene il triste record della più alta incidenza di contagi da coronavirus di tutta Europa. Ma andiamo per ordine.

Domenica 23 febbraio 2020, nel pomeriggio, due giorni dopo lo scoppio del primo focolaio di Codogno, vengono accertati due casi positivi di Covid19 all’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano Lombardo, almeno uno di loro passa dal pronto soccorso, un luogo angusto e affollato. L’ospedale viene immediatamente “chiuso”, per poi riaprire – inspiegabilmente – alcune ore dopo, senza che ci sia stato “nessun intervento di sanificazione e senza la costituzione nel pronto soccorso di triage differenziati né di percorsi alternativi”, come denunciano due operatori sanitari che chiedono l’anonimato.
l esercito porta le bare fuori da bergamoL ESERCITO PORTA LE BARE FUORI DA BERGAMO

Nei giorni successivi – si legge nella loro lettera pubblicata da Avvenire – si apprende che diversi operatori, sia medici che infermieri, risultano positivi ai tamponi per Covid19, molti di loro sono sintomatici”. Ma le disposizioni cambiano velocemente e pochi giorni dopo “tutti i contatti stretti delle persone accertate positive non vengono più sottoposti a tampone se asintomatici”. Come pensare quindi di delimitare il contagio, isolando i possibili vettori? Si chiedono i due operatori sanitari dipendenti della struttura ospedaliera. La domanda ce la poniamo anche noi.

l esercito porta le bare fuori da bergamoL ESERCITO PORTA LE BARE FUORI DA BERGAMO
Soprattutto perché la maggior parte delle persone transitate nell’ospedale e nel pronto soccorso quella domenica di fine febbraio, una volta uscite – senza essere né diagnosticate, né isolate e ignare dei casi positivi riscontrati – sono tornate a casa dalle proprie famiglie, il giorno dopo sono andate in ufficio, in fabbrica, a fare la spesa, in palestra, al parco, al bar a fare l’aperitivo, si sono mosse liberamente per il comune, per la provincia e la regione, altre sono anche andate a sciare, magari a Valbondione (località sciistica in provincia di Bergamo) dove, guarda caso, si sono registrate impennate di contagi da coronavirus nei giorni successivi. Le scuole sono già chiuse da alcuni giorni in tutta la Lombardia, ma la gente continua a lavorare e soprattutto a uscire.
l esercito porta le bare fuori da bergamoL ESERCITO PORTA LE BARE FUORI DA BERGAMO

Intanto nell’ospedale di Alzano Lombardo si ammalano un po’ tutti: dal primario, ai medici, dagli infermieri ai portantini. Ci sono addirittura pazienti che entrano con una frattura ed escono morti positivi a Covid19. E con l’aumento dei casi, aumenta anche la voglia di denunciare. Un’altra infermiera si sfoga con il quotidiano locale Valseriana News: “noi stasera siamo di guardia al pronto soccorso con un medico positivo al tampone – racconta la donna con voce concitata al telefono – e nessuno lo allontana, gli hanno dato ordine di rimanere qui fino a domani mattina, indossando la mascherina. Rischio il posto di lavoro a dire queste cose, ma sono stanca di essere presa per i fondelli, ci sono mille raccomandazioni e poi mi metti di guardia un medico che sai che è positivo!”.

Insomma, in barba al buon senso e a qualunque criterio logico di protezione, dall’ospedale di Alzano il contagio si allarga a macchia d’olio a tutta la provincia. “Anche noi siamo rimasti attoniti da quello che è successo quella domenica pomeriggio all’ospedale – mi dice il sindaco di Alzano Lombardo, Camillo Bertocchi – consideri che la mattina stavamo decidendo se festeggiare o no il carnevale e il pomeriggio ci sono stati i primi due casi”.

bare a bergamoBARE A BERGAMO
Ma la gravità della situazione emerge chiaramente una settimana dopo, quando si inizia a vedere un aumento esponenziale dei contagi, soprattutto nel vicino comune di Nembro e sono in molti nella valle a chiedere una zona rossa come quella di Codogno. “Abbiamo capito da subito che la situazione era seria – continua il sindaco Bertocchi – e infatti insieme ad altri sindaci abbiamo emesso immediatamente delle ordinanze urgenti per stringere le maglie di quella ministeriale. Non so se si ricorda ma nella stessa città di Bergamo si invitava la gente a tornare nelle strade a sostenere le attività, a prendere i mezzi pubblici, mentre noi consapevoli della criticità avevamo preteso fermezza. È stato un momento non semplice, perché i nostri operatori e commercianti si chiedevano perché la gente a Bergamo potesse fare ciò che voleva, mentre il sindaco di Alzano li costringeva a chiudere a una determinata ora. Per il semplice motivo che noi avevamo inteso la gravità e il principio era: regole rigide subito per uscirne il prima possibile”.
Alzano Lombardo e NembroALZANO LOMBARDO E NEMBRO

E invece oggi Alzano Lombardo conta oltre 50 morti in tre settimane, sette volte la media. “Più che le fabbriche bisognava fermare tutto quello che succedeva intorno alle fabbriche, penso ai locali, ai ristoranti, la vita è continuata in maniera normale, supermercati pieni, assembramenti in piazza, questo tra il 23 febbraio e l’8 marzo. In Val Seriana la gente continuava a viver come prima.



esercito porta via le bare da bergamoESERCITO PORTA VIA LE BARE DA BERGAMO









Quando è uscito il decreto ministeriale del primo marzo, nel quale si diceva che le società sportive potevano continuare a restare aperte – stigmatizza Bertocchi – noi lo abbiamo visto come una cosa folle, tant’è che abbiamo chiamato le società sportive e gli abbiamo detto: il decreto vi da la possibilità di restare aperte, ma noi vi invitiamo ad astenervi dal farlo.

Alzano LombardoALZANO LOMBARDO
Qua giocano migliaia di ragazzi, abbiamo squadre di pallavolo, calcio, pallacanestro. La norma aveva introdotto una sorta di lassismo dicendo, va bene potete continuare a fare sport, e noi a ripetere: ma allora non avete capito la situazione! È grave, dal governo non ci date la possibilità di fare delle ordinanze e allora chiediamo un atto di responsabilità ai nostri cittadini”.

esercito porta via le bare da bergamoESERCITO PORTA VIA LE BARE DA BERGAMO
I giorni antecedenti all’8 marzo – data di chiusura della Lombardia – sono stati tesissimi. “Abbiamo cercato risposte – mi spiega il sindaco di Alzano – e non le abbiamo avute: né dal governo, né dalla prefettura, non abbiamo capito perché si siano aspettati tutti quei giorni. In quei 4 giorni la gente era più interessata a capire se c’era o no la zona rossa e non era interessata a contenere i contagi. Non c’era la percezione del pericolo e questa incertezza non ha giovato alla nostra missione che era quella di contenere l’epidemia. Arriverà il momento in cui capiremo che cosa è successo”.
Alzano LombardoALZANO LOMBARDO

E per capire davvero che cosa sia successo tra il 23 febbraio e l’8 marzo, per capire per quale motivo non si sia sigillata subito (come approvato anche dall’Istituto Superiore di Sanità) una zona infetta di soli 25 mila abitanti – evitando magari di chiuderne una da 11 milioni prima e da 60 milioni dopo – dovremmo considerare anche l’altro aspetto centrale di tutta questa storia, quello economico. Creare subito una zona rossa tra Alzano Lombardo e Nembro avrebbe significato bloccare quasi quattromila lavoratori, 376 aziende, con un fatturato da 700 milioni l’anno.
coronavirus, a bergamo l'arrivo dei carri funebri al cimitero e' non stopCORONAVIRUS, A BERGAMO L'ARRIVO DEI CARRI FUNEBRI AL CIMITERO E' NON STOP

Un danno incalcolabile per il nostro territorio, un enorme dramma per il nostro tessuto economico”, diceva il sindaco Bertocchi due settimane fa quando, invocando la zona rossa, chiedeva comunque ambiguamente di mantenere la circolazione delle merci. Il termometro della preoccupazione è rimasto altissimo per giorni in questa valle produttiva. Colossi come la Persico Group (nota per gli scafi di Luna Rossa per l’America’s Cup) o la Polini Motori si sono trincerate dietro un no comment.

Eppure sono molti gli imprenditori che hanno palesato il timore che un isolamento forzato del loro territorio li avrebbe danneggiati irrimediabilmente. L’unica cosa che ci è data sapere oggi sono i numeri incontrovertibili di questa battaglia, messi lì a dimostrarci tutti i nostri errori. Quali siano lo capiremo, forse, a epidemia passata. Intanto la direzione sanitaria dell’ospedale di Alzano Lombardo mi ha comunicato di “non ritenere opportuno in questo momento rispondere” alle mie domande. Hanno altre emergenze da gestire e da una settimana lo fanno anche con l’ausilio dell’esercito.

Fonte: qui